DIECI OTTOBRE: A FIANCO DEL POPOLO PALESTINESE, PER LA FINE DEL GENOCIDIO!
di Michele Giambarba
10/10/2026
Il criminale genocidio perpetrato dallo stato di Israele ha provocato sulla pelle del popolo palestinese, negli ultimi tre anni:
- circa 75 mila morti e 11 mila dispersi sotto le macerie,
- 175 mila feriti,
- più di 201 mila edifici demoliti,
- 400 tra scuole e università colpite,
- l'84% delle strutture sanitarie distrutte,
- il 90% degli impianti idrici devastati.
Gaza, dove sono confinati circa 2,1 milioni di palestinesi, è continuamente attaccata, l'IDF sionista non si ritira e anzi continua con i raid ed ostacola qualsiasi forma di soccorso.
Nella Cisgiordania accelera l'occupazione sionista ed i coloni, con la copertura dell'esercito sionista, aggrediscono i palestinesi e distruggono case, infrastrutture, pozzi, alberi.
Le morti per fame, malattie, collasso sanitario e condizioni di esistenza estrema si susseguono.
Ma la questione palestinese non è umanitaria, bensì politica, perché legata al diritto di autodeterminazione dei popoli e alla legittima resistenza contro l'occupante.
I fatti dimostrano che quella praticata da Israele è una spietata guerra di sterminio dei palestinesi condotta senza alcuno scrupolo, lucidamente pianificata e compiuta con armi sofisticate e letali. In questa guerra infame i civili, i bambini, le donne sono bersagli diretti, non "effetti collaterali".
Tutto ciò non sarebbe possibile senza il finanziamento, la fornitura di armamenti e tecnologia, la copertura e il sostegno politico dei governi degli Stati Uniti e di molti paesi europei, fra cui quello italiano, che mantiene solidi rapporti di complicità con lo stato terrorista d'Israele.
Un governo, quello italiano, che, sorretto da una maggioranza, vuole approvare il Ddl 1004 per favorire il sionismo, mettendo il bavaglio alla critica e alla protesta antisionista, antirazzista, antimperialista.
Un governo, sempre quello italiano, che attacca i salari e le pensioni, aumenta le spese militari e taglia quelle sociali e sanitarie, che fa dilagare la miseria mentre protegge i ricchi e i parassiti.
Noi di COSTITUENTE COMUNISTA chiediamo:
- la fine del genocidio e della colonizzazione,
- la cessazione di ogni rapporto con lo stato terrorista di Israele,
- il rigetto in blocco del Ddl 1004: antisionismo non è antisemitismo. Non siamo contro gli ebrei, ma contro lo stato sionista di Israele.
RIBADIAMO quindi la totale solidarietà con il popolo palestinese e, ancora una volta, la necessità di ritirare la nostra adesione alla NATO e alla UE, che sostengono lo stato sionista di Israele.
Partiamo allora, proprio da oggi, 10 ottobre, nella costituzione di una coalizione popolare che agisca a livello nazionale e globale, che sia capace di affrontare l'imperialismo e aprire la strada all'emancipazione economica e sociale dei popoli.
Solo uniti e con la forza del proletariato e dei popoli sconfiggeremo l'imperialismo, il sionismo e il fascismo!
Viva la Palestina libera ed il suo popolo eroico!!!
26/03/2026
Quattordici anni è durata la resistenza della Siria contro l’insurrezione di bande jihadiste e islamiste avverse al regime di Assad, legittimo suo Presidente. Infatti, l’ 8 dicembre 2024, dopo un'offensiva pianificata da almeno 3 mesi e mezzo dalle principali potenze regionali e mondiali - in primis gli Stati Uniti, con l’Italia al suo seguito, a cui si è aggiunta anche l'Ucraina che, a giugno 2024, ha visitato Idlib, roccaforte dell’HTS (ex Fronte al-Nusra) di Al-Jolani, e ha fornito sistemi aerei senza pilota - il governo di Bashar al-Assad è capitolato, ed egli ha trovato rifugio a Mosca.
In seguito a questo tragico evento, la Siria è caduta in una fase di forte instabilità di cui Israele ha immediatamente approfittato. Infatti, lo Stato ebraico è penetrato nel territorio siriano (nonostante l'accordo del 1974 sul Golan occupato e sui governatorati di Daraa, Quneitra e Sweida), ha di fatto incoraggiato la rivolta indipendentista drusa a Sweida e ha compiuto oltre 600 operazioni militari, con una media di 2 al giorno, entro la fine del 2025.
