NE' CON TE, NE' SENZA DI TE
Nel “mito dell’androgino” di Platone, meglio conosciuto come il mito “delle due metà”, in origine gli esseri umani erano sfere complete, con due teste, quattro braccia e quattro gambe, e di tre generi: maschio, femmina e androgino. Erano completi, autosufficienti e molto potenti, tanto che iniziarono a sfidare gli dei. Zeus, per punire e arrestare il loro potere, li divise in due, condannandoli a cercare la loro metà perduta per ricongiungersi e ritrovare la loro completezza originaria.
Così gli esseri umani tendono per tutta la loro esistenza a cercare un completamento mai raggiunto, sospesi tra individualità e relazione, tra il desiderio di autonomia e l’attrazione verso un altro che li completi; tra l’esigenza di riconoscersi come individui e la spinta verso il desiderio. Da soli non avranno mai lo stesso potere, la stessa completezza che hanno in coppia, ma il potere quasi illimitato del ricongiungimento (dell’amore della coppia) sopravvivrà finché sarà garantito il rispetto dei confini individuali. Una danza in punta di piedi fra bisogni diversi ma complementari: tra il senso di sé e l’attrazione verso l’altro, tra l’esigenza di uno spazio personale e il bisogno d’amore, tra l’onnipotenza simbiotica della coppia e la necessità di rispettare alcuni limiti per non perdere il contatto con la realtà.
Questo compito, già arduo, si rivela ancora più impegnativo per coloro che. come le personalità borderline, non hanno portato a termine il processo di separazione-individuazione; l’ambivalenza è accentuata e alimentata da un bisogno sottostante mai sopito di colmare il vuoto: la vicinanza dell’altro nutre il sé e idealizza la relazione, ma porta anche un rischio di soffocamento, di minaccia all’integrità di sé, alla sicurezza emotiva; la lontananza risveglia invece un fantasma di perdita, di abbandono, di smarrimento. Le relazioni diventano dolorose e conflittuali: non è possibile stare “né con te, né senza di te”.
Lungi dall’intendere questi aspetti come appannaggio esclusivo delle personalità limite, è importante riconoscerne anche le sfumature quando entrano a far parte dell'equiulibrio di una relazione. Sfumature ancora più importanti in un contesto sociale che non porta con sé una struttura relazionale di riferimento (come era un tempo quella della famiglia tradizionale), dando ancora più potere e più responsabilità al ruolo dell’individuo nella definizione di sé, nella scelta delle relazioni, nelle forme sempre più varie e articolate della convivenza.
Da un lato, il contesto sociale è ricco di dispositivi che possono “saziare” provvisoriamente la fame di completezza dell’essere umano (social scrolling, serie tv, servizi a pagamento, incontri virtuali, training sportivi, sostanze..), dall’altro la spinta verso un rapporto vero e profondo rappresenta ancora una forza potente e propulsiva che guida l’esperienza; la sospensione tra solitudine e amore contraddistingue ancora la nostra esistenza, interroga e orienta ognuno di noi.