Queste pagine raccolgono alcuni appunti che ho preso in vista del ruolo di narratore in occasione delle Giornate FAI di Primavera 2025. Al momento comprendono:
questa pagina principale
un dizionario di termini architettonici, araldici, religiosi etc. usati in queste pagine
cenni biografici degli artisti citati in queste pagine
una guida illustrata a Corso Ausugum e via Battisti, sui testi di Vittorio Fabris
una guida illustrata alla Chiesa Arcipretale (la Pieve) basata principalmente sui testi di Don Armando Costa, Giovanni Kezich, Fiorenzo De Gasperi
una guida alla Chiesa Arcipretale (la Pieve) basata sui testi di Vittorio Fabris
Andrea Caranti
andrea.caranti@gmail.com
Borgo è situata in una strozzatura della Valsugana e si è sviluppato attorno al fiume Brenta stretta tra il monte Ciolino a Nord e il monte Rocchetta a Sud, entrambi non molto elevati. Il suo centro storico è l'unico in tutto il Trentino ad essersi sviluppato su entrambe le sponde di un fiume (a differenza del centro storico di Trento, per esempio, che occupa una sola sponda dell'Adige). [...]
Per tutto il Trecento la Valsugana fu oggetto di una dura contesa tra i conti del Tirolo e diverse città venete, passando ripetute volte da una parte e dall'altra. La valle farà parte della Repubblica di Venezia per una breve parentesi tra il 1410 e il 1413, prima di passare definitivamente sotto il diretto dominio del Tirolo e di conseguenza del Sacro Romano Impero Germanico. Si stabilirono così i cosiddetti “welsche konfinen”, ovvero i confini tra Tirolo e Stati italiani che resteranno praticamente invariati fino alla Grande Guerra. Il passaggio della Valsugana Orientale ai duchi d'Austria diede origine ad una seconda ondata di immigrazione tedesca, che portò nel territorio soldati, artigiani, armaioli e minatori (provenienti soprattutto dalla Baviera). [...]
Nel 1862 un furioso incendio distrusse una vasta porzione del paese, lasciando circa 1670 persone senza tetto. Fra le case ricostruite fu aperta una larga via che venne dedicata a tutti i fratelli che generosamente aiutarono il paese, come ancora oggi si legge su una lapide di “Via Fratelli”. [...]
Castel Telvana si trova una quota leggermente superiore e in posizione strategica e panoramica, in parte diroccato ed in parte adibito a residenza privata, caratterizzato da una torre quadrangolare alta e stretta.
Il centro storico (ed in particolare la zona denominata "Borgo vècio", ovvero "Borgo vecchio") è caratterizzato da numerosi palazzi antichi, con interessanti portali, affreschi e altre decorazioni. Nelle vicinanze della chiesa arcipretale e lungo il Brenta si trova l'ex-filanda, notevole edificio industriale ora riconvertito e sede del Polo scolastico superiore [...]
Nei testi sottocitati vengono usati alcuni termini architettonici, religiosi e araldici. Potete qui trovare un piccolo dizionario esplicativo.
Nella sezione il Paese si trovano fra l'altro:
Opera di di Massimo Libardi, che è stato responsabile della biblioteca di Borgo dal 1998 fino al suo pensionamento nel 2020. Comprende una ricca bibliografia.
È una guida molto ampia e dettagliata alla città, compilata da Vittorio Fabris. Gli stessi testi si trovano su espositori di fronte ai singoli luoghi. Oltre alle architetture religiose e industriali di cui parliamo più sotto, contiene descrizioni approfondite dei suoi palazzi:
Municipio Nuovo, già Monastero delle Clarisse
Palazzo Ceschi di Santa Croce
Ponte veneziano
Palazzo De Bellat
Palazzo De Scopoli - Baldessari
Palazzo Bertondello Hippoliti
Palazzo Segnana, già Ambrosi Hippoliti
Palazzo Armellini - Sette
Antica Casa della Magnifica Comunità del Borgo
Palazzo Strobele
Palazzo Fusio-Limana
Palazzo Zanelli
È una pubblicazione turistica
Dalla pagina Corso Ausugum e portici di VisitValsugana (leggermente riadatatta per correggere qualche errore di stampa):
Antica Via Imperiale, il Corso Ausugum era la strada principale del paese di Borgo Valsugana.
