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Si tratta di un'asta di legno robusta, talvolta rinforzata con puntali di ferro, che veniva utilizzata come arma contundente. La sua lunghezza variava, ma generalmente si aggirava intorno al metro e mezzo, rendendolo un'arma versatile sia nel combattimento ravvicinato che a distanza.
Origini e utilizzo
Le origini del bordone come arma si perdono nella notte dei tempi. Bastoni e clave sono state tra le prime armi utilizzate dall'uomo, e il bordone può essere considerato una loro evoluzione.
Nel Medioevo, il bordone divenne un'arma diffusa, soprattutto tra i pellegrini e i viandanti. Questi ultimi lo utilizzavano sia come sostegno durante i lunghi viaggi a piedi, sia come difesa personale in caso di aggressioni.
Il bordone era apprezzato per la sua semplicità e la sua efficacia. Era facile da costruire e da utilizzare, e poteva infliggere gravi danni, soprattutto se utilizzato contro punti vulnerabili come la testa o le articolazioni.
Evoluzione e declino
Con l'avvento delle armi da fuoco, il bordone come arma perse gradualmente importanza sui campi di battaglia. Tuttavia, continuò ad essere utilizzato in contesti diversi, come ad esempio nella lotta di strada o come arma di autodifesa.
Ancora oggi, il bordone viene utilizzato in alcune arti marziali, come il bōjutsu giapponese o il bastone siciliano. In questi contesti, il bordone non è solo un'arma, ma anche uno strumento di allenamento e di disciplina.
Curiosità
Nel linguaggio comune, l'espressione "menare il bordone" significa picchiare qualcuno con un bastone.
Il bordone è spesso raffigurato nelle mani di San Giacomo, patrono dei pellegrini, proprio a sottolineare il suo utilizzo come arma di difesa durante i lunghi viaggi.
Il bugnato è un rivestimento architettonico che consiste in blocchi di pietra (o altro materiale) squadrati, chiamati bugne, che vengono disposti in modo da creare un effetto di rilievo sulla superficie esterna di un edificio.
Il bugnato può essere di diversi tipi, a seconda della forma e della lavorazione delle bugne:
Bugnato rustico: le bugne sono appena sbozzate e presentano una superficie irregolare e sporgente, creando un forte effetto di chiaroscuro. Questo tipo di bugnato è spesso utilizzato per conferire un aspetto massiccio e imponente all'edificio.
Bugnato gentile: le bugne sono più lisce e regolari, con una sporgenza meno accentuata. Questo tipo di bugnato ha un aspetto più elegante e raffinato.
Bugnato a diamante: le bugne hanno una forma piramidale, con la punta rivolta verso l'esterno. Questo tipo di bugnato crea un effetto decorativo molto particolare, con un gioco di luci e ombre.
Bugnato liscio: le bugne sono completamente lisce e piatte, senza alcuna sporgenza. Questo tipo di bugnato è utilizzato per creare un effetto di uniformità e sobrietà.
Il bugnato è stato utilizzato fin dall'antichità per decorare edifici di ogni tipo, dai palazzi ai castelli, dalle chiese ai monumenti. Il suo utilizzo è particolarmente diffuso nell'architettura rinascimentale e barocca.
In architettura, il termine "centinato" si riferisce a una struttura o un elemento che presenta una forma curva, simile a un arco o a una volta. Questa curvatura può essere ottenuta attraverso diverse tecniche e materiali, e il termine deriva dalla "centina", una struttura temporanea utilizzata per sostenere la costruzione di archi e volte.
Ecco alcuni aspetti chiave:
Archi e volte:
Gli elementi centinati più comuni sono gli archi e le volte. Questi possono variare da archi a tutto sesto (semicircolari) a archi a sesto acuto (appuntiti), a seconda dello stile architettonico.
Finestre centinate:
Le finestre centinate sono aperture in cui la parte superiore presenta una forma ad arco. Queste finestre sono state utilizzate in diversi periodi storici e stili architettonici, dall'architettura romana a quella gotica e oltre.
Strutture di sostegno:
La "centina" originale era una struttura temporanea in legno utilizzata per sostenere i conci (le pietre) di un arco o di una volta durante la costruzione. Una volta che la struttura era completa e stabile, la centina veniva rimossa.
Significato moderno:
Oggi, il termine "centinato" si riferisce più in generale alla forma curva dell'elemento, indipendentemente dal metodo di costruzione.
In sintesi, "centinato" descrive una forma architettonica curva, spesso associata a elementi come archi, volte e finestre, che richiama l'antica pratica di utilizzare centine per la loro costruzione.
Dalla voce dell'Enciclopedia Treccani:
La centina o centinatura è una struttura provvisoria di legname o di tubi d’acciaio che serve a sostenere gli archi e le volte durante la costruzione. Ha gli elementi superiori foggiati in modo da seguire la curva d’intradosso dell’arcata da costruire; su di essi si appoggiano trasversalmente gli assoni che formano un manto continuo ( tamburo della c.; v. fig.). Si realizzano anche c. di tipo reticolare composte con elementi prefabbricati.
Nelle costruzioni aeronautiche, elemento della struttura interna di un’ala nel senso della sua profondità, avente la funzione di assicurare la forma del suo profilo, di trasmettere le pressioni aerodinamiche provenienti dal rivestimento ai longheroni e di connettere questi tra loro quando la struttura alare è plurilongherone. Le c. possono essere a traliccio oppure a parete sottile piena con irrigidimenti ed eventuali fori di alleggerimento, di legno compensato, lega leggera o acciaio.
Si veda anche la voce di Wikipedia:
Nell'ambito delle cornici per quadri la centina è una superficie piana dorata complementare della cornice, su cui poggiano talvolta fregi intagliati, che serve ad incorniciare dipinti ottagonali, esagonali e ovali lasciando la struttura lineare esterna della cornice rettangolare o quadrata.
Una cimasa è l'elemento più alto di un edificio o di una sua componente (ad esempio una finestra), di solito una cornice decorativa che corona un muro o una facciata. Le cimase possono essere semplici o elaborate, e spesso includono elementi decorativi come modanature, dentelli, e sculture.
Ecco alcuni esempi di tipi di cimase:
Cimasa a timpano: Una cimasa triangolare che si trova spesso sopra le porte e le finestre.
Cimasa a cornice: Una cimasa orizzontale che corre lungo la parte superiore di un muro.
Cimasa a coronamento: Una cimasa elaborata che si trova spesso in cima a edifici importanti come chiese e palazzi.
Di Vuvueffino, da Wikimedia Commons CC-BY-SA 4.0 internazionale
Una lesena è un elemento architettonico decorativo che simula una colonna o un pilastro addossato a un muro. A differenza di una colonna, però, la lesena ha una funzione principalmente estetica e non strutturale, cioè non serve a sostenere il peso dell'edificio.
Immagina una colonna piatta, come se fosse stata "schiacciata" contro il muro: ecco, quella è una lesena.
Le lesene sono spesso utilizzate per:
Decorare le facciate: aggiungono ritmo e verticalità alle superfici piane.
Inquadrare elementi architettonici: come porte, finestre o nicchie.
Suddividere gli spazi: creando una sorta di griglia sulla parete.
Le lesene possono essere realizzate in diversi materiali, come pietra, legno o stucco, e possono essere decorate con capitelli, basi e fusti scanalati, proprio come le colonne.
Mentre la lesena è puramente decorativa, la parasta è un elemento strutturale integrato nel muro che contribuisce a sostenerne il peso. In pratica, è un pilastro rettangolare inglobato nella muratura.
A volte può essere difficile distinguere una lesena da una parasta, dato che possono apparire molto simili. Tuttavia, ci sono alcuni indizi che possono aiutarti a riconoscerle:
Spessore: le paraste sono generalmente più spesse delle lesene, riflettendo la loro funzione portante.
Posizione: le paraste si trovano spesso in punti strategici, come gli angoli degli edifici o ai lati di aperture, dove è necessario un supporto strutturale aggiuntivo.
Materiale: le paraste sono solitamente realizzate con materiali più robusti delle lesene, come pietra o mattoni.
In sintesi:
Lesena: elemento decorativo, non portante.
Parasta: elemento strutturale, portante.
L'arco cieco, in architettura, è un elemento decorativo costituito da un arco che non svolge alcuna funzione strutturale, essendo applicato a una parete piena.
Funzione e caratteristiche
Scopo decorativo: L'arco cieco è utilizzato principalmente per arricchire esteticamente le superfici murarie, creando un effetto di movimento e profondità.
Varietà di forme: Può presentare diverse forme, come l'arco a tutto sesto, l'arco acuto o l'arco ribassato, adattandosi allo stile architettonico dell'edificio.
Materiali: Generalmente realizzato con gli stessi materiali della parete su cui è applicato, come mattoni, pietra o intonaco.
Disposizione: Può essere singolo o ripetuto in serie, creando una sequenza di archetti ciechi.
Esempi storici
L'arco cieco è stato ampiamente utilizzato in diverse epoche e stili architettonici, in particolare nell'architettura romanica e gotica.
Romanico: In questo periodo, l'arco cieco era spesso impiegato per decorare le facciate di chiese e palazzi, creando un motivo ritmico e dinamico. Un esempio celebre è la Torre pendente di Pisa, con i suoi caratteristici archetti ciechi.
Gotico: L'arco cieco ha continuato ad essere utilizzato anche nel periodo gotico, soprattutto per decorare le pareti esterne degli edifici religiosi.
Utilizzo moderno
Anche nell'architettura contemporanea, l'arco cieco può essere utilizzato come elemento decorativo, soprattutto in contesti in cui si vuole richiamare stili architettonici del passato.
Un piedritto è un elemento architettonico verticale che ha la funzione di sostenere un arco o una volta. In pratica, è la parte di muro o di struttura che delimita lateralmente l'apertura di un arco o di una volta, trasferendone il peso alle fondamenta.
Puoi immaginare i piedritti come le "gambe" di un arco, che gli impediscono di crollare verso l'interno.
I piedritti possono essere realizzati in diversi materiali, come pietra, mattoni o cemento armato, e possono avere forme e dimensioni diverse a seconda del tipo di arco o volta che sostengono.
Ecco alcuni esempi di dove puoi trovare i piedritti:
Porte: i piedritti delimitano l'apertura di una porta ad arco.
Finestre: anche le finestre con archi o volte hanno i loro piedritti.
Ponti: i piedritti sono gli elementi verticali che sostengono gli archi di un ponte.
Volte a crociera: in questo caso, i piedritti sono i punti d'incontro degli archi che formano la volta.
L'imposta di un arco è l'elemento strutturale che costituisce il punto di appoggio dell'arco stesso. Si tratta del punto in cui l'arco si "scarica" sul muro o sul pilastro sottostante.
L'imposta può essere realizzata in diversi materiali, come pietra, laterizio o cemento armato, e può avere diverse forme e dimensioni a seconda del tipo di arco e delle esigenze strutturali.
In genere, l'imposta è costituita da una superficie piana orizzontale, chiamata piano di imposta, sulla quale poggiano i conci (o cunei) che formano l'arco. Il piano di imposta può essere delimitato da una cornice o da una fascia sporgente, che ha una funzione sia strutturale che decorativa.
L'imposta ha il compito di sostenere il peso dell'arco e di trasferirlo alle strutture portanti sottostanti. Per questo motivo, è importante che sia dimensionata e realizzata in modo adeguato per garantire la stabilità dell'intera struttura.
In alcuni casi, l'imposta può essere costituita da un elemento più complesso, come un capitello o una mensola, soprattutto in archi di grandi dimensioni o di particolare pregio architettonico.
L'imposta d'arco che rimane della porta orientale di Borgo
In architettura, un oculo è un'apertura circolare praticata in una parete o, più frequentemente, in una cupola o in una volta. Il termine deriva dal latino "oculus", che significa "occhio", e richiama proprio la forma di un occhio che osserva dall'alto.
Gli oculi hanno diverse funzioni:
Illuminare gli ambienti: permettono alla luce naturale di entrare negli edifici, creando suggestivi effetti di luce e ombra. L'esempio più famoso è l'oculo del Pantheon a Roma, che illumina maestosamente l'intero edificio.
Decorazione: gli oculi possono essere decorati con cornici, modanature o vetrate artistiche, diventando elementi ornamentali di grande pregio.
Ventilazione: in alcuni casi, gli oculi possono favorire la circolazione dell'aria all'interno degli edifici.
Simbolismo: fin dall'antichità, l'oculo è stato caricato di significati simbolici, spesso legati all'idea di occhio divino che osserva il mondo.
Gli oculi possono essere trovati in diversi contesti architettonici:
Cupole: come nel Pantheon o in molte chiese rinascimentali.
Volte: ad esempio, nelle volte a botte o a crociera.
Timpani: sopra portali o finestre.
Facciate: come elementi decorativi.
In architettura, la modanatura è un elemento decorativo che consiste in una fascia sagomata con un profilo geometrico, applicata a una superficie per arricchirla e darle rilievo.
Immagina una sorta di "nastro" in rilievo, con una forma ben definita, che viene applicato a pareti, cornici, colonne o mobili per decorarli.
