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Mentre nei convegni ufficiali e sui canali di promozione si sprecano parole di elogio per l’eccellenza accademica, la modernizzazione delle strutture e i servizi di un ateneo proiettato nel futuro, basta il primo acquazzone stagionale per spazzare via la narrazione patinata e riportare la realtà del Campus dell’Università della Calabria coi piedi per terra — o meglio, con le scarpe completamente inzuppate d’acqua.
Al centro della bufera c'è l'arteria principale della vita universitaria cosentina: la struttura del maestoso Ponte Pietro Bucci e, nello specifico, il suo ponte coperto (il livello inferiore sottostante a quello scoperto), concepito originariamente proprio con la funzione di garantire un transito protetto e al sicuro dagli agenti atmosferici.
Traditi dalla struttura: tra infiltrazioni e vere e proprie cascate.
La realtà vissuta quotidianamente da migliaia di giovani quando il meteo peggiora è nettamente opposta alle finalità per cui l'opera è stata realizzata. Non appena le precipitazioni si manifestano e aumentano di intensità, le soffittature, i giunti e le infrastrutture del ponte coperto rivelano impietosamente anni di incuria e mancata programmazione manutentiva.
L’acqua piovana non si limita a filtrare con qualche goccia sparsa, ma penetra con violenza attraverso crepe e giunzioni deteriorate, trasformandosi in vere e proprie cascate d'acqua che riversano sui camminamenti un flusso abbondante e ininterrotto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la pavimentazione si converte in una distesa ininterrotta di pozze, rivoli e grandi pozzanghere. Attraversare il ponte coperto diventa un vero e proprio percorso ad ostacoli, rischioso per l'incolumità fisica degli studenti a causa del costante pericolo di scivolamento e caduta.
Una ferita alla dignità della comunità studentesca.
Gli studenti universitari, percorrono quel ponte più volte al giorno per spostarsi da un cubo all'altro, per raggiungere le aule delle lezioni, i laboratori, le biblioteche e le mense. Trovarsi costretti a seguire i corsi con abiti inzuppati e calzature allagate non è un semplice "inconveniente logistico" o una banalità stagionale: è una profonda mancanza di rispetto verso la dignità di chi vive e anima l'Ateneo ogni giorno.
È inammissibile che in un polo accademico di rilevanza internazionale come l'Unical una condotta di collegamento fondamentale versi in uno stato di tale abbandono strutturale ad ogni piovasco. La tutela della salute, della sicurezza e del benessere degli studenti non può essere considerata una voce secondary nel bilancio dell'università.
Occorre individuare e sigillare immediatamente le vie d'infiltrazione, mettendo in sicurezza le coperture e i condotti di scolo del ponte coperto. E' indispensabile garantire l'agibilità, il decoro e la piena fruibilità di tutti i passaggi pedonali del Campus, prevenendo i disagi prima del ritorno delle precipitazioni.
La dignità, la sicurezza e il diritto allo studio dei nostri giovani non possono essere lasciati alla mercé del maltempo o dell'indifferenza istituzionale. Continueremo a seguire da vicino la vicenda, a raccogliere testimonianze e a fare da cassa di risonanza affinché le promesse lascino finalmente il posto a cantieri e soluzioni concrete.
Corrispondente MST Francesco Allocca
CONSULTA STUDENTI A ROMA: LA SINISTRA ALZA MANI E SEDIE
Alla Consulta provinciale degli studenti di Roma è andata in scena la solita sceneggiata. La maggioranza di centrodestra ha deciso di cambiare il nome di una commissione: da “Antifascismo e memoria storica” a “Memoria storica e democrazia”. Una scelta politica legittima, presa da chi ha i numeri.
La reazione della sinistra studentesca (Rete degli Studenti Medi e Osa) è stata immediatamente violenta. Occupazione della plenaria, contestazioni, spintoni, calci e lancio di sedie. Una ragazza del centrodestra è stata spinta e ha riportato segni sul corpo. Il clima è degenerato al punto da richiedere l’intervento della polizia per evitare il peggio.
Non è un incidente isolato. È il metodo. Ogni volta che perdono una votazione o non riescono a imporre la loro narrazione, la sinistra studentesca risponde con la forza. Si proclamano democratici e antifascisti, ma al primo contrasto diventano facinorosi. Cercano il nemico, lo inventano se non c’è, e poi scatenano il caos.
