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IL MAESTRO
IL NUMERO DI APRILE 2026 DEL MENSILE
"IL MAESTRO"
Organo ufficiale di informazione e approfondimento dell'AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici).
Una rivista dedicata al mondo della scuola, della pedagogia e dell'educazione, che propone riflessioni, documenti ministeriali, e aggiornamenti professionali per i docenti.
https://drive.google.com/file/d/1Anbr0L3CvWmq5vuALJZp1F8fgMPg8YYe/view?usp=sharing
DON BOSCO: PADRE E MAESTRO DELLA GIOVENTÙ
OGGI 31 GENNAIO, SI FESTEGGIA SAN GIOVANNI BOSCO, LA CUI PEDAGOGIA, OGGI, E' PIU' CHE MAI ATTUALE
Don Bosco, fondatore della congregazione salesiana e dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, è riconosciuto come patrono degli educatori, degli studenti e degli editori. La sua figura riveste un ruolo di primaria importanza nel campo dell’educazione.
Entrato nel seminario di Chieri all’età di vent’anni, fu ordinato sacerdote il 5 giugno 1841 a Torino. Proprio in questa città iniziò a dedicarsi con grande impegno ai giovani più poveri e svantaggiati, molti dei quali erano costretti a lavorare a causa di gravi difficoltà economiche e, in alcuni casi, necessitavano anche di assistenza sanitaria.
Il suo profondo amore per i ragazzi lo spinse a dare vita a un luogo sicuro e accogliente, capace di sottrarli all’emarginazione e al degrado sociale: nacque così l’Oratorio, un centro educativo di grande valore umano e formativo. Inizialmente privo di una sede fissa, l’Oratorio si spostò in vari luoghi fino a stabilirsi definitivamente nel quartiere torinese di Valdocco, conosciuto come il “Primo Oratorio di Don Bosco”.
Ancora oggi, l’esperienza dell’Oratorio continua a svolgere un ruolo fondamentale in molte parti del mondo, offrendo ai giovani più fragili concrete possibilità di crescita, riscatto e cambiamento.
Don Bosco fu proclamato Beato nel 1929 e, cinque anni più tardi, nel 1934, venne canonizzato da Papa Pio XI. La sua pedagogia, fondata sui tre pilastri della religione, della ragione e dell’amorevolezza, gli valse da Papa Giovanni Paolo II il titolo di «Padre e maestro della gioventù», poiché pone al centro il cuore e la dignità del giovane, preferendo la prevenzione alla repressione. Il suo approccio empatico e relazionale offre una risposta valida alle sfide educative moderne, puntando sull'inclusione, l'educazione integrale e un ambiente accogliente che valorizza i talenti individuali.
31 gennaio 2026
presidente AIMC - sezione di Giarre Mostra meno
SAN TOMMASO D’AQUINO: PENSARE DIO SENZA PAURA
Una riflessione su San Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa e grande teologo medievale, festeggiato oggi.
SAN TOMMASO D’AQUINO: PENSARE DIO SENZA PAURA
Un aspetto del pensiero di San Tommaso d’Aquino, lo rende straordinariamente moderno: la sua fiducia nella ragione come via per avvicinarsi a Dio.
Tommaso non è un pensatore che separa fede e ragione. Al contrario: per lui, la ragione è uno strumento nobile e necessario, un dono che permette all’uomo di interrogare il mondo e di cercare la verità. Non perché la ragione sia autosufficiente, ma perché è capace di riconoscere la realtà e di vedere oltre le apparenze.
E qui sta il suo grande coraggio: pensare Dio non è un atto di presunzione, ma un atto di responsabilità.
La mente umana non è fatta per rimanere inerte davanti al mistero. La mente è chiamata a cercare, a esplorare, a domandare.
La domanda che il giovane Aquinate si pose a Montecassino — “chi è Dio?” — non fu un dubbio passeggero, ma il filo conduttore del suo percorso. Per Tommaso, la vita spirituale non è solo devozione, ma ricerca di parlare con Dio per poter parlare di Dio.
Questo “parlare con Dio” coincide con la contemplazione (contemplari), che non è un gesto isolato ma un’apertura della mente alla realtà ultima. E la contemplazione non è fine a se stessa: deve trasformarsi in condivisione, secondo il principio contemplata aliis tradere, trasmettere agli altri ciò che si è prima contemplato.
Un’idea che Papa Francesco riprende nell’Evangelii gaudium, quando definisce la predicazione come il gesto di “comunicare agli altri ciò che si è prima contemplato”.
In Tommaso, quindi, la vita spirituale non resta un’esperienza privata, ma si trasforma in missione: un servizio, un cammino che unisce pensiero e preghiera, contemplazione e carità, ricerca e dono.
Ecco perché Tommaso continua a parlare anche oggi: perché ci ricorda che non dobbiamo avere paura di pensare Dio, ma nemmeno di ammettere che il mistero rimane sempre più grande di noi.
La ragione illumina il cammino, la fede lo accoglie, e la vita diventa un dono da condividere.
28 Gennaio 2026
Maria Torrisi
Presidente AIMC - sezione di Giarre
AUGURI DI BUONE FESTE
In questo Santo Natale, la luce di Cristo che nasce rinnovi la nostra fede e rafforzi il nostro impegno associativo, affinché possiamo essere autentici testimoni di speranza, carità e unità. Alla nostra comunità auguriamo un Santo Natale che illumini il cammino di tutti.
La presidente Maria Torrisi e le socie AIMC - sezione di Giarre
I DIRITTI DEI BAMBINI NON SI CELEBRANO,
SI GARANTISCONO
I DIRITTI DEI BAMBINI NON SI CELEBRANO, SI GARANTISCONO
Oggi, 20 novembre, celebriamo la Giornata internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
Una ricorrenza che dovrebbe essere un inno alla dignità e all’uguaglianza, ma che troppo spesso è lo specchio di una realtà amara: i diritti enunciati nelle Carte restano sulla carta.
Nel 2025, in un’epoca di rivoluzione tecnologica dove ogni cosa pare possibile, il paradosso è quello che milioni di bambini continuano a pagare con la propria pelle perché accanto ai privilegi dei pochi, resistono le piaghe dei molti.
I pochi brillano, ma quel luccichio è spesso il riflesso di ferite invisibili: la povertà, lo sfruttamento lavorativo, i conflitti armati, gli abusi, schiavitù moderna, sfruttamento lavorativo, tratta di minori, fame, guerre, abusi, violenze, disparità digitali, negazione dell’istruzione, negazione del diritto stesso di avere un futuro. E tutto questo solo per essere nati “nel posto sbagliato”, ma pagano comunque il prezzo più alto.
Mai come oggi, le possibilità tecniche si scontrano con le ingiustizie sociali. Accanto a bambini che hanno accesso a scuole digitali, cure avanzate e spazi sicuri online, ce ne sono altri che non hanno cibo, istruzione, né protezione.
La tecnologia corre veloce, ma la dignità dell’infanzia è ancora troppo spesso lasciata indietro.
Ogni giorno assistiamo a un paradosso inquietante: abbiamo i mezzi per ascoltare ogni voce, ma troppe voci restano inascoltate.
Abbiamo gli strumenti per proteggere ogni vita, ma troppe vite restano esposte.
Abbiamo la capacità di unire, eppure continuiamo a dividere: tra chi può e chi non può, tra chi ha e chi è destinato a non avere.
Il vero limite non è ciò che la tecnologia può fare.
Il vero limite è ciò che noi scegliamo di fare della tecnologia.
Perché i diritti dei bambini non dipendono dal progresso tecnico, ma dal progresso morale.
Oggi non basta ricordare: dobbiamo scegliere da che parte stare. Perché ogni bambino privato dei suoi diritti è un’umanità che manca, una possibilità spenta, una colpa collettiva.
I diritti dei bambini sono un dovere. E ciascuno di noi può essere parte del cambiamento.
Viviamo in un mondo dove possiamo comunicare in un istante con l’altra parte del pianeta, dove un algoritmo è capace di prevedere un problema prima che si manifesti, dove esistono strumenti educativi, scientifici e medici che potrebbero proteggere ogni bambino, ovunque.
Eppure, ed è questo il paradosso, non viviamo in un mondo dove ogni bambino è davvero protetto!
Proteggere l’infanzia oggi significa garantire accesso all’istruzione, alla salute, alle opportunità e garantire protezione dall’abuso, dal degrado e dalla violenza, anche quella digitale.
Significa riconoscere che un bambino senza connessione rischia l’esclusione, ma un bambino senza guida rischia la manipolazione.
Significa capire che il futuro non è negli strumenti, ma nelle persone che li utilizzano consapevolmente, comprendendone le potenzialità e i rischi.
E allora chiediamoci:
Cosa vogliamo lasciare ai bambini di questo tempo?
Un mondo dove la tecnologia è un faro che orienta le scelte, o soltanto un miraggio che illude e smarrisce?
Un mondo che riduce le distanze, o che le amplifica?
Abbiamo una responsabilità immensa:
trasformare le possibilità in diritti e i diritti in realtà.
La tecnologia può essere un ponte straordinario, ma siamo noi a decidere verso dove conduce.
Il progresso vale solo se protegge ogni bambino.
I diritti dei bambini non sono un’opzione, ma la misura della nostra civiltà.
20 novembre 2025
Presidente AIMC - sezione di Giarre
GIUBILEO DEL MONDO EDUCATIVO
è lieta di comunicare l' evento
GIUBILEO
DEL MONDO EDUCATIVO
che si terrà a Roma
dal 30/10/2025 al 02/11/2025
PER POTER PARTECIPARE ALLE GIORNATE DEL MONDO EDUCATIVO
è necessario effettuare la registrazione, compilando il modulo Google al link seguente (uguale al link indicato nella locandina)
Cliccare https://docs.google.com/.../1FAIpQLSdpmuMNAzK.../viewform...
Si ricorda che la registrazione/prenotazione alle Giornate del Mondo Educativo si riferisce esclusivamente alla partecipazione al convegno e non comprende altri servizi.
PER UNA AGEVOLE CONSULTAZIONE DEL PROGRAMMA CLICCARE QUI
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Maria Torrisi
Presidente AIMC - sezione di Giarre
GLI AUGURI DI BUON INIZIO ANNO SCOLASTICO DI DON CARMELO RASPA
AUGURI DI BUON COMPLEANNO PAPA LEONE XIV
AUGURI DI BUON INIZIO ANNO SCOLASTICO 2025-2026
Cari ragazzi, cari insegnanti,
l' inizio di un nuovo anno scolastico rappresenta sempre un nuovo viaggio, fatto di scoperte, sfide, sorrisi, errori e meraviglie.
La scuola non è solo un luogo dove si imparano le regole della grammatica o i numeri delle formule: è un luogo di relazioni, di crescita, di cuori che si incontrano.
Insieme, giorno dopo giorno, si costruisce un ambiente dove poter imparare non solo con la mente, ma anche e soprattutto con il cuore.
Come ci ricorda il grande educatore brasiliano Paulo Freire:
"L’educazione non cambia il mondo. L’educazione cambia le persone. Le persone cambiano il mondo."
E l’educazione vera — quella che lascia il segno — nasce sempre dall’amore, dalla cura e dall’ascolto reciproco.
A tutti voi, auguriamo un anno ricco di entusiasmo, coraggio e passione per apprendere insieme!
Buon anno scolastico!
Giarre, 10 settembre 2025 Maria Torrisi
Presidente AIMC - sezione di Giarre
RINNOVARE LA DEVOZIONE AL SACRO CUORE DI GESÙ
1° SETTEMBRE
Buon inizio a tutti! Auguri per il nuovo anno scolastico 2025-2026!
RINNOVARE LA DEVOZIONE AL SACRO CUORE DI GESÙ
CARDINALE ZUPPI: "ABBIAMO FATTO TUTTO QUELLO CHE POTEVAMO PER LA PACE?"
CARDINALE ZUPPI: "ABBIAMO FATTO TUTTO QUELLO CHE POTEVAMO PER LA PACE?"
Il 14 agosto 2025, nel silenzio carico di memoria di Monte Sole, il cardinale Matteo Zuppi ha trasformato un luogo segnato da una delle pagine più tragiche della nostra storia in un altare di pace e di fraternità.
Qui, tra il settembre e l’ottobre del 1944, si consumò la strage di Marzabotto: centinaia di civili, molti dei quali donne e bambini, furono uccisi dalle truppe nazifasciste. Quel dolore antico è rimasto inciso nella terra e nelle pietre, facendone un simbolo universale contro ogni guerra e ogni violenza.
Su questo stesso suolo, Zuppi ha intrecciato il ricordo delle vittime di allora con quello di migliaia di bambini morti oggi nel conflitto in Medio Oriente. Con voce ferma e insieme commossa, ha letto uno a uno i loro nomi, senza distinzione di origine o appartenenza, ricordandoci che “non c’è classifica nel dolore”.
La sua preghiera non è stata un rifugio per fuggire dalla realtà, ma un invito a guardarla negli occhi, a lasciarci ferire dalla sua ingiustizia e a trasformare la compassione in scelte concrete di pace.
In un tempo in cui le parole si usano spesso per dividere, il cardinale ha scelto di usarle per unire: ha denunciato l’odio, il cinismo, le letture di parte che cancellano il volto umano dell’altro, e ci ha ricordato che ogni vita, ogni nome, è unico e sacro.
La domanda che ha lasciato sospesa nell’aria, pesante e urgente, è risuonata come un richiamo personale: “Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per la pace?”.
presidente AIMC - sezione di Giarre
Il testo integrale del discorso
https://www.avvenire.it/.../il-14-agosto-zuppi-a...
RINNOVARE LA DEVOZIONE AL SACRO CUORE DI GESÙ
AUGURI A PADRE CARMELO RASPA
Tanti cari Auguri a padre Carmelo Raspa
Assistente Ecclesiastico AIMC Regione Sicilia
Vice Direttore Istituto Teologico San Paolo di Catania.
RINNOVARE LA DEVOZIONE AL SACRO CUORE DI GESÙ
AUGURI A PADRE ANTONIO SALVATORE PENNISI
In occasione del 25° Anniversario di Sacerdozio di Don Antonio Salvatore Pennisi, l’AIMC - sezione di Giarre porge auguri sinceri, unendosi con stima al riconoscimento di un lungo cammino di fede e dedizione.
RINNOVARE LA DEVOZIONE AL SACRO CUORE DI GESÙ
P. Giuseppe Oddone propone agli insegnanti un approfondimento sull’enciclica
di Papa Francesco “Dilexit nos”
Una proposta luminosa per il cuore e la mente degli insegnanti.Con gioia e gratitudine, l’Associazione Italiana Maestri Cattolici annuncia che il nostro Assistente Spirituale Nazionale, Padre Giuseppe Oddone, ha proposto agli insegnanti un prezioso approfondimento sull’enciclica di Papa Francesco “Dilexit nos”, pubblicato sulla rivista online della Chiesa Cattolica.
