“Maria Badaloni: la visione fondativa dell'AIMC
tra memoria e futuro"
"Maria Badaloni: la visione fondativa dell’AIMC tra memoria e futuro"
Report del Convegno
Si è svolto ieri 28 febbraio 2026, presso la prestigiosa Aula Magna del Rettorato dell'Università di Catania, il convegno di Studi dedicato alla figura di Maria Badaloni, - fondatrice e dirigente della Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) insieme a Carlo Carretto, - organizzato da AIMC Provincia di Catania, presidente Zina Bianca, con le sezioni di Catania, Acireale, Giarre, Grammichele, in collaborazione con l’AIMC Nazionale, l’Università di Catania, la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione “Ilaria e Lucia” e la Fondazione Onlus AIMC.
Il convegno ha offerto un’articolata riflessione sulla sua eredità culturale, pedagogica e istituzionale, mettendo in dialogo memoria storica e prospettiva futura nella missione dell’AIMC.
I lavori sono stati aperti da Zina Bianca, con i saluti istituzionali e la lettura dei messaggi di Mons. Calogero Peri, Vescovo di Caltagirone e di Mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania. È stato espresso apprezzamento per la collaborazione tra le realtà territoriali e per la sede accademica di svolgimento del convegno, segno di un’associazione capace di abitare i luoghi del pensiero e del confronto culturale.
La presidente AIMC Nazione Esther Flocco, nel suo intervento “Custodire per innovare: la visione di Maria Badaloni nella missione dell’AIMC”, ha sviluppato il tema del binomio custodire–innovare come chiave interpretativa dell’intero convegno. Custodire non significa conservare in modo statico, ma esercitare un atto di fedeltà e discernimento, innovare non vuol dire inseguire metodologie superficiali, ma rinnovare atteggiamento pedagogico e competenza professionale per rispondere ai mutamenti del tempo.
Solo una memoria viva può generare futuro. L’eredità di Badaloni è stata descritta come patrimonio non solo dell’AIMC, ma dell’intera nazione, una proposta culturale e civile che continua a interrogare la scuola di oggi. L’associazione è stata definita comunità di ricerca, laboratorio di pensiero e comunità di responsabilità, chiamata a presidiare la formazione e a promuovere una cultura che metta al centro la persona e la crescita integrale.
Mirzia Bianca, Prof.ssa ordinaria di Diritto civile e di Diritto di Famiglia della Sapienza, Università di Roma, con il suo intervento “Maria Pia Badaloni: la dignità della missione del docente e l’educazione all’universalità dei diritti umani”, ha messo al centro la figura dell’insegnante. Per la Badaloni, ha ricordato Mirzia Bianca, la funzione del docente era “la più grande cosa nell’ordine della Provvidenza”. Tale citazione pronunciata nel contesto della Camera dei deputati, da Maria Badaloni, intende esprimere il valore sociale e morale della funzione docente, una vocazione che unisce responsabilità educativa e impegno civile.
L’educazione primaria è stata presentata come fondamento dell’emancipazione democratica, perché alfabetizzazione e diritti sono inseparabili. È stato evidenziato il contributo di Badaloni nell’attuazione dei principi della Costituzione della Repubblica Italiana, in particolare dell’articolo 34, sancendo il diritto all’istruzione come strumento per rendere effettiva la dignità della persona e l’universalità dei diritti umani. La riflessione ha toccato anche le sfide attuali, tra cui l’educazione ai sentimenti per contrastare la violenza di genere, l’educazione digitale come accompagnamento critico e responsabile all’uso delle tecnologie e la formazione di cittadini consapevoli e costruttori di democrazia.
Arianna Rotondo, Prof.ssa associata di Storia del cristianesimo e delle chiese presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania,
con l’intervento “Oltre le dicotomie: cristianesimo e impegno politico nel progetto educativo di Maria Badaloni”, ha approfondito la radice teologica della visione badaloniana. La fede, ha sottolineato, non si trasforma in un programma politico, ma offre criteri di giudizio per abitare responsabilmente la storia. Il riferimento al Concilio Vaticano II ha mostrato come la Chiesa viva una tensione dinamica tra tradizione e rinnovamento.
Il laico cristiano non è figura di secondo ordine né può rifugiarsi in principi astratti: è chiamato a confrontarsi con le strutture sociali e politiche. È stato richiamato l’umanesimo di Jacques Maritain, secondo cui la fede non fornisce soluzioni precostituite, ma orienta l’agire nella libertà e nella responsabilità. La pedagogia di Badaloni è stata così presentata come cristiana e insieme aperta al pluralismo, emancipatrice sul piano del ruolo del docente e liberatrice sul piano culturale.
L' On. Giovanni Burtone, nel suo intervento “L’articolo 34 della Costituzione è stato il vero motore della crescita del Paese: l’impegno parlamentare di Maria Badaloni”, ha evidenziato il contributo parlamentare di Maria Badaloni alla costruzione della scuola repubblicana. In un Paese segnato dall’analfabetismo e dalla mancanza di strutture scolastiche, l’impegno politico di Badaloni si è intrecciato con la sua identità di insegnante. La scuola è stata il vero motore della crescita democratica ed economica dell’Italia. Il parallelo con Tina Anselmi ha messo in luce il ruolo delle donne nella costruzione della Repubblica, una presenza radicata in una visione morale e civile capace di incidere nella storia.
Giuseppe Desideri, Presidente della Fondazione AIMC, con l’intervento “AIMC e Scuola della Repubblica, due storie intrecciate”, ha offerto una ricostruzione storica puntuale. L’AIMC è stata protagonista nella scuola popolare del dopoguerra, contribuendo alla lotta contro l’analfabetismo e promuovendo una visione inclusiva dell’istruzione.
Le principali riforme, dalla scuola media unica del 1962 all’inserimento degli alunni con disabilità (L. 118/1971), fino al tempo pieno (L. 820/1971), hanno visto l’associazione come luogo di elaborazione pedagogica e culturale. Le politiche scolastiche, in più occasioni, maturavano nel confronto interno all’AIMC, segno della significativa incidenza nella vita istituzionale del Paese.
Il Vescovo Raspanti ha invitato a riflettere sul presente: la società è cambiata e, sebbene oggi non si tratti di ricostruire il Paese come nel dopoguerra, emerge una necessità di visione che sembra mancare. Le analisi della realtà attuale ci sono, ma non si vede una direzione chiara, e siamo un po’ “nel guado”.
Raspanti ha ricordato le radici storiche: all’indomani della guerra non c’erano scuole né insegnanti, e furono donne, suore e istituti come il Sacro Cuore a rispondere con due grandi direttive: aiutare i poveri ed educare. La Chiesa, allora come oggi, ha avuto a cuore la scuola, e la visione di Badaloni ci invita a iniziare a formare oggi quella stessa capacità di orientamento e responsabilità.
I momenti finali del convegno hanno celebrato la memoria vivente dell’AIMC: la premiazione di Cecilia Maria Belfiore, socia storica, per lunghi anni presidente della sezione AIMC di Giarre e per due mandati Presidente AIMC Regione Sicilia, la cui narrazione ha incantato ed emozionato la platea, con il suo stile elegante, eloquente ed accattivante, rappresenta un modello esemplare di fedeltà e dedizione all'associazione.
L'altra testimonianza video di Giovanni Perrone, Consigliere Speciale Unione Mondiale Insegnanti Cattolici - UMEC-WUCT, altro socio di lunga appartenenza, già presidente AIMC Regione Sicilia per tantissimi anni fino al 2013, ha inteso esprimere la sua gratitudine all'associazione rimarcando la feconda traccia lasciata nel tempo dall'associazione nella scuola e nella società italiana, augurando un cammino di speranza all'insegna della ricerca, del dialogo, della valorizzazione, facendo interagire memoria e futuro.
In chiusura, la Presidente AIMC Regione Sicilia, Marina Ciurcina, ha salutato i presenti, rivolgendo i complimenti per l’iniziativa promossa, e sottolineando il ruolo delle scuole come spazi di crescita e partecipazione.
A conclusione del convegno, sono stati premiati studenti e intere classi di scuole della provincia che si sono distinti nella partecipazione a iniziative promosse nelle diverse sezioni territoriali, testimoniando l’impegno e la creatività delle nuove generazioni. Un traguardo che porta anche la firma discreta ma decisiva dei docenti, che con passione, dedizione e cura guidano i ragazzi a scoprire e valorizzare i propri talenti; dei Dirigenti “visionari”, capaci di guardare oltre l’ordinario e di credere nella formazione come investimento sul futuro, aprendosi con fiducia alle proposte educative – come quelle dell’AIMC – e dei presidenti e soci delle realtà presenti in tutto il territorio nazionale, che con generosità e spirito di servizio fanno da raccordo tra le comunità locali e gli indirizzi nazionali, costruendo reti e opportunità per una scuola viva e partecipata, sempre orientata al bisogno primario del benessere degli studenti, fondamento autentico di ogni efficace percorso educativo.
Un sentito ringraziamento alla nostra straordinaria Presidente Zina Bianca, cuore pulsante e mente creativa e organizzativa dell’intero iter del convegno: un instancabile vulcano di idee e progetti che prendono forma in risultati sempre impeccabili!
Catania lì 28 febbraio 2026
Presidente AIMC - sezione di Giarre
LE NUOVE INDICAZIONI NAZIONALI TRA CENTRALITÀ DELLA PERSONA, RUOLO DEL MAGISTER E TRASFORMAZIONI TECNOLOGICHE
Premessa
Queste riflessioni prendono spunto dal Convegno nazionale “Ripensare la Scuola: visioni, sfide e prospettive”, del 7 febbraio scorso, svoltosi a Roma, presso la sede nazionale dell' AIMC, e rappresentano una lettura interpretativa personale dei principali temi emersi, con riferimento alle Nuove Indicazioni Nazionali 2025, alla centralità della persona, al ruolo del Magister e alle sfide etiche poste dalle tecnologie.
La persona al centro: una cornice antropologica per l’educazione
L'intervento a cura di Ester Flocco, presidente nazionale AIMC, ha posto al centro la questione della persona come fondamento dell’educazione.
Nei riferimenti della presidente Flocco è possibile riconoscere la visione cristiana/cattolica della persona: un essere dotato di dignità inalienabile, chiamato a essere educato con il cuore, non come oggetto di istruzione ma come soggetto di cura e crescita. La persona, in questa prospettiva, non è un individuo isolato, ma una realtà relazionale che si realizza nella comunità, nella responsabilità verso gli altri e nel rispetto della propria libertà.
Questa cornice antropologica risulta particolarmente significativa perché orienta tutte le successive riflessioni: dalle Indicazioni Nazionali 2025 alla figura del docente come Magister, fino all’uso critico delle tecnologie. La scuola non è semplicemente un luogo di trasmissione di contenuti, ma una comunità educante chiamata a formare persone libere, responsabili e partecipi, secondo una visione che richiama il valore dell’ “educare con il cuore”.
Le Nuove Indicazioni Nazionali 2025: tra critica e opportunità
Le Nuove Indicazioni Nazionali 2025 hanno suscitato un dibattito intenso, caratterizzato da posizioni di sostegno e da critiche di diversa matrice politica. Il confronto, tuttavia, deve essere condotto con rigore e senza riduzioni ideologiche, poiché la scuola deve mantenere la propria neutralità, evitando che orientamenti politici inficino la libertà e la professionalità dell’insegnamento. La neutralità non significa indifferenza, bensì apertura alla pluralità, rispetto della libertà di coscienza, fedeltà alla Costituzione e responsabilità educativa, in coerenza con la visione di scuola democratica delineata da Dewey, richiamato più volte nel Convegno come riferimento imprescindibile per un’educazione che formi cittadini attivi e partecipi.
Se è vero, come sostiene John Dewey, che l’apprendimento autentico nasce dall’esperienza e dalla partecipazione attiva dello studente, è altrettanto vero che l’esperienza non è mai improvvisazione né spontaneismo privo di direzione.
Per Dewey, infatti, l’esperienza educativa è tale solo quando è intenzionalmente progettata, guidata e resa significativa dal docente. In questa cornice, i contenuti non rappresentano un vincolo rigido o un ritorno a un modello trasmissivo, ma possono costituire una struttura di riferimento entro cui organizzare esperienze formative coerenti e progressivamente articolate.
Le critiche rivolte ai “contenuti” delle Indicazioni 2025 rischiano, talvolta, di sovrapporre il piano prescrittivo a quello orientativo. Se interpretati in modo flessibile, tali contenuti possono fungere da bussola culturale e professionale, soprattutto in un contesto in cui molti docenti provengono da percorsi non tradizionali, con solide competenze disciplinari ma senza un’adeguata formazione pedagogica e psicologica. In questi casi, l’indicazione di nuclei tematici e riferimenti culturali condivisi non limita la libertà d’insegnamento, bensì sostiene la costruzione di una professionalità docente ancora in fase di consolidamento, senza sostituirsi alla libertà progettuale dell’insegnante.
In una scuola democratica, coerente con la visione deweyana, la libertà progettuale non coincide con l’assenza di riferimenti, ma con la capacità critica di interpretarli. I contenuti suggeriti possono allora diventare strumenti per costruire esperienze significative, promuovere il pensiero riflessivo e formare cittadini attivi e consapevoli, in fedeltà alla Costituzione e nel rispetto della pluralità.
Tuttavia, come osservato dal prof. Petracca, permane una preoccupazione diffusa: la possibilità che i contenuti suggeriti dalle Indicazioni possano diventare, de facto, criteri di valutazione anche nelle prove INVALSI, trasformandosi in una sorta di cartina di tornasole. Questo timore richiede una vigilanza pedagogica, perché le prove standardizzate non possono e non devono diventare strumenti di riduzione della complessità educativa e del valore formativo dei processi scolastici.
Il Magister e la relazione educativa: autorità, guida e cura.
Un aspetto particolarmente discusso nelle Indicazioni riguarda il modello del Magister, spesso criticato come asimmetrico rispetto al rapporto maestro-alunno e percepito come sinonimo di autorità tout-court. Tale critica invoca un modello di insegnamento in cui il processo di apprendimento si svolge in parallelo e in simmetria, negando qualsiasi forma di guida o di autorevolezza. Tuttavia, la figura del docente non può essere ridotta a una presenza neutra o esclusivamente “facilitatrice”: l’educazione, per sua natura, richiede guida, orientamento e cura.
La persona non è solo un soggetto cognitivo: essa è un insieme di dimensioni – affettiva, sociale, culturale, spirituale – che richiedono un’educazione integrale. La scuola deve dunque considerare l’alunno nella sua interezza, riconoscendo che l’apprendimento si costruisce nella relazione, nella cura, nella motivazione e nel senso di appartenenza. Questa prospettiva richiede una visione dell’insegnante come figura capace di orientare e accompagnare, ma anche di rispettare la libertà e la dignità dell’alunno.
L’autorità educativa, intesa in senso autentico, non coincide con il potere, ma con la capacità di orientare il percorso dell’alunno, di sostenerne la crescita e di tutelarne il benessere. Questa necessità è rafforzata anche dalla contingenza attuale, in cui episodi di aggressione nei confronti dei docenti testimoniano la fragilità del rapporto educativo e la necessità di riconoscere un ruolo di autorevolezza professionale. Maria Montessori descriveva il ruolo del docente come una presenza che sta accanto all’alunno: non davanti, per dirigere ogni passo, né dietro, per controllare o correggere, ma al fianco, in un atteggiamento di attenta osservazione e accompagnamento. Il docente guida il processo di apprendimento creando le condizioni perché l’alunno possa sviluppare in modo autonomo le proprie capacità. L’immagine del pastore, richiamata anche nel messaggio evangelico, diventa così metafora di una relazione educativa fondata sulla responsabilità, sulla fiducia e sul rispetto dei tempi e dei percorsi individuali. È opportuno sottolineare, come evidenziato dal prof. Magni, che il Magister non deve essere inteso come autorità nel senso stretto del termine, ma come figura di guida educativa che unisce autorevolezza e rispetto della persona, in una relazione di accompagnamento. Inoltre, Magni ha ribadito che, nonostante la prescrittività delle Indicazioni, la differenza la possono fare i docenti, grazie alla libertà di insegnamento e all’autonomia scolastica, confermando la centralità della professionalità docente.
Contenuti, educazione e prosocialità: il valore della relazione e dell’Altro
La riflessione sulla persona conduce a interrogarsi sul rapporto tra istruzione ed educazione. Come ricordato da Aldo Agazzi, ha affermato il prof. Petracca, non esiste istruzione senza educazione: l’apprendimento non può essere disgiunto dalla formazione della persona. Anche Edgar Morin insiste su un insegnamento “educativo”, che non si limiti a trasmettere conoscenze, ma che orienti il soggetto nella complessità della realtà. In questa prospettiva, i contenuti non sono neutrali: la selezione dei contenuti più significativi assume un valore educativo fondamentale, poiché è attraverso di essi che si costruisce la formazione della persona e si promuove la prosocialità.