In questo caso il “nemico” era semplicemente un cambio di nome. Non una legge liberticida, non una repressione: un nome. Eppure è bastato per far volare le sedie e trasformare un’assemblea istituzionale in una rissa.
Il risultato è sempre lo stesso. Mentre parlano di democrazia e di rispetto, sono i primi a calpestarla quando non comandano loro. La violenza non è un incidente di percorso: è lo strumento privilegiato quando gli argomenti e i numeri non bastano.
A Roma, nella Consulta degli studenti, si è visto ancora una volta chi alza le mani e chi cerca di lavorare. E non sono quelli di sinistra.
Coord. Nazionale MST Antonio Allocca
L’UNIVERSITA' E IL DOPPIO STANDARD
Nelle università italiane molti ragazzi e ragazze di destra vivono una condizione che raramente trova spazio nei grandi giornali. Le loro associazioni studentesche vengono escluse dagli albi ufficiali, derise, allontanate dalle attività, ostacolate nei gazebo e nelle assemblee. Spesso subiscono minacce. A volte anche aggressioni fisiche. Il tutto ad opera di collettivi e gruppi giovanili di sinistra, talvolta con la connivenza, o quantomeno con il silenzio interessato, di docenti chiaramente schierati.
Quando questi giovani fanno conoscere il proprio orientamento politico e le proprie attività, si trovano di fronte a una doppia difficoltà: non solo devono affrontare il clima ostile dei “compagni”, ma devono anche destreggiarsi in un ambiente che dovrebbe essere neutrale e invece premia l’omologazione. Chi osa dissentire diventa immediatamente “fascista”, “pericoloso”, “da isolare”. Chi invece occupa aule, interrompe lezioni o organizza campagne di delegittimazione viene spesso trattato come “attivista”, “coscienza critica”, “difensore dei diritti”.
Questa è la democrazia e la libertà che tanta sinistra decanta? Questo sarebbe l’ambiente universitario “super partes” destinato a formare le nuove classi dirigenti?
Il problema non è solo di alcuni collettivi esagitati. Il marcio, come sempre, viene dall’alto. Viene da chi amministra certi atenei, da associazioni nate più per creare disordine e guerriglia ideologica che per rappresentare gli studenti, da professori e docenti che – anche quando non lo dichiarano apertamente – strizzano l’occhio alle malefatte dei “loro” e riservano freddezza, se non ostilità, verso chi ha idee diverse. Un sistema che premia la militanza di una sola parte e punisce, con strumenti più o meno sottili, chi non si allinea.
Mentre si parla di meritocrazia, di internazionalizzazione e di riforma dei concorsi, all’interno di troppi atenei continua a regnare un clima da guerra di trincea culturale. Dove la libertà di espressione vale soprattutto se va in una sola direzione. Dove il dissenso di destra viene sistematicamente delegittimato. Dove chi dovrebbe formare menti libere e critiche finisce spesso per selezionare fedeli e zelanti.
Non è un problema di “tolleranza zero” verso qualcuno. È un problema di coerenza. Se l’università italiana vuole davvero essere il luogo in cui si forgiano cittadini e non militanti, deve smettere di proteggere chi usa la violenza (verbale o fisica) e di discriminare chi semplicemente la pensa diversamente. Altrimenti continuerà a formare non le migliori intelligenze del Paese, ma i prossimi custodi di un sistema che ha già dimostrato di non sopportare il confronto.
FONTE: Coord. Nazionale MST Antonio Allocca
L'ALMA MATER CAMBIA PASSO: PIÙ MERITO, IMPRESA E RICERCA
Bologna (BO) Nel 2026 Bologna rafforza i rapporti con Ferrari e Hera, investe sull'imprenditorialità, sulla ricerca applicata e sul trasferimento tecnologico.
L’Alma Mater di Bologna nel 2026 sta rafforzando il rapporto con il mondo produttivo, la ricerca applicata e l’innovazione. Gli accordi con realtà come Ferrari e Hera, insieme alle iniziative dedicate a brevetti, startup, spin-off e trasferimento tecnologico, indicano una direzione precisa: avvicinare sempre di più formazione e lavoro.
Ed è una direzione che merita attenzione.
Perché il merito non è una parola da temere. Significa riconoscere l’impegno, sostenere chi studia, valorizzare il talento e creare opportunità concrete.
