"La Sicilia al tempo dei Florio-Cronache, fatti, personaggi di una dinastia in Sicilia"
CERIMONIA DI PREMIAZIONE DEL CONCORSO
"La Sicilia al tempo dei Florio-Cronache, fatti, personaggi di una dinastia In Sicilia"
Ieri, 24 maggio, a FICARRA (ME), nella suggestiva cornice del Convento dei Cento Archi, - un sito archeologico a cielo aperto, i cui resti risalgono all’edificazione del secolo XI ad opera di una congregazione di monaci basiliani, trasformato poi nel medioevo in convento francescano, oggi adibito ad auditorium -, si è svolta la manifestazione del concorso riservato alle scuole primarie e secondarie primo e secondo grado della Regione Sicilia.
Il Concorso, ideato dalla giornalista e scrittrice Stefania Bonifacio è stato coordinato dal comitato scientifico costituito da: La «Casa della memoria Giuseppe Tomasi di Lampedusa», Ficarra (ME), Amministrazione Comunale di Ficarra (ME), Pro Loco Novara di Sicilia APS con Angela Puglisi, l’Associazione Italiana Maestri Cattolici sezione di Giarre (CT) con Maria Torrisi, Cecilia Belfiore, Maria Caserta e Rosa Santanoceto; «Sicilia Antica» Sezione di Bronte (CT) con Giorgio Luca, le Donne del Borgo di Patti (ME), Yorick Editore con Gaia Mairo e Casa Editrice KimeriK.
Si è pregiato inoltre, della collaborazione di Villa Cianciafara di Messina, Palazzo Biscari di Catania, «Sicilia Antica» sezione di Fiumefreddo (CT), l’associazione culturale «Sulle tracce del Gattopardo», il Comune di Giarre (CT), e Onda TV Media partner.
Si è trattato di una manifestazione importante, coinvolgente ed emozionante che ha onorato le scuole premiate e gli alunni che si sono cimentati in lavori intesi a celebrare la cultura e la storia della dinastia dei Florio, arricchendone la conoscenza.
La consegna dei premi ai vincitori, tutti relativi ad omaggi riferiti ad ambiti culturali e sociali, come la consegna di libri e visite a dimore storiche, le targhe alle scuole, l’inserimento dei lavori premiati in una galleria digitale, che possa essere consultata online, ha inteso sottolineare l’impegno e l’interesse suscitato negli alunni delle scuole che hanno risposto all'invito di partecipazione.
Un evento memorabile che ha visto la presenza di tanti alunni e anche Dirigenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado premiate:
I.C. L.Radice-Pappalardo di Castelvetrano (TP),
I.C. Statale Santa Venerina (CT),
Istituto Paritario Sacro Cuore di Giarre (CT),
I.C. Spedalieri di Castiglione-Bronte (CT),
I.C. Pace del Mela (ME),
Istituto IPSSEOA 'G. Falcone' di Giarre (CT),
Istituto Tecnico Industriale E. Fermi di Giarre (CT),
I.I.S. “Michele Amari” di Giarre - Liceo delle Scienze Umane di Riposto (CT).
In seno agli elaborati dei ragazzi, dalla prosa alla grafica, alla sezione multimediale, è emerso il tema principale del profondo impatto che la Dinastia dei Florio ha avuto nella storia siciliana, contribuendo al suo sviluppo economico e culturale. E’ stata evidenziata la straordinaria ascesa sociale ed economica dei Florio che li portò a diventare una delle famiglie più ricche e potenti d'Europa; le attività svolte spaziarono dalla tonnara, alla vineria (con il famoso vino Marsala), alla navigazione, alla chimica, alla produzione di porcellane.Tra gli ospiti, a fare da contorno al tema del concorso anche dame con vestiti d’epoca.
A conclusione della manifestazione è stato possibile visitare la Casa Museo Tomasi di Lampedusa, dove il tempo sembra essersi fermato e il Santuario dell’Annunziata che domina il grazioso borgo di Ficarra, dove semplicità e bellezza si fondono insieme a far risaltare l’essenziale. Un paesino, quello di Ficarra, caratterizzato da strade strette e tortuose, pavimentate in pietra, tipiche dei borghi siciliani. Situato su una collina che sovrasta la pianura circostante, offre viste panoramiche mozzafiato sul territorio, laddove il verde intenso dei boschi di ulivi e noccioli fa da contrasto con i colori delle case antiche e le facciate delle chiese che conservano il fascino di un passato lontano.
In attesa dello speciale completo a cura di Onda TV .
Ficarra, (ME), lì 24 maggio 2025
Presidente AIMC - sezione di Giarre
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LUNGO IL VIAGGIO DELLA VITA - L’ Amore visto con gli occhi della spontaneità
L’essenza del libro di Maria Caserta si può dire sia racchiusa in questa sua breve ma intensa poesia:
"Perché io debba tanto amare l’altro,
la natura e il mondo intero?
Mi sento d’essere una farfalla
che il profumo di ogni fiore
vuole accarezzare per coglierne
la dolcezza nei suoi petali
e la bellezza nei suoi colori."
Ecco, questi versi cadenzati che risuonano dolci all’orecchio, evocative di delicate immagini, rappresentano un perfetto tramite per veicolare le particolari doti culturali e comunicative di Maria Caserta.
È pregevole la capacità dell’autrice nel trasmettere e far vivere forti emozioni con una scrittura che rimanda ad un animo nobile, ad una particolare e non comune sensibilità. Inoltre, la leggerezza con cui l'autrice affronta le tematiche trattate, — leggerezza non intesa nella sua accezione negativa, bensì nel suo significato positivo di affrontare le varie situazioni di vita con ponderazione, dolcezza e delicatezza, se pur con impegno e determinazione— emerge chiaramente nella sua narrazione. Infatti, nel suo intento di cogliere, come dice nella poesia, alla stregua di una farfalla, non ciò che di più bello e colorato c’è nei fiori, — e attenzione perché qui sta l’essenza che caratterizza l'autrice e il suo stile di scrittura che è quello della profondità dei significati espliciti e impliciti, — per cui la sua anima di farfalla non va alla ricerca di questo o di quel fiore, operando una sorta di selezione, ma, “di ogni fiore” vuole accarezzarne il profumo,
per cogliere la dolcezza e la bellezza di cui esso è portatore! Si evidenzia, dunque, l’atteggiamento a voler coglier ‘"ciò che di buono e di bello c’è in ogni fiore’", diverso l’uno dall’altro.
La metafora della farfalla e del fiore rapportata ad ogni essere umano, alle sue scelte, decisioni e azioni, la dice lunga sullo stile di scrittura di Maria Caserta. La poeticità del suo linguaggio è rivelatore di un animo nobile e rappresentativo di un pensiero aperto alla diversità, al confronto, al dialogo, all’ascolto, alla collaborazione, all’aiuto, all’affettività.
Questo fa comprendere che solo l’Amore rende conto della diversità, mettendo in salvo identità, pluralità, unità.
L’invito di Maria è, infatti, quello di cogliere il bello e il buono non solo negli altri ma in primis in se stessi, sciogliendo le rigidità, smussando angoli, arrotondando, limando, come fa lo scultore con la sua statua, affinché dal suo pezzo di marmo possa uscire la bellezza. Emblematica, in tal senso è la metafora nel trattato “Sul bello” di Plotino, laddove si dice: «Rientra in te stesso e guarda: se ancora non ti vedi bello di dentro, fa’ come lo scultore di una statua che deve venire bella, il quale a volte toglie e a volte leviga, a volte liscia e a volte raffina, fin quando sulla statua non riaffiori un bel volto». Quindi 'trasformare' la propria anima per “amarsi” e così poter amare l’Altro, comprendendo e rispettando la diversità del suo essere!
Con questo suo libro, a carattere pedagogico, Maria Caserta ha voluto porre l’accento sul significato della vita, illustrandolo come un lungo viaggio, attraverso le varie tappe che dalla nascita conducono fino alla terza età. Tappe da affrontare con coraggio ed amore, per cui l’esortazione a superare le difficoltà con determinazione, avendo fiducia in se stessi e negli altri e guardare sempre all’ ”Altro” con gli occhi dell’amore, sia essere umano e non.
Da sottolineare la visione dell’autrice dell’Amore con la A maiuscola, non riservato esclusivamente all’essere umano, ma alla Natura tutta, all’ambiente, a tutte le cose del mondo di cui facciamo parte. Come afferma il filosofo Emanuele Severino lo svelamento dell’essenza più profonda dell’essere umano sta proprio in questo: “l’essere in se stesso relazione e fatto relazione da un Altro.”
“Amare, — dice Maria Caserta — è un modo di vivere, una scelta che si può compiere ogni giorno”.
Ed ecco qui condensato il senso della vita, riassumibile come dice la stessa autrice “in tre semplici parole: Essere, Amare, Meravigliarsi.”
In un’epoca in cui si assiste al collasso dei sentimenti, delle relazioni autentiche, della bontà, della bellezza, perché tecnica ed economia globalizzata prevalgono su tutto, dove sentimenti ed emozioni sono sempre più assoggettati alla freddezza della ragione calcolante, Maria Caserta ci ricorda che la dimensione umana non è solo razionalità, ma è anche sentimento, empatia, affiliazione e soprattutto è “Amore”.
Per cui, fin dalla nascita la persona ha bisogno di un clima sereno, accogliente e inclusivo, carico di positività, fiducia, cura e amore, affinché possa sviluppare le proprie capacità e dare il meglio di sé in tutte le tappe della vita.
Anche nella terza età l’ amore riveste notevole importanza. Una persona anziana che si sente protetta, sostenuta, che legge affetto, tenerezza e solidarietà negli occhi di chi le sta accanto non perderà il gusto di vivere appieno la propria vita.
L’autrice scrive che la vita “a qualunque età, ha bisogno, di rigenerarsi, aggrapparsi a eventi che danno energia e carica come i bambini che hanno bisogno di giocare, di vedere gli aquiloni e di meravigliarsi di fronte ai colori dell’arcobaleno”.
Condividendo in pieno il pensiero dell’autrice è proprio il caso di dire con Freud che “la vita funziona solo se qualcuno ci ama”!
Recensione del libro di Maria Caserta a cura di Maria Torris Presidente AIMC- sezione di Giarre
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L'evento relativo alla presentazione del libro della socia aimc Maria Caserta "Lungo il viaggio della vita-Lamore visto con gli occhi della spontaneità", di giorno 12 febbraio 2025, promosso dalla sezione AIMC di Giarre, presidente Maria Torrisi dalla Società giarrese Patria e Cultura, presidente Carmelo Torrisi e Unitre di Giarre, presidente Anna Maria Bechini, si è svolto presso il salone degli specchi del Comune di Giarre, eccellentemente moderato da Anna Maria Patanè.
Gli interventi dei relatori, Orazio Licciardello e Carmelo Torrisi hanno inteso porre l'accento sull'Amore, quale “filo rosso” che testimonia la coesione, la continuità dei concetti espressi nel libro, in coerenza al pensiero, al carattere e alla visione di vita dell'autrice. Tesi queste avvalorate da Nancy Pennisi quando ha richiamato particolari momenti di valore e rilievo del percorso professionale dell'autrice.
Presente anche il pittore Salvatore Barbagallo che ha esposto la tela rappresentata nella copertina del libro.
L' evento, arricchito da gradevoli momenti musicali e poetici, ha dato modo ad una sala gremita di spettatori di ascoltare bellissimi brani eseguiti al pianoforte dal valente maestro Antonino Cannavò, nonché alcune pagine del libro di Maria, accuratamente lette, con maestria e preziosità, da Cettina Messina, anche lei nostra socia AIMC.
Salone degli Specchi, Comune di Giarre, lì 15 febbraio 2025
Si è svolta ieri sera la Solenne Concelebrazione Eucaristica per il 25 della Ordinazione Presbiterale di Don Carmelo Raspa, parroco nella Chiesa della Beata Maria Vergine Aiuto dei Cristiani in San Giovanni Bosco (Acireale), assistente Spirituale AIMC Regione Sicilia, vice Direttore dell’Istituto Teologico San Paolo, nonché Assistente Spirituale di tante altre associazioni nel territorio.
La Liturgia eucaristica animata dalla comunità parrocchiale è stata presieduta da sua S.E.R. Mons. Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale e Presidente C.E.S.i., insieme a tanti altri sacerdoti tra cui Mons. Agostino Russo, Vicario generale della Diocesi di Acireale e Mons. Giovanni Mammino, Rettore del Seminario Vescovile di Acireale.
È stata una bella cerimonia intensa e partecipata con grande ammirazione e commozione.
Nell’omelia il Vescovo Rapanti ha sottolineato le particolari doti di don Carmelo nello spiegare e commentare le Sacre Scritture, evidenziando il ruolo pastorale da egli svolto a favore dei deboli, dei meno fortunati, dell’ impegno profuso nel coordinare le numerose e complesse attività della parrocchia e della comunità tutta.
A conclusione della celebrazione la comunità parrocchiale ha espresso gratitudine per l'operato di Don Carmelo mettendo in risalto le azioni di solidarietà e conforto verso i bisognosi e gli affranti, nonché la dedizione e il fervore che egli riserva alla comunità tutta, apportando continue opere di miglioramento generale.
Con aria festosa e sempre sorridente ma concentrato e toccato dalle parole a lui rivolte, nei vari interventi, Don Carmelo ha voluto tracciare, con chiarezza d'animo, la strada compiuta in questi 25 anni, facendo memoria di come la sua chiamata a seguire il Signore sia venuta a germogliare. Nel segno di quella chiamata il suo “cammino” procede in comunione con gli altri, come progetto sempre aperto alla ricerca personale e alle domande per poter al meglio rendere grazie al Signore del dono della vocazione. Vocazione che, come affermato da don Carmelo, si compendia nel segno della Croce, quale espressione dell’ Amore di Misericordia che Dio stesso dona attraverso il figlio e che abbraccia tutti gli uomini. “Peraltro, - ha continuato Don Carmelo - la Croce rappresenta il condensato dei migliori valori umani, per i quali è bello dare la vita, l'ascolto, la comprensione, il perdono, la difesa degli ultimi e dei poveri; la rinuncia dei mali del mondo, l'onestà, l'umiltà, il non attaccamento alle cose, la giustizia e il bene comune”. Valori a cui ha fatto riferimento anche il Vescovo nell’omelia, ha ricordato don Carmelo.Valori appresi dalla sua famiglia, dai suoi amati genitori; valori ritrovati dove è maturata la sua fede, nel suo ministero. In chiusura del suo discorso, i saluti ai presenti e la manifestazione della sua più profonda gratitudine.
L'associazione AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici) è stata presente con una delegazione della sezione di Giarre (Cecilia Belfiore, Agnese Carmen Rapisarda, Maria Giovanna Musmeci, Cettina Messina, Maria Torrisi), che ha portato i saluti e gli Auguri della presidente AIMC Regione Sicilia, Marina Ciurcina, impossibilitata a partecipare per impegni indifferibili. Presente anche Zina Bianca, componente del Direttivo Nazionale AIMC e presidente AIMC provincia di Catania, insieme a Lucrezia La Paglia, socia della sezione AIMC di Catania, nonché Elisabetta Maggio, Dirigente Scolastico I.C. "Rodari" di San Giovanni Bosco e socia AIMC sezione di Acireale.
Acireale lì 08 gennaio 2025
La Presidente Maria Torrisi
Associazione AIMC - sezione di Giarre
NELL’IDENTITÀ IL FUTURO
CONVEGNO DI STUDI AIMC NAZIONALE
NELL’IDENTITA’ IL FUTURO”
Convegno di studi organizzato dall’ AIMC Nazionale in collaborazione con Fondazione AIMC Onlus
Anche l' Associazione AIMC - sezione di Giarre presente a Roma per il convegno degli 80 anni dell' AIMC, svoltosi nella sala della Protomoteca, Musei Capitolini del Campidoglio, con interessanti interventi di eccellenti relatori che hanno ripercorso il cammino della "Associazione Italiana Maestri Cattolici", fondata da Maria Badaloni, una insegnante di scuola elementare, insieme a Carlo Carretto, nel 1945.
