Gli esperimenti scientifici sono il miglior modo per unire apprendimento e divertimento. Mettendo in atto il procedimento scientifico di ipotesi, esperimento e conclusione, si può provare cosa significa imparare dall’esperienza.
Basi teoriche
L’acqua è la risorsa più importante della Terra; ha reso possibile la nascita della vita sulla Terra.
Tutti gli esseri viventi sono formati da acqua in percentuale variabile dal 50% a oltre il 95% es. le meduse.
Sulla Terra l’acqua può trovarsi allo stato solido (ghiaccio), allo stato liquido (oceani-mari-fiumi-laghi), allo stato aeriforme (vapore acqueo).
L’acqua ha le proprietà dei liquidi:
Esperimento
"L’acqua non si può comprimere"
Materiale occorrente:
Procedimento
Aspira un po’ d’acqua nella siringa e tappa l’estremità con un dito. Prova a spingere lo stantuffo;incontrerai una forte resistenza e non riuscirai a spingerlo. Prova,ora, a togliere il dito dall’estremità della siringa e spingi lo stantuffo, l’acqua esce.
Osservazioni e conclusioni
I liquidi non sono comprimibili.
I VASI COMUNICANTI
Basi teoriche
Si chiamano vasi comunicanti due o più recipienti uniti da un tubo di comunicazione.
Il principio dei vasi comunicanti è il principio secondo il quale un liquido contenuto in due o più contenitori comunicanti tra loro, in presenza di gravità, raggiunge lo stesso livello originando un’unica superficie equipotenziale.
Esperimento
"Vasi comunicanti"
Materiale occorrente:
Procedimento
In un becher inserire un po’ d’acqua con alcune gocce di colorante: si versa l’acqua all’interno di un vaso e con un righello si misura l’altezza che l’acqua ha nei diversi contenitori. Si potrà vedere che avrà la stessa altezza.
Conclusioni
L’acqua versata nei diversi contenitori si stabilisce alla stessa altezza grazie alla pressione che agisce allo stesso modo sul fondo dei contenitori.
PER SAPERNE DI PIU’ SUI VASI COMUNICANTI
Il principio dei vasi comunicanti spiega diversi fenomeni. Le acque dei mari e degli oceani del nostro pianeta sono allo stesso livello: se così non fosse, non sarebbe stato possibile realizzare canali di comunicazione quali il canale di Panama e di Suez.
Quando viene scavato un pozzo, il livello dell’acqua che lo riempie è lo stesso di quello della falda acquifera della zona. Se la falda acquifera si abbassa a causa della siccità, si abbassa anche il livello dell’acqua nel pozzo. L’acqua potabile arriva ai rubinetti delle nostre case perché il serbatoio generale dell’acqua in città è situato in posizione elevata e collegato in modo continuo con tutti i punti di utilizzo con una serie di tubi.
Esperimento
"Costruisci i vasi comunicanti"
Materiale occorrente
Procedimento
Ritaglia il fondo delle due bottiglie di plastica, rovesciale e collegale tra di loro di con il tubetto di gomma infilato nei due tappi delle bottiglie. Dopo aver preparato la miscela di acqua e inchiostro, versala in una bottiglia.
Osservazioni e conclusioni
Si verifica il principio dei vasi comunicanti. Adesso alza una delle bottiglie, puoi osservare che il liquido si porta sempre allo stesso livello: alzando una bottiglia il liquido fluisce nell’altra e viceversa.
L’acqua ha, anche, alcune proprietà particolari
La forza di coesione
La forza di coesione è la forza di attrazione di natura elettrostatica che si crea tra le particelle elementari di una stessa sostanza, tenendole unite e opponendosi alle eventuali forze esterne che invece tendono a separarle.
la tensione superficiale
L’acqua ha una buona forza di coesione, dovuta alla struttura della sua molecola: sulle superfici a contatto con l’esterno si crea una forza chiamata TENSIONE SUPERFICIALE. La tensione superficiale dispone le molecole dell’acqua a formare una specie di pellicola resistente, che riesce a sostenere piccoli oggetti (uno spillo o una clip) ed è anche la forza che fa assumere all’acqua la caratteristica forma a goccia.Alcuni insetti riescono a camminare sull’acqua proprio grazie alla tensione superficiale.
Esperimento
"La tensione superficiale"
Materiale occorrente
Procedimento
Versa l’acqua nei becher e aggiungi il talco nel primo becher e il pepe nero nell’altro becher: si depositeranno sulla superficie dell’acqua. In un cucchiaio versa un po’ di detersivo per i piatti; intingi il dito nel detersivo e poni il dito al centro del becher; il talco si allontanerà,ripeti il procedimento anche nell’altro becher: anche la polvere di pepe nero si allontanerà.
Osservazioni e conclusioni
Hai rotto, a causa del detersivo sul dito, la tensione superficiale dell’acqua che mantiene il talco o il pepe nero in superficie; infatti i detersivi peri piatti vengono chiamati “tensioattivi”.