Anche i servizi agli studenti seguono questa logica: agevolazioni per il trasporto pubblico, borse e premi di studio, iniziative per l’imprenditorialità e il collegamento con il territorio.
Non è assistenzialismo. È investimento sulle persone.
Una società seria deve aiutare chi ha bisogno, ma deve anche mettere ogni giovane nelle condizioni di costruire la propria autonomia. Non promettere un futuro: offrire gli strumenti per conquistarlo.
Ecco perché un’Università moderna non può vivere chiusa nelle proprie aule. Deve dialogare con le imprese, con la ricerca, con le professioni e con una società che cambia rapidamente.
Meno ideologia e più competenza. Meno slogan e più risultati.
La solidarietà non significa rendere tutti uguali.
Significa non lasciare indietro nessuno, ma premiare chi si impegna e aprire strade a chi vuole percorrerle.
Questa non è soltanto una politica universitaria.
È un’idea di Paese.
Fonte: Movimento Stella Tricolore
La laurea è ancora il simbolo di conoscenza, sacrificio e preparazione oppure rischia di diventare soltanto un titolo da ottenere nel minor tempo possibile?
Negli ultimi anni cresce l'interesse verso i percorsi universitari accelerati, spesso indicati come "laurea in 24 mesi". Una formula che richiama soprattutto lavoratori, professionisti e studenti che cercano maggiore flessibilità, ma che apre anche un interrogativo sul valore reale della formazione.
In Italia il conseguimento del titolo universitario è legato al raggiungimento dei crediti formativi previsti dal corso di studi. Alcuni percorsi biennali sono regolari, come molte lauree magistrali da 120 CFU, mentre gli atenei telematici hanno sviluppato modelli organizzativi rivolti a chi desidera conciliare studio e lavoro.
Tra gli atenei digitali più conosciuti figurano realtà come Università Telematica Pegaso, Università Telematica eCampus, Università degli Studi Guglielmo Marconi e Università Telematica Internazionale Uninettuno, con rette generalmente variabili in base al corso e ai servizi offerti.
Tuttavia una Nazione moderna ha bisogno di laureati preparati, non soltanto di un aumento dei titoli. La velocità può essere un'opportunità, ma non deve sostituire il valore dello studio, della cultura e del merito.
Perché una laurea non dovrebbe essere soltanto un documento da esibire: dovrebbe essere la prova di una crescita personale e professionale.
Fonte: Movimento Stella Tricolore
IL SAPERE NON INVECCHIA
C’è un’Italia che torna sui libri. Non è soltanto quella dei giovani appena diplomati, ma quella di uomini e donne adulti che, dopo anni di lavoro, responsabilità familiari e percorsi professionali già costruiti, scelgono di rimettersi in gioco attraverso lo studio.
Il fenomeno della formazione permanente sta cambiando il volto dell’università italiana. La laurea non viene più vista soltanto come un traguardo giovanile, ma come uno strumento di crescita, aggiornamento e rinascita personale.
Tra gli Atenei Universitari riconosciuti come miglior investimento per il futuro dei giovani, risultando per il terzo anno consecutivo una delle migliori università Italiane è l’Università della Calabria (Unical). La regione Calabria ha investito tantissimo in questo progetto credendoci fermamente.
La sfida dell’università moderna è anche questa: permettere a chi lavora di continuare a studiare. Per questo alcuni grandi atenei stanno sviluppando servizi dedicati agli studenti lavoratori, con maggiore flessibilità organizzativa e percorsi pensati per conciliare carriera e formazione.
Tornare in aula a 40, 50 o 60 anni non significa inseguire un passato perduto. Significa dimostrare che la conoscenza non ha una scadenza e che il merito può emergere in ogni fase della vita.
Una Nazione forte è una Nazione che non abbandona chi vuole crescere. Investire negli adulti che studiano significa valorizzare esperienza, competenza e responsabilità.
Perché il sapere non appartiene a una generazione: appartiene a chi ha il coraggio di cercarlo.
Fonte: Movimento Stella Tricolore
ATENEI, LA SFIDA AL POTERE
Tra collettivi, proteste ideologiche e vecchi problemi irrisolti, l’università italiana cerca una direzione. Il governo difende regole e merito, gli studenti chiedono risposte: la sfida è riportare cultura e disciplina nei luoghi del sapere.