Nel suo intervento, il prof. Petracca ha posto l’accento sull’importanza della prosocialità e della relazione con l’Altro, inteso come dimensione relazionale che include persone, comunità e realtà circostante. Questo richiamo trova risonanza nel pensiero di Hannah Arendt, per la quale la persona non “esiste” nel senso dell’individualità isolata, ma “consiste” nella pluralità e nella relazione con gli altri. Bauman, infatti, evidenzia come la retrotopia – la tendenza a rifugiarsi nel passato di fronte a un futuro incerto – possa ridurre la speranza sociale a una dimensione individuale, accentuando l’isolamento e la perdita di comunità. In questa prospettiva, l’educazione deve recuperare un respiro etico e comunitario, selezionando contenuti di pregnanza formativa e promuovendo relazioni autentiche.
Il comportamento sociale, infatti, non può essere semplicemente valutato: va prima promosso, favorendo pratiche di cooperazione, tutoring, comunità educante e relazioni di cura. In una società disorientata, la scuola deve essere luogo di promozione della democrazia e di rispetto della diversità, senza annullare l’unicità dell’altro. Accogliere l’ “Altro” richiede un sacrificio di sé, una capacità di uscire dalla propria prospettiva e di riconoscere la differenza come risorsa. Il principio di prospettiva di Bruner, così come la pedagogia del confronto, possono contribuire a sviluppare una cultura dell’inclusione e del consenso, fondata su valori comuni e sul rispetto della pluralità.
Tecnologie e Intelligenza Artificiale: priorità etica e responsabilità educativa
Un ulteriore ambito di riflessione riguarda il ruolo delle nuove tecnologie digitali e dell’Intelligenza Artificiale nella scuola. Le tecnologie non possono essere considerate un semplice strumento accessorio, poiché costituiscono un ambiente culturale in cui studenti e adulti sono immersi. In tale prospettiva, risulta contraddittorio chiedere ai giovani di rinunciare o di limitare strumenti di cui gli adulti stessi non possono fare a meno.
Tuttavia, l’uso scolastico delle tecnologie non può essere accettato acriticamente. Il dibattito emerso nel Convegno ha sottolineato come la priorità debba essere etica: la tutela della privacy, la trasparenza degli algoritmi, la gestione dei dati personali e il rischio di disuguaglianze nell’accesso e nell’uso consapevole delle tecnologie sono questioni decisive. L’Intelligenza Artificiale può amplificare asimmetrie tra chi possiede competenze critiche e chi ne fa un uso passivo, generando nuove forme di disuguaglianza educativa. Pertanto, è necessaria un’educazione digitale che non si limiti alla padronanza operativa, ma promuova una alfabetizzazione critica e responsabile.
In questo contesto, la tecnologia non deve sostituire il docente né diventare una scorciatoia per l’apprendimento, ma essere integrata in un progetto educativo più ampio. Il docente, come Magister, ha il compito di mediare culturalmente e eticamente l’uso delle tecnologie, aiutando gli studenti a interrogarsi sui limiti, sui rischi e sul significato dell’innovazione. Solo così la tecnologia può diventare occasione di cittadinanza, consapevolezza e cura dell’altro, anziché fattore di isolamento o di frammentazione.
Conclusione
Nel complesso, la riflessione sulle Nuove Indicazioni Nazionali 2025 conferma che la scuola non può essere ridotta a un luogo di trasmissione di contenuti né a un laboratorio di metodi. La sfida consiste nel mantenere un equilibrio tra “cosa” e “come”, tra conoscenze e competenze, tra autonomia professionale e responsabilità educativa. Le Indicazioni possono offrire un quadro di riferimento utile, soprattutto in una fase di cambiamento e di rinnovamento delle professionalità, ma è il docente che, attraverso l’analisi dei bisogni degli alunni e il progetto educativo della classe, deve fare la differenza.
La qualità dell’azione educativa dipende dalla capacità della scuola di esercitare la propria Autonomia e di progettare in modo consapevole il Curricolo d’Istituto.
La centralità della persona, la responsabilità etica e la cura della relazione educativa costituiscono la base su cui costruire una scuola capace di rispondere alle sfide contemporanee. Per rendere operativa questa prospettiva, è necessario rafforzare i Patti di comunità, promuovendo un’alleanza stabile tra scuola, associazioni, enti e territorio, con l’unico obiettivo del benessere degli alunni. Solo attraverso una comunità educante autentica la scuola potrà davvero “ripensare” se stessa, non come ripetizione del passato, ma come progetto di futuro.
18 febbraio 2026
Presidente AIMC - sezione di Giarre
IL VOLONTARIATO DELL' ANIMA
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IL VOLONTARIATO DELL' ANIMA
Piccoli gesti e semi di gioia
Ci sono incontri che, pur nella loro semplicità, riescono a scaldare il cuore. È ciò che è accaduto stasera quando alcune socie del Direttivo, insieme ad altre volontarie, ci siamo ritrovate in un ambiente accogliente, avvolto dal profumo di tè caldo, cioccolate fumanti e piccoli dolci condivisi. Un momento piacevole, fatto di sorrisi sinceri e di quella complicità che nasce quando si lavora insieme per qualcosa che va oltre se stessi.
Lo scopo dell’incontro era speciale: ultimare la raccolta di giocattoli per la comunità e i bambini del reparto di pediatria e oncologia pediatrica del Policlinico di Catania, azione organizzata e promossa da MAD ACCADEMIA - Alta Formazione Musicale Linguaglossa-Acireale.
Anche la nostra associazione ha aderito a questa nobile iniziativa e, questa sera, al termine dell’incontro e della raccolta, ci siamo recate presso la Pro Loco del Comune di Riposto per la consegna al presidente Nello Scalone, che ci ha accolte con grande disponibilità, ringraziandoci per il contributo portato.
Gesti semplici, ma colmi di amore. Dietro ogni gioco donato, sia nuovo che usato, c’è un pensiero gentile, il desiderio di portare un raggio di luce a bambini che stanno affrontando prove più grandi di loro. Un modo per far arrivare loro una carezza silenziosa, un “ti pensiamo” che possa trasformarsi in un sorriso gioioso.
In questa iniziativa ritroviamo l’essenza del nostro essere associazione: esserci, condividere, tendere la mano. Perché anche il più piccolo gesto, quando nasce dal cuore, può diventare un dono immenso, un seme piantato nel cuore di chi lo riceve.
Questo report racconta storie di mani che si tendono e di cuori che si incontrano, di un volontariato che nasce dall’anima, proprio oggi, in questa giornata significativa dedicata al volontariato! Qui, i piccoli gesti diventano semi di gioia, capaci di illuminare giornate e di lasciare un segno.
Giarre/Riposto, lì 04 dicembre 2025
Maria Torrisi
presidente AIMC - sezione di Giarre
“L' ARTE COME CAMMINO”
Un libro, una vita, una visione
“L' ARTE COME CAMMINO”
-Un libro, una vita, una visione-
In un evento molto partecipato e sentito, nella suggestiva cornice di palazzo Vigo, a Torre Archirafi, è stato presentato il libro "L’arte come cammino-Tino Barresi tra visione e materia", della prof.ssa Maria Caserta, socia AIMC, che racconta la vita e il percorso creativo dell'artista siciliano, intrecciando memoria, materia e visione.
L’autrice del libro descrive l’artista come un autentico amante della bellezza in tutte le sue forme: nei colori, nella materia, nella diversità.
Un uomo che con le sue opere e i suoi scritti testimonia sensibilità, cura, rispetto per la vita, la natura, gli affetti e le proprie radici. Ma anche un artista che guarda al futuro, aperto all’innovazione e alla tecnologia, purché al servizio dell’armonia e della bellezza.
"L’arte come cammino" non è solo la biografia di un uomo ma è un invito a riscoprire il valore del fare creativo, il legame profondo con la propria terra e la possibilità di trasformare ogni giorno, anche quello più ordinario, in un’opera d’arte.
Fin da ragazzo l'artista mostrava una straordinaria sensibilità creativa: giocava con la creta, impastandola in forme immaginate, e riempiva fogli di disegni e colori. Un’infanzia segnata dalla forza espressiva della natura e dalla bellezza quotidiana, che ha lasciato un segno profondo nella sua produzione artistica.
Come è stato detto in uno degli interessanti interventi, le opere pittoriche di Tino Barresi si distinguono per l’uso ricorrente di figure geometriche che sembrano contenere al loro interno altre forme: case, oggetti familiari, ortaggi e frutti vibranti della sua terra: limoni, arance, fichi d'India. Una Sicilia che non è solo luogo, ma sentimento, identità e nutrimento dell’anima.
Emblematica anche la presenza dei girasoli, chiaro omaggio a Van Gogh, che l’artista reinterpreta fino a collocarli persino in scenari inaspettati, come il mare. Tuttavia, tra tutte queste forme contenute e quasi “racchiuse”, c’è un elemento che sfugge alla gabbia geometrica: le nuvole, che nei suoi quadri restano sempre libere. Simbolo, sicuramente, di una tensione spirituale, di un respiro che trascende i confini e suggerisce la dimensione più intima e irraggiungibile dell’essere.
Maria Caserta ci racconta, appunto, un artista eclettico e poliedrico, la cui vita e le cui opere si intrecciano profondamente con poesia, musica, pittura, scultura. Un artista capace di dare forma al bello attraverso busti in bronzo, opere in legno, luci e colori che parlano di armonia e interiorità.
La sua arte, così carica di spiritualità, ci invita a guardare oltre l’apparenza, verso ciò che illumina, che guarisce, che parla al cuore: il soffio invisibile dell’amore che ogni giorno rimette in moto il tutto, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande dell’uomo.
Le sue creazioni non si limitano a rappresentare il bello: lo cercano, lo evocano, lo rigenerano. Ogni opera è un incontro tra materia e anima, tra forma e visione interiore.
Ciò che rende questo racconto davvero coinvolgente è proprio lo sguardo dell’autrice: chiaro, fluido, appassionato. Con sensibilità e attenzione, ci guida dentro un percorso artistico che non è solo estetico, ma anche umano, profondo e spirituale.
Dalle sue parole, attraverso la lettura di alcune pagine, ieri sera abbiamo avuto modo di cogliere non solo l’opera, ma anche l’anima dell’ artista, laddove convivono e risaltano i motivi più profondi del suo sentire: un’inesauribile ricerca del bello, del buono, di ciò che cura l’anima, il corpo, la mente.
Ogni pagina è un invito a lasciarsi toccare dall’arte di Tino Barresi che si fa lode silenziosa della volontà creatrice, eterna e inesauribile che dà origine al tempo e lo riempie di presenza, dell'energia che vibra in ogni cosa e della luce che si rinnova all’alba, generando la vita, il mondo,
l’ universo. Una lode, luminosa, silenziosa, intensa.
Un libro che non si limita a descrivere, ma ci fa entrare, con discrezione e intensità, nel cuore stesso dell’ispirazione.
In apertura di serata un suggestivo momento a cura di "Danza, ricerca, creazione" del maestro José Adornetto
Torre Archirafi, (Riposto), lì 31 luglio 2025
Presidente AIMC - sezione di Giarre
Al via il Convegno Nazionale AIMC a Termoli, sulla figura del Magister!
Mi è dispiaciuto non poter essere lì di persona, ma ho seguito l'incontro da remoto con attenzione e gratitudine.
Condivido un mio breve sunto degli interventi di oggi pomeriggio che ho trovato particolarmente interessanti e stimolanti, ciascuno con il proprio contributo prezioso. Un'attenzione particolare, però, vorrei dedicarla alla relazione della prof.ssa Loredana Perla, che ha offerto una visione particolarmente coinvolgente e profonda sulla figura del Magister, tracciando il percorso che ha portato ad una "evanescenza" del maestro e indicando i modelli a cui ispirarsi per rilanciarne la figura nel suo significato e valore di guida, testimone, educatore.
Rivalutare la figura del Magister nella scuola di oggi, alla luce della crisi sociale ed educativa contemporanea, una crisi che coinvolge non solo la scuola ma l’intero sistema di relazioni che dovrebbe sostenerla, a partire dal rapporto con le famiglie, è di fondamentale importanza. La diffusa conflittualità che vige tra scuola e genitori non fa altro che impoverire il processo formativo, alimentando una contrapposizione sterile anziché creare una collaborazione fruttuosa, tra "alleati" educativi, per garantire ai ragazzi una formazione completa, radicata nei valori e aperta al futuro.
Al centro di questa crisi c’è un fenomeno che potremmo definire come "adombramento del Magister", ovvero il progressivo oscuramento della figura autorevole e formativa del docente, ridotto talvolta a mero esecutore tecnico di programmi. È necessario allora recuperare la centralità del maestro, riscoprendo non solo il suo ruolo nella trasmissione del sapere, ma la sua funzione etica e culturale, quella di guida, di testimone, di compagno esigente e amabile nel cammino della crescita. Come sosteneva John Dewey, il docente è chiamato a essere "leadership intellettuale", capace non solo di trasmettere contenuti, ma di interpretare e vivificare il sapere, rendendolo strumento di crescita, di consapevolezza, di libertà. In questo senso si inserisce anche il pensiero di Hannah Arendt, che sottolineava come il compito dell’educatore sia quello di introdurre il nuovo nato nel mondo, ovvero trasmettere il sapere per renderlo patrimonio personale e condiviso, fondamento di responsabilità verso il futuro. Il docente deve essere mediatore culturale, capace di accendere la passione per il sapere, di farlo amare, di educare alla bellezza del pensiero.
Alla luce dei principi evangelici, il Magister è colui che educa con autorevolezza, ma anche con dolcezza e dedizione. Sant’Agostino pregava: “Insegnami la dolcezza”, un’esortazione valida ancora oggi per chi esercita il compito dell’insegnare. E l’autorevolezza non è mai autoritarismo, bensì cura, empatia, responsabilità verso il singolo. Il vero maestro non educa masse indistinte, ma guarda il volto, chiama per nome, si prende cura dell’animo dell’allievo, come di quello delle famiglie.
A tal proposito è fondamentale richiamare l’insegnamento di Don Lorenzo Milani, che ha saputo incarnare una scuola centrata sulla persona, sull’ascolto della sua unicità, sulla responsabilità educativa verso gli ultimi.
Per Don Milani, il maestro non è un semplice trasmettitore, ma colui che “si fa carico” del destino del suo allievo, credendo nelle sue potenzialità anche quando sono nascoste o negate.
Anche l’ "asimmetria" tra maestro e discente, troppo spesso messa in discussione dalle ideologie antiautoritarie del Novecento, non è un ostacolo ma una risorsa educativa. Il maestro è chiamato a una posizione temporaneamente superiore, non per dominare, ma per servire con maggiore responsabilità la crescita dell’altro. In questa asimmetria educativa risiede il senso autentico dell’ "autoritas", che non si oppone alla dolcezza e all’ascolto, ma li presuppone.
Come afferma Ivan Dionigi nel suo libro Magister, "la crisi del maestro è il problema", e da lì occorre ripartire.
Anche Mario Lodi e Ermanno Olmi hanno riflettuto sulla necessità di rivalutare il Magister come figura culturale e morale, guida nel cammino formativo e spirituale.
Rivalutare il Magis del Magister significa allora "ripercorrere un cammino" che restituisca al docente la sua dignità, la sua funzione di guida e ispirazione, riconoscendo che senza maestri non si cresce, e che ogni scuola, per essere viva, ha bisogno di adulti capaci di credere in ciò che insegnano e di insegnare ciò in cui credono.
Citando anche la Presidente Nazionale AIMC Esther Flocco: "Non esiste qualità educativa senza qualità del docente", - non solo in termini di competenza tecnica, ma di passione, umanità, e capacità di - "essere testimoni di valori".
Alla fine dell’ascolto, mi porto dentro una rinnovata consapevolezza: quella che il vero Magister lascia un’impronta che va oltre le lezioni, perché educa alla vita, al pensiero, alla responsabilità.
Anche seguendo da lontano, ho avvertito forte il desiderio di non arrendersi a questa “evanescenza”, ma di ritessere fiducia, visione, senso.
In un tempo in cui tutto sembra semplificabile in schemi, procedure, ricette educative “perfette”, ci accorgiamo invece che ciò di cui abbiamo davvero bisogno non sono programmi impeccabili, né metodi infallibili, ma presenze autentiche.
Abbiamo bisogno di adulti che sappiano esserci, con sapienza e passione, che illuminino la strada con la loro coerenza, la loro dedizione, il loro sguardo capace di vedere il seme nascosto in ogni allievo.
Il Magister è quella lanterna silenziosa che accompagna, quella voce che non impone ma guida, quella mano che non trattiene ma sostiene.
E forse proprio ora, in un tempo fragile e confuso, tornare a credere nei maestri è un atto radicale di fiducia nel futuro.
Perché ciò che resta, alla fine, non è la lezione più brillante, ma la relazione che accende, il gesto che cura, l’incontro che cambia. L'incontro con Maestri veri che insegnano con l'anima e lasciano tracce nel cuore!
19 Luglio 2025
presidente AIMC - sezione di Giarre
Un bel momento conviviale tra socie e familiari, all’insegna dell’amicizia vera, dei rapporti sinceri, leali e trasparenti — quelli in cui è bello ritrovarsi, con il piacere autentico dello stare insieme. Un’occasione speciale per condividere sorrisi, parole genuine e una presenza reale, con sincerità discreta, senza giustificazioni di circostanza... l'importante è essere presenti con il cuore.
In attesa di settembre, con la voglia di dare forma insieme alle nuove idee già nate ieri sera, forti del valore umano che ci unisce!
