Il Parco archeologico dell'antica Castel Seprio costituito dai ruderi dell'omonimo insediamento fortificato e del suo borgo, nonché dalla poco distante chiesa di Santa Maria foris portas, si trova in provincia di Varese ed è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO il 26 giugno 2011. Sorse agli inizi del IV sec. d.C., a seguito delle invasioni delle popolazioni barbariche, come presidio militare posto lungo la via Como-Novaria a difesa dei confini (Iimes) al di qua delle Alpi. A quel periodo risalgono le tre torri sul pianoro del castrum, oggi ridotte a livello di fondamenta. Durante il regno di Teodorico furono costruite le mura difensive, a cui si accedeva attraverso un ponte, che rinchiudevano tutto il pianalto con la casa-torre, la basilica di S. Giovanni Evangelista, il Battistero di S. Giovanni Battista e, allungandosi verso il fondo valle, il baluardo detto oggi Monastero di Torba. In epoca longobarda (VI-VIII sec. d.C.), Castelseprio divenne il centro di un territorio molto vasto. A questo periodo risalgono alcuni ampliamenti della chiesa di S. Giovanni e molte case di abitazione nel castrum. Alla fine dell’VIII secolo, con la caduta del regno longobardo, il sito passò sotto la dominazione dei Franchi di Carlo Magno diventando centro della “Contea del Seprio”. Nei secoli successivi il sito divenne terreno di scontro fra alcune delle più potenti famiglie milanesi, in particolare tra i Della Torre proprietari del posto e i Visconti. Nella notte del 28 marzo 1287, qualche giorno dopo la Fiera dell’Annunziata, a seguito di un tradimento interno, la fortificazione venne presa dalle armate milanesi dell’arcivescovo Ottone Visconti, eseguendo una strage di civili e militari. Per suo ordine vennero rase al suolo tutte le costruzioni, salvaguardando solo gli edifici religiosi e decretando che mai più si ricostruisse o si abitasse nell’antica roccaforte. Il divieto, che sotto forma di giuramento veniva pronunciato dal capitano e poi dal vicario del Seprio, fu rispettato fino al 1786, quando fu soppresso dall’Imperatore austriaco Giuseppe II. Alla fine del 1500 le chiese con i loro edifici di servizio, risparmiati dalla distruzione e abitati solamente dai religiosi, furono anch'esse abbandonate. Nel 1809 il nobile Parochetti di Gornate Olona demolì i ruderi della casa-torre per cavarne materiale edile e scoprì lapidi e vestigia gallo-romane. Su tale spunto, la famiglia milanese degli Archinto collezionisti di antichità, acquistarono l'area e delegarono lo studioso Corbellini di estrarne resti. Fra il 1946 e il 1947 ebbero inizio le prime indagini archeologiche sistematiche sotto il controllo delle Soprintendenze alle Antichità e ai Monumenti, in collaborazione col Museo di Varese. (https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Castelseprio-Parco_archeologico.htm)
Nell'area archeologica si conservano i resti del castrum e del borgo dell’antica Sibrium, con notevoli testimonianze religiose di età paleocristiana, longobarda e medioevale. Il sito conobbe frequentazioni dalla tarda età del Bronzo e dalla prima età del Ferro, ma divenne importante come centro difensivo nella tarda età imperiale per la sua posizione: consentiva infatti il controllo della strada proveniente dal Canton Ticino, quella percorsa dai popoli d’Oltralpe per occupare la fertile pianura dell’Italia del Nord. Divenuto castrum, in epoca tardoromana, fu centro di una certa rilevanza in età longobarda e carolingia. Venne poi raso al suolo nel 1238. (http://www.culturaitalia.it/)
Mappa indicativa degli edifici scoperti sinora nell'area di Castelseprio
Le pile del ponte di accesso al castrum (http://archeologiamedievale.unisi.it/castelseprio/documentazione/archivio-topografico-di-castelseprio)
Rilievo della porta del Castrum - Sironi 1973 (http://archeologiamedievale.unisi.it/castelseprio/documentazione/archivio-topografico-di-castelseprio)
Al castrum si accedeva da nord-ovest percorrendo una stretta sella incisa da due profondi valloni, situata a nord-ovest dell’attuale comune di Castelseprio.