LA CAPILLARITA’
Basi teoriche
Come conseguenza della forza di coesione, l’acqua ha un’altra proprietà, che non tutti i liquidi possiedono: la capacità di salire in tubicini piccolissimi come capelli, cioè i capillari.
E’ noto che in due recipienti comunicanti tra loro un liquido sale alla medesima altezza, disponendosi in modo che le due superfici libere giacciano in uno stesso piano orizzontale (principio dei vasi comunicanti). Tuttavia se uno dei due recipienti è costituito da un cannello molto sottile (tubo capillare), allora il suddetto principio non si verifica più, ma è facile osservare che nel tubo sottile il liquido si porta ad un altezza maggiore che nell’altro.
Esperimento
"La capillarità"
Materiale occorrente:
Procedimento
Sciogli un po’ di colorante nell’acqua della bacinella, in modo da ottenere una soluzione colorata. Facendoti aiutare da un compagno poni verticalmente nell’acqua colorata i tubi capillari di diverso diametro.
Osservazioni e conclusioni
L’acqua nei tubi capillari sale ad un livello diverso; il tubo in cui si ha un innalzamento maggiore del livello dell’acqua è quello più sottile. Questo fenomeno si chiama la “capillarità”. Per comprendere meglio come avviene questo fenomeno osserviamo, con l’aiuto della lente di ingrandimento, la superficie libera del liquido all’interno dei tubi capillari:la sua superficie è concava: l’acqua aderisce alle pareti del tubo capillare come se fosse attratta da una forza (forza di coesione) che la tira su.
La forza di coesione si fa sentire di più nel capillare con il diametro più piccolo, dove la concavità della superficie libera del liquido è più grande rispetto alla sezione del capillare. Più sottile è il diametro del tubo capillare, più alto è l’innalzamento del liquido, a causa della forza di coesione.
Per effetto della capillarità l’acqua si distribuisce nel suolo, attraverso i microscopici spazi tra un granello di terriccio e l’altro; negli alberi riesce a risalire dalle radici alle foglie attraverso i capillari del fusto fino a un metro e mezzo di altezza.Anche la carta assorbente e la carta da cucina assorbono l’acqua per capillarità.
Esperimento
"La capillarità: il fiore che sboccia"
Materiale occorrente:
Procedimento
Disegna su un foglio un fiore che abbia dei petali grandi e ritaglialo. Piega i petali verso il centro del fiore; versa dell’acqua nella vaschetta e appoggia il fiore sulla superficie dell’acqua.Dopo qualche secondo potrai osservare che i petali del fiore si aprono.
Osservazioni e conclusioni
L’acqua penetra per capillarità nei piccoli spazi vuoti presenti tra le fibre della carta, la carta si gonfia e, di conseguenza, le piegature si distendono facendo “sbocciare” il fiore.
In natura accade qualcosa di simile: le cellule dei fiori assorbono l’acqua e si gonfiano, permettendo ai petali di aprirsi.
Basi teoriche
L’atmosfera è l’involucro gassoso che circonda la terra; i gas presenti nell’atmosfera sono: 21% ossigeno; 78% azoto; 1% anidride carbonica e gas rari. I gas che compongono l’atmosfera avvolgono la terra e non si disperdono nello spazio perché su di essi agisce l’attrazione di gravità. Il peso enorme di questa massa di gas, che si distribuisce sull’intera superficie terrestre, si definisce pressione atmosferica.
Il valore della pressione atmosferica non è uguale su tutta la superficie terrestre, ma dipende da diversi fattori: altitudine, temperatura e umidità dell’aria.
Il primo a misurare la pressione atmosferica fu Evangelista Torricelli allievo di Galileo Galilei. Egli riuscì a dimostrare che l’aria ha un peso.
Per verificare la sua ipotesi scelse di usare il mercurio, un metallo liquido più pesante dell’acqua.Prese un tubo cilindrico di vetro alto un metro e con la sezione di un cm2, chiuso a una estremità, lo riempì di mercurio e, tappandolo con un dito, lo capovolse in una vaschetta contenente lo stesso metallo. Secondo il principio dei vasi comunicanti, il mercurio avrebbe dovuto scendere per raggiungere lo stesso livello di quello della vaschetta, invece discese nel tubo fino a un’altezza di 76cm e lì si fermò, lasciando il vuoto nella parte superiore.Torricelli ne dedusse che sul mercurio della vaschetta premeva una forza, quella dell’aria, tale da spingere in un certo senso il mercurio verso l’alto. Questa forza non poteva, invece premere sul mercurio nel tubo, perché quest’ultimo era chiuso in alto e l’aria non poteva penetrarvi. Naturalmente l’esperimento venne rifatto più volte, nelle stesse condizioni con lo stesso risultato. Torricelli stabilì che l’atmosfera esercita su ogni cm2 di superficie una pressione tale da controbilanciare il peso di una colonnina di mercurio alta 76 cm. Calcolo della pressione atmosferica:
Volume della colonnina (volume di un cilindro)=area di base x altezza=1 cm2 x 76cm=76 cm3
Peso della colonnina=volume x peso specifico del mercurio =76 cm3 x 13,6 g/cm3 =1033 g=1,033Kg
L’atmosfera esercita, quindi, una pressione sulla superficie terrestre pari a 1,033Kg/cm2. Una delle unità di misura della pressione prende proprio il nome di atmosfera (atm) ed equivale a 1,033Kg/cm2.