Le modanature possono essere:
Lisce: con un profilo semplice e lineare, come il listello o la fascia.
Decorate: arricchite da incisioni, motivi geometrici o floreali.
E possono avere diverse funzioni:
Estetica: abbelliscono le superfici, creando giochi di luce e ombra.
Protettiva: in alcuni casi, possono proteggere gli spigoli dall'usura.
Simbolica: alcune modanature hanno un significato simbolico, come l'ovolo o la dentellatura.
Le modanature sono state utilizzate fin dall'antichità in diversi stili architettonici, e si possono trovare in:
Cornici: per definire il contorno di porte, finestre e soffitti.
Colonne: per decorare basi, fusti e capitelli.
Pareti: per creare pannelli decorativi o suddivisioni.
Mobili: per arricchire cassettoni, armadi e cornici di specchi.
Esempi di modanature:
Toro: una modanatura convessa a forma di semicilindro.
Gola: una modanatura concava a forma di quarto di cerchio.
Ovolo: una modanatura a forma di uovo.
Dentello: una serie di piccoli elementi rettangolari.
A Venezia, una vera da pozzo è molto più di una semplice copertura per un pozzo!
In questa città unica, costruita su una laguna, l'acqua potabile era un bene prezioso. I pozzi, alimentati dall'acqua piovana filtrata attraverso strati di sabbia, erano vitali per la sopravvivenza della città.
La vera da pozzo, quindi, aveva la funzione fondamentale di:
Proteggere il pozzo: impediva che oggetti o persone cadessero accidentalmente nel pozzo, contaminando l'acqua.
Segnalare la presenza del pozzo: rendeva visibile il pozzo nella fitta trama urbana.
Ma a Venezia, la vera da pozzo è diventata anche un elemento decorativo di grande pregio artistico.
Le vere da pozzo veneziane sono spesso vere e proprie opere d'arte, realizzate in pietra d'Istria e decorate con:
Sculture: figure umane, animali, stemmi nobiliari.
Rilievi: motivi floreali, geometrici, scene bibliche o mitologiche.
Iscrizioni: dediche, motti, date.
Ogni vera da pozzo racconta una storia: la storia della famiglia che l'ha commissionata, la storia dell'artista che l'ha scolpita, la storia della città stessa.
Passeggiando per Venezia, osserva le vere da pozzo: sono testimoni silenziose di un passato ricco di ingegno, arte e storia.
In architettura, il termine "antependio" (o "antependium" o "paliotto") si riferisce al rivestimento frontale, spesso decorativo, di un altare. Può essere realizzato con diversi materiali, come stoffa, metallo, legno o pietra, ed è concepito per abbellire e valorizzare l'altare, elemento centrale dello spazio sacro.
Origini e storia
L'antependio ha origini antiche, risalenti all'epoca paleocristiana. Inizialmente, si trattava di semplici drappi di stoffa che coprivano la parte anteriore dell'altare. Nel corso dei secoli, l'antependio ha assunto un'importanza sempre maggiore, diventando un vero e proprio elemento decorativo, spesso riccamente ornato con immagini sacre, simboli religiosi o scene bibliche.
Funzioni e significati
L'antependio svolge diverse funzioni, sia pratiche che simboliche:
Funzione estetica: L'antependio contribuisce a rendere l'altare più bello e solenne, valorizzandone la sua centralità nello spazio liturgico.
Funzione protettiva: In alcuni casi, l'antependio può proteggere l'altare da eventuali urti o danneggiamenti.
Funzione simbolica: L'antependio può essere decorato con immagini o simboli che richiamano il mistero della fede, la vita dei santi o altri significati religiosi.
Tipologie e materiali
Esistono diverse tipologie di antependio, a seconda dei materiali utilizzati e delle tecniche di realizzazione:
Antependio in stoffa: Realizzato con tessuti preziosi, come seta o velluto, spesso ricamati o decorati con pietre preziose.
Antependio in metallo: Realizzato in oro, argento o altri metalli, spesso sbalzato o cesellato con figure e decorazioni.
Antependio in legno: Realizzato in legno intagliato o dipinto, con immagini o sculture a rilievo.
Antependio in pietra: Realizzato in marmo, pietra calcarea o altri materiali lapidei, spesso scolpito con decorazioni.
Esempi
Nel corso della storia, sono stati realizzati numerosi antependi di grande valore artistico, conservati in musei o chiese di tutto il mondo. Alcuni esempi particolarmente significativi includono:
Pala d'Oro della Basilica di San Marco a Venezia, un antependio in oro e smalti di epoca bizantina.
Antependio di Anagni, un antependio in tessuto ricamato del XIII secolo, conservato nel tesoro del Duomo di Anagni.
Antependio di Vuolvinio, un antependio in oro e argento del IX secolo, realizzato per l'altare di Sant'Ambrogio a Milano.
In architettura, una croce guainata è una croce in cui i bracci si allargano man mano che si estendono dal centro, seguendo una linea curva o arrotondata. Questo tipo di croce è spesso usato nell'architettura gotica, in particolare nelle finestre, dove i bracci della croce sono formati dalle traverse in pietra.
Ecco alcuni esempi di croci guainate nell'architettura:
Finestre: le croci guainate sono spesso utilizzate nelle finestre gotiche per dividere il vetro in pannelli più piccoli. Questo non solo aggiunge un elemento decorativo alla finestra, ma aiuta anche a rafforzare la struttura.
Volte: le croci guainate possono anche essere utilizzate nelle volte gotiche, dove i bracci della croce formano le nervature della volta. Questo crea un effetto visivo sorprendente e contribuisce anche a distribuire il peso della volta in modo più uniforme.
Decorazioni: le croci guainate possono essere utilizzate come elemento decorativo su una varietà di superfici, come pareti, pavimenti e soffitti. Possono essere scolpite nella pietra, dipinte o persino create con mosaici.
Le croci guainate sono solo uno dei tanti motivi decorativi utilizzati nell'architettura gotica. Altri motivi comuni includono archi a sesto acuto, rosoni e gargoyle. Insieme, questi elementi contribuiscono a creare lo stile distintivo dell'architettura gotica.
La croce patente è un tipo di croce in cui i bracci si allargano man mano che si estendono dal centro, proprio come una croce guainata. La differenza principale sta nel fatto che i bracci di una croce patente terminano con una linea retta, mentre quelli di una croce guainata con una linea curva o arrotondata.
Ecco alcuni punti chiave sulla croce patente:
Forma: I bracci si allargano dal centro e terminano con una linea retta, dando l'impressione di essere "aperti" o "espansi".
Simbolismo: Rappresenta l'espansione del cristianesimo e la diffusione della fede.
Utilizzo: È un simbolo molto usato in araldica, dove può assumere diverse varianti e colori. È anche presente in architettura, soprattutto in quella gotica, e in decorazioni.
Esempi di croce patente:
Croce templare: La croce rossa su sfondo bianco adottata dai Cavalieri Templari è una croce patente
Croce di Malta: Anche la croce bianca a otto punte dell'Ordine di Malta è una variante della croce patente.
Croce potenziata: In questo caso, le estremità dei bracci della croce patente terminano con una traversa a forma di "T".
La croce patente, con la sua forma dinamica e "aperta", è un simbolo ricco di significato e versatile, utilizzato in diversi contesti e con diverse varianti.
La croce patriarcale, conosciuta anche come croce di Lorena, è un tipo di croce cristiana caratterizzata da due traverse orizzontali, una più corta nella parte superiore e una più lunga in quella inferiore.
Origini e storia
Le sue origini sono incerte, ma si ritiene che possa essere nata in Ungheria o in Francia intorno al X secolo. Nel corso del tempo, è stata adottata da diverse culture e istituzioni, assumendo significati e nomi differenti.
Croce di Lorena: questo nome deriva dal fatto che fu adottata come simbolo dal Ducato di Lorena nel XV secolo. Divenne particolarmente popolare durante la Seconda Guerra Mondiale, quando fu scelta come simbolo dalle forze della Francia Libera guidate da Charles de Gaulle.
Croce patriarcale: questo nome si riferisce al suo utilizzo come simbolo distintivo dei patriarchi, figure ecclesiastiche di alto rango.
Significato simbolico
La croce patriarcale ha assunto nel tempo diversi significati simbolici:
Religioso: le due traverse possono rappresentare la legge divina e la legge umana, oppure l'anima e il corpo.
Storico: la croce di Lorena, in particolare, è diventata un simbolo di resistenza e di lotta per la libertà.
Araldico: la croce patriarcale è presente in diversi stemmi di città, regioni e famiglie nobiliari.
Utilizzo
La croce patriarcale è ancora oggi utilizzata come simbolo religioso, storico e araldico. La si può trovare in chiese, edifici pubblici, bandiere, stemmi e oggetti di uso comune.
La croce astile, chiamata anche croce processionale, è un tipo di croce cristiana che viene utilizzata durante le processioni religiose.
È costituita da una croce, solitamente in metallo o legno, fissata all'estremità di un'asta più o meno lunga. L'asta può essere semplice o decorata con intagli, figure o simboli religiosi.
La croce astile viene portata in processione da un membro del clero o da un laico, chiamato crocifero, che precede il corteo.
La croce astile ha un significato simbolico importante: rappresenta la fede cristiana e il cammino dei fedeli verso la salvezza. La sua presenza durante le processioni ricorda ai partecipanti il sacrificio di Cristo e la sua vittoria sulla morte.
Oltre al suo utilizzo nelle processioni, la croce astile può essere esposta anche in altri contesti, come ad esempio durante le celebrazioni liturgiche o in luoghi di culto.
Il bastone pastorale, chiamato anche baculo, è un'insegna liturgica usata da vescovi, abati e alcune badesse.
Si tratta di un lungo bastone, generalmente in legno o metallo, che termina con una voluta, una spirale o una croce.
Storia e significato
Il bastone pastorale ha origini antiche, risalenti all'uso dei pastori di guidare e proteggere il gregge. Nel cristianesimo, il bastone pastorale divenne simbolo dell'autorità e della responsabilità del vescovo come guida spirituale del suo gregge, la comunità cristiana.
Il termine "pastorale" deriva dal latino "pastoralis", che significa "relativo al pastore". Il bastone pastorale rappresenta quindi il ruolo del vescovo come pastore del popolo di Dio, chiamato a guidare, proteggere e nutrire la fede dei fedeli.
Utilizzo
Il vescovo utilizza il bastone pastorale durante le celebrazioni liturgiche, in particolare durante la Messa, la benedizione e altre occasioni solenni. Il bastone pastorale viene portato dal vescovo durante le processioni, la proclamazione del Vangelo, l'omelia e la benedizione finale.
Simbolismo
Il bastone pastorale ha un ricco simbolismo:
Autorità: rappresenta l'autorità del vescovo come successore degli apostoli e guida spirituale della diocesi.
Guida: simboleggia la guida del vescovo verso il gregge dei fedeli, aiutandoli a seguire la via di Cristo.
Protezione: il bastone pastorale ricorda al vescovo la sua responsabilità di proteggere il gregge dai pericoli spirituali.
Unità: il bastone pastorale unisce il vescovo al suo gregge, simboleggiando la loro comune appartenenza alla Chiesa.
Il bastone pastorale è quindi un'insegna importante del ministero episcopale, un simbolo di autorità, guida e protezione spirituale.
La mitra è un copricapo alto e rigido, di forma conica, che viene indossato dai vescovi durante le celebrazioni liturgiche e in altre occasioni formali. È realizzata con due pezzi di stoffa rigida, solitamente di seta o broccato, che vengono cuciti insieme per formare una sorta di cono. La mitra è spesso decorata con ricami, pietre preziose e altri ornamenti.
Storia e significato
L'origine della mitra risale all'antica Roma, dove veniva utilizzata come copricapo da alcuni funzionari pubblici. Nel corso dei secoli, la mitra è stata adottata dalla Chiesa cristiana ed è diventata un simbolo dell'autorità e della dignità episcopale.
Tipologie
Esistono diversi tipi di mitra, che si distinguono per il colore, i materiali e le decorazioni. La mitra più semplice è bianca, mentre le mitre più elaborate possono essere decorate con oro, argento e pietre preziose.
Utilizzo
La mitra viene indossata dai vescovi durante le celebrazioni liturgiche, come la Messa, la benedizione e altre occasioni solenni. La mitra viene portata dal vescovo durante le processioni, la proclamazione del Vangelo, l'omelia e la benedizione finale.
Oltre alla mitra, i vescovi possono utilizzare altri copricapi, come il saturno e la berretta.
Il saturno è un cappello a falda larga, di solito nero, che viene indossato dai vescovi al di fuori delle celebrazioni liturgiche.
La berretta è un copricapo a tre o quattro spicchi, [che per i vescovi è paonazza con fiocco paonazzo], che viene indossato dai vescovi in alcune occasioni meno formali.
Il termine galero può avere diversi significati, a seconda del contesto in cui viene utilizzato:
Antica Roma: nell'antica Roma, il galero era un copricapo di cuoio a forma di calotta, usato da contadini e guerrieri. Poteva essere anche un elemento dell'armatura dei reziari, a protezione dell'omero.