Le testimonianze di Piero Badaloni, Mario Boschi, don Giulio Cirignano e gli interventi di Giuseppe Desideri e Edoardo Martinelli , quest'ultimo vissuto a Barbiana, a fianco di don Milani, hanno inteso far risaltare il senso, l’impegno e gli effetti importanti che, nel tempo, ha dato la partecipazione associativa nella società civile, nonché le autorevoli figure che hanno fatto la storia della pedagogia da Socrate fino ai nostri giorni, passando per don Milani, evidenziando l’importanza della “vocazione” nella formazione della persona, ovvero della chiamata a cui ognuno deve fare riferimento nella propria vita al fine di realizzare ciò che vuol diventare ed essere. Conseguentemente, una scuola che davvero vuole assolvere al proprio compito educativo, deve seguire dei parametri innovativi di istruzione, formazione e cultura, partendo dalla consapevolezza della diversità della persona. Dunque, piuttosto che "orientare" l’alunno sulla base di preconcetti e giudizi affrettati, il docente deve accompagnare, guidare ogni singolo alunno alla stregua di un “allenatore” che non solo promuove lo sviluppo delle facoltà intellettuali, estetiche e delle qualità morali dell’allievo ma è anche “colui che trae fuori”, che fa emergere la volontà dell’allievo accompagnandolo verso ciò a cui egli tende. Ergo, non si tratta di far crescere i ragazzi ma di “crescere insieme a loro”.
La Presidente AIMC Nazionale Esther Flocco ha ribadito il ruolo di responsabilità sociale oltre che personale che hanno in comune insegnanti, educatori, genitori. Per cui è necessario instaurare le giuste relazioni tra conoscenza, crescita e società, in modo da fornire ai ragazzi gli strumenti adeguati affinché ognuno possa esprimere la propria bellezza interiore, possa far sviluppare i propri talenti e realizzare il proprio progetto di vita. Tra i propositi dell’Associazione quello di “proseguire con lo stesso spirito di fiducia, guardando avanti con il cuore pieno di gratitudine e con lo sguardo rivolto alle stelle, per continuare — come affermato dalla presidente Nazionale AIMC, Esther Flocco, — con rinnovato impegno a sostenere e valorizzare la missione educativa dei professionisti di scuola”.
Gli interventi dei relatori sono stati intercalati da momenti musicali, tra cui l' Inno Nazionale “Fratelli d’Italia”, interpretato da Cinzia Tedesco, cantante e compositrice e i brani eseguiti dalla spettacolare soprano Courtney Mill.
A seguire la Santa Messa presso la Basilica di Santa Maria in Aracoeli.
Nella serata di giorno 3 il riconoscimento assegnato dalla presidente Esther Flocco ai soci con 40 anni e più di appartenenza all' AIMC, delle varie regioni.
Per l'associazione AIMC sezione di Giarre il riconoscimento è andato a: Cecilia Belfiore Messina Concetta e Rosa Santanoceto.
Per la provincia di Catania riconoscimento assegnato anche a Francesca Cavallaro, presidente della sezione Aimc di Acireale e Carmela Maccarrone della sezione AIMC di Catania. Fra le altre assegnazioni di riconoscimento delle varie regioni e province, ricordiamo anche quello della nostra presidente AIMC Regione Sicilia Marina Ciurcina e di Pina Di Mauro, presidente della sezione AIMC di Lentini.
Nella giornata del 4 l’ Udienza con il Papa delle associazioni Aimc, Uciim e Agesc. Con la straordinarietà che lo caratterizza, Papa Francesco ha sottolineato il valore fondamentale della famiglia e della scuola per la formazione dei giovani e a sostegno di una cultura di pace, intesa a superare qualsiasi conflitto, ha coinvolto più volte, tutti noi presenti, a intercalare il suo discorso, pronunciando in coro "Mai fare il bullying"!
Papa Francesco ha fatto appello ad una "Pedagogia del dono” che “valorizza l’essenziale e mette al centro l’umiltà, la gratuità e l’accoglienza", il cui metodo educativo trovi fondamento nella prossimità e nella vicinanza. Una pedagogia, dunque, che operi nel rispetto della dignità della persona, all'insegna dell'amore fraterno, della comunione, ascolto e comunicazione. "La pedagogia distante e lontana dalle persone non serve, non aiuta", ha concluso Papa Francesco! Nelle considerazioni del Pontefice una esplicita esortazione ad accogliere sì la tecnologia nelle nostre vite, quale mezzo integrativo per le opportunità che offre, senza però renderci 'assoggettati' alla sua strumentalizzazione.
Per il Giubileo AIMC, il passaggio attraverso la Porta Santa della Basilica di San Pietro, guidati dalla presidente Esther Flocco e da Sua Eccellenza il Vescovo greco cattolico rumeno Virgil Bercea, ha rappresentato un momento di intensa emozione e raccoglimento spirituale.
Nelle tre intense giornate non sono mancati momenti gioiosi che hanno interessato non solo la melodia dei ricordi passati ma hanno trovato anche l'ispirazione per nuove armonie tra spiriti allegri che credono nella buona amicizia e nella relazione dello stare insieme con comprensione e rispetto reciproco!
Roma 3,4 e 5 gennaio 2025
La Presidente associazione AIMC sezione di Giarre
MariaTorrisi
CONCERTO DI NATALE - ORCHESTRA E CORO
ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE SANTA VENERINA
Bellissimo concerto di Natale quello di stasera realizzato presso il Cine Teatro Eliseo di Santa Venerina a cura dell’ Istituto Comprensivo Statale Santa Venerina, guidato dalla Dirigente Scolastica Mariangiola Garraffo.
Gli alunni dell’Orchestra delle classi ad Indirizzo Musicale e gli alunni del Coro, impegnati in brillanti esecuzioni di brani musicali hanno catturato l’attenzione del pubblico presente che si è ritrovato immerso in una atmosfera natalizia festosa e coinvolgente, con una ricca carrellata di proposte musicali.
Il sindaco del Comune di Santa Venerina, Dott. Santo Raciti, nel suo intervento, a conclusione della serata, ha posto in evidenza lo spirito con cui i ragazzi hanno affrontato l’evento di questa sera, che è stato quello della gioia pura, laddove ognuno ha avuto la possibilità di dare spazio ai propri talenti, alle proprie inclinazioni ed emozioni.
Questo è quanto traspare da un modello di scuola innovativa che non trasmette solo sterili conoscenze, ma rende l’alunno partecipe, in modo attivo, del proprio apprendimento. Un apprendimento riferito alle diverse competenze alfabetiche funzionali, multilinguistiche, matematiche e scientifiche, personali e sociali. Come sottolineato da una delle docenti di strumento, un apprendimento non riferito, in questo caso, solo all’interpretazione di brani strumentali e vocali di autori e culture diverse, alla conoscenza degli strumenti, al senso del ritmo, all’intonazione, ma anche a saper ascoltare, rispettare i turni, interagire in modo efficace nelle diverse situazioni comunicative; rispettare le idee degli altri, sostenere la pace.
Suggestiva anche l' interpretazione della poesia “Ho dipinto la pace”, composta da una ragazza israeliana, Talil Sorek, quando aveva tredici anni, durante la guerra dello Yom Kippur (un conflitto armato combattuto dal 6 al 25 ottobre 1973 in cui furono coinvolti Egitto, Siria e Israele). Con i colori freddi e i colori brillanti, nella poesia, viene evidenziata l'opposizione guerra/pace, con la speranza in un futuro sereno.
E a conclusione del concerto, l’esibizione della bravissima solista, l'alunna Serena Raciti, con la canzone "Imagine" di John Lennon, brano in cui l’autore immagina, appunto, un mondo migliore, dove non ci siano più guerre ma solo essere umani che vivono in pace.
La Dirigente Garraffo si è complimentata con i ragazzi protagonisti della serata e con i docenti dei vari strumenti per l’eccellente risultato ottenuto a pochi mesi dall’inizio della scuola. Ha ringraziato i genitori per la loro fattiva collaborazione e gli intervenuti tutti, formulando gli Auguri per un Natale all’insegna della serenità e della gioia, di quella stessa gioia palpabile che gli studenti hanno trasmesso questa sera ai presenti.
Da ogni gesto, infatti, da ogni espressione, da ogni suono trapelava l’entusiasmo che animava i ragazzi, la motivazione che stava a monte del magnifico risultato. Ed è stato emozionante prendere atto del lavoro affrontato dagli alunni per l’esibizione di questa sera. Prova, performance o compito, che dir si voglia, i ragazzi hanno portato a termine un vero e proprio "compito unitario", caratterizzato da spigliatezza, bravura, serietà ma anche dalla felicità stampata sul viso di ognuno di loro!
La presidente e le socie tutte ringraziano per averci invitato!
Santa Venerina lì 16 dicembre 2024
Maria Torrisi
presidente Associazione AIMC - sezione di Giarre
ARTE TERAPIA: LA CREATIVITA' CHE DA BENESSERE
Ringrazio Mirella Di Pino, Presidente della Fidapa Porto dell'Etna, dell'invito all'interessante convegno: "Arte Terapia: la Creatività che da benessere", svoltosi ieri pomeriggio presso il Parco delle Kentie di Riposto.
Un evento che ha messo in luce la valenza dell’ Arte Terapia come via da percorrere per mettere in moto processi liberatori e dare spazio alla creatività.
Un plauso a tutti i relatori che hanno inteso sottolineare l'importanza del benessere personale, soggetto a essere compromesso quando l'equilibrio viene a vacillare.
Due momenti di vita che possono generare fragilità emotiva, in modo particolare nella donna, sono il post partum e la menopausa, ha affermato la Dott.ssa Piera Bonaccorsi. L'insorgere di disturbi psichici come disorientamento, sbalzi di umore, irritabilità, depressione, e anche di altri sintomi fisiologici quali vampate di calore, perdita di memoria, vertigini, confusione..., necessita di metodi e azioni per intervenire nel miglior modo possibile. Indispensabile, a tal riguardo, ha continuato la Dott.ssa Bonaccorsi, diventa l’ attenzione e il supporto della famiglia e nei casi più gravi l’ ospedalizzazione per la terapia adeguata.
La psicoterapeuta Maria Monforte ha sottolineato l'importanza dell'attenzione rivolta alla psiche e il peso che l'emotività ha per il nostro benessere, pertanto, è necessario che di tanto in tanto e in modo particolare quando se ne avverte l'esigenza, ci si estranei da quelle situazioni della nostra vita che determinano stanchezza, stress, ansia, e si cerchi rifugio in se stessi, in modo da rimanere da 'soli con la propria essenza' e attraverso l'arte terapia (che può essere riferita a dei momenti in cui ci si isola in un angolo della propria casa o in altro ambiente all’ esterno, a contemplare l'immensità del mare, la grandiosità delle montagne, la bellezza della natura, praticare uno sport, esercitare un hobby, ecc.). Momenti in cui si è, comunque, presenti a se stessi, staccando l'attenzione da tutto ciò che possa turbare, concentrarsi su altro e poter così godere di quella pace interiore che fa stare bene! In questo senso l'arte terapia è lo strumento per raggiungere il benessere!
L'insegnante Annina Mastromatteo ha illustrato il metodo LOM, ovvero un metodo arteterapeutico che induce il cervello a sostituire le immagini di memoria disturbanti con immagini neutre.
Attraverso la terapia pittorica si giunge, quindi, alla risoluzione di quelle situazioni problematiche che inficiano i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri comportamenti, perché invischiati tutti in un circolo a spirale in cui vengono ad influenzarsi reciprocamente.
Esistono dei veri e propri atelier dove praticare l'arte terapia, per potenziare l'autostima, riacquistare la fiducia in se stessi, nella propria immagine, nei rapporti con gli altri, liberarsi dalle paure, dall'ansia, ricostruire la propria identità, ritornare a vivere sviluppando la creatività!
In quanto promotrice di benessere, all'arte terapia si può riconoscere quell'effetto catartico che Aristotele attribuiva al teatro, nel senso di totale purificazione.
A tal riguardo La Dott.ssa Maria Monforte ha citato Picasso, il quale era solito dire che l'arte scuote la polvere dall'anima!
Riposto 11 ottobre 2024 La Presidente Maria Torrisi
INTELLIGENZA ARTIFICIALE - NUOVE SFIDE
SULLA PROFESSIONALITA' DOCENTE
RENDE - COSENZA 16 MARZO 2024 - HOTEL SAN FRANCESCO
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Sabato 16 marzo si è svolto a Rende, presso l'hotel San Francesco, il convegno: “Intelligenza Artificiale-Nuove sfide sulla professionalità docente” organizzato dall' AIMC Nazionale e Regionale della Calabria e dalla Associazione professionale sindacale Dirigenti Scuola, patrocinato dai Comuni di Cosenza e Bisignano, con relatori d'eccellenza: Gianluigi Greco, Pier Cesare Rivoltella, Maurizio Sibilio; con collegamenti on line e con la partecipazione di un gruppo di ragazzi che hanno presentato la loro esperienza a scuola, con suggestioni e stimoli che incitano alla riflessione.
L’evento, allietato da intermezzi musicali — a cura dei maestri Alessandra Mandarino, Rosa Mazzeei, Pino Murano, Virginio Aiello, Giambattista Bruno — è stato magistralmente realizzato da Esther Flocco, Presidente Nazionale AIMC, Silvana Sita, presidente AIMC Regione Calabria, Giuseppe Desideri, presidente Fondazione AIMC.
In apertura Giuseppe Desideri, introduce la tematica e considerati vantaggi e rischi della A.I. sottolinea il ruolo determinante della scuola per una formazione in grado di saper padroneggiare questo potente strumento e l’importanza della sinergia tra scuola, università, enti e associazioni, per una azione formativa di qualità.
L’ Assessore alla cultura Antonietta Cozza, delegata alla cultura del Comune di Cosenza guarda fiduciosa alla risposta che la scuola saprà dare nel fronteggiare questa ulteriore sfida, con la resilienza che la caratterizza e che le ha permesso di superare anche le difficoltà legate alla pandemia da Covid 19.
Il Sindaco di Bisignano Francesco Fucile, punta sulla collaborazione tra scuola e le diverse realtà sociali, a cominciare dalla famiglia, e dai vari partner formativi territoriali, quali comunità educanti atti a promuovere e favorire processi di evoluzione formativa. E sottolinea la coincidenza del convegno con la decisione dell’ Europa, l'unica a dotarsi di regolamento atto a contenere, per quanto possibile, i possibili rischi legati all'utilizzo della I.A. D'altra parte conclude, non si può pensare che con le norme si possano eliminare i rischi, ma quanto meno si prova a regolare. E asserisce il compito precipuo della scuola di interfacciare gli alunni anche nel campo del digitale, accettando le sfide dell'opportunità che le tecnologie offrono, tenendo alta l’ attenzione su una questione così complessa.
Padre Giuseppe Oddone, cita Dante e la sua Commedia e nello specifico i celebri versi: "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza." Con queste parole pronunciate da Ulisse nell’oltrepassare le famose colonne d’Ercole, Padre Oddone ci spinge a non avere paura dell’ignoto, a esplorare le novità, e quindi anche in termini di Intelligenza Artificiale non dobbiamo intraprendere la via della demonizzazione, quanto piuttosto la via della riflessione, del discernimento, utilizzando le potenzialità di cui l’essere umano è dotato. L' ammonizione è quella, dunque, di non dimenticare la propria natura, di far tesoro della propria intelligenza per effettuare scelte ponderate seguendo la strada della conoscenza e delle virtù.
Gianluigi Greco, professore ordinario di Informatica presso l’Università della Calabria e Direttore del Dipartimento di Matematica e Informatica – Presidente dell’Associazione Italiana per l’intelligenza Artificiale (AIxIA) sottolinea l'ingannevole prospettiva della metafora tra la struttura neuronale del cervello umano e il “deep learning”, (sistema di reti neurali artificiali), che di biologico non ha nulla! In realtà, dice Greco, non c'è la volontà di simulare il cervello umano quanto piuttosto il desiderio di avvicinarsi all’ A.I., soprattutto con le immagini più che con il pensiero, quale capacità dell’ I.A., di riconoscere con precisione oggetti. In questo senso, notevole è il supporto che in campo medico offre l'utilizzo di dispositivi tecnologici, per fare calcoli e previsioni preventive riguardo lo sviluppo dei database tumorali, determinando il vantaggio di un anno circa l’individuazione di tumori. Questo perché, sottilea Greco, stiamo guardando con un microscopio più potente, con un sistema che tiene a mente numeri, che come il neurone esegue somme e moltiplicazioni, sulla base, però di una previa “fase artigianale” di informazioni dell'uomo, intese ad istruire il sistema. Ad agire per primo è sempre l'uomo! A che serve dunque IA? Dalla prospettiva unica a fare calcoli, migliorare le previsioni, verificare l'efficienza del prodotto, in ambito industriale permette di preventivare l’azione manutentiva, come ad esempio nel caso degli ascensori. Ma sono pur sempre sistemi fallibili! Chat Gpt fa, infatti, errori perché non fa altro che riprodurre dei testi; per cui tutto ciò che non ha nei database non riesce a dire. Un processo automatico, dunque, di traduzione senza pensare, afferma Greco! Cosa può fare la scuola con IA? Rispetto agli altri paesi in Italia siamo molto indietro, asserisce Greco (esiste solo nei centri di accademia), e c’è bisogno di formazione per fare la differenza, pena l'allargamento della forbice in tema di disuguaglianze economiche e sociali, per cui la formazione diventa “condicio sine qua non” per equiparare gli utenti a saper utilizzare e gestire gli strumenti tecnologici. La scuola deve puntare alla ripresa del pensiero lento, che predispone alla riflessione, al contrario delle macchine legate alla dinamica del sistema veloce. Insistere sulla connessione tra le varie materie. E perché no? Non disdegnare di utilizzare la lavagna di ardesia su cui utilizzare il dimenticato pezzetto di gesso bianco! I posti di lavoro per il futuro saranno destinati a chi saprà “pensare” veramente, a chi saprà riflettere ed esercitare il pensiero critico!