LA PRESSIONE ATMOSFERICA
Basi teoriche
L’aria esercita una forza sui corpi che viene chiamata PRESSIONE ATMOSFERICA. L’apparecchio che misura la pressione atmosferica è il Barometro. La pressione è la grandezza fisica che mette in relazione la forza con l’area della superficie su cui è distribuita. Essa è il rapporto tra l’intensità della forza premente su una superficie e l’area della superficie di contatto. Nel Sistema Internazionale (SI) l’unità di misura della pressione è il PASCAL.
Esperimento
"La pressione atmosferica"
Materiale occorrente:
Procedimento
Versa l’acqua nel bicchiere fino all’orlo, copri l’apertura con il cartoncino, in modo che non rimanga aria tra l’acqua e il cartoncino. Tenendo pressato il cartoncino con la mano, capovolgi il bicchiere e successivamente abbandona il cartoncino.
Osservazioni e conclusioni
L’acqua esercita, a causa della forza di gravità, una forza sul cartoncino verso il basso, ciò significa che sul cartoncino agisce “una pressione”. Tuttavia, poiché né acqua né cartoncino cadono verso terra, è necessario ammettere l’esistenza sul cartoncino di una pressione diretta verso l’alto che impedisce all’acqua di cadere verso terra di intensità maggiore di quella dovuta al peso dell’acqua.
Tale forza è la pressione atmosferica che agisce sul cartoncino verso l’alto.
La pressione atmosferica
Materiale occorrente:
Procedimento
Riempi la beuta con l’acqua a metà,nei due fori del tappo inserisci le due cannucce (una intera e l’altra a metà). Una cannuccia pesca nell'acqua, l’altra, più corta, non deve essere immersa nell’acqua. Con la carta di alluminio chiudi bene i fori in cui si inseriscono le cannucce per evitare che l’aria entri.
Soffiando nella cannuccia più lunga si verifica che l’acqua uscirà dalla cannuccia più corta.
Osservazioni e conclusioni
Soffiando nella prima cannuccia l’aria entra nella beuta,preme sull’acqua che uscirà dalla cannuccia più corta. L’aria ha preso il posto dell’acqua; possiamo concludere che, in questo caso, la pressione esercitata dall’aria è maggiore della pressione esercitata dall’acqua.
Esperimento
"La pressione atmosferica"
Materiale occorrente:
Procedimento
Riempi il bicchiere di acqua, immergi l’estremità sottile del tubo e, appoggiando la bocca all’altra estremità, aspira fino a un certo livello, facendo attenzione a non bere. Chiudi quindi ermeticamente con il dito l’estremità superiore del tubo ed estraila dal bicchiere.
Osservazioni e conclusioni
Osservo che, con il dito tappato sull’estremità superiore del tubo, l’acqua non cade perché il suo peso è inferiore alla forza che preme dal basso. Se invece tolgo il dito, la pressione preme sull’acqua nel tubo anche dall’alto, e così l’acqua, per il suo peso, cade.
Perché, aspirando, l’acqua è salita rapidamente nel tubo? Aspirando ho tolto l’aria dall’interno del tubo, si è determinata così una riduzione di pressione e lo spazio lasciato libero dall’aria è stato occupato dall’acqua. La depressione creata con l’aspirazione dell’aria ha fatto salire l’acqua nel tubo.
PER SAPERNE DI PIU’
Sulla base di questo principio funzionano le pompe usate per estrarre l’acqua dal sottosuolo.
Per sturare i lavandini si adopera la ventosa. Quando si stacca la ventosa si determina una depressione all’interno del tubo del lavandino; in tal modo l’acqua viene sollevata trascinando con sé i corpi estranei che avevano intasato il lavandino.
Ogni corpo è fatto da una certa quantità di materia, che si chiama “massa”. La massa si misura con la bilancia a bracci uguali, usando come unità di misura il kilogrammo.
