Dislocamenti culturali nel contesto delle migrazioni globali
Nuestra reacción debe ser la memoria,
ella es anhelo de raíces,
irradia e ilumina lo comunitario,
nos permite ser presente,
nos recuerda que somos tanto lo que está delante
como lo que está detrás de nosotras.
I versi sono dell’attivista afro-colombiano e afro-spagnolo Yeison F. García López, e portano il titolo “In quale luogo vuoi collocarti?”. Questa domanda interpella direttamente noi che partecipiamo a questa iniziativa transnazionale a Madrid: ricercatrici e ricercatori di scienze umane con una prospettiva sociale, preoccupati per la deriva bellicista, l’aumento della repressione migratoria e le disuguaglianze.
Proprio oggi, 9 maggio 2025, Giornata dell’Europa, in cui si celebrano la pace e l’unità nel continente, dobbiamo invece constatare quanto la realtà sia ben diversa. In tutto il mondo si stanno verificando arretramenti antidemocratici e la soppressione sistematica dei diritti fondamentali. Oggi ci sono più conflitti attivi che in qualsiasi altro momento dalla Seconda Guerra Mondiale, incluso un genocidio in Palestina che si sta perpetrando con la complicità di numerosi Stati europei. I budget militari aumentano e si fanno profitti con l’estrattivismo, la crisi climatica si aggrava causando danni devastanti, mentre persiste la disuguaglianza: 3,6 miliardi di persone oggi vivono al di sotto della soglia di povertà.
Un simile scenario spinge persone di origini diverse ad abbandonare la propria terra. Le disparità economiche tra Nord e Sud – diretta eredità del colonialismo – fanno sì che molti scelgano di migrare in Europa nonostante il crescente razzismo istituzionale. Il continente punta a trasformare sempre più i propri confini in una fortezza inespugnabile imponendo gravi ostacoli nella richiesta di asilo, espulsioni immediate, criminalizzazione dei soccorsi ed esternalizzazione delle frontiere. Va in questa direzione il recente accordo, per ora sospeso dai tribunali, che consentirebbe alle autorità italiane di trasferire i migranti in centri situati in Albania e di gestire lì le loro richieste di asilo. mile spinge persone di diversa origine ad abbandonare la propria terra. Le disparità economiche tra Nord e Sud —dei le loro
Un decennio dopo il naufragio di Lampedusa e la famigerata tragedia di Tarajal e due anni dopo il disastro di Cutro, si continua a scegliere la repressione e la necropolitica: in Spagna ci sono 8 CIE che operano come carceri opache e, soltanto nel 2024, più di 10.000 persone sono morte nel tentativo di raggiungere le coste spagnole. Dal 2014 al 2023, nel Mediterraneo hanno perso la vita 31.600 persone. Questi orrori sono dovuti a decisioni politiche basate su rapporti tecnici e algoritmi intrinsecamente distorti. Ora che autoritarismo, bellicismo e xenofobia cercano di prevalere, è più che mai necessario tornare alla radice dei problemi. Solo in questo modo potremo evitare di cadere in false alternative che vedono le persone che migrano unicamente come vittime, manodopera a basso costo o soluzione demografica per le società che invecchiano.
È tempo di riformulare le grandi domande, compito che riguarda chi coltiva le arti e le discipline umanistiche da prospettive diverse. Con questo progetto vogliamo umilmente contribuire attraverso spazi di lettura e riflessione sugli autori del dislocamento e con iniziative che ci permettano di uscire fuori dalle aule universitarie. Questo incontro è stato possibile, all’interno dell'università pubblica, grazie alla collaborazione tra istituzioni del Marocco, Italia e Spagna, nell'ambito di un progetto mediterraneo. La strada per costruire l’università pubblica di cui abbiamo bisogno è ancora lunga, ma è questa la direzione in cui vogliamo muoverci: la costruzione di nuovi quadri sovranazionali, interdisciplinari e veramente critici.
