La Chiesa Arcipretale di Borgo Valsugana
Un percorso fotografico all'interno della Chiesa
Un percorso fotografico all'interno della Chiesa
I testi sono tratti da
Guida ai beni culturali di Borgo Valsugana, di Armando Costa, Giovanni Kezich, Fiorenzo De Gasperi, Borgo Valsugana TN : Comune di Borgo Valsugana, 1991, 1 cartella (7, [2] c. di cui alcune ripieg.) ill. 30 cm
Alcune informazioni provengono dalla pagina di Valsugana.it e da La Valsugana Orientale, di Vittorio Fabris
La descrizione parte dall'esterno, e una volta entrati nella Chiesa segue un percorso in senso orario.
Per una descrizione più dettagliata, si veda la pagina tratta da La Valsugana Orientale, di Vittorio Fabris
Si veda anche la pagina contenente cenni bibliografici sugli artisti nominati nel seguito.
Le didascalie delle singole opere contengono comunque collegamenti diretti alle schede dei vari artisti.
Pieve ab immemorabili, certamente anteriore al 1000. Sorta e sviluppata nell'area di evangelizzazione veneta, appartenne alla diocesi di Feltre fino al 16 aprile 1786[, da allora alla diocesi di Trento]. Arcipretale con decreto del vescovo di Feltre Giovanni Paolo Savio del 26 settembre 1628[, perse il titolo col passaggio dalla diocesi di Feltre a quella di Trento nel 1786, lo riguadagnò] con Breve di papa Leone XII il 24 settembre 1878.
[Edificata] prima del 1027, restaurata nel 1460; riedificata nella attuale forma barocca negli anni 1698-1727 da maestranze comacine dirette da Bernardo Pasquello; consacrata da Pier Maria Trevisano Suarez vescovo di Feltre l'11 maggio 1726; restaurata negli anni 1832, 1863, 1919-21, adeguata alle norme liturgiche del Vaticano II nel 1968, restaurata nel 1973; sistemazione liturgica del presbiterio e restauro esterno nel 1991.
La facciata di Francesco Oradini, del 1747-50, qui rimontata nel 1832
Il lato destro e il campanile di Tommaso Temanza (1745-60), la cupola di Antonio Bassi è del 1816
La facciata, rimontata sul prospetto nel 1832, di Francesco Oradini da Trento, era stata costruita tra il 1747 e il 1750 per la chiesa del Carmine a Trento (nella odierna via Roma). Demolita la chiesa, essa fu donata a Borgo dal vescovo Francesco Saverio Luschin. La statua marmorea della Madonna con Bambino, un capolavoro di scultura gotica veneziana [di Nicolò di Piero Lamberti], venne qui portata dopo la soppressione del convento di S. Maria dei Servi in Venezia, per la cui chiesa era stata eseguita nel 1414.
La maestosa torre campanaria fu eretta tra il 1745 e il 1760 dall'architetto veneziano Tommaso Temanza; e completata nel 1816 con l'attuale cupola dall'ing. Antonio Bassi. Essa sostituì il vecchio campanile che - con cuspide gotica - sorgeva nel luogo dove ora si trova la scala di accesso al pulpito.
Il soffitto, con i medaglioni di Sigismondo Nardi (1903)
L'interno presenta un'unica navata. Pavimentata nel 1906 a lastre di marmo, è chiusa in alto da un soffitto a botte, decorato da medaglioni (S. Agostino, Natività di Maria, S. Prospero; e quattro angeli) eseguiti da Sigismondo Nardi (1903). Lungo la navata, due corsie di bellissimi banchi intagliati in noce. Particolarmente preziosi sono i due banchi dinastiali con lo stemma Giovanelli.
Le pareti laterali presentano quattro marcate rientranze nel perimetro della chiesa: nella prima a destra, é la statua di San Fortunato; nella seconda, il pulpito; nella prima a sinistra, S. Ermagora; nella seconda, San Prosdocimo. Nella parete a sera, in alto, pala raffigurante il passaggio per Borgo di S. Benedetto Giuseppe Labre (1777); e la apparizione dell'angelo alla B. Giovanna Maria Bonomo (Guido Pini, 1928).
Lungo le pareti laterali, sei cappelle caratterizzate da ampia arcata, con volta a vele, e aperte fino all'altezza della navata centrale.
L'interno visto dall'ingresso
L'interno visto dal presbiterio
I banchi dinastiali con lo stemma Giovanelli
Prima cappella con altare in marmo policromo; pala centrale "Ritrovamento di Gesù tra i dottori" (Ferdinando Bassi, 1837); tela a sinistra "Decollazione di S. Giovanni Battista" firmata "Hauser D[on] G]iovanni] M[aria] pitt; AD 1780"; tela a destra "Martirio di San Lorenzo", (scuola del Loth).
Decollazione di S. Giovanni Battista di "Hauser D[on] G]iovanni] M[aria] pitt; AD 1780"
Ritrovamento di Gesù fra i dottori di Ferdinando Bassi (1837)
Martirio di San Lorenzo (scuola del Loth)
Ermagora e Fortunato sono i due protomartiri di Aquileia
Altare del crocifisso in stucco e marmo; nella nicchia, Crocifisso ligneo (Giovanni Pendl, Merano, 1859); tela a sinistra "Deposizione dalla croce", (scuola del Loth); tela a destra, "Martirio di San Giovanni Evangelista", (scuola del Loth).
Crocifisso ligneo di Giovanni Pendl (1859)
Deposizione dalla croce (scuola del Loth)
Martirio di San
Giovanni Evangelista (scuola del Loth)
Dalla voce di Wikipedia:
Secondo la tradizione, fu il primo Vescovo di Padova [...] La tradizione lo vuole instancabile battezzatore: l'iconografia del XV secolo lo raffigura con il pastorale e con una brocca, simbolo di quel sacramento.
