Gli ecosistemi naturali e semi-naturali, oltre che nella loro importanza intrinseca a livello ecologico, possono anche essere visti nell’ottica dei cosiddetti servizi ecosistemici che forniscono. Questi servizi, secondo la definizione maggiormente riconosciuta[1], possono essere intesi come “i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano”. Appare quindi chiaro che, da un punto di vista squisitamente antropocentrico, tali ecosistemi svolgano una funzione di primaria importanza per la sopravvivenza dell’uomo. Di conseguenza, oltre alla loro importanza conservazionistica, ne è stato calcolato il valore in termini monetari, tanto che in alcuni casi è possibile ottenere un reddito in base ai servizi ecosistemici forniti da un determinato ambiente.
Negli ultimi decenni il paesaggio vegetale italiano ha subito profonde trasformazioni legate ai cambiamenti nelle pratiche di gestione del territorio. In molte aree, soprattutto montane e collinari interne, si è assistito a un progressivo abbandono delle pratiche agricole tradizionali, come il pascolo e lo sfalcio. Questo processo ha inevitabilmente favorito la ricolonizzazione spontanea della vegetazione arborea (rewilding) che, in alcuni casi, è sfociata nella conversione attiva verso coperture forestali tramite rimboschimento. Queste trasformazioni determinano cambiamenti rilevanti nella struttura degli ecosistemi e, di conseguenza, nei servizi ecosistemici che questi ambienti possono fornire alla popolazione. Questa guida ha l’obiettivo di illustrare come le diverse strategie di uso del suolo influenzino i servizi ecosistemici, al fine di supportare decisioni informate nelle politiche di gestione del territorio.