Ecclesiastico: nella Chiesa cattolica, il galero è un cappello prelatizio, usato da vescovi, arcivescovi, patriarchi e cardinali. Esistono due versioni: una indossabile, con un cordone che funge da soggolo e nappe laterali, e una non indossabile, esclusivamente cardinalizia, con una tesa larghissima e una "fioccatura" di nappe.
Araldica: il galero è utilizzato negli stemmi araldici dei prelati per indicarne il grado. Il colore e il numero di nappe variano a seconda del rango.
Mitra - Foto di Federigo Federighi da Wikimedia, Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license
Saturno - Foto di John Paul Sonnen tratta da http://orbiscatholicus.blogspot.com, Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license
Berretta vescovile - foto di Carolus da Wikimedia, Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Generic license
Galero in araldica - immagine di SajoR da Wikimedia, Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Generic license
La campata è lo spazio compreso tra due elementi portanti verticali, come colonne, pilastri o muri. Immagina una serie di archi o volte che si susseguono, la campata è lo spazio delimitato da due archi o volte consecutive.
Ecco alcuni punti chiave per comprendere la campata:
Elementi delimitanti: colonne, pilastri, muri, archi, volte.
Funzione: suddivide lo spazio interno di un edificio, creando una serie di moduli ripetuti.
Dimensioni: variabili a seconda delle esigenze strutturali ed estetiche.
Stili: la campata è un elemento fondamentale in diversi stili architettonici, dal romanico al gotico, dal rinascimentale al moderno.
Esempi di campate:
Navate delle chiese: le navate sono divise in campate, delimitate da colonne o pilastri che sostengono le volte o gli archi.
Porticati: i porticati sono formati da una serie di campate, definite dalle colonne e dagli archi.
Ponti: la campata di un ponte è la distanza tra due piloni.
Soffitti a cassettoni: i soffitti a cassettoni sono suddivisi in campate quadrate o rettangolari.
La campata, con la sua modularità e flessibilità, è uno strumento fondamentale per organizzare lo spazio architettonico, creando ritmo, proporzione e armonia.
La volta a botte è una delle forme più antiche e semplici di copertura architettonica. Immagina un arco che viene esteso in profondità, creando una sorta di tunnel o corridoio coperto.
Ecco alcuni punti chiave:
Forma: semicilindrica, come un mezzo cilindro.
Struttura: formata da una serie di archi affiancati, che scaricano il peso sui muri laterali.
Funzione: copre spazi di forma rettangolare, creando un ambiente coperto ampio e continuo.
Materiali: può essere costruita in pietra, mattoni, laterizio o calcestruzzo.
Storia: utilizzata fin dall'antichità, è diffusa nell'architettura romana, romanica e in molti altri stili.
Varianti:
Volta a botte a tutto sesto: l'arco che genera la volta è un semicerchio perfetto.
Volta a botte ribassata: l'arco è più schiacciato, con una curva meno pronunciata.
Volta a botte rialzata: l'arco è più alto, con una curva più accentuata.
Volta anulare: la volta a botte si sviluppa in forma circolare, come negli ambulacri del Colosseo.
Esempi di utilizzo:
Architetture romane: terme, basilica di Massenzio, acquedotti.
Chiese romaniche: navate centrali.
Cantine e gallerie: per la loro resistenza e capacità di coprire grandi spazi.
Architettura moderna: reinterpretazioni in chiave contemporanea.
La volta a botte, con la sua semplicità e efficacia, rappresenta una soluzione architettonica versatile e duratura, ancora oggi utilizzata in diverse applicazioni.
Una campata voltata a crociera è uno spazio architettonico coperto da una volta a crociera.
Immagina due volte a botte che si intersecano perpendicolarmente: la loro intersezione genera una volta a crociera, che copre uno spazio quadrato o rettangolare definito "campata".
Elementi chiave di una campata voltata a crociera:
Volta a crociera: la copertura principale, formata dall'intersezione di due volte a botte.
Archi diagonali: gli archi che si formano lungo le diagonali della campata, all'intersezione delle due volte. Sono gli elementi portanti principali della volta.
Archi perimetrali: gli archi che delimitano la campata sui quattro lati.
Piedritti: i pilastri o le colonne che sostengono gli archi perimetrali e, di conseguenza, la volta a crociera.
Chiave di volta: la pietra centrale che chiude l'intersezione degli archi diagonali.
Caratteristiche e vantaggi:
Resistenza: la volta a crociera è una struttura molto robusta, in grado di coprire grandi spazi con un numero limitato di punti di appoggio.
Luminosità: rispetto alle volte a botte, le volte a crociera permettono di aprire finestre o lucernari lungo i lati della campata, migliorando l'illuminazione naturale.
Versatilità: la campata voltata a crociera può essere utilizzata in diversi contesti architettonici, da chiese a palazzi, da chiostri a cripte.
Le campate voltate a crociera sono un elemento tipico dell'architettura romanica e gotica. Puoi ammirarle in molte chiese, cattedrali e abbazie medievali.
I conci angolari, anche detti cantonali, sono elementi architettonici in pietra, solitamente di forma parallelepipeda, utilizzati per costruire gli angoli di un edificio o di una struttura muraria.
Pensa a un muro di mattoni: i conci angolari sarebbero i "mattoni speciali" che si mettono agli angoli per dare solidità e resistenza alla struttura.
Caratteristiche:
Materiale: I conci angolari sono realizzati in pietra resistente, come granito, arenaria o calcare.
Forma: Solitamente sono parallelepipedi, ma possono avere anche forme più elaborate, come ad esempio essere smussati o decorati.
Funzione:
Strutturale: Rinforzano gli angoli del muro, che sono punti particolarmente soggetti a stress.
Estetica: Possono avere una funzione decorativa, soprattutto se lavorati con superfici bugnate o con modanature.
Utilizzo:
Edifici storici: I conci angolari sono molto comuni negli edifici antichi, come castelli, chiese e palazzi.
Murature a vista: Vengono utilizzati anche in murature moderne a vista per creare un effetto estetico rustico o per evidenziare gli angoli.
Strutture di sostegno: Possono essere impiegati in ponti, archi e altre strutture che richiedono una particolare resistenza agli angoli.
In architettura, il timpano è una superficie triangolare, in genere verticale, delimitata da cornici inclinate e da una cornice orizzontale. È un elemento architettonico che si trova spesso sopra porte, finestre e portici, ma può anche essere presente come elemento decorativo su facciate o interni.
Ecco alcuni punti chiave sul timpano:
Forma: Triangolare, ma può avere varianti come il timpano curvilineo o spezzato.
Posizione: Sopra porte, finestre, portici, facciate.
Funzione:
Decorativa: Arricchisce l'aspetto dell'edificio, creando un punto focale.
Strutturale: In alcuni casi, può contribuire a scaricare il peso della struttura sovrastante.
Decorazione: I timpani possono essere decorati con sculture, rilievi, pitture o mosaici.
Stili architettonici: Il timpano è presente in diversi stili architettonici, come il classico, il romanico, il gotico e il rinascimentale.
Esempi:
Templi greci: I frontoni dei templi greci erano spesso decorati con sculture che rappresentavano scene mitologiche.
Chiese romaniche e gotiche: I timpani sopra i portali delle chiese erano spesso decorati con scene bibliche.
Palazzi rinascimentali: I timpani venivano usati per decorare le finestre e i portali dei palazzi.
Forma: la sua cornice presenta un'interruzione, solitamente al vertice, che divide il timpano in due parti non collegate.
Effetto: crea un senso di dinamismo, di "apertura" verso l'alto, interrompendo la continuità della cornice.
Stili: tipico del manierismo e del barocco, periodi in cui si ricercavano effetti scenografici e sorprendenti.
Esempi: lo si trova spesso sopra portali di chiese o palazzi, ma anche in finestre e altri elementi architettonici.
Forma: anziché essere triangolare, ha una forma arcuata, con la cornice che segue un andamento curvilineo.
Effetto: dona morbidezza e sinuosità all'elemento architettonico.
Stili: utilizzato in diversi stili, dal romanico al barocco, a seconda della forma dell'arco (a tutto sesto, a sesto acuto, ecc.).
Esempi: si trova spesso sopra portali e finestre, ma anche in nicchie, edicole e altri elementi decorativi.
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Il geison (dal greco γεῖσον, "orlo") è un elemento architettonico che si trova nella parte superiore della trabeazione, ovvero la struttura portante orizzontale che si trova sopra le colonne in un tempio greco o in un edificio in stile classico.
In pratica, il geison è la parte sporgente della cornice che corre lungo i quattro lati dell'edificio e lungo le falde del tetto.
Ecco alcuni punti chiave:
Funzione:
Protezione: protegge le pareti e il fregio sottostante dall'acqua piovana, facendola scorrere verso l'esterno.
Estetica: definisce il profilo superiore dell'edificio, conferendogli un senso di completezza e maestosità.
Caratteristiche:
Sporgenza: aggetta in fuori rispetto al muro, creando un'ombra marcata.
Decorazione: può essere liscio o decorato con modanature, gocciolatoi o altri elementi.
Inclinazione: il geison che corre lungo le falde del tetto è inclinato, seguendo la pendenza del tetto stesso.
Nel dettaglio:
Geison orizzontale: corre lungo i lati lunghi dell'edificio.
Geison obliquo: corre lungo i lati corti dell'edificio, seguendo la pendenza del tetto, e contribuisce a formare il frontone.
Sima: è l'elemento decorativo che si trova sopra il geison, spesso ornato con motivi a palmette o altri elementi.
Il geison, con la sua funzione protettiva ed estetica, è un elemento essenziale nell'architettura classica, contribuendo a definire l'armonia e l'equilibrio delle proporzioni.
In architettura, il termine specchiatura ha due significati principali, entrambi legati all'idea di creare una superficie liscia o simile a uno specchio:
1. Pannello decorativo:
In questo caso, la specchiatura è un riquadro rientrante rispetto alla superficie muraria, spesso delimitato da una cornice modanata. Può essere realizzato in diversi materiali, come legno, pietra o stucco, e può essere liscio o decorato con pitture, intarsi o bassorilievi.
Le specchiature vengono utilizzate per:
Decorare le pareti: creano un gioco di pieni e vuoti, arricchendo le superfici murarie.
Mettere in risalto elementi architettonici: incorniciano porte, finestre o nicchie.
Suddividere gli spazi: creano una griglia visiva che organizza la parete.
2. Superficie liscia e levigata:
In questo caso, la specchiatura si riferisce alla finitura di una superficie, che viene resa liscia e levigata, quasi come uno specchio. Questo effetto si può ottenere con diversi materiali, come marmo, intonaco o legno lucidato.
Le specchiature di questo tipo vengono utilizzate per:
Creare effetti di luce: le superfici lisce riflettono la luce, creando giochi di riflessi e luminosità.
Dare un senso di eleganza e raffinatezza: le superfici specchiate conferiscono agli ambienti un aspetto pregiato.
Ampliare gli spazi: le superfici riflettenti possono far sembrare gli ambienti più grandi.
Esempi:
Palazzi rinascimentali: le specchiature erano molto utilizzate per decorare le facciate e gli interni dei palazzi, spesso con motivi geometrici o floreali.
Architettura moderna: le specchiature in vetro o metallo vengono utilizzate per creare effetti di luce e trasparenza.
Gli ordini architettonici classici sono sistemi di proporzioni e di stile che definiscono gli elementi base di un edificio, come colonne, capitelli, trabeazioni e frontoni. Sono nati nell'antica Grecia e si sono poi diffusi in tutto il mondo romano, influenzando l'architettura occidentale per secoli.
Di Vuvueffino, da Wikimedia Commons CC-BY-SA 4.0 internazionale
I cinque ordini classici, dal più semplice al più complesso, sono:
Origine: Etrusco-italico, considerato una semplificazione del dorico.
Caratteristiche: Semplice e robusto, con poche decorazioni. Colonna liscia, capitello con echino liscio e abaco quadrato.
Origine: Greco, il più antico dei tre ordini greci.
Caratteristiche: Sobrio e maestoso. Colonna scanalata, capitello con echino a profilo curvo e abaco quadrato. Fregio con triglifi e metope.
Origine: Greco, sviluppatosi nelle colonie greche dell'Asia Minore.
Caratteristiche: Elegante e raffinato. Colonna più snella del dorico, con base e capitello decorato da volute. Fregio continuo, spesso scolpito.
Origine: Greco, il più ornato dei tre ordini greci.
Caratteristiche: Ricco e decorativo. Colonna slanciata, con base e capitello decorato da foglie d'acanto. Fregio continuo, spesso scolpito.
Origine: Romano, una combinazione di elementi ionici e corinzi.
Caratteristiche: Elaborato e complesso. Colonna con base e capitello che unisce le volute ioniche alle foglie d'acanto corinzie.
Ogni ordine ha un suo specifico carattere espressivo e una serie di regole che ne definiscono le proporzioni e l'ornamentazione. Gli architetti, nel corso della storia, hanno utilizzato gli ordini classici come base per le loro creazioni, adattandoli e reinterpretandoli in base alle esigenze e al gusto di ogni epoca.