È un invito a rallentare il passo, a lasciarsi interrogare dalla bellezza di un messaggio che non smette di parlarci: l’amore incondizionato di Cristo per l’umanità. Un amore che educa, che consola, che guida. Un amore che, se accolto, può diventare stile di vita anche nel nostro essere insegnanti.
L’approfondimento proposto da Padre Giuseppe non è solo un esercizio teologico, ma un momento di rigenerazione interiore. È un’occasione per ritrovare il senso più autentico della nostra vocazione educativa: essere strumenti di bene, testimoni di speranza, seminatori di amore gratuito.
Come AIMC, crediamo che solo una formazione che tocchi il cuore possa davvero trasformare la scuola. Per questo, ringraziamo Padre Giuseppe per continuare a camminare al nostro fianco con sapienza, delicatezza e passione evangelica. Che ogni insegnante possa sentire in queste parole un soffio di luce, e che l’eco di “Dilexit nos” diventi carne viva nella quotidianità delle nostre classi.
Leggi i testo integrale 👇👇👇👇👇👇👇👇👇👇
Dilexit nos, la quarta e ultima enciclica di Papa Francesco Invito a rinnovare la devozione al Sacro Cuore di Gesù Dopo “Lumen Fidei” (2013), “Laudato sì” (2015) e “Fratelli Tutti” (2020) lo scorso 24 ottobre 2024 è stata pubblicata la quarta enciclica di Papa Francesco dal titolo “Dilexit nos” (Ci ha amati), un documento sulla devozione al Cuore di Gesù. Essa rappresenta il testamento spirituale che a pochi mesi dalla sua morte il Papa ha lasciato alla Chiesa da lui amata e guidata negli anni del suo ministero. Il mese di giugno è dedicato per tradizione alla devozione popolare al Sacro Cuore: per ravvivarne il culto e per un approfondimento teologico e pastorale ci può essere di aiuto questo intenso ed appassionato documento del compianto Pontefice. L’uscita tuttavia non è stata casuale perché è avvenuta nell’anno delle celebrazioni del 350° anniversario della prima manifestazione del Sacro Cuore di Gesù del 1674, per riproporre oggi, a tutta la Chiesa, questa forma di spiritualità piena di ardore interiore, che ha animato tanti semplici cristiani e tanti santi mistici e contemplativi, oppure impegnati nella evangelizzazione e nelle opere di carità. Papa Francesco, esprimendo il suo amore per Cristo, si rivolge ai credenti e agli uomini di buona volontà, sottolineando che viviamo uno dei periodi più bui, critici e drammatici per l’umanità: tensioni e guerre devastanti su più fronti colpiscono principalmente i civili; il divario sociale ed economico, il consumismo sfrenato e lo sviluppo tecnologico minacciano le persone. In questo panorama preoccupante il Papa chiede di cambiare lo sguardo, facendo affidamento su ciò che è veramente importante, ossia il cuore. Il cuore, spazio vivo della interiorità “Lettera enciclica sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo” è il sottotitolo dell’enciclica che ruota intorno al concetto di “cuore”, quello spazio vivo dell’interiorità di Cristo, nel quale Egli ha coscienza della pienezza della sua umanità e della sua divinità, Cuore che è stimolo per ogni cristiano alla contemplazione ed alla evangelizzazione. Il cuore inoltre configura anche ognuno di noi nella nostra identità spirituale, unendo il corpo e l’anima, la carne e lo spirito, fondendo insieme i frammenti della vita, rendendo possibili legami autentici di comunione con le altre persone. Tutto è unificato nel cuore, sede dell’amore in tutte le sue componenti spirituali, psichiche e fisiche. Il Cuore di Gesù è la sede appassionata dell’autentico e perenne amore di Dio nei nostri confronti, nonostante i tempi bui di sterminio e di violenza. La somma del dolore che l’uomo va spargendo sulla terra fa piaga nel Cuore di Cristo perché Egli non cessa di amarci e di immolarsi per noi nel mistero pasquale. Gesù Cristo è il cuore del mondo; la sua Pasqua di morte e di risurrezione è il centro della storia. Egli ha compassione di questa terra ferita che ha voluto abitare come uno di noi. Il Cuore di Cristo ha tanto amato gli uomini: durante la sua vita terrena Gesù ha manifestato chiarezza di idee, ricchezza di sentimento, sensibilità verso la bellezza della creazione; è vissuto in contatto col Padre, consapevole della sua missione di salvezza, ha effuso in ogni credente il suo Spirito. E’ il Cuore di un fratello che si immola perennemente, che soffre e risorge per riedificare umanamente l’uomo. La devozione al Cuore di Cristo Pertanto la devozione al Cuore di Cristo, rivolta alla persona di Gesù, è essenziale per la nostra vita cristiana, perché è adorazione del mistero dell’amore divino e umano del Signore, tanto che possiamo affermare che il Sacro Cuore è la sintesi del Vangelo. Nel Cuore di Cristo sono uniti in modo inseparabile il suo amore divino, infinito, eterno e misericordioso, il suo amore spirituale per tutte le creature, il suo amore sensibile che vibra nell’amicizia, nella tenerezza verso i piccoli, i malati, i sofferenti, i peccatori che si convertono. È necessario inoltre rinnovare la devozione al Cuore di Cristo anche per contrastare nuove manifestazioni di una spiritualità senza carne che si moltiplicano nella società e che ignorano il dramma della sofferenza fisica e morale di tanti fratelli. La devozione al cuore umano e divino di Cristo ha profonde radici bibliche e storiche. Guardiamo all’esperienza dei Santi: San Paolo Apostolo, Sant’Agostino, San Bernardo ed i mistici del medioevo, San Giovanni della Croce e la spiritualità carmelitana, San Francesco di Sales, Santa Maria Margherita Alacoque fino ai santi contemporanei sono testimoni di questo amore vissuto e profondo per Cristo, posto in relazione con il suo Cuore aperto dalla ferita del costato, ferita presente anche dopo la sua risurrezione. Forme di devozione al Cuore di Cristo: adorazione, consolazione, riparazione, offerta La devozione al Sacro Cuore di Gesù è stata alimentata ed arricchita dall’esperienza di molti santi e continua a vivere in una forte ed incessante tradizione di pietà popolare; nell’enciclica vengono richiamati alcuni atteggiamenti interiori connessi tra di loro. L’adorazione del Sacro Cuore, specialmente nel mistero eucaristico, è un atto di fede che riconosce Cristo come centro della vita cristiana. Papa Francesco sottolinea che, in un mondo frammentato e distratto, è necessario tornare a contemplare il Cuore di Gesù per riscoprire il senso autentico dell’esistenza. L’adorazione non è solo un gesto liturgico, ma un’esperienza che trasforma il cuore del credente, aprendolo alla grazia divina. Un altro aspetto importante è la consolazione che il Sacro Cuore offre a chi soffre e che noi possiamo offrire a Lui, considerando che quel Cuore viene continuamente ferito dai nostri peccati e dalle violenze del mondo. Siamo invitati a trovare rifugio nel Cuore di Cristo, fonte di pace e speranza. In un’epoca segnata da incomprensioni, guerre e divisioni, il messaggio del Pontefice è chiaro: solo l’amore di Cristo può guarire le ferite dell’umanità e riportare armonia tra i popoli. La riparazione è un atto di amore che risponde alle offese fatte al Cuore di Cristo. E’ collegata alla nostra compunzione, ossia al riconoscimento dei nostri peccati da Lui perdonati, alla scarsa corrispondenza della nostra vita al suo progetto di amore. Papa Francesco richiama la figura di Santa Margherita Maria Alacoque, che nelle sue visioni descrisse il Sacro Cuore come un cuore ferito dall’indifferenza degli uomini. L’enciclica invita i fedeli a vivere la riparazione non solo come un gesto devozionale, ma come un impegno comunitario e sociale per la giustizia e la solidarietà. Un altro aspetto dell’amore al Sacro Cuore è l’offerta a lui delle nostre sofferenze: non aggiungiamo nulla all’unico sacrificio redentore di Cristo, ma possiamo fare in modo di prolungare in noi e negli altri gli effetti della sua totale donazione per amore. Dimensione sociale ed ecclesiale della devozione al Sacro Cuore Infine la devozione al Sacro Cuore è come un ponte tra contemplazione ed evangelizzazione. L’amore ricevuto ed espresso nella preghiera deve trasformarsi in azione, spingendo i cristiani a testimoniare la misericordia di Dio nel mondo. Dilexit Nos non è solo un testo teologico, ma un invito a riscoprire la bellezza della fede e a vivere l’amore di Cristo con autenticità nel solco delle precedenti encicliche Laudato Si’ e Fratelli Tutti, proponendo il Sacro Cuore come centro unificante della civiltà dell’amore. In un mondo che ha smarrito il cuore, Papa Francesco ci ricorda che Gesù ci dona il suo, affinché possiamo costruire una società più giusta e fraterna.
P. Giuseppe Oddone
"LA SPERANZA CAMBIA IL CUORE E GENERA BELLEZZA"
Il Seminario di presentazione della 20^ edizione del Premio Artistico Letterario dedicato ad “Ilaria e Lucia”, le due studentesse dell'Università di Catania che nel 2001 persero la vita a causa dell’ incendio divampato nell’hotel in cui alloggiavano a Parigi, si è svolto ieri presso il “Coro di notte Magnano San Lio” del Monastero dei Benedettini, Università di Catania.
All' apertura dei lavori a cura della Prof.ssa Ivana Gualtieri, Dirigente Scolastico presso I.C. "A. Diaz - A. Manzoni" di Catania, è seguito l'intervento della Prof.ssa Zina Bianca, componente del Direttivo AIMC Nazionale e presidente AIMC Provincia di Catania.
A seguire i saluti della Prof.ssa Maria Caterina Paino, Direttrice DISUM Unict, del Dott. Andrea Cesare Guzzardi e della Prof.ssa Lucrezia La Paglia.
Interessanti gli interventi dei relatori presenti: Prof.ssa Francesca Longo, Prof. Santo Di Nuovo, Prof. Emiliano Abramo, Prof.ssa Carmela Maccarrone, Allievi Liceo Statale "Ettore Majorana" di San Giovanni La Punta.
Sono stati inoltre presentati i video della Prof.ssa Esther Flocco, Presidente AIMC Nazionale, di Don Carmelo Raspa, assistente ecclesiale AIMC Regione Sicilia e vice direttore Istituto Teologico di San Paolo, del Prof.Marco
Pappalardo, Direttoresaluti della Prof.ssa Marina Ciurcina, presidente AIMC Regione Sicilia, perché impossibilitati a presenziare. Molto apprezzato l'intervento degli alunni del Liceo Statale Ettore Majorana di San Giovanni La Punta, che, — ricalcando quanto espresso dalla loro Dirigente Carmela Maccarrone — hanno ribadito l'importanza e il valore della speranza.
A chiusura, la commovente e incisiva relazione della Dott.ssa Amelia Bellino, mamma di Ilaria Favara, ha inteso ribadire la necessità della speranza per andare oltre il dolore e iniziare un nuovo cammino di salvezza, superando la crisi. Per cui il richiamo alla speranza quale condizione necessaria per poter “cambiare il cuore e generare bellezza” è stato il fil rouge che ha tenuto insieme gli interventi dei relatori.
Alla luce dell'attuale globalizzazione, dove costruire relazioni sane e autentiche sta diventando sempre più difficile, dove il rispetto della dignità umana viene spesso calpestato, urge rivolgere l’appello alla “comunicazione empatica” quale linguaggio ideale di “non violenza” che ognuno, anche se non naturalmente dotato, può acquisire, e che rafforza, come afferma Marshall Rosenberg, “la nostra capacità di rimanere umani, anche in condizioni difficili”.
In tal senso l'evento di ieri, costituitosi come azione formativa di una comunità educativa attenta ai bisogni e alle istanze dei giovani, ha rappresentato un momento di autentica azione educativa nella misura in cui la speranza procede ad animare la relazione educativa, come affermato da Papa Francesco con l'espressione: “L'educazione è sempre un atto di speranza che, dal presente, guarda al futuro”.
E anche in quest'anno, dedicato al Giubileo, nella giornata del 4 gennaio scorso, in occasione dell’udienza con l’AIMC, insieme ad altre associazioni, il Papa ha affermato che “pellegrini di speranza” sono “tutte le persone che cercano un senso per la propria vita e anche coloro che aiutano i più piccoli a camminare su questa strada.”
Condividendo il pensiero di Papa Francesco possiamo affermare che “La speranza è il motore che sostiene l’educatore nel suo impegno quotidiano, anche nelle difficoltà e negli insuccessi”. Perchè, — continua il Pontefice — “La sua speranza non è ingenua, è radicata nella realtà, sostenuta dalla convinzione che ogni sforzo educativo ha valore e che ogni persona ha una dignità e una vocazione che meritano di essere coltivati”.
Pertanto, in linea con la tematica del Premio di quest'anno, nella convinzione che la speranza possa davvero aprire il cuore e generare bellezza, attraverso un atteggiamento di accoglienza, solidarietà e rispetto verso gli altri e l'ambiente in generale, vale proprio la pena sostenere e porre fiducia nelle parole proferite da Papa Francesco a conclusione del sopracitato discorso: “La speranza mai delude, mai, la speranza mai è ferma, la speranza è sempre in cammino e ci fa camminare.”
Catania lì 28 febbraio 2025
Maria Torrisi presidente AIMC - sezione di Giarre
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PER UNA EDUCAZIONE DEMOCRATICA
Un interessante incontro quello di ieri pomeriggio che ha visto riunite un bel numero di socie della sezione AIMC di Giarre, in occasione della Giornata Mondiale dell’Educazione, istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, intesa a sottolineare l’importanza dell’educazione nel promuovere pace, sviluppo sostenibile e inclusione sociale.
La Giornata Mondiale dell’Educazione è stata un’occasione formativa per riflettere su quelli che sono i problemi del mancato raggiungimento di una educazione di qualità accessibile a tutti, senza alcuna disparità.
I dati registrano, purtroppo, un aumento sempre maggiore di povertà educativa, con accentuata disuguaglianza di genere, abbandono scolastico, istruzione negata a causa delle guerre che interessano più parti nel mondo, la mancanza di equilibrio economico, sociale, ecologico.
