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FRANCESCO: SENZA USCITA
Roma (RM) C’è un momento in cui una società dovrebbe fermarsi. Non davanti alla malattia, ma davanti all’indifferenza.
Francesco Di Rienzo è giovane, autore e creator. Ha un percorso professionale, capacità, progetti e, soprattutto, una volontà semplice: continuare a vivere nel mondo.
Ha la sclerosi multipla e si muove su una sedia a rotelle. Una malattia complessa e imprevedibile che può compromettere progressivamente mobilità e autonomia.
Ma oggi la sua battaglia non è soltanto contro la malattia.
È contro le barriere.
La sua casa è strutturata, ma la sedia a rotelle non passa dalle scale e, per mancanza di spazio, non sarebbe possibile installare un montascale. Così quella che dovrebbe essere la sua casa diventa una prigione.
Francesco non chiede compassione. Chiede una casa accessibile. Chiede di poter uscire, lavorare, incontrare persone, vivere.
Anche la ricerca di un'abitazione attraverso privati e agenzie, non ha portato a una soluzione.
Prima le scale. Poi il mercato immobiliare. Poi la burocrazia. E infine il silenzio.
E le istituzioni?
Francesco riferisce di accertamenti, richieste e promesse, ma una soluzione concreta ancora non c’è.
Le leggi italiane prevedono strumenti per l’eliminazione delle barriere architettoniche, l’inclusione sociale, la non discriminazione e il Progetto di vita delle persone con disabilità. Non esiste un diritto automatico a una casa pagata dal Comune, ma esistono strumenti e interventi che devono essere valutati in base alla situazione concreta. Ma lui si pagherebbe il suo affitto!
Non si può accettare che una persona venga lasciata sola davanti a una barriera.
Francesco non vuole essere assistito. Vuole essere libero.
Fonte: Referente MST 1^Sez. Roma (RM) Edda Cacchioni
Nuovo intervento dei Carabinieri nel settore delle onoranze funebri a Nola. Un’attività di controllo condotta sul territorio ha portato alla chiusura di due esercizi e alla denuncia di tre imprenditori, al termine di una serie di verifiche sulle modalità di svolgimento dei servizi funerari.
L’operazione è stata effettuata nella serata di venerdì 7 agosto dai militari del Nucleo Informativo del Gruppo Carabinieri di Castello di Cisterna, con la collaborazione della Polizia Locale di Nola, intervenuta per gli accertamenti di carattere amministrativo.
Verifiche sulle autorizzazioni e sui requisiti delle strutture
Nel corso dei controlli sono stati individuati tre titolari, di 61, 51 e 46 anni, nei cui confronti sono state contestate presunte violazioni relative all’esercizio dell’attività funeraria.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, alcune delle attività sottoposte a verifica sarebbero state esercitate senza le necessarie autorizzazioni comunali. Le contestazioni riguarderebbero anche l’utilizzo di una sala del commiato non in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa.
In particolare, i controlli avrebbero fatto emergere carenze sotto il profilo strutturale, organizzativo e igienico-sanitario, elementi che hanno determinato l’adozione dei provvedimenti di chiusura nei confronti di due attività.
Sanzioni per complessivi 10mila euro
Per i titolari coinvolti è scattata anche una sanzione amministrativa complessiva pari a circa 10mila euro.
Le verifiche rientrano nell’ambito dei controlli predisposti dalle forze dell’ordine sul comparto delle onoranze funebri, con l’obiettivo di accertare il rispetto delle disposizioni previste per lo svolgimento di un’attività particolarmente delicata sia sotto il profilo amministrativo sia per quanto riguarda le condizioni dei locali destinati ai servizi funerari.
Le contestazioni formulate dai militari saranno ora oggetto degli ulteriori accertamenti previsti dalla legge.
Fonte: Movimento Stella Tricolore
04/08/2026
Roma (RM) - C'è una differenza sostanziale tra uno Stato che osserva e uno Stato che agisce. Le operazioni condotte dalle forze dell'ordine nelle periferie di Roma rappresentano un segnale che i cittadini attendevano: la legalità torna a farsi vedere, non attraverso gli slogan, ma con il lavoro quotidiano di uomini e donne in uniforme.
Gli arresti eseguiti a Roma Est e a Tor Bella Monaca dimostrano che il contrasto allo spaccio può produrre risultati concreti quando le istituzioni operano con determinazione e continuità. Non si tratta soltanto di numeri o di statistiche. Dietro ogni arresto vi è un quartiere che chiede di tornare a vivere senza paura, una famiglia che pretende sicurezza, un commerciante che desidera lavorare senza subire il ricatto della criminalità.
Per troppo tempo alcune periferie sono state considerate territori difficili, quasi destinati a convivere con l'illegalità. È una visione che deve essere definitivamente archiviata. Nessuna zona della Capitale può essere lasciata ai clan, agli spacciatori o a chi considera le regole un ostacolo anziché il fondamento della convivenza civile.
La sicurezza non è un privilegio riservato a pochi, ma un diritto costituzionale che appartiene a tutti i cittadini. Difendere questo principio significa sostenere con convinzione il lavoro delle forze dell'ordine, garantendo loro mezzi, personale e un quadro normativo capace di valorizzarne l'azione. Chi ogni giorno indossa una divisa non difende soltanto l'ordine pubblico: difende la libertà dei cittadini onesti.
Naturalmente, nessuna operazione può risolvere da sola problemi radicati da anni. Lo spaccio di droga alimenta economie criminali, degrado sociale e violenza. Per questo motivo il contrasto deve essere permanente, accompagnato da una presenza costante dello Stato, dal recupero del decoro urbano, dalla tutela delle attività economiche e dall'applicazione rigorosa della legge.
Una comunità nella quale la legalità arretra è una comunità nella quale arretra anche la libertà. Al contrario, dove lo Stato è presente, autorevole e credibile, cresce la fiducia dei cittadini e si rafforza il patto civile che tiene unita la Nazione.
L'Italia non ha bisogno di rassegnarsi all'idea che esistano quartieri perduti. Ha bisogno di riaffermare un principio semplice ma essenziale: la legge vale ovunque e per chiunque.