Esaminiamo la bilancia presente in laboratorio:
La bilancia a bracci uguali è formata da un’asticciola, chiamata giogo della bilancia e da un perno, attorno al quale oscilla il giogo. Il perno è collocato esattamente nel punto di mezzo dell’asticciola, che risulta pertanto formata da due bracci uguali. I due bracci portano alle estremità due piatti uguali, capaci di sorreggere degli oggetti. In assenza di oggetti sui due piatti il giogo è immobile: si dice che la bilancia è in equilibrio. Collocando sui due piatti due oggetti con masse diverse, il giogo perde l’equilibrio e si abbassa dalla parte dell’oggetto con la massa più grande. Collocando due oggetti con la stessa massa, invece, il giogo rimane in equilibrio. Dunque, per misurare la massa di un corpo con la bilancia a bracci uguali si procede nel modo seguente: si sceglie la massa di un oggetto come massa campione con la massa del corpo che si vuole misurare. L’unità di misura della massa è il Kilogrammo (Kg).
Nella vita comune si usano frequentemente anche il grammo (g) e il milligrammo (mg). Il grammo e il milligrammo sono sottomultipli del Kilogrammo, cioè sono contenuti nel Kilogrammo un certo numero intero di volte e servono per misurare corpi di massa piccola.
Il Peso dei corpi
Qualsiasi oggetto, lasciato a se stesso, cade al suolo; per sollevare o tenere sollevato da terra un oggetto, devi fare uno sforzo. Lo sforzo necessario è tanto più grande, quanto più grande è la massa dell’oggetto che sollevi. Per descrivere questa situazione dici che l’oggetto è “pesante”. Si parla di “peso”. Il peso di un corpo è dovuto alla forza di attrazione che la Terra esercita su di esso.Tale forza si chiama forza di gravità o gravitazione.
Dunque: il peso di un corpo è la forza con la quale la terra attrae quel corpo. Essendo una forza, il peso è anche chiamato forza-peso.
Anche il peso, come la massa, si misura con la bilancia a bracci uguali. Si sceglie il peso di un oggetto come campione o unità di misura e si confronta quest’ultimo, mediante la bilancia a bracci uguali, con il peso che si vuole misurare.
Il peso dei corpi può essere misurato anche con il dinamometro.
Essendo una forza, il peso dei corpi può essere misurato anche con un altro strumento: il dinamometro. Il dinamometro (misuratore di forze) è utilizzato per misurare forze di vario tipo, non soltanto la forza-peso dei corpi.
L’unità di misura del peso è il Kilogrammo-peso (Kgf).
Il kilogrammo-forza è il peso di un corpo con la massa di un Kilogrammo (cioè la forza con la quale la Terra attira un corpo con la massa di un Kilogrammo).
Il dinamometro
Le forze si misurano con la misura indiretta dell’effetto che producono, ad esempio l’allungamento di una molla.
Lo strumento che si usa per misurare una forza è il dinamometro, costituito da una molla tarata che scorre all’interno di un cilindro metallico. Un’estremità della molla è fissata al cilindro mentre l’altra, munita di un gancetto al quale si applica la forza, è mobile. L’allungamento della molla, la cui grandezza è osservabile su una scala graduata, è direttamente proporzionale all’intensità della forza applicata.
Esperimento
"Misurare con dinamometro"
Materiale occorrente
Il dinamometro presente in laboratorio
Procedimento
Utilizziamo il dinamometro presente in laboratorio appendiamo al gancio un peso: la molla si allunga, sulla scala graduata compare il peso dell'oggetto che abbiamo misurato.
Osservazioni e conclusioni
Un dinamometro può misurare solo forze di una certa intensità, perché la molla, superato un certo allungamento,potrebbe deformarsi o rompersi. La forza massima che un dinamometro può misurare si chiama carico di rottura del dinamometro.
Il dinamometro, piccolo e comodo da trasportare, è usato da chi viaggia per pesare le valigie, poiché ci sono limiti di peso per i bagagli che si possono caricare a bordo degli aerei.
Una forza è tutto ciò che provoca un cambiamento nello stato di un corpo a cui viene applicata: lo mette in movimento se è fermo (cioè in quiete), ne fa variare la velocità se è in movimento o ne cambia la forma.
L’unità di misura delle forze, nel Sistema Internazionale, è il Newton (N) che è la forza applicata a un corpo della massa di un chilo che gli imprime un’accelerazione pari a 1m/s2, cioè fa aumentare ogni secondo la sua velocità di un metro al secondo. Il Newton prende il suo nome dallo scienziato Isaac Newton, che per primo studiò la gravitazione universale.
Il Newton è anche l’unità di misura del peso.
Il peso, infatti, è la forza che agisce tra due corpi (uno dei quali è la Terra) per effetto dell’attrazione gravitazionale. Sulla superficie terrestre un corpo che ha massa di 1 Kg subisce una forza pari a 9,8N.
Una forza si rappresenta con un vettore, che è una freccia orientata nello spazio.
Un corpo è in equilibrio quando la risultante di tutte le forze che agiscono su di esso è nulla: il corpo non si sposta.