L’università italiana è tornata al centro della battaglia politica. Non più soltanto luogo di studio e ricerca, ma terreno di confronto acceso tra chi vuole trasformarla in una nuova piazza militante e chi chiede che torni a essere il luogo dove si formano competenze, pensiero critico e futuro.
Il caso della Sapienza Università di Roma è diventato il simbolo di questa tensione. Il 9 giugno 2026 alcuni collettivi studenteschi hanno contestato la presenza politica legata al ministro Matteo Salvini, arrivando alla distruzione di materiale elettorale. Un episodio che ha provocato la reazione della ministra dell’Università Anna Maria Bernini e di diversi esponenti della maggioranza, che hanno richiamato il principio fondamentale: nelle università deve prevalere il confronto delle idee, non l’intimidazione.
Ma il problema degli atenei italiani non è soltanto politico. C’è una questione concreta che riguarda migliaia di giovani: il diritto allo studio. Affitti fuori controllo, pochi alloggi disponibili, difficoltà per gli studenti fuori sede e un sistema che spesso rischia di lasciare indietro chi ha meno possibilità economiche.
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha puntato su investimenti nelle residenze universitarie, sulla riforma dell’accesso a Medicina e su un modello basato su maggiore organizzazione e valorizzazione del merito. Le opposizioni contestano alcune scelte e chiedono più risorse pubbliche.
La vera sfida è una sola: restituire autorevolezza all’università. Un ateneo non può diventare un luogo dove una parte cerca di imporre la propria visione attraverso la pressione politica. Deve essere lo spazio dove idee diverse si incontrano, dove il merito viene premiato e dove gli studenti trovano finalmente una strada per costruire il proprio futuro.
La cultura non ha bisogno di barricate. Ha bisogno di libertà, responsabilità e rispetto.
Fonte: Movimento Stella Tricolore
Residenze universitarie al collasso: il caso Unical
C'è una domanda che la governance dell'Università della Calabria dovrebbe porsi con urgenza: può un ateneo definirsi un'eccellenza nazionale mentre gli studenti denunciano muffa, infiltrazioni, alloggi degradati e perfino giorni senza acqua? Le classifiche sono importanti, ma non possono diventare uno scudo dietro cui nascondere problemi che incidono direttamente sulla vita quotidiana di chi studia. Le testimonianze degli universitari parlano di residenze che necessitano di manutenzione, graduatorie lente, posti letto insufficienti e servizi essenziali che, quando vengono a mancare, trasformano il diritto allo studio in una prova di resistenza. Restare senza acqua anche solo per alcuni giorni non è un dettaglio amministrativo. Significa non potersi lavare, cucinare, utilizzare i servizi igienici con normalità e affrontare gli esami in condizioni che nessuno dovrebbe considerare accettabili. Se un guasto può essere inevitabile, ciò che fa la differenza è la capacità di prevenirlo, limitarne gli effetti e comunicare con tempestività agli studenti. L'Università ha annunciato investimenti e nuovi posti letto, un segnale positivo che va riconosciuto. Ma i progetti futuri non cancellano i disagi del presente. Chi vive oggi nel campus ha diritto a risposte concrete, manutenzioni puntuali e strutture dignitose. Il diritto allo studio non si esaurisce nelle aule o nei laboratori. Comprende anche il diritto a vivere in ambienti sicuri, salubri e funzionali. Ogni euro investito nell'università perde parte del proprio valore se chi la frequenta è costretto a convivere con situazioni di degrado. Le istituzioni accademiche hanno il dovere di affrontare queste criticità con trasparenza e rapidità. Perché l'eccellenza non si proclama: si dimostra. E si dimostra innanzitutto garantendo rispetto, servizi efficienti e condizioni di vita all'altezza delle aspettative di migliaia di studenti che hanno scelto di investire il proprio futuro nell'Università della Calabria.
Fonte: Ambasciatore Atenei Cosenza MST Andrea Gentile
L’ UNIVERSITÀ A BRACCETO CON L’I.A.