L'abaco è la lastra superiore di un capitello, ovvero l'elemento architettonico che corona una colonna o un pilastro. Ha una forma generalmente quadrata o rettangolare e funge da base per l'architrave, il primo elemento orizzontale della trabeazione.
Posizione: parte del capitello dorico, ovvero l'elemento che si trova in cima alla colonna.
Forma: profilo a curva convessa, simile a un cuscino arrotondato, che si trova tra l'abaco (lastra quadrata superiore) e il collarino (anello che lo separa dal fusto della colonna).
il collarino è un elemento architettonico che si trova alla sommità del fusto di una colonna, appena sotto il capitello.
Immagina una sorta di "anello" o "fascia" che cinge la colonna, segnando il punto di transizione tra il fusto e il capitello.
Ecco alcuni punti chiave sul collarino:
Funzione:
Estetica: crea una separazione visiva tra il fusto e il capitello, mettendo in risalto quest'ultimo.
Strutturale: in alcuni casi, può contribuire a rafforzare la connessione tra il fusto e il capitello.
Forma: generalmente è un elemento semplice, con un profilo piatto o leggermente convesso.
Stili: è presente in diversi ordini architettonici, come il dorico, lo ionico e il corinzio, ma può variare in forma e dimensioni a seconda dello stile.
Decorazione: può essere liscio o decorato con modanature o incisioni.
Esempi:
Nell'ordine dorico: il collarino è un elemento essenziale, che separa nettamente il fusto dal capitello.
Nell'ordine ionico: il collarino può essere più elaborato, con modanature e decorazioni.
Nell'ordine corinzio: il collarino è spesso nascosto dalle foglie d'acanto del capitello.
Il collarino, pur essendo un elemento piccolo e spesso poco appariscente, gioca un ruolo importante nell'estetica della colonna, contribuendo a definirne le proporzioni e l'eleganza.
Posizione: nel fregio dorico, alternati alle metope.
Forma: tavolette rettangolari verticali, con tre scanalature verticali (glifi) e due mezze scanalature ai lati.
Funzione: rappresentano simbolicamente le teste delle travi in legno utilizzate nelle prime costruzioni.
Posizione: nel fregio dorico, collocate tra due triglifi.
Forma: pannelli quadrati o rettangolari, spesso decorati con sculture a rilievo o pitture.
Funzione: originariamente erano gli spazi vuoti tra le travi del tetto; successivamente, divennero superfici decorative per rappresentare scene mitologiche, battaglie o motivi ornamentali.
Insieme, tutti questi elementi contribuiscono a creare il ritmo e l'armonia caratteristici dell'ordine dorico, uno degli ordini più antichi e maestosi dell'architettura classica.
Un capitello rudentato è un tipo di capitello, ovvero l'elemento architettonico che corona una colonna o un pilastro, caratterizzato da una decorazione a forma di "bastoncini" o "verghe" in rilievo, disposti verticalmente lungo il fusto. Questi "bastoncini", chiamati rudentature, possono essere lisci, scanalati o decorati con altri motivi.
Ecco alcuni punti chiave per capire il capitello rudentato:
Origine: Il termine "rudentato" deriva dal latino "rudis", che significa "grezzo" o "non lavorato", in riferimento all'aspetto grezzo e naturale dei bastoncini che sembrano dei rami appena tagliati.
Stile: Tipico dell'architettura romana, in particolare del periodo repubblicano e imperiale, ma si trova anche in altri stili come il romanico e il neoclassico.
Funzione: Oltre alla funzione decorativa, le rudentature avevano anche lo scopo di proteggere il fusto della colonna dagli urti.
Simbolismo: Alcuni studiosi ritengono che le rudentature possano simboleggiare la forza e la vitalità della natura, o rappresentare un legame con il mondo vegetale.
Varianti: Esistono diverse varianti di capitelli rudentati, a seconda della forma e della disposizione delle rudentature, e degli altri elementi decorativi presenti.
Esempi di capitello rudentato:
Capitello tuscanico rudentato: Una variante del capitello tuscanico, con rudentature che coprono la parte inferiore del fusto.
Capitello tuscanico rudentato
Capitello ionico rudentato: In questo caso, le rudentature si trovano alla base del capitello ionico, sotto le volute.
Capitello ionico rudentato
Capitello composito rudentato: Una combinazione di elementi del capitello ionico e corinzio, con rudentature alla base.
Capitello composito rudentato
I capitelli rudentati, con il loro aspetto "rustico" e naturale, aggiungono un tocco di originalità e di forza espressiva alle colonne e ai pilastri, testimoniando la creatività e la maestria degli antichi architetti romani.
Il frontone è un elemento architettonico che si trova solitamente nella parte superiore della facciata di un edificio. Ecco le sue caratteristiche principali:
Forma:
Ha una forma triangolare o, in alcuni casi, semicircolare.
Funzione:
Serve a coronare la facciata, chiudendo lo spazio delimitato dai tetti a due falde.
Spesso, racchiude al suo interno il "timpano", che può essere decorato con sculture o rilievi.
Origini:
Il frontone ha origini antiche, risalenti all'architettura greca, dove era un elemento distintivo dei templi.
È usato in molti stili architettonici, dal classico al neoclassico.
Posizione
Può anche essere utilizzato per incoronare elementi architettonici più piccoli, come porte, finestre o nicchie.
In sintesi, il frontone è un elemento architettonico decorativo e strutturale che conferisce importanza e monumentalità alla facciata di un edificio.
Anche se il frontone è più comunemente associato alla sommità delle facciate degli edifici, può essere utilizzato anche come elemento decorativo sopra un portale. In questo contesto, il frontone mantiene la sua funzione di elemento architettonico di coronamento, conferendo importanza e risalto all'ingresso.
Ecco alcuni punti chiave:
Funzione decorativa:
Il frontone, quando applicato a un portale, ha principalmente una funzione decorativa, enfatizzando l'ingresso e contribuendo all'estetica generale dell'edificio.
Varietà di forme:
Così come nei frontoni delle facciate, anche quelli dei portali possono presentare diverse forme, sia triangolari che semicircolari.
Contesto storico:
L'uso del frontone nei portali è particolarmente diffuso nell'architettura classica e neoclassica, dove viene utilizzato per creare un senso di monumentalità e grandezza.
In sostanza, il frontone di un portale è una versione in scala ridotta del frontone di una facciata, ma con la stessa funzione di elemento di coronamento e decorativo.
In architettura, il fastigio indica la parte più alta del coronamento di un edificio o di un elemento architettonico, come un portale, una finestra o un altare. Pensa al fastigio come al "cappello" di una struttura, alla sua conclusione decorativa.
Ecco alcuni punti chiave per capire il fastigio:
Posizione: si trova nella parte superiore, a chiusura dell'elemento architettonico.
Funzione: principalmente decorativa, dona importanza e slancio alla struttura, definendone la forma e lo stile.
Forme: può assumere diverse forme, come quella triangolare del frontone classico, arcuata, a timpano spezzato o con andamento curvilineo.
Decorazione: spesso arricchito da elementi decorativi come sculture, rilievi, statue, stemmi o iscrizioni.
Stili: utilizzato in diversi stili architettonici, dal classico al barocco, dal rinascimentale al neoclassico.
Ecco alcuni esempi di fastigio:
Frontone tempio greco: il classico esempio di fastigio triangolare, spesso decorato con sculture che rappresentano scene mitologiche.
Fastigio ad arco: tipico dell'architettura romanica e gotica, con forma arcuata a tutto sesto o a sesto acuto.
Fastigio a timpano spezzato: diffuso nel barocco, caratterizzato da una linea spezzata che crea un effetto dinamico e scenografico.
Fastigio sugli altari: nelle chiese, spesso sormonta l'altare maggiore, incorniciando pale d'altare o decorazioni sacre.
Il fastigio è un elemento architettonico che contribuisce in modo significativo a definire l'estetica e lo stile di un edificio, donando un senso di completezza e maestosità.
Fastigio con timpano spezzato ad arco ribassato, con cornice a dentelli e testa di putto alato al centro, da una pagina del Catalogo Generale dei Beni Culturali, CC-BY 4.0
Un girale è un motivo decorativo utilizzato nell'arte e nell'architettura, caratterizzato da elementi vegetali, come foglie, fiori e frutti, che si sviluppano in forma di spirale o voluta.
Immagina una sorta di "striscia" ornamentale che si avvolge su se stessa, creando un andamento sinuoso e dinamico.
Ecco alcune caratteristiche dei girali:
Versatilità: Possono essere realizzati con diverse tecniche, come la scultura, la pittura, il mosaico e l'intarsio.
Adattabilità: Si adattano a diverse superfici, come pareti, pavimenti, soffitti, colonne, vasi e tessuti.
Simbolismo: Spesso associati a significati simbolici, come la fertilità, l'abbondanza e la vita eterna.
Storia: Il loro utilizzo risale all'antichità, con esempi notevoli nell'arte egizia, greca e romana. Sono poi stati ampiamente utilizzati nell'arte medievale, rinascimentale e barocca.
Ecco alcuni esempi di girali:
Girali d'acanto: Tra i più famosi, caratterizzati da foglie d'acanto stilizzate che si avvolgono in volute.
Girali di vite: Con foglie e grappoli d'uva, spesso utilizzati nell'arte cristiana come simbolo dell'Eucaristia.
Girali di alloro: Simbolo di vittoria e gloria, frequenti nell'arte romana e neoclassica.
I girali sono un elemento decorativo versatile e affascinante, capace di conferire eleganza e raffinatezza a qualsiasi opera d'arte o architettura.
La finestra serliana (o serliana) è un elemento architettonico caratterizzato da una triplice apertura, con quella centrale ad arco e le due laterali architravate.
Prende il nome dall'architetto e trattatista Sebastiano Serlio, che la descrisse e la incluse nel suo trattato "I Sette Libri dell'Architettura". Tuttavia, la sua origine è più antica, risalendo all'architettura romana e paleocristiana.
La serliana divenne un elemento distintivo dell'architettura rinascimentale, soprattutto grazie all'uso che ne fecero architetti come Andrea Palladio, tanto da essere nota anche come "finestra palladiana" o "veneziana".
La sua popolarità continuò nei secoli successivi, comparendo in numerose costruzioni, sia in Italia che all'estero.
La serliana viene impiegata per finestre, porte, loggiati e altri elementi architettonici, conferendo un senso di armonia e proporzione agli edifici.
Una veduta dalla Loggia della Basilica Palladiana di Vicenza
Il cavedio (dal latino cavaedium, spazio scoperto al centro della domus romana con funzioni di atrio), in architettura, identifica un cortile interno di un edificio (generalmente sottostante a un lucernario) – detto anche chiostrina – che ha la finalità di distribuire luce e aerazione ai locali che vi si affacciano.
Funzioni e caratteristiche
Il cavedio è un elemento architettonico che svolge diverse funzioni importanti:
Illuminazione e ventilazione: il cavedio permette alla luce naturale e all'aria di penetrare negli ambienti interni, migliorando il comfort abitativo e riducendo la necessità di illuminazione artificiale.
Spazio di transizione: il cavedio può fungere da area di passaggio tra l'esterno e l'interno, creando una zona di privacy e protezione dagli agenti atmosferici.
Elemento decorativo: il cavedio può essere valorizzato con piante, fontane o elementi decorativi, diventando un vero e proprio giardino interno o un'opera d'arte.
Benessere: la presenza di un cavedio può contribuire al benessere psicologico degli abitanti, offrendo uno spazio verde e tranquillo all'interno dell'edificio.
Tipologie
Esistono diverse tipologie di cavedio, che si distinguono per forma, dimensioni e funzione:
Cavedio aperto: è il tipo più comune, costituito da un cortile scoperto circondato da edifici.
Cavedio coperto: è un cavedio chiuso da un tetto trasparente, che permette il passaggio della luce ma protegge dagli agenti atmosferici.
Cavedio pensile: è un giardino pensile realizzato su una superficie sopraelevata, come un tetto o una terrazza.
Utilizzo
Il cavedio può essere utilizzato in diversi contesti architettonici, come abitazioni private, edifici pubblici, complessi residenziali e uffici. La sua presenza è particolarmente apprezzata in contesti urbani densi, dove offre un'oasi di verde e tranquillità.
Considerazioni importanti
Nella progettazione di un cavedio, è importante tenere in considerazione alcuni aspetti fondamentali:
Dimensioni e proporzioni: le dimensioni del cavedio devono essere adeguate all'edificio e agli spazi circostanti.
Orientamento: l'orientamento del cavedio influisce sulla quantità di luce solare che riceve durante il giorno.
Ventilazione: è importante garantire una buona ventilazione del cavedio per evitare problemi di umidità e muffa.
Privacy: il cavedio deve essere progettato in modo da garantire la privacy degli abitanti.
Manutenzione: il cavedio richiede una manutenzione periodica per preservarne la bellezza e la funzionalità.
In conclusione, il cavedio è un elemento architettonico versatile e funzionale, in grado di migliorare la qualità della vita all'interno degli edifici. La sua progettazione richiede un'attenta valutazione delle esigenze degli abitanti e delle caratteristiche dell'ambiente circostante.