Altarello (Giarre) 05 LUGLIO 2025 presso Ristorante La Spiga
Maria Torrisi
Presidente
8 MARZO
La Giornata Internazionale della Donna, celebrata l'8 marzo, istituita nel 1977 dalle Nazioni Unite, intende porre in evidenza l'importanza della lotta per i diritti femminili e per l'emancipazione delle donne.
Molte sono ad oggi le conquiste sociali, economiche e politiche raggiunte, ma tanto c'è ancora da fare per colmare differenze e realizzare una integrale ugugualianza di genere
In occasione dell’anniversario del primo Concilio ecumenico cristiano, tenutosi esattamente 17 secoli fa, nel 325, a Nicea a Nicea, padre Giuseppe Oddone ha preparato un ampio articolo indirizzato agli insegnanti dell’AIMC e dell’UCIIM, associazioni professionali di cui è assistente ecclesiastico.
Lo potete trovare a questo link
Un Nuovo Anno, nuove sfide “Ambizione, Ispirazione, Motivazione e Crescita”
Ogni Docente, ogni Educatore, è un faro che illumina il cammino delle nuove generazioni.
La Campagna Adesioni AIMC 2025 è un invito a coltivare sogni più grandi, ad educare con passione e a costruire insieme una SCUOLA radicata nei valori della FEDE e dell’umanità.
Quattro valori, una missione:
• Ambizione: Mirare all’eccellenza, trasformando ogni giorno in un’opportunità per migliorare.
• Ispirazione: Lasciarsi guidare dai valori cristiani e diventare una guida autentica per i nostri alunni.
• Motivazione: Affrontare le sfide con entusiasmo, creando un legame indissolubile tra educatori e studenti.
• Crescita: Investire nella formazione continua, nell’innovazione didattica e in una Scuola che guarda al domani.
AIMC non è solo un’Associazione: è una Comunità di “Maestri” (Ispettori tecnici, Dirigenti scolastici, Docenti di ogni ordine e grado di Scuola) che condividono esperienze, conoscenze e valori. Aderire significa accedere a formazione continua, dialogare con le Istituzioni e contribuire ad una Scuola che educa la mente e nutre il cuore.
Perché scegliere AIMC?
Perché l’Educazione è il motore del cambiamento, ed ogni docente è un costruttore di speranza. Insieme possiamo trasformare le sfide in opportunità e donare alle nuove generazioni il dono più prezioso: un futuro ricco di valori.
Ambizione. Ispirazione. Motivazione. Crescita.
Non lasciare che siano solo parole. Falli tuoi.
Educare è un atto d’amore.
Presidente Nazionale AIMC
Esther Flocco
Campagna Adesione 2025
Associazione AIMC - sezione di Giarre
Per info:
mariatorrisi3@gmail.com
soci.aimcgiarre@gmail.com
Don Bosco, patrono degli educatori, degli studenti e degli editori, fondatore dell'ordine dei Salesiani e dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, rappresenta una figura di grande rilievo in ambito educativo.
A vent’anni entrò nel seminario di Chieri e il 5 giugno 1841 fu ordinato sacerdote a Torino dove si dedicò all’ istruzione e alla cura dei ragazzi meno fortunati, costretti al lavoro per disagiate condizioni economiche, taluni bisognosi anche di cure mediche.
Questa sua dedizione lo portò a creare un centro educativo di grande valore dove poter riunire i ragazzi per salvarli dall’emarginazione: l’Oratorio.
Dapprima l'Oratorio si spostò da un luogo all'altro fino a quando trovò la sua sede definitiva come "Primo Oratorio di Don Bosco" nel quartiere di Valdocco, a Torino. Il ruolo fondamentale svolto dall'Oratorio, ancora oggi, nelle diverse realtà del mondo, per l'educazione e la cura dei ragazzi più svantaggiati, rappresenta un'opportunità di cambiamento, crescita e riscatto.
Don Bosco è stato beatificato nel 1929 e successivamente, nel 1934, canonizzato Santo da Pio XI.
Per la sua pedagogia, improntata su tre nuclei: religione, ragione e amorevolezza, Papa Giovanni Paolo II lo definì «Padre e maestro della gioventù».
Giarre 31 gennaio 2025
Che il 2025 sia un anno in cui cresca la pace! Quella pace vera e duratura, che non si ferma ai cavilli dei contratti o ai tavoli dei compromessi umani.
Cerchiamo la pace vera, che viene donata da Dio a un cuore disarmato: un cuore che non si impunta a calcolare ciò che è mio e ciò che è tuo; un cuore che scioglie l’egoismo nella prontezza ad andare incontro agli altri; un cuore che non esita a riconoscersi debitore nei confronti di Dio e per questo è pronto a rimettere i debiti che opprimono il prossimo; un cuore che supera lo sconforto per il futuro con la speranza che ogni persona è una risorsa per questo mondo.
Papa Francesco
la Presidente Maria Torrisi e tutte le socie
dell’ Associazione AIMC - sezione di Giarre
17 DICEMBRE 2024
L'incontro è aperto a tutte e a tutti, è possibile seguire in presenza presso il dpto. di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre, via del Castro Pretorio 20, Roma, aula 2, oppure a distanzaattraverso la piattaforma Teams,
Il 5 dicembre 2024 si celebra la Giornata Internazionale del Volontariato, istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1985, al fine di riconoscere e promuovere il lavoro dei volontari di tutto il mondo, sia a livello individuale, sia a livello di comunità, istituzioni e associazioni, che realizzano azioni finalizzate al bene comune, incentivando l' educazione alla cittadinanza attiva e responsabile.
“Il volontariato, - afferma Papa Francesco - è una ‘forza dirompente’ che consente di uscire dagli schemi per realizzare qualcosa”.
Alla luce del numero di casi di violenze e femminicidio, si parla di quota 100 raggiunta nel 2024, urge ripensare il rapporto tra donne e uomini, smontando etichette e classificazioni di mestieri e professioni, modi di vestire, di pensare, di esprimersi, affrancarsi da certi cliché e liberare i talenti e i desideri da quelle gabbie culturali in cui sono costrette a stare, nello specifico, le donne. E così, purtroppo, nel 2024 bisogna ancora rimarcare questi concetti per un’educazione che, a partire dalla famiglia insieme alla scuola, agli altri enti, associazioni e alla politica, miri ad una rivoluzione culturale intesa ad escludere una utopia in termini negativi e ad operare un cambiamento reale della società atto a debellare le disuguaglianze esistenti e le tendenze discriminatorie che minacciano l’autostima delle bambine e delle ragazze.
Mobilitare il potenziale educativo delle famiglie, della scuola, di enti, associazioni, parrocchie, è innanzitutto un’azione di giustizia sociale e ciò è possibile attraverso una fattiva collaborazione tra le varie forze della comunità educante, che si pone l’obiettivo di rispondere ai reali bisogni di sviluppo dei ragazzi, nel rispetto dei diritti dei bambini enunciati nella Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia del 1989, assolvendo al dovere di garantire un contesto atto a promuovere il loro benessere.
Ciò vale, a maggior ragione, per le donne che vivono nei paesi in via di sviluppo alle quali viene negata quella qualità della vita di cui parlano Amarthya Sen e Marta Nussbaum nel loro “approccio centrato sulle capacità umane”. La Nussbaum, insiste particolarmente sul principio della capacità individuale e sul principio della persona intesa come fine, per cui ogni persona, indipendentemente dal sesso, dal contesto di appartenenza, dalla religione, deve poter realizzare la propria vita in modo veramente umano. Pertanto, ogni vita sarà degna di essere vissuta in relazione a ciò «che gli individui sono di fatto capaci di essere e di fare».
Solo promuovendo la connessione tra i propri vissuti, quelli personali e quelli degli altri si giunge a una vita consapevole e partecipata, che trova fondamento nell’umanità dell’uomo. Sono queste le sfide con le quali la scuola deve oggi misurarsi, insieme alle famiglie e alle altre agenzie del territorio.
Sono sfide che riguardano la quotidianità e che sono tutte attinenti all’educazione civica, il cui vero senso è quello della cittadinanza attiva. Perché l’educazione civica, al pari delle altre discipline, non può essere confinata entro un curricolo con i suoi contenuti astratti, ma deve configurarsi come prassi da esercitare nella vita di tutti i giorni.
In questo senso deve essere percepita la necessità al dialogo e alla reciprocità, perché una chiusura verso l'altro determinerebbe un progressivo annichilirsi della vita stessa.
«Se al di là delle norme giuridiche manca un senso più profondo del rispetto e del servizio altrui, anche l’uguaglianza davanti alla legge potrà servire da alibi a evidenti discriminazioni, a sfruttamenti continuati, a disprezzi effettivi.» Sono queste le parole di Paolo VI, che dopo il Concilio Vaticano II, fu il primo a insistere sulla necessità di nuova civiltà dell’amore, in cui la giustizia fosse integrata e sublimata dalla carità.
Il comportamento della persona è pienamente umano quando nasce dall'amore e manifesta l'amore. Questa verità annunciata dal Vangelo vale anche in ambito sociale: l'amore deve essere presente e penetrare tutti i rapporti sociali, per proporre i principi e i valori che possono sorreggere una società degna dell'uomo. In questo senso gli obiettivi di giustizia sociale non entrano in conflitto con gli obiettivi dettati dall’imperativo della carità cristiana, ma vanno a confluire nella solidarietà politica, economica e sociale che è allo stesso tempo religiosa e laica.
Impegnarsi con un superiore punto di vista etico, con una responsabilità che si prende cura degli altri, sensibilizzando i ragazzi ai valori della solidarietà, dell’empatia, dell’inclusione, assume i connotati di una pedagogia della salvezza.
Come affermato da Papa Francesco:
«La strada cattolica è quella dell’unità nelle differenze. Non c’è altra strada, non c’è altro cammino per unirci, se non lo spirito cristiano.»
25 novembre 2024
Maria Torrisi
Presidente Associazione AIMC - sezione di Giarre
GIORNATA MONDIALE DELLA GENTILEZZA
13 novembre 2024
Una mia nuova poesia in questa bella ma triste e dolorosa giornata per l'alluvione che sta devastando tante zone della Sicilia orientale!
1^ EDIZIONE EXPO’
DELL'INNOVAZIONE EDUSOSTENIBILE 2024
L’evento di giorno 5 ottobre relativo alla “1^ EDIZIONE EXPO’ DELL'INNOVAZIONE EDUSOSTENIBILE 2024", organizzato dall’ AIMC Nazionale in occasione della giornata mondiale dell’insegnante, ha inteso porre l’accento sull’importanza dell’ Educazione per affrontare le sfide della Sostenibilità e per plasmare un Futuro che apporti benessere alle generazioni presenti e future.
In apertura i saluti della Presidente AIMC Esther Flocco, la quale si è soffermata sull’importanza dell'educazione perseguibile attraverso l’integrazione e la sinergia tra i vari nuclei: ambiente, economia, società e cultura. Ergo, si deve puntare ad una educazione di qualità che guardi all’alleanza educativa tra scuola, famiglia, docenti, enti, associazioni culturali e sportive, Chiesa, organizzazioni non governative, aziende… Abbandonare, dunque, l’autoreferenzialità della scuola per convertirla in comunità educante, che insieme alle altre realtà territoriali, uniscono gli sforzi in un “Patto educativo” per la co-progettazione, co-gestione e co-finanziamento di attività intese a combattere la povertà educativa e la dispersione scolastica. È fondamentale, ha sottolineato la presidente AIMC, puntare alla corresponsabilità dell’azione in vista della finalità ultima del benessere, della crescita educativa e formativa degli studenti e della costruzione del loro futuro.
È questa la prospettiva anche del modello di Scuola Senza Zaino, i cui valori fondamentali, relativi a: ospitalità, responsabilità, comunità, sono stati illustrati dalle insegnanti referenti che hanno relazionato e organizzato laboratori ad hoc.
La Scuola Senza Zaino, la cui caratteristica è quella di essere una scuola a misura dell’allievo, si pregia di offrire agli alunni ambienti belli, colorati e accoglienti; dare spazio all’alunno per l’esplorazione, la ricerca, la curiosità; costituirsi quale luogo in cui la responsabilità viene a realizzarsi attraverso esperienze concrete, in autonomia di movimento e di scelta, perché hanno a disposizione le cosiddette Ipu ovvero Istruzioni per l’Uso. Le IpU, sono applicabili sia a livello didattico per quanto riguarda l’ambito cognitivo, riguardo i vari nuclei disciplinari, la risoluzione di probemi,… che a livello organizzativo-relazionale, per il lavoro di piccolo e grande gruppo, in agorà, nei tavoli a isole, durante le attività di routine; sia a livello logistico per la gestione delle classi, come registrare le presenze, riordinare il materiale, l’aula,…
Tutto si svolge all’insegna del confronto, della condivisione, della collaborazione, risolvendo problemi, superando sfide e perseguendo obiettivi comuni in un clima di classe che si prende cura degli studenti, favorisce la cooperazione, l’organizzazione e la comunità. Un “apprendimento attivo”, che parte dall’esperienza per “esperire i concetti con le mani”, come diceva Maria Montessori, per poi proseguire il lavoro per tematiche. Una scuola, dunque, che ha a che fare con la soluzione di problemi, con lo sviluppo non solo di abilità intellettuali ma anche manuali, sociali, relazionali, comportamentali ed etiche.
Nel modello di Scuola Senza Zaino, che si ispira alla pedagogia di autori
come Pestalozzi, Rousseau, Dewey, Freinet, Cousinet, Steiner, Montessori, Bruner, Vygotskij, Gardner, viene a rispecchiarsi la pedagogia di Don Milani, vivamente sostenuta da Edoardo Martinelli, allievo di Don Milani, che, partendo dalla scrittura collettiva come palestra di Educazione ha inteso far rivivere l’impegno, l’azione, la dedizione, che Don Milani metteva nell’insegnamento; non a caso l’ "I Care“, come “stemma” rappresentativo della Scuola di Barbiana. Attraverso i suoi racconti, Martinelli è riuscito a sviluppare una vera e propria “radiografia” di quello che era per Don Milani il rapporto educativo tra insegnante e studente, paragonabile a quello socratico, all’insegna di una dialettica complessa e aporetica, che esige dedizione, amore e cura ma che, al contempo, non rinuncia all’esercizio della propria autorevolezza.
Il “fare scuola” di Don Milani, caratteristico della sua pedagogia dell’emancipazione, finalizzata allo sviluppo di ogni individuo per “far fiorire” il proprio essere, per diventare cittadini consapevoli e attivi, ci insegna come realizzare un insegnamento/apprendimento, partendo in primis, dal contesto reale. Per Don Milani, qualsiasi contesto, ogni ambiente, ogni cosa a cui si presta attenzione e interesse, “il momento occasionale”, così come era chiamato dal priore, è cultura! L’educatore non deve “trasmettere” la conoscenza, perché la conoscenza se la crea l’alunno stesso, mattoncino sopra mattoncino, ha affermato Martinelli, per cui il vero insegnante “è quello che avendo programmato una cosa, esce dalla scuola avendo trattato tutta un’altra cosa da quella programmata!”
In questo percorso di emancipazione umana c’è l’idea dell’umanesimo integrale di Maritain , c’è l’attenzione sociale per una scuola di tutti, a servizio degli “ultimi”; di una scuola che non può e non deve lasciare indietro nessuno. Un’idea di scuola sostenuta da Giuseppe Desideri, Presidente della Fondazione AIMC, che nei suoi interventi ha confermato tali concetti, focalizzando l’attenzione sulla “edusostenibilità” intesa come “Educazione” a 360 gradi. Educazione come “agente di cambiamento” per scardinare le abitudini, al fine di realizzare una società più equa, sostenibile ed inclusiva, perché il futuro passa per le aule!
Necessità, pertanto, che anche i governi sostengano settori come la bioedilizia, l'architettura sostenibile per abbattere le barriere, nell’ottica di una piena inclusività, e la predisposizione di aeree verdi per garantire migliori condizioni di vita, supportate da città sostenibili ed eco-villaggi. È necessario, dunque, investire nell’istruzione, nella sicurezza sociale e nel benessere individuale e collettivo per poter sperare in un futuro equo e sostenibile.
Una Educazione che chiama in causa innovativi modelli di insegnamento/apprendimento, che avverte il docente di “non preoccuparsi solo di “istruire” dall’alto di una cattedra, ma che lo incita a scendere in campo, tra i tavoli, tra i discenti; che lo esorta a fare un passo indietro per consentire all’alunno di fare un passo avanti”. Una educazione che spinge anche alla realizzazione di modalità nuove di progettazione di attività interdisciplinare, all’acquisizione di valori, allo sviluppo del pensiero critico, ricerca e risoluzione di problemi, alle metodologie didattiche innovative e multimediali, a essere ognuno, parte attiva nella progettazione delle attività, nel comprendere i problemi globali a partire dal contesto locale. Perché Educare alla sostenibilità significa “assumere un’ottica multidisciplinare e globale, che coinvolge il tema della cittadinanza e dei diritti umani, del rispetto dell’ambiente e delle diverse culture”, i cui principali riferimenti sono l’Agenda ONU 2030 e le Linee guida per l’Educazione civica del Ministero dell’Istruzione. Utilizzare l’educativo, ha sottolineato Desideri, quale parametro di misurazione per l’impatto che una specifica azione viene a determinare, in qualsiasi contesto si viene ad operare, è lo strumento per eccellenza al fine di puntare dritto all’ultimo livello di una scala di 5 livelli così composta: 1.“very negative impact”, 2.“negative impact”, 3. “neutral impact”, 4.“positive impact”, 5. “development impact”. Una educazione di qualità, dunque, atta a garantire pari opportunità, intesa come equità, affinchè ognuno abbia possibilità di sviluppo e partecipazione, alla luce anche del ruolo della tecnologia e dell’innovazione digitale. Pertanto, l’esigenza di puntare ad una adeguata formazione sia degli insegnanti che degli studenti, per quanto riguarda in modo particolare la sicurezza delle informazioni e della comunicazione, per impedire l’accesso a potenziali contenuti dannosi, in una scuola sempre più connessa e innovativa, è alta!