Dai principali atenei italiani ai progetti finanziati dal PNRR, il sistema universitario rafforza la rete di ricerca sull’intelligenza artificiale per colmare il divario con i poli tecnologici globali e consolidare competenze strategiche nel Paese. L’intelligenza artificiale sta diventando uno dei campi decisivi della competizione globale. Non si tratta più soltanto di innovazione accademica, ma di una infrastruttura strategica che determina la capacità di un Paese di formare competenze, trattenere talenti e partecipare allo sviluppo tecnologico internazionale. In Italia, alcuni atenei rappresentano già poli consolidati nella ricerca sull’AI. Il Politecnico di Milano è tra i principali riferimenti nazionali e internazionali per machine learning, robotica e sistemi intelligenti. Il Politecnico di Torino è fortemente orientato alle applicazioni industriali e all’automazione. La Sapienza Università di Roma svolge un ruolo centrale nei programmi nazionali di dottorato in intelligenza artificiale. L’Università di Bologna e l’Università di Pisa completano il quadro delle principali eccellenze accademiche italiane. Il sistema italiano si sta strutturando attraverso il Dottorato Nazionale in Intelligenza Artificiale, che coinvolge numerose università e centri di ricerca. L’accesso a questi percorsi rappresenta oggi la principale via di ingresso nei laboratori avanzati: laurea magistrale in discipline scientifiche, competenze solide in matematica e programmazione, e una selezione basata su merito e profilo tecnico. La formazione in AI non è più un ambito di nicchia, ma una filiera strategica. I centri universitari lavorano sempre più in connessione con programmi europei e nazionali, con l’obiettivo di integrare ricerca scientifica e applicazione industriale. Tuttavia, il sistema europeo rimane ancora frammentato rispetto alla capacità di investimento e di coordinamento di Stati Uniti e Cina. In questo contesto, il tema centrale è quello della sovranità tecnologica. La capacità di formare competenze avanzate, sviluppare infrastrutture di calcolo e trattenere ricercatori diventa un fattore determinante per la competitività nazionale. Le università non sono più soltanto luoghi di formazione, ma nodi strategici della filiera tecnologica. La sfida non riguarda solo l’innovazione, ma la possibilità concreta di partecipare alla costruzione delle tecnologie che definiranno economia, industria e sicurezza nei prossimi decenni. Il punto decisivo è chiaro: o si investe in modo strutturale nella ricerca e nella formazione avanzata, oppure il rischio è quello di dipendere da ecosistemi tecnologici esterni. In un mondo in cui l’intelligenza artificiale sta diventando infrastruttura primaria, questa scelta non è più rinviabile.
FONTE: Movimento Stella Tricolore
L’Aula e la Poltrona: l’Università come "Fabbrica" della classe dirigente
C’è un filo invisibile ma d’acciaio che lega i corridoi dei dipartimenti universitari ai palazzi della politica nazionale e locale. Spesso si tende a pensare all'università come a una bolla sospesa tra esami e sessioni di studio, un luogo di passaggio prima di entrare nel "mondo reale". La realtà, invece, ci dice il contrario: i Campus e le facoltà sono i veri laboratori in cui si progetta, si seleziona e si forma la classe dirigente del futuro.
Lo scouting dei partiti: i Campus come bacini di talenti
Per i partiti politici tradizionali e i movimenti emergenti, le elezioni universitarie e l'attivismo studentesco non sono passatempi giovanili, ma un terreno fondamentale di scouting.
Nelle assemblee di facoltà, nella gestione delle liste e nelle trattative all'interno degli Organi Collegiali si formano quelle competenze che non si apprendono sui libri di testo:
La capacità di negoziazione: Trattare con un Rettore o un Consiglio di Amministrazione per i fondi del diritto allo studio equivale, in piccolo, a una sessione parlamentare.
La gestione del consenso: Organizzare una campagna elettorale per migliaia di studenti, strutturare alleanze tra liste e muovere l'elettorato richiede doti di leadership puramente politiche.
Il public speaking: Parlare davanti a centinaia di colleghi in un'aula magna è la palestra ideale per i futuri comizi e dibattiti televisivi.
Molti dei leader politici che oggi occupano ruoli chiave nei consigli comunali, nelle assemblee regionali e in Parlamento hanno iniziato esattamente così: coordinando una lista universitaria o presiedendo un Consiglio degli Studenti.
Dai "Cubi" alle Istituzioni: il caso Unical
Se guardiamo al panorama meridionale, l'Università della Calabria rappresenta un esempio da manuale di questo fenomeno. La sua struttura a Campus ha storicamente favorito una socialità intensissima e, di conseguenza, una politicizzazione molto forte. Per decenni, le coalizioni studentesche di Arcavacata sono state una vera e propria scuola di formazione. Ex rappresentanti degli studenti dell'ateneo cosentino sono oggi sindaci di importanti comuni calabresi, assessori regionali, o occupano ruoli di primo piano nei partiti nazionali. Il Campus non ha solo formato medici, ingegneri o economisti, ma ha letteralmente esportato una classe amministrativa ed egemone sul territorio.
