Serenate fidi armati, serenate il vostro ciglio...
Note introduttive
La Moresca, di cui Contigliano vanta una significativa espressione, è una danza collettiva armata su ritmo musicale binario o terenario1, nella quale due schiere contrapposte mimano un combattimento con la spada. Essa, quindi, appartiene alla grande categoria delle Danze della spada che si ispiravano a fatti concreti, rievocandoli sovente in forma di pantomima mascherata, e che in età rinascimentale venivano rappresentate nelle corti da giullari o da danzatori di professione.
La Moreska di Korkula
Esempio di Moresca Adriatica
Il termine Moresca fa riferimento ai Mori2, altra denominazione dei saraceni che nel IX sec. intrapresero l’invasione dei territori del continente europeo bagnati dal Mediterraneo, in particolare la Spagna3 e, a partire dall’827, la Sicilia4. Non v’è chiarezza documentaria sulle origini della Moresca in generale. All’ipotesi di una derivazione araba, con contaminazioni spagnole e diffusione in Europa fra i balli di tradizione popolare preesistenti all’invasione araba (ad esempio il Morris dance nell’Inghilterra del XVI sec.), si sovrappone quella dell’incidenza delle crociate, altro momento di violento scontro tra cristianesimo ed islamismo, che ben si accorda con la tendenza, tipica del Medioevo, alla drammatizzazione degli eventi, rinvenibile in altre espressioni, a volte anche cruente, dal contenuto spiccatamente religioso.
Qui, forse, si trovano le basi della Moresca popolare, distinta dalle forme che essa assunse fino al XV-XVI sec. come danza d’intrattenimento delle corti, ove cominciò a subire contaminazioni di contenuto e anche in termini musicali, fino a perdere ogni aggancio con i riferimenti storici originari6.
L'invasione saracena
Carovana di Saraceni
La presa araba di Siracusa
L’invasione araba, antecedente all’anno Mille, risulta pertanto un riferimento significativo per ricercare il sostrato culturale della Moresca popolare in territorio sabino.
La fortificazione di Collato Sabino
Esempio di sistema difensivo
La documentazione giunta fino a noi, principalmente quella legata all’Abbazia di Farfa, ci informa di continue scorrerie saracene nella Sabina a partire dalla devastazione di Roma compiuta dai saraceni provenienti dal napoletano nell’846. Nell’876 risultano saccheggiati e distrutti conventi e monasteri e negli anni successivi molti luoghi, compresa Rieti, subirono continui attacchi7 che costrinsero i Sabini ad edificare nuove strutture difensive8 e ad imbastire alleanze in funzione di una resistenza9 che produsse risultati nel 91510, quando i Mori furono ricacciati oltre il Garigliano. Il legame a vicende significative per la storia del territorio sabino permette, dunque, di considerare la Moresca un’espressione del sentire popolare che evocava scontri armati tra indigeni cristiani e incursori musulmani - i Mori appunto. In questa trasposizione lo straniero diventa estraneo e per questo in qualche rappresentazione una delle due schiere di danzatori si anneriva il viso, conferendo allo scontro mimato un significato culturale.
Schema della Moresca di Paganico sabino
Del patrimonio culturale dell’odierna Sabina fanno parte due Moresche delle quali si conosce a sufficienza per mantenerne memoria: la Moresca di Paganico Sabino e quella di Contigliano11. La Moresca di Paganico è stata analizzata, nel 2006, in un’interessante pubblicazione di Anastasio Spagnoli12, il quale l’ha contestualizzata con una serie di riferimenti documentari, ne ha esaminato i legami con tradizioni parallele, ha trascritto il testo, corredandolo di immagini e di testimonianze13. Quella di Contigliano è stata riscoperta e studiata da Roberto Lorenzetti, ex direttore dell'Archivio di Stato di Rieti, che ha riorganizzato e puntualizzato quanto emerso in precedenti ricerche14 ed ha provveduto alla trascrizione del testo.
Rappresentazione della Moresca di Paganico sabino
Note
(1) In vari casi al ritmo marziale di uno o più tamburi. I danzatori portavano dei campanelli ai polsi e alle caviglie per simulare il rumore delle armi.