Le operazioni di queste ore vanno lette proprio in questa prospettiva. Sono un messaggio rivolto non soltanto alla criminalità, ma anche ai cittadini: lo Stato c'è, e quando esercita con fermezza la propria autorità, la legalità torna a occupare lo spazio che le appartiene.
Perché una Nazione forte non si misura soltanto dalla crescita economica o dalla qualità delle sue infrastrutture. Si misura, prima di tutto, dalla capacità delle istituzioni di garantire sicurezza, giustizia e rispetto delle regole. Su questi pilastri si fonda la libertà di un popolo e la credibilità dello Stato.
Fonte: Referente 1^ Sez. Roma MST Edda Cacchioni
NAPOLI: GRUMO NEVANO- 18ENNE MANDA IN OSPEDALE ANZIANO PER FUTILI MOTIVI
A Grumo Nevano un diciottenne ha colpito un uomo di settant’anni riducendolo in prognosi riservata. Il motivo? Futile. Banale. Insignificante. Eppure sufficiente a trasformare un anziano in un corpo a rischio di vita. L’aggressore è stato arrestato per tentato omicidio. Un fatto di cronaca che dovrebbe far rabbrividire chiunque abbia ancora un minimo di senso civico. Invece a Napoli e provincia queste notizie non fanno quasi più notizia: sono diventate routine.
Non è la prima volta. Non sarà l’ultima. A Napoli, per un’occhiata di troppo, per un rifiuto, per una parola di troppo, per un niente, ragazzi appena usciti dall’adolescenza si trasformano in carnefici. Baby gang che imperversano nei quartieri, nei paesi dell’hinterland, nelle piazze, nei parcheggi. Giovani che non conoscono rispetto, non conoscono limiti, non conoscono conseguenze. Giovani che hanno interiorizzato la certezza dell’impunità e la cultura della violenza come unico linguaggio. E qui entra in gioco la responsabilità pesante della magistratura. Troppo indulgente. Troppo permissiva. Incapace o non disposta ad applicare con fermezza le norme e le leggi vigenti. Ogni volta che un giudice sceglie la via più morbida, ogni volta che le misure cautelari vengono allentate, ogni volta che le pene vengono ridotte o diluite, si manda un messaggio chiarissimo: questi barbari possono continuare a fare ciò che vogliono, perché lo Stato non ha la forza né la volontà di fermarli davvero.
È anche merito di questa tolleranza sistematica se oggi situazioni del genere si ripetono con regolarità inquietante. Questo non è “disagio giovanile”. Questo non è “emarginazione”. Questo è il risultato concreto di una giustizia che ha smesso di proteggere le persone perbene e che finisce, di fatto, per tutelare chi calpesta ogni regola. Quando un ragazzo di 18 anni può quasi uccidere un settantenne per un motivo futile e la macchina giudiziaria reagisce con la solita lentezza e con la solita indulgenza, allora il problema non è più solo penale: è civile, morale, istituzionale.
Non si può tornare indietro. Non si può continuare a fingere che basti qualche arresto e qualche comunicato. Qui serve una rottura netta. Serve che lo Stato torni a farsi rispettare. Serve che le pene siano certe, rapide, esemplari. Serve che la magistratura smetta di fare sconti a chi ha scelto la violenza come stile di vita. A Napoli gli eventi indimenticabili nati da motivi futili si contano ormai a decine. Ogni volta si dice “mai più”. Ogni volta si riparte da capo. Basta. O si decide di applicare le leggi senza sconti e senza ideologie, oppure si accetta di vivere in una terra dove un anziano può essere massacrato per un nonnulla e dove i giovani imparano che la violenza, alla fine, paga.
Non c’è più spazio per le mezze misure. O si ipristina l’ordine e il rispetto della legge, o si continua a scivolare verso una barbarie che non perdona nessuno.
Fonte: Movimento Stella Tricolore
Tribunale di Paola (CS): NO CARCERE PER UN LADRO
La decisione del Gip di Paola (Cosenza) di mettere in libertà, senza alcun tipo di provvedimento, un malvivente colto in flagranza di reato a seguito di un furto in casa continua a far discutere. Le forze dell’ordine erano intervenute, avevano effettuato l’arresto e questo era stato convalidato. Nonostante ciò, il giudice non ha ritenuto opportuno che quella persona fosse sottoposta a regime carcerario.
La scelta ha spezzato ancora una volta l’opinione pubblica. Per alcuni evidenzia una magistratura che potrebbe sembrare di parte, orientata da un’ideologia di sinistra che negli ultimi tempi appare andare contro ogni tipo di norma giudiziaria e sociale. Per altri si tratta semplicemente di un errore compiuto da un giudice che ha operato in modo superficiale.
Purtroppo una giustizia già di per sé lenta, in una nazione come l’Italia che attualmente vive in una situazione instabile, crea dissapori e aumenta la mancanza di fiducia verso le istituzioni giudiziarie. Ancor più scabroso è il fatto che proprio per questo motivo tante persone, erroneamente, pensano di farsi giustizia da sé. Questa condizione sociale lede gli equilibri: ognuno crede di poter fare ciò che vuole, contribuendo così ad aumentare quella condizione italiana disfattista e anarchica.
Dopo il no al referendum sulla giustizia, strumentalizzato in modo palese da parte di alcuni esponenti di sinistra il cui interesse era solamente ideologico e non per il bene del Paese e dei cittadini, purtroppo ci ritroviamo e ci ritroveremo a leggere notizie del genere. Notizie che lasciano un amaro in bocca e uno sconforto morale.
Non ci resta che attendere. Se un domani la sinistra dovesse tornare al potere, forse proporrà una legge – la stessa proposta anni orsono e poi ripresa dalla destra e bocciata al referendum – che possa rimettere in sesto una giustizia che oggi fa acqua da tutte le parti.
Fonte: Movimento Stella Tricolore
SANTA MARIA DEL CEDRO: PONTE ABATEMARCO, SCIUREZZA DISCUTIBILE
29/07/2026
SANTA MARIA DEL CEDRO (CS) Un uomo è rimasto gravemente ferito dopo essere precipitato da un ponte alto circa sei metri nel letto del fiume Abatemarco. L'episodio, avvenuto il 23 luglio, ha richiesto un imponente intervento dei soccorsi e delle forze dell'ordine.