Non solo politica: Il caso dell'Intelligenza Artificiale
La fabbrica della classe dirigente non forma solo chi si candida alle elezioni. C'è una seconda linea di potere, forse ancora più influente: quella dei tecnocrati e dei consulenti scientifici. Oggi la politica ha un disperato bisogno di competenze tecniche per governare la complessità (si pensi alla gestione dei fondi PNRR, alla transizione ecologica o alla rivoluzione digitale). I governi attingono a piene mani dal mondo accademico per formare cabine di regia, commissioni ministeriali e ruoli di sottosegretariato. Quando lo Stato deve legiferare o prendere posizioni geopolitiche su temi di frontiera come l'IA, si rivolge ai vertici delle università. Il fatto che il Rettore dell'Unical, Gianluigi Greco, sia stato chiamato a guidare la task force della Presidenza del Consiglio sull'IA ai tempi del G7 dimostra come l'accademia non sia più solo un luogo di studio, ma un organo consultivo e decisionale che orienta l'agenda politica ed economica della nazione.
L'evoluzione del politico universitario: dal megafono al feed di TikTok
Com'è cambiata la formazione della classe dirigente negli ultimi anni? Se negli anni '70 e '80 il leader universitario si formava occupando le aule, parlando al megafono e stringendo alleanze ideologiche nei collettivi, oggi il profilo è molto più manageriale e digitale.
Il "politico del futuro" che studia nei Campus nel 2026 sa che il consenso si costruisce attraverso:
-La fornitura di servizi: Risolvere problemi pratici (orari delle biblioteche, trasporti, appelli d'esame) conta più dell'ideologia pura.
-La comunicazione social: Saper gestire la narrazione di una lista su Instagram o TikTok è diventato un requisito fondamentale.
Le università sono diventate aziende complesse, e i giovani che imparano a muoversi dentro queste macro-strutture acquisiscono una mentalità pragmatica, orientata al problem-solving, che è esattamente ciò che i partiti cercano per rinnovare le proprie fila.
Fonte: Ambasciatore Atenei Unical MST
Andrea Gentile
L’articolo 34 della Costituzione sancisce un principio chiaro: il diritto allo studio deve essere garantito anche ai più meritevoli privi di mezzi. In Italia, questo principio si traduce in borse di studio, alloggi universitari e agevolazioni economiche. Tuttavia, nella pratica, la sua applicazione continua a mostrare profonde disuguaglianze territoriali.
Il sistema è formalmente nazionale, ma la gestione concreta è affidata alle Regioni attraverso enti per il diritto allo studio. Questo produce una realtà frammentata: tempi diversi di erogazione, disponibilità disomogenea di posti alloggio e servizi variabili da un territorio all’altro. Secondo le informazioni del Ministero dell’Università e della Ricerca, il sostegno agli studenti si basa su fondi statali integrativi e risorse regionali destinate alle borse di studio e ai servizi abitativi, con criteri legati a merito e condizioni economiche (ISEE/ISPE) .
Nel 2025–2026, gli importi minimi delle borse risultano aggiornati: circa 7.072 euro per studenti fuori sede, 4.132 euro per pendolari e 2.850 euro per studenti in sede, con soglie ISEE fissate attorno ai 27.948 euro per l’accesso ai benefici . Numeri che indicano un sistema strutturato, ma non uniforme nella sua applicazione reale. Le differenze emergono soprattutto sul piano territoriale: alcune regioni riescono a coprire una quota più ampia di studenti idonei, altre registrano ritardi, insufficienze di posti alloggio e graduatorie che non sempre garantiscono la copertura totale dei beneficiari. Il risultato è un paradosso evidente: un diritto definito “universale” nei principi, ma fortemente condizionato dalla geografia amministrativa dello studente.
Sul piano politico, il nodo rimane aperto: come garantire un livello omogeneo di accesso allo studio su tutto il territorio nazionale, evitando che la possibilità di studiare dipenda dal luogo in cui si nasce o si frequenta l’università.
Fonte: Ambasciatore Atenei Unical MST
Andrea Gentile