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Nel bicentenario della morte di William Harris: 16 luglio 2023
Un egregio residente del cimitero inglese dell'Acquasanta.
Come oggi, il 16 luglio 1823, moriva a Palermo William HARRIS, giovane architetto inglese ventisettenne.
Nell’ormai lontano 2 luglio 2019 avevo pubblicato una puntata del Cimitero Inglese, interamente dedicata al nostro Harris. Allora mi chiesi se nel 2023 a venire, qualcuno si sarebbe ricordato dei duecento anni dalla sua morte: non se n’è ricordato nessuno, neanche il Museo Salinas, depositario delle metope scoperte da Harris e Angell e che in passato comunque aveva dedicato delle memorabili mostre dei reperti selinuntini.
Importante che ce ne siamo ricordati noi. Noi, perché l’anniversario non poteva sfuggire a me e a Pasqualino, il quale ha provveduto a modificare, riconfigurare e integrare al massimo tutto ciò che riguarda William Harris, contenuto in questo sito.
Il suo lavoro, corredato da splendide immagini, è quanto di più completo si possa immaginare sulla vita e l’opera del giovane architetto.
A me rimane solo di aggiungere qualche considerazione o “speculation” che dir si voglia.
La ricorrenza, poi, è stata ricordata ampiamente dalla dott.ssa Laura Leto, storico e antropologo, massima conoscitrice del Cimitero Inglese-Acquasanta.
La Leto ha pubblicato, il 1° luglio scorso, un interessante articolo in una rivista culturale, dove lamenta l’indifferenza delle istituzioni verso la ricorrenza in oggetto, dilungandosi poi in una breve biografia di William Harris basandosi su fonti scarne ma attendibili.
Purtroppo, in questa città spesso culturale a convenienza, i cosiddetti “periodici”, ovvero giornali e riviste d’epoca non sono consultabili presso la Biblioteca regionale di via V. Emanuele neanche alla Biblioteca Comunale di piazza Brunaccini accanto Casa Professa.
Nella prima, perché i Vigili del Fuoco hanno proibito l’accesso alla sala dove sono custodite le pubblicazioni a causa di mancanza di impianti d’allarme e incendio a norma.
Nel secondo caso, perché quelle stesse sono state a suo tempo trasferite nei sotterranei di palazzo Marchesi all’Albergheria, per permettere di fare dei lavori all’intera Biblioteca (2004).
Da allora, nessuno ha pensato di recuperare quei periodici, ormai ammalorati da umidità, polvere e voraci insetti. Tempo fa, una funzionaria della biblioteca mi ha detto che dobbiamo essere “noi” a farci “sentire” per cercare di salvare quei documenti, già, e chi se no?
Sarebbe stato inoltre molto interessante vedere cosa aveva pubblicato in prima pagina il giornale cittadino “La Cerere”, nel numero 35 del 24 luglio 1823, in onore di William Harris. Purtroppo, questa curiosità è destinata a rimanere tale. Peccato.
“La Cerere – Giornale Officiale di Palermo”, sebbene organo ufficiale del governo borbonico dal 1823 al 1847, era in pratica una vera e propria Gazzetta che non lesinava su articoli di carattere culturale, tra cui il succitato, riguardante Harris.
Naturalmente poi, il lettore doveva sorbirsi tutta una serie di informazioni ‘ officiali ‘ inerenti all’attività pubblica con decreti, ordini e comandamenti del Sovrano, di cui si tessevano le lodi senza soluzione di continuità. Ma i lettori erano abituati a questi apparenti insulsi giornali di allora, vacuità che tanto meravigliò i visitatori stranieri fino alle soglie del 1860. Ma tant’è.
Anche la ricerca nei registri necroscopici, contenenti anche la causa di morte, condotta presso l’Archivio Storico Comunale, ha dato esito negativo per l’anno 1823 in quanto la documentazione inizia dal 1881. Bisogna effettuare altre ricerche, presso altri enti comunali che detengono carte relative ai permessi di inumazione etc.
William Harris, sebbene giovane studente o appena laureato dell’Università di Kent, era molto conosciuto in tutti i posti dove era stato, specialmente a Roma.
