Geografia della Sabina
Contigliano è parte integrante della Sabina, regione di montagne e colline. Geologicamente la Sabina è costituita in prevalenza di sabbie e conglomerati pliocenici, di calcari compatti cristallini, di calcari marnosi e di argille. Presenta due formazioni montuose: i monti sabini, che separano la Sabina dalla Valle del Tevere, ed i monti reatini, parte dell'appennino umbro-marchigiano. Le montagne, dai pendii scoscesi per effetto dell'azione demolitrice degli agenti atmosferici sul calcare, sono piuttosto scarne e selvagge. Nelle parti più alte la vegetazione è scarsa con una macchia bassa e rada; la macchia e i boschi diventano più rigogliosi nelle parti basse.
I monti sabini
Dal punto di vista idrografico la regione è ricca di acque, sia superficiali che sotterranee. La morfologia del terreno e la costituzione calcarea fanno sì che i corsi d'acqua abbiano carattere torrentizio con portate minime in magra e piene talvolta rovinose. La presenza d'acqua e la costituzione calcarea comportano da un lato la profonda incisione dei fianchi delle montagne da parte dei torrenti, dall'altra la manifestazione di fenomeni carsici, come nell'area di S. Vittorino, ove si trovano le terme di Cotilia, nella quale sono presenti il lago di Paterno e varie doline.
Sull'argomento visita: Storia geologica della Sabina
La conca reatina
Geografia della Conca Retina
All'interno della regione sabina vi è un'unica eccezione alla dominanza di rilievi: la piana di Rieti. Si tratta di una conca di 98 Km2 di superficie, lunga 14 km e larga 7, situata ad un'altitudine media di 400 mt, racchiusa tra i monti sabini e quelli reatini, ricoperta da una formazione pliocenica di sabbie, ciottoli, argille e conglomerati, che in età pleistocenica, sul finire dell'era glaciale, era occupata da un grande lago, il lacus Velinus, o piuttosto da una palude, le cui rive coincidevano con l'isoipse di 380 mt. Lungo i margini di tutto il bacino, ma particolarmente in località Cappuccini affiora un complesso sabbioso-ghiaioso in cui è stata rinvenuta una zanna di elefante, morfologicamente molto simile a quella di un esemplare ritrovato a L'Aquila, il quale rappresenta una forma evolutiva del ceppo Elephas meridionalis. I monti reatini, ad est della piana, sono costituiti prevalentemente, tra le località di Rivodutri e Cantalice, del calcare compatto del Giura inferiore; calcari compatti del Trias e del Lias costituiscono il gruppo del Terminillo.
L'idrografia della conca rispecchia quella della regione sabina. Spicca il fiume Velino, da considerare l'immissario dell'antico lacus Velinus, che nel bacino riceve le acque del Turano e del Salto. Impetuoso, anche in forza di un alveo stretto e tortuoso dalla sorgente (Monte Pozzoni, presso Cittareale) fino ad Antrodoco, si distende su un alveo più ampio dopo aver ricevuto acqua dalle Sorgenti del Peschiera (sorgenti più grandi dell'Appennino), divenendo navigabile. La ricchezza idrica del territorio rese problematiche già nell'antichità le opere umane per la sua bonifica. Il lacus Velinus, che occupava la conca almeno fino al Quaternario, subì una prima parziale riduzione quando, in un periodo imprecisabile, le acque si aprirono un varco verso il Nera e poi una successiva con la Cava Curiana, ossia il taglio delle Marmore, ordinato nel 272 a.C. da Manlio Curio Dentato.
Il Lacus Velinus
Il lago di Rapasottile
Le periodiche inondazioni a cui era soggetta la conca resero tuttavia difficile il deflusso verso il Nera e le acque, almeno intorno al 1000 d.C., rioccuparono molto del terreno perduto, tanto che gli interventi di bonifica successivi furono affidati ad architetti di valore e molto noti. L'assetto attuale della conca, con i residui del Velinus, ossia i Laghi Lungo e Ripasottile, è legato comunque in primo luogo alla costruzione delle dighe del Salto e del Turano, in secondo luogo alla riduzione di apporto d'acqua al Velino da parte delle sorgenti del Peschiera dopo la costruzione delle condotte che dirottano parte del flusso verso Roma. La variazione della portata dei fiumi ha ridotto di molto, ma non risolto, il fenomeno delle inondazioni, anche se negli ultimi dieci anni, a causa del parziale abbandono dei terreni e della conseguente scarsa cura della rete di canalizzazione delle acque, il deflusso idrico in situazioni di pioggia intensa si dimostra problematico, senza contare l'incidenza in termini di drenaggio del taglio trasversale sulla conca operato dal percorso parallelo della linea ferroviaria e della superstrada che collegano Rieti a Terni.