Secondo le prime informazioni disponibili, l'uomo era cosciente all'arrivo del personale sanitario e avrebbe riferito di aver perso l'equilibrio, probabilmente in seguito a un malore. La caduta è avvenuta in un tratto del fiume dove l'acqua raggiunge una profondità di pochi centimetri, circostanza che non ha evitato le gravi conseguenze dell'impatto.
A dare l'allarme è stato un passante che, notando alcuni effetti personali appoggiati sul parapetto del ponte, ha compreso che poteva essersi verificata una situazione di emergenza. La sua tempestività ha consentito l'immediata attivazione della macchina dei soccorsi.
Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i sanitari del 118, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri, la Polizia di Stato e la Polizia Municipale. Dopo il recupero e la stabilizzazione, il ferito è stato trasferito con l'elisoccorso in una struttura ospedaliera attrezzata per affrontare le gravi lesioni riportate.
Sono ora in corso gli accertamenti delle autorità competenti per ricostruire con esattezza la dinamica dell'accaduto e verificare le cause della caduta.
Di fronte a episodi come questo emerge un principio che non dovrebbe mai essere oggetto di divisione ideologica: la sicurezza dei cittadini rappresenta uno dei compiti essenziali dello Stato. Quando l'emergenza chiama, uomini e donne in uniforme, insieme al personale sanitario e ai Vigili del Fuoco, rispondono con professionalità, disciplina e spirito di servizio.
Il senso civico dimostrato dal passante che ha dato l'allarme e la rapidità dell'intervento delle istituzioni sono il volto migliore di un Paese che funziona quando ciascuno compie il proprio dovere. È questa la cultura della responsabilità: cittadini attenti, istituzioni presenti e rispetto per chi indossa una divisa al servizio della Nazione.
In attesa che le indagini chiariscano definitivamente quanto accaduto, resta l'auspicio che il ferito possa superare questo difficile momento e che la vicenda ricordi quanto siano indispensabili la prevenzione, la prudenza e la presenza dello Stato sul territorio.
Fonte: Referente Scalea (CS) MST Michele Raffaele
16/07/2026
Paola (CS) si presenta con la solita retorica da brochure: città di San Francesco, borgo suggestivo, meta turistica della Calabria tirrenica. Sulla carta sembra tutto perfetto. Nella realtà è un agglomerato urbano allo sbando, un disordine collettivo che esaspera residenti e chiunque abbia la sfortuna di passarci anche solo per una mezz’ora.
Il problema numero uno, quello che fa saltare i nervi a tutti, è il traffico selvaggio. Una congestione cronica, quotidiana, umiliante.
Prendete via Santa Agata, arteria centrale del centro storico. Una strada che non supera i 200 metri, piena zeppa di attività commerciali. Sulla carta dovrebbe essere un piccolo gioiello pedonale o comunque vivibile. Nella pratica diventa un imbuto infernale. Auto parcheggiate in doppia, tripla fila, sui marciapiedi, davanti alle saracinesche, con le ruote sui gradini. Risultato? Per attraversarla nei momenti di punta ci vogliono anche più di 20 minuti. Venti minuti per duecento metri. Roba da Napoli anni ’80, ma senza il fascino decadente.
E i controllori? I vigili urbani sembrano evaporati. Gli ausiliari del traffico, quelli che dovrebbero garantire fluidità (lo dice pure il nome, no?), si materializzano solo per fare multe sulle strisce blu. Il resto del tempo? Spariti. Fantasmi in divisa.
Spostiamoci su viale Mannarino. Una strada larga oltre sei metri, senso unico, che dovrebbe garantire una certa scorrevolezza. Invece sembra una delle vie più caotiche dei Quartieri Spagnoli all’ora di punta. Parcheggiare? Un terno al lotto. Passarci? Un’impresa. E dentro ci sono pure i nuovi Carabinieri Forestali. Immaginatevi il viavai di mezzi di servizio, auto private, scooter che zigzagano tra le macchine in sosta selvaggia. Un capolavoro di inciviltà urbana.
E questo non è un episodio. È lo standard di ogni strada del centro. Doppie file ovunque, marciapiedi occupati, attraversamenti pedonali trasformati in box auto, obbligo di slalom tra specchietti e paraurti. Un disastro che non è più “emergenza”, ma sistema consolidato.
E la Polizia Municipale dov’è? Risposta semplice e tristemente comica: in piazza del 4 Novembre. Lì sì che li trovate. Le neo-assunte poliziotte, i colleghi più anziani e stagionati, gli ausiliari. Tra una passerella, un caffè, un defilè e ogni tanto un fischio di circostanza, presidiano quella piazza come se tutta Paola si riducesse a quei quattro metri quadri. Il resto della città? Abbandonato a sé stesso.
La gente è stanca. Stanca di girare a vuoto per trovare un buco dove lasciare la macchina. Stanca di perdere tempo prezioso in ingorghi ridicoli. Stanca di vedere le istituzioni locali latitare mentre la città si degrada sotto i loro occhi. Stanca di questa gestione da “tanto fa niente, tanto siamo piccoli”.
Paola ha potenzialità enormi. Posizione splendida, santo protettore di richiamo internazionale, un centro che potrebbe essere delizioso. Invece continua a regalare l’immagine di un paese lasciato in mano all’inciviltà e all’incapacità di chi dovrebbe governarlo.
Finché non si decideranno a mettere ordine – con multe vere, controlli seri e presenza costante – il cartello “Città di San Francesco” resterà solo una bella bugia di facciata. E i paolani, esasperati, continueranno a chiedersi: ma qualcuno comanda davvero qui? O è solo passerella?
Fonte: Presidente MST Donato Allocca
16/07/2026
L’Alto Tirreno Cosentino guarda avanti e sceglie la strada dello sviluppo. La firma dell’accordo per la riqualificazione dell’aviosuperficie di Scalea e la sua trasformazione in aeroporto territoriale rappresenta un passaggio importante per il futuro di un territorio che chiede infrastrutture, collegamenti e nuove opportunità.
