Secondo uno studio condotto dal biologo marino Boris Worm entro il 2048 i nostri mari potrebbero essere parzialmente vuoti. Purtroppo infatti, ad oggi, per via delle nostre azioni, molte specie sono in via di estinzione e altrettante si avviano verso un destino già segnato. Vediamo insieme le situazioni più complesse e drammatiche:
È il secondo animale più grande del Pianeta, dopo la grande balenottera azzurra, può raggiungere i 26 metri di lunghezza e le 80 tonnellate di peso. È l’unica balena presente regolarmente nel Mediterraneo, dove però normalmente arriva ai 20 metri di lunghezza. La caccia spietata a cui questi animali sono stati sottoposti, soprattutto dalla fine del XIX secolo, ne ha ridotto sensibilmente il numero. Oggi se ne stimano meno di 100.000 in tutti i mari del mondo, e sebbene sia protetta a livello internazionale dagli anni ’80, alcuni paesi come il Giappone continuano le catture nell’Antartico in modo discontinuo.
Il tonno rosso è tra le specie ittiche soggette al maggior rischio di estinzione. Conosciuto da tutti per la sua carne deliziosa e molto cara, questa tipologia di tonno è, da molto tempo, vittima della pesca illegale. Le sue catture sono aumentate del 1000% negli ultimi anni e le condizioni sono destinate a peggiorare con il passare del tempo. Il WWF ha lanciato un appello per permettere di salvaguardare il tonno rosso, e da oltre dieci anni si occupa di proteggere tutte le specie di animali in pericolo.
La nacchera, anche nota come pinna nobilis, è una tipologia di mollusco particolarmente a rischio di estinzione. Di fatto, la sua presenza è messa a dura prova da alcune tipologie di parassiti, che ne minacciano l’esistenza.
La barriera corallina rischia di perdere i suoi colori per colpa di un aumento della temperatura dell'oceano che comporta una alterazione degli ecosistemi provocando la fuoriuscita delle sottili alghe che popolano i coralli e che danno loro il caratteristico colore. La Grande Barriera Corallina è morta al 70%
Quella del pesce spada è un’altra specie ittica particolarmente a rischio di estinzione. Si tratta di pesci dalla carne prelibata e molto buona, che molto spesso vengono pescati troppo giovani (dai zero ai tre anni), senza che si siano riprodotti. Di conseguenza, il quantitativo di pesce spada nel Mar Mediterraneo è fortemente diminuito, e si calcola che tenderà ad abbassarsi ancora nel corso degli anni, fino ad arrivare alla totale estinzione.
Anche lo squalo mako, ovvero la specie di squalo più veloce del mondo, rischia di estinguersi. Il motivo principale potrebbe derivare dalla pesca eccessiva, che ne minaccia la sopravvivenza. Lo squalo mako, infatti, è particolarmente pregiato per la sua carne e le sue pinne, che vengono vendute a prezzi molto elevati: questo porta gli uomini a cacciarne più del limite consentito. Anche in questo caso, la specie degli squali mako raggiunge la capacità riproduttiva molto tardi, perciò lo squilibrio che si crea tra pesci pescati e quelli in grado di riprodursi è particolarmente elevato.
Per quanto riguarda lo squalo bianco, sappiamo che è particolarmente vulnerabile sotto il punto di vista dell’estinzione. Di fatto, si stima che, nel Mediterraneo, lo squalo bianco è già scomparso al 96%: il motivo è difficile da chiarire, ma secondo alcuni studi potrebbe essere legato al surriscaldamento globale e al cambiamento climatico.
La foca monaca mediterranea conta circa 700 esemplari rimasti in tutto il mondo, ed è una delle specie di animali maggiormente a rischio (addirittura più del panda). Essa, infatti, veniva cacciata soprattutto per il suo grasso e la sua pelliccia, oltre che per la sua carne.
La cernia è un pesce dalle dimensioni considerevoli, che è considerato particolarmente prelibato grazie alla sua carne. Tuttavia, il 12% delle specie di cernia è a rischio estinzione, a causa dei livelli di pesca eccessivamente elevati (soprattutto durante il periodo di riproduzione). Inoltre, se consideriamo che le cernie necessitano dai cinque ai dieci anni per potersi riprodurre le condizioni si aggravano notevolmente.
La verdesca è una specie ittica prossima alla minaccia di estinzione: infatti, essi vengono molto spesso catturati accidentalmente (bycatch). La maggior parte, sebbene venga liberata, non riesce comunque a sopravvivere dopo la cattura. Per questo, sono sempre più diffusi progetti che istruiscono i pescatori sul rilascio corretto di questa specie di squali, in modo da impedirne l’estinzione.
Il cavalluccio marino vive nelle acque di tutto il mondo tranne che in quelle glaciali, soprattutto in prossimità delle coste, fino a un massimo di 20 m di profondità, prediligendo fondi sabbiosi e ricchi di alghe, al cui fusto si attacca con la coda prensile. Nei paesi asiatici viene considerato come afrodisiaco, e spacciato come un farmaco che viene venduto a milioni ogni anno. In Cina inoltre, esso viene largamente utilizzato per la produzione di una bevanda alcolica.
L'areale dello squalo angelo originariamente andava dalla Scandinavia all'Africa nordoccidentale (Mauritania e isole Canarie). Da testi del XIX secolo, si suppone che questo animale fosse estremamente comune vicino alle coste inglesi e irlandesi. Inoltre c'era abbondanza di esemplari di squalo angelo nell'arcipelago toscano. La situazione ora è drasticamente cambiata: ora lo squalo angelo è stato dichiarato estinto nel Mare del Nord così come in gran parte del Mar Mediterraneo. Si suppone che quasi tutta la popolazione rimanente abiti le acque circostanti le isole Canarie.
Le due specie di squalo angelo (squatina squatina e squatina aculeata) mostrano un tremendo tasso di declino: il numero di esemplari è calato di più dell'80% in sole tre generazioni (33 anni) e il trend non sembra arrestarsi.