Sulla base delle sollecitazioni ricevute dalla bella relazione di Juliet Fall [CGI] si è pensato di poter investire una linea di approfondimento su comics e graphic novel in termini di possibile convegno e/o pubblicazione. Su questa traccia si sono dimostrati disponibili a riflettere per sottoporre al gruppo una più articolata proposta Valentina Albanese, Alessandra Bonazzi, Simone Gamba, Valentina Greco, Emanuele Frixa e Fabio Fatichenti.
Le prime proposte pervenute, in forma di semplici appunti, sono due e l'invito è di proseguire su queste pagine o sulla mail del gruppo con avanzamenti successivi (a cominciare dalla bibliografia evocata nel testo di Alessandra):
1) La prima è stata proposta da Alessandra Bonazzi, di concerto con Giulia de Spuches
Questo potrebbe essere a grandi linee un possibile titolo (o una suggestione) per raccogliere un lavoro sul rapporto tra geografia e graphic novel. Rapporto ormai ufficializzato da numerose pubblicazioni – per una bibliografia si può fare riferimento a: P. C. Adams, Jim Craine, The Routledge Research Companion to Media Geography (2016); Jason Dittmer, eds., Comic Book Geographies, Germany, Franz Steiner Verlag, 2014 – che offre numerosi ambiti e temi di riflessione sulla costruzione e comunicazione culturale della geografia attraverso immagini e linguaggio. La nostra idea è che sarebbe interessante occuparsi di quella produzione di graphic novel e graphic journalism direttamente impegnati nella pratica, tutta geografica, del “reporting” di luoghi, margini, conflitti, cartografie della memoria, corpi e autobiografie spesso privi di parola (per una veloce rassegna sui filoni della produzione dei comics si può utilmente leggere il saggio di Eleonora Brandigi, L’archeologia del graphic novel).
Così, non si può che partire dalle parole di Edward Said sulla forma critica e il contenuto politico dell’ormai classico Palestina di Joe Sacco:
I fumetti mettevano a soqquadro la logica di a+b+c+d e di certo non incoraggiavano a pensare nei termini richiesti dagli insegnanti o per esempio da una materia come la storia. […] I fumetti ti davano un approccio diretto (la combinazione coinvolgente e sfarzosa di immagine e parola) che da un canto sembrava incontestabilmente verosimile e dall’altro meravigliosamente tangibile, vivida e familiare. In un modo che trovo ancora oggi affascinante da decifrare, i fumetti nel loro implacabile portare in primo piano (molto di più, diciamo, dei cartoni animati o delle vignette umoristiche, cose che non mi sono mai interessate granché) sembravano dire qualcosa che non poteva essere detto diversamente, forse ciò che non era permesso dire o immaginare, sconfiggendo i normali procedimenti del pensiero, generalmente protetti, modellati e rimodellati do ogni specie di pressione pedagogica o ideologica. Allora non ne sapevo nulla, ma sentivo che i fumetti mi consentivano di pensare, immaginare e vedere in maniera diversa. […] Tagliato fuori com’ero dal mondo del fumetto (non ero più un lettore, né sapevo alcunché della compravendita e dello scambio), non avevo mai sentito parlare di Sacco e del suo lavoro. Ripiombai direttamente indietro nel tempo, all’epoca della prima grande Intifada (1987-92) e, con un effetto ancor più sorprendente, mi ritrovai nel mondo animato e vivace dei fumetti che avevo letto da bambino. Il trauma del riconoscimento fu quindi duplice, e più mi accanivo a leggere gli albi di Palestina (una decina in tutto), raccolti in un volume che spero sia di facile reperibilità non solo per i lettori americani ma per quelli di tutto il mondo, più mi convincevo che si trattava di un lavoro di grande originalità politica ed estetica, più efficace degli innumerevoli dibattiti involuti, estenuanti e spesso pomposi, che da sempre coinvolgevano palestinesi, israeliani e rispettivi sostenitori. […] Sacco ha saputo ritrarre così accuratamente la vita nei Territori Occupati palestinesi perché il suo vero interesse è la storia delle vittime.
Quello che si apprende è che i luoghi, gli spazi, e gli eventi assumono una valenza etica/politica attivamente critica in grado di produrre una rappresentazione geografica alternativa ai luoghi comuni delle narrazioni dominanti. E questo sembra dipendere dalla struttura del medium, da un nuovo punto di vista, e dai soggetti che prendono forma e parola in una narrazione decisamente “spaziocentrica” (Peterle, 2017). Il titolo provvisorio tiene insieme spazio, storie e narrazioni e implica almeno tre possibilità:
1) una pratica di ricerca interdisciplinare tra la teoria critica letteraria e la critica geocartografica. Questo primo punto considera il campo emergente delle geografie dei comics e suggerisce una più ampia apertura verso le cartografie dei comics. Un approccio che appartiene alla critica letteraria e alla teoria critica (Casarino), e che si concentra sulla funzione e l’utilizzo delle carte geografiche all’interno dei comics. (Il graphic novel è una mappa e chi lo disegna è un cartografo?). Comunque l’autore mappa l’esperienza e la grammatica dei comics è spaziale (Maarit Piipponen, Markku Salmel, eds., Topographies of Popular Culture, 2016).