Non si tratta ancora di un aeroporto pronto ai decolli, ma dell’avvio di un percorso istituzionale che punta a inserire lo scalo nel progetto Regional Air Mobility (RAM) promosso da ENAC, con l’obiettivo di valorizzare gli aeroporti territoriali come strumenti di connessione tra comunità, imprese e sistemi economici locali.
L’accordo è stato sottoscritto a Roma il 24 giugno 2026 da ENAC, Enac Servizi, Regione Calabria e Comune di Scalea. Tra i firmatari il presidente ENAC Pierluigi Di Palma, l’amministratore unico di Enac Servizi Marco Trombetti, il capo di Gabinetto della Regione Calabria Luciano Vigna e il sindaco di Scalea Mario Russo.
Il Consiglio comunale di Scalea aveva già approvato il passaggio amministrativo relativo all’accordo ai sensi dell’articolo 15 della Legge 241/1990, aprendo la collaborazione istituzionale necessaria per il progetto.
Infrastrutture come questa rappresentano un principio essenziale: un’Italia forte è un’Italia che non abbandona i suoi territori, che valorizza le proprie comunità e che investe nelle proprie eccellenze.
Il Mezzogiorno non deve essere considerato una periferia da assistere, ma una terra ricca di risorse, cultura, turismo e capacità imprenditoriale. Collegare meglio questi territori significa creare lavoro, attrarre investimenti e restituire centralità alle comunità locali.
Scalea oggi rappresenta una sfida: trasformare una possibilità in un’opera concreta, con responsabilità, programmazione e rispetto dell’interesse pubblico.
Fonte: Referente MST Scalea Michele Raffaele
14/07/2026
A Scalea esplode la protesta degli ambulanti spuntisti del mercato cittadino. Una vicenda che porta nuovamente al centro dell’attenzione il rapporto tra amministrazione, territorio e tutela del lavoro. Nella mattinata del 6 luglio, secondo quanto denunciato dagli operatori, alcuni spuntisti sarebbero stati costretti a lasciare il mercato perché non vi sarebbe stato spazio disponibile. Una situazione vissuta come un’umiliazione da chi da anni garantisce la propria presenza ogni settimana, affrontando sacrifici e condizioni difficili per mantenere vivo un servizio essenziale per cittadini e attività locali. A parlare a nome degli operatori è Enzo Pepe, che ha espresso forte amarezza per una decisione ritenuta penalizzante proprio nel momento di maggiore affluenza turistica. Secondo gli ambulanti, gli spazi sarebbero stati destinati alla presenza delle giostre, attività temporanee legate alla stagione estiva, mentre loro rappresentano una realtà commerciale presente sul territorio durante tutto l’anno. Il punto sollevato dagli spuntisti è chiaro: nessuno mette in discussione il valore delle iniziative di intrattenimento, ma una comunità non può dimenticare chi ogni giorno lavora, investe e contribuisce all’economia locale. Sul caso è intervenuta l’assessore al Commercio del Comune di Scalea, Giovanna Versace, richiamando il rispetto delle graduatorie e delle normative che regolano il commercio su aree pubbliche. Una posizione che richiama la necessità del rispetto delle regole, ma che apre inevitabilmente una riflessione politica: la burocrazia non può diventare un muro davanti alle esigenze concrete delle famiglie che lavorano. Gli spuntisti chiedono ora un incontro urgente con l’amministrazione comunale e gli uffici competenti per trovare una soluzione immediata. La richiesta è semplice: organizzare gli spazi senza mettere in contrapposizione legalità e lavoro. La politica locale è chiamata a dare una risposta. Perché amministrare significa anche saper ascoltare chi, con fatica e continuità, contribuisce alla vita economica e sociale della città.Un mercato non è fatto soltanto di banchi e autorizzazioni: è fatto di persone, sacrifici e famiglie che ogni settimana scendono in strada per lavorare. Ignorare queste realtà significa indebolire il tessuto produttivo di un territorio.
CERVETERI (RM) : CAMPAGNE IN FIAMME
Ancora una volta le campagne di Cerveteri sono state ferite dalle fiamme. Il paesaggio si trasforma in cenere, l'aria diventa irrespirabile e resta l'amaro interrogativo di cittadini che assistono impotenti all'ennesima emergenza ambientale. Di fronte a scene come queste, la politica non può limitarsi ai comunicati o alle fotografie di circostanza. I cittadini chiedono prevenzione, controlli sul territorio, manutenzione delle aree a rischio e una macchina dei soccorsi efficiente, capace di intervenire con rapidità quando ogni minuto può fare la differenza nonché campagne di sensibilizzazione nei confronti della popolazione, di cui parte della stessa è artefice d itali oscenità ambientali. Le cause dell'incendio saranno accertate dalle autorità competenti. Tuttavia, è doveroso interrogarsi se il nostro territorio sia realmente protetto o se, anno dopo anno, si continui semplicemente a rincorrere le emergenze senza affrontarne le radici. Ogni incendio lascia dietro di sé un conto pesantissimo: ambiente devastato, fauna distrutta, danni economici alle attività agricole, rischio per le abitazioni e costi che ricadono sull'intera collettività. Governare significa prevenire, programmare e assumersi responsabilità davanti ai cittadini. Le immagini delle campagne di Cerveteri parlano da sole. Non servono passerelle, ma scelte amministrative efficaci, trasparenza e presenza costante sul territorio. La sicurezza ambientale non appartiene a una parte politica: è un dovere verso ogni cittadino e verso le future generazioni. Perché un territorio che brucia ogni estate non è soltanto un'emergenza, ma il segnale che qualcosa, nel sistema di prevenzione e gestione.