Sull'argomento consulta:
Lorenzetti R., Antonio da S. Gallo e la bonifica dell'agro reatino, in "Il Territorio", n. 1, 1989
Lorenzetti R., Lacus Velinus, Milano 1990.
Lorenzetti R., La terra e le acque. Trasformazioni e persistenze del paesaggio della Valle reatina, Rieti, Archivio di Stato, 2009.
Marinelli R., La bonifica reatina, L'Aquila 2010
Sull'argomento visita:
Il territorio di Contigliano
In generale...
Geologicamente il territorio di Contigliano, come quello della piana su cui prevalentemente giace, è costituito da rocce calcaree di origine marina, depositi di decine di milioni di anni fa (tra mesozoico e cenozoico), in particolare da calcari selciferi e marnosi del periodo Giurassico-Cretaceo, ed in minima parte da depositi argillosi del Pleistocene-Miocene. I rilievi posti ad occidente, alle spalle del capoluogo, sono disposti ad anfiteatro, presentano una morfologia tondeggiante, che le assimila a grandi colline, e solo in qualche caso superano i 1000 mt. di altitudine. I versanti di queste montagne sono ripidi, terminano in basso in piccole conoidi e, per l'escavazione prodotta nel tempo dalle acque, presentano sovente canaloni lunghi e profondi, gole rupestri, come quelle di S. Tomeo, nelle quali le pareti rocciose scendono a strapiombo anche per 30-40 mt., restringendosi a tratti in angusti ed oscuri corridoi. Questa serie di escavazioni, che ha origine dalle prime alture marcate dei monti Sabini, denominate macchie o macchioni, è ben visibile lungo tutto il tratto montuoso che da sud, verso la Val Canera, giunge a nord, a ridosso di Greccio. I boschi del territorio sono particolarmente rigogliosi di piante arboree ed arbustive. Vi si distinguono il carpino nero o rosso (Ostrya carpinifolia), albero di modesta grandezza con foglie semplici a margine doppiamente seghettato e l'orniello (Fraxinus ornus), ossia la specie più comune dei frassini, dal legno molto flessibile, con foglie opposte imparipennate e frutti alati. Carpino e orniello quasi mai formano boschi puri, ma, associandosi tra loro e con altre latifoglie, costituiscono boschi misti orno-ostrieti. Altre tre specie principali di piante si affiancano ad esse: la carpinella (Carpinus orientalis), varietà di carpino di dimensioni ridotte, la roverella (Quercus pubescens), quercia dalla corteccia sempre screpolata, di colore rosso-bruna, caratterizzata da una defogliazione che si prolunga per tutto l'inverno e lascia fra i rami foglie secche dal colore marrone chiaro, e il cerro (Quercus cerris), simile alla roverella, ma dalla chioma slanciata, dalle foglie strette a lobi molto incisi e la cupola della ghianda ricoperta da squame arricciate.
Monti sabini a ridosso di Contigliano
San Filippo e Collebaccaro
In dettaglio...
All'interno della conca reatina, il territorio di Contigliano si colloca al confine delle due province amministrative di Rieti e Terni (La provincia di Rieti è stata comunque soppressa. N.d.r.). Il capoluogo (centro storico ed insediamento più recente) giace ai piedi del degradare dei rilievi sabini (vedi carta nucleo urbano), dalla parte opposta del monte Terminillo, ad ovest della conca; a sud, rispetto ad esso, sulle prime alture dei Monti Sabini, sono collocate le due maggiori frazioni del comune, San Filippo (vedi carta) e Collebaccaro (vedi carta). Entrambi erano nel Medioevo, insieme a Cerchiara e Poggio Fidoni, dei castra edificati a guardia della Val Canera (den. dal torrente Canera, vedi carta), lungo la quale correva, e corre, una via di comunicazione (la via Tancia) con la Sabina Tiberina, che, in età arcaica, veniva forse utilizzata dai pastori per raggiungere il Tevere ed approvvigionarsi di sale.