Alla notizia della sua morte, i suoi amici romani gli dedicarono un piccolo tumulo
con una lapide, ormai consunta dal tempo, la cui epigrafe recita:
TO THE MEMORY
OF
WILLIAM HARRIS
OF LONDON
ARCHITECT
WHO DIED AT PALERMO
THE 16 JULY 1823
AGED 27 YEARS
HIS ARDOUR IN THE STUDY…. (illeggibile)
Alla Memoria
di
William Harris
di Londra
che morì a Palermo
il 16 luglio 1823
all’età di 27 anni
Il suo ardore nello studio...
La lapide, molto consumata, non permette di capirne il seguito.
La tomba fittizia si trova nel Cimitero Acattolico di Roma al Testaccio, già cimitero inglese o dei Protestanti, notissimo per essere l’ultima dimora di personaggi famosi, artisti e poeti, tra tutti il giovane poeta inglese John Keats, 21 anni, che fece scrivere sulla sua tomba: “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua” (1821).
Ma c’è anche il figlio di Goethe, John Keats, Percy Bysshe Shelley, Antonio Gramsci, Carlo Emilio Gadda, Emilio Lussu, Dario Bellezza, Andrea Camilleri, Lindsay Kemp.
Da un sito inglese risulta che William Harris morì a Selinunte. Credo che egli abbia contratto la malaria in luoghi malsani presso Selinunte e che sia stato portato a Palermo, morendo durante il tragitto. Di questo decesso non c’è traccia negli indici decennali di morte del comune di Palermo e tanto meno in quelli del comune di Castelvetrano, da cui Selinunte tuttora dipende. Ma c’è da dire che le registrazioni degli atti di stato civile erano cominciate pochi anni prima, nel 1820-21 e che nessuno si sia premurato di denunciare il suddetto decesso.
Scrisse un viaggiatore del tempo a proposito di William Harris:
«Maggior compianto muove il monumento elevato al giovane architetto inglese morto nel suo anno vigesimo secondo in Palermo dalla sua fidanzata che era in Londra, e che mandò al console britanno 40 onze, ultimo dono dell’infelice superstite allo sposo suo mancato nei più bei giorni della vita»
(Giovanni Quattromani, 1836)
La testimonianza, nonostante susciti degli interrogativi sull’esattezza dell’età al momento della morte (27, 22, o 23 anni), racconta la commovente storia della fanciulla che si fece carico della sepoltura del promesso sposo. Incomprensibile il fatto che il padre, un altro William Harris, noto commerciante inglese, non si fosse fatto carico delle spese funebri. Il genitore abitava nella esclusiva Norton Street a Londra e mai reclamò i resti mortali del figlio, forse perché deceduto in circostanze miserevoli.
Il barone Pietro Pisani (Palermo, 1761 – 1837, Real Casa dei Matti) scrisse con tono accorato:
«Padre infelicissimo quale atroce martirio arrecheratti per tutta la vita il ferale annuncio della irreparabile perdita dell’unico tuo figliuolo».
Si ha però la certezza dell’identità della fidanzata, Margareth Evans, sorella del caro collega di William, Thomas Evans, membro di quel gruppo di amici che attratti dal patrimonio della Grecia antica, affiancarono Harris nell’impresa del Grand Tour, del quale la Sicilia era tappa fondamentale.
William venne ammesso alla Royal Academy of Arts di Londra il 18 maggio del 1818, e due anni dopo venne subito premiato per il più bel progetto di pubblico edificio.
Quindi, nessun tributo a Palermo per William Harris, ospite nel nostro Cimitero Inglese che è a pezzi, in condizione disperate, totalmente sommerso dalla vegetazione, inaccessibile e ignorato dalla parte ‘colta’ della città e dalle sue autorità.
Dal mese di marzo 2023 sono stati fatti alcuni tentativi per coinvolgere soggetti influenti politicamente per cercare di recuperare il sito e renderlo almeno accessibile. Vaghe promesse finite nel nulla.
Un poco di storia...
Nel 1823, due giovani architetti inglesi, William Harris e Samuel Angell, durante un loro viaggio in Sicilia per rilevare e studiare le antiche rovine greche dei templi di Selinunte, le oggi famose metope del tempio principale.