Fonte: Referente MST 1^Sez. Roma (RM) Edda Cacchioni
Movida violenta a Cagliari: due 18enni arrestati
CAGLIARI – Ancora un episodio di violenza urbana esplosa nella movida notturna, ancora giovanissimi coinvolti. A Cagliari, nei pressi del litorale del Poetto, due ragazzi di 18 anni sono stati arrestati con accuse gravissime: tentato omicidio plurimo aggravato e lesioni personali. Secondo la ricostruzione della Polizia di Stato, tutto sarebbe iniziato all’esterno di un locale notturno, dove una banale discussione è degenerata in una aggressione fisica ai danni di un uomo in compagnia della famiglia. La situazione è rapidamente precipitata. Nel tentativo di allontanarsi con la moglie e i figli a bordo della propria auto, l’uomo avrebbe cercato di sottrarsi alla furia del gruppo. Ma i due 18enni, insieme ad altri soggetti in corso di identificazione, avrebbero dato il via a un inseguimento lungo il lungomare cittadino, trasformando la notte in una scena di alta pericolosità urbana. L’auto della famiglia sarebbe stata più volte speronata fino a perdere il controllo e ribaltarsi nella zona del Lungomare Saline, terminando la corsa contro un palo dell’illuminazione pubblica. Tutti gli occupanti sono rimasti feriti, alcuni in modo serio. Le indagini della Squadra Mobile di Cagliari, coordinate dalla Procura, hanno permesso di ricostruire la dinamica attraverso immagini di videosorveglianza e testimonianze. Gli investigatori parlano di un quadro di estrema gravità per modalità e potenziale esito letale. I due giovani sono stati trasferiti nel carcere di Uta su disposizione dell’autorità giudiziaria. Un episodio che riaccende il dibattito sulla sicurezza nelle città, sul controllo delle aree della movida e sulla crescente violenza giovanile notturna.
Fonte: Movimento Stella Tricolore
FINALMENTE DIVENTA LEGGE EUROPEA: ESPULSIONI RAPIDE
Finalmente anche l’Europa vota positivamente la linea per le espulsioni avanzata dall’Italia, rappresentata dal nostro Primo Ministro Giorgia Meloni.
Nel dibattito sulla cronaca nazionale emerge con crescente centralità il tema della tutela della sicurezza pubblica e dell’effettiva applicazione delle norme sull’immigrazione regolare. Le recenti operazioni delle forze dell’ordine, riportate dalle principali testate. Inizieranno da ora in avanti un’intensificazione dei controlli sul territorio e l’individuazione di soggetti privi di regolare titolo di soggiorno o con precedenti penali, così da effettuare la procedura di espulsione. In questo contesto, si rafforza l’orientamento istituzionale volto a rendere più rapide ed efficaci le procedure di espulsione e rimpatrio, con l’obiettivo di garantire maggiore certezza del diritto e una gestione più ordinata dei flussi migratori. Il principio di fondo resta quello della legalità: chi si trova sul territorio nazionale deve rispettare le regole previste dall’ordinamento italiano. Le nuove misure e gli indirizzi operativi mirano a ridurre i tempi burocratici tra accertamento della posizione giuridica e provvedimento di allontanamento, così da evitare lungaggini che possono incidere sulla percezione di sicurezza nelle comunità locali. In parallelo, viene ribadito dalle autorità che l’azione di contrasto alla criminalità è sempre rivolta ai singoli comportamenti illeciti e non a categorie generali di persone, nel rispetto dei principi costituzionali e dell’equilibrio tra sicurezza e diritti. Ad oggi un plauso al Governo per la Legge approvata a livello Europeo e per la funzionalità dei centri di accoglienza in Albania. Il Governo aveva già visto lungo e questa linea è piaciuta a tutti coloro che tengono alla sicurezza, tranne purtroppo a quella parte della sinistra favorevole ad un’immigrazione che resti fuori controllo.
Fonte: Movimento Stella Tricolore
SCALEA (CS) VOLGE LO SGUARDO OLTRE I CONFINI
Scalea (CS) si prepara a celebrare, dal 26 al 28 giugno 2026, la "Festa dell’Amicizia tra Lituania e Italia". Come ben illustrato nel manifesto questo evento non è una semplice manifestazione, ma il simbolo concreto di un legame solido e proficuo tra due popoli che condividono valori comuni e una profonda visione di rispetto reciproco. In un'epoca in cui la difesa dell'identità nazionale è fondamentale, vedere una comunità, quella lituana in Calabria, integrarsi valorizzando le proprie radici nel rispetto del territorio ospitante è un segnale di grande vitalità. La manifestazione, patrocinata dalle istituzioni e sostenuta dalla Pro Loco di Scalea, celebra proprio questo: l'incontro tra nazioni sovrane che, attraverso la cultura e il dialogo, costruiscono ponti duraturi. Scalea si conferma così protagonista di una visione politica che guarda con favore alle collaborazioni internazionali fondate sull'amicizia e sulla condivisione di intenti. Saranno tre giorni di celebrazione del lavoro e della fratellanza europea, dove la tradizione calabrese e lo spirito baltico si intrecciano per creare un futuro di prosperità comune, confermando come la cooperazione passi innanzitutto dal legame stretto tra le comunità locali.
Fonte: Referente MST Scalea (CS) Michele Raffaele
SS18 TIRRENICA INFERIORE ACQUAPPESA, MAGIA ALL’ITALIANA
ACQUAPPESA (CS) – Dopo mesi di forti disagi per cittadini e innumerevoli incidenti stradali, imprese e traffico turistico, è stata finalmente riaperta in modo, si spera temporaneo, la SS18 Tirrenica nel tratto di Acquappesa, dove un cedimento della carreggiata provocato dalle recenti alluvioni aveva imposto un senso unico alternato regolato da semaforo al km 22+500. Con la rimozione del cantiere e il ripristino delle due corsie di marcia, l’arteria torna parzialmente operativa lungo uno dei collegamenti più importanti della costa tirrenica cosentina con un classico “tamponamento e via all’italiana” con la speranza che nei punti in cui è visibilmente lesionato l’asfalto a causa del cedimento, non succeda il peggio. La vicenda riporta al centro il tema della fragilità infrastrutturale del territorio, spesso esposto a emergenze che impattano in modo diretto sulla mobilità quotidiana e sull’economia locale. In questo caso, il blocco parziale della strada aveva generato rallentamenti e criticità per residenti, operatori e flussi turistici, soprattutto con l’avvicinarsi della stagione estiva. Determinante il lavoro di coordinamento tra la Provincia di Cosenza e ANAS, che ha portato alla conclusione dell’intervento e al ripristino della sicurezza del tratto, in modo sbrigativo e parziale. Infatti in quel punto l’arteria subisce uno strozzamento della carreggiata di qualche metro. Il presidente provinciale ha sottolineato l’urgenza con cui era stata segnalata la necessità di intervento, evidenziando l’importanza strategica della SS18 per l’intero Alto Tirreno cosentino. ANAS, attraverso la propria struttura tecnica, ha completato le operazioni di messa in sicurezza e ripristino della carreggiata, consentendo il ritorno alla normale circolazione, tamponando con lavori marginali che non hanno di certo risolto il problema definitivamente. Con l’estate alle porte, la riapertura, seppur strozzata, assume un valore decisivo per la tenuta della mobilità costiera e per il sostegno alle attività economiche del territorio. Ora aspetteremo però che i lavori, quando sarà terminato il flusso dei turisti sulla SS18, potranno iniziare nella giusta maniera, ripristinando in sicurezza l’intera zona interessata. In tutta questa vicenda, l’interessamento vivo è stato soprattutto della locale amministrazione del comune di Acquappesa (CS) nella persona del Sindaco Tripicchio, il quale per sua competenza ha fatto pressione affinché si togliesse il semaforo e quindi il senso alternato sulle corsie e si ripristinasse il doppio senso.