Nell'architettura, un'erma è un elemento decorativo e strutturale che combina una figura umana (spesso una testa o un busto) con un elemento architettonico, come un pilastro, una colonna o un piedistallo.
Le erme sono state utilizzate fin dall'antichità, in particolare nell'antica Grecia e Roma, e sono state riprese in diverse epoche e stili architettonici, come il Rinascimento e il Barocco.
Funzioni e significati
Le erme possono avere diverse funzioni e significati:
Funzione strutturale: In alcuni casi, le erme possono svolgere una funzione strutturale, come sostenere mensole, balconi o architravi.
Funzione decorativa: Le erme sono spesso utilizzate come elementi decorativi per abbellire facciate, portali, giardini e altri spazi architettonici.
Significato simbolico: Le erme possono avere un significato simbolico, rappresentando divinità, figure mitologiche o personaggi storici. Ad esempio, le erme che raffigurano Ermes, il dio greco del commercio e dei viaggiatori, venivano spesso collocate lungo le strade e nei crocevia.
Esempi di utilizzo
Le erme sono state utilizzate in diversi modi nell'architettura:
Come supporti: Le erme possono essere utilizzate come supporti per mensole, balconi o architravi. In questo caso, la figura umana funge da elemento di sostegno, mentre l'elemento architettonico (pilastro, colonna, ecc.) distribuisce il peso.
Come elementi decorativi: Le erme possono essere utilizzate come elementi decorativi per abbellire facciate, portali, giardini e altri spazi architettonici. In questo caso, la figura umana può essere scolpita a tutto tondo o a rilievo, e può rappresentare divinità, figure mitologiche o personaggi storici.
Come elementi simbolici: Le erme possono avere un significato simbolico, rappresentando divinità, figure mitologiche o personaggi storici. Ad esempio, le erme che raffigurano Ermes, il dio greco del commercio e dei viaggiatori, venivano spesso collocate lungo le strade e nei crocevia.
Le erme sono un elemento architettonico versatile che può essere utilizzato in diversi modi per aggiungere bellezza, funzionalità e significato simbolico agli edifici e agli spazi.
In architettura, il protomo è un elemento decorativo tridimensionale che rappresenta la testa o la parte superiore del corpo di una figura umana, animale o mitologica. È un elemento architettonico molto diffuso nell'arte antica, in particolare in quella greca e romana, ed è stato ripreso anche in epoche successive.
I protomi possono essere realizzati in diversi materiali, come pietra, marmo, bronzo o terracotta, e possono essere utilizzati per decorare una varietà di elementi architettonici, come:
Edifici: i protomi possono essere utilizzati per adornare facciate, tetti, colonne o altri elementi architettonici di edifici pubblici o privati.
Fontane: i protomi sono spesso utilizzati come bocche di fontane, da cui sgorga l'acqua.
Oggetti di uso comune: i protomi possono essere utilizzati per decorare vasi, monete, gioielli o altri oggetti di uso quotidiano.
I protomi hanno spesso un significato simbolico o religioso, e possono rappresentare divinità, eroi, creature mitologiche o animali con particolari virtù. La loro presenza in un edificio o in un oggetto può avere una funzione apotropaica, cioè di allontanare il male o di portare fortuna.
I protomi sono un elemento decorativo versatile e ricco di significati, che può essere utilizzato per arricchire l'estetica di un edificio o di un oggetto e per comunicare messaggi simbolici o religiosi.
In una chiesa, l'arco santo, anche detto arco trionfale, è un elemento architettonico che svolge una duplice funzione:
Strutturale: è un arco che separa la navata dal presbiterio (l'area dove si trova l'altare) o dal transetto, contribuendo a sostenere la struttura dell'edificio.
Simbolica: rappresenta il passaggio dal mondo dei fedeli allo spazio sacro del presbiterio, dove si celebra il mistero dell'Eucaristia.
L'arco santo è spesso decorato con affreschi, mosaici o sculture, che possono raffigurare scene bibliche, santi o simboli religiosi. La sua decorazione sottolinea ulteriormente il suo significato simbolico di soglia tra il profano e il sacro.
In alcune chiese, l'arco santo può essere particolarmente imponente e ricco di decorazioni, diventando un vero e proprio elemento distintivo dell'architettura dell'edificio.
San Paolo fuori le mura, Roma, foto di Dnalor_01, da Wikimedia, Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Austria license
In architettura religiosa, un ciborio è una struttura a forma di baldacchino, solitamente sorretta da quattro colonne, che sovrasta l'altare maggiore di una chiesa.
Ha la funzione di proteggere e valorizzare l'altare, sottolineando la sua importanza sacra.
Può essere realizzato in diversi materiali, come pietra, marmo o metallo, e presentare diverse forme e decorazioni.
Il ciborio può anche indicare un calice con coperchio, utilizzato per conservare le ostie consacrate.
In questo caso si tende ad utilizzare anche il termine di pisside.
In sintesi, il ciborio può essere sia un elemento architettonico che un oggetto liturgico, entrambi con un ruolo importante nella celebrazione della messa.
È la descrizione araldica dello stemma dell'Arciduca d'Austria come si trova sulla facciata dell'Antica Casa della Magnifica Comunità del Borgo.
In araldica, "diaprato" (o "rabescato") indica uno smalto (colore) ornato con un motivo decorativo di piccole figure, come fiori, foglie, stelle o linee geometriche. Immagina uno sfondo non uniforme, ma arricchito da delicate decorazioni che lo rendono più interessante e raffinato.
Ecco alcuni punti chiave sul diaprato:
Funzione: principalmente decorativa, aggiunge un tocco di eleganza e complessità allo stemma.
Origine: l'uso del diaprato risale al XIII secolo, probabilmente ispirato alle decorazioni presenti sui sigilli.
Stili: può essere realizzato in diversi stili, dal gotico al barocco, con motivi e densità variabili.
Varianti:
Diaprato di un solo smalto: le decorazioni sono dello stesso colore dello sfondo, creando un effetto tono su tono.
Diaprato di due smalti: le decorazioni sono di un colore diverso dallo sfondo, creando un maggiore contrasto.
Blasonatura: nella descrizione dello stemma (blasonatura), il termine "diaprato" precede il nome dello smalto principale, specificando eventualmente il tipo di decorazione e il colore.
Esempi di diaprato:
Scudo d'oro diaprato: uno scudo dorato con piccole decorazioni in rilievo, sempre di colore oro.
Scudo di rosso diaprato d'argento: uno scudo rosso con decorazioni argentate, come fiori di giglio o stelle.
Il diaprato, con la sua raffinatezza e varietà di motivi, testimonia la cura per i dettagli e l'amore per la decorazione che caratterizzavano l'araldica.
Curiosità:
Il termine "diaprato" deriva dal francese antico "diaspré", che significa "tessuto operato".
Alcuni araldisti considerano il diaprato un vezzo artistico non essenziale nella blasonatura, mentre altri lo ritengono un elemento significativo che può contribuire a distinguere gli stemmi.
L'Ordine del Toson d'oro è uno dei più antichi e prestigiosi ordini cavallereschi europei, fondato nel 1430 da Filippo III di Borgogna.
Simbolo: Il collare dell'Ordine, con il vello d'oro pendente, rappresenta la preziosità e l'eccellenza.
Scopo: Inizialmente l'ordine aveva scopi religiosi e militari, con il compito di difendere la fede cattolica. Successivamente, assunse un carattere onorifico, riconoscendo meriti in campo politico, militare e culturale.
Membri: L'ordine era riservato a un numero ristretto di cavalieri, scelti tra la nobiltà e le personalità più influenti dell'epoca.
Storia: L'Ordine del Toson d'oro ha avuto una storia complessa, legata alle vicende delle case regnanti europee. Oggi esiste in due rami principali, quello spagnolo e quello austriaco.
Il Toson d'oro rappresenta un simbolo di grande valore, legato a ideali di coraggio, onore e nobiltà.
Immagine da Wikimedia Commons di Gryffindor, Public Domain
Nella Chiesa cattolica, questo titolo può essere conferito a un presbitero (un sacerdote) o a un prelato, e indica una posizione di autorità e responsabilità maggiore rispetto a un semplice parroco.
Ecco alcuni casi in cui si usa il titolo di arciprete:
Parroco di un'arcipretura: Alcune parrocchie, per motivi storici o di importanza, sono elevate al rango di "arcipretura". Il parroco di queste chiese assume quindi il titolo di arciprete.
Arciprete "ad personam": Un sacerdote può ricevere il titolo di arciprete come riconoscimento personale, indipendentemente dalla parrocchia in cui opera.
Vicario foraneo: In alcune diocesi, l'arciprete è il responsabile di una "forania", un gruppo di parrocchie. In questo caso, coordina l'attività pastorale delle parrocchie della sua zona.
Canonici: In alcuni capitoli di canonici, l'arciprete può essere il decano o ricoprire altre cariche importanti.
Basiliche: A Roma, il cardinale responsabile di una delle quattro basiliche maggiori (San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura) è un "cardinale arciprete".
Si tratta di una chiesa che ha il titolo di "arcipretura", guidata da un arciprete.
Caratteristiche di una chiesa arcipretale:
Importanza storica: Spesso sono chiese antiche, con un ruolo significativo nella storia della comunità locale.
Funzioni: Oltre alle normali attività parrocchiali, possono avere funzioni aggiuntive, come la cura di santuari o la conservazione di reliquie.
Architettura: Non esiste uno stile architettonico specifico per le chiese arcipretali, ma spesso sono edifici di dimensioni maggiori rispetto alle chiese parrocchiali e presentano elementi decorativi più ricchi.
Curiosità:
Il titolo di arciprete risale ai primi secoli del cristianesimo, quando indicava il sacerdote più anziano di una comunità.
L'arciprete, pur avendo un titolo onorifico, non ha un'autorità gerarchica superiore agli altri parroci.
In sintesi, arciprete e chiesa arcipretale indicano una posizione e un luogo di particolare rilievo all'interno dell'organizzazione ecclesiastica, testimoniando l'importanza della tradizione e della storia nella Chiesa cattolica.
Con l'espressione "misteri della fede" si fa riferimento a quelle verità fondamentali del cristianesimo che trascendono la piena comprensione della ragione umana, ma che vengono rivelate da Dio attraverso la Sacra Scrittura e la Tradizione.
I misteri della fede sono eventi o aspetti della realtà divina che non possono essere pienamente compresi attraverso la sola ragione umana, ma che vengono conosciuti attraverso la rivelazione divina e la fede.
I misteri principali della fede cristiana sono due:
Unità e Trinità di Dio:
Unità: vi è un solo Dio.
Trinità: questo unico Dio esiste in tre persone uguali e distinte: Padre, Figlio e Spirito Santo.
Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo:
Incarnazione: il Figlio di Dio, la seconda persona della Trinità, si è fatto uomo in Gesù Cristo.
Passione, Morte e Risurrezione: Gesù ha sofferto, è morto ed è risorto per la salvezza dell'umanità.
Questi due misteri sono il fondamento della fede cristiana e sono strettamente collegati tra loro. L'incarnazione di Gesù è resa possibile dal mistero della Trinità, e la sua Passione, Morte e Risurrezione sono il culmine della storia della salvezza.
I misteri della fede non sono verità irrazionali, ma piuttosto verità che superano la capacità della ragione umana di comprenderle appieno. La fede, quindi, non è un atto irrazionale, ma un atto di fiducia in Dio che rivela queste verità.
La fede è un dono di Dio che permette di accogliere e credere ai misteri della fede. La fede non è in contrasto con la ragione, ma la trascende. La ragione umana può aiutare a comprendere meglio i misteri della fede, ma non può esaurirli completamente.
I misteri della fede sono importanti perché ci permettono di conoscere Dio e il suo amore per noi. Essi ci aprono alla vita eterna e ci danno la speranza della salvezza.
Dalla voce di Wikipedia:
[S]econdo l'interpretazione cattolica, il termine mistero non ha il significato comune di argomento incomprensibile e problematico, oppure di fenomeno del quale non si riesce a trovare la causa e la spiegazione, ma di "manifestazione di Dio agli uomini", allo scopo di renderli partecipi della Sua grazia e della Sua vita; come atto divino, esso è al di sopra della ragione umana, perché nessun uomo può avere conoscenza piena ed esaustiva di Dio, ma non è contro la ragione la quale, sostenuta e illuminata dalla Rivelazione, permette la comprensione analogica e mediata della grandezza di Dio.
Oltre [ai] due misteri principali, la tradizione cattolica, attraverso la devozione del Rosario, ne contempla altri quindici, suddivisi in quattro gruppi:
Misteri Gaudiosi (o dell'allegria): contemplano l'annuncio dell'angelo a Maria, la visita di Maria a Elisabetta, la nascita di Gesù, la presentazione di Gesù al tempio, il ritrovamento di Gesù al tempio.
Misteri Luminosi (o della luce): contemplano il battesimo di Gesù nel Giordano, le nozze di Cana, l'annuncio del Regno di Dio, la Trasfigurazione, l'istituzione dell'Eucaristia.