Gianluigi Greco conclude affermando che “la singolarità è vicina ma non come l'avevamo pensata”. È necessario avere una giusta percezione di cosa sia in effetti l’Intelligenza Artificiale, quali gli ambiti di applicazione, e, soprattutto quali i confini oltre cui non può andare, perché di fatto l’intelligenza artificiale si fonda su sistemi generativi, che producono informazioni fornite dagli noi “umani”! E nella misura in cui la creatività resta appannaggio dell'uomo, la scuola deve ragionare su come avviare processi di formazione atti ad attivare il potenziale umano e lavorare su quei processi in cui le macchine si fermano!
Pier Cesare Rivoltella, Professore ordinario di Informatica presso l'Università del Sacro Cuore di Milano di Didattica Generale, Didattica ed educazione mediale e Tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento, affronta il problema di come accompagnare le nuove generazioni a stare dentro la “plenitudine digitale”, ponendo attenzione all’ uso intelligente e consapevole dell’ IA. ponendo attenzione all’ uso intelligente e consapevole dell’ IA. Quest'ultima, va posta in relazione con i processi di insegnamento/apprendimento, nonché sotto il profilo etico con la giustizia, i diritti, per cui la necessità del lavoro sui media come oggetti di riflessione critica per sviluppare cittadinanza. Considerate le competenze degli italiani, ultimi in Europa già a partire dalle competenze digitali di base, non si può di certo pensare ad un utilizzo di tale potente strumento andando avanti alla cieca, senza una adeguata formazione mirante ad assottigliare la linea di demarcazione tra cultura alta e cultura bassa! Il mondo reale ha però bisogno di questa crescita, per far fronte alla complessità imperante, e prendere la via della demonizzazione può non essere la soluzione ottimale, in quanto i media sono costantemente presenti nella nostra vita quotidiana, non esistono “spazi vuoti” ma tutti sono occupati dal digitale! I media sono migrati dentro le cose! All'interno della plenitudine del digitale, nicchie di persone optano per una certa densità di contenuti rappresentati da valori di loro interesse e sulla base di queste scelte, attraverso specifiche piattaforme, vengono erogati servizi e contenuti. Con le richieste di noi utenti che effettuiamo il login per identificarci, regaliamo i nostri dati ai sistemi che consentono al Machine Learning di operare un accurato tracciamento, di conoscerci e sottoporci ad ulteriori proposte (clusterizzazione e profilazione).
Avviandosi alla conclusione Rivoltella afferma che la nostra è una società post mediale, ma ciò non vuol dire che i media ce li siamo lasciati alle spalle, ma significa che i media non sono più come riconoscibili, ovvero diversi rispetto alla realtà delle cose, ma la nostra è una realtà sia fisica che digitale con quale ci ritroviamo a convivere su piani paralleli. Inoltre, non ci sono formule semplificatrici per i media, i media sono impregnati di una complessità fatta di ambiguità, paragonabile al termine greco Pharmakon, oggetto di discussione tra Fedro e Socrate nel dialogo di Platone, laddove la scrittura assume il duplice compito di farmaco e veleno, come “rimedio” per non dimenticare e come “veleno”, perché con la scrittura non verrà più esercitata la memoria. Anche per i media vale lo stesso, essi non sono mai né solo rimedio né solo veleno. Bisogna rassegnarsi a stare dentro l'ambiguità, seguendo le vie atte ad arginare quelle situazioni che si prefigurano rischiose.
La società spinge verso i “pensieri veloci”, si vive nella “dittatura delle risposte”, possibilmente efficaci e in tempi brevi, impiegando meno energia e meno volontà, esercitando, conseguentemente, sempre meno i “pensieri lenti” che pian piano si perdono. Quei pensieri sui quali, bisogna, invece, costruire la “didattica delle domande”, una competenza fondamentale e raffinata da far sviluppare agli studenti che implica competenza sintattica, pragmatica e strategica. Pertanto, è necessario che l’insegnante nel progettare il curricolo, in particolare quello digitale, tenga conto di impostare contenuti afferenti non solo il linguaggio tecnico delle tecnologie ma competenze intese a sviluppare una comunicazione chiara, efficace, persuasiva, che permette agli alunni di esprimere un feedback, una critica, manifestare assenso o dissenso, controllare le emozioni e migliorare la relazione con gli altri. L’ esercitarsi nella comunicazione porterà ad una ricaduta anche nella comunicazione digitale, nella misura in cui gli alunni saranno in grado di porsi delle domande, tradurle, e farle poi alle macchine, le quali daranno risposte in base all’accuratezza delle domande (prompt).
In un mondo iperconnesso siamo indietro in fatto di comunicazione autentica, urge, dunque, contro il “disincanto” di weberiana memoria, tornare ad utilizzare quei “mezzi magici" funzionali a ripristinare la “reincarnazione del mondo” e nel citare Stiegler, il prof Rivoltella afferma la necessità di provare a costruire delle tecnologie dello spirito, dell'anima, in cooperazione con la macchina, aggiungendo alla macchina quella umanizzazione che risponde alla responsabilità etica di non creare divari di alcun genere, in funzione di un equo vantaggio economico generale, di benessere collettivo e inclusività.
Maurizio Sibilio, Prorettore dell’Università di Salerno- Professore ordinario di Didattica Generle e Pedagogia speciale e Direttore del Dipartimento di Scienze umane, Filosofiche e della Formazione presso l’Università degli Studi di Salerno, a sua volta, rimarca l'importanza di coltivare le intelligenze che ci permettono di stare bene, facendo riferimento a Gardner e alle sue intelligenze multiple. Per Gardner, infatti, l’intelligenza umana non può essere ridotta a una singola entità, ma riguarda differenti dimensioni, ognuna con le sue specifiche caratteristiche e abilità. Con ciò vengono “riconosciute” le diverse capacità di cui ognuno è portatore e la possibilità di eccellere in un campo piuttosto che in un altro.
La teoria delle intelligenze multiple di Gardner rientra a pieno titolo nell’ottica di una formazione integrale della personalità dell’alunno che tenga conto delle varie dimensioni della persona: cognitiva, affettiva, corporea, sociale e relazionale, affinchè in ogni alunno possano emergere quelle potenzialità di cui è dotato. In modo particolare, Sibilio si sofferma sull' “intelligenza sintetica” che rispetto all’intelligenza creativa, è governata e potenziata dai dati. La diversità delle informazioni, provenienti da più fonti implica il coinvolgimento di vari elementi: attenzione, analisi, riflessione, comunicazione. Elementi portanti che trasversalmente, interessano ogni disciplina. E nella misura in cui la mente sintetica esegue l’azione di mettere insieme elementi diversi, di conseguenza mette in moto una o più intelligenze, in grado non solo di analizzare i problemi ma di operare le adeguate riflessioni atte ad operare scelte libere, in modo consapevole, partecipativo e responsabile.
Paolina Mulè, professore ordinario di Didattica e pedagogia speciale presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, dell’Università degli Studi di Catania, nella sessione pomeridiana, pone l'accento sulla sfida a cui la scuola è chiamata che, per i docenti, non si esaurisce solo nel saper padroneggiare le competenze disciplinari, ma anche e soprattutto nel saper organizzare la progettualità delle azioni formative, nell’ attuare una prassi didattica innovativa che tenga conto anche delle tecnologie come strumenti da integrare nella didattica quotidiana.
Individuare le competenze correlate alle diverse discipline, quali traguardi a cui orientare i ragazzi; progettare i contenuti e le attività didattiche da proporre per conseguire gli obiettivi prefissati, sulla base dei reali bisogni formativi dei propri alunni, significa adattare i contenuti alla dimensione psicologica individuale dell'alunno, funzionale a realizzare percorsi formativi personalizzati. l punto, sostiene paolina Mulè è quello di “migliorare” i processi di apprendimento attraverso modelli di valori autentici.
Attenzionare le modalità di approccio ai contenuti da parte dei ragazzi è ciò che ci permettere di chiarire in cosa consista l'innovazione del curricolo di scuola. Innovare il curricolo non significa attenzionare solo “cosa insegnare”, ma implica la domanda fondamentale di “come insegnare”, in termini di comunicazione, relazione, motivazione, di centralità dello studente come co-costruttore del proprio apprendimento. In termini di inclusività, per non lasciare indietro nessuno, di clima di classe positivo, di flessibilità dei tempi e spazi di apprendimento, di collaborazione tra gruppi, cooperazione, solidarietà, empatia, comunicazione efficace, gestione delle emozioni. Temi questi, affrontati precedentemente anche dalla scuola Marconi Pieralisi di Jesi (AN), e temi che hanno trovato applicazione nella esibizione di un gruppo di ragazzi dell’Istituto Tecnico Industriale "A. Monaco" di Cosenza, che ha presentato le esperienze fatte a scuola in tema di I.A., coordinati da un gruppo di docenti. I ragazzi in questione hanno “raccontato” le loro esperienze con una esibizione caratterizzata da capacità comunicative, gestionali, comportamentali strabilianti, che hanno letteralmente incantato la platea.
Loredana Giannicola, Dirigente A.T. di Cosenza, dopo il racconto dell’esperienza dei ragazzi, con il suo intervento conclusivo sottolinea ,come questi ragazzi hanno dato prova di saper padroneggiare quelle cosiddette “soft skills” di cui tanto si parla ma che non sempre “affiorano” come in questo caso, nella misura in cui i ragazzi hanno manifestato la loro lucidità, sicurezza, spigliatezza, capacità di comunicare, di gestire le emozioni, controllare l'ansia, comunicare efficacemente con chiarezza e stile. Ciò a prova dell'importanza dello sviluppo non solo di abilità cognitive ma anche di qualità umane che riguardano competenze trasversali e interpersonali, come appunto le “soft skills” quali attitudini che bisogna far emergere negli alunni, attraverso pratiche e iniziative che permettano loro di esercitare intelligenza emotiva, relazionale, creativa, persuasiva, cooperativa, comunicativa, risolutiva, al fine di sviluppare le capacità di apprendere, pensare e interagire. Riprendendo concetti espressi nella mattinata, Loredana Giannicola ribadisce come non si possa ignorare il fatto di aprirci a nuovi scenari e di affrontare i cambiamenti che di continuo trasformano la società attraverso un lavoro che richiede certamente un approccio educativo innovativo. Tornare quindi a riappropriarsi di strutture di pensiero in grado di gestire la complessità è di fondamentale importanza e cita Bruner a proposito del “pensiero narrativo” quale prerogativa fondamentale per attribuire significati alla realtà che ci circonda, alle esperienze vissute. Pertanto, il docente non può limitarsi alla mera trasmissione di contenuti ma deve “facilitare” i processi di comprensione della realtà, affinchè l’allievo possa organizzare l’esperienza in forma narrativa, arricchita da significati connotati emotivamente. Tornare a recuperare anche i saperi dell'anima, come la relazione, la collaborazione, la solidarietà, l'empatia, la cooperazione in vista di un bene comune, facendo appassionare i ragazzi, accedendo in loro il desiderio ad apprendere, è ciò che rappresenta il docente di qualità. Le nuove sfide della professionalità docente ribadite nei vari interventi riguardano dunque le competenze culturali, didattiche ed etiche che devono possedere gli insegnanti ma riguardano anche le vie che sono state indicate, quali sentieri da percorrere, tracciando nuove orme in cui incanalare i percorsi di formazione del docente nell’ottica della “magistralità”, per una umanizzazione della professionalità docente. Perché “magistralità”, afferma, Loredana Giannicola, significa uscire dalla burocrazia e prendersi cura di accompagnare l'alunno nello sviluppo della sua personalità. Prendere in carico “l’altro” chiama il docente ad affiancare l’allievo nella costruzione del proprio apprendimento!
Giuseppe Desideri nel tirare le somme degli interventi del convegno, sottolinea quanto possa essere inefficace e improduttiva la sterile trasmissione di contenuti nei processi di insegnamento/apprendimento se il docente non si preoccupa di dare gli strumenti adeguati per leggere il presente e il futuro, coinvolgendo l’alunno nella totalità del suo essere persona, al fine di conoscere se stesso e il mondo.
La Presidente Nazionale AIMC, Esther Flocco a chiusura dell’evento, cita Papa Francesco a proposito della riflessione sul momento attuale in cui c’è il rischio dell’ abbondare in tecnica e dell’impoverimento in umanità, per cui come suggerito dal Santo Padre è necessario recuperare la “sapienza del cuore”. Il cuore quale sede di sentimenti, emozioni, immaginazione, volontà, decisione, muove le nostre azioni, le nostre scelte, insegue le proprie aspirazioni, i propri sogni. Fondamentale, conclude, Esther Flocco, è accompagnare e guidare i ragazzi a valutare, a saper distinguere, a saper scegliere, a far emergere i loro talenti, a saper cosa vogliono “essere” ancor prima di “apparire"!
La sfida a cui gli insegnanti sono chiamati si condensa nell’ impegno personale e collettivo, di concepire la scuola come luogo di accoglienza, ascolto, formazione, che non può ignorare l’importanza della relazione interpersonale, di un clima di classe positivo, che non può ignorare la Cura per l’altro, come forma più alta dell’amore e a questo proposito La presidente Esther Flocco conclude con le bellissime espressioni di Madre di Teresa di Calcutta:
l frutto del silenzio è la preghiera.
Il frutto della preghiera è la fede.
Il frutto della fede è l'amore.
Il frutto dell'amore è il servizio.
Il frutto del servizio è la pace.
Non possiamo ignorare che le nuove tecnologie con tutti gli apparati ad esse correlate hanno operato la trasformazione dell'uomo in un prodotto commerciale, ovvero in un dato, un numero, una informazione. Pertanto, bisogna stare all’erta, rimanere vigili, per individuare i pericoli sommersi, attraverso un sapere critico inteso a contrastare le insidie che possano inficiare quei valori condivisi dalle strutture sociali e istituzionali umane, per evitare il rischio di accrescere le disuguaglianze sociali. In modo particolare la politica deve adoperarsi per la realizzazione degli obiettivi di sostenibilità di carattere “sociale”, tenendo presente gli indicatori di vulnerabilità, il rischio di povertà e di deprivazione.
Spetta ai genitori, alla scuola, a tutte le istituzioni educative costituirsi quale “comunità educante” per educare i giovani all’uso consapevole e responsabile dei media e offrire loro gli strumenti adeguati per sviluppare quelle competenze mediali atte ad affrontare prove e superare competizioni, nell’ottica del benessere di tutti e di ciascuno.
La professionalità dei docenti può fare la differenza nella misura in cui coltivano competenze culturali, prestano attenzione alle modalità delle pratiche didattiche, esercitano un’etica della responsabilità intesa a valutare le conseguenze delle loro azioni, affinché nessuno si perda, perché in fondo, come dice Don Milani: “Uno solo è il problema della scuola, i ragazzi che perde”! Per cui, «La scuola che perde Gianni non è degna d'essere chiamata scuola»!
Rende - Cosenza 16 marzo 2024
Maria Torrisi
Presidente sezione AIMC di Giarre
PRESENTAZIONE DEL LIBRO:
"Una donna con gli occhi color del cielo
- La vita di Anna Portale "
di Maria Caserta
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Una serata molto partecipata quella di ieri sera, svoltasi presso il CineTeatro Rex di Giarre, per la presentazione del libro “Una Donna con gli occhi color del cielo” – La vita di Anna Portale”, di Maria Caserta, socia della sezione AIMC di Giarre. Complimenti agli organizzatori per questo evento di successo, magistralmente condotto da Vera Ambra, editrice e presidente dell’Associazione Akkuaria, arricchito con la lettura di passi del libro, a cura di Maria Rita Leotta, l’esecuzione di brani musicali e le suggestive estemporanee di pittura del maestro Salvatore Barbagallo.
