Comacchio va considerata una città modello per la sua particolare e difficile interazione con l’ambiente-risorsa. Un ecosistema senza confronti per l’equilibrio fragile tra ambiente naturale e presenza umana. Un luogo dove la cultura materiale e le tecniche elaborate nel corso dei secoli dimostrano la conoscenza dei ritmi della natura e dei meccanismi di vita dei pesci (per es. il lavoriero o la manifattura delle anguille, citata nelle enciclopedie del Settecento), ma dove spesso i notabili locali hanno governato a vantaggio di poteri esterni o di interessi particolari e non per il bene comune. Per cui nonostante le abbondanti risorse (pesce, selvaggina, saline, boschi), la popolazione non è riuscita a trarre ricchezza e benessere, e la miseria endemica ha connotato la città fino al secondo dopoguerra.
Crediamo che la città possa rinascere riacquistando consapevolezza della sua storia e della specificità identitaria che la forma. Nonostante le bonifiche, Comacchio è ancora dentro la cintura di mura d’acqua ma gli antichi equilibri sono sconvolti. Non si effettua più l’allevamento dell’anguilla e carente è il governo delle acque, sono assenti altre attività produttive anche per i giovani, mentre sembra imporsi una “monocultura del turismo” che la rende uguale a tutte le altre città e lega la sua sopravvivenza quasi solo ad un mercato del lavoro in cui prevalgono figure professionali non dirigenziali bensì subordinate. Nel centro storico, ormai svuotato di negozi e dove decine e decine di case sono in vendita, si allestiscono occasioni di intrattenimento di ogni genere in una perpetua festa mobile da Disneyland per turisti. Nuovi villaggi turistici sono in costruzione a cui offrire i percorsi tra i casoni di valle imbalsamati come un’attrattiva in più. Il paesaggio culturale non ha più vita ma diventa un fondale di scena.
Anche il quadro scolastico è in sofferenza. Secondo le ultime rilevazioni (Progetto Comacchio 2015-2020, del Comune di Comacchio), Comacchio è la quart’ultima, su 24 comuni della provincia, per numero di abbandoni prima del conseguimento dell’obbligo scolastico, superata solamente da Goro, Mesola e Migliaro. Ha tassi di analfabetismo ancora alti. All’Istituto superiore R. Brindisi del Lido Estensi il tentativo di avviare un liceo linguistico non ha avuto successo; vi è un indirizzo tecnico turistico e indirizzi di istruzione professionale, mentre a Cesenatico c’è la laurea in acquacoltura e produzioni ittiche.
È vitale arrestare questo degrado. La Costituzione dice: la Repubblica tutela il patrimonio storico e artistico per promuovere lo sviluppo della cultura attraverso la ricerca (art.9) e questo serve al pieno sviluppo della persona umana e alla realizzazione di una uguaglianza sostanziale (art.5). La dignità della nostra comunità è alimentata dal paesaggio e dal patrimonio storico-artistico, un bene comune, la cui conoscenza contribuisce alla formazione della nostra identità e genera umanità, civilizzazione, coesione sociale. Il paesaggio e il patrimonio culturale, perciò, devono essere sottratti alle leggi di mercato, appartengono a tutti e sono il luogo dei diritti fondamentali della persona, non possono essere venduti o affidati ai privati. I privati possono essere non al posto degli enti pubblici, ma al fianco.
Per far crescere Comacchio è necessario riflettere sul suo DNA. Crediamo che il nostro progetto debba essere quello di ripensare la città e la natura, “di non arrestare lo sviluppo ma di progettarlo conforme al bene comune, non di conservare passivamente, ma di mutare rispettosamente, non di ibernare la città, ma di assicurare il mutamento senza tradire il suo codice genetico”.
Non omologhiamo la nostra città alle altre, non diamo per scontato la fuga dei suoi abitanti, non dissipiamo la sua bellezza e la sua storia.
Crediamo che Comacchio possa divenire “una macchina per pensare” l’idea di città. I suoi problemi hanno una complessità senza pari per il rapporto con l’ambiente circostante, per la discrepanza tra l’importanza del luogo e l’agire incerto delle istituzioni nel corso della storia.
Lanciamo uno sguardo creativo sulla città. Bisogna far tornare a vivere il centro della città, aiutando la residenzialità dei giovani, arrestare il consumo di suolo che scaturirebbe da nuove strutture ricettive sulla costa, promuovere le attività produttive legate alla vallicoltura e le manifatture, alla portualità e al mare, incentivare la ricerca e la formazione scolastica e universitaria. Organizzare iniziative di qualità rispondenti a più e diverse espressioni culturali (anche un festival della letteratura attira migliaia di visitatori): la cittadinanza ne risulterebbe stimolata.