Con Davide Piccolo, si è parlato dell’attenzione che si deve rivolgere al digitale, sia per limitarne i rischi che per coglierne le opportunità. L’esperienza nei laboratori ha coinvolto i partecipanti nella sperimentazione di tecnologie di augmented reality, strumenti in grado di coinvolgere alunni e docenti in azioni didattiche innovative che andando al di là delle mura scolastiche, permettono di avere interconnessioni con ambienti esterni.
Una scuola, quindi, che deve adeguarsi ai cambiamenti della società, affinchè gli studenti acquisiscano competenze spendibili nel mondo del lavoro e non vengano esclusi in contesti in cui l’IA diventa sempre più imperante. A tale scopo, ha concluso Piccolo, lo strumento tecnologico non deve rappresentare un ostacolo, un problema, ma deve essere considerato un aiuto, supportato eticamente.
I vari interventi e le attività che si sono succedute nel corso della giornata hanno, dunque, posto l’accento su una scuola che ha a cuore non solo l’istruzione, ma, anche e soprattutto l’Educazione, intesa come “educere”, che aderisce alla sua etimologia di tirar fuori, ciò che di meglio c’è nell’essere di ogni allievo.
Rendere i ragazzi protagonisti della loro formazione, attraverso esperienze concrete in grado di mobilitare le loro attitudini, abilità e capacità personali, in vista di un agire competente in qualsiasi contesto, favorendo la vita comunitaria, la condivisione, la cooperazione, la solidarietà, l’educazione ai valori, sono le finalità che la scuola deve perseguire insieme alle famiglie, enti, associazioni e imprese del territorio, allo scopo di costruire una effettiva comunità educante. Ma, ancor più, tornando alla giornata dedicata all’insegnante, la Presidente Esther flocco, ha ribadito che insegnare è la cosa più difficile e che una relazione positiva tra insegnante e alunno è possibile se l’insegnante svolge il suo lavoro con passione o meglio se il suo lavoro è corroborato dal senso e dalla pienezza della “vocazione”. Vocazione che non si riferisce solo ad un particolare stato di vita religiosa, ma fa riferimento ad una condizione più ampia che è quella condizione che permette ad ognuno di trovare il senso della propria vita, trovando e attuando, appunto, la propria vocazione!
Ripensare l’Educazione nel suo complesso e ripensare il ruolo dell’insegnante, di colui che lascia il segno, nell’ottica della Edusostenibilità, significa progettare il Futuro. Tema questo tanto caro a Papa Francesco, per il quale pensare all’educazione significa pensare al futuro dell’umanità.
Complimenti ai relatori tutti per i loro interventi, un plauso alla "nostra" Gianna Spitelli, per l'allestimento dell' Eco-Labs, nonché a quanti hanno preso parte ai laboratori, in particolare alla nostra inarrestabile Giuliana Paterniti Bardi!
5 0ttobre 2024 La Presidente della sezione AIMC di Giarre
Maria Torrisi
Auguri di Buon Onomastico Papa Francesco
“Per poter educare, bisogna amare”
(Karol Wojtyla)
AUGURI
di
Buon Inizio
anno scolastico
2024-2025
SIMBOLO DI COMPASSIONE, UMANITÀ ED ALTRUISMO
Madre Teresa (Skopje 26 agosto 1910 - Calcutta 5 settembre 1997)
Simbolo di compassione, umanità ed altruismo, Madre Teresa è stata una suora cattolica che ha dedicato la sua vita al servizio dei bisognosi e dei sofferenti di tutto il mondo.
Trascorse molti anni a Calcutta, dove fondò le Missionarie della Carità, una congregazione religiosa per aiutare i più poveri, impegnandosi e lottando affinchè ad ogni persona fosse riconosciuto il proprio valore e la propria dignità.
Nel 1979 Madre Teresa è stata insignita del Premio Nobel per la Pace.
Il 19 ottobre del 2003 è stata proclamata Beata da Giovanni Paolo II e il 4 settembre del 2016 è stata proclamata Santa da Papa Francesco.
Pier Paolo Pasolini, scrisse di lei:«asciutta, con due mascelle quasi virili, e l’occhio dolce, che, dove guarda, ‘vede’ […] ha nei tratti impressa la bontà vera […], senza aloni sentimentali, senza attese, tranquilla e tranquillizzante, potentemente pratica». (L’odore dell’India,1962)
5 settembre 2024
ISTITUTO TEOLOGICO SAN PAOLO DI CATANIA
TUTELA MINORI E PERSONE VULNERABILI
3 E.C.T.S.
Corso forrmativo alla Tutela Minori e Persone Vulnerabili, rivolto agli studenti del S. Paolo e a tutti gli operatori pastorali...
INFO
Convegno “Dispersione scolastica: dai dati alle buone pratiche” Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “G. Spadolini, Piazza della Minerva, 38
Giovedì 3 ottobre 2024, ore 14,00-17,30.
Un’alleanza per la scuola che vede insieme docenti, dirigenti scolastici, famiglie, studenti, parlamentari di maggioranza e opposizione e rappresentanti della società civile. È quanto si propone il Tavolo delle associazioni contro la dispersione scolastica e le povertà educative che ha organizzato per il 3 ottobre 2024 un convegno dal titolo “Dispersione scolastica: dai dati alle buone pratiche”, che si svolgerà nella Sala degli Atti Parlamentari - Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, in piazza della Minerva, 38 a Roma. Il Tavolo delle associazioni contro la dispersione scolastica e le povertà educative riunisce una ventina di organizzazioni di differenti orientamenti: Movimento politico per l’unità dell’Italia, rivista Città nuova, Adi, Aimc, Andis, Anp, Cgd, Cidi, Diesse, EdU, Federazione dei Giovani democratici, Fism, Forum nazionale delle Associazioni familiari, Forza Italia giovani, ISACpro-Rete Insegnanti Italia, Mce, Movimento studentesco di Azione cattolica, Proteo Fare Sapere, Uciim, Istituto universitario Sophia di Loppiano. L’obiettivo comune, al di là delle differenze, è contrastare il fenomeno della dispersione scolastica, esplicita (riguardante i ragazzi che abbandonano gli studi) ed implicita (nonostante il titolo di studio, mancano le competenze di base) e le povertà educative, che minano il futuro degli studenti più fragili e disagiati. Al convegno, moderato da Sara Fornaro (rivista Città Nuova) e Silvio Minnetti (Mppu Italia), dopo i saluti del Questore del Senato, sen. Antonio De Poli (UdC), interverranno Paola Bortoletto, presidente Andis, che presenterà le istanze di docenti e dirigenti del Tavolo, Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari che parlerà delle esigenze delle famiglie, e Francesco Lotito, rappresentante del Msac, che esprimerà le richieste unitarie degli studenti di Azione cattolica, della Federazione dei Giovani democratici e di Forza Italia giovani. Dopo la presentazione dei lavori del Tavolo, ci saranno le testimonianze e i dati di Raffaela Milano di Save the Children, del giornalista e scrittore Giuseppe Di Fazio e di Marco Rossi Doria, già sottosegretario all’Istruzione, presidente dell’impresa sociale Con i bambini.
Nella terza parte del convegno la parola passerà ai politici, con gli interventi dell’on. Irene Manzi (Pd), presidente dell’Intergruppo parlamentare su Dispersione scolastica e povertà educative, e della sottosegretaria all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti (FdI). Nel successivo dialogo, potranno intervenire i parlamentari e i rappresentanti delle associazioni presenti. Michele De Beni, docente dell’Istituto universitario Sophia di Loppiano, presenterà qualche prospettiva per il futuro, mentre le conclusioni saranno affidate ad Argia Albanese, presidente Mppu Italia. Quest’alleanza per la scuola, che chiede risposte e la collaborazione alle forze politiche di tutti gli schieramenti, si pone come una sorta di costituente dal basso per una riforma condivisa dell’istituzione scolastica. «L’obiettivo – commenta Silvio Minnetti (Mppu Italia) – è creare uno spazio di ascolto reciproco e di condivisione su questioni fondamentali per favorire l’unità per il bene comune tra maggioranza, opposizioni, associazionismo del mondo della scuola. L’educazione, la formazione dei docenti, la qualità dei processi di insegnamentoapprendimento rappresentano, infatti, investimenti strategici per l’Italia in Europa e nel mondo, sia per l’inclusione dei soggetti fragili sia per l’aumento della competitività del sistema, valorizzando tutti i talenti. Per ridurre gli abbandoni e per contrastare la diminuzione di conoscenze e competenze in uscita dal sistema scolastico, per cambiare la scuola, è urgente una seria ed organica riforma condivisa tra maggioranza e opposizione di programmi, ordinamenti e reclutamento dei docenti guardando al 2050».
Il convegno potrà essere seguito in diretta sul canale YouTube del Senato o su https://webtv.senato.it/webtv
“L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE - Nuove Sfide per la professionalità docente”
Convegno 16 marzo 2024, Rende – Cosenza
Spunti di riflessione sull’IA
A cura della prof.ssa Maria Caserta
L’intelligenza artificiale non ci potrà mai dire chi è Dio.
Per SanTommaso invece l’uomo è “capace di Dio”, cioè la ragione umana ha la capacità di conoscere il Dio-Logos, condizione della possibilità di dialogare con gli altri uomini.
Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create. Ma cosa ha da dire Chat GPT sulla questione metafisica per eccellenza: l’esistenza di Dio? A differenza dell’uomo, Chat GPT non è capace di Dio, e a questa domanda risponde: Non ho la capacità di credere o di non credere in Dio, di avere opinioni o credenze. Non sono in grado di formulare giudizi su questioni filosofiche o religiose. La mia funzione è quella di fornire informazioni e rispondere alle domande in base ai dati a cui sono stato addestrato e agli input che ricevo. Chat GPT dirà quindi che alcuni hanno validi motivi per credere all’esistenza di Dio e che altri ne hanno di altrettanto validi per credere il contrario. Ma senza spiegare perché un argomento possa essere vero o falso.
“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” è la sintesi del pensiero di Dante, il quale considerava la ricerca e il conseguimento delle virtù e della conoscenza, cioè del sapere trascendente, la vera ragione dell’esistenza umana. L’epilogo del viaggio è un monito di Dante all’orgoglio umano, destinato a fallire se procede follemente oltre i limiti consentiti, non sostenuto dalla grazia di Dio.
Quale etica dell’AI ne consegue?
Un’etica che comporti un’intelligenza artificiale che generi inclusione e comunione. Una potenza computazionale, necessaria per calcolare la soluzione di vari problemi che è servizio, che non diventi un idolo a cui asservire ogni attività umana. Un AI per l’uomo che non esclude l’umano, un AI che resta mezzo e non diventa fine, uno sviluppo ed una ricerca che siano antropici, cioè custodi dell’umano anche nella sua integrità.
Nel 2019 sono state pubblicate dal Gruppo europeo di alti esperti, le Linee guida sugli Orientamenti etici per una IA affidabile, e nel 2020 la Commissione Europea ha presentato le linee strategiche per gli anni a venire con la volontà di assicurare un ruolo all’Unione Europea nell’ambito delle tecnologie digitali. Ad aprile 2021 è stata presentata la proposta di AI Act, ossia di regolamento volto a disciplinare i sistemi di servizi online basati su modelli generativi, sia testuali, sia grafici i quali hanno per così dire, alzato i livelli di attenzione da parte dei regolatori.
L’IA sta entrando sempre più nella nostra vita di tutti i giorni e l’Europa e tutto il mondo si preparano alle sfide e alle complessità che l’IA porta con sé.
Essa è infatti una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche che l’uomo abbia mai sperimentato, un tema storicamente e scientificamente ricchissimo su cui si sono generati diversi dibattiti che si sono aperti soprattutto a seguito del lancio di Chat GPT.
L’IA fondamentalmente è un insieme di algoritmi, tecniche di computazione e soluzioni, in grado di replicare il comportamento umano. Un robot, un software che gli sviluppatori cercano di rendere “intelligente”, ovvero capace di imparare dai suoi stessi errori, crescere e migliorare, apprendendo. E’ una disciplina appartenente all’informatica che studia i fenomeni teorici, le metodologie e le tecniche che consentono la progettazione di sistemi hardware e sistemi di programma software capaci di fornire all’elaboratore elettronico prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero di pertinenza esclusiva dell’Intelligenza umana. Questi sistemi sono capaci di perseguire in modo autonomo una finalità definita, prendendo decisioni che fino a quel momento erano solitamente affidate alle persone. Per quanto si tratti di una tecnologia complessa, l’idea che sta alla base dell’I A è molto semplice.
Si tratta di sviluppare delle “macchine” dotate di capacità di apprendimento automatico e di adattamento che siano ispirate ai modelli di apprendimento umani. Ora ci viene da chiedere ma l’IA è una minaccia o una necessità per l’uomo?
Tra le applicazioni dell’IA, il Chat bot è una delle soluzioni più diffuse tra le aziende italiane e internazionali, ma la scena sia a livello nazionale che nel mondo, è stata catturata da Chat GPT, che per definizione è un prototipo di chat bot, capace di fornire risposte ai quesiti degli utenti in tempo reale, utilizzando l’elaborazione del linguaggio naturale.
Per comprendere meglio come funziona un IA possiamo pensare a ogni soluzione di IA come avente numerose proprietà, definibili “capacità”, proprio perché ispirate alle capacità degli esseri umani:
· Elaborazione del linguaggio naturale (realizza discorsi e dialoghi, estrapola informazioni, risposte a domande)
· Elaborazione delle immagini (riconoscimento di volti e movimenti, recupero di immagini e video, visione artificiale)
· Apprendimento (Machine Learning, intelligenza in grado di computare)
· Ragionamento e classificazione (ragionamento in modo autonomo, elaborare ontologie)
· Interazione sociale (sistemi multi-agente, teoria dei giochi, coordinare e collaborare)
· Interazione con l’ambiente (localizzare, mappare e navigare, pianificare movimenti e percorsi).
VANTAGGI
· Personalizzazione dell’apprendimento
· Tutoraggio virtuale
· Domotica intelligente
· Diagnosi e medicina assistita
PERONALIZZAZIONE DELL’APPRENDIMENTO
I chat bot basati sull’IA come chat GPT forniscono tutoraggio virtuale agli studenti, offrendo risposte immediate alle domande, spiegando concetti e adattando il materiale didattico in base alle esigenze di ciascuno studente. Questo personalizza l’apprendimento, accelerando il processo di acquisizione delle conoscenze.
DOMOTICA INTELLIGENTE
La domotica intelligente, basata sull’IA, personalizza gli ambienti domestici attraverso l’analisi dei dati dei sensori, consentendo una gestione automatizzata delle attività quotidiane senza interventi manuali continui.
DIAGNOSI E MEDICINA ASSISTITA
L’IA nel settore medico migliora le diagnosi eliminando i bias cognitivi, analizzando rapidamente grandi quantità di dati e individuando segni precoci di malattie, garantendo diagnosi più accurate e tempestive. Le applicazioni dell’IA in ambito sanitario, infatti, possono portare a numerosi benefici: consentono di definire diagnosi sulla base di dati clinici dei pazienti, supportando i medici nel prendere decisioni in modo più rapido e nel personalizzare le cure. L’IA in ambito sanitario non significa sostituire il medico, consente però a quest’ultimo di ridurre i tempi per la ricerca e l’incrocio di informazioni necessari a effettuare diagnosi.
I settori interessati sono potenzialmente quasi tutti. In Finanza, gli investimenti possono essere gestiti da piattaforme digitali; un’agricoltura più “intelligente” riduce gli sprechi e ottimizza i sistemi di irrigazione. Il monitoraggio e la “lettura” della propria casa o degli stabilimenti industriali permette all’AI di ridurre i costi e suggerire soluzioni per una gestione migliore. Nel marketing, i software assegnano agli utenti una pubblicità su misura.
Nel mondo del lavoro si parla spesso di rischi per l’occupazione. L’IA, abbinata alla robotica, può effettivamente sostituire alcune mansioni oggi eseguite dall’uomo. In alcuni casi, dove il lavoro è ripetitivo, questo passaggio di consegne sta già avvenendo. In altri l’IA non sarà un sostituto ma un collaboratore dell’uomo. Sull’altro piatto della bilancia c’è la nascita di nuove professioni legate alla tecnologia artificiale. I temi legati al lavoro non sarebbero i soli rischi per l’uomo.
Le potenzialità dell’IA sono enormi, ma diversi osservatori si sono detti molto preoccupati e hanno invocato la necessità di regole chiare per amministrare una tecnologia altrimenti ingestibile. Non solo per una questione di occupazione: l’AI applicata alle armi, se non limitata, metterebbe a rischio l’incolumità del genere umano.