Come al solito, la politica e il mondo accademico restano indietro rispetto alla società. In Spagna sono già quasi nove milioni i residenti in situazione regolare nati all'estero. In Italia i residenti provenienti da altri Paesi superano i cinque milioni. La produzione culturale sta cambiando e la letteratura del dislocamento è uno dei fenomeni culturali più importanti del nostro tempo. Tuttavia, la presenza di questi prodotti culturali è quasi irrilevante nei nostri programmi di studio.
Oggi vogliamo ascoltare alcune di queste voci e attivare gli strumenti che possediamo in quanto studenti, insegnanti, artisti o lettori per innescare, a partire dai nostri contesti, quel cambiamento. Le tesi nazionaliste ed eurocentriche che hanno ispirato molti dei nostri canoni culturali sono del tutto insufficienti a comprendere questa realtà, anzi contribuiscono a consolidare molti dei problemi sopra menzionati. Abbiamo bisogno di leggere e ascoltare la narrazione del viaggio migratorio, del conflitto e del dislocamento, dell’incontro culturale, dello sguardo critico ed eccentrico, di ascoltare coloro che chiedono un “cambio di vocabolario”, come direbbe Bell Hooks, per ampliare la cornice dell’immaginabile e figurarsi un altro futuro possibile.
Come scriveva Calvino, "L'unica cosa che posso insegnare è un modo di guardare, cioè di essere in mezzo al mondo. In fondo la letteratura non può insegnare altro". Questa iniziativa nasce dalla convinzione che sia necessario superare i canoni consolidati e ricercare una prospettiva diversa, un compito che sarà possibile solo costruendo ponti tra l'università e chi lavora al di fuori di essa, sviluppando la "terza missione" del mondo accademico. La nostra è un'iniziativa di umanistica pubblica, ed è per questo che abbiamo voluto portarla nelle strade e in uno spazio come La Corrala, nel cuore di Madrid. I testi selezionati sono esemplificativi di quella letteratura impegnata, critica e plurale che rivendichiamo, rendendo centrali temi quali il dislocamento, la giustizia e la memoria. Sulla base di ciò, vogliamo contribuire alla costruzione di uno sguardo differente foriero di pratiche trasformative.
Tuttavia, alcune di queste sfide si collocano al di fuori della nostra portata, motivo per cui rivolgiamo un appello alla comunità accademica e alla società nel suo complesso affinché si adoperino per affrontarle. Una delle questioni più urgenti riguarda la mercificazione del sistema educativo che sta progressivamente soffocando le discipline umanistiche proprio nel momento storico in cui risultano maggiormente necessarie, subordinando le università agli interessi economici piuttosto che alle istanze sociali. Allo stesso modo, persistono rilevanti barriere all’accesso dovute alle tasse universitarie, all’insufficienza di borse di studio e alle lungaggini nei processi di riconoscimento dei titoli accademici conseguiti all’estero, processo che dura in media due anni. Rimane altresì irrisolta la questione del rinnovamento dei curricula accademici, ancora ampiamente escludenti, come dimostra la persistente sottorappresentazione delle scrittrici e delle voci dislocate e razzializzate. Pertanto, proponiamo la creazione di percorsi educativi interdisciplinari e transculturali, l'inclusione delle voci dei migranti con una prospettiva di genere e lo sviluppo di un corpus testuale diversificato e inclusivo.
Lavoriamo per un’università che mantenga le promesse di accessibilità, diversità, rappresentanza, equità e vocazione trasformativa. Tanto le produzioni culturali generate dall’esperienza del dislocamento quanto i cambiamenti culturali e lo sguardo critico che esse comportano risultano imprescindibili per dare forma a tale ideale.
Questo è il posto dove vogliamo stare.
Fdo.: Proyecto Cultural Shifts Amidst Global Migration: A Public Humanities Initiative, financiado por la convocatoria de CIVIS “Seed funding for research activities and African-European collaboration” y desarrollado en el marco de la asignatura “Literatura social y migración en el espacio cultural español” de la Fundación Universidad Autónoma de Madrid.