2) Il fumetto come immagine migrante (“Migrating Images”), per utilizzare una definizione di W. J. Thomas Mitchell, la cui circolazione crea attrito e difficoltà. In questo punto possono collocarsi i temi relativi alle numerosissime contro narrazioni riconducibili ai soggetti che si muovono tra le categorie degli attuali spazi di conflitto postcoloniali, urbani, culturali e globali. Tra presente e passato.
3) Il limite dell’immagine fotografica e della narrazione nella produzione dell’informazione su luoghi, spazi e biografie. Il giornalismo a fumetti o il romanzo per immagini come piano in cui la logica del visibile e quella del dicibile non si sovrappongono mai del tutto, coesistono ma non sono coestensivi, si intrecciano per formare un oggetto culturale e un immaginario critico più vicino al vero e più verosimile di qualunque reportage. E qui il legame potrebbe essere con i Visual Studies. La ricerca dovrebbe interrogarsi sulle ragioni di produzione di verità di questo nuovo medium.
A nostro avviso questi possibili ambiti di ricerca (che sono soltanto suggerimenti) sono legati a una pre-posizione che li accomuna tutti: la dimensione autobiografica, il viaggio/movimento in uno spazio geografico visto con gli occhi dell’esperienza e della posizione personale dell’autore, la (ri)costruzione della memoria (personale, collettiva, politica) filtrata dalla storia (memoria) individuale dell’autore. È possibile insomma realizzare la compresenza di un duplice spazio (esterno/interno) e di un tempo altrettanto duplice (memoria e presente) (Spiegelman, Maus)
Giulia de Spuches - che ho coinvolto nel progetto perché lei, a differenza di me, ha già scritto sui graphic novels – durante una telefonata domenicale nella quale stavamo ragionando su come dare corpo e forma al rapporto tra geografia e comic, mi raccontava di Joe Sacco, Marjane Satrapi (Persepolis), Ari Folman (Valzer con Bashir film di animazione) e altri. Io sul filo dei suoi discorsi, osservazioni e indicazioni prendevo appunti. Queste sono le annotazioni, che riporto perché forse c’è qualcosa che si può usare come cappello.
Uno spazio (intimo) e storico (geografico) che si muove tra immagine e parole, due registri segnici del dicibile e del visibile. Mi viene in mente la forma di romanzo inaugurata da Conrad quando si ostinava a frequentare i margini e gli emarginati dell’impero, cioè il suo allora attuale presente coloniale. Nuove immagini (difficili da descrivere compiutamente) nuova posizione del soggetto narrante (il viaggio è intimo e nello spazio, la risalita nel fiume che è fino alle ere di cui non si ha più memoria). L’uso sapiente della cartografia e il bianco che diventa, nella prova dell’esperienza, l’indicibile. Lo stesso movimento critico mediante una nuova forma (quanto funziona il bianco e il silenzio nel graphic novel?). Di certo questa nuova forma di romanzo o di oggetto di produzione di immaginario geografico, sta stabilendo nuove modalità di reporting (come il reporting della geografia critica di Conrad), abilita e pubblica discorsi critici sulle immaginazioni ufficiali, attiva nuovi comportamenti (atteggiamenti?). Allora il mondo secondo il graphic novel (con gli occhi dell’occidente?).
L’idea è che si possa fare un numero di Geotema dedicato al graphic novel.
Sarebbe utile organizzare un seminario del gruppo di lavoro. (Lettura comune di alcuni testi e discussione collettiva)
La seconda è uno spunto proposto da Valentina Albanese
2) Raccontare la Provincia di Bologna attraverso il fumetto d’autore
Gli Intrusi, il libro che potremmo rieditare con ampliamenti e con un nuovo focus territoriale, è un libro a fumetti attraverso cui il lettore compie un viaggio. Il nostro viaggio dovrebbe riguardare Bologna. Il viaggio narrativo si realizza attraverso il segno grafico di autori fumettisti provenienti da tutta la penisola. In Gli Intrusi i fumettisti chiamati all'opera sono stati 10, noi potremmo decidere liberamente il numero di persone da coinvolgere.
Il progetto consente di vivere i luoghi in maniera completamente immersiva. Sulla base di questa esperienza si dà vita alle storie che poi vengono contenute nel libro, dove il carattere autoriale trova massima espressione sia di storytelling che di forza immaginifica. La visione del territorio arriva dunque senza filtri, unendo alla sensibilità degli artisti il folklore, le dinamiche di vita, gli spazi domestici, il vernacolo, le bellezze paesaggistiche ed architettoniche.
Il libro, come accaduto con successo per Gli Intrusi, potrebbe essere presentato alla fiera di Lucca Comix, al Romix e ad Angouleme (la più importante vetrina europea del fumetto con sede in Francia), oltre che in un convegno ad hoc organizzato da noi e più squisitamente geografico (con un taglio chiaramente multidisciplinare).
Gli Intrusi. Appunti da una terra vicina
A cura di Pasquale La Forgia, Roberto La Forgia, Michele Casella
Prefazione di Goffredo Fofi
224 pagine
Coconino press
Gli autori: Pasquale La Forgia, Roberto La Forgia, Michele Casella, Francesco Cattani, Francesco Chiacchio, Manuele Fior, Alessandro Tota, Marco Corona, Giacomo Nanni, Andrea Bruno, Amanda Vähämäki