Paradossalmente, nell’era dell’Intelligenza Artificiale, una percentuale esorbitante di bambini e ragazzi viene privata del diritto all’istruzione e ad una vita buona, considerati i dati dell’Unesco attestanti la cifra di ben oltre 244 milioni di bambini e adolescenti nel mondo che non frequentano una scuola, unitamente alla mancata acquisizione delle competenze necessarie all’effettiva partecipazione alla vita sociale da parte degli adulti.
Il tema della Giornata Mondiale dell’Educazione 2025 trattato dall’Unesco ha voluto porre l’accento proprio sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale nella società attuale, mettendo in luce l’impegno a cui sono chiamati docenti ed educatori nel far acquisire a ragazzi e famiglie la consapevolezza piena delle potenzialità, dei limiti e dei pericoli dell’IA.
A questo proposito si è parlato delle opportunità offerte dall’IA da un lato, ma anche del divario che si sta venendo a creare tra il progresso tecnologico e la qualità della vita umana, dall’altro. Mentre l’Intelligenza Artificiale sta procedendo in continua ascesa, la forbice si allarga sempre più in tema di sviluppo equo e sostenibile per il benessere comune delle generazioni attuali e future.
Pertanto, si rende necessaria una formazione ad hoc che renda gli insegnanti edotti sulle modalità adeguate di utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica quotidiana.
L’impegno di insegnanti, educatori, associazioni, parrocchie, enti e imprese nei territori di appartenenza, non potrà essere che quello di una rinnovata educazione affinché i ragazzi non ricevano soltanto conoscenze astratte ma vengano coinvolti in situazioni atte a sviluppare il pensiero critico.
Tenendo conto degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, con i suoi 17 goal relativi alla sostenibilità, non solo ambientale ma riferiti anche alla qualità della vita, dell’ istruzione, dell’ uguaglianza, della lotta alla povertà, urge mettere in atto processi formativi che possano configurarsi quali strumenti idonei alla costruzione di un futuro equo e sostenibile.
Delineare, dunque, modelli di comportamento e azioni concrete da mettere in campo, in coerenza con la visione etica della sostenibilità e della responsabilità dell'altro, della cura di sé, della comunità e dell’ambiente, della solidarietà, dell’ uguaglianza, è fondamentale.
Per comprendere il mondo nella sua autenticità e promuovere azioni e atteggiamenti concreti di scambio relazionale aperto e interdipendente con gli altri c’è bisogno di una educazione basata sul contatto con la vita reale dell’alunno, con il suo ambiente, con il suo fare esperienza.
Una educazione, quindi, pervasa da autenticità, comunione, empatia, solidarietà e cura, che abbia a cuore la crescita umana della persona e aneli alla pace tra gli uomini e fra i popoli, secondo la pedagogia di John Dewey, per il quale la scuola è “strumento per fare democrazia.” Nel saggio Democrazia e Scuola, Dewey afferma: «La democrazia è qualcosa di più di una forma di governo. È prima di tutto un tipo di vita associata, di esperienza continuamente comunicata. L’estensione nello spazio del numero di individui che partecipano a un interesse in tal guisa che ognuno deve riferire la sua azione a quella degli altri e considerare l’azione degli altri per dare un motivo e una direzione alla sua equivale all’abbattimento di quelle barriere di classe, di razza e di territorio nazionale che impedivano agli uomini di cogliere il pieno significato della loro attività.»
25 gennaio 2025 Maria Torrisi
Presidente Associazione AIMC - sezione di Giarre
SCORRI TUTTE LE FOTO NEL RIQUADRO SOTTOSTANTE
L' ENNESIMO GRIDO DI "DONNA, VITA, LIBERTÀ"
Ripresa dalle guardie di sicurezza presso il cortile del dipartimento di Scienza e Ricerca dell'Università Azad di Teheran, perché non indossa il velo islamico in modo adeguato, la studentessa Ahouu Daryaei, in segno di protesta contro il regime, si toglie i vestiti e si scioglie i capelli. Viene arrestata e portata in ospedale psichiatrico e poi silenzio assoluto.
Amnesty International sollecita indagini e ne chiede l'immediato rilascio riferendo possibili "percosse e violenza sessuale contro di lei durante l'arresto".
Il movimento "Donna, Vita, Libertà" nasce in IRAN due anni fa, in seguito alla vicenda di un'altra ragazza di origini curde, Mahsa Amini, che a Teheran viene ritenuta "colpevole" per lo stesso motivo: aver indossato il velo in modo non adeguato, ossia non stretto bene al volto! Arrestata dalla Polizia Morale, dopo due giorni di coma, Mahsa viene dichiarata morta il 16 settembre 2022, mentre la polizia respinge le accuse di pestaggi e percosse mortali inflitte alla ragazza.
Da allora il movimento "Donna, Vita, Libertà, si è sempre più allargato, allo stesso modo gli arresti e le esecuzioni capitali di oppositori al regime, sono sempre più frequenti.
05-11-2024 La presidente AIMC sezione di Giarre
Maria Torrisi
GIORNATA INTERNAZIONALE DELL'INSEGNANTE
Oggi 5 ottobre 2024,
Giornata Mondiale degli Insegnanti. Auguri e Buon lavoro a tutti!
La presidente e le socie della Associazione AIMC - sezione di Giarre
UN TEAM WORKING MOTIVATO E COESO
“Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo”.
Lev Tolstoj
Un team working motivato e coeso, impegnato nella organizzazione e pianificazione per il nuovo anno sociale.
Si è trattato di un importante momento collaborativo e costruttivo in cui ogni partecipante al gruppo ha dato un significato aggiunto al lavoro globale.
In un clima gioviale e disteso, all'insegna del confronto e della condivisione di idee, proposte, obiettivi, ha preso vita la bozza di una programmazione intesa ad offrire un servizio di interventi educativi, "per" e "con" le comunità e le reti del territorio.
Ulteriori incontri, con i soci tutti, saranno necessari per meglio definire il planning tracciato, per identificare risorse, precisare ruoli, modalità e tempi idonei alla realizzazione delle azioni prefissate.
Giarre 20/09/2024
La presidente AIMC sezione di Giarre
Maria Torrisi
LA MODERNITÀ DELL’APPROCCIO MONTESSORIANO
Maria Montessori
nasce a Chiaravalle, un paesino poco distante da Ancona, il 31 agosto 1870.
Educatrice, pedagogista, filosofa,
medico, scienziata, specializzata in neuropsichiatria infantile,
rappresenta una delle figure più importanti della pedagogia italiana e
mondiale del Novecento.
La modernità dell’approccio Montessoriano
La modernità dell’approccio montessoriano la si può riscontrare nei principi chiave della didattica montessoriana, perfettamente in linea con le più recenti scoperte delle neuroscienze. L’impostazione della didattica montessoriana è incentrata sul fare, su quel tipo di attività laboratoriale a cui si sta rivolgendo l’attenzione pedagogica odierna.
Il cosiddetto approccio per competenze che bandisce un apprendimento interamente basato sull'astrazione e sulla sterile trasmissione di contenuti, per orientarsi verso un apprendimento fondato su esperienze intese a stupire i ragazzi, a costruire, passo dopo passo, la conoscenza, per giungere gradualmente dal concreto all’astratto, attraverso lo svolgimento di compiti "reali", che impegnano non solo la mente ma anche e soprattutto le mani, non rappresenta altro se non la prassi didattica che già nel ‘900 era fondamentale per la Montessori e per molti altri pregevoli autori, sostenitori di quella che venne definita “pedagogia dell’attivismo”, di una scuola attenta a considerare le competenze come valorizzazione delle diverse intelligenze e delle attitudini individuali, rispettosa delle modalità e dei tempi di apprendimento di ognuno.
L’approccio della Montessori, avverso ad una forma di insegnamento in cui a predominare sia l’aspetto simbolico-linguistico a discapito dell’aspetto percettivo, viene oggi sostenuto dagli studi delle neuroscienze che affermano l’importanza della sinergia delle due parti costituenti il cervello: l’emisfero destro e l’emisfero sinistro, affinchè le conoscenze vengano “fissate” e non apprese in modo mnemonico, destinate ad essere ben presto dimenticate.
La scoperta dei neuroni a specchio, ad opera di Giacomo Rizzolatti, ha scardinato l’idea consolidata della divisione tra funzioni "alte" e funzioni "basse" del cervello; il sistema cognitivo connesso al sistema motorio viene a determinare l’unificazione tra percezione, comprensione e azione per cui “il cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che comprende”.
Con i più sosfisticati mezzi di indagine diagnostica, si è potuto appurare che la funzione percettiva preposta al movimento delle mani e al controllo raffinato delle mani, collocata nell’emisfero destro, è fondamentale per l’apprendimento in generale, perché il movimento delle mani che esplorano un oggetto per coglierne le diverse caratteristiche viene associato al simbolo, al segno, alla parola, funzionalità collocate nell’emisfero sinistro, rappresentando, in tal modo, un ottimo ausilio per un apprendimento significativo, che mette la persona in condizioni di applicare le conoscenze acquisite in qualsiasi contesto si trovi ad operare.
Ciò che la Montessori affermava e praticava nella sua scuola, soprattutto per l’insegnamento della matematica, utilizzando l’asta numerica o i fuselli per apprendere i numeri, (una barra di legno suddivisa in cinque parti in maniera proporzionale per apprendere, appunto il numero cinque, cinque
rettangoli di colore diverso, per presentare i numeri in sequenza progressiva), legando la presentazione del numero al movimento delle mani, legando il movimento alla parola, utilizzando, dunque, aspetti visuo-spaziali e aspetti linguistici, viene ad essere confermato dalla scienza, per qualsiasi tipo di apprendimento.
Affinchè il bambino possa arrivare all’astrazione, affermava la Montessori , deve seguire un percorso caratterizzato dall’apprendimento motorio, concreto, percettivo, che deve essere rispettato nei suoi tempi e nelle sue modalità.
Ciò che permette di giungere al risultato è, dunque, per la Montessori, il “processo”, ossia il “rimaneggiare” un oggetto, il “trattenerlo innanzi ai sensi”. È questa la sua idea di “Educazione periferica”, così spiegata nella sua opera “Psicogeometria”: « Il bambino invece ha un suo proprio modo di imparare: quello della scelta spontanea, dell’esercizio ripetuto, dell’attività insieme sensoriale e motrice che accompagna l’attività sensibile e psichica … Perciò la nostra è una educazione dalla periferia che sostituisce l’educazione verso il centro del vecchio modo. Il centro è lasciato libero di svolgersi secondo le energie naturali; e non è necessario per noi conoscerlo, né ripromettercene precise e determinate corrispondenze. Necessario è rispettarlo».
31 agosto 2024
Maria Torrisi
Presidente AIMC sezione di Giarre
GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO
Nella Giornata mondiale del libro, vi propongo la mia recensione
"La sociologia del XXI secolo - Persone, dati, tecnologie",
del Prof. Davide Bennato, il quale insegna Sociologia dei media digitali presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche (DISUM) dell' Università di Catania, si occupa, in particolare, di sociologia digitale, consumo di contenuti online e comportamenti collettivi nelle piattaforme digitali. È autore del blog tecnoetica.it , collabora con la testata agendadigitale.eu
Dalla foto si capisce già che il libro sarebbe tutto da sottolineare, e avendo pensato fin dalle prime righe di recensire il libro, anche i postit per le note!
Per saperne di più, leggete se vi fa piacere.
Intanto, questa frase di Gianni Rodari, pare proprio condensare in sé, a diversi livelli, tanti significati veicolati nel libro:
"Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo".
Recensione al libro
“La società del XXI secolo - Persone, dati e tecnologie" di DAVIDE BENNATO
a cura di Maria Torrisi
A proposito del percorso compiuto nel libro “La società del XXI secolo - Persone dati e tecnologie” Davide Bennato, docente di Sociologia dei media digitali, Dipartimento di Scienze Umanistiche (DISUM) dell' Università di Catania, pone domande e da risposte: «È arbitrario? Inevitabilmente sì. È Esaustivo? Assolutamente no. È definitivo? Sicuramente no. E allora perché leggerlo? Perché mi sono sforzato di essere intellettualmente onesto: ho mostrato tutti i passaggi dei miei ragionamenti nel modo più chiaro possibile, aiutato da una bibliografia sociologica piuttosto istituzionale. Se mi concedete una metafora presa dal mondo della cucina, ho preparato un piatto mostrando sia la ricetta che ho seguito, sia gli ingredienti che ho usato. Spero solo che il risultato non sia troppo indigesto». (Premessa. Il XX secolo tarda a tramontare – p. XII).
Prima ancora di addentrarmi nella narrazione, una premessa è d’obbligo!
In quest’ opera, Davide Bennato ha trattato una pluralità di tematiche con uno stile chiaro, scorrevole e accurato, mai noioso, ma brioso e accattivante. Una stesura contrassegnata da completezza, coesione e ricchezza espressiva che richiama, con esempi e citazioni varie, gli autori più disparati in campo filosofico, letterario, artistico, cinematografico, poetico. E spaziando con metafore riferite finanche all’ arte culinaria, l’autore ha approdato, al di là delle aspettative, ad un risultato “per niente indigesto”!
Anzi, un testo da leggere con gusto, impregnato di una semantica complessa e impegnativa che mette in luce la cultura e la professionalità tecnico-scientifica e umanistica dell’autore, connotate da un alto spessore etico.
Il libro si caratterizza per l’attenzione che l’autore riserva al lettore, nella misura in cui la scrittura si apre al suo interlocutore interrogandolo, per cui già dalle prime righe c’è la voglia di continuare, per “mettersi in ascolto di ciò che il testo ha da dire”, secondo la tradizione dell’ermeneutica filosofica, in modo particolare del filosofo tedesco Hans George Gadamer, che ha evidenziato questo aspetto dialogico fra il testo e il lettore.
Solitamente si è portati a pensare che la società e il mondo intero siano cambiati a causa dell’ enorme sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione o al contrario che la tecnologia abbia avuto modo di espandersi così tanto perché ha trovato nella società un terreno poroso dove poter defluire con rapidità. Nel primo caso si fa riferimento al determinismo tecnologico, nel secondo al determinismo sociale.
Davide Bennato, desiste da un paradigma riduzionista, inteso a riconoscere solo cause singole e univoche, e partendo dalla commistione tra XX e XXI secolo, — quale risultato di una società sempre più connessa e tecnologicamente avanzata, dove il concetto stesso di cultura è diventato ormai obsoleto, considerate le interconnessioni culturali realizzate in spazi e tempi già transnazionali, — ci introduce al concetto di “relazione ” tra tecnologia e società.