La Turchia ha ora maggiore libertà operativa per ridimensionare le altre realtà curde, oltre che per occupare il nord della Siria. Tra l'altro, al-Jolani è un uomo di Erdogan, un suo stretto alleato politico. Infatti, è stata la Turchia a fornire all’ HTS armi, risorse economiche, logistica, droni e perfino personale per impedire al presidente Assad di riconquistare la provincia insurrezionale di Idlib.
La resistenza siriana a tutti questi attori è composta innanzitutto dalla Brigata Scudo Costiero, costituitasi lo scorso 6 febbraio 2025, e principale gruppo partigiano che, grazie alle sue numerose cellule e squadre d'azione, nel 2026 è già riuscito a comprendere vaste aree di combattimento; il Fronte di Resistenza Uli al-Baas, considerato "la Hezbollah siriana" poiché è direttamente collegata ai Pasdaran e ha una storia molto simile a quella di Hezbollah; il Consiglio Militare per la Liberazione della Siria, fondato il 1° marzo 2025 durante la rivolta contro il governo jihadista e pro-sionista.
Al-Jolani (Ahmad al-Sharaa), figlio di un ex dirigente del partito Ba'th successivamente allontanatosi e poi trasferitosi in Arabia Saudita, è stato uno dei capi dell'ISIS e del Fronte al-Nusra, da cui nel 2016 si separò per fondare Jabhat Fath al-Sham. Con una unione di bande e milizie salafite-jihadiste, nel 2017 viene poi fondata Hayat Tahrir al-Sha che, col supporto turco, prende il controllo del governatorato di Idlib: inizia così una guerra intestina tra vari gruppi armati, come Ahrar al-Sham, Fronte al-Nusra, ISIS, lo stesso Esercito Nazionale Siriano ed altri. Tale scontro finisce con la vittoria dell’ HTS, che elimina progressivamente tutti i capi delle altre fazioni islamiste e nel 2020 adotta la lira turca.
A seguito delle pesanti perdite subite dagli alleati di Assad - Hezbollah e l'Iran per la brutale campagna di bombardamenti, la Russia per la guerra in Ucraina - l’HTS, nonostante le grandi diatribe con i vari gruppi islamici e con una coalizione alquanto eterogena, riesce in 11 giorni a sconfiggere l'esercito siriano e ad arrivare alle porte di Damasco, distruggendo, tra l’altro, la tomba di Hafez al-Assad a Qardaha.
Da lì in poi si sono avute gravi violazioni ai danni delle comunità alawite, druse, curde, yazide, assire/siriache e della fede cristiana in Siria, con episodi di violenza, sequestri, sparizioni, maltrattamenti e abusi verso questi popoli, sfociati nella rivolta lealista di Assad a marzo, con la morte di oltre 1.500 persone, e la ribellione drusa a luglio, seguita dell'offensiva di dicembre e gennaio contro il Rojava.
L'impopolarità del governo di al-Jolani è molto alta. Infatti, basti pensare ai casi citati precedentemente oppure ai fatti del primo marzo di quest'anno, quando la popolazione di Latakia è scesa in strada per protestare contro il governo jihadista, circondando il palazzo del governatore e la stazione di polizia, lanciando molotov e sassi, gridando "unità, libertà, socialismo", lo slogan del partito Ba'th, e "viva Assad, morte a al-Jolani". I poliziotti hanno risposto sparando indiscriminatamente sulla folla, causando la morte di 39 rivoltosi. Sono morti anche 5 poliziotti. In seguito al-Jolani ha inviato le divisioni Murad e Sultan, composte da personale armato sostenuto economicamente dalla Turchia.
E lo scorso 21 marzo, quando ad Afrin e Aleppo ci sono state forti tensioni poiché "la polizia siriana" e altri individui hanno attaccato dei curdi, i rivoltosi hanno assaltato il quartier generale delle forze di sicurezza a Qamishli, distruggendo veicoli della polizia e ammainando la bandiera siriana.
Un evento molto simile è successo ad al-Hasakah, dove la popolazione ha protestato scontrandosi con la polizia e anche lì ammainando la bandiera. Senza contare il ritorno dell'ISIS che lo scorso 24 febbraio ha causato la morte di 4 soldati e il ferimento di altri 6 in un attentato dinamitardo.