In questo libro l’autrice narra la storia della madre, Anna Portale, dove la memoria si perde nei ricordi e nella rievocazione di colori, odori, sapori e tradizioni di Maletto, un grazioso paesino alle pendici dell’Etna e si snoda in un quadro di valori caratterizzato da emozione, sentimento, semplicità delle piccole cose, dedizione, relazione, comprensione, sacrificio, attesa, desiderio, coraggio e determinazione di una madre, decisa ad intraprendere sfide per poter essere imprenditrice di se stessa e della propria famiglia.
Nel caso di Anna Portale l’obiettivo prioritario è stato quello di “agire”, in vista del miglioramento. L’autrice stessa ribadisce questo importante concetto dell’azione che viene a configurarsi quale esempio per le nuove generazioni, funzionale a prendersi cura del proprio e dell’altrui benessere, in famiglia come a scuola, da cui il monito “Insegna agendo”.
Gli interventi dei relatori, con le loro riflessioni intese a rimarcare l’amore di cui è impregnata la scrittura di Maria Caserta, da cui traspare il peso dei legami affettivi, dell’unità familiare, degli esempi di rettitudine, di onestà, di rispetto, hanno catturato l’attenzione della platea.
Maria De Iulio ha definito il libro di Maria Caserta “Un libro dell'anima”, in cui l’autrice mettendo a nudo se stessa fa emergere la tenacia di una donna che ha “osato”, che non si è lasciata intimorire da niente e da nessuno, che ha avuto sempre sete di nuove conoscenze, di esplorare nuove realtà, che è riuscita a spianare la strada ai suoi affetti più cari, per dare loro la possibilità di fare ciò che lei non aveva potuto fare, ovvero studiare e poter realizzare il proprio progetto di vita.
Beh, bisogna dire che proprio lei, Anna Portale, questa donna impavida, ostinata ad inseguire un sogno, è riuscita in primis nel suo intento ed ha realizzato quello che era il suo progetto: essere fonte di ispirazione, motivazione, esempio, non solo per i figli ma per tutti noi lettori che possiamo conoscerla attraverso la narrazione della figlia Maria, mettendoci in ascolto delle parole di cui ci fa dono.
Avendo avuto il privilegio di conoscere personalmente la protagonista del libro, posso affermare senza esitazione alcuna che il narrare di Maria Caserta va, senza ombra di dubbio, al di là della storia tout court, per addentrarsi nei meandri dell’animo umano laddove si sperimenta la conoscenza di se stessi e degli altri, laddove si cerca l’ancora a cui aggrapparsi quando ci si sente persi, laddove la luce riesce a brillare nell’oscurità.
E guardando gli occhi color del cielo di Anna Portale ci si immerge in un azzurro limpido di amore sconfinato dove poter leggere che, oltre a “soffrire”, per amore si deve “lottare”, senza abbassare mai la guardia, al fine di proteggere e tenerci stretto chi per noi è fonte di bene!
Altro aspetto valorizzante l’evento è stata la comunione di intenti collaborativi, di partenariato aperto al coinvolgimento, alla sinergia di forze tra i vari enti e associazioni del territorio, alla possibilità di costruire insieme percorsi formativi da destinare ad alunni, insegnanti ma anche genitori ed educatori in genere.
L’importanza di una “comunità educante” per la co-progettazione e la co-responsabilità di azioni educative atte a sensibilizzare giovani ed adulti, per la formazione civica e sociale di cittadini attivi e responsabili è di fondamentale importanza!
“Fare rete” tra i diversi attori territoriali per condividere valori e obiettivi comuni, non può di certo inficiare le finalità educative da perseguire, bensì le potrà migliorare, quale valore aggiunto in termini di beni e risorse differenti!
Porre attenzione alle diverse tipologie di pratiche educative e a come possano incidere sull’impegno democratico dei soggetti coinvolti, in termini di affettività, solidarietà, legalità, responsabilità etica, significa promuovere formazione attraverso iniziative socio-culturalmente “situate” e “agite” all’interno di un contesto naturale, sociale e culturale di cui ognuno è parte integrante! Il concetto di “comunità”, in senso lato fa riferimento alla condivisione di ciò che è importante tra i nuclei che ne fanno parte!
Complimenti ancora a Maria Caserta per questo libro pedagogico che tanto ha da dire in termini di formazione della persona, che fa riflettere il lettore sul “viaggio” della propria vita e della vita delle persone affidate alle proprie cure educative.
Una vera e propria “guida” di crescita intellettuale, morale e sociale che invita a pensare, riflettere, amare, sognare; intesa a trasmettere un forte messaggio riguardo l’impegno a voler superare le ostilità che la vita presenta e poter realizzare i propri sogni attraverso un’azione consapevole e responsabile. Una azione che implica il coraggio e la determinazione di affrontare il cambiamento e cercare il “terreno giusto” dove piantare i semi per far crescere i propri talenti, “agendo” con il cuore, per il bene proprio e quello degli altri.
Un ringraziamento particolare va a Nancy Pennisi per le bellissime foto, anch’esse dettate dallo "scatto" del cuore!
Giarre 11, marzo 2024 Maria Torrisi
Presidente sezione AIMC di Giarre
PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI
CARMELO RASPA
"PAROLE DELL'UOMO, PAROLA DI DIO "
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Interessantissimo incontro quello di ieri sera, promosso dalla sezione AIMC di Giarre, riguardante il libro di Carmelo Raspa "Parole dell'uomo, Parola di Dio".
Un libro caratterizzato da una scrittura eloquente, espressiva e poetica, da quell'"effetto magnete" che cattura e coinvolge il lettore dall'inizio alla fine, seguendo il ritmo dell'autore, e di tanto in tanto sostare per meglio comprendere. La ricchezza delle informazioni veicolate, delle situazioni descritte con l'attenzione ai dettagli intesi a fare chiarezza, permettono al lettore di veder scorrere nella propria testa, le immagini di vicende e accadimenti narrati, così come chiaro appare l'abbraccio amoroso tra Dio e l'uomo, assimilati nella stessa umanità.
Nella Parola, accoglienza e rifiuto convivono, ecco perché, sottolinea l'autore: “La fede è il più semplice, ma anche il più difficile atto per l'uomo di affidarsi a qualcuno, di credere in lui, senza sospetto, un rinunciare al controllo di tutto per lasciare che anche l’altro, al quale ci si è affidati, vi partecipi attivamente e lo condivida. La fede: un cammino, una relazione che cresce e matura ogni giorno. E si racconta".
Grazie a Don Carmelo per aver accolto il nostro invito, a fra Emanuele, parroco della Parrocchia San Francesco di Assisi Giarre, per averci ospitato, grazie alle socie AIMC per il sostegno e la collaborazione e grazie a tutti i partecipanti, tra cui la cara Pina Privitera e Salvo Garraffo.
Un ringraziamento va a Cecilia Belfiore, socia e amministratrice della sezione per il suo costante e prezioso supporto organizzativo e a Nancy Pennisi per le foto e i video.
Non per ultimi, ringraziamo Margherita Guglielmino e Giuseppe Pennisi, rispettivamente responsabile editoriale e amministratore della Carthago Edizioni di Catania, per il loro intervento.
Giarre, 09 febbraio 2024 La presidente della sezione AIMC di Giarre
Maria Torrisi
RIFLESSIONI SULLA VICENDA DEL MEDIO ORIENTE
A CURA DI DON CARMELO RASPA
Una conferenza interessantissima quella di ieri sera, promossa dalle Associazioni “AIMC sezione di Giarre” e “ Kiwanis Giarre-Riposto, sulla complessa vicenda del Medio Oriente, magistralmente tenuta da Don Carmelo Raspa, esperto di esegesi biblica presso le facoltà teologiche di Catania e Palermo, parroco a San Giovanni Bosco (Acireale) e Assistente Spirituale dell'associazione AIMC Regione Sicilia.
All'apertura i saluti della presidente del Kiwanis Giarre-Riposto, Pina Patanè che ha coordinato i lavori insieme a Salvatore Garraffo, moderatore attento, regista competente e professionale, e gli interventi della presidente AIMC Regione Sicilia, Marina Ciurcina, della presidente AIMC provincia di Catania, nonché membro del Direttivo AIMC Nazionale, Zina Bianca e della presidente della sezione AIMC di Giarre, Maria Torrisi.
Tante riflessioni ha suscitato l'esposizione di Don Carmelo Raspa, che a conclusione del suo exscursus storico, eccellentemente illustrato, di millenni di storia segnati da una serie di guerre, ha dovuto rispondere alle tante domande poste, il cui leitmotiv ha fatto capo al possibile superamento di questa complessa vicenda che tanta morte ha seminato. E sulla base della complessità che da secoli caratterizza la quaestio tra le varie identità culturali conviventi nella stessa area, ma in lotta perenne per differenti pratiche sociali, per la contesa di terra, per motivi religiosi ed economici, ci si è interrogati sulla strada da percorrere per alimentare la speranza in una positiva e definitiva risoluzione.
A tal proposito, una via di uscita, atta a poter superare le asimmetrie di fondo tra l'universalismo dei diritti e le pratiche socio-culturali di gruppi diversi, in termini liberali, come concepiti dal mondo occidentale, si presenta impervia! Le diverse concezioni liberali occidentali riconducibili a certe categorie filosofiche che fanno riferimento a diritti naturali, “ libertà di “ e “libertà da”, (quest'ultime non dissociabili tra loro) , vanno a cozzare con le pratiche sociali che determinati gruppi “elevano” a diritti, sulla base delle proprie pratiche culturali, della propria religione, dei propri valori.
Per cui, non si potrà parlare di “universalità” di diritti, in senso neutrale, valevole in ogni contesto, e questo lo dimostra la “rivendicazione” dei diritti, che assume caratteri diversi a seconda dei contesti.
La rivendicazione può considerarsi una medaglia a due facce: da un lato la rivendicazione di diritti da parte dell'individuo può contrastare con l’orientamento etico-religioso e politico di una collettività, dall'altro, invece, quando il senso di appartenenza alla collettività è forte, la rivendicazione viene amplificata, in totale allineamento con la propria collettività.
Pertanto, occorre svincolare i diritti dal concetto di diritti in senso universale e considerarli alla luce di una multiculturalità di gruppi presenti in una stessa aerea che non riescono ad aggregarsi tra loro, rivendicando ognuno la propria terra, le proprie origini, le proprie religioni, i propri valori, che non riescono ad approdare a quel multiculturalismo che fa capo alla pacifica convivenza.
Auspichiamo che questi conflitti identitari possano trasformarsi in identità plurali, attraverso il dialogo, il confronto, la condivisione, la collaborazione al fine di costruire relazioni sane in grado di garantire l'unità nella diversità!
Un ringraziamento particolare va alle Suore Pallottine di Riposto per l'accoglienza e l'ospitalità!
Giarre, 30 novembre 2023 La presidente della sezione AIMC di Giarre
Maria Torrisi
L’incontro tra le socie AIMC della sezione di Giarre, di giorno ventisette ottobre scorso, presso la Ludoteca di Alessandra Cappuccio "Piccola Officina" di Giarre, ha avuto come obiettivo il voler dare una risposta alla domanda, molto gettonata in questi ultimi tempi, riguardante il ruolo dell’insegnante nella scuola di oggi.
La tematica scelta ad hoc in riferimento alla giornata mondiale del cinque ottobre, dedicata agli insegnanti, ha suscitato molto interesse ed è stata oggetto, oltre che di riflessione, di un questionario da compilare.
Alla luce delle problematiche legate al fenomeno dell’ insuccesso scolastico e a quello della dispersione, — che fanno capo a carente livello di maturazione globale, parziale scolarizzazione, interruzioni di frequenza e abbandono —, abbiamo discusso sulle possibili cause che concorrono a determinare tali situazioni.
In prima battuta sono stati esaminati i fattori che possono intralciare un normale processo di apprendimento degli alunni, individuando tre grandi categorie, ovvero: status socio-economico della famiglia e background migratorio; contesto scolastico, insegnante e gruppo dei pari; predisposizione personale dell’alunno.
Tenendo conto di come tali fattori possano incidere sull’apprendimento degli alunni, specie se in concomitanza tra loro, e senza voler generalizzare, siamo partite dal presupposto che le disuguaglianze possono essere colmate attraverso adeguate azioni sia da parte del sistema politico che da parte del sistema educativo, per le specificità proprie che competono all’uno e all’altro.
Dall’analisi preliminare siamo passate ad approfondire il ruolo dell’insegnante al fine di promuovere una scuola inclusiva, partecipata, condivisa, per garantire a tutti gli alunni l’opportunità di acquisire conoscenze e competenze, indipendentemente dal loro status sociale e culturale di provenienza, e di poter sviluppare potenzialità e talenti.
L’equità sociale è un diritto sancito nella Costituzione e l’articolo 34, a tal proposito, così recita: “La scuola è aperta a tutti. (…) I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.
Ma cosa può fare nello specifico l’insegnante in classe, per contrastare la cosiddetta “povertà educativa”? Quest’ultima, non è limitata solo a particolari svantaggi sociali ed economici che mettono a rischio il raggiungimento di competenze cognitive fondamentali ma riguarda anche e soprattutto quelle capacità “non-cognitive” ovvero le cosiddette soft skill che fanno capo a abilità socio-relazionali, emotive, assertive, comunicative, fondamentali alla crescita e al benessere di tutti e di ciascuno. La motivazione, l’autostima le aspirazioni, i sogni, i desideri, ricoprono un ruolo primario nella formazione della personalità dei ragazzi, permettendo loro di far fronte alle sfide poste dalla quotidianità e di operare scelte consapevoli nel ventaglio delle prospettive future, in vista del loro progetto di vita!
La povertà educativa, dunque, si annida anche tra le pieghe di gravi carenze relazionali, quali ad esempio la mancanza di ascolto, attenzione, dialogo, solidarietà, empatia, cura, da cui risulta affetta la società odierna, a cominciare dalla famiglia, trascurando quelli che sono i bisogni reali dei ragazzi.
A tal proposito la definizione di “povertà educativa” data da Save the Children nel 2014 si riferisce alla “ privazione, per i bambini e gli adolescenti, della opportunità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni”.
Su questo abbiamo discusso, stilando un elenco, non certamente esaustivo, delle qualità che un insegnante debba possedere affinché possa definirsi ideale o di qualità, in modo da incrementare negli alunni la stima e la fiducia nelle loro possibilità e competenze. E immaginandoci potenziali studenti a cui viene chiesto di compilare un questionario funzionale a definire l’insegnante ideale, abbiamo operato le nostre scelte.
I risultati emersi hanno messo in luce l’approccio olistico con cui sono state affrontate e valutate le affermazioni poste nel questionario, un approccio che le accomuna tutte, che assegna valore a ognuna di loro, le cui percentuali non sono poi così difformi, a dimostrazione del fatto che gli atteggiamenti e i comportamenti in oggetto non si possano escludere a vicenda, ma tutti concorrono al perseguimento del benessere, del coinvolgimento e della valutazione, con più o meno intensità a seconda della situazione.
Anche se si discosta di poco dagli atteggiamenti più quotati, in vetta spicca la necessità di una educazione emotiva che miri a “Stimolare gli alunni ad esprimere le loro emozioni”. Al secondo posto a parità di percentuale: “Ascolto e Comprensione” e “Concorrere a creare un clima di classe sereno”. Altro ex aequo al terzo posto, con “Incentivare la comunicazione sia verbale che non verbale” e “Capacità comunicativa degli insegnanti verso gli studenti”. Con poco scarto dalle precedenti affermazioni, al quarto posto troviamo: “Disporre una modalità didattica più innovativa, coinvolgente e interessante”. Seguono al quinto posto, a parità di percentuale: “Favorire la relazione e la partecipazione di gruppo” e “Dare una minore importanza ai voti e operare una valutazione formativa”. In ultima posizione, con una percentuale più bassa, si colloca: “Minore carico di lavoro a casa”.