In virtù di questo peculiare legame, «Il rapporto tra tecnologia e società somiglia al rapporto di coppia: l’una influenza l’altra e viceversa, ma per esercitare tale condizione bisogna essere in due» afferma l’autore! (Premessa. Il XX secolo tarda a tramontare – p. X). E, premesso che la relazione di per sé afferma l’unità, si tratta, dunque, di una “indipendenza aperta” in cui la società non può escludere la tecnologia e viceversa, di una identità che è vincolata all’altra e che entrambe sussistono nella relazione.
Al vincolo della relazione e della continuità sono soggetti anche il XX e il XXI secolo, anche se non tutti sono d’accordo con questa tesi e preferiscono vedere una frattura netta tra i due secoli, bisogna ammettere che proprio il perdurare di certi modelli istituzionali, legati a modelli culturali riguardanti in modo particolare: “individuo, famiglia, lavoro, media, cultura politica ed economia”, già collaudati, permette la coesistenza di diversi fattori nei due secoli! Tali modelli “tradizionali” vanno però a cozzare con la nascita e l’insistente richiesta di affermazione di nuovi diritti — quali: «identità fluide, famiglie queer, lavoro liquido, phygital media, culture convergenti, politica polarizzata, fintech economy»— che emergono dalla realtà in continuo mutamento. (Premessa. Il XX secolo tarda a tramontare – p. X).
Nonostante il perdurare della continuità e quindi della compresenza di passato e futuro tra i due secoli, la transizione dal secolo XX al secolo XXI secolo è stata caratterizzata anche dal cambiamento, in modo particolare con l’avvento e la diffusione di «tecnologie di accesso a internet (Google), società per lo sviluppo di device (Apple), servizi di connettività sociale (Facebook), piattaforme per l’acquisto e la distribuzione di beni (Amazon) e aziende per lo sviluppo di servizi informatici (Microsoft)». (Premessa. Il XX secolo tarda a tramontare – p. X). Pertanto, come afferma l’autore «Il XXI secolo raccoglie l’eredità del secolo precedente ma aggiunge un livello in più: la creazione di un contesto socio-tecnico nuovo come il digitale e le sue innumerevoli rappresentazioni[ …]» (p.136)
E se di frattura tra i due secoli si vuole parlare, c’è stata anche quella!
Davide Bennato, con un excursus a 360 gradi, ci riporta al 2020, quale anno emblematico in cui, a causa della pandemia da Covid-19, c’è stata una vera e propria “alterazione” di quelli che erano gli assetti sociali e culturali vigenti. Le restrizioni adottate per limitare la diffusione del virus hanno determinato cambiamenti significativi riguardanti il lavoro, lo studio, le relazioni, del normale fluire della quotidianità. Per cui si può parlare di transizione verso il digitale nel periodo del lockdown quando, anche chi non si era mai avvicinato alle tecnologie ha avuto modo di cimentarsi in nuove esperienze, anche se spesso in maniera rudimentale e confusa alla stregua di un apprendista stregone che ha ancora tanto da imparare! Inoltre, la crisi sanitaria ha evidenziato e amplificato le disuguaglianze sociali ed economiche esistenti, mettendo in discussione le fondamenta stesse della società in diversi paesi, motivo per il quale, come evidenziato da Bennato, «Richard Horton, direttore della celebre rivista scientifica «The Lancer» afferma che non è corretto chiamare la diffusione da COVID-19 una pandemia, in quanto ha più precisamente le caratteristiche di una sindemia». (p.122)
La sindemia fa riferimento agli effetti della diffusione del virus come ripercussioni negative non solo a livello biomedico ma anche economico, sociale, culturale, come è accaduto negli Stati Uniti. Tale tesi viene smentita, da Emily Mendenhall, la quale sostiene che il concetto di sindemia non può estendersi a livello globale, in quanto essa diventa una variabile legata ai differenti contesti, sulla base degli indici di povertà, violenza, guerre, disuguaglianze di salute,... Come concausa della sindemia viene attenzionata anche l’infodemia, che non si riferisce solo alla “circolazione di fake news”, ma sta alla base di tutte le possibili reazioni adottate nei confronti della pandemia, come il rifiuto ad osservare determinate norme igieniche e altre misure di sicurezza; né tantomeno l’infodemia è ascrivibile solo alla pandemia, in quanto c’è il rischio che essa possa diventare un vero e proprio fenomeno strutturale, alimentando «ideologie negazioniste, complottiste, luddiste». (p.124)
In definitiva, afferma l’autore, possiamo dire che il cambiamento avvenuto nella transizione tra i due secoli si snoda, principalmente in due direzioni: “la riorganizzazione dei contatti sociali e la radicalizzazione dei processi digitali”. (p.126)
Bisogna riconoscere, in linea con quanto affermato dall’autore, che in quanto parte integrante della società, le tecnologie digitali hanno avuto un impatto enorme nella “configurazione organizzativa della società”; impatto che è diventato sempre più complesso e multiforme, fino ad operare una grande trasformazione a livello individuale, collettivo, economico, politico, che inevitabilmente produce effetti sia positivi che negativi, venendosi a costituire come un vero e proprio “strato” sociale.
“Persone, dati e tecnologie”, la frase che funge da sottotitolo del libro, si riferisce a tre diversi “reti” o “strati” della complessità sociale. Anche qui la relazione rappresenta, il punto nodale dei tre “strati”: come “interconnessione” di reti tra attori sociali e categorie di spazio e tempo in forma allargata. "Deterritorializzazione" e "asincronia" rappresentano due elementi chiave nella società contemporanea, dove lo spazio, dal locale e dal nazionale si è esteso al globale e anche il tempo, da sincrono si è dilatato in asincrono, permettendo l'interazione in tempo reale tra due o più persone che vivono in luoghi caratterizzati da tempi anche diversi, attraverso, appunto, la tecnologia che permette di realizzare la cosiddetta “connettività sociale”. Due esempi emblematici sono: il “cloud computing”, la cui caratteristica è l’ “ubiquità”, perché permette di reperire i documenti in esso archiviati, in qualsiasi parte del mondo ci si trovi, in qualsiasi momento, utilizzando qualunque dispositivo; e l’Internet delle cose (IoT), che permette la connessione tra le persone e gli oggetti fisici, così da poter controllare e gestire il loro stato, il loro funzionamento, anche quando si è fuori casa. La tecnologia, dunque, «non è né causa, né effetto, ma “semplicemente”, lo “strumento” abilitante» per gestire la complessità sociale. (pp. 11 -15)
Pertanto, secondo lo “Schema della stratificazione dinamica” (Figura 1.1, Bennato 2015, p. 5), lo strato sociale entra in relazione con lo strato delle informazioni, «dove si trovano i big data, ovvero quella enorme quantità di dati prodotti e manipolati da una pletora di tecnologie digitali», attraverso la mediazione dello strato delle tecnologie. Conseguenza di questo stato di cose è l’impossibilità di “non avere a che fare con i big data”. (p. 7)
Nessuno, pur non facendo uso dei social media può sfuggire ai dati! Con la digitalizzazione delle informazioni nell’ambito della pubblica amministrazione, ad esempio, ogni cittadino si trova ad essere schedato negli archivi, come in un normale censimento. La modalità con cui noi esseri umani interagiamo coi sistemi di informazione digitale viene a qualificarci come “soggetti di database”, ovvero “individui attivi”, oppure come “oggetti di database”, ovvero “individui non attivi”.(p. 9).
Fondamentalmente, “un dato è un elemento di un archivio di informazioni digitali”.
I big data rappresentano la centralità dell’ ecosistema digitale, la cui particolarità si fonda su raccolta, analisi e interpretazione di grandi quantità di dati,— riguardanti diversi settori che spaziano dalla tecnologia alla sanità, alla finanza, al commercio e vendita al dettaglio, alle telecomunicazioni, trasporti e logistica, pubblicità e marketing, pubblica amministrazione, educazione, produzione industriale, — da cui ricavare informazioni intese a migliorare i servizi nell’ottica di uno sviluppo di prodotti sempre più innovativi.
Volume - Velocità - Varietà, sono le tre proprietà che contraddistinguono i big data.
Ma, Bennato non si limita solo alle cosiddette “Le tre V dei big data” declinate dalla “computer scienze”, che affronta la questione a livello strettamente tecnico, ma li analizza alla luce di altri tre importanti approcci: l’approccio socio-tecnico, l’approccio manageriale, l’approccio socio-critico. (Tabella 2.1. Quadro riassuntivo delle componenti di big data, p.42).
Lasciando a voi scoprire le caratteristiche dei primi due approcci, mi soffermo sul terzo, ovvero sull’approccio socio-critico, che mette in risalto le implicazioni etiche che stanno a monte di tutto l’apparato inteso a reggere i big data, in fatto di: tecnologia, analisi e mitologia.
Quest’ultima, si riferisce al fatto di concepire la tecnologia come “magica”, quasi divina, per il modo in cui influenza la nostra vita e la società, per le cose che permette di fare. «Questo principio, — dice Bennato — è ben espresso nella frase di Arthur Clarke: «Qualunque tecnologia sufficientemente sofisticata è indistinguibile dalla magia» (p. 41).
Ecco perché Bennato ci mette in guardia da insidiose trappole, ponendo la seguente domanda: ”[…] «quali sono i segnali da tenere sotto osservazione per delineare il futuro della società digitale contemporanea? E di segnali fondamentali da attenzionare ne indica tre: «l’ascesa delle nuove tecnologie autonome, l’ibridazione fra spazi fisici e luoghi digitali, la costruzione della soggettività cyborg». (p.131)
L’ascesa delle nuove tecnologie autonome, ovvero di quei sistemi autonomi basate sull’Intelligenza Artificiale (robot, veicoli autonomi, chatbot, strumenti e dispositivi sanitari,…), se da un lato permettono di ottimizzare procedure e risultati in diversi settori, dall’altro sono in grado di apprendere automaticamente (machine learning), informazioni utili a dispensare risposte in modo indipendente, per cui possono trasmettere anche contenuti inadeguati riguardanti concezioni discriminatorie, di pregiudizio, violenza, razzismo,… Le intelligenze artificiali, esplose nel 2023, — «sono diventate di massa»,— afferma Bennato, in quanto il loro utilizzo è stato facilitato da app come ChatGPT, e sono diventati veri e propri “soggetti sociali”, nella misura in cui entrano in relazione con il soggetto umano, (pp.101-103)
Pertanto, l’ “Algoritmo” di cui sono dotate le Intelligenza Artificiali, tramite il quale esse apprendono in modo automatico, poco attenzionato dall’opinione pubblica,— sottolinea l’autore, — è invece da ritenersi molto importante. Perché se le I.A. vengono “istruite” da un date base «dalla provenienza dubbia, o comunque non controllata, c’è il rischio che diventino cattive, antipatiche , insolentii, disubbidienti». (p.108) Al contrario, se apprendono da un date base “supervisionato” ciò non avviene, motivo per cui possiamo affermare che le Intelligenze Artificiali si trovano in un rapporto con l’uomo che va “Al di là del bene e del male”, riprendendo l’emblematica citazione fatta da Bennato, relativa al famoso saggio di Nietzsche (p.101). Con ciò l’autore smentisce la tesi della neutralità delle tecnologie e mette, invece, in evidenza la responsabilità di chi ha progettato l’algoritmo "plasmando" i contenuti in un modo piuttosto che in un altro, sulla base dei propri valori, credenze, convinzioni, cultura e della possibilità di agency assegnata alle tecnologie. Ergo, se ne deduce che i risultati, positivi o negativi che siano, non sono di certo da imputare solo ed esclusivamente all’utente.
Per quanto riguarda, invece, le informazioni che le persone rilasciano, in virtù della navigazione operata in rete, della consultazione di siti web per la ricerca di prodotti, libri, musica, dell’utilizzo di app e in modo particolare dei social media, una volta analizzati i dati, per dirla con l’humor che caratterizza l’autore, l’algoritmo “si preoccupa” di comprendere le preferenze e gli interessi degli utenti, per suggerire loro altri contenuti simili.
Facebook è un esempio di come l’algoritmo, analizzando i dati, acquisisce una serie di informazioni sulla base dei feedback forniti dalle persone che si connettono tra loro per condividere interessi, esperienze, hobby e quant’altro. “Connessione e condivisione” sono infatti “le ideologie” sottese ai social media. (p. 23) Ideologie che traggono linfa da noi, poveri illusi di vivere la nostra vita, come nel film Matrix, mentre in realtà viviamo in un mondo dove la “centralità dei dati è diventata strategica”, in quanto l’ecosistema digitale si è fuso con l’ideologia dei social media. (p.26).
Così come è avvenuta la fusione fra spazi fisici e luoghi digitali, in vari ambiti: dall’istruzione, allo svago e intrattenimento, agli acquisti di prodotti e beni materiali, per cui «lo spazio sociale non è più definito dai muri degli edifici, ma dalle pareti delle stanze virtuali, liberi dal cemento, ma vincolati agli algoritmi» (p.134)
Questo il “secondo segnale da attenzionare”, che mette a repentaglio le autentiche relazioni interpersonali che rispondono al concetto di “capitale sociale” (p.19), quale rete vera di contatti veri, fisici, di un individuo con altre persone, appartenenti ad una determinata “comunità”. Nei social, la relazione viene a perdere il suo significato “sostanziale” e si trasforma in un mero “concetto formale”. Frutto di valori, veicolo di valori, la tecnologia modifica i valori. Il capitale sociale non può essere rappresentato da social come Facebook in termini di significato semantico che porta con sé momenti di vita vissuta, incontri ed esperienze di fatto sperimentate. I social non sono in grado di operare un distinguo tra le diverse amicizie a livello affettivo, emotivo, che faccia riferimento alle connessioni reali, ai rapporti autentici, esistenti tra le persone. Social media come Facebook, Instagram, TikTok, sono «essenzialmente spazi vuoti che vengono riempiti dai contenuti che gli utenti della piattaforma decidono di postare» (p.23)
Per cui alla domanda «Perché è così importante avere chiaro il rapporto tra identità e comportamenti di consumo?» (p.91), in linea con l’autore rispondiamo perché è su questo principio di “rivelazione” di parti di sé, delle variabili che rivelano il nostro “lifestyle”, che poggiano le operazioni di profiling e clustering, motivo per il quale le persone vengono analizzate, classificate e raggruppate, sulla base di caratteriste simili al fine di elaborare nuove proposte funzionali a suggerire contenuti e servizi personalizzati. (p. 89- 97) Un meccanismo di procedure messe in atto da noi stessi, infatti l’autore dice di sfatare “l’ideologia dei dati che parlano da soli perché i dati da soli non parlano” (p. 34).
A tal riguardo la risposta specifica al quesito “Noi siamo il nostro profilo Facebook?”, la si può trovare nel quarto capitolo.