Le condizioni di equilibrio
Un corpo è formato da tante particelle (atomi e molecole) ciascuna delle quali ha una certa massa ed è soggetta alla forza di gravità;tutte vengono attirate verso il centro della Terra, con la stessa direzione e lo stesso verso.
Componendo tutte le forze di gravità che agiscono sulle diverse particelle di un corpo si ottiene come risultante la forza-peso, che ha come risultante la somma delle intensità delle singole forze.
In un corpo rigido il punto di applicazione della forza peso è un punto interno al corpo che si chiama baricentro.
Quindi il baricentro è il punto in cui può essere considerata concentrata tutta la massa del corpo. Un corpo rigido si dice omogeneo quando è costituito tutto dallo stesso materiale e ha perciò in ogni punto la stessa densità. Sono corpi omogenei un cubetto di ghiaccio, una lastra di vetro, ecc. Per i corpi omogenei di forma geometrica, il baricentro coincide con il centro geometrico o centro di simmetria.
I corpi non omogenei, invece, sono costituiti da materiali diversi.Sono corpi non omogenei un cacciavite con il manico in materiale isolante, uno spazzolino da denti, una racchetta da ping-pong. Il loro baricentro non coincide con il centro di simmetria, ma è spostato a seconda della diversa densità dei materiali componenti.
Esperimento
"Troviamo il baricentro di un corpo"
Materiale occorrente
Procedimento
Ritaglia dal cartoncino due figure piane, una regolare (un triangolo, un quadrato, un rettangolo e una di forma irregolare).
Per trovare il baricentro del corpo di forma regolare ricorda quanto hai imparato studiando la geometria: in un triangolo il baricentro è il punto d’ incontro delle mediane, in un quadrato e in un rettangolo è il punto d’incontro delle diagonali. Per il corpo di forma irregolare procedi in modo sperimentale. Pratica tre fori su tre parti opposte. Appendi il corpo facendo passare il filo successivamente in ciascuno dei fori e ogni volta traccia la retta verticale che passa per il punto di sospensione.
Osservazioni e conclusioni
Il punto d’incontro delle tre rette è il baricentro del corpo.
Esperimento
"Il baricentro"
Materiale occorrente:
Procedimento
Sistema i tre bicchieri sul tavolo, intreccia i rebbi della forchetta e inserisci all’interno lo stuzzicadenti. Poggia piano il tutto sui bicchieri, accendi lo stuzzicadenti fino al limite del bicchiere, spegni lo stuzzicadenti.
Osservazioni e conclusioni
Le forchette restano in equilibrio perché le forze sono bilanciate in tutte le direzioni e il baricentro è in equilibrio.
L’equilibrio delle forze: le leve.
Le leve sono macchine semplici utilizzate dall’uomo per vincere una forza (resistenza) applicandone un’altra (potenza).
Una leva può essere rappresentata da un’asta rigida libera di ruotare attorno a un punto fisso chiamato fulcro (F). Il braccio della resistenza (br) è la distanza tra il punto di applicazione della resistenza e il fulcro. Il braccio della potenza (bp) è la distanza tra il punto di applicazione della potenza e il fulcro.
Equilibrio delle leve
Una bilancia a due piatti è una leva, costituita da un’asta rigida con il fulcro fissato nel suo centro.La bilancia è in equilibrio se su ognuno dei piatti c’è lo stesso peso.
Una leva è in equilibrio quando il prodotto della potenza per il suo braccio è uguale al prodotto della resistenza per il suo braccio: P X bp = R X br
Tipi di leva:
Le leve di primo genere: il fulcro si trova tra la potenza e la resistenza. Esempio: la bilancia a due bracci.
Le pinze e le tenaglie sono leve di primo genere, sono vantaggiose e permettono di piegare un metallo o di estrarre un chiodo nel muro.Il braccio della potenza è maggiore del braccio della resistenza. Il remo è una leva svantaggiosa: il braccio della potenza è minore del braccio della resistenza perché il fulcro è più vicino alla potenza e quindi occorre impiegare molta forza per vincere la resistenza dell’acqua. L’altalena a due bracci è una leva indifferente perché i due bracci sono uguali.
Le leve di secondo genere: la resistenza si trova tra il fulcro e la potenza. In queste leve il braccio della potenza è sempre più lungo del braccio della resistenza così la potenza vince sempre sulla resistenza, è una leva vantaggiosa. Esempi: lo schiaccianoci e la carriola.
Le leve di terzo genere: la potenza si trova tra la resistenza e il fulcro e il braccio della potenza è sempre più corto del braccio della resistenza. In queste leve, quindi, la potenza deve essere molto grande per poter vincere la resistenza. Queste leve sono, quindi sempre svantaggiose, ma sono molto utili per lavori di precisione o quando si maneggiano oggetti delicati. Sono leve di terzo genere: le molle per il camino, le pinzette dei francobolli, le pinze per il ghiaccio.