Sul lato ovest del pianoro un ponte permetteva l’ingresso al castrum cui si accedeva attraverso un torrione di ingresso.
Sopravvivono quattro corti muraglioni fra di loro paralleli di cui, il terzo, differente in larghezza e lunghezza, non allineato agli altri.
Presumibilmente sostegni di un ponte ligneo, le pile che coprono un tratto di circa 27 m non sono distanziate in modo uniforme.
La loro lunghezza varia da circa 4,5 m a 6 m; lo spessore da 1,10 fino a 2 m. Sull’angolo sud-ovest della prima pila è collegato un muro che sembra riprendere il suo sviluppo all’estremità opposta, verso nord, per circa 25 m lungo il vallone (probabile seconda cinta fortificatoria).
La terza che presenta un’appendice perpendicolare si differenzia dalle altre per l’esiguo spessore del suo ingombro.
Il materiale da costruzione consiste in ciottoli, spezzoni litici e grandi basi di pietra tagliata agli angoli, legati da una malta giallognola e friabile.
Sul pianoro, in posizione sopraelevata rispetto alle pile del ponte si colloca una torre semicircolare di 10 m di diametro, che trova confronti con altri castelli tardo antichi peninsulari.
Costruita in scheggioni di pietra e grandi ciottoli, presenta una serie di contrafforti rastremati verso l’alto.
Con gli scavi eseguiti nel 1969-73 (A. Dejana, C. Mastorgio) all’interno della struttura sono affiorate le fondazioni, appoggiate al substrato geologico argilloso comune a tutto il pianoro.
Nella stratigrafia di epoca altomedievale sono emersi alcuni elementi lapidei lavorati di reimpiego.
A nord delle pile del ponte e alle spalle del torrione sono visibili i resti di alcune strutture e di due pozzi. V/VI sec.?). L’area è interessata da ritrovamenti di età protostorica.
Planimetria della “casa medievale”, scavi 1978- 1981 (da SEDINI 2013).
La Casa Medievale di Castelseprio era composta sicuramente di due/tre stanze abitabili posizionate a Nord e di un cortile con area porticata a Sud (img sopra, colore giallo). Dopo qualche tempo la dimora venne ristrutturata, esattamente come accade anche oggi. I proprietari hanno infatti consolidato il porticato dotandolo di una stanza coperta e chiusa ed hanno aggiunto un accesso, con scala in muratura, ad Ovest, forse per raggiungere un’area di recente acquisizione (img sopra, colore verde). (https://www.facebook.com/ritornoacastelseprio/)
La casa medievale I, già impropriamente nota come “casa longobarda”, è posta in prossimità del circuitodelle mura, nel settore sud-occidentale del castrum. La casa venne individuata tra le robinie alla fine degli anni Settanta del secolo scorso e indagata più sistematicamente nel 1980-1981 dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Lo scavo stratigrafico mise in luce un impianto trapezoidale con cortile rettangolare centrale, due ambienti (A e B) nel settore meridionale e un portico a nord, frazionato in un secondo momento per la realizzazione di un ulteriore vano (D) nella porzione orientale. La costruzione, ritenuta sostanzialmente unitaria e completa, doveva prevedere un secondo piano al di sopra del portico, al quale si accedeva grazie a una scala; una canaletta assicurava lo smaltimento dell’acqua. Nel portico erano stati raggiunti i piani di calpestio, in argilla gialla compatta. In corrispondenza del cortile era stato praticato un saggio di m 2 x 2, allo scopo di sondare la stratigrafia più antica; essa aveva restituito una rilevante quantità di manufatti d’uso, inquadrabili fra il V e il VII secolo. In anni recenti, la revisione dei dati di scavo e dei manufatti rinvenuti nella casa ha permesso di riconsiderare l’inquadramento complessivo del contesto, focalizzandone gli aspetti più dubbi e controversi; il lavoro si inseriva in un più ampio bilancio e aggiornamento delle ricerche finora condotte nel castrum.