Fonte: Movimento Stella Tricolore
Quando il silenzio diventa un segnale. Cerveteri è una realtà del litorale romano che, nella percezione comune, continua a essere associata a tranquillità residenziale e qualità della vita. Tuttavia, alcuni episodi di cronaca degli ultimi anni riportano all’attenzione una dimensione più complessa, fatta di fragilità individuali e di situazioni che interrogano il tessuto sociale del territorio. Non esistono dati pubblici dettagliati che consentano di parlare di emergenze strutturate a livello comunale. Ma la cronaca recente mostra comunque episodi che, pur nella loro singolarità, non possono essere ignorati. Uno dei fatti più recenti risale al febbraio 2026, quando una persona è stata investita da un treno alla stazione di Marina di Cerveteri. L’episodio ha provocato l’interruzione della linea ferroviaria e forti disagi alla circolazione. Le prime ricostruzioni giornalistiche hanno riportato l’intervento della Polizia Ferroviaria e dei soccorsi sul posto, mentre le autorità hanno avviato gli accertamenti per chiarire la dinamica dell’accaduto. Un altro episodio significativo si era verificato nell’aprile 2025, sempre nella stessa area ferroviaria. Una donna è stata travolta da un convoglio nei pressi della stazione di Marina di Cerveteri. Anche in questo caso la circolazione ferroviaria è stata sospesa per consentire i rilievi dell’autorità giudiziaria. Le cronache hanno riportato l’ipotesi del gesto volontario tra le possibili piste investigative, senza tuttavia indicazioni definitive da parte degli inquirenti. La ricorrenza di eventi critici in un nodo infrastrutturale come la stazione di Marina di Cerveteri non può essere letta in modo semplicistico. Le stazioni ferroviarie, per loro natura, sono luoghi sensibili, attraversati ogni giorno da migliaia di persone e inevitabilmente esposti a situazioni di vulnerabilità umana. Accanto a questi episodi, la cronaca locale ha riportato anche un caso di tentato suicidio nell’area di Furbara nel 2026, conclusosi con il salvataggio della persona coinvolta grazie all’intervento tempestivo dei Carabinieri e alla segnalazione di un cittadino. Un episodio che evidenzia quanto la prontezza della rete sociale e delle forze dell’ordine possa risultare decisiva nei momenti di crisi. Questi fatti, presi singolarmente, non definiscono un’emergenza statistica. Ma nel loro insieme pongono una questione più ampia: la capacità di una comunità di riconoscere il disagio prima che si trasformi in tragedia. Il punto centrale non è la spettacolarizzazione della cronaca, ma la lettura delle sue implicazioni sociali. In un contesto come quello italiano, dove spesso il disagio psicologico resta silenzioso o sommerso, la tenuta delle comunità locali diventa un elemento decisivo. Famiglia, scuola, associazioni e presidi territoriali rappresentano ancora oggi i primi strumenti di prevenzione reale. Dove queste reti sono solide, il rischio di isolamento diminuisce. Dove invece si indeboliscono, aumenta la possibilità che situazioni di fragilità restino invisibili fino al momento critico. Anche le istituzioni locali e sanitarie hanno un ruolo fondamentale, non solo nell’intervento emergenziale ma soprattutto nella prevenzione. Servizi sociali efficienti e accessibili, ascolto psicologico e presenza sul territorio sono elementi che incidono concretamente sulla capacità di risposta di una comunità. Cerveteri, come molti comuni della cintura romana, vive una condizione particolare: da un lato una forte componente residenziale, dall’altro la vicinanza a grandi flussi di mobilità e pendolarismo. Questo equilibrio richiede attenzione costante, perché la qualità della vita non dipende solo dai servizi, ma anche dalla solidità delle relazioni sociali. La cronaca, quando viene letta senza pregiudizi ideologici, non è mai soltanto racconto di fatti isolati. È spesso un indicatore di ciò che accade sotto la superficie: cambiamenti sociali, fragilità economiche, trasformazioni familiari. Ed è proprio qui che si apre la riflessione più importante: una comunità non si misura solo nella sua efficienza amministrativa o nella sua crescita urbanistica, ma nella capacità di non lasciare indietro chi attraversa un momento di difficoltà. In questo senso, ogni episodio raccontato dalla cronaca diventa un richiamo alla responsabilità collettiva. Non per alimentare allarmismi, ma per ricordare che la tenuta sociale si costruisce giorno per giorno, attraverso la presenza, l’ascolto e la prossimità.
FONTE:
Referente MST 1^Sez. Roma (RM) Edda Cacchioni
Oggi raccogliamo gli amari frutti di decisioni pilotate, prese senza tenere realmente conto delle conseguenze che determinate scelte avrebbero avuto sul futuro dell’Italia. Un “NO” ad un referendum sulla giustizia che, oggi più che mai, dimostra quanto sia costato e quanto continuerà a costare al nostro Paese.