Dalle lettere scritte all'ambasciatore presso la corte borbonica di Napoli, i due giovani architetti avevano la intenzione di trasferire i pezzi rinvenuti al British Museum di Londra.
Con la giusta intervenzione del Principe di Campofranco, luogotenente di Sicilia, si bloccò il progetto e si traferì tutto al Museo della Università di Palermo, da poco creata, confluendo tutta la collezione nel Museo Antonino Salinas. Agli architetti Harris e Angell, fu concesso il permesso di disegnare tutti i frammenti che loro stessi avevano in principio cominciato a ricomporre con grande perizia e contribuendo al posteriore restauro delle opere.
M S
WILLIAN HARRIS
OF LONDON
ARCHITECT
AGED 27 YEARS
OB. 16 JULY 1823
M S
Willian Harris
di Londra
Architetto
Età 27 anni
Morto il 16 Luglio 1823
M S = Memoriae Sacrum
OB. = Obiit = Died
Le 11 lettere di Harris, conservate presso l’Università di Kent, rinvenute fortuitamente in anni recenti in una cassettina non catalogata, costituiscono un prezioso racconto delle avventure continentali del giovane architetto negli anni 1821-23.
Le lettere che gli scriveva il padre, venivano poi in parte sovrascritte in risposta da William, si dice per risparmiare carta. Plausibile, visto che in una sua lettera il giovane chiede al padre di spedirgli carta da disegno Imperial e no, matite HH, durissime, e HB, tenere, colori ad acqua, righelli, parallele e tutto il materiale occorrente per rilevare e disegnare i monumenti di Selinunte, perché, precisava, qualità e quantità degli oggetti reperibili in Continente, lasciavano molto a desiderare. E questo, mentre i suoi più frivoli compagni si facevano spedire casse piene di abiti alla moda, magari da sprecare nelle assolate campagne siciliane e nelle paludi di Selinunte. Bisognerebbe tradurre tutte queste lettere per avere un quadro preciso ed esauriente della vita e dell’attività di Harris, almeno per il biennio 1821-1823.
Contiene tutte le lettere di William Harris
Per le amenità di cui sopra, ho preferito documentarmi direttamente su di un sito inglese, molto dettagliato e originale (“William Harris /Special Collections & Archives Team at the University of Kent”) e leggere parzialmente il libro che scrisse Angell con Evans, il cognato di Harris, nel 1826.
Inoltre ho consultato quanto scritto dal nostro esperto, il prof. Clemente Marconi della Cambridge University.
Egregio residente, ospite illustre: l’architetto inglese WILLIAM HARRIS, tra amenità e verità. (Gaetano Marchese)
Scrivere seriamente del giovane Architetto londinese William HARRIS, lo scopritore delle Mètope di Selinunte, non è cosa facile né scontata, a dispetto di innumerevoli siti che ne parlano.
Di William Harris, si afferma, per esempio, che cominciò gli scavi a Selinunte, autorizzato dalle locali autorità e per interessamento del console inglese a Palermo, FARGAN! A parte il fatto che “Fargan” è una ben nota pomata antiprurito, il nome del console inglese era Robert FAGAN, singolare figura di pittore e archeologo, console a Palermo nel 1809-10, poi a Roma, dove oppresso dai debiti, si suicidò buttandosi da una finestra, nel 1816.
Poichè Harris e l’amico Angell cominciarono gli scavi a Selinunte alla fine del 1822, il console, dall’aldilà, non poteva interessarsi di nulla, mischinu.
Inoltre, Harris e Angell non erano affatto autorizzati a intraprendere gli scavi, ma cominciarono lo stesso, sperando forse nella indifferenza generale.
Del resto, le pietre dell’antica città greca erano già state saccheggiate e utilizzate per riparare un ponte sul fiume Belice. Inoltre, è possibile leggere, che Harris morì a causa di “una banale influenza”! La terribile febbre malarica, una banale influenza?