L’area, successivamente ricoperta di nuovo da fitta vegetazione, è stata nel 2016 liberata in vista della ripresa e del completamento delle indagini, preliminari alla valorizzazione dell’edificio. Rispetto al settore già indagato in passato, le operazioni di scavo condotte nel 2016 sono state estese leggermente sul lato meridionale, raggiungendo una superficie di circa 200 mq. Esse si sono avvalse di ripetuti voli effettuati con un drone dotato di telecamera, che ha permesso riprese zenitali e modellazione 3D fotogrammetrica del contesto oggetto di indagine. I livelli sottostanti e soprastanti la struttura muraria hanno restituito materiali non dissimili tra loro, confermando un inquadramento altomedievale del muro. Da successive indagini si è appurato che, sull’impianto originario dell’edificio, in una seconda fase si impostarono alcune trasformazioni strutturali. Nel settore settentrionale consistenti depositi di pietrame e coppi laterizi, venutisi a creare con il crollo delle strutture, attestano la copertura in tegole dell’edificio. I diversi piani d’uso erano in argilla, e conservavano numerosi carboni a testimonianza di un incendio. Gli ultimi piani d'uso della struttura riportano ad età bassomedievale (posteriore al mille) la sua ultima fase di vita, forse in concomitanza con la distruzione del castrum.
(fonte: Caterina Giostra, Ritorno a Castelseprio. La ripresa delle indagini nel castrum e nel borgo; http://archeologiamedievale.unisi.it/castelseprio/larea-archeologica/il-castrum/gli-edifici-conservati/la-casa-medievale-i)
Pianta del Complesso di San Giovanni
Ricostruzione della basilica in 3d
(https://sketchfab.com/3d-models/basilica-di-san-giovanni-ev-dc2e9db42a964013bd9bb3085752fbde)
Ricostruzione della basilica in 3d (http://dariogallina.it/3d/castelseprio-va.html)
Il fulcro della vita religiosa di Castel Seprio si concentrava principalmente nella zona occupata dal complesso basilicale di San Giovanni collocato in una posizione centrale del castrum.
Esso è costituito da:
A- Basilica di S. Giovanni Evangelista, edificio a pianta rettangolare suddiviso in tre navate (14x22m), segnato da paraste e datato al VI/VII d.C. secolo. In un secondo momento è stata aggiunta l’abside centrale (fine del VI secolo) e in epoca carolingia l’absidiola meridionale.La basilica di San Giovanni Evangelista si presenta oggi come una basilica absidata di cui sono superstiti i muri laterali dell’aula e l’emiciclo dell’abside centrale caratterizzata dal doppio ordine di finestre monofore. Sulla destra di quest'ultima si apre un’absidiola molto profonda, probabilmente aggiunta nel corso del XII secolo, mentre sulla sinistra un breve passaggio conduce al battistero ottagonale. A destra dell’abside minore vi sono alcuni ambienti di servizio e la parte più bassa di una grande torre dai muri eccezionalmente spessi. Le pareti laterali dell’aula, caratterizzate da una serie di paraste esterne, avevano almeno due finestre per parte. L’imponente edificio è costruito con ciottoli di fiume, sassi, pietre ed altri materiali di reimpiego disposti in corsi abbastanza regolari. Dagli atti delle visite pastorali del 1566, 1581, 1615, 1621, si evince che la chiesa era suddivisa in tre navate ( lo testimoniano anche le due fondamenta di pilastri che ancora oggi precedono l’abside). Da questi pilastri si dipartono chiaramente due muretti disposti a squadra, a costituire probabilmente la base per reggere i plutei della recinzione presbiteriale (da qui, forse, proviene il pluteo oggi conservato presso il museo archeologico e storico di Gallarate). Nella facciata si apriva in origine, probabilmente, una sola porta centrale là dove oggi rimane un varco: un blocco di muratura legato alla parete frontale esattamente sulla destra di questa apertura, suggerisce che in passato doveva esservi un protiro.