L’Italia si ritrova nuovamente indignata davanti ad un’ulteriore sentenza che, agli occhi di molti cittadini, umilia la dignità umana e sembra non avere scrupoli nell’abbandonare una ragazzina di appena 14 anni, mentre il suo aggressore rimane impunito. Una vicenda che scuote le coscienze e alimenta un senso di sfiducia sempre più profondo verso un sistema che dovrebbe garantire tutela, sicurezza e giustizia.
Purtroppo, oggi parte della Magistratura tende sempre più spesso a schierarsi politicamente, seguendo una linea ideologica che appare in netta controtendenza rispetto al sentimento della maggioranza dei cittadini. Una deriva che molti percepiscono come l’attuazione di una politica sconvolgente e priva di quei fondamenti che rappresentano il cardine principale della società civile.
La Magistratura dovrebbe rappresentare quel faro nella notte capace di garantire luce, equilibrio e giustizia. Un’istituzione nobile, chiamata a difendere i diritti dei cittadini e la certezza della pena. Eppure, troppo spesso, tutto questo sembra venire meno quando determinate decisioni appaiono anteposte ad uno squallido piano disfattista socio-politico che finisce per allontanare il popolo dalle istituzioni.
A rimetterci, purtroppo, sono sempre i cittadini. Gli italiani. Quegli italiani che continuano a credere nei valori, nel rispetto della legge e nella giustizia. Ma anche quegli italiani che, forse, sono stati soggiogati o raggirati affinché esprimessero un voto più contro la persona che proponeva quel referendum, piuttosto che valutando realmente il peso e l’importanza che esso avrebbe avuto per il futuro del Paese.
Oggi viene spontaneo domandarsi cosa dovremo aspettarci ancora da una Magistratura che, secondo molti cittadini, sembra tutelare chi delinque più di chi subisce. Cosa bisognerà attendere affinché i diritti delle vittime e il bisogno di giustizia tornino davvero al centro dell’attenzione?
Fino a che punto gli interessi dell’ideologia politica verranno anteposti agli interessi della cittadinanza, anche nei casi in cui appare evidente e palese la necessità di una pena certa?
E soprattutto: per quanto tempo ancora dovremo assistere ad una Magistratura che sembra dimenticare il nobile valore per cui esiste, ovvero garantire giustizia, sicurezza e tutela per il proprio popolo?
L’Italia, oggi, non chiede privilegi. Chiede semplicemente di sentirsi protetta. Chiede rispetto per le vittime. Chiede che la giustizia torni ad essere percepita come giustizia.
Fonte: Movimento Stella Tricolore
ACQUA PURA O VELENO: CRESCE LA PAURA A MONTORO
Montoro (AV) - I cittadini vivono da anni sotto l’ombra delle concerie, delle emissioni e dell’inquinamento del sottosuolo. Ma oggi la paura ha superato ogni limite: l’acqua stessa è diventata un potenziale veleno.
Dopo lunghi periodi di interruzione dell’erogazione idrica — ufficialmente dovuti a “criticità” legate alla qualità dell’acqua — il Comune ha improvvisamente annunciato, tramite ordinanza del sindaco, che l’acqua sarebbe tornata “pura, filtrata e controllata”. Una rassicurazione che, però, non convince nessuno.
La realtà raccontata dai rubinetti è un’altra:
in diverse zone l’acqua esce torbida, di colore dubbio, tutt’altro che limpida. E soprattutto proviene dalla stessa falda acquifera già dichiarata contaminata. Nessuna nuova fonte, nessuna opera strutturale, nessuna bonifica. Solo un annuncio istituzionale che stride con ciò che i cittadini vedono e vivono ogni giorno.
La popolazione è esasperata. Molti, temendo per la propria salute, hanno iniziato a comprare acqua a proprie spese non solo per bere o cucinare, ma perfino per lavarsi. Perché quando l’acqua diventa un rischio, anche un gesto quotidiano può trasformarsi in un pericolo.
Intanto, la voce dei residenti — indignati, preoccupati, stanchi di promesse e rassicurazioni — resta inascoltata.
E mentre le istituzioni parlano di “normalità”, Montoro continua a convivere con un paradosso inaccettabile: un territorio dove l’aria soffoca, il suolo ammala e l’acqua divide tra chi può permettersi di difendersi e chi no.
Fonte: Referente di Montoro (AV)
Antonio Bruno
L'Italia non è più sicura: la cronaca degli arresti non basta più
a nascondere il problema reale
ROMA, ma anche in tante altre cità italiane- Ogni settimana la stessa scena. Arresti, blitz, sequestri, operazioni delle forze dell’ordine. Poi il silenzio. E subito dopo, tutto ricomincia. Questa non è più emergenza: è routine. E quando la criminalità diventa routine, significa che lo Stato non sta più controllando il territorio, ma semplicemente inseguendolo.
Le ultime operazioni nelle periferie delle grandi città confermano un dato ormai evidente a chiunque voglia guardare la realtà senza filtri: esistono aree delle Metropoli dove la presenza istituzionale è insufficiente, mentre quella criminale ha preso il sopravvento. Non si parla più soltanto di micro-spaccio o episodi isolati. Il quadro che emerge è quello di reti strutturate, capaci di rigenerarsi in tempi rapidissimi dopo ogni intervento delle forze dell’ordine. Un sistema fluido, che cambia volto ma non sostanza. E mentre si celebrano i risultati operativi doverosi e fondamentali il problema non arretra.
Serve presenza continua, controllo reale, presidio costante. Altrimenti ogni operazione resta solo una parentesi dentro un problema più grande.
Le periferie, da anni, e non solo quelle, ormai anche i centro città, sono diventati il punto più fragile di questo equilibrio spezzato.
Non è retorica. È cronaca quotidiana.
E finché la narrazione si fermerà al “blitz riuscito”, senza affrontare il tema della tenuta urbana, la realtà continuerà a presentare lo stesso conto: una città che reagisce, ma non risolve. Che interviene, ma non governa fino in fondo i suoi territori più fragili.