Il terzo segnale da attenzionare la figura del “Cyborg”, come «possibilità di esercitare la propria identità fisica e sociale attraverso le tecnologie digitali che possono essere» : “addosso a noi”, “dentro di noi”, “intorno a noi”, (p.134), per cui Bennato pone la domanda se nel secolo XXI “siamo ancora umani o siamo diventati postumani? (p.137), e risponde che: «noi tutti siamo diventati postumani: essere umani potenziati che ancora non controlliamo (e non comprendiamo) completamente» (p.135).
In definitiva Bennato conclude che, «probabilmente essere postumani nel XXI secolo vuol dire questo: «capire cosa ci caratterizza come umani in una società pesantemente tecnologizzata in cui è facile confondersi fra bot, IA, influencer, meme, boomer, quando in realtà si è tutti alla ricerca di una identità compatibile con il periodo che stiamo vivendo». (p.141)
Ragion per cui, per interpretare e comprendere il proprio tempo con guide e strumenti giusti, e soprattutto «per testimoniare la complessità dell’ “intreccio che esiste tra persone, tecnologie e società»,— come Bennato afferma nel capitolo sesto, dedicato ad alcuni casi studio — occorre operare quella che potremmo definire una “epochè” di husserliana memoria, mettendo tra parentesi il concetto di Verità, sospendendo quell’ “assenso” che non lascia spazio all’interpretazione, al dubbio e alla verificabilità dei fatti. Accertare la consistenza dei fatti, significa, dice l’autore, «raccogliere informazioni per esser certo che stai vivendo nell’interpretazione corretta del mondo». (p.146)
Un testo dunque per i disinformati, consapevoli di esserlo e per i disinformati che non ne hanno coscienza, affinché nella fitta radura delle descrizioni, possa apparire quella Lichtung di heideggeriana memoria, quella luminosità in grado di far apparire non “La Verità”, in senso statico, definitivo, fissato una volta per tutte, ma la verità come "a-létheia", ovvero come “apertura” intesa a “svelare” in modo chiaro significati nascosti, sia positivi che negativi, affinché appaiano per quel che le cose effettivamente sono, nel loro status effettivo. Nel caso delle tecnologie, l’autore ha messo in chiaro i fondamentali aspetti ad esse legati, ovvero funzionalità, servizio ed effetti.
Un testo da inserire nei percorsi scolastici, per il taglio educativo e formativo che lo contraddistingue, che incita all’esercizio del pensiero critico, che mette a nudo aspetti forieri di conseguenze disastrose, motivo per il quale le tecnologie non possono essere esperite con leggerezza, senza una bussola che possa indicare la rotta da seguire.
Promuovere lo sviluppo della “Cittadinanza digitale ad ogni età, quale capacità di un individuo di poter avvalersi consapevolmente e responsabilmente delle tecnologie” (D.M. n. 35 del 22/06/2020), significa avere a cuore l’identità umana, intesa sia come gruppo di individui, sia di ogni individuo considerato singolarmente. Solo così possiamo dire con Kant che ogni identità è un valore “in sé e per sé”; e solo così un insegnante può liberamente conoscere, amare e promuovere il miglioramento di ognuno dei suoi studenti.
Mettere i giovani al corrente delle opportunità ma anche dei rischi e delle insidie che l’ambiente digitale comporta, significa operare buone prassi pedagogiche intese a sviluppare non solo conoscenze, abilità e competenze cognitive, non solo individuare strategie utili a districarsi nel mondo digitale, bensì significa promuovere anche quelle conoscenze, abilità e competenze a livello relazionale, affettivo, emotivo, ed etico-sociale, per l’acquisizione di quelle abilità psicosociali e affettive che l’OMS ha definito “Life Skills”. E se in contesti tecnologici questo discorso può sembrare anacronistico, bisogna, invece, ammettere che con le tecnologie si impara anche a pensare in modo creativo e ad acquisire dinamiche comportamentali, relazionali e comunicative adeguate, perché intelligenza, pensiero e azione non possono prescindere da emozioni, sentimenti, affettività.
Considerare la tecnologia come una sfera a sé stante è inconcepibile, perché essa viene a qualificarsi come ambiente facente parte dell’intero paesaggio di apprendimento che coinvolge la persona a livello di relazione, dialogo, confronto, condivisione, partecipazione, responsabilità, valori e principi etici; elementi tutti che passano anche “per” e “nella” tecnologia!
Tra l’altro, oltre al sopracitato decreto ministeriale riferito alla Cittadinanza Digitale, nell’ambito dell’insegnamento trasversale dell’Educazione Civica (fino alla scuola secondaria 2° grado), la versione 2.2 di DigComp, il nuovo framework europeo per le competenze digitali, quale cornice di riferimento per le competenze digitali necessarie a tutti i cittadini, ha messo in luce come l’ “Educazione alla cittadinanza digitale”, debba essere considerata nell’ottica di una visione più ampia e complessa che assolva allo sviluppo della “Competenza Digitale”, comprendente anche l’ "alfabetizzazione mediatica", così come già affermato dalla Commissione Europea all’interno della Raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2018, relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente.
L’ultima versione del DgComp 2.2, infatti, afferma: “La competenza digitale fa parte del quadro delle competenze chiave per l’apprendimento permanente ed è interconnessa con altre competenze. [… ] Questo vale anche per la competenza digitale e le altre competenze chiave.” (16/12/2022 https://repubblicadigitale.gov.it/.../da-oggi-il-digcomp...).
In definitiva è l’agire personale di ciascuno a saper rispondere ad un bisogno, attraverso un feed back inteso a confermare non solo la capacità di pensiero critico, di problem-solving, ma anche la capacità di operare scelte in termini di valori e fini da perseguire, capacità di relazionarsi con gli altri, provare empatia, esprimere emozioni, mettere, comunque, in atto comportamenti prosociali.
Un agire complesso che coinvolge la persona nella totalità delle sue dimensioni: cognitiva, corporea, affettiva, emotiva, morale e socio-relazionale, nella connessione intrinseca di sapere, saper fare e saper essere!
A questo proposito l’autore parla non solo di intelligenza collettiva ma anche di “umanità collettiva”, riportando esempi determinanti conseguenze sociali positive, a proposito di eventi tragici, in cui le persone hanno manifestato il desiderio di “stemperare” i disagi altrui con l’utilizzo dell’ hashtag, per esternare emozioni e solidarietà. (p.177)
L’eticità, che in questo libro fa da sfondo alla narrazione tutta, denota l’attenzione dell’autore per i problemi impliciti ed espliciti legati alle tecnologie con una visione pluralistica che tiene conto dei diversi ambiti: tecnico-scientifico, storico, sociologico, filosofico, etico, giuridico, economico, attraverso cui affronta opportunità, rischi, limiti e effetti delle tecnologie. È chiaro che, lontano da logiche apocalittiche, l’autore non afferma che i media digitali in sé costituiscono un pericolo, ma occorre promuovere una educazione “ai media” e “con i media” da porre in atto nei contesti formali, non formali e informali che accolgano giovani e non, nella prospettiva di formare cittadini “globali” attivi e consapevoli.
Nell’ottica di ri-pensare l’umanità dell’uomo, sulla base delle implicazioni etiche evidenziate dall’autore, in un mondo dove la tecnologia è venuta ad assumere un ruolo predominante sia nella sfera privata che in quella pubblica, si rendono quanto mai necessarie politiche adeguate intese a tutelare la democrazia, garantire i diritti fondamentali di ognuno in fatto di sicurezza e privacy, pari uguaglianza e opportunità.
A tal fine è indispensabile una formazione adeguata affinché possa essere colmato il divario digitale che sussiste in Italia, rispetto agli altri paesi, ma anche all’interno del paese stesso, con una attenzione particolare, come abbiamo visto, in materia di progettazione delle nuove tecnologie emergenti; politiche finalizzate alla promozione di una crescita inclusiva e socialmente sostenibile. Obiettivi questi che rientrano nei 17 Goals enunciati nell’Agenda dell’ONU, da perseguire entro il 2030, laddove gli obiettivi che riguardano la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali sono in stretto rapporto con i “modi di vivere inclusivi e rispettosi dei diritti fondamentali delle persone”, come il benessere psicofisico, l’uguaglianza tra soggetti, il lavoro dignitoso, un’istruzione di qualità, a fronte di un capitalismo industriale che mira, tout-court, all’aumento dei profitti e alla centralizzazione del controllo.
Lo scopo che Davide Bennato si prefigge di raggiungere con questo libro, è quello di «rivelare quali sono le conseguenze esplicite o tacite di una società che, per funzionare, utilizza massivamente tecnologie digitali che producono informazioni in forma di dati». (p.7)
Fare chiarezza per “far riflettere – seriamente - e porre in un orizzonte etico più ampio” il “mix” di tecnologie digitali e in modo particolare i nuovi soggetti sociali, che in virtù di una programmazione superficiale possono determinare “conseguenze nefaste sulla vita delle persone” (p.85), è l’obiettivo a cui mira l’autore. E lo fa alla grande nella misura in cui rende chiara la complessità delle tecnologie digitali quali potenziali portatori di opportunità ma anche di insidie camuffate sotto mentite spoglie, di nuove prospettive di lavoro che già preannunciano l’acuirsi di disuguaglianze sociali, in uno scenario in cui il cambiamento assume i connotati di una continua metamorfosi, i cui elementi di criticità sono da ricercare in una analisi complessa, non strettamente economica, bensì sociale, culturale e relazionale.
Ovviamente, la mia riflessione non vuole essere per niente esaustiva, data la complessità dell'opera, in cui altri aspetti legati alla relazione fra “persone, dati e tecnologie”, sono stati “indagati” e sono lì per essere “liberati” alla comprensione di altri panorami, carichi di ulteriore senso e significato.
23 aprile 2024
GIORNATA NAZIONALE
PER LA PROMOZIONE DELLA LETTURA
"Leggere è fondamentale per tutti, fin dall’infanzia, perché stimola il pensiero critico, la curiosità e la creatività, rafforza la memoria e aiuta a sviluppare competenze e abilità. Ce lo ricorda la Giornata nazionale per la promozione della lettura, che si celebra il 24 marzo. Un invito a riflettere sul tema, con l’obiettivo di sensibilizzare tutti i cittadini, e in particolar modo le nuove generazioni, sull’importanza di un’attività che purtroppo nel nostro Paese continua a essere trascurata.
In occasione della Giornata, istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 luglio 2009, segnaliamo alcune iniziative del Centro per il libro e la lettura (Cepell) destinate proprio ai più giovani.
Dal 21 marzo scorso è aperta la banca dati de Il Maggio dei Libri, campagna nazionale che invita gli amanti dei libri a organizzare iniziative ispirate al tema Se leggi ti lib(e)ri!, in un’ottica di piena continuità con Libriamoci, l’altra storica campagna del Centro per il libro e la lettura lanciata lo scorso novembre con lo stesso filo conduttore.
Le informazioni per partecipare sono disponibili sul sito dedicato www.ilmaggiodeilibri.cepell.it.
#Dipartimentoperlepolitichedellafamiglia
INTELLIGENZA ARTIFICIALE - NUOVE SFIDE
SULLA PROFESSIONALITA' DOCENTE
RENDE - COSENZA 16 MARZO 2024 HOTEL SAN FRANCESCO
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Sabato 16 marzo si è svolto a Rende, presso l'hotel San Francesco, il convegno: “Intelligenza Artificiale-Nuove sfide sulla professionalità docente” organizzato dall' AIMC Nazionale e Regionale della Calabria e dalla Associazione professionale sindacale Dirigenti Scuola, patrocinato dai Comuni di Cosenza e Bisignano, con relatori d'eccellenza: Gianluigi Greco, Pier Cesare Rivoltella, Maurizio Sibilio; con collegamenti on line e con la partecipazione di un gruppo di ragazzi che hanno presentato la loro esperienza a scuola, con suggestioni e stimoli che incitano alla riflessione.
L’evento, allietato da intermezzi musicali — a cura dei maestri Alessandra Mandarino, Rosa Mazzeei, Pino Murano, Virginio Aiello, Giambattista Bruno — è stato magistralmente realizzato da Esther Flocco, Presidente Nazionale AIMC, Silvana Sita, presidente AIMC Regione Calabria, Giuseppe Desideri, presidente Fondazione AIMC.
In apertura Giuseppe Desideri, introduce la tematica e considerati vantaggi e rischi della A.I. sottolinea il ruolo determinante della scuola per una formazione in grado di saper padroneggiare questo potente strumento e l’importanza della sinergia tra scuola, università, enti e associazioni, per una azione formativa di qualità.
L’ Assessore alla cultura Antonietta Cozza, delegata alla cultura del Comune di Cosenza guarda fiduciosa alla risposta che la scuola saprà dare nel fronteggiare questa ulteriore sfida, con la resilienza che la caratterizza e che le ha permesso di superare anche le difficoltà legate alla pandemia da Covid 19.
Il Sindaco di Bisignano Francesco Fucile, punta sulla collaborazione tra scuola e le diverse realtà sociali, a cominciare dalla famiglia, e dai vari partner formativi territoriali, quali comunità educanti atti a promuovere e favorire processi di evoluzione formativa. E sottolinea la coincidenza del convegno con la decisione dell’ Europa, l'unica a dotarsi di regolamento atto a contenere, per quanto possibile, i possibili rischi legati all'utilizzo della I.A. D'altra parte conclude, non si può pensare che con le norme si possano eliminare i rischi, ma quanto meno si prova a regolare. E asserisce il compito precipuo della scuola di interfacciare gli alunni anche nel campo del digitale, accettando le sfide dell'opportunità che le tecnologie offrono, tenendo alta l’ attenzione su una questione così complessa.
Padre Giuseppe Oddone, cita Dante e la sua Commedia e nello specifico i celebri versi: "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza." Con queste parole pronunciate da Ulisse nell’oltrepassare le famose colonne d’Ercole, Padre Oddone ci spinge a non avere paura dell’ignoto, a esplorare le novità, e quindi anche in termini di Intelligenza Artificiale non dobbiamo intraprendere la via della demonizzazione, quanto piuttosto la via della riflessione, del discernimento, utilizzando le potenzialità di cui l’essere umano è dotato. L' ammonizione è quella, dunque, di non dimenticare la propria natura, di far tesoro della propria intelligenza per effettuare scelte ponderate seguendo la strada della conoscenza e delle virtù.