B- Battistero dedicato a S. Giovanni Battista del V-VI secolo d.C., a pianta ottagonale (lati di m 3 ca. per uno spessore 0,75 m) con absidiola ad est costruita in una seconda fase. In origine edificio indipendente, è raccordato in seguito alla Basilica con un andito che immette nella navata di sinistra. Presenta eccezionalmente i resti di due vasche battesimali: quella ottagonale ad immersione conserva ancora il rivestimento marmoreo ed è databile forse al V/VI sec. d.C., l’altra, circolare, realizzata in laterizi rivestiti da lastre marmoree con pavimentazione in cocciopesto, un serbatoio. Un grande mistero è rappresentato invece dalla funzione originale del corpo perfettamente circolare, oggi ridotto a raso terra, a cui è collegato il fonte. Scrive Mirabella Roberti: ”ora, essendo indiscutibile che anche il corpo circolare era fatto per contenere acqua, a giudicare dalle caratteristiche costruttive propongo due soluzioni: la prima secondo cui il corpo circolare potrebbe essere il fonte per il rito per infusione (per esempio per bambini) e quello ottagonale per il rito ad immersione (per adulti); la seconda per cui il corpo circolare è una vasca per conservare l’acqua (non presenta canali di scolo) dalla quale si attinge per versare il liquido dall’alto nel fonte ottagonale, attraverso una gronda, un embrice posto sul corpo di collegamento. Così la persona era battezzata per immersione nell’acqua della vasca ottagonale e per infusione con l’acqua presa dalla vasca circolare”. All’interno dell’edificio si possono poi osservare ancora oggi vari lacerti del pavimento, costituito da un opus sectile di esagoni di marmo grigio-neri e triangoli di marmo bianco, disposti secondo un motivo ben noto, i quali presentano chiare tracce di rifacimenti. alternati. Una pavimentazione molto simile si trova anche in Santa Maria foris portas. Immesso nel pavimento, ortogonale al lato che a sud è più prossimo all’abside, vi è uno zoccolo di serizzo, spaccato in due parti, che si collega al fonte: di spessore di 60 cm, presenta due larghe tacche per l’immissione di pilastrini, che evidentemente reggevano dei plutei.
C- Torre a destra dell’absidiola faceva parte insieme a quelle di nord-ovest e di nord-est della prima postazione militare (IV/V sec. d.C.?)
D- La cisterna rettangolare, contigua al lato meridionale della Basilica ha copertura e un piano pavimentale in cocciopesto impermeabile. All'esterno sul lato occidentale si apre un pozzo ad essa collegato da un'apertura ad arco oltrepassato già murata al momento della scoperta. La grande cisterna, presenta verso il lato orientale due contrafforti laterali ed uno centrale che reggevano la spinta delle fondazioni della vicina torre. Restano chiare tracce della volta a botte fatta in mattoni posti di taglio in duplice strato e del riempimento cementizio “a sacco” esterno alla sua imposta verso nord. La profondità della camera doveva essere di cinque, sei metri circa. Sul fondo in opus signinumimpermeabile (come per le pareti), si apriva una porta dalla caratteristica forma a fungo (ritrovabile tanto a Santa Maria foris portas quanto nella torre di Torba) che metteva in collegamento la vasca con il pozzo, probabilmente rifatto in piena età medioevale; questa porta, utilizzata per ripulire la vasca, fu in seguito chiusa. Il pozzo serviva ad attingere l’acqua dalla cisterna la quale era alimentata con le piogge raccolte dai tetti di un edificio adiacente che, a giudicare dalle dimensioni della cisterna stessa, doveva essere molto imponente. (http://archeologiamedievale.unisi.it/castelseprio/larea-archeologica/il-castrum/gli-edifici-conservati/complesso-basilicale-di-san-giovanni; http://www.castelseprio.net/info_tur/monumenti/monpage.htm)