A conclusione possiamo affermare l’emergenza, l’efficacia e l’efficienza di una educazione a largo spettro volta all’ inclusione, partecipazione e condivisione, intesa a soddisfare una scala di bisogni e riconoscere valori. Dedicare attenzione all’espressione delle emozioni degli alunni, per un insegnante significa orientare ogni ragazzo a comunicare e a relazionarsi positivamente con gli altri, promuovendo in tal senso la curiosità e il desiderio ad apprendere, come affermato dalle neuroscienze, le quali intendono sfatare un apprendimento solo in termini cognitivi, ma asseriscono il ruolo centrale delle emozioni, specie nei processi decisionali, laddove il docente riesce a catturare l’attenzione dei suoi studenti attraverso una comunicazione che sorprende e cattura i ragazzi, attraverso una buona padronanza di sé e dei propri stati d’animo, generando a sua volta altre emozioni positive.
Una alfabetizzazione emotiva non fa altro che rendere i ragazzi soggetti capaci di comprendere le proprie e altrui emozioni, sviluppando fiducia nel docente e, — unitamente alla promozione di ascolto attivo, comprensione, comunicazione, relazione, lavoro di gruppo, minore carico dei compiti per casa, modalità didattiche innovative, — porta inevitabilmente ad un movimento circolare di forze aggregate tra loro, con ricadute positive sugli apprendimenti del gruppo classe e sulla fattiva relazione triadica docenti-alunni-genitori, in vista del benessere personale e collettivo.
Ricordiamoci sempre che un bravo docente fa la differenza quando riesce a coinvolgere i propri alunni con autorevolezza e gioia, facendo centro nei loro cuori!
Giarre 27/10/2023 La Presidente della sezione AIMC di Giarre
Maria Torrisi
Grafico dei risultati
Scorri le immagini dell'incontro a cui è seguito un momento conviviale
L'incontro, realizzato dall'AIMC sezione di Giarre e dall'istituto Comprensivo Santa Venerina, nella suggestiva cornice della piazza di Nucifori, è stato supportato con ogni mezzo dalle autorità del Comune di Sant' Alfio, nella persona del Prof. Alfio La Spina, Sindaco del Comune di Sant’Alfio e dalle prof. sse Maria Benedetta D’Amico, assessore alla cultura e Pubblica Istruzione e Annalisa Greco, assessore Verde Pubblico e Ambiente, che ringraziamo di cuore!
Un ringraziamento va anche a Don Giovanni Salvia, Arciprete Parroco della Comunità di Sant'Alfio, al Signor Leonardo Troianini e agli operatori del Comune di Sant'Alfio che si sono prodigati affinché l'evento potesse svolgersi nel miglior modo possibile. L'incantevole bellezza del Borgo di Nucifori ha conquistato tutti noi che abbiamo programmato la serata, anche chi, come me, non aveva avuto modo ancora di visitarlo. Ma la sensazione già avuta prima, ieri sera è stata ampiamente confermata dalla bellezza del luogo e dall' accoglienza che ci è stata riservata.
L’evento di ieri sera è stato pensato per condividere con la comunità territoriale, due progetti formativi, l’uno realizzato dalla sezione AIMC di Giarre e l’altro dall’Istituto Comprensivo Santa Venerina, guidato dalla Dirigente Scolastica Mariangiola Garraffo. Entrambi i progetti, ispirati alla pedagogia di Don Milani, fanno parte di un più ampio progetto di costruzione di comunità finalizzato all’attualizzazione del pensiero e dell’opera di don Milani, intitolato Centro Generativo “Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana”, realizzato dal Centro Ricerche sAu in collaborazione con Fondazione CR Firenze e la Fondazione don Lorenzo Milani.
Si vuole comunque sottolineare che l’incontro in questione non ha rappresentato soltanto un momento celebrativo del centenario di Don Milani, raccontando chi è stato Don Milani, ma ha inteso evidenziare quello che Don Milani ha fatto, la sua incisiva azione a livello educativo e sociale, intesa alla valorizzazione delle risorse individuali e collettive, rivolgendo la sua attenzione agli ultimi, ai poveri, per garantire pari opportunità a tutti, al di là della razza, religione, etnia, opportunità di sapere, di fare, di prendere parte alla vita pubblica; di dare ad ognuno la possibilità di far sentire la propria voce per esprimere il proprio pensiero e realizzare il proprio progetto di vita.
I due percorsi formativi che ieri sera sono stati presentati, finalizzati ad attualizzare il pensiero di Don Milani, sono improntati proprio all’approccio individualizzato tanto caro a Don Milani, affinché ogni alunno possa essere protagonista del proprio apprendimento, possa sperimentare un modo nuovo di imparare “il sapere e il saper fare”, aspetto questo fondamentale della scuola di Barbiana.
Iniziamo a parlare del progetto realizzato dall'AIMC sezione di Giarre dal titolo "Il libro della nostra scuola di Nucifori".
Le docenti coinvolte nel progetto sono Cecilia Belfiore che nel lontano anno scolastico 1979- 1980, in una piccola casa rurale, in mezzo ad una vigna, ebbe l'idea di realizzare con una pluriclasse di 6 alunni, un libro cartaceo, con lo scopo di privilegiare la narrazione, il dialogo, la comunicazione tra gli alunni, facendo diventare il libro mezzo e fine, ovvero sia uno strumento di apprendimento, che un vero e proprio report di documentazione di tutte le attività e le esperienze fatte dagli alunni, intese a sviluppare le discipline in modo trasversale partendo dalla quotidianità delle piccole cose, dall’accadere degli eventi permeati dal nuovo e dalla tradizione che evoca, e dalla sottoscritta, che, attraverso il racconto di Cecilia e l' interpretazione del suo pensiero, delle sue idee e emozioni, ha inteso "rispolverare" il libro, mettendosi in ascolto, secondo l’insegnamento dell’ermeneutica filosofica, di ciò che il libro aveva da dire. E così, insieme a Cecilia abbiamo rimesso in gioco i significati e i valori del pensiero di Don Milani veicolati nel libro, facendolo apparire in una veste nuova, trasformandolo in versione digitale, affinché potesse essere condiviso ed esplorato da altri docenti e altri alunni. Il libro originale, realizzato in carta paglia, è stato sfogliato ed ammirato dai presenti e alcune pagine sono state lette dall’ex alunno Leonardo Troianini, catturando l’attenzione di tutti! Un vero e proprio fiume di emozioni ci ha regalato la visione di questo libro che descrive il lavoro appassionato di una maestra attenta, scrupolosa che, preso atto della situazione in cui si trovava ad operare, ha portato avanti lo scopo prefissato: far scoprire ai propri alunni orizzonti nuovi, facendo descrivere e raccontare ad essi stessi lo scorrere del tempo, degli accadimenti, delle trasformazioni della natura, del lavoro dei nonni, del soffio del vento, della vitalità dell’acqua, dell’importanza dello sport, della storia, della geografia… Un susseguirsi di conoscenze apprese dall’esplorazione dell’ambiente, nell’incontro spontaneo e guidato di discipline diverse e intersecate tra loro dalla scoperta e dalla meraviglia! Del libro operativo/documentativo fanno parte anche una serie di lettere, frutto di un carteggio tra gli alunni di Nucifori e una scuola di Bologna.
A seguire il progetto dell’Istituto Comprensivo Santa Venerina con il percorso narrativo “Maestro raccontami una storia”, realizzato dalle docenti Gaia Aleo, Lucia Casella e Antonella Puglisi e da alunni delle classi 4^ e 5^ primaria del plesso di Dagala del Re, che, come specificato dalla Dirigente Mariangiola Garraffo, ha voluto esplicitare l’attenzione posta dalla scuola per una didattica laboratoriale che offre tempi e spazi atti a garantire il confronto, la discussione, la condivisione di saperi, la messa in comune di esperienze, la promozione e lo sviluppo di competenze basate sugli interessi, le aspirazioni e i talenti propri di ognuno. Una didattica che rispetta le differenze individuali, culturali e sociali e si adegua alle istanze degli allievi con bisogni educativi speciali, che offre spazi all’aperto, a contatto con la natura, oltre le mura dell’aula scolastica, paesaggi di apprendimento dove ogni alunno è protagonista, posto al centro del proprio apprendimento.
L'intervento della Dott.ssa Gabriella Zammataro ha inteso riaffermare l'importanza della pedagogia di Don Milani con un ampio excursus sul pensiero e l'opera del priore. La Zammataro, esprimendo il suo personale apprezzamento per entrambi i percorsi progettuali, ha ribadito l'importanza della motivazione nel processo di insegnamento/apprendimento. Se gli studenti sono demotivati non riescono a comprendere il significato delle argomentazioni, se motivati, al contrario, riescono a partecipare attivamente, manifestando il loro interesse, raccontando la loro vita, attraverso le esperienze.
Un ringraziamento va anche alla Presidente AIMC della Regione Sicilia, Prof.ssa Marina Ciurcina per averci dato il piacere e l’onore di essere presente all'evento, la quale ha esteso i propri complimenti per la manifestazione e ha messo in evidenza la peculiarità di entrambi i progetti a voler perseguire gli obiettivi di attenzione, cura, partecipazione, inclusione e autostima, propri del pensiero e dell'azione di Don Milani.
Ringraziamo anche la Prof.ssa Zina Bianca , che non ha avuto la possibilità di potersi unire a noi tramite collegamento online, per la mancata connessione internet, ma, come da precorse intese telefoniche, possiamo riferire che si è complimentata per l’iniziativa significativa e meritevole, intesa a far rivivere la pedagogia di Don Milani, a raccogliere oggi, nell’era della complessità del nostro mondo globalizzato, la sfida da lui posta, per una educazione che risponda alle concrete istanze dei soggetti in formazione, al fine di promuovere quei valori che fanno capo alla libertà di pensiero, al ragionamento critico, alla non violenza, alla solidarietà, al rispetto e alla convivenza democratica tra gli uomini e tra i popoli.
E per finire, desideriamo rivolgere un particolare e sentito ringraziamento a tutti i genitori della scuola di Dagala del Re, che con il loro impegno e la loro collaborazione hanno reso possibile la continuità dell'azione educativa.
Un grazie speciale va agli alunni che hanno partecipato all’evento con le loro letture e le loro riflessioni, dando dimostrazione del prezioso lavoro che insieme alle insegnanti referenti del progetto, hanno svolto in questi mesi. A loro vanno i complimenti per i compiti significativi realizzati con tanto entusiasmo, ognuno con le proprie capacità, i propri talenti, e con la voglia di apprendere e di esprimere quanto imparato!
Un esempio concreto dell’efficacia della didattica, quando le insegnanti riescono ad operare la trasposizione dei contenuti delle discipline all’interno del campo vitale, ovvero dell’esperienza reale di ogni singolo alunno. E non solo, anche quando la didattica, come in questo caso, riesce a far breccia nel cuore dei ragazzi, perché ad essere attenzionata non è solo la sfera cognitiva ma anche quella esistenziale propria di ogni singolo alunno che oltre alle argomentazioni scolastiche è aperto ad uno sconfinato orizzonte di interessi, esigenze, desideri, aspirazioni! Per comunicare con gli studenti, è necessario tenere conto della complessità delle loro esperienze ed emozioni, promuovendo, come affermano le Indicazioni Nazionali, "una relazione intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi."
E oggi più che mai, in una società in cui l’individualismo penetra in ogni campo, si rende quanto mai necessario fare appello a quella legge che Don Milani chiamava “la legge scritta nel cuore”, la sola in grado di riconoscere l’altro come un altro essere uguale a sé, portatore di uguali diritti, perseguibili solo attraverso i reciproci doveri che si traducono in protezione, rispetto e cura, quest'ultima intesa come forma più alta dell’amore!
Nucifori (Sant'Alfio) 5 luglio 2023 La presidente della sezione AIMC di Giarre
Maria Torrisi
Per la visione dei progetti presentati si rilasciano i link di riferimento.
LINK PROGETTO IL NOSTRO LIBRO DI NUCIFORI - Associazione AIMC di Giarre
LINK PROGETTO MAESTRO RACCONTAMI UNA STORIA - I.C. SANTA VENERINA
Prendersi cura
Una parola speciale, oggi più che mai da più parti, evocata, sussurrata, bramata.
Che vuol dire prendersi cura e poi di chi, di cosa, perché?
Perché urge prendersi cura, non solo di sé stessi ma anche degli altri, dell’ambiente e di tutto ciò che circonda il nostro essere nel mondo?
Don Carmelo Raspa nella sua esauriente relazione, citando più volte alcuni passi della Genesi, ha pronunciato vari vocaboli che ruotano attorno alla parola “cura”.
Nel citare la Genesi e nell’affrontare l’argomento della cura Don Carmelo Raspa ha toccato parole come: tenerezza, reciprocità, interiorità, controllo, giustizia, autonomia, abbandono, economia, produzione, velocità, prendere tempo.
Su queste parole cercherò di descrivere la mia riflessione.
Don Carmelo mi ha emozionato tanto, ascoltandolo.
Una parolina mi ruotava nella mente continuamente, forse perché mi toccava da vicino.
Tenerezza riferita al rapporto con l’altro, entrare in contatto con l’altro, scalzo, senza calzari, in punta di piedi. Che meraviglia questo concetto, delicato, empatico, gentile, il contrario dell’arroganza, della prepotenza, della violenza nel rapportarsi all’altro!
Mi ha molto colpito ed ho imparato un nuovo modo di comportamento, perché io nell’esprimere tutti i miei sentimenti di affetto, di stima, nei confronti soprattutto dei miei alunni ma anche nei confronti degli adulti a me cari, mi lancio con tutta me stessa verso l’altro e dono il mio abbraccio istintivamente, spontaneamente senza chiedere, ti posso abbracciare? Questo perché anche nelle esternazioni positive è necessario capire se anche l’altro prova piacere ad essere abbracciato e così ricambiare. Questo concetto mi ha fatto ricordare un episodio accaduto a scuola e ripetuto negli anni di insegnamento:
io pronta all’abbraccio che ritengo un gesto di affetto puro, sincero, silenzioso nei confronti dell’altro e invece l’alunno non muove neanche le braccia e rimane impalato a subire le mie braccia attorno a lui e in effetti non so se per timidezza o addirittura infastidendosi.
Oggi ho imparato una nuova lezione, cercherò di essere più prudente nelle mie esternazioni affettive per non rischiare di sbagliare.
Reciprocità: Certo, nel prendersi cura si instaura una relazione con l’altro che si manifesta non solo toccandosi, stando vicino, ma anche condividendo, confrontandosi, in poche parole, quando si è l’uno nei pensieri dell’altro. Non ci può essere reciprocità da soli, anche perché dove si va da soli? L’uno per esprimersi, per essere e per esserci, ha bisogno dell’altro.
Interiorità: Questo è un campo ancora più delicato, scavare dentro è arduo, è un atto di coraggio, l’io interiore non sempre si manifesta, è toccare l’animo, la sua essenza, i suoi desideri, le sue aspirazioni. Non sempre viene fuori nel prendersi cura dell’altro.
Controllo: Diventa automatico, inevitabile nella relazione con l’altro, l’importante è non superare certi limiti che possano danneggiare chi riceve la cura.
Giustizia: Come nella storia del buon Samaritano il quale invece di tirare dritto come gli altri che erano passati prima di lui, quando vide l’uomo per terra, lo guardò ed ebbe compassione. Il buon Samaritano ha assistito ad una ingiustizia e ha pensato di dover agire nel giusto modo.
Autonomia: “Senti ragazzo mio ora devi sbrogliartela da solo”; “Sei grande”; “Sei forte”; “Sei coraggioso”; “Puoi camminare con i tuoi piedi e mettere in atto le tue azioni, perché ne sei capace”. Sono tutte espressioni di incoraggiamento, senza dubbio, attraverso le quali si cerca di invogliare l’altro ad essere autonomo nelle scelte e nelle decisioni, però si rischia di cadere nell’errore di far nascere nell’altro il sentimento di chi vuol liberarsi dell’ingombro di sostenere, consigliare, stare accanto, con la conseguenza che tutto ciò può dar luogo al pericolo dell’abbandono…
Anche in questo caso la parola prudenza ci insegna molto per essere più equilibrati nei comportamenti, evitando danni nell’aiutare l’altro a crescere. E’ necessario che il genitore, l’educatore, accompagni il bambino man mano durante lo sviluppo dell’età evolutiva, seguendolo passo, passo durante tutte le tappe evitando di soffocarlo, senza però abbandonarlo. Dare sostegno nel presente che si sta vivendo.
In un mondo in cui tutto corre vertiginosamente e si liquefà come acqua nel deserto, prendersi cura di sé stessi è importante perché dà valore al proprio essere per accrescere l’autostima, essere in pace con sé stessi e prendersi cura degli altri in maniera adeguata.
