Lo sperimentalismo nell'arte non è solo uno "stile", è una vera e propria scossa elettrica che attraversa la storia dell'arte, il momento in cui gli artisti decidono che le regole non bastano più e che è tempo di riscrivere il manuale, dimentica le proporzioni perfette del Rinascimento. Lo sperimentalismo ama le pose innaturali, le prospettive distorte e le composizioni che ti fanno chiedere: "Ma è storto apposta?"
Non è un'arte "confortevole", ma un'arte che ti stimola, ti incuriosisce e a volte ti spiazza. È il motore che ha portato a movimenti come il Cubismo, il Futurismo (pensa a Boccioni e le sue "Forme uniche della continuità nello spazio"), l'Astrattismo e l'Arte Concettuale. In breve lo sperimentalismo è il brivido della scoperta applicato alla tela, alla scultura o a qualsiasi altro mezzo espressivo!
Figlio di un sarto, da cui il nome, si era formato con il pittore Piero di Cosimo. Rappresenta una figura di primissimo piano per la pittura fiorentina e la sua fama giunse fino in Francia, dove soggiornò fra il 1518 e il 1519, chiamato da Francesco I. Giorgio Vasari (puoi andare a conoscerlo nella sezione "Tardo Manierismo"), che da giovane artista ebbe modo di frequentare la sua bottega, definì addirittura Andrea del Sarto come “il pittore senza errori” per la sua notevole rapidità e sicurezza
Il suo stile ispirato ai grandi maestri fiorentini è alla base della pittura manierista, in esposizione potrai notare queste sue caratteristiche ammirando la "Madonna delle Arpie"
Fu uno dei più raffinati interpreti del manierismo fiorentino, e il suo vero nome era Giovanni Battista di Jacopo. Fu però soprannominato Rosso per il suo colore di capelli. Si formò nella bottega di Andrea del Sarto insieme a Pontormo, ma sviluppò velocemente un suo stile. Era considerato irrequieto e trasgressivo, con uno spirito ribelle e da critico verso le tradizioni artistiche del tempo. Le sue opere sono note per essere originali e con un senso della realtà distorto, come l'inquietante Cristo Morto
Nato a Pontorme, sobborgo di Empoli da cui prese il nome, alla morte del padre Bartolomeo di Jacopo Carucci, pittore attivo presso la bottega del Ghirlandaio, Jacopo Pontormo si trasferì a Firenze, dove trascorse l’intera sua vita. Qui entrò nella bottega di Andrea del Sarto, allora frequentata anche da Rosso Fiorentino Per la pala di Carmignano, Pontormo adotta un innovativo schema compositivo, con Maria ed Elisabetta al centro di una disposizione a rombo. La pittura diviene sognante e irreale: l'opera abbandona l'ordinamento rinascimentale e la struttura prospettica, concentrandosi su una tensione morale nuova. Il silenzio domina, invitando l'osservatore a cogliere la solennità dell'incontro.