Altre macchine semplici: la carrucola formata da una ruota che gira attorno al proprio asse, porta una scanalatura con una corda che la fa girare. Il piano inclinato: lo rappresentiamo come l’ipotenusa di un triangolo rettangolo mentre l’altezza del piano è il cateto. Il peso da sollevare è la resistenza. La potenza è la forza che si applica per sollevare il corpo. Il cuneo si utilizza per tagliare un pezzo di legno è l’unione di due piani inclinati. Scompone la potenza in due direzioni perpendicolari aidue piani che lo costituiscono: nel materiale in cui è inserito vengono perciò applicate due forze divergenti. La resistenza che il cuneo deve vincere è scomposta in due componenti, la cui risultante è sempre minore della resistenza effettiva, e quindi, anche il cuneo è una macchina vantaggiosa.
Funzionano, così, anche le asce e i coltelli.
Le forze nei fluidi
Anche nei fluidi (aria e acqua) agiscono le forze.
La pressione
Se cerchiamo di applicare una forza a un fluido ci accorgiamo che non esiste un punto di applicazione bensì una superficie.
Se indichiamo con F la forza applicata e con S la superficie di applicazione, la relazione tra queste due grandezze è:
P= con P viene indicata la Pressione che è la forza peso di un corpo in rapporto alla sua superficie di appoggio.
Nel sistema internazionale l’unità di misura della pressione è il Pascal dal nome dello scienziato Blaise Pascal.Un Pascal equivale a una forza di un Newton applicata perpendicolarmente su una superficie di un metro quadrato, cioè: 1Pa=
La pressione è la pressione presente in qualsiasi punto dell’atmosfera terrestre.
La pressione è direttamente proporzionale all’intensità della forza applicata e inversamente proporzionale all’area della superficie su cui è applicata.
La pressione idrostatica è la forza esercitata da un fluido in quiete sull’unità di superficie con cui è a contatto.Essa dipende dall’intensità della forza stessa, ma anche dalla superficie di appoggio; infatti maggiore è la superficie minore è la pressione.
Possiamo affermare che:
P=F/S
La pressione è direttamente proporzionale all’intensità della forza applicata e inversamente proporzionale all’area della superficie su cui è applicata.
Esperimento
"L’apparecchio di Pascal"
Materiale occorrente:
Procedimento
Inserisci l’acqua nell’apparecchio e premi lo stantuffo.
Osservazioni e conclusioni
Gli zampilli escono dai vari fori e vanno in tutte le direzioni, ma sempre perpendicolarmente alle pareti dell’apparecchio.
La pressione dell’acqua agisce, dunque, in tutte le direzioni nello stesso modo.
Questa proprietà è valida per tutti i fluidi:il PRINCIPIO DI PASCAL.
La pressione esercitata da un fluido contenuto in un recipiente viene trasmessa in modo uguale in tutte le direzioni e in ogni parte del contenitore.
La legge di Stevin
Basi teoriche
Se si riempie la bottiglia con un liquido avente un peso specifico inferiore all’acqua, ad esempio olio, gli zampilli hanno un’intensità minore e raggiungono distanze minori rispetto a quelle raggiunte dai corrispondenti zampilli d’acqua. Questi esempi dimostrano che la pressione idrostatica dipende dalla profondità del liquido e dal suo peso specifico. Questa proprietà è stata studiata da uno scienziato: Simon Stevin che ha formulato una legge con il suo nome.
La pressione esercitata in un punto qualsiasi di un liquido non dipende né dalla sua quantità né dalla forma del recipiente che lo contiene, ma solo dalla profondità di quel punto rispetto alla superficie del liquido e dal peso specifico del liquido stesso.
La legge di Stevin viene utilizzata nella costruzione delle dighe che vengono costruite con le pareti più spesse in basso e più sottili in basso per sopportare pressioni più forti man mano che si va in profondità.
Densità e peso specifico di una sostanza
Basi teoriche
Consideriamo due oggetti identici per forma e per dimensione, ma di materiale diverso, hanno masse diverse. Ad esempio due bulloni uguali: un bullone di ferro e un bullone di ottone; il bullone di ottone è più pesante del bullone di ferro.Essi hanno identiche dimensioni e volume uguale.
Possiamo concludere che: uno stesso volume può contenere una diversa quantità di materia, cioè può avere una diversa massa.
Consideriamo, ora, una serie di cubetti di diversi materiali, aventi tutti il lato di 1 cm. Ovviamente tutti i cubetti hanno lo stesso volume di 1. Usando la bilancia,puoi osservare che ognuno di essi ha una massa diversa da quella degli altri. Per indicare tale fatto si dice che i diversi materiali di cui sono fatti i cubetti hanno tutti una densità o una massa specifica diversa. Infatti:
la massa dell’unità di volume di una sostanza si chiama densità o massa specifica della sostanza. Ogni specie chimica o sostanza pura ha una sua densità caratteristica.