Misteri Dolorosi: contemplano l'agonia di Gesù nel Getsemani, la flagellazione, l'incoronazione di spine, la salita al Calvario, la crocifissione e morte di Gesù.
Misteri Gloriosi: contemplano la risurrezione di Gesù, l'ascensione al cielo, la discesa dello Spirito Santo, l'assunzione di Maria, l'incoronazione di Maria.
Dalla voce di Wikipedia:
La preghiera del rosario è attualmente composta da 15/20 "misteri" (eventi, momenti o episodi significativi) della vita di Cristo e di Maria, raggruppati in "corone". Ogni corona comprende la meditazione di cinque misteri e la recita di cinquanta Ave Maria divise a gruppi di dieci (decine o "poste")[6]. Essendo facoltativi i cinque misteri aggiunti da Giovanni Paolo II, si può affermare che la preghiera comprende dunque quindici misteri ("misteri gaudiosi", "misteri dolorosi" e "misteri gloriosi").
[Visto che queste pagine contengono alcune citazioni latine, ho fatto un breve ripasso delle declinazioni...]
In latino, i sostantivi vengono declinati, ovvero le loro desinenze cambiano a seconda del caso grammaticale e del numero. I casi grammaticali indicano la funzione che la parola svolge all'interno della frase.
Esistono cinque declinazioni in latino, ognuna con le sue caratteristiche e regole.
La prima declinazione comprende principalmente sostantivi femminili con il tema in -a.
Esempio
rosa, rosae (rosa)
La seconda declinazione comprende sostantivi maschili e neutri con il tema in -o.
Esempio
locus, loci (luogo)
puer, pueri (ragazzo)
bellum, belli (guerra)
La terza declinazione è la più complessa e comprende sostantivi maschili, femminili e neutri con temi variabili.
Esempio
civis, civis (cittadino)
navis, navis (nave)
corpus, corporis (corpo)
La quarta declinazione comprende sostantivi maschili e neutri con il tema in -u.
Esempio
fructus, fructus (frutto)
cornu, cornus (corno)
La quinta declinazione comprende sostantivi femminili con il tema in -e.
Esempio
dies, diei (giorno)
Le differenze nella numerazione sono dovute a come sono stati raggruppati o suddivisi alcuni Salmi nel corso dei secoli. Ad esempio, alcuni Salmi che nel testo ebraico sono considerati unità separate, nelle versioni greca e latina sono stati uniti in un unico Salmo, e viceversa.
Esempio
Il Salmo 9 nella versione ebraica è diviso in due Salmi (9 e 10) nelle versioni greca e latina. Di conseguenza, dal Salmo 10 in poi, la numerazione sarà sfasata di un'unità.
Quale numerazione seguire?
La maggior parte delle Bibbie moderne, inclusa la Bibbia CEI 2008, segue la numerazione del testo ebraico.
Alcune traduzioni più antiche, come la Bibbia CEI 1971, e la Liturgia romana, seguono la numerazione dei Settanta e della Vulgata.
Come orientarsi?
Per evitare confusione, molte Bibbie riportano entrambe le numerazioni, indicando tra parentesi la numerazione corrispondente dell'altra tradizione.
I versi 6-8 di questo salmo recitano:
La prima metà del verso 8 si trova su un cartiglio nel fastigio della Cappella Ceschi.
Si veda il salmo completo tratto dalla Bibbia CEI 2008.
In epoca romana
Le "vie imperiali" erano le grandi arterie stradali costruite o ristrutturate durante l'Impero Romano. Queste strade, lastricate e ben mantenute, avevano un'importanza strategica, militare e commerciale fondamentale. Permettevano il rapido movimento delle legioni, il trasporto di merci e persone, e collegavano le diverse province dell'Impero.
Caratteristiche principali
Costruzione robusta: realizzate con materiali resistenti per durare nel tempo.
Tracciato rettilineo: per agevolare il movimento e ridurre i tempi di percorrenza.
Distanziamento regolare: presenza di pietre miliari per indicare la distanza da Roma.
Infrastrutture di supporto: ponti, gallerie, stazioni di posta per il cambio dei cavalli e alloggi per i viaggiatori.
Esempi celebri
Via Appia: la prima grande strada romana, collegava Roma a Brindisi.
Via Flaminia: congiungeva Roma a Rimini.
Via Aurelia: da Roma a Ventimiglia, seguendo la costa tirrenica.
In epoca medievale e successiva
Con il termine "via imperiale" si possono indicare anche alcune importanti strade di comunicazione sviluppatesi nel corso dei secoli successivi, spesso ricalcando tracciati di epoca romana. Queste vie avevano un ruolo cruciale nei collegamenti tra città e regioni, favorendo il commercio, il passaggio di pellegrini e lo sviluppo economico.
Esempi
Via Francigena: un'importante via di pellegrinaggio che collegava Canterbury a Roma.
Via Romea Germanica: collegava l'area germanica a Roma, passando per importanti centri come Trento e Firenze.
In generale
L'espressione "via imperiale" può evocare l'idea di una strada di grande importanza, realizzata con cura e destinata a durare nel tempo, spesso con un forte valore storico e culturale.
Anche se il termine "via imperiale" conserva un'eco dell'imponenza e della funzionalità delle strade romane, nel contesto medievale e successivo assume connotazioni diverse. Ecco le caratteristiche principali che rendevano una via di comunicazione degna di tale appellativo:
Importanza strategica e politica
Collegamento di centri di potere: le vie imperiali connettevano città importanti, sedi di autorità politiche, amministrative o religiose.
Vie di transito per imperatori e sovrani: spesso utilizzate da figure di spicco per spostamenti, visite ufficiali o campagne militari.
Funzione economica e commerciale
Itinerari per traffici mercantili: favorivano il trasporto di merci, lo sviluppo di fiere e mercati, e gli scambi a lunga distanza.
Vie di pellegrinaggio: alcune vie imperiali coincidevano con importanti percorsi religiosi, come la Via Francigena o la Via Romea, generando un flusso costante di viaggiatori e pellegrini.
Infrastrutture e manutenzione
Tracciato curato: il percorso doveva essere ben segnalato, con indicazioni, stazioni di posta per il cambio dei cavalli e punti di ristoro.
Ponti e guadi: presenza di strutture per superare fiumi o zone difficili, agevolando il passaggio.
Sicurezza: ove possibile, le vie imperiali erano protette da fortificazioni o presidi militari per garantire la sicurezza dei viaggiatori.
Valore simbolico e culturale
Eredità delle strade romane: spesso ricalcavano tracciati antichi, richiamando l'idea di grandezza e continuità storica.
Portatrici di civiltà: considerate veicoli di scambio non solo di merci, ma anche di idee, culture e innovazioni.
Aspetti giuridici e amministrativi
Protezione imperiale: in alcuni casi, le vie imperiali godevano di una tutela specifica da parte dell'autorità imperiale, che ne garantiva la manutenzione e la sicurezza.
Pedaggi e diritti di passaggio: il transito su queste strade poteva essere soggetto a pagamento di pedaggi o tariffe, generando entrate per autorità locali o signori.
È importante notare che il concetto di "via imperiale" non era sempre definito in modo rigido e poteva variare a seconda dei contesti storici e geografici. Tuttavia, queste caratteristiche generali ci aiutano a capire cosa rendeva una strada degna di tale nome nel Medioevo e oltre.
La Via Claudia Augusta è stata una delle più importanti strade romane, costruita nel I secolo d.C. e che collegava la Pianura Padana con il mondo germanico, attraverso le Alpi.
Si ritiene che la sua costruzione sia iniziata nel 15 a.C. per volere di Druso, figliastro dell'imperatore Augusto, e che sia stata completata nel 46-47 d.C. dall'imperatore Claudio, da cui ha preso il nome.
La Via Claudia Augusta partiva da Altino, nei pressi di Venezia, e da Ostiglia sul Po, e i due rami si congiungevano a Trento per poi proseguire fino ad Augusta, in Germania.
La strada aveva una funzione strategica, in quanto facilitava il passaggio delle legioni romane verso i territori a nord delle Alpi, ma anche un'importanza economica e commerciale, poiché permetteva il trasporto di merci e lo sviluppo dei traffici.
Lungo il suo percorso, la Via Claudia Augusta toccava importanti centri, come Feltre, Belluno, Trento, Bolzano, Merano e giungeva fino ad Augusta.
Oggi, la Via Claudia Augusta è un'importante testimonianza storica e culturale, ed è possibile percorrerla a piedi o in bicicletta, ammirando le bellezze paesaggistiche e i resti archeologici che si trovano lungo il suo tracciato.
La Via Claudia Augusta Altinate è un ramo della celebre Via Claudia Augusta che collegava la città di Altino, nei pressi di Venezia, con la città di Augusta Vindelicum, in Baviera, passando per il Passo di Resia.
La Via Claudia Augusta propriamente detta aveva origine da Ostiglia, in prossimità del fiume Po, toccava Verona e Trento per poi proseguire verso nord.
Il ramo "Altinate" aveva invece origine ad Altino, importante centro portuale e commerciale dell'epoca romana, e si congiungeva alla Via Claudia Augusta principale all'altezza di Trento.
Il percorso della Via Claudia Augusta Altinate è ancora oggi oggetto di dibattito tra gli storici, ma diverse ipotesi propendono per un tracciato che da Altino si dirigeva verso Treviso, per poi raggiungere Feltre attraverso la Valbelluna o il passo di Praderadego. Da Feltre, la strada proseguiva verso nord, toccando Belluno e risalendo la valle del Piave.
L'importanza della Via Claudia Augusta Altinate risiedeva nel suo ruolo di collegamento tra il porto di Altino e le regioni settentrionali dell'Impero Romano. Essa permetteva il trasporto di merci, persone e truppe, favorendo lo sviluppo economico e commerciale dei territori attraversati.
La Via Claudia Augusta Altinate, come la Via Claudia Augusta principale, rappresenta oggi una testimonianza storica di grande valore, ed è possibile percorrerla a piedi o in bicicletta, ammirando le bellezze paesaggistiche e i resti archeologici che si trovano lungo il suo tracciato.
Controversie sul ramo altinate:
Il ramo altinate è quello che suscita maggiori discussioni tra gli studiosi.
Le incertezze riguardano principalmente il tracciato esatto e la sua importanza rispetto al ramo padano.
Tracciato ipotizzato:
Si ipotizza che il ramo altinate partisse da Altino, passasse per Feltre e la Valsugana, per poi ricongiungersi al ramo padano a Trento.
Alcune ipotesi indicano che potesse passare anche per Belluno.
Elementi di discussione:
Il dibattito è alimentato dalla scarsità di reperti archeologici e dalla mancanza di fonti scritte che confermino in modo inequivocabile l'esistenza di questo ramo.
C'è chi sostiene che il ritrovamento di alcune pietre miliari potrebbe non garantire l'effettiva realizzazione della strada.
Importanza storica:
Nonostante le incertezze, il ramo altinate riveste un'importanza storica significativa, in quanto rappresenterebbe un'importante via di comunicazione tra l'Adriatico e il nord Europa.
Altino, essendo un centro militare e commerciale di rilievo, avrebbe avuto un ruolo strategico in questo contesto.
In sintesi, mentre l'esistenza di un ramo padano della Via Claudia Augusta è ampiamente accettata, il ramo altinate rimane oggetto di dibattito. Le ricerche e gli studi archeologici continuano a fornire nuove informazioni che potrebbero contribuire a chiarire la questione.
La controversia sull'esistenza e sul tracciato del ramo altinate della Via Claudia Augusta ha stimolato numerosi studi e pubblicazioni. Ecco alcuni riferimenti bibliografici che possono fornire approfondimenti:
Fonti generali:
Via Claudia Augusta - Wikipedia: Questa voce di Wikipedia fornisce una panoramica completa della Via Claudia Augusta, con riferimenti specifici alle discussioni sul ramo altinate.
Romano Impero: Il sito romanoimpero.com offre una dettagliata disamina della Via Claudia Augusta, con particolare attenzione alle controversie sui tracciati. Cito:
Secondo il conte Aurelio Guarnieri Ottoni, la strada da Altino toccava Oderzo, Serravalle e Belluno, per poi piegare verso l'attuale Cesiomaggiore e infine Feltre.
"Dissertazione del Conte Aurelio Guarnieri Ottoni, Patrizio Osimano, Intorno al Corso dell'Antica Via Claudia Dalla Citta di Altini Sino al Fiume ..." -
Secondo il grande Theodor Mommsen (1863), la strada passava per Treviso dopo aver risalito la riva destra del Sile. Poi entrava in città tramite la Porta Altinia e usciva per l'attuale Porta Santi Quaranta, coincidendo poi con la strada regionale Feltrina; incrociava la via Postumia presso Postioma, passava per Montebelluna e Cavaso del Tomba e raggiungeva infine Feltre.
Per il percorso oltre Falzè di Piave, sono ipotizzati diversi itinerari:
Secondo Vittorio Galliazzo (1939 ...) la via continuava sino a Vidor, oltrepassava nuovamente il Piave, mantenendosi sull'argine destro sino a Quero; da Feltre toccava Belluno, traversava il Cadore, la Val Pusteria e raggiungeva il Brennero.