Gianluigi Greco, professore ordinario di Informatica presso l’Università della Calabria e Direttore del Dipartimento di Matematica e Informatica – Presidente dell’Associazione Italiana per l’intelligenza Artificiale (AIxIA) sottolinea l'ingannevole prospettiva della metafora tra la struttura neuronale del cervello umano e il “deep learning”, (sistema di reti neurali artificiali), che di biologico non ha nulla! In realtà, dice Greco, non c'è la volontà di simulare il cervello umano quanto piuttosto il desiderio di avvicinarsi all’ A.I., soprattutto con le immagini più che con il pensiero, quale capacità dell’ I.A., di riconoscere con precisione oggetti. In questo senso, notevole è il supporto che in campo medico offre l'utilizzo di dispositivi tecnologici, per fare calcoli e previsioni preventive riguardo lo sviluppo dei database tumorali, determinando il vantaggio di un anno circa l’individuazione di tumori. Questo perché, sottilea Greco, stiamo guardando con un microscopio più potente, con un sistema che tiene a mente numeri, che come il neurone esegue somme e moltiplicazioni, sulla base, però di una previa “fase artigianale” di informazioni dell'uomo, intese ad istruire il sistema. Ad agire per primo è sempre l'uomo! A che serve dunque IA? Dalla prospettiva unica a fare calcoli, migliorare le previsioni, verificare l'efficienza del prodotto, in ambito industriale permette di preventivare l’azione manutentiva, come ad esempio nel caso degli ascensori. Ma sono pur sempre sistemi fallibili! Chat Gpt fa, infatti, errori perché non fa altro che riprodurre dei testi; per cui tutto ciò che non ha nei database non riesce a dire. Un processo automatico, dunque, di traduzione senza pensare, afferma Greco! Cosa può fare la scuola con IA? Rispetto agli altri paesi in Italia siamo molto indietro, asserisce Greco (esiste solo nei centri di accademia), e c’è bisogno di formazione per fare la differenza, pena l'allargamento della forbice in tema di disuguaglianze economiche e sociali, per cui la formazione diventa “condicio sine qua non” per equiparare gli utenti a saper utilizzare e gestire gli strumenti tecnologici. La scuola deve puntare alla ripresa del pensiero lento, che predispone alla riflessione, al contrario delle macchine legate alla dinamica del sistema veloce. Insistere sulla connessione tra le varie materie. E perché no? Non disdegnare di utilizzare la lavagna di ardesia su cui utilizzare il dimenticato pezzetto di gesso bianco! I posti di lavoro per il futuro saranno destinati a chi saprà “pensare” veramente, a chi saprà riflettere ed esercitare il pensiero critico!
Gianluigi Greco conclude affermando che “la singolarità è vicina ma non come l'avevamo pensata”. È necessario avere una giusta percezione di cosa sia in effetti l’Intelligenza Artificiale, quali gli ambiti di applicazione, e, soprattutto quali i confini oltre cui non può andare, perché di fatto l’intelligenza artificiale si fonda su sistemi generativi, che producono informazioni fornite dagli noi “umani”! E nella misura in cui la creatività resta appannaggio dell'uomo, la scuola deve ragionare su come avviare processi di formazione atti ad attivare il potenziale umano e lavorare su quei processi in cui le macchine si fermano!
Pier Cesare Rivoltella, Professore ordinario di Informatica presso l'Università del Sacro Cuore di Milano di Didattica Generale, Didattica ed educazione mediale e Tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento, affronta il problema di come accompagnare le nuove generazioni a stare dentro la “plenitudine digitale”, ponendo attenzione all’ uso intelligente e consapevole dell’ IA. ponendo attenzione all’ uso intelligente e consapevole dell’ IA. Quest'ultima, va posta in relazione con i processi di insegnamento/apprendimento, nonché sotto il profilo etico con la giustizia, i diritti, per cui la necessità del lavoro sui media come oggetti di riflessione critica per sviluppare cittadinanza. Considerate le competenze degli italiani, ultimi in Europa già a partire dalle competenze digitali di base, non si può di certo pensare ad un utilizzo di tale potente strumento andando avanti alla cieca, senza una adeguata formazione mirante ad assottigliare la linea di demarcazione tra cultura alta e cultura bassa! Il mondo reale ha però bisogno di questa crescita, per far fronte alla complessità imperante, e prendere la via della demonizzazione può non essere la soluzione ottimale, in quanto i media sono costantemente presenti nella nostra vita quotidiana, non esistono “spazi vuoti” ma tutti sono occupati dal digitale! I media sono migrati dentro le cose! All'interno della plenitudine del digitale, nicchie di persone optano per una certa densità di contenuti rappresentati da valori di loro interesse e sulla base di queste scelte, attraverso specifiche piattaforme, vengono erogati servizi e contenuti. Con le richieste di noi utenti che effettuiamo il login per identificarci, regaliamo i nostri dati ai sistemi che consentono al Machine Learning di operare un accurato tracciamento, di conoscerci e sottoporci ad ulteriori proposte (clusterizzazione e profilazione).
Avviandosi alla conclusione Rivoltella afferma che la nostra è una società post mediale, ma ciò non vuol dire che i media ce li siamo lasciati alle spalle, ma significa che i media non sono più come riconoscibili, ovvero diversi rispetto alla realtà delle cose, ma la nostra è una realtà sia fisica che digitale con quale ci ritroviamo a convivere su piani paralleli. Inoltre, non ci sono formule semplificatrici per i media, i media sono impregnati di una complessità fatta di ambiguità, paragonabile al termine greco Pharmakon, oggetto di discussione tra Fedro e Socrate nel dialogo di Platone, laddove la scrittura assume il duplice compito di farmaco e veleno, come “rimedio” per non dimenticare e come “veleno”, perché con la scrittura non verrà più esercitata la memoria. Anche per i media vale lo stesso, essi non sono mai né solo rimedio né solo veleno. Bisogna rassegnarsi a stare dentro l'ambiguità, seguendo le vie atte ad arginare quelle situazioni che si prefigurano rischiose.
La società spinge verso i “pensieri veloci”, si vive nella “dittatura delle risposte”, possibilmente efficaci e in tempi brevi, impiegando meno energia e meno volontà, esercitando, conseguentemente, sempre meno i “pensieri lenti” che pian piano si perdono. Quei pensieri sui quali, bisogna, invece, costruire la “didattica delle domande”, una competenza fondamentale e raffinata da far sviluppare agli studenti che implica competenza sintattica, pragmatica e strategica. Pertanto, è necessario che l’insegnante nel progettare il curricolo, in particolare quello digitale, tenga conto di impostare contenuti afferenti non solo il linguaggio tecnico delle tecnologie ma competenze intese a sviluppare una comunicazione chiara, efficace, persuasiva, che permette agli alunni di esprimere un feedback, una critica, manifestare assenso o dissenso, controllare le emozioni e migliorare la relazione con gli altri. L’ esercitarsi nella comunicazione porterà ad una ricaduta anche nella comunicazione digitale, nella misura in cui gli alunni saranno in grado di porsi delle domande, tradurle, e farle poi alle macchine, le quali daranno risposte in base all’accuratezza delle domande (prompt).
In un mondo iperconnesso siamo indietro in fatto di comunicazione autentica, urge, dunque, contro il “disincanto” di weberiana memoria, tornare ad utilizzare quei “mezzi magici" funzionali a ripristinare la “reincarnazione del mondo” e nel citare Stiegler, il prof Rivoltella afferma la necessità di provare a costruire delle tecnologie dello spirito, dell'anima, in cooperazione con la macchina, aggiungendo alla macchina quella umanizzazione che risponde alla responsabilità etica di non creare divari di alcun genere, in funzione di un equo vantaggio economico generale, di benessere collettivo e inclusività.
Maurizio Sibilio, Prorettore dell’Università di Salerno- Professore ordinario di Didattica Generle e Pedagogia speciale e Direttore del Dipartimento di Scienze umane, Filosofiche e della Formazione presso l’Università degli Studi di Salerno, a sua volta, rimarca l'importanza di coltivare le intelligenze che ci permettono di stare bene, facendo riferimento a Gardner e alle sue intelligenze multiple. Per Gardner, infatti, l’intelligenza umana non può essere ridotta a una singola entità, ma riguarda differenti dimensioni, ognuna con le sue specifiche caratteristiche e abilità. Con ciò vengono “riconosciute” le diverse capacità di cui ognuno è portatore e la possibilità di eccellere in un campo piuttosto che in un altro.
La teoria delle intelligenze multiple di Gardner rientra a pieno titolo nell’ottica di una formazione integrale della personalità dell’alunno che tenga conto delle varie dimensioni della persona: cognitiva, affettiva, corporea, sociale e relazionale, affinchè in ogni alunno possano emergere quelle potenzialità di cui è dotato. In modo particolare, Sibilio si sofferma sull' “intelligenza sintetica” che rispetto all’intelligenza creativa, è governata e potenziata dai dati. La diversità delle informazioni, provenienti da più fonti implica il coinvolgimento di vari elementi: attenzione, analisi, riflessione, comunicazione. Elementi portanti che trasversalmente, interessano ogni disciplina. E nella misura in cui la mente sintetica esegue l’azione di mettere insieme elementi diversi, di conseguenza mette in moto una o più intelligenze, in grado non solo di analizzare i problemi ma di operare le adeguate riflessioni atte ad operare scelte libere, in modo consapevole, partecipativo e responsabile.
Paolina Mulè, professore ordinario di Didattica e pedagogia speciale presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, dell’Università degli Studi di Catania, nella sessione pomeridiana, pone l'accento sulla sfida a cui la scuola è chiamata che, per i docenti, non si esaurisce solo nel saper padroneggiare le competenze disciplinari, ma anche e soprattutto nel saper organizzare la progettualità delle azioni formative, nell’ attuare una prassi didattica innovativa che tenga conto anche delle tecnologie come strumenti da integrare nella didattica quotidiana.
Individuare le competenze correlate alle diverse discipline, quali traguardi a cui orientare i ragazzi; progettare i contenuti e le attività didattiche da proporre per conseguire gli obiettivi prefissati, sulla base dei reali bisogni formativi dei propri alunni, significa adattare i contenuti alla dimensione psicologica individuale dell'alunno, funzionale a realizzare percorsi formativi personalizzati. l punto, sostiene paolina Mulè è quello di “migliorare” i processi di apprendimento attraverso modelli di valori autentici.
Attenzionare le modalità di approccio ai contenuti da parte dei ragazzi è ciò che ci permettere di chiarire in cosa consista l'innovazione del curricolo di scuola. Innovare il curricolo non significa attenzionare solo “cosa insegnare”, ma implica la domanda fondamentale di “come insegnare”, in termini di comunicazione, relazione, motivazione, di centralità dello studente come co-costruttore del proprio apprendimento. In termini di inclusività, per non lasciare indietro nessuno, di clima di classe positivo, di flessibilità dei tempi e spazi di apprendimento, di collaborazione tra gruppi, cooperazione, solidarietà, empatia, comunicazione efficace, gestione delle emozioni. Temi questi, affrontati precedentemente anche dalla scuola Marconi Pieralisi di Jesi (AN), e temi che hanno trovato applicazione nella esibizione di un gruppo di ragazzi dell’Istituto Tecnico Industriale "A. Monaco" di Cosenza, che ha presentato le esperienze fatte a scuola in tema di I.A., coordinati da un gruppo di docenti. I ragazzi in questione hanno “raccontato” le loro esperienze con una esibizione caratterizzata da capacità comunicative, gestionali, comportamentali strabilianti, che hanno letteralmente incantato la platea.
Loredana Giannicola, Dirigente A.T. di Cosenza, dopo il racconto dell’esperienza dei ragazzi, con il suo intervento conclusivo sottolinea ,come questi ragazzi hanno dato prova di saper padroneggiare quelle cosiddette “soft skills” di cui tanto si parla ma che non sempre “affiorano” come in questo caso, nella misura in cui i ragazzi hanno manifestato la loro lucidità, sicurezza, spigliatezza, capacità di comunicare, di gestire le emozioni, controllare l'ansia, comunicare efficacemente con chiarezza e stile. Ciò a prova dell'importanza dello sviluppo non solo di abilità cognitive ma anche di qualità umane che riguardano competenze trasversali e interpersonali, come appunto le “soft skills” quali attitudini che bisogna far emergere negli alunni, attraverso pratiche e iniziative che permettano loro di esercitare intelligenza emotiva, relazionale, creativa, persuasiva, cooperativa, comunicativa, risolutiva, al fine di sviluppare le capacità di apprendere, pensare e interagire. Riprendendo concetti espressi nella mattinata, Loredana Giannicola ribadisce come non si possa ignorare il fatto di aprirci a nuovi scenari e di affrontare i cambiamenti che di continuo trasformano la società attraverso un lavoro che richiede certamente un approccio educativo innovativo. Tornare quindi a riappropriarsi di strutture di pensiero in grado di gestire la complessità è di fondamentale importanza e cita Bruner a proposito del “pensiero narrativo” quale prerogativa fondamentale per attribuire significati alla realtà che ci circonda, alle esperienze vissute. Pertanto, il docente non può limitarsi alla mera trasmissione di contenuti ma deve “facilitare” i processi di comprensione della realtà, affinchè l’allievo possa organizzare l’esperienza in forma narrativa, arricchita da significati connotati emotivamente. Tornare a recuperare anche i saperi dell'anima, come la relazione, la collaborazione, la solidarietà, l'empatia, la cooperazione in vista di un bene comune, facendo appassionare i ragazzi, accedendo in loro il desiderio ad apprendere, è ciò che rappresenta il docente di qualità. Le nuove sfide della professionalità docente ribadite nei vari interventi riguardano dunque le competenze culturali, didattiche ed etiche che devono possedere gli insegnanti ma riguardano anche le vie che sono state indicate, quali sentieri da percorrere, tracciando nuove orme in cui incanalare i percorsi di formazione del docente nell’ottica della “magistralità”, per una umanizzazione della professionalità docente. Perché “magistralità”, afferma, Loredana Giannicola, significa uscire dalla burocrazia e prendersi cura di accompagnare l'alunno nello sviluppo della sua personalità. Prendere in carico “l’altro” chiama il docente ad affiancare l’allievo nella costruzione del proprio apprendimento!
Giuseppe Desideri nel tirare le somme degli interventi del convegno, sottolinea quanto possa essere inefficace e improduttiva la sterile trasmissione di contenuti nei processi di insegnamento/apprendimento se il docente non si preoccupa di dare gli strumenti adeguati per leggere il presente e il futuro, coinvolgendo l’alunno nella totalità del suo essere persona, al fine di conoscere se stesso e il mondo.
La Presidente Nazionale AIMC, Esther Flocco a chiusura dell’evento, cita Papa Francesco a proposito della riflessione sul momento attuale in cui c’è il rischio dell’ abbondare in tecnica e dell’impoverimento in umanità, per cui come suggerito dal Santo Padre è necessario recuperare la “sapienza del cuore”. Il cuore quale sede di sentimenti, emozioni, immaginazione, volontà, decisione, muove le nostre azioni, le nostre scelte, insegue le proprie aspirazioni, i propri sogni. Fondamentale, conclude, Esther Flocco, è accompagnare e guidare i ragazzi a valutare, a saper distinguere, a saper scegliere, a far emergere i loro talenti, a saper cosa vogliono “essere” ancor prima di “apparire"!
