Ciao, sono Fabiana.
Ho un sogno: contribuire a rendere il digitale un posto più consapevole, umano e sicuro soprattutto per le nuove generazioni.
Ciao, sono Fabiana.
Ho un sogno: contribuire a rendere il digitale un posto più consapevole, umano e sicuro soprattutto per le nuove generazioni.
Quello di cui mi occupo oggi nasce da un percorso tutt’altro che lineare.
Più che una strada dritta, è stato un sentiero fatto di salite, discese, curve e tratti dissestati, ma proprio per questo pieno di occasioni per imparare e cambiare direzione.
So esattamente da dove tutto è iniziato: quando è arrivato il momento di scegliere l’Università, il mio cuore diceva “psicologia” perché da sempre il benessere delle persone è stato un tema centrale della mia vita. Poi però la testa ha vinto e ha preferito un percorso lineare con gli studi delle superiori.
Ancora nelle vesti di studentessa, mi sono ritrovata immersa nel mondo del no profit e dell’associazionismo. Un ingresso improvviso, ma che ha segnato la mia vita professionale per tantissimi anni.
Durante quel periodo ho potuto esplorare ambiti molto diversi: dall'organizzazione di eventi alla formazione, dal fundraising alla progettazione partecipata. Ho vissuto processi in cui le idee si costruivano insieme, passo dopo passo, attraverso l’ascolto e il confronto.
E qui mi sono resa conto di una cosa: il fil rouge di tutte queste esperienze era sempre lo stesso, le relazioni.
Il periodo del lockdown però mi ha messa di fronte ad un uso del digitale sempre più presente, fuori misura, spesso inconsapevole ed un cambio nel modo di vivere le relazioni. Mi sentivo ingabbiata in una realtà che non mi apparteneva più e ho iniziato a chiedermi che cosa desiderassi davvero.
Di una cosa ero sicura: volevo lasciare la mia impronta.
Ricordo ancora quel periodo in cui volevo partecipare ad un bando per realizzare un luogo di digital detox: uno spazio dove le relazioni potessero tornare al centro. Era un’idea bellissima, forse troppo grande per quel momento in cui stavo diventando genitore. Ma quell’intuizione ha continuato a lavorare dentro di me, e mi ha spinta comunque a cercare nuove strade.
Passano i mesi e insieme ad un gruppo di donne, decidiamo di dare vita ad un’associazione per supportare la genitorialità attraverso momenti di ascolto, condivisione e crescita per famiglie con bambini e bambine da 0 a 6 anni.
Parallelamente, inizio a lavorare come consulente per comunicazione sui social media, in particolare per realtà educative e professionisti del settore materno-infantile, con il desiderio di promuovere una comunicazione più autentica, etica e gentile.
Ma qualcosa non tornava. Più stavo nel mondo dei social, più mi sentivo sopraffatta. Vedevo dinamiche che rischiavano di diventare tossiche, comportamenti poco consapevoli, soprattutto da parte di adulti che faticavano a orientarsi tra piattaforme, privacy e figli sempre più esposti.
Ho iniziato a documentarmi e a cercare corsi ma per molto tempo ho trovato poco, nulla.
Finché, dopo quasi due anni di ricerche, un’università ha risposto alla mia chiamata e finalmente ad inizio 2025 mi sono iscritta al master Il digitale a misura dello 0-6 del CREMIT e Università Cattolica del Sacro Cuore.
Si è così strutturato sempre più il desiderio di accompagnare le persone verso un uso più consapevole e critico del digitale: adulti che vivono la tecnologia nella propria quotidianità, ma anche genitori, educatori, insegnanti che si interrogano su come guidare bambini e bambine in un mondo sempre più iperconnesso.
Questa è la direzione verso cui vorrei navigare.
Il mio obiettivo è quello di creare spazi di consapevolezza, dove potersi confrontare, condividere domande, trovare insieme delle risposte. Spazi in cui il digitale non sia né demonizzato né idolatrato, ma compreso, discusso, abitato con cura.
Perché il mio progetto nasce da una convinzione profonda:
al centro ci sono sempre le relazioni.
E credo che il digitale, se accompagnato con consapevolezza, possa diventare uno strumento per sostenere quei legami, mai per sostituirli.
Sono solo all’inizio, ma questo è il cammino che voglio costruire.
Con ascolto, con strumenti, e soprattutto, insieme alle persone.