Ai lati del viale si trovano molti edifici di particolare pregio, tardorinascimentali e barocchi, i più significativi dei quali sono oggi segnalati tramite la presenza di totem che ne illustrano le principali caratteristiche; sulla facciata di alcuni di questi si possono ammirare affreschi cinquecenteschi rappresentanti per lo più scene legate alla Vergine Maria con Bambino e ai Santi, che, secondo la tradizione, furono dipinti dopo la peste del 1508.
Caratteristici del paese di Borgo sono gli ampi portici, simili a quelli di alcune città fluviali del Veneto, che permettono piacevoli passeggiate lungo il fiume Brenta[, divisi in due sezioni, Lungo Brenta Trieste e Lungo Brenta Trento].
Nella parte denominata “Lungo Brenta Trento” si trova dal 1997 la Sala Espositiva dedicata ad Alcide De Gasperi.
Particolare della zona lungo Brenta è il Ponte Veneziano. Il suggestivo ponte quattrocentesco, coronato da due edicole contenenti dei graffiti ispirati a due preziose opere seicentesche di Jacopo Fiorentini (figlio del più noto Lorenzo), membro di una bottega locale di stampo bassanesco.
[Uscendo] dai portici, ci si trova nella graziosa Piazza Dante, dalla quale si giunge, attraversando la pittoresca via della Gora (così chiamata perché vi scorreva “la gora”, il canale che alimentava i mulini e le botteghe del paese), nella zona denominata Borgo Vecchio (Borgo “Vecio”), particolarmente [interessante] in quanto non toccata dalle modificazioni che nel Novecento interessarono il resto del paese. Notevoli, i palazzi su via Battisti, per lo più gotici, intervallati da qualche edificio rinascimentale e tardorinascimentale; graziosa la Piazzetta del Teatro Vecchio, che prende il nome dal vecchio teatro qui ubicato, oggi adibito ad abitazione privata.
Nelle vicinanze della piazza si doveva un tempo incoronare una porta fortificata posta a protezione del paese. La tradizione racconta che la chiusura di questa, assieme all'altra porta posta vicino a palazzo Ceschi, in occasione della peste che si abbattè in Valsugana tra il 1630 e il 1634, salvò il paese dal contagio.
Per una descrizione dettagliata degli edifici lungo Corso Ausugum, si veda la pagina dedicata.
Dalla voce di Wikipedia
Castel Telvana è una fortificazione che si erge sul versante del monte Ciolino, a nord della cittadina di Borgo Valsugana. Sorto su una posizione strategica, il castello ebbe un'importante funzione di controllo della via romana Claudia Augusta Altinate.
La costruzione di Castel Telvana risale all'Alto Medioevo e segue di poco la costruzione di Castel San Pietro. Conoscendo le vicende storiche della Valsugana in particolare di Borgo Valsugana possiamo ipotizzare che nel luogo dove sorge ora il castello fosse già esistita una fortificazione romana.
Nella prima metà del Duecento il castello entrò in possesso dei Signori di Caldonazzo-Castronovo i quali, nel 1314, costrinsero il vescovo-conte di Feltre a concedere loro lo “Jus gladii” per la Valsugana. Da questo momento il castello divenne sede di giurisdizione al pari dei vicini San Pietro e Ivano. Nel 1331, Rambaldo di Castronovo, nipote del Signore di Caldonazzo acquistò la giurisdizione di San Pietro e la aggiunse a quella di Telvana, con lo scopo di creare un “feudo cuscinetto” nella Valsugana. A questo scopo egli ricostruì e ampliò il castello, dotandolo di cortine murate su gran parte del dosso sul quale sorgeva. Il castello venne ricostruito e abbellito nel 1385 dopo essere stato assediato e squassato dai bombardamenti da parte di Antonio della Scala; esso divenne così la fortezza più importante della Valsugana.
Nel 1412 morì Siccone proprietario del castello, al quale succedette il figlio Giacomo; egli dovette scontrarsi con il duca d'Austria, Federico IV detto “il Tascavuota”. Nel 1412 il duca, approfittando dell'assenza di Giacomo da Telvana assediò il castello costringendo Lesina di Castelbarco ad arrendersi. Dal 1462 il castello passò in mano a vari signorotti atesini tra cui l'Arciduca d'Austria Sigismondo Welsperg il quale nel 1526 in seguito ad un attentato rinforzò le difese del maniero. I Welsperg rimasero a Telvana fino al 1632, quando Sigismondo V, gravato dagli ingenti debiti vendette la Giurisdizione di Telvana e altri possedimenti lì attorno.