Io non posso avere cura degli altri se sto male, se il livello di autostima è basso, se la mia anima è depressa, se la mia mente è ingarbugliata da pensieri contrastanti, conflittuali dove dentro di me regna tensione, conflitto, malessere. Prendersi cura di sé stessi fa stare bene, ti fa sorridere e sei lieto di donare il tuo sorriso, il tuo aiuto a chi è più fragile.
L’uomo esiste per prendersi cura di sé e di tutto ciò che ha a che fare con la sua esistenza: ambiente… natura… mare… montagna.
La cura rientra nell’ordine delle cose essenziali per l’uomo, è la base della sua crescita perché per dare forma al nostro essere possibile dobbiamo necessariamente avere cura di noi, degli altri e del mondo…Una vita buona, corretta, leale, non può tralasciare la premura verso il prossimo, la sollecitudine a favorire il benessere dell’altro, l’impegno a far fiorire le sue capacità. Come fa un bravo insegnante con un gran dispendio di energie ma ottenendo in cambio un qualcosa di meraviglioso, di senso che non ha uguale e che lo fa sentire bene sempre.
Ascoltando Zygmunt Bauman, a cui ho avuto il piacere di stringere la mano, in occasione del Festival della Filosofia, nel 2015 a Modena, viviamo oggi una “modernità fluida, un mondo dove tutto scorre e nulla sembra sedimentare, dove i confini sono sfumati, dove ciò che è giusto e ciò che è sbagliato si confondono”.
Economia: la società dei consumi si basa sull’acquisto di beni superflui che, molto spesso, soddisfano dei bisogni indotti dalla pressione della pubblicità e non necessariamente utili. Essa nasce quando i cosiddetti beni secondari diventano di primaria importanza e accessibili a larghe fasce della popolazione.
Il consumismo crea soltanto un’illusione superficiale di uguaglianza tra le classi, ma la cosa più terribile è l’obsolescenza programmata, secondo cui ogni dispositivo elettronico, ogni elettrodomestico, oggi ha una durata predefinita prima di essere vecchio e da sostituire. Questa è un’aberrazione del consumismo contemporaneo!
Io ho appena festeggiato cinquant’anni di matrimonio e il frigo marca INDESIT, che mi hanno regalato al mio matrimonio ancora funziona bene e meglio di quelli attuali!
A indurre la popolazione a comprare beni superflui sono le industrie che, attraverso il martellamento della pubblicità, creano sempre nuovi bisogni.
La società dei consumi porta a una sorta di omologazione degli usi e dei costumi nazionali, dove tutti fanno e comprano le stesse cose. In questo andare così veloci ed essere più consumatori che “scienziati” del proprio tempo, inventori e creatori della propria vita, si va come le pecore, dove va la massa, dove tira il vento, seguendo la moda dell’uso e getta; in questo modo di vivere caotico, rientra perfettamente il non dover correre quando si parla di prendersi cura di qualcuno; diventa necessario riprendere la strada del fare più lentamente e capire di più ciò che si sta facendo. Anche e soprattutto nella relazione con l’altro nessun momento di attenzione sincera è una perdita di tempo. Infatti, oggi, poco ci si ascolta nella nostra quotidianità e poco si comunica se non attraverso i social, diventati i padroni dei nostri pensieri.
Sono frequenti espressioni come “Mi dispiace, non ho tempo”; “Devo correre, ho tanto da fare”; “Ci sentiamo la prossima volta”; Devo accompagnare i bambini in palestra, in piscina, alle prove di danza” ecc. ecc. Ma gli anziani e soprattutto i bambini, hanno bisogno solo di essere ascoltati, accarezzati, amati senza dover ricorrere al riempimento della loro vita come fossero dei contenitori da riempire il più possibile di tante, tante attività, spesso non assolutamente necessarie.
La mente dei bambini è paralizzata dai giochi elettronici, esegue, non sperimenta, non esercita più nessuno stimolo di creatività per inventare giochi e divertirsi anche con materiali poveri e di riciclo, con la grande soddisfazione di aver esercitato il proprio cervello a pensare, creare, realizzare.
Questa corsa frenetica di adulti e bambini di essere impegnati in tante “cose”, toglie spazio ed energie a qualcosa di essenziale, che ci sfugge tra le mani senza rendercene conto. Questa la cosa più terribile!
Il lavoro in classe, con bambini meno seguiti dai genitori perché anche loro corrono, è diventato più complesso e diventa necessario rivedere le pratiche scolastiche al fine di non vedere la classe una gabbia di stress.
La bravissima relatrice Cettina Messina che avrei voluto ascoltare con più calma per il suo interessante contributo, mi ha molto entusiasmato e lanciato altri input di ricerca e approfondimento per instaurare in classe interventi di aiuto e di autostima reciproci che diano serenità ai ragazzi, spesso poco seguiti dalla famiglia.
Il ragazzo tutor dell’altro è una strategia didattica eccellente perché si educa sin da piccoli a una idea di scuola non competitiva, ma inclusiva, comunicativa, utile ad entrambi, basata su un rapporto di aiuto, di dialogo e di relazione positiva.
Un esempio di tale tipo lo abbiamo vissuto nella nostra classe di terza media. Sin dalla prima media un ragazzino non riusciva a mettere nero su bianco nemmeno una parola, ebbene giorno dopo giorno, con l’aiuto dell’insegnante e soprattutto di un compagnetto che è stato il suo tutor per tutto il triennio, il miracolo è avvenuto. Ha fatto gli esami scrivendo il tema scelto e riuscendo ad esprimere i propri pensieri, i suoi desideri, i suoi obiettivi futuri. È riuscito a studiare in classe, autonomamente perché a casa non lo poteva fare, dovendo accudire due sorelline molto piccole, ma il fatto più sbalorditivo è stato quando lui è diventato tutor di un altro compagnetto che ne aveva di bisogno: il suo corpo si è trasformato, il suo viso si è illuminato, le sue braccia si sono gonfiate come le ali di un grande aereo, pronto per il decollo. Non potrò mai dimenticare la gioia, l’energia, la carica che quel ragazzo ha vissuto nel momento in cui gli è stato detto di essere lui il tutor del suo compagno.
Questo esempio ci insegna quanta forza possa scaturire dal prendersi cura di qualcuno, con purezza di sentimenti.
Un allarme che viene dalla pedagogia contemporanea ci avverte che il tempo presente, dominato dal vivere superficiale, sembra aver dimenticato l’importanza decisiva di un’autentica conoscenza di sé stessi. È necessario attivare tutti gli strumenti utili, affinché ogni alunno abbia la possibilità di conoscersi, di operare un cambiamento per pervenire al proprio sé migliore. L’imperativo delfico “Conosci te stesso” è una guida e una condizione per la realizzazione di una vita bella e ricca di significato.
La Presidente Maria Torrisi ha puntualizzato l’importanza del fare scuola non alla maniera tradizionale, ma nella forma esperienziale in cui la prassi diventa maestra della teoria la quale è necessaria, ma non esaustiva per entusiasmare i ragazzi all’apprendimento, oggi distratti da una miriade di messaggi polifonici e molto variegati.
Condivido pienamente l’analisi della Presidente Maria Torrisi sul modo di fare scuola oggi, una scuola che deve accendere l’entusiasmo oltre che l’attenzione, utili per imparare i contenuti scolastici. A parer mio coltivare un giardino, conoscerne le varie tappe di seminazione, di crescita, imparare i vari nomi delle piante, il ciclo di vita delle piante, solo attraverso la lettura e la spiegazione del libro di testo, non basta, assolutamente!
Non c’è esperienza più bella del toccare, manipolare, piantare, seguirne la crescita, osservare la bellezza dei cambiamenti, “averne cura direttamente”, quotidianamente; non c’è soddisfazione maggiore e il ricordo di tutto quello che si è studiato in Scienze, dal testo scolastico, rimarrà nella memoria dell’alunno per sempre.
Giuseppina Pizzigoni ideatrice della “Rinnovata”, ci ricorda il suo metodo:
“Scopo il vero, tempio la natura, metodo l’esperienza. Non si insegni: si esperimenti”.
Il metodo che si continuava a sostenere era “eternamente quello: metodo verbale, esercitazioni mnemoniche spinte alla sazietà”. Il precettismo verbale era imperante e la scuola si presentava come il luogo di trasmissione passiva del sapere nozionistico e delle norme morali.
Che entrino le penne stilografiche e le bic al posto del calamaio,… che entri, con tutti gli onori, il computer nelle classi, … che si ricostruisca la piscina, che si piantino nuove varietà di piante, che si allevino animali diversi… l’importante è che non cambi l’idea originale, e cioè che il bambino continui ad imparare facendo, sperimentando personalmente, immergendosi totalmente, anima e corpo, nelle nuove occasioni che la vita, fuori e dentro la scuola, gli offre!
La scuola doveva essere dotata di un campo da gioco, un campo per le attività agricole, un apiario, un pollaio, tre chioschi e tanti spazi esterni, sosteneva la Pizzigoni.
Nel discorso tenuto nell’aula magna del ginnasio Beccaria il 23 marzo 1923, Giuseppina Pizzigoni così dichiarava: “La nostra scuola è oggi fatta di parole molte e di attività poche; essa tende a livellare le menti piuttosto che a sviluppare le singole energie, lascia inerte l’attività fattiva dello scolaro, attività che è mezzo principe per ottenere la cooperazione diretta del discente”.
La Pizzigoni (1870-1947), insegnante, dirigente, formatrice e pedagogista, nella sua scuola elementare rinnovata, introduce il concetto di …scuola all’aperto, una scuola con giardini e spazi, all’aria aperta, ...la scuola è il mondo, il mondo è inteso come vita vera, ambiente nel quale si osserva e si sperimenta. L’idea principale consiste nel rendere la scuola stessa un mondo di vita vera. Il mondo esterno entra nella scuola quando non si lascia fuori della porta del cancello d’ingresso nell’edificio. La scuola deve avere come principi basilari: scoprire, osservare, sperimentare, pensare, lavorare, creare.
La scuola è il mondo, e il mondo è la scu
Giarre 20/06/2023 Prof.ssa Maria Caserta
Socia AIMC sezione di Giarre
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L’incontro sulla tematica “Empatia e prosocialità Vs Bullismo e Cyber Bullismo, organizzato dall’AIMC sezione di Giarre in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Santa Venerina, svoltosi il 30 maggio 2023, ha suscitato grande interesse tra i numerosi docenti che hanno aderito all'iniziativa.
La Presidente della sezione AIMC di Giarre, Maria Torrisi, ha introdotto la tematica dell’incontro partendo dalla considerazione della tendenza all’aumento dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, facilitato anche dal particolare periodo della pandemia da Covid 19 che ha accentuato l’ isolamento e la difficoltà nelle relazioni sociali.
Tali fenomeni molto presenti, purtroppo, nelle vite dei ragazzi, specie in ambito scolastico, rappresentano un serio problema che va ad intaccare l’equilibrio psico-fisico della persona che viene presa di mira, le cui conseguenze fanno registrare sempre più casi di vergogna, isolamento, ansia, depressione e perfino tentativi di suicidio. Pertanto si rende quanto mai necessaria una sinergia di forze di tutti gli attori sociali a cominciare dalla famiglia, dalla scuola, dal gruppo dei pari, dagli specialisti, tale da inseguire modalità e pratiche educative atte a contrastare detti fenomeni, soprattutto in chiave preventiva.
A seguire, i saluti e l’intervento della Dirigente Scolastica Mariangiola Garraffo, dell’Istituto Comprensivo Santa Venerina che ha riportato la testimonianza della propria scuola per quanto riguarda le azioni intraprese per contrastare tali fenomeni, citando la formazione svolta sia per i genitori, dall’associazione AITF, sulle relazioni familiari, gestione dei conflitti familiari e sociali, comprensione e valorizzazione dei bisogni psicologici e affettivi dei minori; sia la formazione per i docenti sulle “Pratiche Riparative” condotta da esperti dell'Associazione Comunità il Gabbiano, partner del progetto L’ora di Lezione Non Basta, che la scuola porta avanti da alcuni anni, riguardante appunto le pratiche riparative da mettere in atto nella gestione dei conflitti e della violenza, in genere.
I percorsi citati hanno inteso affrontare la questione di certi comportamenti riconducibili al bullismo o cyberbullismo o comunque ad atteggiamenti di violenza, di prevaricazione, di conflitto, prefiggendosi l’obiettivo primario di approfondire la comprensione delle dinamiche sottese a tali fenomeni, al fine di trasformarli da distruttivi a costruttivi. Per affrontare queste situazioni delicate, prendendo in considerazione i vari aspetti che possono aver guidato certe azioni, continua la Dirigente Garraffo bisogna partire dall’ascolto e dalla comunicazione. Non è sufficiente sostenere la vittima di bullismo e/o prevedere "punizioni" per il colpevole di turno, ma è necessario ascoltare l'autore della violenza, il cosiddetto “carnefice”. Prestare ascolto a quelle che sono le sue emozioni, i sentimenti, le implicazioni relazionali e sociali che hanno determinato certe comportamenti, certe azioni. È necessario, conclude la Dirigente Garraffo, costruire contesti collettivi per far emergere i bisogni, assegnare significati, rielaborare situazioni, basati su un’effettiva collaborazione tra docenti, genitori, studenti, psicologi, allo scopo di analizzare il problema, mettere in discussione i luoghi comuni e dare risposte e soluzioni adeguate.
L’ intervento di Davide Bennato, Prof. Di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Sociologia dei media digitali e Sociologia Digitale all’Università agli Studi di Catania, autore di diversi articoli scritti per Agendadigitale.eu, - una testata giornalistica e scientifica che si avvale di collaboratori autorevoli e specializzati, per accompagnare l'Italia nella rivoluzione digitale -, ha posto l’accento sul concetto di “esercizio di violenza”, quale atto o serie di atti trasgressivi e violenti, verbali, fisici, psicologici, commessi a danno di coetanei più deboli, denotante i due fenomeni di bullismo e cyber bullismo.
E sia che si tratti di bullismo sia che si tratti di cyberbullismo, fondamentalmente non esiste una grande differenza tra le due forme, in quanto sia il bullismo che il cyberbullismo sono da intendersi, appunto, come “esercizio di violenza”; nel primo caso perpetrato “faccia a faccia”, nel secondo caso attraverso strumenti tecnologici. Così come le tecnologie ancor prima di essere tecnologie sono spazi sociali, afferma il Prof. Bennato, allo stesso modo il cyber, ancor prima di essere cyber è bullismo! Affermazioni queste che, come una cartina da tornasole confermano l’influenza sia del corredo genetico responsabile di determinati tratti distintivi dell’individuo, sia dell’ambiente in cui l’individuo nasce, cresce e si sviluppa. E come confermato dagli studi di varie scienze, psicologia, neuroscienze, sociologia.., l'ambiente in cui l'individuo si forma incide molto di più delle peculiarità distintive innate.
A determinare detto esercizio, dunque, sono tanti i fattori concorrenti, riconducibili ad ambiente familiare, contesto sociale di appartenenza, clima scolastico, caratteristiche individuali; elementi tutti che incidono sui comportamenti dell’individuo e che possono creare sfumature diverse da un polo all’altro della linea di condotta che va dal subire al sopraffare.
Pertanto, un notevole peso assume, nella formazione della personalità, il background socio-culturale in cui il soggetto vive, quale fattore in grado di contribuire allo sviluppo di certi comportamenti devianti e violenti.
Pensiamo a questo punto ad una teoria di stampo olistico quale potrebbe essere quella di Durkheim, che nel suo scritto “Regole del metodo sociologico” , afferma “Quando ci si accinge a spiegare un fenomeno sociale, bisogna cercare separatamente la causa efficiente che lo produce e la funzione che esso assolve”.
Appurate, dunque, le cause che potrebbero essere addebitate a situazioni che il ragazzo vive quotidianamente perché inserito in una società formata da “fatti sociali” , cioè dall’insieme di modi di pensare e agire che si qualificano come entità esterne all’individuo, in grado, però, di governarlo, di orientarlo a determinati valori e comportamenti, resta ancora da analizzare la funzione a cui il fenomeno intende ottemperare.
Spesso comportamenti aggressivi sia in forma verbale che relazionale sono dettati da una forma di paura, per cui il bullo cerca in tutti i modi di mettere paura ad un coetaneo perché è lui stesso ad avere paura, nonostante faccia credere il contrario. Di solito, viene esibita una forza, un coraggio, che di per sé sono fittizie; l’autostima che il bullo manifesta, che traspare dalla sua voce, dai sui atteggiamenti, cela in sé una forma di egoismo, dettata da un meccanismo di difesa. Ecco, in questo caso un esempio della funzione cui vuole assolvere un comportamento violento. Quest’ultimo non vuole far altro che coprire il timore, di chi compie la violenza, di essere attaccato, di non saper reagire, innescando così il meccanismo della sua potenza, della sopravvalutazione di sé.