La Siria resiste valorosamente all'aggressione imperialista e coloniale dal 2011, alle rivolte orchestrate e finanziate dall'Occidente liberal-atlantista per reprimere un regime che supportava la resistenza palestinese contro l'occupante sionista, che ha rifiutato di sottomettersi all'egemonia statunitense e voleva essere trattato alla pari, che non voleva far sfruttare la terra e le risorse del paese, che ha rifiutato di far passare un oleodotto dal proprio territorio e che ha rifiutato di piegarsi, seguendo l'esempio di Cuba, Venezuela, Vietnam e di tutti gli altri Popoli che respingono l’idea di vivere in un mondo dove ci sono persone e paesi di serie A, B, C e D.
Vittime innocenti delle bombe israeliane.
di Giovanni Moriello
21/03/2026
La storia dell’Occidente, almeno nella politica estera di Stati come Francia, Inghilterra, Italia, Germania e Stati Uniti, è sempre stata caratterizzata dalla volontà di saccheggiare il mondo intero. Dal XIV secolo in poi, epoca in cui nacque il colonialismo europeo, noi occidentali abbiamo sistematicamente perpetrato il brutale ladrocinio delle risorse umane e materiali di quei popoli che hanno avuto la sfortuna di finire sotto la nostra mannaia. Dallo sterminio degli amerindi in centro e sud America perpetrato dagli spagnoli, alla deportazione schiavile di milioni di africani nei campi di cotone del nord America, alla spartizione dell’Africa tra Inghilterra, Francia, Germania e Italia, per arrivare all’annientamento atomico del Giappone durante la Seconda guerra mondiale e alle decine di guerre scatenate dagli Usa negli ultimi ottant’anni, l’Occidente capitalista ha rubato, saccheggiato, oppresso milioni di persone, condannandole alla fame e alla miseria, per il proprio tornaconto economico. Più che della democrazia, siamo stati la patria ipocrita dell’imperialismo e del razzismo!
Dal passato al presente. Il Vicino Oriente è il teatro da quasi tre anni di una nuova crisi imperialista, la più grave dalla Seconda guerra del Golfo scatenata da J. W. Bush per arraffare le risorse petrolifere dell’Iraq. Infatti, Donald Trump, Presidente degli Usa e “sceriffo del mondo”, e Benjamin Netanyahu, ebreo di origini polacche a capo di uno Stato di immigrati in Palestina, hanno tutta l’intenzione di schiacciare i Paesi che si trovano nella regione – il progetto del Grande Israele, infatti, non è altro che questo, e prevede la conquista almeno della Giordania, del Libano meridionale e del Sinai – sconvolgendo in tal modo i già equilibri dell’intera regione, al solo scopo di appropriarsi del petrolio e del gas naturale di cui essa è ricca. Tutto il resto – democrazia, libertà, diritti umani – è rozza propaganda per quegli idioti che se la bevono e per quei poveracci che prima o poi saranno mandati lì a morire in nome degli affari di questi due criminali e dei loro sodali. Infatti, tanto per dirne una, il famoso “Board of Peace”, di cui Trump sarà presidente a vita, è l’istantanea di una combriccola di “palazzinari”, che costruiranno ributtanti grattacieli per super ricchi sulle ossa e sul sangue di oltre 70.000 gazawi sterminati dalle bombe colonialiste e genocide di Israele. Il XXI secolo ha già dunque visto un genocidio, compiuto per il cemento di una “riviera” immorale e per l’abiezione razzista del popolo palestinese. Come diceva Marx, la storia si ripete sempre due volte, infatti come gli ebrei furono manodopera servile a basso costo per le grandi industrie tedesche, che, durante la Seconda la guerra mondiale, spesso sorgevano presso i campi di sterminio, così a Gaza i sopravvissuti al genocidio serviranno ai tavoli di ricchi nababbi, mentre in Cisgiordania i coloni di Tel-Aviv faranno man bassa di tutto quanto potranno arraffare, riducendo un popolo alla fame.