La sfida a cui gli insegnanti sono chiamati si condensa nell’ impegno personale e collettivo, di concepire la scuola come luogo di accoglienza, ascolto, formazione, che non può ignorare l’importanza della relazione interpersonale, di un clima di classe positivo, che non può ignorare la Cura per l’altro, come forma più alta dell’amore e a questo proposito La presidente Esther Flocco conclude con le bellissime espressioni di Madre di Teresa di Calcutta:
l frutto del silenzio è la preghiera.
Il frutto della preghiera è la fede.
Il frutto della fede è l'amore.
Il frutto dell'amore è il servizio.
Il frutto del servizio è la pace.
Non possiamo ignorare che le nuove tecnologie con tutti gli apparati ad esse correlate hanno operato la trasformazione dell'uomo in un prodotto commerciale, ovvero in un dato, un numero, una informazione. Pertanto, bisogna stare all’erta, rimanere vigili, per individuare i pericoli sommersi, attraverso un sapere critico inteso a contrastare le insidie che possano inficiare quei valori condivisi dalle strutture sociali e istituzionali umane, per evitare il rischio di accrescere le disuguaglianze sociali. In modo particolare la politica deve adoperarsi per la realizzazione degli obiettivi di sostenibilità di carattere “sociale”, tenendo presente gli indicatori di vulnerabilità, il rischio di povertà e di deprivazione.
Spetta ai genitori, alla scuola, a tutte le istituzioni educative costituirsi quale “comunità educante” per educare i giovani all’uso consapevole e responsabile dei media e offrire loro gli strumenti adeguati per sviluppare quelle competenze mediali atte ad affrontare prove e superare competizioni, nell’ottica del benessere di tutti e di ciascuno.
La professionalità dei docenti può fare la differenza nella misura in cui coltivano competenze culturali, prestano attenzione alle modalità delle pratiche didattiche, esercitano un’etica della responsabilità intesa a valutare le conseguenze delle loro azioni, affinché nessuno si perda, perché in fondo, come dice Don Milani: “Uno solo è il problema della scuola, i ragazzi che perde”! Per cui, «La scuola che perde Gianni non è degna d'essere chiamata scuola»!
Rende (Cosenza) 16 marzo 2024
Maria Torrisi
Presidente sezione AIMC di Giarre
PRESENTAZIONE DEL LIBRO:
"Una donna con gli occhi color del cielo
- La vita di Anna Portale "
di Maria Caserta
Una serata molto partecipata quella di ieri sera, svoltasi presso il CineTeatro Rex di Giarre, per la presentazione del libro “Una Donna con gli occhi color del cielo” – La vita di Anna Portale”, di Maria Caserta, socia della sezione AIMC di Giarre. Complimenti agli organizzatori per questo evento di successo, magistralmente condotto da Vera Ambra, editrice e presidente dell’Associazione Akkuaria, arricchito con la lettura di passi del libro, a cura di Maria Rita Leotta, l’esecuzione di brani musicali e le suggestive estemporanee di pittura del maestro Salvatore Barbagallo.
PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI
Interessantissimo incontro quello di ieri sera, promosso dalla sezione AIMC di Giarre, riguardante il libro di Carmelo Raspa "Parole dell'uomo, Parola di Dio". Un libro caratterizzato da una scrittura eloquente, espressiva e poetica, da quell'"effetto magnete" che cattura e coinvolge il lettore dall'inizio alla fine, seguendo
Che il Bambino Gesù possa sempre illuminare le menti e il cuore di ognuno di noi e soprattutto di quelli che si credono potenti!
Buon Natale e Felice Anno di ogni Bene! 💫💞🌺
La presidente e le socie AIMC
sezione di Giarre
RIFLESSIONI SULLA COMPLESSA VICENDA
DEL MEDIO ORIENTE
A CURA DI DON CARMELO RASPA
Una conferenza interessantissima quella di ieri sera, promossa dalle Associazioni “AIMC sezione di Giarre” e “ Kiwanis Giarre-Riposto, sulla complessa vicenda del Medio Oriente, magistralmente tenuta da Don Carmelo Raspa, esperto di esegesi biblica presso le facoltà teologiche di Catania e Palermo, parroco a San Giovanni Bosco (Acireale) e Assistente Spirituale dell'associazione AIMC Regione Sicilia.
NON SI PUÒ PIÙ ACCETTARE
NON SI PUÒ PIÙ ACCETTARE
Al film della Cortellesi, visto da molte socie della sezione AIMC di Giarre, è stata dedicata una attenta riflessione che abbraccia i problemi messi in luce, a proposito di disparità, discriminazione, stereotipi e violenza, con un sguardo ai possibili agenti di cambiamento riguardo agli attori di ogni processo formativo, di chi eroga e di chi riceve formazione, in termini di "Educazione", a cura della nostra socia prof.ssa Maria Caserta.
Perché oggi, alle soglie del 2024, si parla ancora di diritti umani e soprattutto dei diritti della donna?
La risposta è bella e pronta.
La donna continua ad essere considerata inferiore rispetto all’uomo che si permette di maltrattarla, non riconoscerle la parità e in casi estremi ma purtroppo frequenti ucciderla considerandola un bene che gli appartiene e di cui può fare quello che vuole.
Il film di Paola Cortellesi ripresenta con fedele attaccamento alla realtà l’intelligenza e la dignità femminile umiliate, calpestate, annientate.
La donna serva, cameriera, moglie a letto a comando, lavoratrice a casa e fuori casa, non padrona del proprio denaro guadagnato, schiava del marito, dei figli, del parente anziano approfittatore, della casa tutta, questa la realtà della donna nei primi anni del ‘900, questa oggi la donna per certi aspetti, ancora vittima dell’uomo e della famiglia come se la parte fisica e mentale dell’essere donna, non esistesse e soprattutto non contasse nulla.
E così in un amore malato, questo nobile sentimento viene schiacciato, mortificato, annullato del tutto da un sistema culturale vile e disumano.
La regista proprio a Novembre, mese dedicato alla lotta contro la violenza maschile sulle donne, ci ha donato un film-documentario strepitoso, ancora oggi fenomeno di grande attualità.
La corsa di Delia ci rappresenta tutte. È la corsa di tutte noi, la corsa che tante donne hanno cercato di fare da sempre, per rubare al mondo maschile frammenti di libertà, la libertà di essere, di agire, di poter fare delle scelte autonome, di poter essere padrone della propria vita.
Paola ci ha magistralmente ricordato di essere grata a tutte le donne che hanno fatto, ognuna a suo modo, qualcosa, affinché le proprie figlie fossero più libere di loro e non condannate alla schiavitù maschile.
C’È ANCORA DOMANI.
E finché c’è ancora domani ci sono aneliti di speranza. Nel frattempo…onore e merito a tutte coloro che hanno taciuto, ma in silenzio agito, amato, vissuto, lottato, corso e saltato ostacoli, nonostante tutto, cambiando la storia della donna.
Nel film, un inizio che ti piglia e ti attanaglia, poche frasi pronunciate, parlano chiaramente i gesti, le espressioni del viso, le azioni.
Una modesta abitazione, al di sotto del livello di strada, anche questa una cinematografia azzeccata, al di sotto come il suo stato di essere donna, al di sotto del normale livello di vedute.
Dalle finestre infatti si vedono scorrere i piedi delle persone che camminano, inoltre, a peggiorare la situazione, in casa c’è da accudire anche un suocero finto allettato, super legato alla linea maschilista per eccellenza. Completano il quadretto familiare, tre figli, due ragazzini che nonostante soffrino di fronte al comportamento del loro genitore, tuttavia crescono sotto la guida del loro padre-padrone e questo è il modello quotidiano che assorbono a livello educativo.
Poi c’è una sorella più grande alla quale non viene possibilità di scelta futura né tantomeno quella di poter continuare gli studi, inutili per una ragazza che invece è pronta per prendere marito come traguardo importante.
La protagonista, moglie fedele, madre amorevole, perfetta donna di casa, inizia le sue giornate con un ritmo vertiginoso, facendo diversi mestieri per integrare le spese della famiglia. Ed ecco iniziano di buon mattino le corse per raggiungere i posti di lavoro: dal negozio di vestiti e indumenti intimi, alle lavate di tanta biancheria alle famiglie benestanti del paese, alle punture presso chi ne aveva bisogno. Il ricavato da dare obbligatoriamente al marito, mai contento e mai grato alle fatiche della moglie per giunta, se a casa qualcosa andava storto non c’era rabbia che lo tenesse calmo, anzi finiva con la solita violenza su di lei, bastonandola come se fosse una normale punizione, che lei accettava in silenzio, soffocando il dolore e la sofferenza di fronte ai figli e a sé stessa, perché comunque, che poteva fare, diceva lei: "Dove poteva andare?"
E lui alla fine delle bastonate come abituale rimedio ai sbagli della moglie, falsamente pentito, replicava che la moglie non era buona neanche a fare la serva. In mezzo a tanto squallore barlumi di luce, di tenerezza, di solidarietà femminile, di voglia di riscattarsi, abbandonare tutto, fuggire, ma dove? Il nulla al di fuori del nucleo familiare.
Però, quando si ha la voglia di non sottostare a un sistema di moglie-serva del marito, allora si apre la speranza di cambiare gli eventi perché non si può accettare che l’essere donna non deve poter essere considerata un essere umano con la testa che ragiona e i piedi che sanno dove andare!
La donna, da amare come un angelo, perché è veramente l’angelo della casa, con un cervello le cui connessioni neuronali sono trasversali e corrono dall’emisfero destro, legato all’intuizione a quello sinistro legato al pensiero logico, con abilità che adopera contemporaneamente nell’esercizio di varie funzioni, la donna che è la madre della procreazione umana, portando in grembo per nove mesi la creatura che deve nascere, come si fa a non rispettarla?
È scientificamente dimostrato che nell’uomo invece il funzionamento dei circuiti nervosi adibiti ad altre aree cerebrali, è più rigido mentre è più plastico nelle donne che hanno maggiore facilità a comunicare verbalmente le emozioni ed esprimere i sentimenti. Tendono a sviluppare, come sostiene la neuropsichiatra Louann Brizendine, doti uniche e straordinarie: “una maggiore agilità verbale, la capacità di stabilire profondi legami di amicizia, la facoltà quasi medianica di decifrare emozioni e stati d’animo dalle espressioni facciali e dal tono della voce, e la maestria nel placare i conflitti”.
Me lo chiedo e me lo richiedo, solo al pensiero di una donna, moglie, madre, con doppi lavori, un essere che genera la vita, paragonabile al sole la mattina, quell’alba che incanta, che illumina, che dà luce e speranza ogni giorno al mondo intero, ci si deve inchinare e portare assoluto rispetto.
Come giorno che nasce, alla stessa maniera è la donna che dà alla luce un bimbo o una bimba, donando infinita gioia ad ogni parto.
Immedesimiamoci in questo concetto ed educhiamo all’amore e al rispetto della sorella, della compagnetta, della figlia, della moglie, della madre.
Educhiamo bambine e bambini che non si può più accettare nessun tipo di violenza, perché nessuno è padrone della vita di un altro essere nel mondo, donna o uomo che sia.
Educhiamo all’amore, alla gratitudine, al rispetto, alla vita che non è puro individualismo, che non solo apparire, mostrare, competere, vincere a tutti i costi, possedere. Nessuno è padrone dell’altro, né si può permettere di soffocare , maltrattare, ammazzare.
È un grido forte, ampio, immenso nei confronti prima di tutto della famiglia, in seno alla quale vengono seminati i primi semi dell’educazione.
necessario abituare i bambini al rispetto, all’amore in famiglia, a scuola, nelle parrocchie, nelle palestre, nei campi sportivi.
Ecco ritorniamo alle regole fondamentali che esistono all’interno di qualsiasi competizione
sportiva, che non ci insegna a vincere a tutti i costi sopraffacendo, pestando l’altro, ma ci insegna a gareggiare rispettando delle regole ben precise che non devono ledere nessun partecipante.
Riprendiamo il dialogo educativo in ogni ambiente e contesto di vita, assumendoci la responsabilità che prima di essere dei bravi figli nelle gare del mondo, dei bravi alunni con voti altissimi, dobbiamo insegnare ad essere dei bravi protagonisti nella vita comunitaria.
Riprendiamo il dialogo educativo in ogni ambiente e contesto , assumendoci la responsabilità che prima di essere dei bravi figli nelle gare del mondo, dei bravi alunni con voti altissimi, dobbiamo insegnare ad essere dei bravi protagonisti della vita comunitaria.
Troppa arroganza, troppa competitività malata, troppo individualismo, una sfrenata ed esagerata superficialità nelle relazioni, troppa voglia di apparire ciò che gli altri, la società, la pubblicità ti impone, dimenticando le vere strade da seguire per essere in grado di affrontare la vita in questo
preciso periodo di accanimento verso l’immagine e non verso l’essere nel mondo. E’ un problema legato purtroppo alla odierna cultura che veicola con ogni mezzo, in particolare i social media, i suoi messaggi edificando una mentalità egoica nei giovani, votati all’edonismo, individualisti, più
interessati a come gli altri ci vedono, che non agli altri, cioè ad usare gli altri per potenziare il nostro ego, tutti elementi negativi che se trovano terreno fertile rischiano seriamente, con la loro pervasività, di distruggere ogni percorso educativo.
LA FAMIGLIA riprenda il suo ruolo di prima cellula educativa, fondamentale, incisiva dove si iniziano i primi passi verso la vita. La scuola ci mette tutta la sua buona volontà per educare ai valori essenziali, ma tutto parte dalla famiglia, non può mai sostituirsi ad essa.
Ho sempre sostenuto che soprattutto Famiglia e Scuola devono darsi la mano e camminare insieme, responsabilmente, con coraggio, difficoltà e audacia, per far crescere in maniera sana chi fra loro sta in mezzo. Un treno con un solo binario non può partire e andare!
Cerchiamo di fare bene il lavoro di genitori, riprendiamoci il ruolo di padre e madre, altrimenti è
meglio non fare figli se dobbiamo sottostare ai desideri-capricci del ragazzo che in qualunque
sbaglio giustifichiamo e purtroppo non abbiamo il coraggio di dire NO.
I "no" sin da piccoli rafforzano non indeboliscono nessuno perché la vita ci mette nelle condizioni di affrontare vie difficili da percorrere e questi futuri uomini di domani devono essere forti e capaci di portare avanti gli insegnamenti basilari per stare in società in maniera civile e corretta.
