LA COSTITUZIONE ITALIANA NON E’ ANTI-FASCISTA
La Legge Scelba e questione dell'antifascismo: una distinzione necessaria Nel dibattito pubblico si sente spesso affermare che la Costituzione italiana sarebbe "antifascista". Dal punto di vista strettamente giuridico, però, la questione merita alcune precisazioni. La Costituzione della Repubblica Italiana non contiene infatti una dichiarazione espressa che definisca lo Stato italiano come "antifascista". Tuttavia, nella XII Disposizione Transitoria e Finale viene stabilito che è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto Partito Nazionale Fascista. Successivamente, il legislatore ha dato attuazione a tale disposizione con la Legge n. 645 del 20 giugno 1952, nota come Legge Scelba, che individua e punisce le condotte dirette alla ricostituzione del partito fascista. Da un punto di vista normativo, quindi, il divieto riguarda la riorganizzazione del disciolto Partito Nazionale Fascista e le attività riconducibili alla sua ricostituzione. È la Legge Scelba che disciplina concretamente tali fattispecie, definendone i presupposti e le relative sanzioni. La Costituzione italiana fonda la Repubblica sui principi della democrazia, della rappresentanza politica, delle libertà individuali e del pluralismo. Il termine "antifascista" non compare nel testo costituzionale, mentre è presente il divieto di ricostituzione del PNF, successivamente regolato e specificato dalla legislazione ordinaria. Per questo motivo, sotto il profilo strettamente giuridico, è corretto affermare che la Costituzione vieta la riorganizzazione del disciolto Partito Nazionale Fascista, mentre la concreta disciplina di tale divieto è contenuta principalmente nella Legge Scelba.
Fonte: Presidente MST Dott. Donato Allocca
LE ORIGINI DEL TRICOLORE ITALIANO: IL SIMBOLO DI UNA NAZIONE
Il Tricolore italiano non è soltanto una bandiera. È un simbolo di identità, sacrificio, appartenenza e unità nazionale. I suoi colori — verde, bianco e rosso — accompagnano la storia d’Italia da oltre due secoli, attraversando guerre, rivoluzioni, monarchia e Repubblica. La nascita ufficiale del Tricolore risale al 7 gennaio 1797, quando a Reggio Emilia, durante il congresso della Repubblica Cispadana, venne adottata per la prima volta una bandiera composta da tre colori: verde, bianco e rosso. Quel giorno viene ancora oggi ricordato come la “Festa del Tricolore”.
L’ispirazione arrivò dalla Rivoluzione francese, ma l’Italia diede a quei colori un significato proprio. Secondo una delle interpretazioni più diffuse:
-il verde rappresenta la speranza e la terra italiana,
-il bianco richiama la neve delle Alpi e la purezza,
-il rosso simboleggia il sangue versato da patrioti e soldati per la libertà della Patria.
Durante il Risorgimento, il Tricolore divenne il vessillo degli italiani che combattevano per unire una penisola allora divisa in Stati e dominazioni straniere. Da Giuseppe Mazzini a Giuseppe Garibaldi, passando per i volontari e i soldati dell’epoca, quella bandiera iniziò a rappresentare il sogno di un’Italia unita e sovrana. Nel 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, il Tricolore diventò ufficialmente la bandiera nazionale. Dopo la nascita della Repubblica Italiana nel 1946, venne mantenuto eliminando lo stemma sabaudo al centro.
Ancora oggi il Tricolore continua a rappresentare milioni di italiani. Non è solo un pezzo di stoffa: è memoria storica, orgoglio nazionale e il richiamo a quei valori di unità, dignità e appartenenza che hanno costruito la nostra Nazione.
Perché una bandiera vive davvero soltanto quando un popolo continua a riconoscersi in essa.
LA DESTRA POLITICA: IDENTITA', SOVRANITA' E DIFESA DELLA NAZIONE
La destra politica nasce nel 1789 durante la Rivoluzione francese, quando nell’Assemblée nationale i rappresentanti favorevoli alla monarchia, alla tradizione e alla continuità dello Stato si siedono alla destra del presidente dell’Assemblea. Da quel momento prende forma una visione politica fondata sulla difesa dell’ordine, dell’identità nazionale e della stabilità delle istituzioni contro le spinte rivoluzionarie e disgregatrici.
Nel corso della storia europea, la destra ha rappresentato la tutela delle radici culturali dei popoli, della sovranità dello Stato e del principio di autorità come garanzia di coesione sociale. Dalla Restaurazione ottocentesca fino ai moderni sistemi parlamentari, essa ha assunto forme differenti, ma ha sempre mantenuto un elemento centrale: la difesa della comunità nazionale contro ogni tentativo di cancellarne identità, valori e tradizioni. Con l’avvento della società industriale e delle trasformazioni economiche del XIX secolo, la destra si confronta con nuove sfide: la crescita del capitalismo, le tensioni sociali e l’affermazione delle ideologie rivoluzionarie. In molti Paesi europei si sviluppano movimenti conservatori e nazionali che cercano di preservare l’equilibrio dello Stato e il senso di appartenenza del popolo.
Nel Novecento il panorama politico si frammenta ulteriormente. Accanto al conservatorismo democratico emergono esperienze autoritarie e nazionaliste legate alle profonde crisi dello Stato liberale europeo. Tuttavia, la storia della destra non può essere ridotta a una sola esperienza politica: essa rappresenta un percorso complesso, articolato e profondamente connesso alla difesa della sovranità e dell’identità dei popoli. Nel mondo anglosassone, la tradizione conservatrice si consolida attraverso forze politiche come il Conservative Party britannico e il Partito Repubblicano statunitense, mentre in Italia la destra attraversa un’evoluzione lunga e complessa: dalla Destra storica post-unitaria fino alle moderne correnti sovraniste e identitarie che rivendicano il primato della Nazione, della sicurezza e dell’interesse del popolo italiano.
Per il Movimento Stella Tricolore, la destra non è nostalgia del passato, ma difesa concreta della sovranità nazionale, delle tradizioni italiane, della sicurezza dei cittadini e della libertà di un popolo di decidere il proprio futuro senza imposizioni ideologiche o culturali esterne.
La politica non può esistere senza identità, memoria storica e rispetto delle radici di una Nazione. Una comunità che dimentica sé stessa diventa fragile, manipolabile e incapace di difendere il proprio futuro.