Anche nel mondo della scuola nuove prospettive e nuove sfide attendono i docenti nell’era dell’intelligenza artificiale.
Il Convegno in Calabria organizzato dall’AIMC e dall’Associazione Professionale/Sindacale Dirigenti Scuola ha voluto porre l’attenzione sugli aspetti pregnanti dell’azione educativa, in relazione ai processi di profondo cambiamento in ambito tecnologico e come l’AI può arricchire l’esperienza educativa e didattica. Nella consapevolezza che il futuro è già oggi, è necessario accogliere le nuove sfide in atto, consapevoli delle responsabilità di ognuno, specialmente degli operatori della scuola in prima linea nel processo di acquisizione e di trasmissione delle nuove conoscenze. L’integrazione dell’intelligenza artificiale nel panorama educativo e formativo presenta sia sfide significative sia opportunità straordinarie. Le sfide derivano principalmente dalla necessità di rinnovare i sistemi educativi tradizionali, radicati spesso in metodologie didattiche orientate prevalentemente all’acquisizione di conoscenze statiche e competenze tecniche che devono essere sostituite da competenze trasversali, come la capacità di apprendimento continuo, l’adattabilità e il pensiero critico.
Uno dei modi in cui l’IA può migliorare la didattica e l’educazione è l’implementazione di percorsi di apprendimento personalizzati. Questi percorsi permettono agli studenti di gestire la propria sequenza di studio, rendendo l’apprendimento più flessibile e adattato ai loro obiettivi personali, inoltre grazie alla sua capacità di analisi dei dati, l’IA può individuare eventuali difficoltà o lacune nell’apprendimento degli studenti, favorendo un intervento tempestivo e mirato da parte degli insegnanti per evitare ritardi nello studio e contrastare l’abbandono scolastico.
Una delle maggiori preoccupazioni riguarda la necessità di garantire un accesso equo e inclusivo alle tecnologie AI. Esiste il rischio di un divario digitale crescente, dove studenti e istituzioni con risorse limitate potrebbero trovarsi in svantaggio rispetto a quelli con maggiore accesso alle tecnologie avanzate. Questo solleva importanti questioni di equità e giustizia nell’educazione, che devono essere affrontate attraverso politiche inclusive e investimenti mirati per garantire che i benefici dell’AI siano accessibili a tutti gli studenti.
“La giungla digitale” non va pensata come una landa desolata, ma come un luogo libero e selvaggio. Non si tratta di averne paura, ripiegandosi in un atteggiamento tecnofobico o quanto meno di scetticismo tecnologico, quanto piuttosto di coglierne le potenzialità trasformandole in opportunità per l’umanità. Sebbene oggi la nostra soglia di sensibilità verso il progresso tecnologico sia notevolmente mutata, ogni nuova tecnologia continua a suscitare timore. E’ ben possibile che applicazioni come Chat GPT o future implementazioni della robotica nel processo di apprendimento modificheranno sia il lavoro dello studente che quello del docente, ma il dato più probabile è che, dopo una fase di assestamento, la macchina velocizzerà di molto alcuni processi di lavoro intellettuale tendenzialmente monotoni, lasciando all’operatore umano la possibilità di canalizzare tempo ed energie in attività maggiormente creative e, forse più formative. Naturalmente dipende da come ci porremo di fronte al cambiamento. Se chiuderemo gli occhi ci piomberà addosso, se proveremo ad intercettarne le logiche, saremo forse in grado di esprimere la nostra umanità.
In merito alla dicotomia tra giudizi immediati e ragionamenti ponderati, all’interno della comunità AI sono stati individuati in particolare due sistemi chiaramente differenziati: il primo, veloce e intuitivo (sistema 1) automatico, rapido, condizionato dagli stati emotivi, legato alla memoria associativa, soggetto a bias cognitivi, cioè a errori sistematici. Il secondo più lento ma anche più logico e riflessivo (sistema 2) è la parte del nostro cervello deputata alla razionalità, alla logica e alle analisi complesse. La crescente interdipendenza tra competenze umane e AI richiede un ripensamento dell’educazione e della formazione professionale. Questo include la riconsiderazione dei percorsi formativi e delle strategie di sviluppo delle competenze per allinearsi alle esigenze emergenti del mercato del lavoro. Le competenze che un tempo erano considerate secondarie, come l’intelligenza emotiva, la capacità di adattamento e la creatività, stanno guadagnando centralità, essendo sempre più richieste in una vasta gamma di ruoli professionali.
Il modello “Future of Education and Skills 2030” distingue tra competenze cognitive che includono alfabetizzazione e conoscenze disciplinari, competenze socio-emotive come l’empatia e la collaborazione e competenze pratiche relative al benessere fisico e digitale. Questa classificazione riconosce l’importanza di una formazione equilibrata che valorizzi sia gli aspetti intellettuali sia quelli emotivi e pratici dell’apprendimento. In un contesto lavorativo e sociale sempre più influenzato dall’AI, queste competenze permettono alle persone di affrontare sfide complesse interagendo in modo efficace con le tecnologie avanzate. E’ davvero importante riconoscere l’importanza crescente delle competenze umane nell’interazione con le tecnologie AI, come la creatività, il pensiero critico, la comunicazione e la collaborazione, fondamentali per agire in contesti complessi e imprevedibili. Queste abilità permettono di integrare le capacità dell’AI con un ragionamento umano più olistico per un progresso più armonioso e sostenibile, dove la tecnologia amplifica le capacità umane anziché sostituirle. La creatività, definita come la capacità di generare idee originali, soluzioni innovative e produzioni artistiche uniche, assume un ruolo ancora più cruciale nell’era dell’intelligenza artificiale in quanto mentre l’AI può eccellere nell’automazione di compiti ripetitivi, essa non può eguagliare la genuina creatività umana. Pertanto, lo sviluppo e il potenziamento delle competenze creative rimangono una priorità per chiunque voglia crescere in un mondo sempre più guidato dall’intelligenza artificiale.
Siamo stati abituati a ritenere che all’uomo, in quanto essere dotato di razionalità, sia sufficiente tenere a freno l’istinto e l’emotività per essere in grado di valutare in modo obiettivo le situazioni che deve affrontare e di scegliere quella più vantaggiosa. Gli studi sul processo decisionale condotti dal premio Nobel Daniel Kahneman hanno dimostrato quanto illusoria sia questa convinzione e come, in realtà, siamo sempre esposti a condizionamenti, magari da parte del nostro stesso modo di pensare, che possono insidiare la capacità di giudicare e di agire lucidamente. La crescente dipendenza dalle nuove tecnologie può portare a una minore capacità di pensiero critico, aumentando il rischio di disinformazione e polarizzazione.
In un mondo in cui l’IA fornisce una vasta quantità di dati, il pensiero critico è cruciale per distinguere le fonti affidabili da quelle non affidabili, identificare bias nei dati e giungere a conclusioni fondate. Infatti il pensiero critico rappresenta la capacità di analizzare, valutare e interpretare in modo obiettivo le informazioni disponibili e nell’utilizzo dell’IA come strumento di supporto, è importante valutare criticamente i risultati e integrarli in un contesto più ampio. Questo richiede la capacità di discernere quando l’IA può essere utile e quando è necessario l’intervento umano.
Il pensiero critico diventa quindi una competenza umana prioritaria nell’era dell’IA per affrontare le sfide e per garantire che il progresso tecnologico sia guidato da una valutazione ponderata delle informazioni.
L’era dell’AI rappresenta un momento cruciale nella storia dell’umanità. Le decisioni che prenderemo oggi determineranno non solo il modo in cui utilizzeremo questa tecnologia, ma anche il tipo di società in cui vivremo domani.
Per affrontare le sfide poste da queste nuove tecnologie, è fondamentale che gli individui, le aziende, le scuole, le Università, lavorino insieme per sviluppare e promuovere “percorsi condivisi” atti a garantire che l’IA generativa sia utilizzata in modo responsabile e sicuro, contribuendo a creare un futuro migliore per tutti.
Giarre 24 marzo 2024
La prof.ssa Maria Caserta
socia AIMC sezione di Giarre
AUGURI DI PASQUA 2024
𝐃𝐎𝐍 𝐂𝐀𝐑𝐌𝐄𝐋𝐎 𝐑𝐀𝐒𝐏𝐀, 𝐕𝐈𝐂𝐄𝐃𝐈𝐑𝐄𝐓𝐓𝐎𝐑𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐒𝐓𝐔𝐃𝐈𝐎 𝐓𝐄𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐂𝐎 𝐒. 𝐏𝐀𝐎𝐋𝐎 𝐃𝐈 𝐂𝐀𝐓𝐀𝐍𝐈𝐀
Diocesi di Acireale
𝐍𝐨𝐦𝐢𝐧𝐞
𝐃𝐎𝐍 𝐂𝐀𝐑𝐌𝐄𝐋𝐎 𝐑𝐀𝐒𝐏𝐀, 𝐕𝐈𝐂𝐄𝐃𝐈𝐑𝐄𝐓𝐓𝐎𝐑𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐒𝐓𝐔𝐃𝐈𝐎 𝐓𝐄𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐂𝐎 𝐒. 𝐏𝐀𝐎𝐋𝐎 𝐃𝐈 𝐂𝐀𝐓𝐀𝐍𝐈𝐀
Mons. Luigi RENNA, arcivescovo della Arcidiocesi di Catania e moderare dello Studio Teologico S. Paolo - Catania ha nominato, con approvazione del vescovo Nino Raspanti, don #CARMELORASPA vicedirettore dello Studio Teologico San Paolo di Catania
DOMENICA DELLE PALME 2024
Buona Domenica
delle Palme
24 marzo 2024
Giornata Nazionale per la Promozione della Lettura
"Leggere è fondamentale per tutti, fin dall’infanzia, perché stimola il pensiero critico, la curiosità e la creatività, rafforza la memoria e aiuta a sviluppare competenze e abilità. Ce lo ricorda la Giornata nazionale per la promozione della lettura, che si celebra il 24 marzo. Un invito a riflettere sul tema, con l’obiettivo di sensibilizzare tutti i cittadini, e in particolar modo le nuove generazioni, sull’importanza di un’attività che purtroppo nel nostro Paese continua a essere trascurata.
Secondo gli ultimi dati Istat sulla lettura di libri in Italia, infatti, il numero di lettori – già basso – si è ulteriormente ridotto: nel 2022 la percentuale di persone di 6 anni e più che hanno letto nell’ultimo anno almeno un libro per motivi non strettamente scolastici o professionali è pari al 39,3% (nel 2021 era il 40,8%). La quota maggiore di lettori si registra tra i giovani fino a 24 anni, con punte più elevate tra gli 11 e i 14 (57,1%). In assoluto, il pubblico più affezionato alla lettura è rappresentato dalle ragazze di 11-14 anni, tra le quali più di 6 su 10 hanno letto almeno un libro nell’anno.
In occasione della Giornata, istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 luglio 2009, segnaliamo alcune iniziative del Centro per il libro e la lettura (Cepell) destinate proprio ai più giovani.
Dal 21 marzo scorso è aperta la banca dati de Il Maggio dei Libri, campagna nazionale che invita gli amanti dei libri a organizzare iniziative ispirate al tema Se leggi ti lib(e)ri!, in un’ottica di piena continuità con Libriamoci, l’altra storica campagna del Centro per il libro e la lettura lanciata lo scorso novembre con lo stesso filo conduttore.
Le informazioni per partecipare sono disponibili sul sito dedicato, www.ilmaggiodeilibri.cepell.it.
Da Dipartimento per le politiche della famiglia
A PROPOSITO DI VALUTAZIONE
La proposta di tornare indietro assolutamente assurda omette ciò che è fondamentale in tema di "valutazione formativa": l'osservazione dei processi, l'intersoggettività tra gli agenti, l'autovalutazione dell'alunno.
La valutazione formativa, al contrario del giudizio basato sul calcolo e sulla interpretazione del docente, viene a coinvolgere sia il valutatore che il valutato in un processo dinamico in cui il docente non deve attenersi al "giudizio", ma deve, soprattutto, rivedere la programmazione/progettazione messa in atto, al fine di fornire a tutti gli allievi gli strumenti idonei a raggiungere gli obiettivi prefissati, partendo dai loro bisogni, attenzionando quegli alunni che partono già in svantaggio in virtù del loro background socio-culturale e affettivo/relazionale!
La Presidente AIMC sezione di Giarre
Maria Torrisi
VALUTAZIONE:NON TORNARE INDIETRO
AIMC -ANDIS - CEMEA - CGD - FLOC CGIL - LEGAMBIENTE SCUOLA - MCE _ PROTEO FARE SAPERE - UCIIM
Conferenza Stampa.
27 Febbraio h.17,30
Camera dei Deputati - Sala Stampa.
via della Missione 4 - Roma.
Oggi, 20 marzo, si celebra la Giornata mondiale della felicità. In questa ricorrenza vi proponiamo una sorta di decalogo della gioia, tratto dal magistero di Papa Francesco
Sergio Centofanti – Città del Vaticano
“La ricerca della felicità - afferma Papa Francesco - è comune a tutte le persone di tutti i tempi e di tutte le età” perché Dio stesso ha posto “nel cuore di ogni uomo e di ogni donna un desiderio irreprimibile di felicità” e “di pienezza”. I nostri “cuori sono inquieti e in continua ricerca di un bene che possa saziare la loro sete d’infinito” (Messaggio Gmg 2015), invisibile nostalgia di Colui che ci ha creati ed è Lui stesso amore, gioia, pace, bellezza, verità. Raccogliamo in dieci punti le riflessioni di Papa Francesco sul tema della felicità.
Il cammino della felicità comincia controcorrente: occorre passare dall’egoismo al pensare agli altri. Essere tristi – dicevano i padri del deserto – è quasi sempre pensare a sé stessi. Così - osserva Francesco - “quando la vita interiore si chiude nei propri interessi” e “non vi è più spazio per gli altri”, non si gode più “della dolce gioia” dell’amore. Infatti “non si può essere felici da soli”. Il Papa invita a riscoprire la generosità, perché “Dio ama chi dona con gioia” (2Cor 9,7). Bisogna vincere la tentazione di chiudersi in sé stessi, di isolarsi, credendosi autosufficienti, perché siamo tutti bisognosi di fraternità. La vita acquista senso “nel cercare il bene del prossimo”, desiderando la felicità degli altri: “Se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita” (Evangelii gaudium, 182).
“La felicità non è una cosa che si compra al supermercato - sottolinea Francesco - la felicità viene solo nell’amare e nel lasciarsi amare” (Parole al pellegrinaggio Macerata-Loreto, 9 giugno 2018). “Quando cerchiamo il successo, il piacere, l’avere in modo egoistico e ne facciamo degli idoli, possiamo anche provare momenti di ebbrezza, un falso senso di appagamento; ma alla fine diventiamo schiavi, non siamo mai soddisfatti, siamo spinti a cercare sempre di più” (Messaggio Gmg 2014). “La gioia non è l’ebbrezza di un momento: è un’altra cosa! La vera gioia non viene dalle cose, dall’avere, no! Nasce dall’incontro, dalla relazione con gli altri, nasce dal sentirsi accettati, compresi, amati e dall’accettare, dal comprendere e dall’amare; e questo non per l’interesse di un momento, ma perché l’altro, l’altra è una persona. La gioia nasce dalla gratuità di un incontro” (Discorso ai seminaristi, 6 luglio 2013). Non ciò che è effimero dà la felicità, ma solo l’amore sazia la sete d’infinito che è in noi.
Il cammino della gioia - afferma Papa Francesco - è fatto anche di senso dell’umorismo: saper ridere delle cose, degli altri e di sé stessi è profondamente umano, è un atteggiamento “vicino alla grazia. E’ quel relativismo buono, il relativismo della gioia” che “nasce dallo Spirito Santo”. “Senza perdere il realismo” si diventa capaci di illuminare gli altri “con uno spirito positivo e ricco di speranza”. Importanza particolare riveste l’autoironia per vincere la tentazione del narcisismo: i narcisisti – dice il Papa – “si guardano allo specchio, si pettinano”. E dà questo consiglio: quando vi guardate nello specchio “ridete di voi stessi. Vi farà bene” (Discorso agli studenti dei Collegi ecclesiastici, 16 marzo 2018). Un po’ quello che diceva Benedetto XVI citando Chesterton: “Sapete perché gli angeli volano? Perché si prendono alla leggera”. E Papa Ratzinger aggiungeva: “Perché non si prendono troppo sul serio” e “noi forse potremmo anche volare un po’ di più, se non ci dessimo così tanta importanza”.
Gioia è anche riuscire a vedere i doni che si ricevono ogni giorno. E’ lo stupore per la bellezza della vita e delle cose grandi e piccole che riempiono le nostre giornate. Papa Francesco indica l’esempio di san Francesco d’Assisi, che era “capace di commuoversi di gratitudine davanti a un pezzo di pane duro, o di lodare felice Dio solo per la brezza che accarezzava il suo volto” (Gaudete et exsultate, 127). “A volte la tristezza è legata all’ingratitudine, con lo stare talmente chiusi in sé stessi da diventare incapaci di riconoscere i doni di Dio (Gaudete et exsultate, 126)”. Vivere con gioia, invece, è la “capacità di gustare l’essenziale” con sobrietà e di condividere quello che si ha, rinnovando “ogni giorno lo stupore per la bontà delle cose, senza appesantirsi nell’opacità della consumazione vorace” (Angelus, 29 gennaio 2017). Un cuore che sa vedere il bene, sa ringraziare e lodare, è un cuore che sa gioire.