L’equilibrio nei liquidi: il principio di Archimede
Basi teoriche
Vediamo, ora, le forze che agiscono in un corpo immerso in un liquido. Consideriamo ora due oggetti (due cubi) di uguale volume ma di materiale diverso, ad es. legno e ferro. Se li immergiamo in acqua vedremo che il cubo di legno resta immerso solo in piccola parte, mentre il cubo di ferro va a fondo. Nel cubo di legno accade che la forza-peso viene bilanciata dalla forza esercitata dall’acqua sulla faccia inferiore del cubo, nel ferro, invece, la forza–peso del cubo è maggiore della forza esercitata dall’acqua sulla faccia inferiore del cubo.
Il principio di Archimede
Un corpo galleggia quando si crea una condizione di equilibrio tra la sua forza–peso e un’altra forza esercitata dal liquido in cui il corpo è immerso Questa forza viene chiamata spinta idrostatica.
La spinta idrostatica fu scoperta da Archimede che formulò il principio di Archimede:
Un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del volume del liquido spostato.
Il principio di Archimede ci dice che la spinta idrostatica è una forza diretta verso l’alto che si può immaginare applicata al baricentro di un corpo. Quindi un corpo galleggia quando la spinta idrostatica è maggiore o uguale alla forza-peso del corpo stesso.
Le navi galleggiano, nonostante i loro scafi siano realizzati con materiali pesanti: ferro, acciaio ecc. Questo avviene perché il loro volume è tale per cui la spinta verso l’alto che l’acqua esercita sullo scafo è superiore al peso della nave. Se concentrassimo il peso della nave in un cubo, la nave affonderebbe. Il galleggiamento dei corpi dipende, certo dal loro peso, ma anche dal loro peso specifico cioè dal rapporto tra il peso e il volume (anche dal peso specifico del liquido in cui sono immersi). Perciò le navi sono costruite in modo tale che la spinta idrostatica sia superiore al loro peso.
Concludiamo affermando che:
·I corpi che hanno peso specifico minore del liquido in cui sono immersi galleggiano.
·I corpi che hanno peso specifico maggiore di quello del liquido in cui sono immersi vanno a fondo.
Quindi se il liquido ha un elevato peso specifico i corpi galleggiano più facilmente.
·Nel mare è più facile galleggiare rispetto alla piscina perché nel mare sono disciolti i sali minerali che ne fanno aumentare il peso specifico.
·L’olio ha un peso specifico minore di quello dell’acqua, quindi galleggia sull’acqua.
·Il legno ha un peso specifico minore di quello dell’acqua, quindi galleggia sull’acqua (i tronchi degli alberi vengono portati a valle con i corsi d’acqua, le zattere e le barche galleggiano).
·Il petrolio ha un peso specifico minore di quello dell’acqua, perciò se una petroliera affonda nel mare resta a galla e i pesci che vivono in superficie muoiono.
I pesci sfruttano il Principio di Archimede per spostarsi rapidamente dal fondo alla superficie del mare per mezzo della vescica natatoria che si trova sopra l’intestino: con essa modificano il loro peso specifico e, quindi, la loro spinta idrostatica. La vescica natatoria è un piccolo sacco che contiene ossigeno, acqua e anidride carbonica. I pesci riescono a regolare la quantità di gas presente nella vescica, quidi gonfiandola e sgonfiandola può spostarsi facilmente nell’acqua.
Dimostriamo il principio di Archimede con qualche esperimento.
PESO SPECIFICO
Basi teoriche
Il peso specifico è definito come il peso di un campione di materiale diviso per il suo volume; è usato impropriamente come sinonimo di densità (rapporto tra massa e volume di un corpo).
Esperimento
"Verifichiamo il peso specifico"
Materiale occorrente
Procedimento
Riempi i 4 recipienti di acqua fino a circa ¾ della loro altezza; aggiungi al primo nel primo un pò di olio d’oliva, nel secondo un po’ di alcool,nel terzo il pezzo di sughero e nel quarto la lamina metallica.
Osservazioni e conclusioni
Nel primo e nel secondo bicchiere si formano due strati: uno superiore formato dall’olio d’oliva e dall’alcool e uno inferiore costituito dall’acqua.
Nel terzo bicchiere il legno galleggia sull’acqua.
Nel quarto bicchiere la lamina metallica va a fondo.
Il motivo per cui si osservano questi comportamenti è legato alla differente densità dei materiali utilizzati. Ecco le densità di alcune sostanze:
Esperimento
"Il principio di Archimede"
Materiale occorrente
Procedimento
Riempi i due becher a metà con l’acqua, in uno di essi immergi un cucchiaio di sale mescola con il cucchiaio. Immergi un uovo nel bicchiere con l’acqua senza sale: l’uovo affonda, immergi l’uovo nel bicchiere con l’acqua salata: l’uovo resta a galla.