La Basilica di San Giovanni vista dal drone
L'Architettura di San Giovanni
Castelseprio - San Giovanni
Ricostruzione tridimensionale della chiesa di San Paolo
San Paolo, planimetria dello scavo dei resti dell'avancorpo (2014)
La chiesa, ubicata a sud della Basilica di San Giovanni fu rilevata per la prima volta da M. Bertolone nel 1954 e scavata cinque anni dopo da M. Mirabella Roberti. Si presenta come un edificio a pianta esagona provvisto a est di un abside illuminata da tre finestre. L’edificio era caratterizzato da un vano centrale circondato da un deambulatorio, a cui corrispondeva un loggiato sorretto da colonne al secondo piano, uno schema proprio all’iconografia dei battisteri preromanici e romanici (XI/XII secolo). Negli angoli interni del poligono si trova una semicolonna in muratura atta a sorreggere, attraverso volte a crociera, la loggia superiore. Fu demolita in parte dagli stessi vicosepriesi che la utilizzarono come cava di pietra per edificare la nuova chiesa del paese dedicata ai Santi Nazario e Celso. Le rovine attuali sono quindi di difficile lettura, La chiesa, di pianta centrale esagonale con abside rivolta verso est ed ingresso ad ovest, presentava un¿area centrale circondata da un deambulatorio spartito da sei colonne. Da queste ultime si dipartivano le volte a crociera che si andavano ad innestare sulle possenti semicolonne realizzate in mattoni di cotto ancora oggi visibili agli angoli interni della muratura perimetrale. Sopra il deambulatorio, insisteva un loggiato superiore, anch'esso diviso da sei colonne poste in corrispondenza di quelle del piano inferiore.
L'edificio doveva poi concludersi in alto con un tiburio con copertura a volta in cui si aprivano sei finestre ad oculo. Esternamente l'abside, come è ancora oggi visibile, era divisa da sei lesene.
L’eccezionalità della pianta a sei lati e le descrizioni che compaiono nelle visite pastorali di XVI-XVII secolo in cui si asserisce che “dapprima fosse un tempio eretto ai falsi dei”, hanno fatto ipotizzare che la chiesa fosse sorta su una struttura preesistente tardo-romana. Le murature dell’edificio sono massicce, con paramento murario, realizzato in grossi ciottoli, misti a pietrame di minori dimensioni e a frammenti di laterizi disposti su filari ad andamento piuttosto regolare. Le funzioni della costruzione sono ancora dubbie, potrebbe trattarsi infatti di un mausoleo, di un battistero o di una chiesa privata nobiliare, sicuramente però legate ad una committenza aristocratica. Sempre nelle visite pastorali si ricorda: l’esistenza di affreschi ad ornare la volta, un altare dedicato a Santa Margherita nell’abside, il tiburio di copertura illuminato da sei oculi e riferiscono di una non ben precisata presenza d’acqua all’interno della struttura, forse di una fonte grazie alla quale si venerava il culto pagano delle sorgenti, secondo l’ipotesi di un ninfeo sottostante i resti visibili attualmente.
