"A volte è necessario prima perdersi, per ritrovarsi"
(P.C. Racamiere)
PERCHE' LA PSICOTERAPIA
Molte persone si affacciano all'idea della psicoterapia come a un mondo estraneo e vagamente intimorente dal quale tenersi alla larga perchè riservato a persone fragili o malate; una sorta di terra inesplorata che è meglio non addentrarsi a visitare.
Viviamo in un'epoca che proclama l'affermazione personale e la determinazione come valori irrinunciabili, come qualcosa la cui mancanza rappresenterebbe una menomazione al valore personale di un individuo. Sentirsi fragili, bisognosi di comprensione e di sostegno, tende a diventare un'esigenza da tenere nascosta, quasi qualifichi la persona come "inadeguata"; come fosse mancante delle risorse o della determinazione necessarie a qualificarla come meritevole.
In realtà, ferma restando l'importanza della responsabilità personale e della tenacia nel perseguire un obiettivo, le cose sono certamente un po' più complesse: le persone "malate" non sono quelle che provano sofferenza o che sentono di non riuscire più a farcela con le loro forze, ma quelle talmente prive della capacità di autoriflessione emotiva da non mettersi mai in discussione, anche a scapito della qualità della loro vita. Continuano ad adoperare vecchie modalità e difese che le portano al limite della sopportazione, talvolta anche oltre; oppure, per evitare di entrare in crisi, fanno andare in crisi le persone intorno a loro, scaricando su di esse i loro problemi: manipolandole, o utilizzando modalità aggressive; dando sempre ad altri la responsabilità della loro condizione (gli altri sono sempre mancanti, abusanti, ingiusti, incapaci di comprensione...); oppure, talvolta, entrano in un mondo isolato dai loro affetti, dal loro lavoro, dalle loro vite reali, per rifugiarsi nelle sostanze, nel virtuale, nel gioco.
Attraversare un periodo difficile, in cui si vive una crescente fatica a sopportare il peso di una situazione nuova carica di imprevisti; uscire da una relazione durata molti anni; confrontarsi con un lutto; confrontarsi con il "lutto" di diventare adulti e non essere sicuri di una scelta che si sta per fare; sentirsi bloccati in un percorso di studio, di lavoro, o di formazione professionale che ha mostrato delle criticità: queste e altre situazioni non sono problematiche che pertengono al territorio della follia, o che denotano mancanza di valore personale; ma aspetti di vita con cui la maggior parte delle persone si trova a confrontarsi. Situazioni che fanno emergere il punto evolutivo al quale erano arrivate fino a quel momento, chiamandole a fare un'altra tappa nel loro percorso di crescita.
LA PROSPETTIVA TEORICA
Nel corso della formazione accademica mi sono confrontato con molti differenti modelli teorici, dagli albori della psicologia scientifica fino alle avanguardie moderne del cognitivismo (come costruzionismo e interazionismo simbolico), passando per le teorie dei sistemi e le molteplici ramificazioni della dottrina psicanalitica. Nella mia formazione post-universitaria e nella pratica clinica ho scelto di approfondire la prospettiva psicanalitica, che mi sembrava cogliere meglio di altre alcuni lati profondi dell'esperienza che sfuggono all'osservazione empirica e sperimentale; tendendo, quest'ultima, ad esaurire in ciò che è visibile e misurabile la portata della vita psichica.
Talvolta mi viene chiesto in quali ambiti della psicoterapia sono specializzato: se ho una formazione per problematiche di coppia, o di psicologia scolastica, o relativa ad ansia e attacchi di panico; o per problematiche di dipendenza, di alimentazione, e via discorrendo.
Pur avendo esplorato alcune aree della sofferenza psichica più di altre (tra le quali ansia, depressione, attacchi di panico, problematiche relazionali, problematiche scolastiche) trovo importante partire da un presupposto del lavoro psicologico: ogni persona va ascoltata come testimone di una storia unica e irripetibile, che va intesa nella sua globalità.
Concentrarsi su un sintomo, su una singola fetta di esperienza dell'individuo, come se una persona diventasse il problema che porta, non solo è riduttivo, ma può diventare anche fuorviante e controproducente; in quanto quella visione parcellizzante è spesso la stessa matrice che ha generato il problema: non si elimina un attacco di panico "chiudendolo fuori dalla porta" con tecniche di controllo statisticamente validate, perchè esso "rientrerà dalla finestra" se non ci si mette all'ascolto di ciò che di nuovo e incontrollabile ci sta comunicando; non si risolvono i problemi scolastici se si guarda solo alla prestazione e non si allarga la visuale anche alla vita familiare di un ragazzo; non si elimina l'ansia con esercizi tecnici se non si è analizzato in che rapporto essa stia con le altre aree di vita, eccetera.
Per questo motivo invito sempre le persone a non cadere nella tentazione di trattare i problemi come "cose", come "prodotti da aggiustare", rincorrendo uno specialista in un determinato settore; ma piuttosto a cercare una persona verso la quale sentono fiducia, che possa avere uno sguardo globale sulla loro situazione: perchè è proprio la relazione, con la sua capacità di rivivere e riesaminare la portata di alcuni vissuti, il primo strumento di cura. Come molti studi concordemente affermano.