In un cuore pieno di rabbie e rancori non c’è posto per la felicità. Chi non perdona fa male anzitutto a se stesso. L’odio genera tristezza. Francesco parla della gioia di chi perdona gli altri e sa chiedere perdono. La radice di questa gioia è nel comprendere di essere perdonati da Dio. Il Papa cita il profeta Sofonìa: “Gioisci, rallegrati, grida di gioia perché il Signore ha revocato la tua condanna” (Cfr. Sof 3-14-15), cioè “ti ha perdonato, non sei colpevole, ha dimenticato” le tue colpe. Purtroppo - osserva Francesco - a volte “non siamo coscienti del perdono” di Dio e questo si vede dai volti tristi. Ricorda quanto diceva un filosofo: “I cristiani dicono di avere un Redentore; io ci crederò, crederò nel Redentore quando loro avranno la faccia di redenti, gioiosi per essere redenti” (Messa a Santa Marta, 21 dicembre 2017). Ecco, dunque, cosa fa il perdono: “Allarga il cuore, genera condivisione, dona serenità e pace” (Angelus, 26 dicembre 2018).
Il Papa invita a sperimentare la gioia di lavorare con gli altri e per gli altri per costruire un mondo più giusto e fraterno. Significa vivere le fatiche di tutti i giorni nello spirito delle Beatitudini: questa è la “via della vera felicità” che Gesù ha indicato. Si tratta di “una novità rivoluzionaria, di un modello di felicità opposto” al “pensiero dominante” (Messaggio Gmg 2014). Sono felici “i semplici, gli umili che fanno posto a Dio, che sanno piangere per gli altri e per i propri sbagli, restano miti, lottano per la giustizia, sono misericordiosi verso tutti, custodiscono la purezza del cuore, operano sempre per la pace e rimangono nella gioia, non odiano e, anche quando soffrono, rispondono al male con il bene” (Angelus, 1 novembre 2017). Le Beatitudini “non richiedono gesti eclatanti”, non sono comportamenti e virtù per eroi, ma uno stile di vita per quanti si riconoscono bisognosi di Dio. Sono vissute da persone semplici che “respirano come tutti l’aria inquinata dal male che c’è nel mondo, ma nel cammino non perdono mai di vista il tracciato di Gesù”: stanno sempre con Lui nella fatica e sanno riposare con Lui per riprendere con gioia il cammino.
Il cammino verso la gioia è reso difficoltoso dalle prove e dai fallimenti della vita che inducono allo scoraggiamento. Il Papa offre due indicazioni per non perdere la speranza e non mollare: perseverare nella preghiera e non camminare mai da soli. “Possiamo essere certi - afferma Francesco - che Dio risponderà” alla nostra preghiera, anche se a volte è arida. “Magari ci toccherà insistere per tutta la vita, ma Lui risponderà” (Udienza generale, 9 gennaio 2019). “La preghiera cambia la realtà, non dimentichiamolo. O cambia le cose o cambia il nostro cuore, ma sempre cambia. Pregare è fin da ora la vittoria sulla solitudine e sulla disperazione”. Seconda indicazione: sempre c’è qualcuno nella vita “che ci dà una mano per aiutarci ad alzarci” perché “il Signore ci salva rendendoci parte di un popolo”. Il Papa mette in guardia dalla tentazione dell’individualismo: “Non permettete che il mondo vi faccia credere che è meglio camminare da soli. Da soli non si arriva mai. Sì, potrai arrivare ad avere un successo nella vita, ma senza amore, senza compagni, senza appartenenza a un popolo, senza quell’esperienza tanto bella che è rischiare insieme. Non si può camminare da soli” (Incontro con i giovani a Vilnius, 22 settembre 2018).
Nella vita c’è il tempo della croce, ci sono i momenti bui che ci fanno sentire abbandonati da Dio e in questo silenzio di Dio occorre più che mai abbandonarsi nelle sue mani. Allora - osserva Francesco - si scende al “primo scalino della gioia” che è la pace, quella pace profonda che viene dall’affidarsi completamente a Dio. E’ una “gioia soprannaturale” che niente può distruggere e “si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza” che “le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie” perché “grande è la sua fedeltà”, come dice Gesù: “La vostra tristezza si cambierà in gioia” e “nessuno potrà togliervi la vostra gioia”. “La Buona Notizia è la gioia di un Padre che non vuole che si perda nessuno dei suoi piccoli” (Evangelii gaudium, 237).
La vera gioia – afferma il Papa – nasce dall’incontro con Gesù, dal credere che Lui ci ha amato fino a dare la vita per noi. La gioia è sapere di essere amati da Dio che è Padre. La vera gioia non è frutto dei nostri sforzi ma dello Spirito Santo che ci chiede solo di aprire i cuori per riempirli di felicità. “Se lasciamo che il Signore ci faccia uscire dal nostro guscio e ci cambi la vita, allora potremo realizzare ciò che chiedeva san Paolo: «Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti» (Gaudete et exsultate, 122)”. La gioia è dunque sentirsi dire da Dio: “Tu sei importante per me, ti voglio bene, conto su di te”. Da qui nasce la gioia, dal momento in cui Gesù mi ha guardato: “Sentirsi amati da Dio, sentire che per Lui noi non siamo numeri, ma persone; e sentire che è Lui che ci chiama” (Discorso ai seminaristi, 6 luglio 2013). I santi - osserva Francesco - non sono superuomini, ma sono quanti “hanno scoperto il segreto della felicità autentica, che dimora in fondo all’anima ed ha la sua sorgente nell’amore di Dio” (Messa a Malmö, 1 novembre 2016). “La felicità non sta nell’avere qualcosa o nel diventare qualcuno, no, la felicità vera è stare col Signore e vivere per amore” (Angelus, 1 novembre 2017), perché “siamo nati per non morire mai più, siamo nati per godere la felicità di Dio!” (Angelus, 1 novembre 2018).
da https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2019-03/papa-francesco-decalogo-vera-felicita-gioia.html
CEI
APERTURA LAVORI DELLA SESSIONE PRIMAVERILE DEL CONSIGLIO PERMANENTE
ll cardinale Matteo Zuppi, presidente della #CEI, ha aperto i lavori della sessione primaverile del Consiglio Permanente: "In questo tempo - ha detto nell'Introduzione - di conflitti, di divisioni, di sentimenti nazionalisti, di odi, di contrapposizioni, il servizio della Chiesa per l’unità brilla come una luce di speranza. E tale servizio, che coinvolge i Vescovi e tutte le comunità, si fa proprio partendo dal ministero del Vescovo di Roma, il Papa"
Si sono tenuti a Roma, sabato e domenica scorsi, i lavori del Comitato nazionale del Cammino sinodale dei vescovi italiani. Le cinque commissioni che ne fanno parte chiamate a indicare piste di missione, con il contributo delle Chiese locali, per individuare le “condizioni di possibilità” che favoriscano “l’annuncio del Vangelo in questo tempo”
Vatican News
Ascoltarsi in profondità per decidere comunemente una direzione di marcia e di governo. Per la Cei si si tratta di “una tecnica”, bensì di “uno sforzo comune per arrivare a costruire decisioni insieme”. E dunque, Chiese locali, Uffici e Servizi della CEI, Comitato Nazionale, tutti “interpellati per individuare proposte e scelte operative”. È la sottolineatura fatta da monsignor Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, all’avvio dei lavori del Comitato nazionale del Cammino sinodale - moderati da monsignor Claudio Giuliodori, membro della presidenza del Comitato - che si sono svolti a Roma il 24 e il 25 febbraio scorsi. Per monsignor Baturi “l’ascolto deve farsi ragione di governo. La partecipazione e la corresponsabilità devono permeare la Chiesa ai vari livelli”.
Nei prossimi mesi, con l’approssimarsi della conclusione della fase sapienziale, i vari percorsi confluiranno in un’unica via verso le scelte attese per la tarda primavera del 2025. Nella certezza che, come ha sottolineato monsignor. Valentino Bulgarelli, segretario del Comitato, “non ci sono processi paralleli ma un lavoro condiviso tra laici, presbiteri, Vescovi per far maturare la Tradizione a servizio delle Chiese locali”.
L’essenza stessa del Comitato, nella sua pluralità di competenze, biografie, provenienze, è espressione della volontà di unire tutti. Articolato in cinque Commissioni – “La missione secondo lo stile della prossimità”, “Linguaggio e comunicazione”, “Formazione alla fede e alla vita”, “Corresponsabilità e ministerialità”, “Il cambiamento delle strutture” –, il suo compito è individuare le “condizioni di possibilità” per l’annuncio del Vangelo in questo tempo. Nelle riflessioni, attese per la fine di aprile, si innesteranno i contributi, le esperienze vissute, le proposte immaginate dalle Diocesi. Un grande discernimento ecclesiale che porterà all’Assemblea generale della Cei del maggio 2024: “in questi mesi – ha spiegato monsignor Erio Castellucci, Presidente del Comitato – verrà preparata una sintesi di tutti i contributi elaborati a diversi livelli che sarà portata all’Assemblea Generale della CEI in programma a maggio. Arricchita dal confronto tra i Vescovi, questa sarà presentata al Consiglio permanente di settembre e poi servirà da base per la prima assemblea sinodale prevista dal 15 al 17 novembre 2024”. “Da metà novembre 2024 fino a febbraio 2025 – ha continuato – le Chiese locali potranno inviare indicazioni, suggerimenti e osservazioni in vista della seconda assemblea sinodale, che si terrà dal 31 marzo al 4 aprile 2025”. Da questi passaggi scaturirà quella visione di insieme che, dopo l’Assemblea Generale di maggio 2025, sarà riconsegnata alle Chiese particolari, dando il via alla fase di ricezione.
Importanti le prime intuizioni emerse dal confronto all’interno delle Commissioni. La missione non è proselitismo bensì essenza costitutiva della Chiesa convocata da Dio a contribuire alla realizzazione del suo sogno per l’intera famiglia umana. Una consapevolezza di sé e del suo rapporto con il mondo – nell’ottica del Concilio – che deve trovare espressione in tutte le forme di linguaggio con cui la comunità ecclesiale comunica e si comunica. Da tecnica strategica, la comunicazione diviene, dunque, banco di prova della capacità della Chiesa di incarnarsi nella realtà. In questa linea, la formazione è affidata all’intera comunità che ha come riferimento la pedagogia di Gesù. Da qui la necessità di andare oltre il modello scolastico dell’iniziazione cristiana, il riequilibrio dello sforzo tra quest’ultima e l’educazione di giovani e adulti, l’aggiornamento della formazione dei presbiteri sviluppando l’idea di comunità vocazionali, la creazione di spazi formativi comuni tra laici e presbiteri e presbiteri e vescovi, la cura dell’alleanza educativa.
Per quanto riguarda la corresponsabilità, in un supplemento del discernimento, è emersa la necessità di realizzare approfondimenti su alcuni nodi specifici, quali gli organismi di partecipazione e i vari ministeri. Questo il quadro in cui si inserisce il cambiamento delle strutture che non significa solo l’impiego dei beni materiali bensì la maturazione di modelli di governance ispirati da una visione di Chiesa-comunità in missione. “Primi frutti del discernimento – ha concluso monsignor Antonio Raspanti, membro della Presidenza del Comitato – che si sommano al grande di frutto dell’edificazione in atto di un nuovo metodo ecclesiale. Un metodo che matura le proprie conclusioni e proposizioni a partire dall’ascolto, paziente, a volto faticoso, sempre fecondo, del Popolo di Dio”.
Qualche anno fa mi sono occupata di adattare La frontiera, un bellissimo libro del 2015 di Alessandro Leogrande sulle migrazioni, riscrivendolo in un’edizione fruibile dalle scuole, dai ragazzi di età leggermente inferiore a quelli che costituivano già il pubblico naturale del libro. Leogrande, scrittore e giornalista, era morto prematuramente due anni dopo l’uscita della Frontiera – testo curioso, tra saggio e reportage che segnava un punto di svolta nella riflessione sulle migrazioni, da cui sarebbe poi stato difficile tornare indietro, almeno letterariamente visto che le scelte politiche appaiono sorde a ogni urlo.
Nel poco tempo che aveva avuto a disposizione, Leogrande aveva girato tantissimo per le scuole superiori, dove La frontiera era stato adottato, letto, sviscerato, e dove i ragazzi lo accoglievano tempestandolo di domande e curiosità che svelavano il bisogno di conoscere meglio alcuni loro coetanei: chi erano i bambini, gli adolescenti costretti a partire per salvarsi la vita? Alcuni erano vicini, a volte compagni di classe, ma anche quelli che sembravano lontanissimi all’improvviso non lo erano più, grazie alla scrittura calda, fortemente empatica di quelle pagine. Mettendo al centro le storie delle persone, le loro vite, prescindendo quasi completamente dai numeri, usandoli cioè solo come il sostrato torrentizio di ciò che accade e di fronte a cui non possiamo fare finta di niente, Leogrande umanizzava la cronaca, la rendeva letteratura quotidiana, narrabile e viva. Mettere le mani su quel testo non era facile, era già perfetto di per sé, ma la madre di Alessandro e la sua casa editrice pensavano fosse un peccato tagliare i bambini fuori da un discorso che li riguardava. Così, armata di umiltà, mi sono messa a rileggere. E a riscrivere.
Oggi La frontiera raccontata ai ragazzi che sognano un mondo senza frontiere è un libro a parte, che ha fatto la sua strada e continua a farla. L’ipotesi era concreta, si è rivelata reale: i bambini della scuola primaria, o secondaria di primo grado, hanno fame di quelle storie. Vogliono sapere quali sono le regole dei viaggi, cosa succede a chi si mette in cammino, vogliono risposte alle domande che non sempre sanno fare: cosa si rischia davvero ad attraversare il Mediterraneo? È normale farlo pur sapendo che il rischio è quello di morire? I genitori che accompagnano i loro figli o li mandano da soli sono sconsiderati, non li amano abbastanza? Che forme prende l’amore quando si tratta di salvare qualcuno che non può scegliere per sé?
A volte le insegnanti e gli insegnanti mi chiamano a rispondere a domande del genere insieme ai ragazzi, dopo che hanno letto il libro. Accetto, anche se non sono brava come Alessandro a indicare le ragioni, a scavare nel sostrato dei sentimenti, nel modo in cui cambiano con le necessità. Ci provo, anche se non ho ascoltato le tante storie che lui ha ascoltato, registrato e poi sbobinato. Mi fido di ciò che ho letto nel suo libro, e ho poi cercato di riprodurre nell’edizione abbreviata. Guardo le facce dei ragazzi, le facce di chi leggendo ha capito qualcosa di più del mondo, o di sé, ha messo a fuoco la fortuna di essere nato nel posto giusto, nonostante tutto. O nel posto sbagliato, cioè in quella parte di mondo che permette il massacro e non trova soluzioni per impedirlo. Mi dico che bisogna accogliere le domande, che il compito dei buoni libri è quello di lasciare interrogativi, ma non è vero – non sempre, non in questo caso. Ci sono volte in cui gli interrogativi sono voragini di colpe e responsabilità, e non sentirsi chiamati a rispondere è una diserzione imperdonabile.
Perché i bambini vengono messi in viaggio per non morire, e qualche volta muoiono lo stesso?
Alessandro Leogrande aveva le ragioni, ma non le risposte. Eppure non ha mai smesso di porre la domanda, di vergognarsi per tutti noi ogni volta che veniva fuori, e di combattere con la scrittura la vergogna del silenzio.
di NADIA TERRANOVA
https://www.osservatoreromano.va/it/news/2023-12/dcm-011/la-frontiera-dei-bambini.html
"DIRITTI, ETICA E GOVERNANCE DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE:
SCENARI E PROPOSTE PER UN FUTURO SOSTENIBILE"
Il 19 maggio 2023, presso il Salone del Libro di Torino si è svolto il convegno "DIRITTI, ETICA E GOVERNANCE DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE: SCENARI E PROPOSTE PER UN FUTURO SOSTENIBILE", organizzato dal Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 16, FUTURA network e il Cortile dei Gentili, in collaborazione con il Centro interdipartimentale per l'etica e l'integrità nella ricerca.
In collegamento anche Mons. Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale, Presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, Coordinatore della Consulta Scientifica del Cortile dei Gentili, che ha fatto riferimento al nuovo paper dal titolo "L’Intelligenza Artificiale: distingue frequenter. Come giungere a una comunanza etica nella società del pluralismo", realizzato dalla Consulta scientifica del Cortile dei Gentili e ispirato al motto gesuita "numquam nega raro adfirma distingue frequenter", la cui traduzione in italiano è "non negare mai, afferma raramente, distingui frequentemente".