Nel 1662 la proprietà passò definitivamente ai conti Giovanelli di Venezia e nel 1788 fu dato in permuta al comune di Borgo Valsugana. Secondo la versione popolare, una volta abbandonato, il castello venne preso d'assalto a furor di popolo, invece, secondo la realtà storica sembra che lo smantellamento del maniero sia stato ordinato dalla stesse autorità imperiali. Il castello non più abitato e per la maggior parte demolito venne acquistato dai baroni Hippoliti, i quali non fecero nessun intervento di restaurazione. Altri danni furono causati dai numerosi episodi bellici che coinvolsero la Valsugana.
Nel 1913 la Commissione Centrale Austriaca per la Conservazione dei Monumenti aveva approvato un progetto di consolidamento del castello che non venne mai eseguito. Nel 1940 venne acquistato dai Battisti di Telve i quali nel 1965 lo vendettero all'avvocato Ugo Simonetti di Mestre. [...]
Il castello si divide nel Castello superiore e Castello inferiore; in quest'ultimo si innalzano le mura a protezione del castello, mentre nel primo (il nucleo primitivo) risalente al XIII secolo, si erge un complesso raggruppato attorno ad una torre di vedetta quadrata: di 25 metri di altezza e appena 5,30 metri per lato. Questo campanile ha come rinforzi due contrafforti a spina, a nord uno zoccolo a scarpa e un'unica entrata, la porta romanica a ovest.
Quanto rimane è solo una minima parte di ciò che era in passato nel periodo del suo massimo splendore (XVI-XVII secolo). Esso presenta una forma irregolare trapezoidale con la base orientata a sud e il lato corto a nord. Osservando la pianta si riconoscono i due castelli: quello superiore costruito in epoca medievale e quello inferiore risalente al 1400-1500 con funzione militare. Della parte superiore è rimasta intatta la torre di guaita a pianta quadrata, alta 25 metri, con la base tagliata obliquamente e rinforzata da robusti barbacani. Questa si erge nella parte più alta della cresta rocciosa a ridosso dell'alta e potente muraglia, tutto ciò che rimane del primo palazzo baronale. Fino al XVI secolo il castello appariva protetto su tutti i lati da un'alta cortina muraria, resto della fortificazione medievale.
L'unico tratto superstite delle mura medievali è quello a nord-ovest. Su questo segmento di cortina è ancora in piedi un contrafforte. Alla base del muraglione una porta arcuata, ora murata, presenta incisa la data 1673. Da questo punto le mura portano alla torre circolare posta a difesa dell'antico ingresso che immetteva direttamente sulla Via Claudia Augusta Altinate. Un ponte levatoio, ora scomparso completamente, un rivellino con antemurale e un cavalcavia completavano il sistema difensivo dell'entrata al castello. L'altro tratto di muraglia che collegava la torre quadrata con il torrione semi cilindrico è crollato ai primi del Novecento. Punto cardine dell'organismo di difesa del castello inferiore è il massiccio torrione troncoconico detto dei Gasperetti. Una seconda muraglia bassa e lunga che cinge il castello sul lato sud-ovest collega il grosso torrione al sistema difensivo dell'antico ingresso. Dei due palazzi, il superiore e l'inferiore costituenti la residenza dei dinasti di Telvana, è rimasta in piedi ed è tuttora abitato il Palazzo inferiore. Del grande palazzo baronale superiore, ricostruito dai Welsperg tra il XV e il XVI secolo, rimangono in piedi solo un tratto della cortina di nord-ovest e le tracce delle murature di base. Sulla facciata interna del palazzo inferiore sono ancora leggibili dei dipinti murali con gli stemmi delle varie famiglie: Casa d'Austria, dei conti del Tirolo e dei Welsperg. Nel cortile interno possiamo trovare una rustica vera da pozzo risalente al XV secolo e un cippo miliare romano. In una stanza del primo piano del torrione-palazzo c'è un affresco con dipinto uno stemma, un cervo, un guerriero con armatura di ferro e una croce. Nel torrione, oltre a questa, ci sono altre tre stanze più la muda, ovvero la prigione del castello.
Un percorso fotografico all'interno della Chiesa
Brevi biografie degli artisti che hanno contribuito alla Chiesa Arcipretale
Dalla voce di Wikipedia
La chiesa della Natività di Maria è la parrocchiale di Borgo Valsugana, in Trentino. Appartiene all'ex-decanato della Valsugana Orientale e risale al XIV secolo.