(2) Da Maurus (gr. Μαύρος). Mori è generalmente utilizzato per indicare gli Arabi musulmani. Tuttavia Maurus identificava l’abitante della Mauretania, di etnia berbera. Ciò significa che l’invasione della Spagna fu opera soprattutto di Berberi ed in parte minore di Arabi, uniformati dall’appartenenza alla fede musulmana.
(3) Il 732 è l’anno in cui vennero definitivamente bloccate le incursioni dei musulmani in territorio francese, a seguito alla battaglia di Poitiers (presso Tours).
(4) In Sicilia i Pupi, con il ciclo di Orlando, costituiscono una sorta di memoria della contesa fra saraceni e cristiani.
(5) Si ha notizia di una Murisca in Sicilia almeno fino al 1800, di una Moresca con accompagnamento di violino in Corsica alla fine del 1700, di una Moresca Adriatica nella costa dalmata. Vedi: LORENZETTI R., La Moresca nell'area mediterranea, 1991; PREMOLI B. - LORENZETTI R., La moresca nella cultura popolare, Roma, Museo Naz. Arti e Trad. Popolari, 1981.
(6) L’avvento del melodramma portò la Moresca colta a confondersi con balli di altra natura.
(7) Un po’ tutta la Sabina fu coinvolta nelle scorrerie dei Mori: l’alta Sabina, con la depredazione dell’abbazia di Farfa, la Valle del Salto e quella del Turano.
(8) Attualmente la toponomastica della Sabina annovera numerosi podium, cioè i poggi, (Poggio Mirteto, Poggio S. Lorenzo, Poggio Catino ecc.) le costruzioni fortificate che le popolazioni della Sabina si vedevano costrette ad edificare per difendersi dalle scorrerie.
(9) Si ricorda una cruenta battaglia nel 910.
(10) Una coalizione di Sabini guidata da Archiprando da Rieti sconfisse i Mori presso Trebula Mutuesca (Monteleone Sabino).
(11) Entrambi vennero segnalate da Eugenio Cirese nel 1945 in una ricerca sui canti popolari nel reatino. Vedi: CIRESE E., I canti popolari della Provincia di Rieti, 1945.
(12) SPAGNOLI A., La Moresca di Paganico Sabino, 2006
(13) Fra le testimonianze riportate da Spagnoli, è significativa un’intervista del 1978 di Roberto Marinelli, reatino noto per l’interesse verso la storia orale, nella quale un ottantatreenne racconta l’esperienza di interprete della Moresca (forse del 1956), menzionando persone e particolarità sui costumi e sull’esecuzione.
(14) Lorenzetti ha riorganizzato in primo luogo le ricerche di Cirese, del quale, tuttavia, lamenta la frammentarietà, quindi di B.M. Galanti e P. Toschi (Origini del teatro italiano).
Specificità
Nel suo breve saggio del 1980 sui rituali carnascialeschi di Contigliano1, Lorenzetti pubblica due testi della Moresca, uno più lungo ed uno più corto, desunti da un manoscritto inedito del XVIII sec.
Sappiamo che la Danza armata di Contigliano veniva rappresentata nel periodo carnevalesco2 e questo contribuiva ad alleggerirne i toni rispetto alla serietà dello scontro culturale e religioso che evocava3. Vi partecipavano due schiere, ognuna di 12 danzatori, a rappresentare Turchi4 e Cristiani, che, dopo aver sfilato in corteo dal paese alto a quello basso5, si disponevano circolarmente e danzavano, combattendo con delle spade metalliche6. In origine aveva probabilmente delle modalità esecutive codificate e, almeno tra il 1700 e la fine del 1800, questo comportò la presenza di un gruppo di morescanti di una certa professionalità, un’attenzione all’uso dei costumi e la possibilità di mettere in scena la rappresentazione anche fuori dal territorio comunale7. Successivamente, agli inizi del XX sec., la Moresca si affida sempre più, come del resto quella di Paganico, alla disponibilità dei singoli che, durante il Carnevale, la rappresentano mescolata ad altri elementi tipici del periodo, svincolandola da regole precise, con un uso libero dei costumi.