Mentre in Palestina tutto ciò accade sotto i nostri sbalorditi e attoniti occhi, dove sono le democrazie cosiddetto del mondo progredito? Dove sono in questi giorni in cui piovono bombe sull’Iran? Dove i vari Macron, Meloni, Von der Layen, Merz, che quando vanno in Ucraina hanno le facce sconsolate di vecchie beghine lacrimose, però lasciano un che Paese sovrano venga raso al suo in una guerra definita illegale da loro stessi? Non basta dire che il diritto internazionale è morto, bisogna aggiungere che alle nostre latitudini non è mai nata la decenza della politica. Infatti, nel Golfo Persico, vecchie potenze coloniali, come Francia e Inghilterra, hanno spadroneggiato per decenni, dopo la caduta dell’Impero Ottomano, e adesso, insieme a Giappone, Italia, Germania etc., con un bizantinismo politico che ci dovrebbe fare impallidire per la sua spregiudicata incoerenza, vorrebbero anche loro la medaglia di “liberatori” dell’Iran, aprendo lo stretto di Hormuz. Sarebbe francamente l’apoteosi del ridicolo: in una guerra illegale, in cui l’Iran è il paese aggredito, Macron, Starmer, Meloni e altri intendono creare una coalizione internazionale per liberare lo stretto di Hormuz dall’Iran stesso, a cui esso appartiene! Sarebbe come se qualcuno volesse liberare lo Stretto di Messina dall’Italia! Alla faccia del sovranismo! Pecunia non olet, dicevano gli Antichi. E così è. Insomma, se dovesse un giorno cadere il regime degli ayatollah, anche la civilissima Europa – quella che si è stracciata le vesti, se così di può dire, per le donne iraniane trucidate! – potrà reclamare la sua parte di petrolio persiano. Oltre a ciò, nell’attesa che qualcuno a Tehran getti la spugna e si genufletta, questi signori, che in linea di principio dovrebbero ripudiare la guerra, si accingono a mandare navi militari in gran quantità anche perché le nostre multinazionali del petrolio non restino mai a secco. E a chi importerà se nel frattempo “le bombe della libertà” cadranno sulle scuole e ammazzeranno altre centinaia di bambine innocenti? Pecunia non olet.
di Giovanni Moriello
06/10/2025
Giù le mani da Gaza!
Tra poche ore cominceranno i colloqui sul piano di pace per Gaza elaborato da Trump. Nei suoi venti punti il presidente yankee esprime tutta la sua politica affaristica e colonialista. La distruzione che gli israeliani hanno fin ora perpetrato impunemente con le sue bombe, è per lui e la sua famiglia di affaristi e palazzinari una vera e propria manna dal cielo. A pensar male, in genere, si fa bene, e la rozza spregiudicatezza di questo ultra miliardario rende quanto meno lecito pensare che fin dall’inizio di questa guerra egli già fosse in fregola per il tintinnio di monete che sentiva nella sua mente. D’altronde è ormai arcinoto il fatto che Israele faccia il lavoro sporco per gli altri, pur non essendo affatto una marionetta eterodiretta, tanto è vero che vorrà partecipare alla spartizione della torta. Non ci si sporca le mani col sangue di 60.000 persone senza una lauta contropartita. E la preda da spartirsi è, appunto, Gaza: una miniera d’oro per Trump, Netanyhau e la loro cricca di speculatori! Citiamo dai 20 punti di Trump per non essere accusati di dire faziosità:
“10. Verrà elaborato un piano di sviluppo economico di Trump per ricostruire e rilanciare Gaza, convocando un gruppo di esperti che hanno contribuito alla nascita di alcune delle fiorenti città moderne del Medio Oriente. Molte proposte di investimento ponderate e idee di sviluppo entusiasmanti sono state elaborate da gruppi internazionali ben intenzionati e saranno prese in considerazione per sintetizzare i quadri di sicurezza e governance al fine di attrarre e facilitare questi investimenti che creeranno posti di lavoro, opportunità e speranza per il futuro di Gaza.”
Si parla di un piano di sviluppo economico di Trump – quanti miliardi ingurgiterà? – di proposte di investimento fatte da gruppi internazionali, insomma dietro questa guerra ci sono interessi economici enormi! Chi diceva che nel III millennio non avremmo più visto conflitti scatenati dall’Occidente in forza dei sui interessi economici o era un ingenuo pacifista o era al libro paga di qualche lobbie. Invece, purtroppo, è ancora così; nulla è nuovo sotto il sole del denaro: l’imperialismo è ancora la fase suprema del capitalismo.
Come realizzare questi “buoni” propositi? A chi attribuire il governo della Striscia illo tempore, fino a quando tutti gli affari non saranno stati fatti? È molto semplice: siamo nell’ambito di una logica neocolonialista e la prima cosa da fare è estromettere dal potere e dalla terra innanzitutto i palestinesi. A tal proposito riportiamo per intero i punti nove e dodici.
