Han Kang è una scrittrice coreana, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2024. Vittoria che le ha permesso di diventare la prima autrice asiatica nella storia ad aggiudicarsi tale riconoscimento.
Nata nel 1970, è figlia dello scrittore Han Seungwon e come il padre ha vinto il Yi Sang Literary Award.
Studiosa di letteratura coreana alla Yonsei University, ha iniziato la sua carriera come poetessa. Nelle sue opere Han Kang si confronta con traumi storici, esponendo la fragilità della vita umana, con uno stile poetico unico e sperimentale, confermandosi un'innovatrice della prosa contemporanea.
Hanja , dopo aver vissuto un periodo di intensa sofferenza, ha trovato il silenzio come rifugio: non parlare, più che una scelta volontaria, è una reazione istintiva e fisiologica alla sua sofferenza. Le parole per lei si sono trasformate in strumenti di dolore, tanto che la voce stessa le sembra ormai qualcosa di estraneo. Dopo un matrimonio fallito e la perdita di custodia del figlio, persa anche la madre le sembra di aver perso qualsiasi contatto con la propria identità e il mondo che la circonda. Come via di fuga da questo dolore, inizia a seguire lezioni di greco antico, una lingua che per lei diventa una sorta di "nuovo inizio", poichè le consente di esprimere e riscoprire sè stessa senza le ferite che l'uso della lingua madre le provoca.E così che la sua vita incrocia il suo insegnante di greco, un uomo non vedente che vive anche lui un'esistenza profondamente segnata dalla perdita. Attraverso questo incontro tra la donna e il suo insegnante, Han Kang esplora l'intimità della comunicazione e del linguaggio come mezzo di guarigione.
Il romanzo è molto breve ma denso. Esplora temi profondi come la PERDITA, la SOLITUDINE e la RICERCA DELL'IDENTITA'. Un viaggio introspettivo in cui due persone si incontrano e si comprendono attraverso la condivisione di uun dolore nascosto e silenzioso.