Per capire, senza interferenze commerciali e conflitti di interesse, se si possono recuperare minusvalenze in modo efficiente, se è conveniente aprire una posizione previdenziale complementare, se è più efficiente fiscalmente investire in fondi ad accumulazione dei proventi o a distribuzione, quando è possibile risparmiare sulle tasse di successione.
Molti investitori credono che vivere di rendita grazie a cedole su obbligazioni e dividendi su azioni sia non solo possibile, ma la scelta ottimale.
In realtà questa strategia di decumulo non è solo un’illusione, ma potrebbe portare a inefficienze finanziarie notevoli.
Secondo la visione di alcuni risparmiatori, con i dividendi si riuscirà ad avere un flusso di cassa stabile, prevedibile e apparentemente scollegato dalle fluttuazioni incerte del prezzo delle azioni.
Nello studio The Dividend Disconnect di Hartzmark e Solomon, emerge che vivere di rendita con i dividendi non è la scelta più efficiente.
I dividendi non sono una fonte aggiuntiva di reddito, ma denaro già nostro che l’azienda trasferisce sul conto corrente, diminuendo il valore dell’azione (e del fondo) in egual misura.
Il calo del prezzo per compensare il pagamento del dividendo, non è chiara a molti investitori che invece percepiscono il dividendo come “stabile” e “sicuro”.
Una forma di contabilità mentale che crea un’illusione di reddito gratuito.
Gli investitori tendono a tracciare separatamente i cambiamenti di prezzo (capital gains) e i dividendi, omettendo di combinarli in un unico valore total return.
Il dividendo è tassato in Italia al 26%. Ogni distribuzione di dividendi effettuata da un fondo azionario subisce questo addebito ogni volta che finisce sul nostro conto.
Una vendita di quote dello stesso fondo invece è tassata solo sulla plusvalenza, e in anni negativi può addirittura generare una minusvalenza.
Quindi con i fondi a distribuzione paghiamo tasse anche quando non dovremmo realmente farlo. Con i fondi ad accumulazione no.
Ancor più deleterio è il fatto che le tasse pagate ad ogni stacco dei dividendi o delle cedole, tipica dei fondi a distribuzione dei proventi, non concorrono alla capitalizzazione composta per cui la tassazione subita rallenta inesorabilmente la performance del fondo. Per questo motivo i fondi a distribuzione, spesso preferiti da chi vuole integrare il proprio reddito, risultano essere fiscalmente inefficienti.
Molto meglio optare per fondi ad accumulazione e, in caso, vendere parte di quanto investito per le proprie necessità. Si eviterebbe inoltre di ricevere automaticamente, tramite dividendi e cedole, capitale che magari nemmeno serve.
Sia la finanza comportamentale sia i numeri mostrano che vivere solo con cedole e dividendi:
è inefficiente
è fiscalmente svantaggioso
è psicologicamente fuorviante
non protegge dai rischi maggiori del decumulo
richiede patrimoni molto grandi per finanziare volumi di spesa importanti