“9. Gaza sarà governata da un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e delle municipalità per la popolazione di Gaza. Questo comitato sarà composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, con la supervisione e il controllo di un nuovo organismo internazionale di transizione, il “Consiglio di pace”, che sarà guidato e presieduto dal presidente Donald J. Trump, con altri membri e capi di Stato da annunciare, tra cui l’ex primo ministro Tony Blair. Questo organismo definirà il quadro di riferimento e gestirà i finanziamenti per la ricostruzione di Gaza fino a quando l’Autorità Palestinese non avrà completato il suo programma di riforme, come delineato in varie proposte, tra cui il piano di pace del presidente Trump del 2020 e la proposta saudita-francese, e potrà riprendere in modo sicuro ed efficace il controllo di Gaza. Questo organismo farà appello ai migliori standard internazionali per creare un governo moderno ed efficiente che sia al servizio della popolazione di Gaza e favorisca gli investimenti.”
“12. Nessuno sarà costretto a lasciare Gaza e coloro che desiderano andarsene saranno liberi di farlo e liberi di tornare. Incoraggeremo le persone a rimanere e offriremo loro l’opportunità di costruire una Gaza migliore.”
Ai palestinesi il ruolo di burocrati semplicemente chiamati a rendere esecutivi piani e progetti edilizi, mentre le leve di comando saranno attribuite ad un Consiglio di pace – di fatto il governo ad interim della Striscia – presieduto da Trump e da Tony Blair, che gestiranno i finanziamenti per la ricostruzione. Se consideriamo che a Gaza il 70% delle case e degli edifici è completamente distrutto, per costoro si tratta di decenni di affari assicurati o in virtù di un loro governo diretto o con lo “strozzinaggio” dell’Autorità Palestinese, se e quando la riterranno in grado di governare. Cosa importa se, mentre speculeranno per costruire una magnifica riviera per nababbi, con resort extralusso e mega grattacieli, si dimenticheranno di costruire le case? Nel frattempo i gazawi saranno stati liberi di andarsene, e di non tornare mai più.
E Hamas? Cosa dovrebbe accettare sottoscrivendo questo piano? Oltre al rilascio di tutti gli ostaggi, l’organizzazione palestinese dovrebbe disarmarsi e andarsene in esilio, mentre la Striscia continuerebbe ad essere occupata dall’esercito israeliano! Se avvenisse, sarebbe quantomeno un paradosso. A tal proposito, riportiamo stralci dei punti 15 e 16.
“15. Gli Stati Uniti collaboreranno con i partner arabi e internazionali per costituire una forza internazionale di stabilizzazione (ISF) temporanea da dispiegare immediatamente a Gaza.”
“16. Israele non occuperà né annetterà Gaza. Man mano che l’ISF stabilirà il controllo e la stabilità, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si ritireranno sulla base di standard, tappe fondamentali e tempistiche legati alla smilitarizzazione che saranno concordati tra l’IDF, l’ISF, i garanti e gli Stati Uniti, con l’obiettivo di garantire la sicurezza di Gaza, che non costituirà più una minaccia per Israele.”
In sostanza, Israele, anche dopo la sottoscrizione di questo accordo, dovrebbe continuare ad occupare i territori che ha raso al suolo ancora per lungo tempo, fino a quando una non meglio precisata forza internazionale non prenderà il controllo della Striscia. Va da sé che internazionale significa senza palestinesi.
Considerato tutto quanto detto sopra, il piano Trump potrebbe mai essere accettato non solo da Hamas, ma anche da tutte le altre formazione palestinesi? Secondo noi dovrebbe essere respinto con fermezza, senza alcun indugio, poiché il destino della Palestina deve essere lasciato esclusivamente nelle mani dei palestinesi. Per tale motivo facciamo nostro l’appello all’unità lanciato il 2 ottobre scorso dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, di cui riportiamo alcuni stralci.
“Chiediamo una riunione nazionale urgente per una risposta unificata al piano americano. […]
Il Fronte sottolinea inoltre la necessità che tutti, palestinesi, arabi e a livello internazionale, si uniscano per fermare l'olocausto che il nostro popolo sta affrontando, e per garantire il ritiro e la ricostruzione, preservando le nostre costanti nazionali, i diritti del nostro popolo, la loro giusta causa e le loro legittime aspirazioni di libertà, ritorno e autodeterminazione.
Infine, ribadiamo che tenere questa riunione è diventata una necessità nazionale urgente in questa fase per raggiungere una decisione nazionale unificata riguardo alla proposta americana, e ai pericoli politici ed esistenziali contenuti in alcune delle sue clausole, al fine di sventare qualsiasi tentativo di imporre nuove realtà sul terreno, o di cercare di tradurre i risultati della guerra in quadri politici che potrebbero essere sfruttati per rimodellare la scena in modo contrario ai diritti nazionali stabiliti.”
Paelestina liber dal fiume al mare!