Quanto pagheremmo se non esistesse il Sistema Sanitario Nazionale?
di Michele Giambarba
Sono molti decenni ormai che in Italia, a prescindere da chi governa, ci viene raccontata la favola che il privato sia meglio e più efficiente del pubblico. Dagli anni ’90 in poi, tutto è stato privatizzato o liberalizzato: dai trasporti alle telecomunicazioni, dalle banche alle assicurazioni, dall’energia alla gestione dei rifiuti, etc. Anche il settore sanitario non è stato trattato meglio. Tutte le riforme che lo hanno riguardato sono andate nella direzione di una sorta di aziendalizzazione delle strutture sanitarie pubbliche e dei loro servizi, che non ha affatto migliorato l’accesso alle cure per i cittadini, come purtroppo possiamo vedere ogni giorno. Ciò nonostante il Sistema Sanitario Nazionale esiste ancora, sebbene sia ampiamente carente. Cosa accadrebbe se esso sparisse completamente? Quali costi si abbatterebbero sulle povere tasche dei cittadini?
A tal proposito il sindacato dei medici dirigenti della sanità pubblica Anaao Assomed ha pubblicato il “conto d’ombra”, cioè l’elenco dei costi a carico del Sistema Sanitario Nazionale che quasi tutti i cittadini ignorano. Il problema, molto semplicemente, è questo: a seconda delle scelte di chi ci governa, in ambito sanitario ci saranno gravi ripercussioni a carico delle economie della popolazione. In altre parole, se non ci fosse più il Sistema Sanitario Nazionale che, è sempre meglio ricordarlo, grava solo sulla fiscalità generale, il conto delle cure a carico dei cittadini sarebbe molto salato.
E’ opportuno fare alcuni esempi dei costi che si accolla una persona nel caso si rivolga a strutture private (i dati riguardano una ricerca Anaao aggiornata a giugno 2023):
- un check up cardiologico per un uomo adulto di età inferiore ai 40 anni, 345 euro, che diventano 395 oltre tale età; per una donna, 694 euro (con mammografia) fino ai 40 anni di età, 775 (sempre con mammografia) oltre i 40 anni. Le tariffe variano, oltre che in base all’età e al sesso, anche a seconda degli esami previsti (di solito es. Ematici+Ecg di base e da sforzo con visita specialistica finale)
- un ricovero nel privato costa al paziente da 422 a 1.278 euro al giorno, a seconda della complessità assistenziale richiesta;
- la sala operatoria costa 1.200 euro l'ora. Le parcelle del chirurgo variano da 3.000 a 10.000 euro.
Ancora, quali altri costi sono a carico del paziente in caso di ricovero nel privato?
- 600 euro/giorno per la degenza in un reparto chirurgico
- 400 euro/giorno per la degenza in un reparto di medicina
- 165 euro/giorno per ricovero ordinario post acuzie
E quanto costano al paziente alcuni interventi chirurgici nel privato?
- 3.300 euro per Colecistectomia laparoscopica semplice
- 4.000 euro per Colecistectomia laparoscopica complessa
- da 3.000 a 10.000 euro la parcella del chirurgo.
E’ necessario ricordare che oggi, come giustamente ci rammenta il sindacato, tutto questo con il Servizio Sanitario Nazionale è gratuito, perché incluso nelle tasse che il cittadino versa con la fiscalità generale.
Allora la domanda che ci poniamo noi di Costituente Comunista, così come l’Anaao Assomed, è semplicissima: vogliamo conservare il nostro servizio sanitario pubblico e universalistico o siamo disposti a pagare queste cifre per curarci?.
Quindi, pochi trionfalismi da parte dei nostri governanti: siamo, di fatto, in una fase rischiosa per la tutela del diritto alla salute e le cause, come sempre ci ricorda il sindacato, hanno radici antiche moltiplicatesi nel tempo, cioè:
- il cronicamente insufficiente finanziamento pubblico del Servizio Sanitario Nazionale, che ci qualifica come "il primo dei paesi poveri", paragonabile a Grecia e Romania;
- l’autonomia differenziata, con l’eccessiva frammentazione regionale e territoriale che subordina il diritto alla salute alla residenza, causando drammatiche differenze di aspettativa di vita e degradanti viaggi della speranza;
- la mancanza di riforme organiche nazionali del Servizio Sanitario che, innovandosi e aggiornandosi, tengano il passo con le straordinarie novità scientifiche e tecnologiche di cui disponiamo, e affrontino i cambiamenti demografici e sociali in cui siamo immersi;
- la carenza di personale e l’incremento vertiginoso dei costi di tutte le attività sanitarie.
Per non parlare di Covid e post Covid, con tutte le conseguenze sanitarie, sociali ed economiche ceh ne sono derivate.
E allora le domande, come si suol dire, nascono spontaneamente e le rivolgiamo, insieme all’Anaao Assomed, anche noi di Costituente Comunista, al Governo, alle Regioni ed alle Istituzioni. Vogliamo ancora un sistema sanitario pubblico e universalistico finanziato dalla fiscalità generale? Che ruolo deve avere la sanità pubblica nella scala di priorità delle politiche nazionali? Riteniamo che il Servizio Sanitario nazionale sia un bene comune da difendere, o vogliamo optare per un sistema universalistico selettivo? Quanta parte della ricchezza nazionale prodotta ogni anno (PIL) siamo disposti a destinare alla salute delle persone? Il confronto con l’Europa è desolante.
Siamo convinti “che sia solo una questione di scelte”.