La fondazione della pieve di Borgo Valsugana è probabilmente databile ad un periodo di molto precedente il X secolo ma non esistono documentazioni certe in tal senso e la prima citazione che la riguarda risale al 1323. Attorno alla metà del secolo seguente l'edificio venne giudicato in grave degrado e venne restaurato dalla comunità locale. Nel corso del XVI secolo fu oggetto di vari interventi. Prima venne riedificato, nel 1518, poi ampliato e riconsacrato nel 1593.
Venne elevata a dignità arcipretale nel 1628. Nel 1678 per disposizione di Clemente X vi vennero traslate le reliquie di San Prospero provenienti dalla catacomba di Priscilla a Roma ed in seguito vennero realizzati ampliamenti e modifiche esterne in stile barocco. Dopo tali ampliamenti all'edificio seguì una nuova consacrazione e, attorno alla metà del XVIII secolo, venne decisa l'erezione di una nuova torre campanaria. Il progetto fu rallentato dalla necessità di consolidare il terreno prima della costruzione ma nel 1759 i lavori furono conclusi, e vi furono installate le campane che prima stavano nella vecchia torre.
Seguirono altri lavori, come l'ampliamento della sacrestia, la ritinteggiatura, la demolizione della vecchia torre campanaria e l'installazione di un orologio sulla nuova torre. Nel 1786, sotto l'aspetto della giurisdizione ecclesiastica, entrò a far parte della diocesi di Trento lasciando quella di Feltre e in tale passaggio perse il titolo di chiesa arcipretale.
Nel 1832 la facciata venne arricchita con parti in marmo che provenivano dalla demolita chiesa del Carmine di Trento e dopo la metà del secolo la navata fu oggetto di un innalzamento con l'erezione anche di una cupola sopra il presbiterio, vennero restaurati gli stucchi decorativi e fu rivista la cantoria. Riottenne la dignità arcipretale per decreto di papa Leone XIII nel 1878.
A proposito di San Prospero, interessante leggere sul sito della parrocchia
Era il 1678, infatti, quando la Curia Romana inviò a molte parrocchie italiane prive di Patrono, le reliquie di cristiani martirizzati all’epoca di Roma imperiale e sepolti nelle Catacombe di Priscilla.
I martiri cristiani fra il I ed il IV secolo dopo Cristo venivano sepolti senza nome. Sulla loro tomba venivano apposti solo i simboli cristiani e la palma, simbolo del martirio. Fu verso la metà del 1600 quindi che i resti mortali di questi martiri vennero recuperati e nomitati quindi «santi battezzati».
A Borgo Valsugana allora giunsero le reliquie di uno di questi martiri senza nome. Ma non si poteva certamente dedicare il culto di un’intera borgata ad un Santo innominato. Fu cosi la gente della stessa borgata a decidere il nome del Santo Patrono. Avvenne attraverso una sorta di referendum. Venne quindi scelto il nome di Prospero, oggi decisamente poco comune, ma un tempo molto frequente per il suo particolare significato che suona a buon auspicio per la prosperità non soltanto economica, ma anche morale e religiosa.
Scansione dalla Guida ai beni culturali di Borgo Valsugana, di Armando Costa, Giovanni Kezich, Fiorenzo De Gasperi
Dalla voce di Wikipedia:
Bernardina Floriani, maggiormente nota come Giovanna Maria della Croce, fondò a Borgo Valsugana il monastero delle clarisse dopo averne fondato un altro a Rovereto, legato alla chiesa di San Carlo Borromeo. Col monastero venne costruita anche la chiesa con dedicazione a Sant'Anna, col sostegno dell'imperatore Leopoldo I d'Asburgo. L'iniziativa ottenne l'autorizzazione papale quindi il cantiere venne aperto nel 1668 e chiuso nel 1672, poco prima della sua morte. [...]
Nella seconda metà del XVIII secolo la chiesa fu oggetto di importanti arricchimenti decorativi secondo lo stile rococò seguiti da una nuova riconsacrazione celebrata dal vescovo feltrino Andrea Antonio Silverio Minucci nel 1768. Le disposizioni relative alle istituzioni ecclesiastiche promulgate da Giuseppe II d'Asburgo-Lorena portarono nel 1782 alla soppressione della chiesa e del convento e nel 1786, sotto l'aspetto della giurisdizione ecclesiastica, tutta l'area di Borgo Valsugana entrò a far parte della diocesi di Trento lasciando quella di Feltre. [...]