Osservazioni e conclusioni
Nel primo bicchiere il peso specifico dell’acqua è minore di quello dell’uovo, quindi la forza-peso è maggiore della spinta di Archimede: il corpo va a fondo. Nel secondo bicchiere, per la presenza del sale il peso specifico dell’acqua è aumentato, quindi la spinta di Archimede è maggiore della forza-peso: il corpo galleggia.
Esperimento
"Il principio di Archimede"
Materiale occorrente
Procedimento
Immergi l’acqua nel becher fino a metà; appallottola la plastilina e immergila nell’acqua: essa affonda. Togli la plastilina dal bicchiere, asciugala un po’ e distendila fino a formare una barchetta, immergila nell’acqua: essa galleggia.
Osservazioni e conclusioni
Il peso specifico dell’acqua e del corpo (la plastilina è uguale); cambia nei due casi il volume cioè lo spazio occupato dal corpo.
Il galleggiamento dei corpi dipende dal peso,ma anche dal loro peso specifico che P/V: di conseguenza se aumenta il volume il peso specifico diminuisce e viceversa.
Esperimento
"Il principio di Archimede"
Materiale occorrente:
Procedimento
Versa l’acqua nei tre becher, poi aggiungi in uno di essi l’alcool, nell’altro un po’ di olio e nel terzo lascia solo l’acqua,aggiungi i pezzi di candela nei tre becher.
Osservazioni e conclusioni
Nel becher contenente solo l’acqua la candela galleggia; nel becher con l’olio la candela è sotto il livello dell’acqua e, infine, nel becher con l’alcool la candela va a fondo.
LE REAZIONI CHIMICHE
Il processo tramite cui una o più sostanze si trasformano in sostanze diverse si chiama reazione chimica. Esempi: il legno brucia e si trasforma in fumo e cenere, un chiodo arrugginisce a contatto con l’aria perché il ferro di cui è fatto si unisce con l’ossigeno dell’aria e si trasforma in un composto chimico: l’ossido di ferro che chiamiamo comunemente ruggine.
Durante una reazione chimica si rompono i legami tra gli atomi delle sostanze che reagiscono e si formano nuovi legami.
Quando il carbone brucia si ha una reazione di combustione in cui il carbonio C del carbone si combina con l’ossigeno dell’aria O2 e si forma l’anidride carbonica CO2.
Esperimento
"Le reazioni chimiche"
Materiale occorrente:
Procedimento
Inserire l’imbuto nel palloncino, introdurre alcuni cucchiai di bicarbonato di sodio nel palloncino attraverso l’imbuto.
Il palloncino va, poi, inserito nel collo della bottiglia senza far scivolare il bicarbonato nell’aceto. Far passare tutto il contenuto del palloncino nella bottiglia e osservare.Inizia la reazione chimica.
Osservazioni e conclusioni
All’interno della bottiglia è avvenuta una reazione chimica: il bicarbonato a contatto con l’aceto si è trasformato e ha prodotto anidride carbonica (CO2), un gas che si espande nel palloncino gonfiandolo.
Esperimento
Le cellule vegetali al microscopio
Materiale occorrente:
Procedimento
1)Taglia un bulbo di cipolla, vedrai che è fatto di strati sovrapposti. Fra uno strato e l’altro si trova una sottilissima pellicola: con la pinzetta stacca un frammento di pellicina.
2)Metti la pellicina su un vetrino portaoggetto, su cui fai cadere una goccia di acqua e una di tintura di iodio.
3)Copri con il copri-oggetto e metti il preparato sul piano del microscopio. Incomincia ad osservare con l’ingrandimento minore: quando hai messo a fuoco passa ad un ingrandimento maggiore.
Osservazioni e conclusioni
Si osservano bene la parete cellulare e il nucleo.
Prova a disegnare quello che hai osservato.
Esperimento
Osservare le cellule della mucosa boccale
Materiale occorrente:
Procedimento
Con la piccola spatola o con i cotton-fioc, raschia delicatamente la parte interna della tua bocca all'altezza delle guance.
Deponi ciò che hai prelevato su un vetrino porta-oggetti.
Copri con un vetrino copri-oggetti e osserva al microscopio.
Osservazioni e conclusioni
Vedi le cellule della mucosa boccale di forma piuttosto irregolare.
Intorno alle cellule animali c'è la membrana cellulare.
Esperimento
Osserva una muffa
Materiale occorrente
Procedimento
Gratta un po' della muffa; deponila su un vetrino porta-oggetti. Deponi una goccia di acqua e copri con il vetrino copri-oggetti.
Osservazioni e conclusioni
Puoi osservare un intreccio di filamenti,dai quali si staccano "rami" a decorso parallelo. La muffa è, in realtà, un tipo di fungo microscopico:
i filamenti si chiamano ife. Le piccole sferette alle estremità delle ramificazioni sono le spore, cioè cellule che permettono al fungo di riprodursi.