Secondo Luciano Bosio (1970 e 1991), la strada non attraversava il Piave e proseguiva per Moriago e Valdobbiadene e poi a Cesiomaggiore; "le strade romane della Venetia e dell'Histria di Luciano Bosio".
[Scrive] Alberto Alpago Novello nel suo volume Da Altino a Maia sulla Via Claudia Augusta che la strada passava sì per la Valusgana, ma sopra Castel Telvana (con due deviazioni per Borgo), dato anche che a nord di Borgo c'erano laghi/paludi bonificate solo nell'Ottocento]:
"E' carrareccia, oggi, all'uscita da Telve di sopra, e si riduce poi a mulattiera. Ma non è facile riconoscere la Claudia fra i sette percorsi quasi paralleli che si stendono sul fianco S. - E. del M. Ziolina. Escludendo il più basso, che s'arresta a Fratte, ed il più alto che porta al Castello S. Pietro ma comincia troppo ripido accanto al cimitero - preferirei senz'altro il più basso dei 5, che arriva straordinariamente rettilineo sul rovescio di Castel Telvana (donde scendono due buone mulattiere a Borgo) e risvolta, come dissi, verso Castagne. Sarebbe riuscita più breve la via militare se avesse seguito il mediano dei 5 percorsi, doppiando lo sperone montano press'a poco a quota 700 (mentre Castel Telvana è a 558, e Castel S. Pietro a 850). Ma a parte che vi manca il tratto stradale ad Ovest dello sperone il percorso allungato per Castel Telvana, oltre ad essere più in vista e meglio controllato e protetto dal castello inferiore, si avvicina sufficientemente pur dominandolo da 170 m. d'altezza all'abitato di Borgo, che quasi certamente corrisponde al romano Ausugum, centro della Valsugana.
Dal castello superiore, nell'evo medio chiamato «castro petro» e di spettanza feudale del Vescovo di Feltre (come del resto l'intera Valle, fino al 1027, essendo praticamente subentrata nel possesso la Diocesi al Municipium) non sono rimasti che due mozziconi di muraglia in pietre squadrate, attribuibili al sec. XIII, e le tracce d'una originaria torre-vedetta, con le aggiunte di minori edifici e di due cinte di mura. Vi fu trovato un aes rude: e sul dosso del monte, specialmente verso Telve, numerosi oggetti lavorati di pietra, cocci di ceramica e carboni, monete romane ed anche una statuina d'Apollo.
Dal castello inferiore - Telvana sono usciti oggettini preromani, una moneta massaliota con varie repubblicane ed imperiali, resti fittili, una lucernetta inscritta. Fortilizio della via Claudia, con l'accesso originario dalla via stessa, ad Ovest, subì una prima distruzione - forse insieme con Tesino, nel 590? - e poi una serie di rifabbriche e nuove distruzioni dal sec. XIII in poi: lunga storia che risulta in parte dalla varietà dei suoi resti, ma meriterebbe più profonde indagini, e scavi archeologici. Ebbe una chiesetta dedicaIn a S. Giorgio. 11 vecchio Borgo era addossato alla base rocciosa del monte (10). Monete romane delle varie epoche uscirono anche da esso.
Nei tempi del tardo impero dovett'essere usitata nella Valsugana anche una strada di fondovalle: infatti pure ad Ospedaletto vennero in luce tra il 1869 e il 1882 molte monete di quel periodo. Tuttavia diverse paludi e addirittura due laghi, da Borgo in su, vennero bonificati solamente alla fine del sec. XVIII o nel ΧΙΧ.
Dal «capitello» alla Croce, un po' sopra Torcegno, la Claudia più bassa della strada attuale scendeva a Ronchi [...]"
Secondo Plinio Fraccaro (1883 - 1959) [...] la strada [valicava] le Prealpi nel passo San Boldo.
Secondo Alessio De Bon (1898 - 1957), accetta l'ipotesi di Fraccaro fino a Feltre, ma poi fa proseguire la strada sino a Belluno traversando il Cadore, la Val Pusteria fino al passo del Brennero.
Approfondimenti specifici:
La Claudia Augusta Altinate e le ipotesi del suo tracciato - Eventi Venetando: Questo articolo di "Eventi Venetando" esplora le diverse ipotesi sul percorso del ramo altinate, con un focus sul passo di Praderadego.
Strada imperiale romana Claudia Augusta Altinate - Magico Veneto: il sito "magicoveneto.it" analizza nel dettaglio i tracciati con le varie ipotesi e fonti.
Contributi di storici e studiosi:
Le opere di Vittorio Galliazzo, Alberto Alpago Novello, Plinio Fraccaro e Alessio De Bon, citate negli articoli online, forniscono diverse prospettive sul tracciato del ramo altinate.
Adriano Rigotti, La via Claudia Augusta a Pado fra Verona e Trento, articolo consultabile sul sito heyjoe.fbk.eu, in cui viene analizzato il tracciato della via Claudia Augusta in particolare nella tratta da Verona a Trento.
Le "mansiones" romane erano stazioni di posta ufficiali situate lungo le principali strade dell'Impero, progettate per fornire alloggio e servizi ai viaggiatori, in particolare ai funzionari governativi e ai corrieri.
Ecco alcuni punti chiave:
Funzione:
Fornire un punto di sosta sicuro e confortevole per chi viaggiava per ragioni di stato.
Servire come centri di comunicazione, dove venivano scambiati messaggi e dispacci ufficiali.
Offrire alloggio e rifornimenti per i cavalli e altri animali da soma.
Posizione e distanza:
Erano strategicamente posizionate a intervalli regolari, generalmente ogni 25-30 chilometri, che corrispondevano a una giornata di viaggio a cavallo.
Spesso si trovavano in punti nodali delle strade principali, dove convergevano più vie di comunicazione.
Servizi:
Offrivano alloggi, stalle, magazzini per le merci e il cibo, e spazi per il riposo e il ristoro.
Potevano includere anche terme, cucine e altre strutture per il comfort dei viaggiatori.
Gestione:
Erano gestite dal governo centrale e riservate ai viaggiatori con autorizzazione ufficiale.
L'identificazione degli ospiti avveniva tramite documenti simili a passaporti.
Differenza con le "cauponae":
Le "mansiones" erano stazioni di servizio pubbliche e ufficiali, mentre le "cauponae" erano locande private, di qualità e reputazione variabili, destinate a un pubblico più ampio.
In sintesi, le "mansiones" erano un elemento cruciale del sistema di comunicazione e trasporto romano, garantendo l'efficienza e la sicurezza dei viaggi lungo le strade dell'Impero.
Nella mitologia romana, Flora è la dea della fioritura e della primavera. Ecco alcuni punti chiave sul suo ruolo e la sua importanza:
Dea della fioritura:
Flora era venerata come la dea che presiedeva alla fioritura delle piante, in particolare dei cereali e degli alberi da frutto.
La sua influenza si estendeva quindi ai cicli vitali della natura e all'abbondanza dei raccolti.
Associazione con la primavera:
Con il tempo, Flora divenne strettamente associata alla stagione primaverile, simboleggiando il risveglio della natura e il rinnovamento della vita.
Festività in suo onore:
Le Floralia, feste in onore di Flora, si svolgevano a Roma tra il 28 aprile e il 3 maggio. Erano caratterizzate da giochi, spettacoli e una generale atmosfera di allegria.
Rapporto con Clori:
Il poeta romano Ovidio nei "Fasti" identifica Flora con la ninfa greca Clori, legando così la dea romana alla tradizione mitologica greca. Secondo Ovidio Clori si trasforma in Flora dopo essere stata rapita e sposata dal dio del vento Zefiro.
Culto e rappresentazioni:
Il culto di Flora era diffuso in tutta Italia, e la dea veniva spesso raffigurata come una giovane donna incoronata di fiori, simbolo della sua connessione con la natura.
Flora era anche la patrona della fazione dei "verdi" (uirides o prasini) nelle corse del Circo.
In sintesi, Flora rappresentava la forza vitale della natura, la rinascita e l'abbondanza, ed era una figura importante nel pantheon romano.
Cerere era un'importante dea della mitologia romana, strettamente legata alla terra, all'agricoltura e alla fertilità. Ecco alcuni punti chiave sulla sua figura:
Dea dell'agricoltura e della fertilità:
Cerere era venerata come la dea che proteggeva i campi coltivati, i raccolti e la crescita delle piante.
Il suo ruolo era essenziale per la prosperità e la sopravvivenza delle comunità agricole.
Identificazione con Demetra:
Cerere è spesso identificata con la dea greca Demetra, condividendo con lei molti tratti e miti.
Questa identificazione ha portato alla fusione dei loro culti e delle loro storie.
Il mito di Proserpina:
Uno dei miti più noti associati a Cerere è quello del rapimento di sua figlia Proserpina (Persefone per i Greci) da parte di Plutone, dio degli inferi.
La disperazione di Cerere per la perdita della figlia causò carestie sulla terra, finché un accordo permise a Proserpina di trascorrere parte dell'anno con la madre e parte con Plutone.
Questo mito simboleggia il ciclo delle stagioni, con il ritorno di Proserpina che porta la primavera e l'estate, e la sua partenza che porta l'autunno e l'inverno.
Culto e festività:
Il culto di Cerere era diffuso in tutta Roma, con feste e riti dedicati alla dea per propiziare buoni raccolti.
Le Cerealia, celebrate in aprile, erano le principali feste in suo onore.
Ruolo sociale:
Il tempio di cerere sull'Aventino aveva anche una notevole rilevanza sociale e politica, poiché lì venivano conservati gli archivi della plebe.
In sintesi, Cerere era una dea fondamentale per i Romani, che incarnava la fertilità della terra e la prosperità agricola, e il suo mito di Proserpina offriva una spiegazione mitologica del ciclo delle stagioni.
La Pace di Presburgo è un trattato di pace firmato a Presburgo (l'odierna Bratislava, in Slovacchia) il 26 dicembre 1805. Essa concluse la Guerra della Terza Coalizione tra la Francia di Napoleone e l'Austria.
Ecco i punti chiave:
Contesto:
La pace seguì la schiacciante vittoria di Napoleone nella battaglia di Austerlitz (2 dicembre 1805).
L'Austria, sconfitta, fu costretta a negoziare con Napoleone.
Termini principali:
L'Austria cedette vasti territori:
Il Veneto, l'Istria e la Dalmazia al Regno d'Italia (controllato da Napoleone).
Il Tirolo e il Vorarlberg alla Baviera.
Altri territori minori al Baden e al Württemberg.
L'Austria riconobbe Napoleone come imperatore dei francesi.
L'Austria accettò di pagare una grossa indennità di guerra alla Francia.
Conseguenze:
La Pace di Presburgo segnò una grave sconfitta per l'Austria e rafforzò ulteriormente la posizione di Napoleone in Europa.
Il trattato contribuì alla dissoluzione del Sacro Romano Impero nel 1806.
La perdita di territori significativi da parte dell'Austria, compresi quelli in Italia, ridisegnò la mappa politica dell'Europa centrale.
In sintesi, la Pace di Presburgo fu un momento cruciale nelle guerre napoleoniche, che ebbe un impatto significativo sull'equilibrio di potere in Europa.
[Il Trentino poi tornò sotto l'Impero Austriaco col Congresso di Vienna del 1814-15.]
Questa sezione è una traduzione di Google Gemini dalla voce in inglese di Wikipedia.
Conti
Prima che Rodolfo ascendesse al trono tedesco, gli Asburgo erano Conti di Baden, in quella che oggi è la Germania sudoccidentale e la Svizzera.
Radbot di Klettgau, costruì il Castello di Habsburg (circa 985 – 1035). Oltre a Werner I, ebbe altri due figli: Ottone I, che divenne Conte di Sundgau in Alsazia, e Alberto I. Fondò l'Abbazia di Muri, che divenne il primo luogo di sepoltura dei membri della Casa d'Asburgo. È possibile che Radbot abbia fondato il castello di Habichtsburg, la residenza della Casa d'Asburgo, ma un altro possibile fondatore è Werner I.
Rodolfo di Altenburg [de] (morto 1063/4), conte, fondatore dell'Abbazia di Ottmarsheim.
Werner I, Conte di Habsburg (1025/1030–1096). Oltre a Ottone II, ebbe un altro figlio, Alberto II, che fu avvocato di Muri dal 1111 al 1141 dopo la morte di Ottone II.
Ottone II di Habsburg; il primo a chiamarsi "di Habsburg" (morto 1111). Padre di:
Werner II di Habsburg (circa 1135; morto 1167). Padre di:
Alberto III di Habsburg (il Ricco), morto nel 1199. Sotto di lui, i territori asburgici si espansero fino a coprire gran parte di quella che oggi è la parte di lingua tedesca della Svizzera. Padre di:
Rodolfo II di Habsburg (nato circa 1160, morto 1232). Padre di:
Alberto IV di Habsburg, (morto 1239/1240); padre di Rodolfo IV di Habsburg, che in seguito divenne re Rodolfo I di Germania. Tra Alberto IV e suo fratello Rodolfo III, le proprietà asburgiche furono divise, con Alberto che mantenne l'Argovia e le parti occidentali, e le parti orientali che andarono a Rodolfo III. Alberto IV fu anche un antenato comune di Sofia Chotek e di suo marito l'Arciduca Francesco Ferdinando d'Austria.