L'altare del Rosario (1737)
L'altare successivo del Rosario - fu fatto erigere in marmo rosso dalla famiglia Ceschi di S. Croce (1737); impreziosito da tabernacolo con porticina in rame sbalzato e dorato con la scena di Emmaus, e dalla statue marmoree di S. Girolamo e S. Giovanni Nepomuceno; al centro "Madonna del Rosario" con i SS. Domenico e Caterina e quindici tondi con i misteri (Gerolamo da Ponte, 1566-1621); a sinistra, estasi di Santa Teresa (Bartolomeo Cappello, pittore da Borgo, 1688-1768), a destra San Filippo Neri (Bartolomeo Cappello).
San Girolamo
Madonna del Rosario con i SS. Domenico e Caterina di Gerolamo da Ponte (o forse Lorenzo Fiorentini Senior]
Quindici tondi con i misteri di Gerolamo da Ponte
Estasi di Santa Teresa di Bartolomeo Cappello
San Filippo Neri di Bartolomeo Cappello
La cupola, decorata da Sigismondo Nardi (1903)
La zona presbiteriale, a pianta quadrata (m. 9), è sovrastata dalla cupola (m. 24), decorata da S. Nardi (1903). L'altare maggiore di Cristoforo Benedetti (1726), è di sobria fattura, ma di grande effetto soprattutto per la finezza delle sculture e dei capitelli che giocano con la policromia dei marmi. Il bassorilievo centrale raffigura la Natività di Maria, che è vigilata lateralmente dalle statue dei SS. Pietroe Paolo. Al centro, è collocato un tabernacolo marmoreo. Sulle pareti, due grandi tele raffigurano la Presentazione di Maria" (1895) e la Presentazione di Gesù al tempio" (1899): opere di Filippo Schumacher, donate alla chiesa dall'imperatore Francesco Giuseppe. Dietro l'altar maggiore, organo di Mascioni (1979), in sostituzione dei precedenti (Ga sparini, Brandestein, Callido, Tamburini). In sacristia gli arredi in noce intagliato portano la data 1798. In questa chiesa furono celebrati i matrimoni dei genitori della B. Giovanna Maria Bonomo (29 ottobre 1605), e di Alcide Degasperi (14 giugno 1922).
[Sono anche presenti le lapidi di Cristoforo IV Welsperg (1580) e Dorotea Firmian (1585), al tempo Giurisdicenti della Bassa Valsugana. ]
L'altare maggiore di Cristoforo Benedetti (1726) con l'organo di organo di Mascioni (1979)
Natività di Maria
Presentazione di Maria di Philipp Schumacher (1895)
Presentazione di Gesù al tempio di Philipp Schumacher (1899)
L'urna con le reliquie di San Prospero (1678)
Altare marmoreo di Teodoro Benedetti
[La] cappella, con l'altare in marmo bianco e giallo, [che era] un tempo dedicata alla Madonna del Carmine, conserva la reliquia insigne di San Prospero Martire patrono della borgata, donata alla Comunità dal conte Carlo Vincenzo Giovanelli, dinasta di Telvana (1678). L'altare marmoreo, di Teodoro Benedetti (1697-1787), venne qui trasferito dalla chiesa di San Giuseppe di piazza Bellesini in Trento; pala centrale S. Giuseppe, Madonna con Bambino (Antonio De Romedis, operante in Trento 1735); parete di sinistra, tela con i "SS. Carlo Borromeo, Gaetano da Thiene, e Vincenzo Ferreri" (attribuita a Georg Grasmair, 1621-1751); parete di destra "Sposalizio della Madonna" (ignoto).
Sacra Famiglia di Antonio De Romedis
SS. Carlo Borromeo, Gaetano da Thiene, e Vincenzo Ferreri (attribuita a Georg Grasmair)
Sposalizio della Madonna di Autore Ignoto
Il pulpito
Altare detto dei Martiri
L'altare detto dei Martiri [è realizzato] in marmo e stucco; al centro, pala con i SS. Sebastiano, Valentino, Stefano, Donato e Lucia (Cesare Vecellio c. 1521-1601[, con contributo nella parte superiore di Antonio Cogorani]); tela sulla parete destra, "Martirio di S. Stefano" (ignoto); tela sulla parete sinistra "Martirio di S. Valentino" (attribuita a Georg Grasmair) Gardenese Francesco Tavella, realizzata nel 1894, realizzata nel 1894]
Pala: SS. Sebastiano, Valentino, Stefano, Donato e Lucia di Cesare Vecellio.
Statua lignea: Francesco Tavella
Martirio di S. Stefano di Ignoto
Martirio di S. Valentino, attribuito a Georg Grasmair
Ermagora e Fortunato sono i due protomartiri di Aquileia
I due santi martiri (come si vede dalla palma) ai lati dell'altare sono Giovanni e Paolo, vissuti nel IV secolo. A loro sono dedicate fra l'altro una Basilica a Roma e la Basilica di San Zanipolo a Venezia
San Giovanni Martire
L'altare di San Matteo:
San Paolo Martire
[L']altare di San Matteo [è] un vero gioiello di sapore veneziano del sec. XVII, procurato alla chiesa dai Giovanelli di Venezia, dinasti di Telvana; pala centrale "San Matteo e l'angelo" (Giovanni Battista Pittoni, 1687-1767); sulle pareti, "Martirio di S. Bartolomeo" (Carlo Loth, 1632-1698), e "Battesimo di Gesù" (Johann Michael Rottmayr, 1654-1730)
Martirio di S. Bartolomeo di Johann Carl Loth
San Matteo e l'angelo di Giovanni Battista Pittoni
Battesimo di Gesù di Johann Michael Rottmayr