Le città Italiane non ha bisogno di Forze di Polizia con le mani legate, ma hanno bisogno di una magistratura che all'occorrenza interviene non per ideologie politiche ma con spirito di giustizia.
Fonte: Movimento Stella Tricolore
Acqua Leo, quando il cortocircuito mediatico rischia
di colpire economia e lavoro
Soverato(CZ)- Una segnalazione interna dell’ospedale di Soverato, relativa ad alcune bottigliette del lotto 118 di Acqua Leo per un presunto cattivo odore, si è trasformata in poche ore in un caso nazionale. Prima i social, poi il clamore mediatico, infine lo scontro tra azienda e Asp di Catanzaro. Ma dietro questa vicenda non c’è soltanto il tema sanitario: c’è anche una questione economica e produttiva che riguarda il rapporto tra istituzioni, imprese e tutela del lavoro italiano.
La società proprietaria del marchio parla apertamente di “allarmismo ingiustificato” e denuncia un grave danno reputazionale e patrimoniale causato dalla diffusione di una nota interna nata, secondo quanto dichiarato, esclusivamente a fini cautelativi. L’Asp conferma infatti che il documento era destinato all’uso interno e che non riguardava un’emergenza di salute pubblica. Nel frattempo, le analisi ufficiali sono ancora in corso, mentre secondo quanto dichiarato dai legali dell’azienda, ulteriori verifiche commissionate privatamente avrebbero escluso contaminazioni. In un Paese già schiacciato da crisi industriali, aumento dei costi e concorrenza estera, colpire l’immagine di un marchio significa mettere a rischio produzione, indotto, posti di lavoro e fiducia dei consumatori, ancor prima di avere la certezza o una sentenza.
Le verifiche devono essere severe, immediate e trasparenti, le fughe di notizie o superficialità comunicative non devono compromettere aziende italiane prima ancora che esistano responsabilità accertate, nel rispetto anche del Made in Italy e dei posti di lavoro
Fonte: segnalazione alla redazione
CRONACA
Asilo Nido resta nel cassetto: il PNRR si perde tra carte, timbri e burocraziaro
Provincia di Cosenza in Calabria
A Cetraro il nuovo asilo nido finanziato con 660mila euro del PNRR rischia di entrare nella categoria delle grandi opere… immaginarie. Prima ancora dell’avvio dei lavori, infatti, il progetto sembra destinato a fermarsi definitivamente tra autorizzazioni mancanti, ritardi tecnici e procedure rimaste impantanate nei corridoi della burocrazia.
La Giunta guidata dal sindaco Giuseppe Aieta ha preso atto dell’impossibilità di rispettare le scadenze imposte dall’Unione Europea e si prepara quindi a rinunciare al finanziamento destinato alla realizzazione della struttura per l’infanzia. Sulla carta doveva essere un intervento importante per il territorio: un asilo nido da 33 posti pensato per sostenere famiglie e giovani coppie. Nella realtà, però, il cronoprogramma del PNRR si è scontrato con la tradizionale “specialità italiana”: montagne di documenti, autorizzazioni da ottenere e tempi amministrativi che viaggiano a una velocità diversa rispetto a quella richiesta da Bruxelles.
Il nodo principale riguarda infatti il mancato completamento dei via libera paesaggistici e sismici, passaggi indispensabili per approvare il progetto esecutivo e avviare la gara d’appalto. Risultato? Le scadenze europee sono diventate impossibili da rispettare. E così il tanto celebrato PNRR, presentato come la grande occasione di rilancio per il Sud, rischia di trasformarsi nell’ennesima opportunità sfumata. Perché i finanziamenti, da soli, non bastano: servono amministrazioni rapide, organizzate e capaci di trasformare le promesse in opere concrete.
Più che uno scontro politico, questa vicenda sembra la fotografia di un sistema amministrativo che troppo spesso si perde tra burocrazia e lentezze croniche. E mentre i cittadini aspettano servizi utili e infrastrutture moderne, l’asilo resta fermo nei fascicoli degli uffici. Alla fine, l’unica cosa arrivata puntuale sono le scadenze europee. Tutto il resto, invece, è rimasto indietro.
Fonte: Referente di Cetraro (CS)
Giulio Antonuccio
OSPEDALE CIVILE DI PAOLA : ANCORA DOLORE NELLE CORSIE
Paola (CS) - Una lettera, un dolore, una ferita che non riguarda solo una famiglia ma l’intero sistema sanitario. Il racconto della vedova di un paziente oncologico, giunto al Pronto soccorso dell’ospedale di Paola in una notte difficile, apre una riflessione che non può essere ignorata: il rapporto tra medicina, umanità e dignità della persona.
Non è una polemica sterile, né una strumentalizzazione. È la voce di chi ha vissuto l’ultimo passaggio di un’esistenza tra paura, fragilità e bisogno di assistenza. E che racconta di parole percepite come definitive, pronunciate in un momento di estrema vulnerabilità. Al di là del singolo episodio e delle singole valutazioni, ciò che emerge con forza è un tema più ampio: la tenuta del sistema sanitario nei momenti più delicati, quando la tecnica non basta e dovrebbe entrare in gioco la dimensione umana della cura. Nel solco dei valori che difendono la centralità della persona, il rispetto del malato e la responsabilità istituzionale, questa vicenda interroga tutti. Perché un Pronto soccorso non è soltanto un luogo di triage clinico, ma anche uno spazio in cui la parola, il tono e l’approccio possono incidere profondamente sulla dignità di chi soffre e di chi accompagna.
Il Movimento Stella Tricolore richiama con fermezza la necessità di riportare al centro la deontologia medica nella sua forma più completa: competenza sì, ma anche empatia, ascolto e rispetto umano. Nessun progresso tecnologico può giustificare la perdita di questi principi fondamentali. Non si tratta di puntare il dito contro singoli operatori, spesso costretti a lavorare in condizioni difficili e sotto pressione costante. Si tratta invece di interrogarsi su un sistema che rischia di lasciare soli sia i pazienti sia chi li assiste, scaricando sul personale sanitario un peso che diventa, a sua volta, disumanizzante.
Fonte: Referente di Cetraro (CS)
Giulio Antonuccio