L’esibizione della forza, nell’ambiente digitale, rispetto all’ambiente fisico, viene di gran lunga enfatizzato, restituendo, pertanto, una errata percezione della forza esibita.
Pertanto, il cyberbullismo non si pone altro che in continuità con il bullismo, la differenza, continua il Prof. Bennato, sta, dunque, nell’enfasi prodotta dal contesto digitale, per cui una violenza che si esercita nello spazio fisico viene continuata nello spazio digitale, dove le tecnologie fungono da “moltiplicatore”.
Avviandosi alla conclusione del suo intervento, il Prof Bennato si proclama, comunque, a favore delle tecnologie, per le opportunità che esse offrono, quali strumenti che rendono la didattica più accattivante, che riducono distanze, facilitano le comunicazioni e le informazioni con un tempo flessibile, e condivide quanto espresso dalla Dirigente Garraffo, a proposito del coinvolgimento di tutte le componenti interessate, scuola, famiglia, alunni, docenti, per disinnescare i meccanismi prodotti dai fenomeni analizzati. Un approccio di tipo sistemico, finalizzato a mettere in atto misure preventive atte a contrastare il fenomeno, agendo sia sul fronte di una efficace comunicazione, sia promuovendo il rispetto dell’altro, la relazione interpersonale, sia colmando le lacune legate a una scarsa conoscenza del funzionamento e dell’utilizzo degli strumenti tecnologici, attenzionando in modo particolare la cosiddetta “netiquette”, ovvero l’insieme di regole di condotta per comunicare in Internet in modo rispettoso e appropriato, che impedisce, tra l’altro, di incorrere in sanzioni, è fondamentale! La misura, dunque, da adottare per eccellenza, conclude il Prof. Bennato, non può essere altro che una buona Educazione, perchè quando siamo educati fuori, poi lo siamo anche dentro il digitale!
A partire da questa frase, che non è solo di effetto, ma che ci parla di Educazione ai Media, come comprensione critica dei media, che permette di riconoscerli per ciò che sono, ovvero non solo “strumenti” ma orizzonti linguistici e culturali, di una realtà dove virtuale e reale si incontrano su uno stesso piano, ha preso vita la relazione della docente Giusy La Mastra che ha indicato l’Empatia e la prosocialità quali strategie di prevenzione per mettere in atto azioni intese ad arginare i fenomeni di bullismo e cyberbullismo, favorendo sin dall’infanzia, la prosocialità, la relazione empatica con gli altri, il rispetto di se stessi e dell’Altro, quali abilità sociali per evitare forme di prevaricazione, sopraffazione, violenza, in qualsiasi ambiente reale e/o virtuale, in qualsiasi modalità.
Combattere il bullismo e il cyberbullismo significa aver cura del presente e del futuro dei ragazzi, continua La Mastra, significa assumersi l’ impegno da parte della scuola e dei docenti a prevenire questi fenomeni mediante una alleanza tra le varie componenti e la messa in atto di pratiche educative significative.
Riferisce, dunque, la testimonianza delle metodologie innovative messe in campo nella scuola dove presta servizio, l’Istituto Comprensivo di Santa Venerina, che ha aderito, già da anni al modello di Scuola Senza Zaino.
Un modello di scuola che mette l’alunno al centro, che poggia su tre nuclei fondamentali: ospitalità, comunità, responsabilità, che si avvale di un approccio globale al curricolo che pone in primo piano non la trasmissione di contenuti ma l’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze attraverso esperienze significative che vedono le discipline interessate in modo trasversale; che prevede attività laboratoriali dentro e fuori l’aula; percorsi di musica, teatro, sport, attività che permettono agli alunni di coltivare i loro talenti e loro inclinazioni, mettendo in gioco non solo il cognitivo ma anche emozioni, sentimenti, affettività.
Attraverso, soprattutto, la cooperazione, derivante dal setting d’aula adottato, che facilita la comunicazione e il dialogo, i bambini sono portati ad eliminare quelle parole, quelle espressioni da cui spesso prende l’avvio la strada per il bullismo. Questi ambienti di apprendimento si prefiggono di favorire il miglioramento dei rapporti interpersonali, di recidere sul nascere eventuali atteggiamenti di bullismo, perché indirizza gli alunni verso la crescita autonoma e responsabile, verso il saper stare con gli altri, attraverso metodologie innovative atte a favorire la comunicazione.
L’agorà, praticata quotidianamente, in modalità circle time, quale spazio in cui ognuno può esprimere il proprio pensiero su un determinato argomento, dove poter fare proposte, scambiarsi opinioni, tenendo presenti i vari punta di vista, nel rispetto della reciproca libertà, si costituisce come una prassi civile e democratica che promuove la condivisione di idee e la collaborazione in vista di un bene comune. Tutto questo si svolge in un tempo flessibile e informato, perché agli alunni viene presentato il planning delle attività programmate, suscettibile comunque di revisione e cambiamenti, determinati da particolari interessi manifestati dai bambini per qualche argomento e/o attività in particolare.
Promuovere la prosocialità e l’empatia come abilità sociali in grado di prevenire fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo, conclude la docente La Mastra, significa indirizzare gli alunni alla via della gentilezza, della cooperazione, della condivisione, del rispetto, della cura di sé, degli altri, delle cose, dell’ ambiente naturale; significa indirizzarli verso uno sviluppo sostenibile inteso a contrastare quella povertà educativa che non si esaurisce nella scarsità di mezzi economici, ma che auspica di combattere l’analfabetismo emotivo di cui è pregna la società di oggi, affinchè la voce del più forte non possa mai risuonare incontrastata, non possa mai prendere il sopravvento sul più debole per intimidirlo e ferirlo nel profondo, ma possa essere risanata dall’ascolto, dalla comprensione, dalla cura.
A conclusione degli interventi dei relatori hanno preso la parola la Presidente AIMC Regione Sicilia, Marina Ciurcina e le socie della sezione AIMC di Giarre, Cecilia Belfiore e Maria Caserta, che, con analisi accurate e significative circa la società in cui viviamo, sempre più frammentata, che rende gli individui incapaci di empatia, di altruismo e di qualsiasi gesto e azione di solidarietà, hanno confermato la necessità dell'azione a cui la scuola, in sintonia con le famiglie e altre istituzioni è chiamata, per promuovere una formazione in grado di far fronte all’inquietudine, alla solitudine diffusa, alla disattenzione civile, alla invisibilità morale, all’indifferenza dei segni, espressioni con le quali vari sociologi hanno analizzato i caratteri preminenti nella società, mettendo in atto pratiche di Ascolto.
A tal proposito facciamo nostre le affermazioni di Serge Moscovici, quanto mai attuali per rispondere alla complessità della nostra società globalizzata: “Aiutare, condividere e cooperare, sono tre comportamenti prosociali che non devono mai mancare nell’educazione dei ragazzi”.
Per concludere, ringraziando i relatori e i docenti tutti partecipanti all'incontro, confidiamo in una “rivoluzione culturale” della scuola in ogni ordine e grado, per costruire nuove forme di aggregazione sociale e culturale e senza perdere mai la speranza, con la consapevolezza che ogni piccolo seme genera una nuova pianta, ricordiamo le parole di Baumann “Non dimentichiamo che ogni maggioranza all’inizio era una minuscola, invisibile e impercettibile minoranza. E che perfino le querce centenarie provengono da ghiande ridicolmente minuscole.”
Giarre 30/05/2023 La Presidente della sezione AIMC di Giarre
Maria Torrisi
ESSERE UOMO, ESSERE DONNA: OLTRE LE DIFFERENZE
L’incontro on line del 14/04/2023, dedicato al tema della differenza di genere, riferito al percorso di seminari “Educare alla Non Violenza”, promosso dalla sezione AIMC di Giarre e dall’Istituto Comprensivo Santa Venerina, ha inteso testimoniare l’impegno di una comunità educante, formata da scuola, enti, associazioni e imprese del territorio, per l’ educazione e la formazione dei giovani, nonché per aiutare e sostenere le famiglie nell’arduo compito della crescita dei ragazzi, con particolare attenzione alle fragilità che emergono a diversi livelli, segnatamente aggravate dalla pandemia da Covid 19.
Si può dire che i temi della comprensione, conciliazione, relazione, responsabilità e cura, hanno rappresentato il focus dell’incontro nella misura in cui si è attenzionata in primis la questione della differenza tra uomo e donna, quale risorsa da cui partire per instaurare un equilibrio tra le due identità anziché sostenere la tesi della contrapposizione, intesa ad intrappolare la questione in un tunnel cieco senza alcuna via d’uscita.
Ad aprire tale discussione è stata la Dirigente Scolastica Mariangiola Garraffo che citando il bestseller mondiale di John Gray “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” ha sottolineato la diversità che caratterizza l’uomo e la donna nel modo di pensare, parlare, agire, amare. L’attenzione posta sul rapporto uomo-donna, ha inteso affermare non la condizione di completamento dell’una parte nei confronti dell’altra, bensì l’unicità della persona nel suo essere uomo-donna, con caratteristiche differenti e una identità propria.
E sono proprio queste diversità che, se riconosciute, accettate e valorizzate, favoriscono il dialogo, il superamento delle incomprensioni, la facilitazione e il rafforzamento dei rapporti. È dunque, il reciproco sostegno emotivo, il sentirsi considerati, ascoltati e amati a vicenda ad abbattere quelle barriere che inducono alla divisione, al rifiuto, alla discriminazione.
John Gray ha utilizzato la metafora dell’onda per descrivere i momenti alti e bassi che contraddistinguono la donna, ma ha parlato anche dei momenti in cui si l’uomo si ritrae nella sua caverna per poi riapparire inaspettatamente, per cui ciò che non deve venire mai meno nel rispetto delle manifestazioni delle diverse identità è la reciproca comprensione!
Darsi fiducia vicendevolmente, capirsi, apprezzare l’altro per ciò che lo rappresenta, significa andare oltre le differenze e riconoscere le capacità di ognuno, tanto dell’uomo quanto della donna.
Sfatare, dunque il mito della contrapposizione o meglio superare la contrapposizione in una superiore sintesi che venga a conciliare le differenze, in un unicum di intenti, per una effettiva realizzazione di sé, si presenta la via da seguire affinché ognuna delle parti possa vivere con dignità la propria vita.
Lasciare l’altro nella sua alterità, riconoscere l’unicità e il valore della persona, sia esso uomo o donna, significa poter fruire l’uno dell’altro, di ciò che ognuno può dare, abbandonando la logica dell’uso per abbracciare la logica del dono. Pertanto è fondamentale, ha asserito Mariangiola Garraffo, incentivare, soprattutto nelle giovani generazioni, la capacità di costruire relazioni basate sui principi di parità, equità, rispetto, inclusività, riconoscimento e valorizzazione delle differenze, così da promuovere una società in cui il libero sviluppo di ciascun individuo proceda di pari passo con il perseguimento del bene collettivo.
Si è poi soffermata sulle fragilità che interessano il nostro tempo, a livello culturale, economico, psicologico, comunicando le azioni che la scuola da lei guidata ha già programmato all’interno del PNRR, a sostegno della comunità scolastica, individuando processi organizzativi e modalità di interazione con il territorio che possano dare le risposte adeguate all’articolarsi dei bisogni.
Nella scuola come nella vita, bisogna avere ben chiaro il progetto di autenticità a cui si aspira, ha concluso la Dirigente Garraffo, per questo bisogna esortare i ragazzi ad affrontare con consapevolezza e decisione il confronto e a prestare attenzione anche a ciò che si perde nel lungo termine perché esso è altrettanto importante di ciò che si ottiene nell’immediato, per cui ad essere rilevante non è solo il sapere ma nella stessa misura lo è anche il saper fare e il saper essere!
A seguire l’intervento della imprenditrice Anna Maugeri Russo della Distilleria Russo e della nuova linea di prodotti igienizzanti “Prontigen” che ha dato vita ad un altro ramo aziendale, la “Russosan”, con sede a Santa Venerina, provincia di Catania.
Una donna forte, determinata, decisa, che ama la sua terra all’inverosimile e che da questa terra ospitale, accogliente e solare come lei, trae ispirazione, identificando i nuoviprodotti creati con nomi, colori e forme che rispecchiano fedelmente le caratteristiche della nostra bella isola di Sicilia.
Ha esordito con il comunicare l’amore per il territorio e l’impresa, quest’ultima, da lei vissuta come slancio eroico, come crescita individuale e collettiva. Ed è per questo che incita e sprona le altre donne a far fronte alle avversità, a scommettersi, a realizzare le proprie aspirazioni, a investire su se stesse, sui propri talenti, a chiedere aiuto e supporto, se necessario, alle istituzioni sul territorio.
Un esempio di empowerment per eccellenza quello di Anna Maria Maugeri Russo che spinge ogni donna a credere nelle proprie potenzialità, a rafforzare le proprie competenze per acquisire l’opportunità di partecipare alla vita sociale, per impadronirsi delle abilità e delle attitudini attraverso cui svolgere un ruolo, una missione, nella società o semplicemente dare forma alla propria vocazione, far fiorire la propria vita!
Ha poi sottolineato l’importanza dell’esempio dei genitori per i ragazzi che procedono in linea con i comportamenti, i modi di dire e di fare che apprendono in famiglia, quale nucleo educativo della prima socializzazione. Ha anche evidenziato la coesione che deve esistere tra donne, la solidarietà, la comprensione, elementi che non possono mancare nei rapporti interpersonali, in generale.
Il riferimento ultimo espresso riguardo la collaborazione tra docenti e genitori, quale fattore fondamentale per l’unità di intenti a cui mirare in vista della formazione dei ragazzi, ha fatto emergere la positività della comunicazione, la disponibilità alle informazioni, le modalità di facilitazione e le risposte puntuali alle richieste di aiuto, implicite ed esplicite, che i docenti dell’Istituto Comprensivo di Santa Venerina riservano alle mamme lavoratrici come lei e a tutte le altre mamme che per un verso o l’altro si trovano spesso in difficoltà nel corrispondere in modo adeguato con la scuola, dimenticando una data, una richiesta avanzata o altro.
A chiusura dell’intervento, Anna Maria Maugeri ha ribadito la funzione educativa che l’impresa può avere, quale modello esplicativo per abituare i ragazzi ad affrontare le sfide, superare le difficoltà ed accettare anche i fallimenti, in vista di ulteriori traguardi. Ha sottolineato, inoltre, l’importanza del confronto dei propri limiti ma anche delle proprie passioni, talenti e aspirazioni evidenziando come le difficoltà e lo scoraggiamento, accompagnati da affiatamento, amicizia, comprensione, solidarietà, sostegno, empatia, che si respirano in famiglia così come nella scuola, incidano positivamente nel plasmare la personalità dei ragazzi, quali elementi di unione, accordo, aggregazione, alleanza, che confluiscono nella relazione per eccellenza e nella realizzazione del bene di tutti e di ciascuno!
L’intervento di Maria Torrisi, presidente dell’associazione AIMC sezione di Giarre ha voluto porre l’accento sul mancato raggiungimento di una effettiva parità di genere, sostenendo che in una società come quella attuale in cui la violenza a tutti i livelli e in ogni forma è presente in maniera endemica nella vita sociale, in più parti del mondo, è necessaria una formazione in sinergie di forze di una comunità educante che possa far riflettere sulla disattenzione civile a problematiche così importanti che caratterizzano il nostro tempo, come appunto la discriminazione di genere.
Purtroppo, i dati statici, soprattutto a livello internazionale, fanno rilevare che politiche, convenzioni e leggi di sorta non sono sufficienti a contrastare le varie forme di violenza, per cui non abbiamo ancora raggiunto la parità di genere, il che si traduce in un mancato riconoscimento di diritti e giustizia sociale nei confronti delle donne.
Le varie forme di violenza di genere, fisiche e psicologiche, prodotte in famiglia, al lavoro e nel sociale, perpetrati a qualsiasi livello socio-culturale, testimoniano, infatti lo squilibrio che, per lo più, vige nei rapporti uomo-donna.
Negli ultimi due anni, in alcuni paesi, abbiamo assistito ad una regressione di alcuni punti chiave del concetto di uguaglianza di genere, in modo particolare di quelli riguardanti l’istruzione e la formazione delle donne e la creazione di un ambiente sociale in cui tutti, uomini e donne, siano trattate in modo imparziale e possano esprimere appieno il loro potenziale, nel rispetto della libertà di pensiero, coscienza, credo religioso.
