È il "decumano" dell'antica Neapolis posto più alto e corrisponde alle attuali vie della Sapienza, via dell'Anticaglia (che prende il nome dalle strutture ad arco in laterizio di rinforzo alla "cavea" del teatro romano) e via Santi Apostoli. 

Lungo il tracciato del Decumano superiore si conservano importanti strutture e mura di epoca greca o romana imperiale, nonché diversi edifici religiosi e civili di primaria importanza come: Chiesa di Santa Maria della Sapienza; Palazzo Bonifacio a Regina Coeli; Chiesa di Santa Maria Regina Coeli; Palazzo Pisanelli; Chiesa di Santa Maria di Gerusalemme; Complesso degli Incurabili; Teatro romano di Neapolis; Palazzo Caracciolo di Avellino; Chiesa di San Giuseppe dei Ruffi; Palazzo arcivescovile; Chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova; Chiesa di Santa Maria Ancillarum; Chiesa dei Santi Apostoli; Chiesa di Santa Sofia.

La chiesa di Santa Maria Regina Coeli costituisce un importante esempio di arte rinascimentale e barocca. L'entrata è preceduta da una doppia rampa di scale con pronao sorretto da pilastri e arcate, ed è stato affrescato; la facciata è ancora cinquecentesca. A destra del sagrato, sopra via Pisanelli, si erge il campanile ottagonale. Colpisce per il ricco rivestimento di marmi policromi ed è composto da una sola navata con cinque cappelle sul lato sinistro e quattro sul lato destro. La volta della navata è caratterizzata da un pregevole soffitto a cassettoni. Di rilievo anche la grande tela raffigurante La Resurrezione di Lazzaro, che si ammira sulla controfacciata. Di grande impatto è l'area presbiteriale. L'altare maggiore in marmi commessi, tra i più belli della città, Alle sue spalle vi è una cona che racchiude un polittico settecentesco.

Il teatro romano di Neapolis (detto anche teatro romano dell'Anticaglia) è un sito archeologico che sorge nel cuore del centro storico di Napoli, presso il decumano superiore. Il sito è precisamente ubicato nella zona compresa tra via Anticaglia a nord, via San Paolo a ovest e vico Giganti a est. Insiste nella parte sottostante il vico Cinquesanti, che lo scinde verticalmente. Una parte del teatro costituisce l'ultima tappa del percorso riguardante il sottosuolo di Napoli mentre altri frammenti sono liberamente visibili lungo i decumani. Il teatro presenta la tipica forma semicircolare del teatro greco, della quale oggi è possibile visitare alcune importanti vestigia, mentre parte della cavea, che è stata recuperata dopo anni di oblio, è visitabile eccezionalmente. Il teatro presentava tre ingressi, due laterali (ovest-est) per gli attori ed uno nord per il pubblico. Durante l'epoca romana, avendo questi già all'epoca capito che l'onda sismica venisse trasmessa diagonalmente, il teatro fu organizzato secondo la tecnica dell'opus mixtum, dove il reticolatum serviva a disperdere l'onda e il latericium invece a bloccarla. La cavea, che possedeva tra i 5000 e i 6000 posti circa, mostra in alcuni tratti ancora i marmi di rivestimento delle gradinate e alcuni vomitoria (gli accessi alle gradinate). L'ingresso per la cavea è da via San Paolo e vi si accede entrando in un'antica bottega sita nel cortile di un palazzo di origini quattrocentesche. A testimoniare tuttora la presenza del teatro all'esterno sono due massicce arcate, presenti in via Anticaglia, che in epoca romana erano delle sostruzioni, strutture di rinforzo dell'esterno del teatro e ora appaiono inglobate negli edifici esistenti.

La chiesa di San Giuseppe dei Ruffi era parte del monastero fondato da varie nobildonne napoletane. La facciata della chiesa ha una struttura a portico con corpo superiore avanzato; l'atrio è preceduto da una doppia rampa di scala ed il corpo superiore ha il timpano di derivazione borrominiana, forse per i contatti culturali che avevano i progettisti napoletani con Roma. L'interno, a croce latina con cappelle, è decorato da marmi commessi.

La chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova è sita in largo Donnaregina, di fronte al palazzo Arcivescovile. l'edificio è sede del Museo diocesano di Napoli, al cui circuito fa parte anche l'adiacente chiesa di Donnaregina Vecchia. Il complesso monastico, già esistente nell'VIII secolo, era sin da subito dotato di una chiesa, Santa Maria Donnaregina Vecchia, costruita nel XIV secolo grazie alle donazioni della regina di Napoli Maria d'Ungheria. Agli inizi del Seicento proprio dinanzi alla chiesa Vecchia venne costruita quella Nuova con lo scopo di riservarla alle monache clarisse, costituendo in questo modo un unico grande complesso monastico di Donnaregina, formato per l'appunto dalla Vecchia e la Nuova chiesa, entrambe direttamente collegate tra loro tramite le rispettive zone absidali. Il portale di ingresso del monastero su vico Donnaregina venne realizzato nel 1771. Davanti alla facciata della chiesa si provvide a realizzare il largo Donnaregina e nel 1780 una grande scalinata collegò la facciata alla piazza. Le due chiese originariamente collegate tramite il portale monumentale posto nel coro delle monache della chiesa Nuova e che portava alla zona presbiteriale di quella Vecchia.

Il duomo di Napoli, il cui nome ufficiale è cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta, è una basilica monumentale nonché duomo e sede dell'arcidiocesi della città di Napoli. Il duomo sorge lungo il lato est della via omonima, in una piazzetta contornata da portici, e ingloba a mo' di cappelle laterali altri due edifici di culto sorti autonomamente rispetto alla cattedrale: la basilica di Santa Restituta, che custodisce il battistero più antico d'Occidente, quello di San Giovanni in Fonte, e la reale cappella del Tesoro di san Gennaro, che conserva le reliquie del santo patrono della città. Si tratta di una delle più importanti e grandi chiese della città, sia da un punto di vista artistico, essa è di fatto la sovrapposizione di più stili che vanno dal gotico puro del Trecento fino al neogotico ottocentesco. Le più antiche fonti agiografiche attribuiscono la fondazione della Chiesa di Napoli a San Pietro. La presenza di una comunità cristiana nel II secolo, è attestata con certezza dalle testimonianze archeologiche del complesso catacombale di Capodimonte. Nell'area in cui insiste il complesso religioso sorse l'oratorio di Santa Maria del Principio dove Aspreno, il primo vescovo della città databile al I secolo, decise di insediare l'episcopato di Napoli. A partire dal IV secolo nacquero diversi edifici di culto nell'insula episcopale e tra queste si ricordano la basilica di Santa Restituta sulle rovine del preesistente tempio di Apollo, il battistero di San Giovanni in Fonte e diverse cappelle annesse come quelle di San Lorenzo, Sant'Andrea e Santo Stefano. Nel XIII secolo fu iniziata la costruzione dell'edificio sacro inglobando le precedenti strutture paleocristiane del battistero e della primitiva basilica; la costruzione della cattedrale comportò anche la demolizione di altre strutture, come la basilica Stefania, il cui quadriportico è visibile nel palazzo arcivescovile.