In breve, William HARRIS (Londra 1796 – Palermo 1823) e l’amico Samuel ANGELL (1800-66), erano due giovani architetti inglesi della Royal Academy of Arts, che, seguendo un non ancora tardivo Grand Tour, si spinsero fin dal 1821 sull’Europa continentale, unendosi ad altri giovani appassionati di antichità, per giungere infine in Sicilia, per studiare le meraviglie archeologiche di Selinunte e iniziare degli scavi mirati a riportare alla luce i templi greci di cui si erano quasi perse notizie.
Colpisce l’amore, la passione, la competenza e la cultura classica di questi due giovani nell’intraprendere gli scavi, senza un permesso ufficiale da parte delle autorità preposte col chiaro intento di trasferire in Inghilterra, al British Museum, qualche pezzo importante.
I due architetti giunsero a Selinunte alla fine del 1822, provenienti da Agrigento e Siracusa. A Castelvetrano i due dormirono su materassi umidi e lerci; a Selinunte invece, alloggiarono in una piccola casa rurale a nord della collina Manuzza.
All’inizio del 1823 iniziarono gli scavi in barba al sindaco di Castelvetrano e in Marzo misero alla luce la facciata del tempio C e le metope.
Usare più o meno per vedere il testo aumentato o ridotto
Recentemente, nel marzo del 2018, fu inaugurata la mostra 'The Match', con la collaborazione del British Museum, custode dei disegni originali di Harris e Angell. Per la prima volta, i disegni originali, alcuni acquarellati, delle metope del Tempio C, verranno messe a confronto con le esistenti dalle quali sono stati rilevati: la quadriga guidata da Apollo, Atenea a finco di Perseo raffigurato nell'atto di decapitare Medusa, Ercole che porta i cercopi sulle spalle, con la testa in giù, come preda di caccia.
Le metope sono elementi architettonici di fregio, generalmente in rilievo, dell’architettura greca o romana. Scrisse Harris da Castelvetrano: “There was no kind of inn in the town and all the accommodation the palace afforded was wretched mattresses, damp and dirty, and this on a cold winter’s night. I preferred lying down in my cloak” e cioè, in città non c’erano locande e al palazzo comunale gli venne offerto solo un materasso umido e sporco, per cui preferì dormire per terra avvolto nel suo mantello, il nostro “firriolo”.
I due amici, che per il mese di Maggio 1823 avevano scoperto gli altri templi E e F, e col benestare dell’ambasciatore inglese a Napoli, avevano già cominciato a spedire pezzi importanti a Marsala, per essere custoditi nella casa del vice console britannico, in attesa della spedizione finale al British Museum. Il piano rapace, di trasferire in patria le metope, fu sventato dal sindaco di Castelvetrano che aveva avvisato le autorità a Palermo. Il sindaco bloccò i due amici il 16 maggio 1823. Il 16 giugno le mètope arrivarono a Palermo sotto la custodia dello scultore trapanese Michele Laudicina. Fallito il piano ladresco, i due addivennero a più miti consigli, e tutto il materiale fu quindi trasferito al museo di Palermo, anche con la supervisione di Angell, che vi rimase a lungo come consulente, coadiuvato da Pietro Pisani (quello della Real Casa dei Matti, cutuliato dal colera del 1837).
Harris invece, travolto dal suo ardore, volle rimanere a Selinunte senza mettere in conto la terribile stagione estiva e lo svilupparsi della malaria nella palude Gonusa (ora Jalico a quanto pare).
Contrariamente a quanto riportato dal prof. Marconi, secondo cui Harris morì a Selinunte, è provato che egli morì a Palermo, oltretutto l’epigrafe romana e Angell parlano chiaro.
Scrisse in proposito Samuel Angell nel 1826: “Troppo impaziente di condurre professionalmente le sue ricerche il più ampiamente possibile, sfortunatamente Mr. Harris rimase a Selinunte impegnato a rilevare un piano generale delle rovine e del sito dell’antica città . Il suo ardore lo rese troppo distratto dell’avvicinarsi della stagione quando i luoghi sono annualmente infetti dalla “mal aria”. Egli fu assalito da una febbre maligna e con tanta difficoltà raggiunse Palermo. Subito dopo il suo arrivo, il suo aggravamento vanificò ogni cura medica e terminò pochi giorni dopo con la morte di questo eccellentissimo giovane uomo” Era il 16 Luglio 1823. Il consolato inglese e tutta la comunità estera gli diedero degna sepoltura nel cimitero inglese all’Acquasanta. La lapide della sua tomba, finemente centinata (arco) è abbastanza leggibile, almeno dalla foto di cui disponiamo, ma viene in soccorso il “Wall Memorial” che si trova nel grande cimitero acattolico di Roma al Testaccio. Segno che il giovane era molto conosciuto in quella città.