Del documento, in particolare, ha parlato Laura Palazzani, professoressa di Filosofia del diritto alla Lumsa, membro della Consulta scientifica del Cortile dei Gentili, evidenziando che il volume nasce da un' analisi interdisciplinare e pluralistica basata su diversi punti di vista: tecnico-scientifico, storico, sociologico, etico, filosofico, teologico, giuridico, economico, attraverso cui sono stati affrontati i pro e contro dell'Intelligenza Artificiale. Uno sguardo d'insieme che nella "distinzione" ha permesso di prendere una posizione chiara, che è quella "dell'umano-centrismo" — afferma la Prof.ssa Palazzani, — per far andare avanti la tecnologia ma entro certi limiti, cioè "mettendo al centro l'uomo", per ri-declinare l'umanesimo alla luce della tecnologia, finalizzato ad esercitare un controllo e una validazione critica della tecnologia, considerandone le opportunità ma anche i rischi e i limiti, non tralasciando la sua applicazione in termini di sostenibilità sociale, intesa a garantire la partecipazione di tutti, nel mondo intero.
La Presidente della sezione AIMC di Giarre
Dott.ssa Maria Torrisi
FESTIVAL DELLA COMUNICAZIONE
CATANIA 14 - 21 MAGGIO 2023
scorri le immagini degli eventi gratuiti - prenotabili al seguente link https://www.eventbrite.it/.../arcidiocesi-di-catania...
consulta il programma https://www.diocesi.catania.it/sites/default/files/Programma_Festival_Comunicazione_compressed.pdf
Una Diocesi che ospita un evento come il Festival della Comunicazione, non può che essere trasformata dal messaggio del Papa che essa veicola, come anche dalle manifestazioni che sapientemente la animano. Essa arriva in un momento in cui i cuori sembrano induriti dai conflitti bellici, ma anche in un tempo in cui i discepoli del Signore non rinunciano alla loro vocazione di annunciatori della “lieta novella” e di “operatori di pace”. Catania e forse tutta l’Italia vuole “imparare” a parlare col cuore a partire dal modo con cui guarda a se stessa: alla sua crisi economica e politica, alla sua dispersione scolastica, alla lotta alla criminalità, all’accoglienza degli immigrati sulle coste siciliane, alla generosità di tanti uomini e donne che con la loro dedizione fanno sì che questo spazio e questo tempo siano abitati dalla speranza.
La nostra Chiesa sta imparando a parlare col cuore nel cammino sinodale: la lunga preparazione a questo tempo di ascolto, le opportunità che parrocchie, associazioni e movimenti si sono dati nell’aprire “cantieri di Betania”, hanno messo in circolo uno stile che inizia dalle relazioni che devono innervare la vita ecclesiale e quindi divenire missione. La scelta di un cantiere sulla pietà popolare ha fatto sì che non si guardasse al “popolo dei devoti” come ad una massa di persone che non ha diritto di parola, ma come a credenti che vanno ascoltati nella semplicità di una fede che ha i tratti di quella che papa Francesco chiama la “spiritualità popolare”. In tutte queste situazioni non si comunica semplicemente con il sentimento che può occultare la verità delle criticità, ma si riesce a dire la verità con la cordialità di chi parla con carità.
La comunità cristiana impara continuamente a parlare con il cuore dialogando con un territorio che non consente che i cristiani siano distratti e non si sentano interpellati: è il dialogo dell’Ufficio comunicazioni, quello di Radio Dusmet della Caritas diocesana, quello dei religiosi e delle religiose, delle associazioni e i movimenti che “godono la stima” della città, come la comunità degli Atti degli Apostoli, perché sono sempre attenti alle povertà, alle esigenze delle famiglie sempre più precarie economicamente, dei fratelli e sorelle carcerati, dei popoli che, attraverso l’opera del COPE, non si sentono soli.
La comunità impara a parlare con il cuore al mondo dei mass media, così presente e qualificato nella nostra Arcidiocesi, con il quale si è costruito una cantiere dei giornalisti, perché questi credenti che vivono la vocazione di operatori dell’informazione, si sentano parte integrante della Chiesa. Impara a parlare nel dialogo con il mondo dell’Università, in ascesa dopo un tempo di crisi, proteso a far crescere gli studenti del Mediterraneo, che qui trovano opportunità di futuro accanto ai giovani italiani.
Un festival per imparare, in una “lezione” nella quale i volti e i cuori si incontrano. Catania vi aspetta!
+ Luigi Renna
Arcivescovo metropolita di Catania
www.festivaldellacomunicazionect.it
STATI GENERALI DELLA NATALITÀ
Il presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi de Palo, organizza ogni anno gli Stati Generali della Natalità, un evento che prova a fronteggiare il problema della denatalità in Italia.
Ha aperto così la seconda giornata della terza edizione di Stati Generali della Natalità.
“L’obiettivo di questi Stati Generali della Natalità era quello di provare a raccontare la natalità, che è un argomento ostico e ha a che fare con i numeri, in modo popolare.
Di provare ad arrivare a tutti.
Di trasformare il tema demografico in un evento sul futuro.
Perché c’è bisogno di una consapevolezza collettiva. E c’è bisogno di dirci sempre che la nascita di un figlio ha a che fare, sì, con il PIL ha a che fare con il sistema sanitario di domani, con le tasse e con la sostenibilità del Paese, ma anche e soprattutto con la bellezza di una scelta d’amore…”
"Oggi mettere al mondo dei figli viene percepito come un’impresa a carico delle famiglie. E questo, purtroppo, condiziona la mentalità delle giovani generazioni, che crescono nell’incertezza, se non nella disillusione e nella paura. Vivono un clima sociale in cui metter su famiglia si è trasformato in uno sforzo titanico, anziché essere un valore condiviso che tutti riconoscono e sostengono. Sentirsi soli e costretti a contare esclusivamente sulle proprie forze è pericoloso: vuol dire erodere lentamente il vivere comune e rassegnarsi a esistenze solitarie, in cui ciascuno deve fare da sé. Con la conseguenza che solo i più ricchi possono permettersi, grazie alle loro risorse, maggiore libertà nello scegliere che forma dare alle proprie vite. E questo è ingiusto, oltre che umiliante.
Papa Francesco
THE LETTER
CATANIA – Con la partecipazione di diverse associazioni ambientaliste, del movimento “Laudato Si’”, degli uffici di pastorale, delle aggregazioni laicali, e delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Sicilia è stato presentato il 5 maggio presso il teatro dell’Istituto Maria Ausiliatrice, il docufilm THE LETTER a commento visivo ed esperienziale della lettera di Papa Francesco “Laudato Si’” che attraverso le immagini e le testimonianze dei protagonisti giunge a tutti e a ciascuno, come monito per il rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali, doni del Signore. L’incontro con la partecipazione dell’Arcivescovo Mons Luigi Renna, è stato introdotto dalla presentazione della video documentazione delle attività di educazione ambientale realizzate dagli studenti dell’Istituto, con la guida del prof. Giovanni Parisi ed è stata consegnata al Sindaco dei Ragazzi, Maria Luisa Morsa la targa di “Custodi del creato” impegno da condividere con l’intero Consiglio Comunale dei Ragazzi,
Un particolare plauso per l’iniziativa è stato formulato dalla Madre Generale emerita, Suor Yvonne Reungoat , la quale ha portato l’esperienza dei 97 Paesi dei cinque continenti nei quali è attiva l’opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice, descrivendo i danni che provoca l’innalzamento del mare e l’ispettrice Suor Angela Maria Maccioni ha incoraggiato il progetto di “ecologia integrale”, condiviso a livello nazionale, che aiuta i giovani a costruire un futuro migliore.
L’evento, coordinato da Suor Maria Grazia Tripi, consigliera per la Pastorale giovanile delle FMA di Sicilia e da Suor Maria Lucia Siragusa membro del Consiglio mondiale del Movimento Laudato Si’, è stato inserito nell’ambito del 18° Festival della Comunicazione, con la partecipazione dell’attrice Lucia Sardo, la quale ha messo a fuoco il tema dell’ecologia, intesa come “azione comune”, che sollecita una costante relazione tra le persone e l’ambiente in costante dialogo con la scienza.
In collegamento da Assisi, Antonio Caschetto, coordinatore dei Circoli Laudato Si’ italiani, ha illustrato le tematiche portanti del docufilm, ricco di immagini suggestive e fortemente coinvolgenti che pongono l’attenzione ai poveri dell’Africa, agli indigeni dell’Amazzonia, alla natura violata che si trasforma e si modifica e poi ancora alle giovani generazioni che vengono interpellati ad essere protagonisti nell’azione di difesa, salvaguardia e custodia del creato. Nel porgere il saluto della “buona notte”, l’Arcivescovo ha responsabilizzato tutti a sentirsi destinatari della lettera del Papa che porta la data del 24 maggio 2015, e diventare costruttori e custodi della “casa comune”.
Grazie all’interessamento della signora Gabriella La Rocca ed il sostegno dell’Azienda Foreste a tutti i partecipanti è stata consegnata una pianta da curare e far crescere, segno concreto di amore per il Creato.
Giuseppe Adernò
Valditara: “Sarebbe devastante sostituirli con una chat. Ruolo fondamentale”
Ha parlato anche di intelligenza artificiale e ruolo dei docenti il Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, nel corso del suo intervento nella sessione del G7 dedicata al ruolo delle scuole nella società a seguito della pandemia. Proprio in queste settimane l'opinione pubblica dibatte sul ruolo dell'intelligenza artificiale nella società e sull'impatto che potrebbe avere su alcune professioni, come ad esempio quella dei docenti. Valditara ha insistito sul fatto che l’intelligenza artificiale è di grande importanza ma il ruolo del docente resta comunque insostituibile.
Il docente, infatti, secondo il Ministro, deve essere formato per governare l’intelligenza artificiale. La scuola è innanzitutto una comunità che valorizza la persona dello studente e in cui le relazioni umane sono fondamentali, ha aggiunto Valditara. Nei giorni scorsi, ricordiamo , durante l'evento ASU+GSV tenutosi a San Diego, alcuni partecipanti hanno posto a Bill Gates la domanda se ChatGPT potrebbe sostituire i docenti in futuro. In risposta a questa domanda, l'imprenditore e filantropo ha espresso la personalità che gli assistenti virtuali ei modelli multimodali, come ChatGPT, potranno facilitare l'apprendimento della lettura e della scrittura nei bambini nel giro di un anno e mezzo, andando col tempo a divenire un vero e proprio supporto per il lavoro dei docenti.
13 maggio 2023
Avviata la procedura per la selezione delle figure del docente tutor e quella dell’orientatore. Si tratta delle operazioni propedeutiche all’avvio delle attività curricolari di orientamento destinate agli studenti delle circa 70 mila classi del secondo biennio e dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado.
Sulla pagina dedicata al docente tutor e orientatore, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato delle FAQ ufficiali.
Fra queste, riportiamo quella che riguarda il numero di insegnanti per ogni scuola da inserire nel piano di formazione per diventare tutor o orientatore.
Possono accedere alla formazione più docenti rispetto a quelli previsti dall’Allegato B
Come previsto dalla circolare n. 958 del 5 aprile 2023: “Ciascuna istituzione scolastica del secondo ciclo di istruzione riceve dalla Direzione Generale per i Sistemi informativi la comunicazione del numero indicativo minimo dei docenti che potranno essere avviati alla formazione di tutor e di orientatore, calcolato in proporzione del numero degli studenti iscritti alle classi del secondo biennio e del quinto anno per il prossimo anno scolastico.”. Pertanto, non è stabilito un limite massimo di docenti ammessi alla formazione prevista per tutor e orientatori.
Il piano di formazione ha l’obiettivo di fornire agli insegnanti che svolgeranno il ruolo di tutor dell’orientamento o di docente orientatore un percorso formativo nazionale online che inizierà nel secondo trimestre del 2023. Lo scopo è quello di supportare queste figure nell’acquisizione delle competenze necessarie per svolgere al meglio il loro ruolo. Il piano formativo mira a fornire agli insegnanti:
Informazioni specifiche sul processo di orientamento e sulle figure coinvolte, nonché sulle diverse tecnologie, tecniche e metodologie utilizzate in questo ambito, oltre alle normative e politiche nazionali e locali rilevanti.
Supporto nello sviluppo di competenze trasversali, come la capacità di comunicazione e di ascolto attivo, così come competenze che favoriscono la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti.
Un modello di formazione e un piano articolato di formazione, comprensivo di moduli, unità didattiche e attività didattiche riferite a questi moduli, oltre a attività di supporto.
Un ambiente online personalizzato per rendere fruibili i moduli e i contenuti del piano fornito dalla piattaforma Scuola Futura.
Monitoraggio della partecipazione e della tenuta nel percorso formativo, e un help desk integrato e multi-partner in grado di rispondere a quesiti di natura normativa, formativa e tecnologica.
Attività di raccolta e condivisione di buone pratiche, che saranno disponibili per tutte le istituzioni scolastiche.
Il piano formativo è articolato in due fasi:
Una prima fase che prevede la predisposizione di moduli online fruibili per un totale di 20 ore di formazione.
Una seconda fase che prevede la disponibilità dei moduli e delle attività didattiche per una fruizione in autoformazione, oltre a un accompagnamento e alla raccolta e condivisione di buone pratiche.
I sei moduli di formazione sono:
Promuovere la cultura dell’orientamento e affrontare i temi dell’incertezza.
Esplorare i futuri possibili e collegarli alle professionalità attuali ed emergenti.
Scelta del sistema terziario di istruzione, in particolare l’ITS Academy.
Il processo e gli attori coinvolti nel processo di orientamento.
Fornire approcci concreti e consigli operativi per la didattica inclusiva e la sinergia con altri dispositivi e approcci già utilizzati nella scuola.
Elementi conoscitivi per l’uso della piattaforma unica digitale e dell’e-portfolio, nonché gli approcci metodologici che sostengono l’orientamento scolastico.
Ricordiamo che le istituzioni scolastiche devono comunicare i docenti selezionati per partecipare ai percorsi di formazione, partire dalle ore 15,00 del giorno 17 aprile 2023 e fino alle ore 15,00 del 31 maggio 2023. L’accesso alla piattaforma può avvenire sia dall’area riservata del portale del Ministero dell’istruzione e del merito, sia dall’area riservata presente sul portale PNRR Istruzione: https://pnrr.istruzione.it/
ALLEGATO A (somme destinate alle scuole)
ALLEGATO B (numero di tutor per le scuole)
https://www.orizzontescuola.it/docente-tutor-e-orientatore
13 maggio 2023
25 Aprile
In occasione dell’anniversario della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo, avvenuta il 25 aprile 1945, il portale web di Rai Storia ha realizzato un esclusivo WebDoc per ripercorrere quello storico evento nazionale con preziosi video dall’archivio delle teche Rai, infografiche, numeri, fotogallery, etc. Un’attenzione particolare sarà dedicata da un lato alla prospettiva dei testimoni, di coloro cioè che hanno vissuto quel momento storico sia tra i principali protagonisti della Resistenza che tra i comuni cittadini italiani, dall’altro alle celebrazioni della ricorrenza del 25 aprile nel corso dei decenni della nostra storia repubblicana.
In questa raccolta troverete laboratori, attività e approfondimenti per coinvolgere ragazzi e ragazze in un percorso di educazione ambientale e trasmettere loro l'amore per la natura.
Esplora le attività per educare bambini e ragazzi al rispetto dell'ambiente, alla cura del pianeta e all'uso consapevole delle risorse, per celebrare la Giornata Mondiale della Terra e per agire ogni giorno con consapevolezza e cura per il nostro Pianeta. (arcipelagoeducativo.it)
Educare-Formare le giovani generazioni oggi
“Per intervenire efficacemente nel contrasto alla povertà educativa risulta strategico il coinvolgimento della comunità educante secondo il modello dei patti educativi di comunità” questo quanto affermato dalla presidente nazionale dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici Esther Flocco nel corso dell’incontro con il Presidente della CEI l’Arcivescovo card. Matteo Zuppi promosso da AIMC, AIDU, DIESSE, DISAL, UCIIM. Nella sala “Santa Clelia” della Curia Vescovile di Bologna i Presidenti delle cinque Associazioni del mondo della scuola italiana hanno dialogato con il Card. Zuppi sui temi legati all’educazione e alla scuola.
Il convegno è stato trasmesso anche in diretta streaming sul sito dell’Arcidiocesi www.chiesadibologna.it e sul canale YouTube di “12Porte”.
12 aprile 2023
La più grande povertà dell’umanità è la mancanza della verità
La Settimana e il Festival della Comunicazione entrano nel vivo.
È essenziale e urgente la ricerca e l’offerta del vero, per una comunicazione sana. La Settimana della Comunicazione organizzata dalle Paoline e dai Paolini per il 18° anno consecutivo, metterà in evidenza questo aspetto, forti della loro identità di apostoli comunicatori, ispirati dall’invito del fondatore il beato Giacomo Alberione, che esortava a “Fare a tutti la carità della verità”.
La verità è un bisogno primario dell’essere umano. Tutti noi abbiamo bisogno del “pane” della Verità, per essere portatori del bene e artefici della pace. Papa Francesco lo mette in evidenza nel suo messaggio per la 57ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, che si celebrerà il 21 maggio, festa dell’Ascensione del Signore.