L'edificio ha un orientamento verso ovest e si trova al centro di piazza Martiri della Resistenza. Il prospetto principale è in stile neoclassico con un alto zoccolo, che comprende per intero in altezza il portale, e una parte superiore suddivisa da paraste. Al centro un grande oculo porta luce nella navata interna e in alto il frontone triangolare conclude la facciata. La torre campanaria si trova sulla fiancata di sinistra.
La navata interna è unica, in stile rococò riccamente decorata con stucchi dorati restaurati da Eugenio Talenti di Bolzano. Gli interessanti altari marmorei sono opera di Stefano Paina, di Castione di Brentonico, località nota per le sue maestranze specializzate nella lavorazione del marmo delle sue cave. La pala dell'altare maggiore, opera del veronese Antonio Lenetti, raffigura Sant'Anna. Sui due lati della navata si aprono due cappelle laterali gemelle.
Scansione dalla Guida ai beni culturali di Borgo Valsugana, di Armando Costa, Giovanni Kezich, Fiorenzo De Gasperi
Dalla voce di Wikipedia:
Nei primi decenni del Seicento, tra la popolazione di Borgo era viva la devozione verso un affresco della Madonna dell'Aiuto ritenuto miracoloso, realizzato tra Quattro e Cinquecento in una edicola votiva situata più a monte di dove si trova la chiesa, tra i masi di Ronchi e Torcegno; durante una visita pastorale di Agostino Gradenigo del 24 settembre 1618, la popolazione chiese di poter costruire un santuario per meglio conservare l'immagine. Il vescovo espresse parere positivo già il 14 ottobre seguente, ma per avviare il cantiere era necessario che l'arciduca Leopoldo V approvasse i capitoli di fondazione, cosa che avvenne solo il 26 dicembre 1620; la primavera seguente le autorità civili e vescovili approvarono l'apertura del cantiere, e il 7 giugno 1621 venne posata la prima pietra, benedetta da don Giacomo Girardi, pievano di Borgo. [...]
Il santuario, orientato verso nord, sorge lungo l'antica via imperiale che collegava Borgo a Roncegno, nella località di Onea. Si presenta con facciata a capanna, rinserrata tra due pilastri in pietra a vista sormontati da capitelli a "foglie di palma"; la parte sommitale consiste di un timpano forato da un piccolo buco circolare in cima, e contornato da una cornice interrotta da due depressioni a semicerchio sulle diagonali. Al centro della facciata campeggia il portale in marmo bianco e rosa, con timpano spezzato e uno scudo ellittico recante il simbolo di Borgo; sono presenti anche due finestrelle rettangolari ai lati del portale e un oculo in pieno centro. Il tetto ha struttura in legno e manto di scandole.
Le fiancate della chiesa sono simmetriche, ripartite da contrafforti in tre sezioni corrispondenti alle campate dell'interno, ciascuna delle quali ornata in alto da un oculo cieco. Vi sono quattro grandi finestre rettangolari, nelle prime e nelle terze sezioni, mentre dalle seconde sporgono i corpi delle nicchie laterali. Sul lato sinistro, accanto al presbiterio, si eleva il campanile: è una torre a base quadrata con cantonali in pietra a vista lungo il fusto, cella campanaria aperta da quattro monofore e cuspide piramidale in scandole. [...]
L'interno è interamente pavimentato con quadrotte di pietra calcarea bianche e rosse disposte in corsi diagonali, e si articola in aula e presbiterio. L'aula è composta da un'unica navata, coperta da volta a botte lunettata rinforzata da catene in ferro, e divisa in tre campate da paraste tuscaniche; nella seconda campata, incorniciate in arcate a sesto ribassato, si aprono due nicchie simmetriche poco profonde[1][3], che ospitavano due altari laterali ora scomparsi: quello di sinistra, dedicato al Crocifisso, aveva una pala raffigurante Crocifissione, Madonna e santi e lo stemma della famiglia Semperpergher, mentro quello di destra era intitolato a san Girolamo, rappresentato sulla relativa pala.
In controfacciata è presente una cantoria, aggiunta nel corso dell'Ottocento, soretta da due colonne provenienti dal teatro vecchio di Borgo; essa è accessibile dall'esterno, tramite una porticina aerea che al momento non è provvista di scala. Ai lati delle colonne sono poste due acquasantiere in marmo intarsiato, destinate in origine alla pieve di Borgo e realizzate da Cristoforo Benedetti di Castione.