Sovrapposizione del disegno di William Harris
A suo tempo ho cercato l’atto di morte di William Harris ma negli indici decennali online del Comune di Palermo, non c’è.
Chiederlo direttamente all’ufficio di Stato Civile preposto, significa litigare con l’impiegato-tuttofare, un omino micidiale, che dice sempre “Non figura”, “Ma ‘unnavi firucia ammia?”
Facile che Harris sia stato registrato con qualche nome pasticciato o addirittura non registrato. “La Cerere – Giornale Officiale di Palermo”, il 23 Luglio 1823 dedicò la sua prima pagina proprio alla morte di W. Harris. Purtroppo, come più volte ricordato, i periodici non sono consultabili nelle nostre due maggiori Biblioteche.
Le circostanze della morte e la cerimonia di sepoltura si trovano descritte sicuramente nel rapporto che il console inglese dell’epoca inoltrò all’inviato Plenipotenziario a Napoli (Sir W.R. Hamilton, da non confondere con l’altro Lord William Hamilton, “cuckold” al tempo di Nelson & Lady Hamilton) e al Foreign Office a Londra.
Ho interpellato quest’ultimo (Ministero degli Esteri inglese), anche a proposito di un altro ospite (Capt. Thomas Ogle + 1836), mi risposero che fanno ricerche solo a pagamento, 15 sterline l’ora, un’inezia, ovviamente senza garanzia alcuna di trovare qualcosa in merito. Rapaci.
Harris lasciò ben 200 disegni riguardanti le rovine di Selinunte.
Singolare caratteristica, che emerge dalle sue lettere scritte al padre: per risparmiare carta soprascriveva sullo stesso foglio, prima normalmente, quindi verticalmente.
Chissà se per il 200° anniversario della morte di Harris nel 2023, riusciremo a consultare i giornali dell’epoca! Grazie per l'attenzione, il personaggio merita.
Al fine una doverosa commemorazione di Gaetano Marchese, il bel mattino del 16 luglio 2023.
A modo di epilogo
Al cominciare il giorno bisognava decidere: starsene a casa in penombra o uscire con 36°C, col rischio di fulminarsi le cervella dal caldo.
Non ho potuto resistere, e così sono uscito, capatina all'Acquasanta, con quattro occhi alla infernale via S. Gulì, se no ti falciano.
Ho voluto rendere personalmente onore al grande, giovanissimo architetto inglese William Harris, nel 200° anniversario della morte.
Due giorni fa Pasqualino ha pubblicato questa pagina con relativo link in Facebook per più grandi soddisfazioni, per commentare la ricorrenza dopo 200 anni di oblio.
Questa mattina, il giovane William, ha avuto la giusta riconoscenza e la nostra gratitudine, di tutta la borgata che lo ospita e della città smemorata. Ora William può ritornare all'oblio, cui la città lo ha condannato.
Tra altri due secoli, nel 2223, ci ripenseremo noi, in effige.
Oltre alle foto di uno strano figuro che si aggira presso il cancello del cimitero inglese, ho aggiunto anche il ritratto di un giovane che non è William Harris, ma in fondo potrebbe esserlo.
Il British Museum, che detiene milioni di ritratti, non ha quello del nostro William, in compenso possiede i 200 disegni selinuntini lasciati dal giovane, che secondo la stessa istituzione viene indicato come… (1800-1823) e quindi morto all'età di 22 anni circa contro i 27 anni riportati sulla lapide della sua tomba.
William Harris morì di febbre malarica e quindi è passato necessariamente dal Lazzaretto (poi Manifattura Tabacchi dal 1876). Un cunicolo spuntava direttamente nel cimitero inglese che allora, nel 1823, aveva appena 13 anni! Troveremo sicuramente qualcosa nelle carte del Lazzaretto, in attività dal 1630 al 1864.