(http://archeologiamedievale.unisi.it/castelseprio/larea-archeologica/il-castrum/gli-edifici-conservati/la-chiesa-di-san-paolo; https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LMD80-00786/)
Nell’area settentrionale del castrum si colloca quella che viene definita la casa dei canonici (Edificio I), una costruzione bassomedievale a pianta rettangolare (circa 17,5x6 m) articolata in tre vani contigui di differenti misure con aperture collocate sul lato occidentale. L’edificio, costruito in ciottoli e spezzoni di pietra legati con malta, presenta corsi disposti con una certa regolarità “a spina di pesce” e di piatto. Lungo il perimetrale nord, una camicia esterna in mattoni e calce è probabilmente funzionale al rinforzo della parete per realizzare una sopraelevazione. Presentava pareti interne intonacate e dipinte di cui restano pochi frammenti. I risultati di scavo hanno consentito di riconoscere queste strutture del XIV secolo come abitazioni dei canonici che rimasero in Castel Seprio ad officiare le chiese dopo la distruzione degli edifici militari e civili del 1287. (http://archeologiamedievale.unisi.it/castelseprio/larea-archeologica/il-castrum/gli-edifici-conservati/la-casa-dei-canonici)
Planimetria dello scavo dell'edificio VI (1983)
Si colloca, nell’area settentrionale del castrum, contigua agli edifici sacri. A pianta irregolarmente rettangolare (circa 18x5,70 m) è diviso in tre vani indipendenti con aperture esterne orientate verso est. Frammenti di pavimentazione costituita da uno strato di malta (di circa 10 cm di spessore) su cui è stesa una pellicola di laterizio finemente tritato presenti nei crolli primari degli ambienti centrale e settentrionale hanno fatto supporre che questi locali fossero dotati di un secondo piano. I materiali e le tecniche costruttive differiscono tra i diversi ambienti: corsi regolari di ciottoli e spezzoni di pietra legati con malta di calce nei vani centrale e settentrionale, ciottoli e malta disposti in modo discontinuo in filari ordinati a spina di pesce in quello meridionale. Per le aperture esterne vengono impiegate pietre sbozzate frammiste a laterizi e nella porta del vano meridionale uno stipite monolitico. La rimozione delle tamponature delle aperture esterne ha messo in luce la presenza in situ di cardini in ferro. Il livello pavimentale dei vani settentrionale e mediano è in battuto d’argilla su vespai di ciottoli di piccole e medie dimensioni con sporadici rinzeppi di laterizi.
Nel vano centrale è conservato un focolare delimitato su due lati da un filare di mattoni posti di piatto, in quello settentrionale sono tuttora visibili pochi lacerti di intonaco incolore.
L’edificio VI, abbandonato nel XVI secolo, molto tempo dopo la distruzione del castrum (1287), mostra due fasi costruttive quella più antica è rappresentata dagli ambienti settentrionale e mediano cui si appoggia quello meridionale che difforme dagli altri due vani per la pianta maggiormente irregolare, l’assenza del vespaio e nel crollo dei resti di pavimento in malta del piano superiore.
Abitazione del clero e di modesti artigiani che operavano al loro servizio.
Gli scavi sistematici, dal 1985 all’88, affidati all’Università Cattolica di Milano (G.P. Brogiolo, 1985-88) raggiunsero il risultato peraltro significativo di individuare una fase insediativa successiva alla distruzione del castrum che non coinvolge gli edifici appartenenti alla Chiesa.
(http://archeologiamedievale.unisi.it/castelseprio/larea-archeologica/il-castrum/gli-edifici-conservati/ledificio-vi)
Castelseprio e Torba: Sintesi Delle Ricerche e Aggiornamenti
a cura di Paola Marina De Marchi
Castelseprio e la giudicaria
Cinquant'anni di studi: resoconti e nuove proposte
di D.Limonta, A.Bertoni, M.De Marchi
Ritorno a Castelseprio
La ripresa delle indagini nel castrum e nel borgo
di Caterina Giostra
PARCO ARCHEOLOGICO CASTEL SEPRIO
Il castrum e il borgo
Guida dell’Antiquarium
1287 E DINTORNI
Ricerche su Castelseprio a 730 anni dalla distruzione a cura di
Marco Sannazaro, Silvia Lusuardi Siena, Caterina Giostra
Il capitolo di San Giov anni da Castelseprio a Carnago 1285-1582
CASTELSEPRIO:
IL CASTRUM LO STATO
DELLE CONOSCENZE TRATARDO ANTICO E ALTO MEDIOEVO.
Tra tardoantico e X secolo, gli scenari attorno agli affreschi di Castelseprio