L'arco santo a pieno centro introduce al presbiterio, anch'esso a pianta rettangolare e voltato a botte, sopraelevato di due gradini; al suo interno trova posto l'imponente altare maggiore, opera barocca attribuita al capomastro della fabbrica della chiesa, Giovanni Pietro Romeri: nell'ancona, contornato da un dipinto ad olio raffigurante angioletti (opera del Fiorentini), è inserito l'affresco miracoloso, un'immagine della Madonna con Bambino con un cartiglio che recita ave regina celorum mater regis angelorum. Dietro l'altare vi è uno spazio adibito a sagrestia.
L'ambiente è impreziosito da vari affreschi raffiguranti episodi della vita di Maria, realizzati al termine della costruzione della chiesa da Lorenzo Fiorentini, con l'aiuto dei figli Francesco e Giacomo. La disposizione iconografica venne studiata seguendo un percorso ben preciso, di modo che alzando lo sguardo dall'altare il fedele segua passo passo la storia mariana: le immagini partono con l'Immacolata Concezione, la natività di Maria e la presentazione al tempio (nelle lunette in cornu Evangelii), proseguono con lo Sposalizio, l'Annunciazione e la Visitazione (lunette in cornu epistolae), l'adorazione dei Magi (controfacciata) esi concludono con l'Assunzione (lunetta absidale) e l'Incoronazione (volta del presbiterio). Sulla volta della navata sono dipinti angeli che soreggono cartigli con passi della vita e virtù di Maria, riferiti agli affreschi delle lunette; erano presenti anche sei dipinti ovali raffiguranti i quattro evangelisti e i santi Pietro e Paolo, rubati a fine Ottocento e sostituiti con vistose cornici in stucco dipinte a guisa di marmo ammonitico, a scopo riempitivo. Sull'arco santo campeggiano, su un fondale damascato a motivi vegetali, due angeli e tre scudi: uno con lo stemma della comunità di Borgo, e gli altri due con un testo latino riferito alla costruzione della chiesa che, tradotto, recita: essendo state esaudite le preghiere dei fedeli alla Vergine Madre di Dio, esposta in precedenza in un luogo remoto sopra Honea, e in seguito trasferita in questo luogo nel giorno della sua Visitazione fra le acclamazioni del popolo di Borgo, grato per le innumerevoli grazie ricevute, affinché fosse maggiormente e degnamente onorata. In suo onore -nel luogo dove volgendo quotidianamente i suoi occhi misericordiosi alle pie richieste, le esaudisce in modo clementissimo- la Comunità di Borgo decise di erigere e costruire questo tempio in posizione più favorevole. Oltre a questi, in controfacciata è presente anche lo stemma della famiglia Ippoliti, dipinto probabilmente nel 1790 e parzialmente oscurato dal ballatoio della cantoria.
Scansione dalla Guida ai beni culturali di Borgo Valsugana, di Armando Costa, Giovanni Kezich, Fiorenzo De Gasperi
Dalla voce di Wikipedia:
La parte più antica della chiesa odierna, corrispondente all'abside e alla prima parte della navata, venne eretta nell'ultimo quarto del XII secolo, poi l'edificio venne ampliato nel secondo o terzo decennio del Trecento raggiungendo le dimensioni attuali. Come si desume dagli interventi strutturali e decorativi, dalla fine del XIII secolo e fino a tutto il Trecento la chiesa dovette assumere grande rilevanza ed essere una popolare meta di pellegrinaggio; a fine Duecento venne steso un primo ciclo di affreschi, in gran parte coperto da un altro nel corso del Trecento; negli anni 1330 o 1340 la navata venne raddoppiata in lunghezza per riuscire a contenere l'importante afflusso di fedeli; segue qualche anno dopo l'affrescatura della parte nuova, e a inizio Cinquecento quella dell'abside e dell'arco santo. [...]
La chiesa sorge su un terreno erboso a 1182 m s.l.m., verso la cima di un dosso alle pendici del monte Armentera, che divide la Valsugana dalla val di Sella; è orientata verso nord-est e vicino ad essa, poco più in alto, si trova il romitorio[1][2]. Si presenta con facciata a capanna, aperta dal portale d'accesso centinato e, in alto, da un'apertura a croce greca; la linea del tetto è interrotta sulla cima dal grosso campanile a vela, che ospita due campane nell'apertura centinata ed è dotato a sua volda di un tettuccio a due falde[1]. La facciata è ornata da un affresco estremamente degradato sul lato destro (Crocifisso con san Lorenzo, la Madonna e san Giovanni, ignoto frescante veneto della metà del Trecento) e da una meridiana assai scolorita appena sopra al portale.