Re dei Romani
Rodolfo I, imperatore 1273–1291
Alberto I, imperatore 1298–1308
Re di Boemia
Rodolfo I, re di Boemia 1306–1307
Duchi/Arciduchi d'Austria
Rodolfo II, figlio di Rodolfo I, duca d'Austria e Stiria insieme a suo fratello 1282–1283, fu spodestato da suo fratello, che alla fine sarebbe stato assassinato da uno dei figli di Rodolfo.
Alberto I (Albrecht I), figlio di Rodolfo I e fratello del precedente, duca dal 1282 al 1308; fu Imperatore del Sacro Romano Impero dal 1298 al 1308. Vedi anche sotto.
Rodolfo III, il figlio maggiore di Alberto I, designato duca d'Austria e Stiria 1298–1307
Federico il Bello (Friedrich der Schöne), fratello di Rodolfo III. Duca d'Austria e Stiria (con suo fratello Leopoldo I) dal 1308 al 1330; ufficialmente co-reggente dell'imperatore Luigi IV dal 1325, ma non governò mai.
Leopoldo I, fratello del precedente, duca d'Austria e Stiria dal 1308 al 1326.
Alberto II (Albrecht II), fratello del precedente, duca dell'Austria Anteriore dal 1326 al 1358, duca d'Austria e Stiria 1330–1358, duca di Carinzia dopo il 1335.
Ottone il Gioioso (der Fröhliche), fratello del precedente, duca d'Austria e Stiria 1330–1339 (insieme a suo fratello), duca di Carinzia dopo il 1335.
Rodolfo IV il Fondatore (der Stifter), figlio maggiore di Alberto II. Duca d'Austria e Stiria 1358–1365, Duca del Tirolo dopo il 1363.
Divisione delle linee albertina e leopoldina
Dopo la morte di Rodolfo IV, i suoi fratelli Alberto III e Leopoldo III governarono insieme i possedimenti asburgici dal 1365 al 1379, quando divisero i territori nel Trattato di Neuberg, con Alberto che mantenne il Ducato d'Austria e Leopoldo che governò sulla Stiria, Carinzia, Carniola, Marca Vindica, Tirolo e Austria Anteriore.
Re dei Romani e Imperatori del Sacro Romano Impero (linea albertina)
Alberto II, imperatore 1438–1439 (mai incoronato)
Federico III, imperatore 1440–1493
Re d'Ungheria e Boemia (linea albertina)
Alberto, re d'Ungheria e Boemia (1437–1439)
Ladislao V Postumo, re d'Ungheria (1444–1457) e Boemia (1453–1457)
Duchi d'Austria (linea albertina)
Alberto III (Albrecht III), duca d'Austria fino al 1395, dal 1386 (dopo la morte di Leopoldo) fino al 1395 governò anche i possedimenti di quest'ultimo.
Alberto IV (Albrecht IV), duca d'Austria 1395–1404, in conflitto con Leopoldo IV.
Alberto V (Albrecht V), duca d'Austria 1404–1439, Imperatore del Sacro Romano Impero dal 1438 al 1439 come Alberto II. Vedi anche sotto.
Ladislao Postumo, figlio del precedente, duca d'Austria 1440–1457.
Duchi di Stiria, Carinzia, Tirolo / Austria Interna (linea leopoldina)
Leopoldo III, duca di Stiria, Carinzia, Tirolo e Austria Anteriore fino al 1386, quando fu ucciso nella Battaglia di Sempach.
Guglielmo (Wilhelm), figlio del precedente, 1386–1406 duca in Austria Interna (Carinzia, Stiria).
Leopoldo IV, figlio di Leopoldo III, 1391 reggente dell'Austria Anteriore, 1395–1402 duca del Tirolo, dopo il 1404 anche duca d'Austria, 1406–1411 duca dell'Austria Interna.
Sotto-linea leopoldina-austriaca interna
Ernesto il Ferreo (der Eiserne), 1406–1424 duca dell'Austria Interna, fino al 1411 insieme e in competizione con suo fratello Leopoldo IV.
Federico V (Friedrich), figlio di Ernesto, divenne imperatore Federico III nel 1440. Fu duca dell'Austria Interna dal 1424 in poi. Tutore di Sigismondo 1439–1446 e di Ladislao Postumo 1440–1452. Vedi anche sotto.
Alberto VI (Albrecht VI), fratello del precedente, 1446–1463 reggente dell'Austria Anteriore, duca d'Austria 1458–1463.
Linea Ernestina dei principi sassoni, antenato di Giorgio I di Gran Bretagna, discendente dalla sorella di Federico III; anche il Principe Federico Carlo d'Assia Re di Finlandia 1918.
Sotto-linea leopoldina-tirolese
Federico IV (Friedrich), fratello di Ernesto, 1402–1439 duca del Tirolo e dell'Austria Anteriore.
Sigismondo, anche scritto Siegmund o Sigmund, 1439–1446 sotto la tutela del suddetto Federico V, poi duca del Tirolo, e dopo la morte di Alberto VI nel 1463 anche duca dell'Austria Anteriore.
Riunificazione degli Asburgo fino all'estinzione delle linee agnatiche
Sigismondo non ebbe figli e adottò Massimiliano I, figlio dell'Imperatore Federico III. Sotto Massimiliano, i possedimenti degli Asburgo sarebbero stati riuniti sotto un unico sovrano, dopo che egli ebbe riconquistato il Ducato d'Austria dopo la morte di Mattia Corvino, che risiedeva a Vienna e si definiva duca d'Austria dal 1485 al 1490.
Imperatori del Sacro Romano Impero, Arciduchi d'Austria
Massimiliano I, imperatore 1508–1519
Carlo V, imperatore 1519–1556, le sue armi sono spiegate in un articolo a riguardo
Le abdicazioni di Carlo V nel 1556 posero fine alla sua autorità formale su Ferdinando e lo resero sovrano suo jure in Austria, Boemia, Ungheria, nonché Imperatore del Sacro Romano Impero.
Ferdinando I, imperatore 1556–1564
Massimiliano II, imperatore 1564–1576
Rodolfo II, imperatore 1576–1612
Mattia, imperatore 1612–1619
L'eredità di Ferdinando era stata divisa nel 1564 tra i suoi figli, con Massimiliano che prese la corona imperiale e suo fratello minore l'Arciduca Carlo II che governò sull'Austria Interna (cioè il Ducato di Stiria, il Ducato di Carniola con la Marca d'Istria, il Ducato di Carinzia, la Contea Principesca di Gorizia e Gradisca, e la Città Imperiale di Trieste, governata da Graz). Il figlio e successore di Carlo, Ferdinando II, nel 1619 divenne Arciduca d'Austria e Imperatore del Sacro Romano Impero, nonché Re di Boemia e Ungheria nel 1620. La linea austro-anteriore/tirolese del fratello di Ferdinando, l'Arciduca Leopoldo V, sopravvisse fino alla morte di suo figlio Sigismondo Francesco nel 1665, dopodiché i loro territori tornarono infine al controllo comune con le altre terre asburgiche austriache.
Ferdinando II, imperatore 1619–1637
Ferdinando III, imperatore 1637–1657 (→Albero genealogico)
Leopoldo I, imperatore 1658–1705
Giuseppe I, imperatore 1705–1711
Carlo VI, imperatore 1711–1740
Maria Teresa, erede asburgica e moglie dell'Imperatore Francesco I Stefano, regnò come Arciduchessa d'Austria e Regina d'Ungheria e Boemia 1740–1780
Asburgo-Lorena
La Guerra di successione austriaca ebbe luogo dopo l'estinzione della linea maschile della linea degli Asburgo d'Austria alla morte di Carlo VI. La linea diretta degli Asburgo si estinse totalmente con la morte di Maria Teresa d'Austria, quando fu seguita dalla Casa d'Asburgo-Lorena.
Imperatori del Sacro Romano Impero, Re d'Ungheria e Boemia, Arciduchi d'Austria (Casa d'Asburgo-Lorena, linea principale)
Francesco I Stefano, imperatore 1745–1765 (→Albero genealogico)
Giuseppe II, imperatore 1765–1790
Leopoldo II, imperatore 1790–1792 (→Albero genealogico)
Francesco II, imperatore 1792–1806 (→Albero genealogico)
La regina Maria Cristina d'Austria di Spagna, pronipote di Leopoldo II, Imperatore del Sacro Romano Impero di cui sopra. Moglie di Alfonso XII di Spagna e madre di Alfonso XIII della Casa di Borbone. La moglie di Alfonso XIII, Vittoria Eugenia di Battenberg, discendeva dal re Giorgio I di Gran Bretagna dalla linea asburgica di Leopoldo (sopra).
La Casa d'Asburgo-Lorena mantenne l'Austria e i possedimenti annessi dopo la dissoluzione del Sacro Romano Impero; vedi sotto.
Un figlio di Leopoldo II era l'Arciduca Ranieri Giuseppe d'Austria, la cui moglie era della Casa di Savoia; una figlia, Adelaide, Regina di Sardegna, era la moglie del Re Vittorio Emanuele II di Sardegna e Re d'Italia. I loro figli si sposarono nelle Case Reali di Bonaparte; Sassonia-Coburgo e Gotha {Braganza} {Portogallo}; Savoia {Spagna}; e i Ducati di Monferrato e Chablis.
Imperatori d'Austria (Casa d'Asburgo-Lorena, linea principale)
Francesco I, Imperatore d'Austria 1804–1835: precedentemente Francesco II, Imperatore del Sacro Romano Impero (→Albero genealogico)
Ferdinando I, Imperatore d'Austria 1835–1848
Francesco Giuseppe, Imperatore d'Austria 1848–1916.
Carlo I, Imperatore d'Austria 1916–1918. Morì in esilio nel 1922. Sua moglie era della Casa di Borbone-Parma.
I fratelli di Rodolfo IV, Alberto III e Leopoldo III, ignorarono i suoi sforzi per preservare l'integrità dei domini familiari e attuarono la separazione delle cosiddette linee familiari albertina e leopoldina il 25 settembre 1379 con il Trattato di Neuberg. La prima avrebbe mantenuto l'Austria vera e propria (allora chiamata Niederösterreich ma comprendente la moderna Bassa Austria e la maggior parte dell'Alta Austria), mentre la seconda avrebbe governato le terre allora etichettate Oberösterreich, vale a dire l'Austria Interna (Innerösterreich) comprendente Stiria, Carinzia e Carniola, e l'Austria Anteriore (Vorderösterreich) consistente nel Tirolo e nelle terre asburgiche occidentali in Alsazia e Svevia.
Arciduchi
Attraverso il documento falsificato chiamato privilegium maius (1358/59), Rodolfo IV, Duca d'Austria (1339–1365) introdusse il titolo di Arciduca per porre gli Asburgo alla pari con i Principi-elettori dell'Impero, poiché l'Imperatore Carlo IV aveva omesso di conferire loro la dignità elettorale nella sua Bolla d'Oro del 1356. Carlo, tuttavia, si rifiutò di riconoscere il titolo, così come i suoi immediati successori.
Il Duca Ernesto il Ferreo e i suoi discendenti assunsero unilateralmente il titolo di "arciduca". Tale titolo fu ufficialmente riconosciuto solo nel 1453 dall'Imperatore Federico III, il sovrano stesso dell'Austria. Federico stesso usò solo "Duca d'Austria", mai Arciduca, fino alla sua morte nel 1493. Il titolo fu concesso per la prima volta al fratello minore di Federico, Alberto VI d'Austria (morto nel 1463), che lo usò almeno dal 1458. Nel 1477, Federico concesse il titolo di arciduca al suo cugino di primo grado Sigismondo d'Austria, sovrano dell'Austria Anteriore. Il figlio ed erede di Federico, il futuro Massimiliano I, Imperatore del Sacro Romano Impero, apparentemente iniziò a usare il titolo solo dopo la morte di sua moglie Maria di Borgogna nel 1482, poiché Arciduca non compare mai nei documenti emessi congiuntamente da Massimiliano e Maria come sovrani nei Paesi Bassi (dove Massimiliano è ancora intitolato "Duca d'Austria"). Il titolo compare per la prima volta nei documenti emessi sotto il governo congiunto di Massimiliano e Filippo (suo figlio minorenne) nei Paesi Bassi.
Arciduca era inizialmente portato da quei dinasti che governavano un territorio asburgico, cioè solo da maschi e dalle loro consorti, con appannaggi comunemente distribuiti ai cadetti. Questi "giovani" arciduchi non divennero così sovrani ereditari indipendenti, poiché tutti i territori rimasero investiti nella corona austriaca. Occasionalmente un territorio poteva essere combinato con un mandato governativo separato governato da un cadetto arciducale. Dal XVI secolo in poi, arciduca e la sua forma femminile, arciduchessa, vennero usati da tutti i membri della Casa d'Asburgo (ad esempio, la regina Maria Antonietta di Francia nacque Arciduchessa Maria Antonia d'Austria).