I due castra, dei quali il più antico è San Filippo, documentato già dal 792 d.C. con il nome di Castrum Scornabeccum (der. dalla pianta scornabecco, nome lat. pistacia terebinthus)1, vennero probabilmente fortificati a scopo difensivo al tempo delle incursioni saracene. I nomi originari di entrambi le frazioni (scornabeccum e colle baccarum) testimoniano la tendenza, molto diffusa in Sabina, ma in genere nell'Italia centrale, a localizzare mediante fitotoponimi (Oliveto, Poggio Mirteto, Ginestra ecc.). San Filippo è stato un comune autonomo almeno fino al 1814.
Verso la parte settentrionale della Piana, ai piedi di una delle escavazioni che segnano il degradare dei crinali dei monti Sabini, si incunea il vocabolo di Madonna del Piano, frazione frastagliata sviluppatasi probabilmente come nuovo insediamento degli abitanti di Rocca Alatri, centro abitato posto tra Contigliano, Cottanello e Greccio, ad un altitudine di circa 1000 mt., abbandonato gradualmente ed oggi ridotto a pochi ruderi scarsamente rintracciabili tra la vegetazione. Il nome Piano deriverebbe dalla pianura coltivata proprio dai roccalatresi, i quali, a seguito di successive migrazioni da Rocca Alatri, determinate da continui atti di depredazione, vi si sarebbero insediati, abbandonando definitivamente l'originario centro abitato2. Tuttavia, resti di edifici risalenti all'età romana - qualcuno sostiene di una villa - sono stati rinvenuti lungo il tratto di vallata che separa la località Madonna del piano dal sito di Rocca Alatri; tali tracce lascerebbero pensare che l'area fosse abitata, o comunque vi avessero edificato, in tempi vicini a quelli che si suppone si sia sviluppato il locus qui dicitur quintilianus.
Più a nord, all'interno della Piana, si trovano gli insediamenti di più recente accorpamento al Comune: Repasto, Montisola e Terria. Il primo, ormai cadente e disabitato, rappresenta un nucleo di poche unità abitative, risalente forse al Medioevo, che in origine doveva avere dimensioni maggiori, considerata la presenza di una chiesa; Montisola deve il suo nome al fatto che si trova su una delle alture visibili all'interno della conca, le quali, prima della bonifica, costituivano degli isolotti del lacus Velinus, le cui rive ad ovest lambivano presumibilmente le terre attualmente a ridosso dei centri abitati di Spinacceto e Limiti di Greccio. Entrambi le frazioni sono forse state assegnate al comune di Contigliano perché diversi terreni ad esse circostanti risultarono di proprietà di alcune famiglie contiglianesi3.
Repasto
La frazione di Terria sorge accanto ad una quattrocentesca residenza (scarica pdf), in origine dimora dei nobili Vincenti Mareri, ed attualmente di proprietà dei Varano, nobili originari di Camerino, e verosimilmente ospitava i braccianti agricoli che lavoravano nelle terre circostanti, delle quali i nobili della vicina residenza erano proprietari. La struttura del nucleo abitativo, racchiuso tra due ingressi muniti di portale, è infatti concepita come una masseria, all'interno della quale gli edifici sono disposti attorno ad un'aia centrale, luogo di incontro, di riunione ma soprattutto di lavoro nella fase di battitura del raccolto.
Note
1. San Filippo assunse il nome attuale nel 1601 per decreto di papa Clemente VIII come risulta dalla lapide sulla facciata della chiesa parrocchiale dedicata ai santi San Filippo e Giacomo detta intra moenia per distinguerla da un'omonima chiesa più antica posta fuori dal centro abitato ed ormai in rovina.
2. Nella raccolta sul dialetto contiglianese (Cuntijaneide, 2015) Gilberto Rocchi riferisce, sotto forma di aneddoto, ma sulla base di testimonianze orali, che gli abitanti di Rocca Alatri venivano ripetutamente depredati da quelli di Cottanello e che per questo erano costretti a chiedere rifugio all'abbazia di San Pastore. Storicamente, Rocca Alatri fu occupata dai cottanellesi nel 1383, quando il castello era di proprietà del Comune di Rieti. Dopo un contenzioso durato un anno i reatini ne riguadagnarono il possesso, versando ai cottanellesi 650 fiorini.
3. Agli inizi del XX sec. sul versante nord della Conca reatina le zone paludose erano ancora presenti. Tra le frazioni di Terria e Montisola i facoltosi proprietari di Contigliano avevano segnato con pali i confini dei terreni, riemersi quando opere di bonifica ridussero le aree acquitrinose.