Diamo il tempo giusto ad ogni livello di crescita. Non si può più accettare che un/a dodicenne stia fuori ad orari notturni, quando deve stare a letto in casa con i propri genitori e vivere serenamente la vita di preadolescente senza incorrere in rischi pericolosi. Come si fa ad accettare che al ristorante bambini di età infantile sono con un cellulare in mano e guai se non gli viene dato altrimenti la serata viene aspramente disturbata dai loro strilli e dalle loro ribellioni!
Ma quando mai un genitore deve sottostare ai voleri sbagliati, fra l’altro di un bambino. I genitori devono assumersi il compito arduo di educare e riprendere il ruolo di genitori e non di compagni d’avventura dei figli.
Il cellulare è uno strumento pericolosissimo dato in mano prematuramente perché sta togliendo la facoltà di creare, sperimentare, fantasticare, pensare col proprio cervello, annientando ogni percorso di crescita e sottomettendo la capacità intellettiva nelle mani di un diabolico strumento che annienta, soffoca e inaridisce lo spirito vitale del bambino.
Stiamo attenti, dobbiamo avere il coraggio di dire di no anche se diventa necessario insistere faticosamente, ma nessun bambino ha deliberatamente chiesto di nascere e quindi assumiamoci le nostre responsabilità di educatori e non di compagni.
I compagnetti, gli amici sono un’altra storia, i genitori hanno il preciso compito di amare i propri figli e di richiamarli ad ogni gesto, ad ogni azione, o risposta sbagliata. La violenza sta dilagando come macchia d’olio e non si può più accettare.
Fra l’altro non è solo confinata tra adulti che si sentono abbandonati ad ogni separazione, come se gli venisse a mancare la terra sotto i piedi, ma sta scendendo in età più giovanile, tra adolescenti apparentemente bravi ragazzi ma che in fondo alla loro anima c’è il vuoto totale.
Non si può più accettare, troppi perbenismi lasciamoli andare via, e diciamo no, facciamoli crescere di più con i no, perchè la vita non è sempre un sì.
Questo film andrebbe visto assieme ai propri familiari, ma anche proiettato nelle scuole. Meglio l’esempio di due ore di un film brillante, divertente, profondo, mai banale, tecnicamente girato in maniera sublime, che ore di educazione civica in classe con i cellulari in mano e la
distrazione che impera.
Questo film è un’arma potente ma innocua, che non produce morti, lacerazioni, divisioni ma unisce, indica una direzione condivisa e infonde la speranza. Quella speranza che nasce dal coraggio di non sottomettersi al vecchio sistema, ma la volontà di trovare una via d’uscita dal labirinto in cui si è costretti a stare, il coraggio di cambiare le cose verso una società più civile e opportunamente giusta. Durante la visione ci si commuove molto, si ride tanto, ma non c’è spazio per la banalità perchè ogni scena ha un significato profondo che mira a migliorare le cose come il diritto di votare anche per le donne e la possibilità per le ragazze di studiare, andare a scuola, migliorare la propria vita, che non è fare la serva al marito.
È una restituzione al vero della dignità, della sofferenza e dell’intelligenza di tante donne e di tanti uomini.
Maschi e femmine si nasce, ma uomini e donne si diventa. (Simone de Beauvoir).
Giarre, 25 novembre 2023
Socia AIMC sezione di Giarre
Prof.ssa Maria Caserta
L’incontro tra le socie AIMC della sezione di Giarre, di giorno ventisette ottobre scorso, presso la Ludoteca di Alessandra Cappuccio "Piccola Officina" di Giarre, ha avuto come obiettivo il voler dare una risposta alla domanda, molto gettonata in questi ultimi tempi, riguardante il ruolo dell’insegnante nella scuola di oggi.
La tematica scelta ad hoc in riferimento alla giornata mondiale del cinque ottobre, dedicata agli insegnanti, ha suscitato molto interesse ed è stata oggetto, oltre che di riflessione, di un questionario da compilare.
L'incontro, realizzato dall'AIMC sezione di Giarre e dall'istituto Comprensivo Santa Venerina, nella suggestiva cornice della piazza di Nucifori, è stato supportato con ogni mezzo dalle autorità del Comune di Sant' Alfio, nella persona del Prof. Alfio La Spina, Sindaco del Comune di Sant’Alfio e dalle prof.sse Maria Benedetta D’Amico, assessore alla cultura e Pubblica Istruzione e Annalisa Greco, assessore Verde Pubblico e Ambiente, che ringraziamo di cuore!
Un ringraziamento va anche a Don Giovanni Salvia, Arciprete Parroco della Comunità di Sant'Alfio, al Signor Leonardo Troianini e agli
Prendersi cura
Una parola speciale, oggi più che mai da più parti, evocata, sussurrata, bramata.
Che vuol dire prendersi cura e poi di chi, di cosa, perché?
Perché urge prendersi cura, non solo di sé stessi ma anche degli altri, dell’ambiente e di tutto ciò che circonda il nostro essere nel mondo?
Don Carmelo Raspa nella sua esauriente relazione, citando più volte alcuni passi della Genesi, ha pronunciato vari vocaboli che ruotano attorno alla parola “cura”.
Contrastare la povertà educativa
del terzo millennio, con Don Milani
Allontanandoci dall'espressione con la quale Don Milani è stato definito da alcuni, un prete di buona volontà che cercava di aiutare, come poteva, i figli dei contadini a conseguire un titolo di studio, dobbiamo, invece, affermare, che Don Milani ha portato avanti la lotta all'analfabetismo, non solo a livello cognitivo, ma anche a livello affettivo, emotivo, relazionale e sociale, per una formazione in grado di dare a tutti la possibilità di partecipare alla vita sociale e politica, con l’esercizio della propria autonomia di pensiero, ispirata al metodo socratico, affermando che bisogna "avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni".
In Esperienze pastorali, Don Milani afferma: "La povertà dei poveri non si misura a pane, a casa, a caldo. Si misura sul grado di cultura e sulla funzione sociale".
Ne consegue che l'obiettivo primario perseguibile dalla scuola, per Don Milani, è quello di dare a tutti e a ciascuno la possibilità di far fiorire la propria vita, sviluppare le proprie capacità innate e al contempo predisporre le condizioni utili a costruirne di nuove, per far acquisire a tutti gli alunni la consapevolezza dell' impegno per una cittadinanza attiva e responsabile.
La vocazione di prete e di maestro manifestata da Don Milani, intrisa degli insegnamenti del Vangelo e della Costituzione, riflette il nucleo portante della Giustizia! Quest'ultima, quale leitmotiv del pensiero e della pedagogia di Don Milani, viene invocata affinché i ragazzi imparino a essere cittadini sovrani, guidati dalla propria coscienza e non dall’obbedienza “cieca, pronta, assoluta” che li vuole servitori del potere.
Un progetto pedagogico, dunque, volto a sviluppare il pensiero divergente per affrontare con senso critico la realtà; leggere tra le righe; analizzare le dinamiche sottese a certe posizioni; rifiutare l'indottrinamento, dissentire quando occorre, disobbedire anche alle regole! Le regole, le leggi, trovano una concreta applicazione quando da “formali” si tramutano in “sostanziali”; soltanto allora cessano di essere dei “flatus vocis” e possono rispondere alla domanda di annullamento della diseguaglianza, discriminazione e offesa alla dignità della persona.
Queste le sue parole, nella “Lettera ai Giudici”, scritta per difendersi dalle accuse di Apologia di reato: «Non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate».
Raccogliere oggi la sfida di Don Milani per una educazione che risponda alle concrete istanze dei soggetti in formazione, significa promuovere quei valori che fanno capo alla libertà di pensiero, al ragionamento critico, alla non violenza, alla solidarietà, al rispetto e alla convivenza democratica tra gli uomini e tra i popoli.
Una sfida a cui prestare attenzione per far fronte alla complessità del nostro mondo globalizzato, tenendo presente che la vera educazione non consiste nel trasmettere sterili contenuti tout court, ma nel promuovere la consapevolezza della necessità di un nuovo umanesimo che “riconosca” la disumanità imperante di diritti negati, di richieste di aiuto inascoltate, e si renda artefice di un cambiamento e una trasformazione che guardi ad un mondo migliore, a garanzia delle future generazioni.
L’indicazione di Don Milani è chiara: “E allora il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i «segni dei tempi», indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso”.
Pertanto, più che alle leggi è necessario fare appello a quella legge che Don Milani chiamava “la legge scritta nel cuore”, la sola in grado di riconoscere l’altro come un altro essere uguale a sé, portatore di uguali diritti, perseguibili solo attraverso i reciproci doveri che si traducono in cura, rispetto, protezione.
L’ “I Care” di Don Milani si può realizzare a condizione di considerare l’altro non tanto come membro della stessa comunità, quanto come "fratello", da valorizzare per ciò che "è". Come affermato da Papa Francesco è la logica della fraternità, come “tessuto di relazioni”, di legami forti in grado di far superare le ostilità a creare condizioni di aiuto, di mutuo soccorso, di "dono", che portano ad annullare l’ingiustizia, la sofferenza, il dominio, le differenze!
La povertà educativa di oggi, che si traduce nella mancanza di opportunità educative di cui viene privato un minore nello sviluppo della sua formazione, per coltivare le proprie passioni, sviluppare i propri talenti, le proprie capacità e competenze, realizzare le proprie aspirazioni, è generalmente legata alla povertà economica, quale deficit presente in contesti sociali svantaggiati. Tale fenomeno chiama la scuola a intraprendere un'azione sociale per colmare le fragilità e le disuguaglianze messe in luce, in modo particolare, dalla pandemia da Covid 19, stipulando "Patti di Comunità", in sinergia di intenti educativi con la famiglia, enti, associazioni e imprese del territorio, per co-progettare, co-finanziare e co-realizzare percorsi formativi che mirano ad ampliare la qualità dell'offerta formativa.
Percorsi da svolgere non solo al chiuso di un'aula, considerata quale unico luogo deputato all'insegnamento, ma da realizzare per scoperta, in modo da travalicare il confine delle mura scolastiche, e spostarsi in quella che Frabboni chiama “aula didattica decentrata", ovvero un ambiente di apprendimento alternativo, di natura dialettica, che si qualifica come un “trait d'union” tra scuola e paesaggio.
Estendere, dunque, il processo di insegnamento/apprendimento verso nuovi orizzonti, verso altri "paesaggi d'apprendimento", a contatto con la natura, le chiese, i palazzi, i monumenti, i musei, le botteghe dell'artigianato, il teatro, la musica, lo sport, laddove i muri, le immagini, i libri, i manufatti, i suoni, le melodie, trasudano di storia, di sacrifici, di viaggi, di scoperte; narrano di drammi, di discriminazioni, di vite spese per la conquista della libertà. Laddove sono le esperienze a far acquisire i concetti che non passano solo per la mente, ma passano per il corpo, i sensi, il cuore. Laddove i soggetti della conoscenza sono appunto considerati "soggetti" e non "oggetti" da manipolare e dominare, ma soggetti da amare!
Ecco la chiave per mobilitare un processo di insegnamento/apprendimento significativo: una educazione emotiva che si faccia carico di instillare nell'animo dell' allievo, fin dalla più tenera età, l'empatia, la solidarietà, l'altruismo, attraverso, in primis, un atteggiamento emotivo del docente che sia di positiva lettura per gli alunni tutti, che lo "tengono d'occhio" per diverse ore di fila, che riescono a leggere nelle "pieghe" della sua anima, nel “rimando” delle sue emozioni, che ne mettono in luce lo “spessore”. E tanto più l’anima dell’insegnante risulterà “ispessita” agli occhi dei ragazzi, tanto meglio inciderà nella relazione con essi.
Educare il cuore e non solo l’aspetto cognitivo, è stata sostenuto, come tutti sappiamo, fin dall’antichità, da Aristotele a Platone, per arrivare poi alla Montessori con la sua educazione cosmica, fino ad arrivare all’intelligenza emotiva di Goleman, giusto per fare dei nomi.
Il pedagogista Polito nel suo progetto del 2019 “Educare il cuore” dice: “Non dall'ignoranza sul teorema di Pitagora o sulla legge fondamentale della chimica nascono le guerre ma dalla mancanza di sensibilità, giustizia, relazioni positive”, perchè “La chiave dell’intelligenza è depositata nel cuore.”
Tra l’altro anche la Bibbia ci insegna, che il cuore, al di là del luogo comune che lo indica come la sede dei sentimenti, è, invece il centro dell’uomo, là dove l’uomo è veramente e profondamente se stesso, dove si intrecciano le facoltà fondamentali dell’uomo: sentimento, intelligenza, immaginazione; è il luogo di quel "sentire" da cui parte la decisione responsabile, della volontà che muove l'azione!
La qualità della comunicazione educativa, intesa come cura e attenzione, qualifica di fatto l’ambiente di apprendimento e la figura del docente che acquisisce quella autorevolezza tale da costituire un esempio e un modello da seguire. Attenzionare, dunque, la "comunicazione", quale elemento connotante, soprattutto le emozioni, dalla cui qualità dipende l'efficacia educativa, è fondamentale!
La presidente della sezione AIMC di Giarre
Maria Torrisi
FESTIVAL DELLA COMUNICAZIONE
CATANIA 14 - 21 MAGGIO 2023
Il XVIII Festival della Comunicazione, ospitato dall’Arcidiocesi di Catania, dal 14 al 21 maggio 2023, porta il titolo “Parlare col cuore e farlo con mitezza”.
L'evento viene promosso, da diciotto anni, dalle Paoline e dai Paolini ai fini di una significativa realizzazione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali, la cui manifestazione, la 57^ edizione per quest'anno, si svolgerà domenica 21 maggio 2023.
Il tema scelto da Papa Francesco per questa edizione è “Parlare col cuore: Veritatem facientes in caritate (Ef 4,15)”.
Tanti gli eventi formativi proposti, con l'intento di diffondere l'importanza della comunicazione, della relazione, allo scopo di poter riuscire a dire la verità con la cordialità di chi parla con carità.
"Essere uomo, essere donna:
oltre le differenze"
L’incontro on line del 14/04/2023, dedicato al tema della differenza di genere, riferito al percorso di seminari “Educare alla Non Violenza”, promosso dalla sezione AIMC di Giarre e dall’Istituto Comprensivo Santa Venerina, ha inteso testimoniare l’impegno di una comunità educante, formata da scuola, enti, associazioni e imprese del territorio, per l’ educazione e la formazione dei giovani, nonché per aiutare e sostenere le famiglie nell’arduo compito della crescita dei ragazzi, con particolare attenzione alle fragilità che emergono a diversi livelli,
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