Basti pensare alla situazione della Turchia, dove vengono contrastate in modo drastico tutte le organizzazioni femministe perché secondo il governo rappresentano una minaccia al modello di società patriarcale e tradizionalista del paese, motivo per il quale la Turchia che nel 2011 fu il primo paese a firmare e ratificare la Convenzione di Istanbul, nel 2021 ha comunicato il suo ritiro da essa, revocando la propria adesione, e motivo per il quale vengono ostacolati anche i movimenti di liberazione delle donne attiviste curde nonché delle altre donne in Iraq, Siria e Iran.
In un paese come l’ Afghanistan, ad esempio, dopo il ritorno dei talebani al potere, nell’agosto del 2021, la condizione femminile è regredita a 20 anni fa! Alle donne viene negato il diritto all’istruzione e all’indipendenza, vige il divieto di accesso agli studi superiori, alle cariche pubbliche, di partecipazione alla vita pubblica; viene “consigliato” di non uscire di casa la sera senza essere accompagnate da un uomo; nonché costrette ad indossare il burka! Il divieto all’istruzione imposto inizialmente per la frequenza agli studi superiori, nel dicembre del 2022 è stato esteso anche alla frequenza dell’università, venendo a negare tale diritto a chi aveva già sostenuto l’esame di ammissione alla facoltà scelta. Il ministro dell'Istruzione superiore Neda Mohammad Nadeem ha spiegato che tale disposizione è stata emanata perché l’istruzione delle donne non rientra nell’ islam ed è contraria ai valori afghani!
Tali situazioni intendono mettere in evidenza quanto sia fondamentale il “sostrato culturale” dell’ ambiente in cui l’individuo nasce, cresce e sviluppa la sua personalità e riguarda il fatto che ognuno di noi non è in grado di scegliere “come essere socializzato”, perché non scegliamo dove nascere, in quale paese, gruppo, famiglia. E questo è incontrovertibile, come ricorda Salvatore Veca in suo scritto: «[…] nessuno di noi sceglie di nascere nelle residenze agiate o nelle favelas, desiderato o non desiderato, in una famiglia piuttosto che in un’altra, in un posto piuttosto che in un altro di un mondo strano, complicato, interdipendente e ineguale».1
Non scegliamo, dunque la lingua, i valori, le norme, i comportamenti che costituiscono il patrimonio culturale di una società. Ed è dunque quella società, quel gruppo, quella comunità a formarci, a trasmetterci quel patrimonio culturale accumulato dalle generazioni che ci hanno preceduto. Ed è proprio quando si inizia a distinguere, desiderare, scegliere, che si innesca il conflitto tra il proprio sé e il gruppo sociale a cui si appartiene. In tali contesti si innesca un conflitto che nemmeno le leggi riescono a sedare, poiché i diritti e le norme vengono sopraffatte dalle cosiddette regole del gruppo sociale, della famiglia, per cui non si riesce ad impedire che vengano commessi atti di violenza. In modo particolare, laddove potere religioso e potere politico coincidono, vige un governo politico di natura teocratico, pronto ad intervenire al fine di mantenere l’equilibrio e garantire l’ordine sociale costituito.
Vediamo, dunque, quanto diventa difficile, in tali situazioni, affermare il proprio sé, e nel caso specifico affermarsi come donna, con i propri desideri, con le proprie aspirazioni, che deve lottare contro una società che considera deviante o criminale qualsiasi atto inteso a disubbidire alle tradizioni cristallizzate. E sappiamo anche, attraverso la psicologia dello sviluppo, della sociologia, delle scienze sociali e dell’educazione, delle neuroscienze, della genetica, della biologia che lo sviluppo umano si costruisce soprattutto sulla base dei modelli familiari e sociali piuttosto che dall’insieme delle componenti genetiche. Per cui, non risulta difficile tirare le somme sulle difficoltà di comportamento, apprendimento e inclusione sociale di soggetti cresciuti in ambienti ostili, quale risultato di disuguaglianze sociali e povertà economica!
Le donne, specie quelle che vivono nei paesi in via di sviluppo devono fare i conti con questi problemi fondamentali di giustizia, ad esse viene negata quella qualità della vita, di cui parlano Amarthya Sen e Marta Nussbaum nel loro “approccio centrato sulle capacità umane”. In modo particolare la Nussbaum, insiste sul principio della capacità individuale e sul principio della persona intesa come fine, per cui ciascuna persona deve essere posta nelle condizioni di vivere in modo veramente umano, a prescindere dal sesso, dal luogo, dal contesto, circostanza; l’approccio delle capacità si basa dunque « su ciò che gli individui sono di fatto capaci di essere e di fare»2.
La scuola, è chiamata, dunque, a svolgere un’azione incisiva, in modo da indebolire piuttosto che rafforzare le disuguaglianze esistenti; è chiamata a ripensare il rapporto tra donne e uomini al fine di smontare etichette e classificazioni, affrancarsi da certi cliché e liberare i talenti e i desideri da quelle gabbie culturali in cui sono costrette a stare, nello specifico, le donne.
Sulla base dell’insegnamento di Maria Montessori e di Don Lorenzo Milani, di un uomo e una donna che hanno sfidato i poteri e le istituzioni consolidate e attestati su una logica elitaria, la scuola deve far in modo da dare voce a tutti, di fornire a ciascun studente gli strumenti atti a poter esprimere il proprio pensiero, a realizzare il proprio progetto di vita! Uno dei cardini del metodo dei due educatori è l’approccio individualizzato, un approccio su misura che considera ogni bambino diverso dall’altro per cui necessita di azioni diversificate. L’approccio individualizzato che accomuna i due educatori tende all’idea di cittadino in possesso di uguali diritti, dignità e strumenti per partecipare alla vita pubblica. Nell'approccio individualizzato è prevista una didattica diversificata, con lo scopo di abbattere le differenze individuali, che impediscono una vera e propria inclusione e partecipazione sociale. Solo in questo senso la scuola può diventare il luogo di trasformazione, in cui processi di cambiamento, di emancipazione sono finalizzati alla costruzione di una società più giusta.
Co-progettare insieme alla famiglia e alla comunità territoriale ambiente formativi liberi da condizionamenti, pregiudizi e stereotipi di sorta, per incrementare la qualità dello sviluppo dei bambini, rappresenta un continuum di azioni, intese a decostruire modelli sociali consolidati nel tempo per permettere ad ogni alunno di edificare il proprio sé, di costruire la propria identità come libera espressione e realizzazione di sé.
In questo senso la scuola mobilitando il potenziale educativo delle famiglie e di altri attori della comunità, compie innanzitutto un’azione di “giustizia sociale”, riconoscendo a genitori, associazioni, enti, parrocchie, il loro ruolo di con-titolarità della responsabilità educativa. Si rende necessaria, dunque, una educazione che miri a potenziare un sentimento di appartenenza universale, per lo sviluppo di una nuova umanità in grado di generare donne e uomini di giustizia e di pace, coltivare l'amicizia, la solidarietà, l'amore e la bellezza, valori tutti che stanno alla base della carità cristiana.
A tal riguardo, gli obiettivi di giustizia sociale non entrano in conflitto con gli obiettivi dettati dall’imperativo della carità cristiana perché quest’ultima rappresenta il cuore della morale annunciata dal Vangelo, laddove viene sostenuta sia la valutazione etica del comportamento umano responsabile, sia la pedagogia funzionale a veicolare la medesima valenza educativa. Ma, vanno a confluire nella solidarietà politica, economica e sociale che è allo stesso tempo religiosa e laica. E dopo il Concilio Vaticano II, con queste parole, Paolo VI, intese affermare la necessità di costruire una nuova civiltà dell’amore, in cui la giustizia fosse innalzata alla carità cristiana: “se al di là delle norme giuridiche manca un senso più profondo del rispetto e del servizio altrui, anche l’uguaglianza davanti alla legge potrà servire da alibi a evidenti discriminazioni, a sfruttamenti continuati, a disprezzi effettivi”.
“Conciliare”, dunque le differenze, valorizzare le diverse identità di uomo e donna, al fine di cogliere i valori di cui ciascuno è portatore, significa puntare non solo sulla crescita individuale ma anche sulla crescita collettiva, sul bisogno di affermare i due valori universali che stanno a fondamento dei diritti umani, ovvero la dignità umana e l’uguaglianza.
Sensibilizzare i ragazzi ai valori della solidarietà, dell’empatia, dell’inclusione, ha affermato in via di chiusura, la presidente della sezione AIMC di Giarre, significa realizzare una formazione all’insegna di quella responsabilità morale che può definirsi veramente “etica” quando viene avvertita come dovere, perché è altruistica e incondizionata, perché guarda all’altro, sia esso uomo o donna, come persona uguale a sé, portatore di uguali diritti e dignità.
A conclusione degli interventi, il dibattito aperto tra i docenti partecipanti all’incontro, ha messo in luce le azioni fondamentali di una scuola che si apre alla complessità, nella misura in cui si si prefigge di formare persone che sappiano pensare e che siano in grado di far fronte alle sfide poste dalla società.
È questa la linea seguita dall’ I.C. di Santa Venerina, ha dichiarato la Dirigente Mariangiola Garraffo, che da tempo ha abbracciato il modello di “Scuola Senza Zaino”, fondato sui tre nuclei portanti di: Ospitalità, Comunità, Responsabilità, e che offre un Piano dell’Offerta Formativa basato su quello che è l’ “Approccio Globale al Curricolo”, che pone l'alunno al centro del processo formativo, nella totalità della sua persona (dimensione cognitiva, corporea, relazionale, affettiva, emotiva), nella totalità delle sue esperienze (dirette, astratte, virtuali); nella predisposizione di un ambiente formativo che, oltre ad attenzionare spazi, arredi, strumenti didattici, tecnologie, relazioni, competenze dei docenti e degli alunni, progettazione e valutazione, sostiene anche la connessione tra “cosa” insegnare, in termini di contenuti e “come” insegnare in termini di modalità. Per cui i contenuti delle discipline, non sono confinati in compartimenti stagni, non vengono trasmessi in modo sterile e astratto, ma vengono appresi dagli alunni attraverso attività laboratoriali che fanno capo a percorsi co-progettati in seno ai “Patti di Comunità”, realizzati con esperienze concrete che esulano dalle conoscenze tout-court, trasmesse al chiuso delle mura scolastiche, ma si espandono nel fuori aula, nell’ambiente all’aperto, nella natura, tra gli alberi, i sassi, la terra, il cielo, l’aria, tra la montagna e il mare, nella bottega dell’artigiano, nelle aziende, nelle chiese, nei musei, nei teatri, attraverso la musica, il canto, la drammatizzazione, i giochi di ruolo, la coltivazione dell’orto, il mercato dei prodotti, le sagre, i tornei sportivi per la solidarietà, nell’arte di “raccontare” le esperienze fatte anche con strumenti didattici digitali…, in modo che i concetti da apprendere prima ancora di passare per la mente passano per le mani, come amava dire Maria Montessori e sono “riconosciuti” da un corpo senziente e ricettore, da un cuore pensante che riceve impulsi conoscitivi ed esplora i contenuti, i fenomeni, non come sterili oggetti freddi ma li percepisce e “li sente” come “soggetti”, come un altro essere uguale o diverso da sé, ma pur sempre bisognoso di cura. Una scuola che, come testimoniato da Anna Maria Maugeri opera una fattiva collaborazione tra scuola e famiglia; e punta, soprattutto sulla relazione e responsabilità. Ma la responsabilità in educazione come dichiarato da tante voci tra i partecipanti al dibattito, nonché dalla stessa D.S. Mariangiola Garraffo, richiede impegno, atteggiamento critico, capacità di osservazione e riconoscimento dell’alterità.
In modo particolare, la scuola deve sentire forte la chiamata al dover riconoscere i bisogni e delle istanze che rivelano studenti e genitori, per i quali è necessaria un’azione che tende all’ascolto, che si assume l’onere di dare risposte a chi si trova nel bisogno e nella difficoltà, alla luce di una solidarietà che implica l’aver a cuore se stessi e gli altri.
Andare incontro, cercare di esplorare quel mondo sommerso che alberga in ogni vita umana, per individuare i processi che hanno portato a un determinato risultato, adottare strategie e metodi intesi a conciliare i diversi punti di vista, e della scuola e della famiglia e degli alunni, adoperarsi per stabilire un “confine diffuso”, accessibile da più parti insieme, entro cui comprendere e accordarsi sulle azioni da prendere in modo univoco, è questa la modalità di operare portata avanti dalla scuola di Santa Venerina che, — al fine di non disorientare l’alunno e garantire il benessere fisico e psicologico di tutti e di ciascuno — esercita la responsabilità come cura, intesa come “apprensione”. Come affermato da Masullo «L’«universalità» dei «valori» non potrebbe nascere nell’indifferenza. Essa si dischiude soltanto con il crescere dei vissuti nella reciprocità della « cura», […].3
In conclusione si è evidenziato come al cospetto di una società in continuo cambiamento, sia a livello globale che territoriale, che vede rivoluzionate le dinamiche non solo economiche, ma anche sociali, interpersonali e comunicative, si rende necessario definire nuove pratiche e azioni concrete in modo da “tessere relazioni”, in coerenza con la visione etica della sostenibilità e della responsabilità dell'altro, della cura di sé, della comunità e dell’ambiente, della solidarietà, dell’ uguaglianza e delle pari opportunità, funzionali ad una fattiva convivenza civile e democratica.
Ciò potrà essere possibile solo attraverso il cammino dell’ascolto, della condivisione, della innovazione. Come ricordato da Italo Calvino, “Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi”.
Giarre 14/04/2023 La presidente della sezione AIMC di Giarre
Maria Torrisi
1 Salvatore Veca, La filosofia politica, Edizioni Laterza, Roma-Bari, 2007, p.4
2 Martha C.Nussbaum, Diventare persone, Società editrice il Mulino, Bologna, 2001, p.8
3 Aldo Masullo, Filosofia morale, Editori Riuniti, Roma, 2006, p.34
Incontro organizzato da AIMC sezione di Giarre in collaborazione con la Fidapa di Giarre-Riposto e l'IC di Santa Venerina.
Con l'intento di voler diffondere il Bando di Concorso premio artistico-letterario " Piccoli gesti di pace, fanno una cultura di pace", dedicato a Ilaria e Lucia — le due giovani studentesse catanesi che nel 2001 persero la vita a Parigi, a causa di un incendio divampato nell'hotel in cui allogiavano —, l'incontro ha voluto testimoniare l'impegno di Associazioni, Scuola e delle diverse realtà locali, per comunicare e promuovere una cultura di pace.
Gli interventi dei relatori hanno puntato a sottolineare la complessità della tematica da cui scaturisce l'arduo compito di costruire la pace a ogni livello, culturale, sociale e politico, perché si tratta di un processo di portata universale che investe la vita umana in ogni suo aspetto!
Sono state riportate significative testimonianze riguardo la tematica affrontata a scuola con adolescenti e bambini, intese a comunicare i sentimenti, gli atteggiamenti, le emozioni con cui i ragazzi vivono gli eventi catastrofici del nostro tempo.
Molto toccante l'intervento della professoressa Bellino, mamma di Ilaria, una delle due ragazze a cui è dedicato il Concorso.
A sinistra del Bando è riportata una poesia di Ilaria, scritta all'età di 10 anni. Ieri sera questa poesia è stata letta, suscitando grande emozione tra i presenti per i valori e la dolcezza che, fin da bambina, albergavano nell'animo di questa spendida creatura!
Ci scusiamo per i problemi tecnici di connessione, nonostante i quali, per quanto possibile, abbiamo cercato di garantire il collegamento per chi seguiva on line!
P.S. Le scuole interessate a partecipare possono scaricare il Bando del Concorso al link indicato.
Ringraziamo la Distilleria Russo di Santa Venerina, nella persona di Anna Maugeri Russo, per aver offerto i liquori.
La presidente della sezione AIMC di Giarre
Maria Torrisi
23 febbraio 2023
Incontro organizzato dalla sezione AIMC di Giarre in collaborazione con l'Istituto Comprensivo Santa Venerina.
Gli interventi dei relatori, nell' accordare spazio ai presenti, hanno dato vita ad un confronto ricco e significativo di ulteriori spunti su cui puntare l'attenzione in incontri futuri.
L'incontro è stata anche l'occasione per un momento conviviale, in seguito al rinnovo delle cariche del consiglio di sezione.
La presidente della sezione AIMC di Giarre
Maria Torrisi
1 dicembre 2022
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