Come ogni anno, le Paoline e i Paolini hanno creato un visual ispirato al tema del messaggio del Papa, “Parlare col cuore. Secondo verità nella carità (Ef 4,15)”, che presenta in forma stilizzata le caratteristiche di un buon comunicatore:
La sua testa è a forma di cuore perché, nel concetto biblico, il cuore non è solo la sede degli affetti e delle emozioni ma è il motore che spinge all’azione, coinvolge tutte le facoltà della persona e conduce a una comunicazione che può essere accogliente e aperta oppure ostile e chiusa.
Le braccia del comunicatore sono avvolgenti, infondono sicurezza e protezione, custodiscono il nostro mondo interiore e tutto ciò che riusciamo a racchiudere entro la circonferenza del nostro abbraccio, ma c’è anche uno spazio aperto per far entrare la novità, per accogliere la diversità, per «sentire nel proprio cuore anche il palpito dell’altro» che ci raggiunge attraverso i diversi linguaggi di comunicazione, e in particolare il digitale.
Le onde indicano sia il suono della nostra voce che il simbolo del wifi: tutti viviamo interconnessi, ogni suono, ogni parola detta, letta o scritta, si espande all’infinito senza sapere cosa può suscitare negli altri. Da qui la responsabilità di tutti per una comunicazione pulita e soprattutto vera, affinché smonti «la psicosi bellica che si annida nei nostri cuori».
La Settimana della Comunicazione e il Festival di Catania (iniziato già dal 18 aprile e che entrerà nel vivo il 14 maggio), con i loro numerosi eventi desiderano risvegliare i cuori e le menti, e orientarli verso orizzonti di speranza.
Con tale obiettivo la Settimana si svolge in tutto il territorio nazionale nelle librerie San Paolo e Paoline, nonché nei centri culturali paolini, con eventi culturali, spettacoli, happy book…
Degni di attenzione sono due eventi:
- Cuore & Parole, organizzato dal Gruppo Editoriale San Paolo in occasione dei 10 anni di pontificato di Papa Francesco, condotto da Filippo Solibello e Beatrice Fazi, con l’intervento di don Fabio Rosini, Francesca Chillemi, Filippo Caccamo, Giovanni Baglioni e Carmen Diodato (il 18 maggio a Milano nell’auditorium Don Alberione, via Giotto 36).
- Consegna del premio “Comunicazione e cultura Paoline 2023”, a Roma nella sede dell’Università LUMSA, via di Porta Castello 44. Intervengono il rettore Francesco Bonini, Andrea Riccardi (che riceverà il premio), padre Giulio Albanese e Fabio Bolzetta.
Il Festival della Comunicazione entra nel vivo domenica 14 maggio con una tavola rotonda sul messaggio del Papa, moderata dalla giornalista paolina sr Cristina Beffa, con la partecipazione di Vincenzo Corrado, direttore Ufficio Comunicazioni Sociali della CEI, Gianna Maria Cappello, presidente del MED, e Massimiliano Padula, docente della Pontificia Università Lateranense.
Vedrà inoltre la partecipazione di mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, il direttore di Credere don Vincenzo Vitale, i giornalisti Giuseppe La Venia, Nello Scavo, Dorella Cianci e Marco Carrara – che parleranno di comunicazione, guerra e disarmo – e il cantante Giovanni Caccamo.
Il 21 maggio, Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, in diretta su Rai 1 verrà trasmessa la Santa Messa dalla cattedrale di Catania presieduta da mons. Luigi Renna e concelebrata dal sacerdote paolino don Giuseppe Lacerenza.
Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito della Settimana della Comunicazione:
www.settimanadellacomunicazione.it
e il sito del Festival della Comunicazione di Catania:
www.festivaldellacomunicazionect.it
Per riflettere sul messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali le Paoline e i Paolini hanno realizzato un sussidio consultabile al seguente link:
https://settimanadellacomunicazione.it/pagine-aperte.../
I coordinatori paolini
Sr Cristina Beffa fsp
Sr Paola Fosson fsp
Don Giuseppe Lacerenza ssp
11 aprile 2023
La Presidente, l'Assistente ed il Direttivo nazionale augurano Buona Pasqua
PASQUA 2023
La Presidente, l'Assistente ed il Direttivo nazionale augurano Buona Pasqua
PASQUA 2023
Dall’altar si mosse un grido:
Godi, o Donna alma del cielo;
Godi; il Dio cui fosti nido
A vestirsi il nostro velo,
È risorto, come il disse:
Per noi prega: Egli prescrisse,
Che sia legge il tuo pregar.
O fratelli, il santo rito
Sol di gaudio oggi ragiona;
Oggi è giorno di convito;
Oggi esulta ogni persona.
Nel Signor chi si confida
col Signor risorgerà.
(Alessandro Manzoni)
Di seguito gli auguri pasquali di P. Giuseppe Oddone - Assistente nazionale:
Porgo a tutti gli associati dell’AIMC i più sentiti e gioiosi auguri, accompagnandoli con la mia preghiera.
È la Pasqua del Signore! Pasqua vuol dire speranza, perché la storia di Gesù non termina con la sua morte, ma con la sua risurrezione, che ci fa rileggere alla luce di questo evento tutta la sua vita terrena. II Signore risorto è sempre con noi! Egli viaggia con noi nella traversata della vita, ci esorta a non temere in mezzo alla tempesta, ad avere fede in Lui, unico pane di vita, a ringraziarlo perché ci ha portato la salvezza. Egli è la nostra pace e ci abbandoniamo a Lui anche quando siamo minacciati dal male, dalla guerra, dalla disperazione, dalla cattiveria, dagli errori delle persone.
La risurrezione di Gesù è un fatto reale e soprannaturale, da comprendere con la fede, anche se non può essere spiegato con le nostre categorie mentali. Ci sono tuttavia tanti indizi esterni che testimoniano la risurrezione di Gesù: il suo sepolcro è stata trovata vuoto dagli amici e dai nemici, Egli inoltre ha preso l’iniziativa di apparire ai suoi discepoli, inizialmente pieni di timore, si è fatto identificare attraverso alle sue piaghe gloriose, si è fatto continuare nella Chiesa inviando i suoi discepoli in missione in tutto il mondo. Inoltre le prime professioni di fede e la prima predicazione degli apostoli, diretti testimoni di questo evento, affermano che il Crocifisso è risorto secondo le Scritture e che ogni persona lo può incontrare, perché Egli porta la salvezza e la redenzione a chi lo accoglie, rinnovando la sua vita. Gesù Risorto offre al credente di ogni generazione i suoi doni: la pace del cuore, la gioia profonda di sentirsi perdonati ed amati da Dio, la presenza del suo Spirito nella profondità del nostro essere; ci rende nuove creature e ci invia nel mondo e nella storia che scorre nei secoli perché annunciamo e testimoniamo il suo amore.
Esemplifico il mistero e la forza della risurrezione di Gesù con un esempio letterario. Ricordiamo quest’anno il 150° anno dalla morte di Alessandro Manzoni (1785-1873). Dopo la
crisi giovanile ed il ritorno alla fede (1810) egli sentì il bisogno di fare oggetto della sua arte i valori in cui era stato educato nella fanciullezza e nella prima adolescenza e rinnovare la sua visione del mondo e la sua poesia. Il primo degli Inni sacri, dopo la sua conversione è appunto “La Risurrezione” (1812). E’ tutto pervaso da un’esplosione di gioia che riempie l’universo, i vivi ed i defunti che vissero nell’attesa del salvatore ed ha il suo vertice nel cuore di Maria, regina del cielo, il cui grembo è stato il nido in cui Dio sì è fatto uomo. Ora ella accanto al Figlio risorto inizia la sua potente intercessione. E’ Dio stesso che ha stabilito che ogni preghiera della Vergine in nostro favore fosse una legge, una decisione della sua divina volontà:
Dall’altar si mosse un grido:
Godi, o Donna alma del cielo;
Godi; il Dio cui fosti nido
A vestirsi il nostro velo,
È risorto, come il disse:
Per noi prega: Egli prescrisse, 
Che sia legge il tuo pregar.
O fratelli, il santo rito
Sol di gaudio oggi ragiona;
Oggi è giorno di convito;
Oggi esulta ogni persona.
La Pasqua è gioia condivisa, è festa e convito, che anticipa quello del cielo. Ecco a cosa porta tutto il nostro cammino di conversione e purificazione, specificato negli ultimi due versi della poesia: chiunque confida nel Signore potrà salvarsi, e come lui risorgere.
Nel Signor chi si confida col Signor risorgerà.
09 aprile 2023
INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Un “esperimento” condotto per mezzo di un candidato sindaco “artificiale” ci spinge a interrogarci non solo sulle conseguenze dell’uso illecito dell’IA, ma anche su una rappresentanza politica è diventata una raccolta di cliché fine a sé stessa incapace di intercettare il coinvolgimento della cittadinanza
Articolo di Davide Bennato
professore di Sociologia dei media digitali all’Università di Catania
per Agenda digitale
https://www.agendadigitale.eu/.../se-il-candidato.../
Vincenzo La Monica, operatore della Caritas di Ragusa, molto attivo nel panorama del terzo settore della città siciliana. La Monica, forte delle prossime elezioni amministrative, ha avuto l’intuizione di creare su Facebook un candidato sindaco , Gian Piero Trovato, i cui contenuti erano completamente prodotti tramite tool di intelligenza artificiale e le cui iniziali formavano un indizio inequivocabile (GPT).
Il processo di produzione del candidato artificiale è stato gestito nella sua interezza da tool di IA. La foto è stata prodotta tramite strumenti di GAN (Generative Adversarial Network: rete generativa avversaria) ovvero il celebre This Person Does Not Exist, usata per produrre una faccia che fosse simpatica, ispirasse fiducia e avesse delle fattezze quanto più vicine agli abitanti della Sicilia (il tool infatti produce foto in automatico di diverse età, genere ed etnie).
Il testo di presentazione e le varie parti del programma politico sono stati creati dal tool di IA più mediatizzato di questo periodo, ChatGPT il celebre progetto di Open AI in grado di produrre testi piuttosto credibili sugli argomenti più disparati.
Proviamo a esaminare questo esperimento dal punto di vista sociologico.
Indice degli argomenti
Intervistato al telefono per avere ragguagli sul progetto, Vincenzo La Monica ci ha raccontato che i prompt utilizzati sono stati molto vaghi e generici, proprio perché lo scopo non era quello di ingannare l’opinione pubblica ragusana, bensì quello di riflettere su come la politica abbia perduto la sua capacità di coinvolgere le persone, forse anche a causa di una comunicazione sempre più retorica e dissimulata dietro formule generiche prive di reale base valoriale.
In questo suo esperimento sociale, ci sono stati due momenti chiave che hanno mostrato le potenzialità – termine da intendersi in senso positivo e negativo – dell’uso delle IA per generare testi.
Il primo contenuto è stato la proposta politica per la città di Ragusa ispirata al PNNR.
Qui il prompt è stato piuttosto essenziale: la richiesta si basava su un testo ispirato al PNNR integrato da qualche dato sulla città di Ragusa e corredato da proposte per combattere la povertà. ChatGPT ha svolto il suo compito in maniera piuttosto efficiente in quanto non solo ha prodotto un testo con indicazioni statistiche sulla diffusione della povertà, tutte da verificare, ma ha anche elaborato tre diverse proposte – un progetto di inclusione sociale giovanile basato su corsi di formazione, un progetto di turismo sostenibile, un progetto di sostegno alle famiglie in difficoltà attraverso una rete di servizi dedicata – che nella loro genericità, hanno comunque una certa credibilità, soprattutto perché usano le stesse retoriche tipiche di una certa narrativa del terzo settore.
Il secondo contenuto è stato il dialogo a distanza con Nello Dipasquale, Deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS).
Dipasquale ha scritto un post su Facebook per presentare un proprio intervento relativo all’impatto degli impianti del parco eolico offshore “Scicli” sul sistema della pesca siciliano. Il testo del suo post è stato usato come prompt su ChatGPT, il quale ha prodotto una sofisticata elaborazione dotata di osservazioni trigonometriche e calcoli dell’ingombro delle pale eoliche rispetto all’orizzonte marino.
Se c’è un argomento che sta monopolizzando il mondo della cultura tecnologica in questi ultimi mesi è sicuramente quello delle intelligenze artificiali generative. Progetti come ChatGPT, Midjourney o DALL-E stanno diventando un tema particolarmente presente da parte di chi segue il digitale. Il frame di queste storie è essenzialmente quello del mondo da esplorare: le opportunità creative delle immagini di Midjourney, la possibilità di uso professionale dei testi di ChatGPT, le conseguenze sociali e legali dell’uso industriale di questi contenuti, l’impatto sociale sui lavori intellettuali come giornalismo, illustrazione, produzione artistica e così via dicendo.
C’è un altro frame che sta prendendo piede ed è il tema delle conseguenze di un uso illecito di queste tecnologie. L’argomento in realtà è entrato a far parte di chi si occupa professionalmente di media digitali da qualche tempo, basti pensare alle riflessioni relative ai deep fake e al loro uso sempre più accessibile e sempre più pericoloso, come nel caso del revenge porn.
Ma le intelligenze artificiali generative hanno portato questo discorso un passo più avanti attraverso il tema dei soggetti sociali artificiali. In pratica tramite le intelligenze artificiali è possibile produrre in modo computazionale un profilo, di persona ma non necessariamente, che ha una propria identità – nome, immagine – un proprio spazio di esistenza – social media – e delle interazioni programmate statiche – per esempio il posting tramite text generator – oppure dinamiche – l’interazione simulata tramite chatbot.
Una delle domande chiave per comprendere l’orizzonte sociologico potrebbe essere: cosa succederebbe su un tale soggetto sociale artificiale venisse usato all’interno dello spazio della politica? Se le persone non sapessero l’identità di un tale personaggio politico come reagirebbero?
Sollecitato su quale siano state le motivazioni che lo hanno portato a sviluppare un’idea così interessante (e ricca di spunti di riflessione), Vincenzo La Monica afferma che alla base c’è stata essenzialmente una sua curiosità su quali ambiti di coinvolgimento politico vengono lasciati alla dimensione umana. Nella visione di La Monica, la politica sta perdendo spazi di coinvolgimento democratico: dalla mancanza delle assemblee di quartiere fino ai tassi problematici della partecipazione elettorale. La tendenza dominante è la delega sistematica del processo politico; perciò, l’idea era quella di sperimentare una situazione in cui la macchina amministrativa, percepita come sostanzialmente avulsa dal coinvolgimento dei cittadini, potrebbe diventare completamente autonoma grazie ai processi di automazione resi possibili dalla IA. La Monica – ad esempio – svela che uno scambio di messaggi con un giornalista attraverso Messenger è stato completamente gestito tramite ChatGPT senza che questi se ne rendesse conto.
L’esperimento nel suo piccolo ha avuto un certo successo, poiché molte persone hanno preso sul serio le parole del candidato sindaco artificiale, complice anche la promozione fatta dallo stesso La Monica tramite il suo profilo Facebook che, grazie alla stima da lui goduta come cittadino attivo nel sociale, ha superato gli eventuali sospetti della sua rete di contatti. Le conseguenze del progetto se venisse attuato con intenti disinformativi e in assenza di un atteggiamento di rispetto della fiducia pubblica sarebbero comunque ben chiare: non è un caso che è stato deciso di terminare la simulazione dopo pochi giorni (20-23 febbraio), quando la visibilità del candidato Gian Piero Trovato stava crescendo progressivamente grazie anche all’interessamento della stampa locale.
Le domande che solleva il caso del sindaco artificiale sono tante e diverse, ma ce n’è una che emerge con assoluta forza: la politica è diventata semplicemente vuoto esercizio di retorica a scapito di un impegno civile? Se una intelligenza artificiale è in grado di simulare in maniera credibile il programma politico di un candidato – “Uniamo le forze per una Ragusa migliore” era lo slogan – e relativo tono dei messaggi elettorali questo potrebbe indicare che la rappresentanza politica è diventata una raccolta di cliché fine a sé stessa incapace di intercettare il coinvolgimento della cittadinanza. Una serie di stereotipi e luoghi comuni che nulla hanno a che fare con la res pubblica. Non è un caso come La Monica abbia scoperto le potenzialità di ChatGPT: è stato grazie a suo figlio, studente di terza media che, forse preso da rimorso, ha confessato al padre che l’ottimo voto della sua tesina sul cambiamento climatico era dovuto grazie all’uso del tool di Open AI.
La domanda a questo punto diventa: possiamo noi lasciare la rappresentanza politica in periodo di sfide globali a dei messaggi politici che sembrano scritti da studenti delle medie ma risultano essere compatibili con l’attuale classe politica?
06 aprile 2023
Internet nel contesto dell’emergenza educativa
Nell’incontro del Comitato dei presidenti e dei delegati del Copercom (coordinamento delle associazioni per la comunicazione) presieduto da Stefano Di Battista, tenutosi oggi a Roma si è discusso del rapporto tra il Web e l’educazione. Dopo l’introduzione spirituale di padre Giuseppe Oddone assistente dell’AIMC e dell’UCIIM sono intervenuti Vincenzo Corrado, direttore Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI, Rosy Russo (Parole O_Stili), l’Avv. Marisa Marraffino, Danilo Di Leo (WeCa). La Presidente dell’AIMC, Esther Flocco, partecipando all’incontro, ha riaffermato l’impegno dell’Associazione per supportare docenti, genitori e alunni nel difficile e complesso rapporto con il mondo dell’informazione e comunicazione digitale.
31 marzo 2023