Il testo originale trascritto dal Lorenzetti
Dai disegni di Marinelli
Marcia verso il luogo dello scontro
Lo schieramento
La battuta in cerchio
Quanto all’esecuzione in sé, la presenza di due testi di diversa lunghezza solleva la questione se si tratti di due Moresche o se il primo testo venisse recitato ed il secondo cantato: le strofe conclusive di entrambi i testi lasciano ad ogni modo supporre la resa dei Turchi. Stando alla indicazioni trascritte dal Lorenzetti, il combattimento, ossia la battuta, in forma di ballo, veniva eseguito una sola volta, in prossimità delle strofe conclusive. I dialoghi, recitati o cantati, se si eccettuano le prime due strofe esplicitamente affidate al capo cristiano, si presentano corali, senza interventi di singoli morescanti, sebbene l’uso della prima persona lasci intendere che alcuni interventi siano affidati ai capi delle due schiere8.
Nelle rappresentazioni della Moresca successive al 1980, cioè dopo la riscoperta della danza, si è cercato, anche in presenza di un numero ridotti di danzatori, di movimentare le esecuzioni, combinando alcune strofe dei due testi ed introducendo più combattimenti, in genere dopo ogni due strofe. Le notizie disponibili ci dicono che la parte musicale della Moresca veniva eseguita da una banda, anche se non si esclude che, dopo la Prima Guerra Mondiale, a strumenti bandistici si sostituissero strumenti generalmente usati durante il carnevale come il mandolino, la chitarra, l’organetto. Una registrazione molto confusa del 1951, nella quale si distinguono chiaramente una tromba, un clarinetto, un flicorno contralto ed un basso, propone la linea melodica del canto in tempo ternario e due ritornelli di danza in tempo binario, struttura ben visibile in uno spartito per tromba che rappresenta ciò che rimane della strumentazione operata dal maestro Seri Dario.
Dopo la pubblicazione del Lorenzetti, la Moresca è stata rappresentata varie volte: nel 1980, nel centro storico (P.zza Vittorio Emanuele), all'interno della Settimana dei beni culturali; durante gli anni '90 del XX sec., in P.zza S. Antonio, fuori le mura del castello, in P.zza degli Eroi, nel paese basso, nella frazione di Montisola e nel vocabolo di Madonna del piano, nei pressi della fonte di Onnina; nel 2015, nel centro storico, nell'ambito della manifestazione Assalto al Castello, il Centro Jobel di Torricella in Sabina ha messo in scena una ricostruzione molto articolata dal punto di vista teatrale ma decisamente poco fedele alla connotazione della Moresca contiglianese che appartiene alle danze delle spade, dal momento che i morescanti combattevano con dei bastoni.
Non sappiamo se vi sia stata un’evoluzione musicale della Moresca parallelamente a quella avvenuta nelle modalità di esecuzione. Rimane il dubbio che la musica che accompagnava canto e danza possa aver subito dei cambiamenti nel tempo, soprattutto in assenza di notizie circa i movimenti dei morescanti durante il combattimento. Le sonorità dell’attuale Moresca contiglianese non lasciano comunque dubbi sulla collocazione carnascialesca della rappresentazione e dunque rendono verosimile che la struttura musicale che conosciamo possa essere espressione del passaggio da una Moresca professionale ad una Moresca popolare.
Lo spartito di Seri
Note
(1) LORENZETTI R., Due rituali carnascialeschi in un Comune dell’Italia centrale: La Moresca e la Rappresentazione dei Mesi a Contigliano, Istituto Eugenio Cirese 1980.
(2) Qualche notizia confusa fa riferimento a rappresentazioni il primo giorno dell’anno.
(3) Era tuttavia necessario attenersi ai regolamenti sugli spettacoli in tempo di carnevale, imposti dall’autorità ecclesiastica per frenare gli eccessi, spesso violenti, che caratterizzavano il periodo pre-quaresimale.
(4) Il fatto che si parli di Turchi e che i combattenti siano complessivamente 24 avvicina la Moresca di Contigliano a quella Adriatica, nella quale, in uno scontro interno all’Islamismo, 12 Turchi si battono con 12 Mori.
(5) Non è chiaro, rispetto alla configurazione del centro abitato antico, quale fosse il paese basso.
(6) Ovviamente il metallo contribuiva a scandire il tempo.
(7) Un documento del 1804 testimonia che la Moresca venne rappresentata a Rieti. Nel documento è citata la compagnia dei Morescanti di Contigliano.
(8) Il testo della Moresca di Paganico, molto articolato, è invece affidato alla voce di personaggi solisti.
Immagini
La moresca del 2015