Le fiancate sono lisce; quella destra è dotata di un accesso laterale, anch'esso centinato, e di due finestre, e quella sinistra è aperto da una sola monofora, mentre l'abside è cieca[1].
L'interno è a navata unica, a pianta rettangolare leggermente irregolare, coperta da un soffitto a cassettoni in legno; l'arco santo a pieno centro introduce alla piccola abside semicircolare, in cui si trova una mensa d'altare in pietra e muratura[1]. Lo spazio interno è lungo 17 metri circa (19 con l'abside), largo 4,50 e alto 2,75.
Le pareti interne sono in gran parte ricoperte da affreschi, realizzati da vari aristi in epoche diverse, eseguiti tra l'ultimo ventennio del Duecento e il primo quarto del Cinquecento. Dei più antichi, che furono in gran parte coperti da altri nel Trecento, restano visibili solo alcuni frammenti: si tratta di una testa sporgente dalla scena dell'Ultima Cena sulla parete sinistra, forse appartenente a un san Cristoforo, e di due personaggi coronati assieme a una dama con volatile sulla parete destra, rovinati dall'apertura di una finestrella nel Cinquecento: sono databili all'ultimo ventennio del Duecento e sono opera di un pittore itinerante di ambito veneto-trentino, stilisticamente vicino al cosiddetto "maestro di Ceniga"[3]. A destra delle figure coronate si trova un'immagine di san Lorenzo, eseguita qualche decennio dopo da un pittore di ambito veneto-bizantino che operò anche nella chiesa di San Biagio di Levico; nel 1592 questo dipinto venne "rinfrescato" da Francesco Naurizio, che probabilmente apportò anche delle modifiche stilistiche[3].
Sempre nei primi decenni del Trecento si collocano altri affreschi eseguiti, secondo Nicolò Rasmo, dal cosiddetto "maestro della Valsugana", un modesto pittore di formazione veneta: si tratta della Madonna tra i santi Giacomo e Corona e dell'Ultima Cena, sulla parete sinistra, e del Martirio di san Lorenzo e della Carità di san Lorenzo su quella destra: l'immagine della Carità era inizialmente sovrapposta alle figure coronate, ed è stata fissata su un pannello mobile dopo essere stata strappata.
La controfacciata e la parete settentrionale sono occupate in gran parte da un ciclo di affreschi risalente agli anni 1350-60, con scene della vita e del martirio di san Lorenzo tratte dalla Legenda aurea. L'autore, detto "maestro dell'Armentera", è di formazione giottesco-padovana (numerosi sono i richiami agli affreschi della cappella degli Scrovegni), che mostra però anche influenze veronesi (Pseudo Jacopino) e una familiarità con gli allievi di Vitale attivi nel santuario dei Santi Vittore e Corona presso Feltre. Le scene raffigurate sono: San Lorenzo presenta i suoi "tesori" (i poveri e gli ammalati) all'imperatore Decio; Sisto II condannato a morte si accomiata da Lorenzo, che viene a sua volta arrestato; San Lorenzo in carcere battezza e guarisce il cieco Lucllo; San Lorenzo trascinato fuori dal carcere per consegnare i tesori e sacrificare agli dei; San Lorenzo picchiato e straziato con ferri infuocati; San Lorenzo converte e battezza il soldato Romano; San Lorenzo sulla graticola, con Decio che osserva il martirio dal suo palazzo. La seconda e la terza scena sono assai degradate e di difficile lettura[3]. A sé stante dagli altri affreschi della navata è il San Giacomo accanto all'ingresso laterale, opera di un pittore veneto di fine Trecento-inizio Quattrocento.
Gli ultimi affreschi in ordine cronologico, eseguiti nel 1523 dal "secondo maestro della Valsugana", sono l'Annunciazione sull'arco santo e il Trono di Grazia con simboli degli evangelisti nel catino absidale. Sullo specchio dell'inginocchiatoio della Vergine è a malapena leggibile la scritta [...] ano del nostro / Signore / 1523 / [...] fea depenger que / sta capela in Honor / de Dio e de S. Lorenzo / [...] iando (M) assaro[3].
Sugli affreschi sono presenti numerosissimi graffiti d'epoca, realizzati con chiodi, punteruoli, gessetti o altro, di grande valore storico; alcuni di essi sono stati fatti a sfregio dei personaggi malvagi raffigurati nelle scene, i cui volti ad esempio sono stati cancellati.
Scansione dalla Guida ai beni culturali di Borgo Valsugana, di Armando Costa, Giovanni Kezich, Fiorenzo De Gasperi
Scansione dalla Guida ai beni culturali di Borgo Valsugana, di Armando Costa, Giovanni Kezich, Fiorenzo De Gasperi
Si veda anche l'articolo del 2021 della Voce del Trentino
Scansione dalla Guida ai beni culturali di Borgo Valsugana, di Armando Costa, Giovanni Kezich, Fiorenzo De Gasperi
Dalla voce di Wikipedia:
La parrocchiale di Olle venne eretta nel 1715 e fu documentata la prima volta nel 1717, quando venne definita anche la sua dedicazione a Sant'Antonio di Padova.
Il luogo di culto si trova al centro dell'abitato di Olle e mostra orientamento verso nord-est. La facciata a capanna è semplice con due spioventi ed è caratterizzata dal portale architravato originale del Settecento con tettoia sovrastato in asse dall'oculo ed affiancato da due piccole finestrelle alte e strette. La torre campanaria si alza in posizione arretrata sulla sinistra e la sua cella, posta sull'orologio, si apre con quattro finestre a monofora e la sua copertura ha forma di piramide acuta a base ottagonale.
La navata interna è unica ed ampliata dalle cappelle laterali. Attraverso l'arco santo si accede al presbiterio leggermente elevato. Il catino absidale è arricchito dall'affresco realizzato alla fine del XX secolo da Livio Conta.
Scansione dalla Guida ai beni culturali di Borgo Valsugana, di Armando Costa, Giovanni Kezich, Fiorenzo De Gasperi
Borgo e la Valsugana furono teatro della parte trentina di quella che viene descritta come la guerra dei contadini tedeschi.
Si veda anche la voce su Francesco Castellalto, che represse la rivolta, e quanto accadde in Val di Non.
È il pdf dell'articolo di Umberto Corsini già pubblicato in «Studi trentini di scienze storiche» (ISSN: 1124-4569), 59/2 (1980), pp. 149-183. Utile anche la pagina di Wikipedia su Michael Gaismair
Scansioni:
Storia della guerra rustica in Trentino (pp. 19-77)
Processi - Borgo e Telve nella Valsugana (pp. 217-223)
Processi - le condanne (pp. 240-244)
Catalogo generale dei Beni Culturali: Borgo Valsugana
Ausugum : appunti per una storia del Borgo della Valsugana, di Armando Costa, Olle Borgo Valsugana TN : Cassa rurale di Olle, 1993-1995, 3 v. (551 ; 647 ; 943 p.)
Guida ai beni culturali di Borgo Valsugana, di Armando Costa, Giovanni Kezich, Fiorenzo De Gasperi, Borgo Valsugana TN : Comune di Borgo Valsugana, 1991, 1 cartella (7, [2] c. di cui alcune ripieg.) ill. 30 cm
Alla scoperta del Borgo, di Vittorio Fabris, Borgo Valsugana TN : Comune di Borgo Valsugana, 2004, 247 p., [24] p. di tav. ill. 24 cm err.-corr.
Per le vie del borgo, di Vittorio Fabris, Azienda per il Turismo Valsugana soc. coop.
La Valsugana Orientale, di Vittorio Fabris, Borgo Valsugana, Trento: Fondazione Cassa di risparmio di Trento e Rovereto, 2009-2011, vol. 1, paesi a destra del torrente Maso (Decanato di Borgo)
La Pieve della Natività di Maria al Borgo di Valsugana, di Vittorio Fabris, Nuove arti grafiche, Trento, 2021
"La bottega dei Fiorentini", un secolo di pittura nella Valsugana del '600, a cura di Vittorio Fabris
La guerra rustica nel Trentino (1525) di Giambattista Sardagna, Mori, Trento: La grafica anastatica, 1985
La guerra rustica nel Trentino e Michael Gaismair, di Umberto Corsini, in «Studi trentini di scienze storiche» (ISSN: 1124-4569), 59/2 (1980), pp. 149-183. (Si veda anche la pagina di Wikipedia su Michael Gaismair)