Il progetto di educazione attraverso il Cinema coinvolge tutti i protagonisti della filiera educativa, partendo dai docenti fino ad arrivare ai ragazzi, in una profonda riflessione su stereotipi e luoghi comuni dell'immagine della Sicilia attraverso il Cinema, che è maturata nel corso del tempo attraverso le produzioni più svariate. Argomento colossale, che implica una serie di passaggi perché i ragazzi possano arrivare ad una visione consapevole e critica delle pellicole proposte. Educare al Cinema significa ragionare concettualmente su quella che è stata un po' l'esportazione di un'immagine, un'aggregazione di contenuti che ha visto la Sicilia declinata secondo determinate impostazioni, partendo da quell'immagine di Sciascia che nel 1963 definiva secondo tre grandi assi portanti: il ciclo mafiologico (la Sicilia come terra di mafia), il ciclo erotico (temi della gelosia, del delitto d'onore, Sicilia come terra popolata da uomini con la coppola e donne sottomesse), il ciclo esotico (Sicilia lontana, terra onirica e metafisica, terra assolata di luce e di lutto, in cui affiora voluttà di morte). Ci sono ancora questi stereotipi? è così che la Sicilia viene letta ancora nel mondo? Cosa è cambiato nel corso del tempo? Ci sono stati altri film che hanno cercato di sgretolare questo immaginario?
Il film che più ha contribuito a diffondere nel mondo un'immagine della Sicilia come terra esclusivamente popolata da mafia e da mafie, e da tutto quello che implica l'appartenenza a questi gruppi criminali, certamente è stato Il Padrino. Oggetto dell'analisi è la genesi del film, la creazione del mito del padrino, la cura nella costruzione dei personaggi in una narrazione che ha un profilo tragico, la malinconia, le musiche e tutto quello che tecnicamente ha creato una mitologia di riferimento quasi positiva (il film venne presentato come una sorta di saga familiare: in un momento di grande crisi e di grande corruzione, la pellicola si poneva come un'esaltazione dei valori della famiglia contro il divorzio e il declino delle tradizioni familiari).
Alla saga familiare proposta da Coppola si contrappone, in Bronx, l'educazione sentimentale di un ragazzino che si trova sospeso tra l'educazione impartita dal padre (un ferrotranviere con regolare stipendio, portavoce di una vita da onesto emigrato nel Bronx) e la fascinazione del male subita da un boss che gestisce affari loschi in un bar situato nel suo stesso quartiere. L' indecisione tra questi due mondi dura fino a quando il giovane scopre, sperimentandolo nel suo percorso di vita, il significato delle parole che il padre spesso gli rivolgeva nella consapevolezza di averlo quasi perso: "Non c'è cosa peggiore che sprecare il proprio talento". Il messaggio per chi si abbandona a una condotta criminale che, dietro le lusinghe, nasconde sempre un destino di morte.
La coppia di film "dedicata" ai piccoli studenti della scuola primaria include un classico di Giuseppe Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso, melodramma per eccellenza sulla nostalgia, intesa come momento del ricordo, di un mondo che si è perduto portandosi via anche il cinema, con la sua funzione sociale. Questo elemento nostalgico, così potente, è inserito in una struttura melodrammatica che determina la creazione di uno stereotipo: quello della Sicilia vista come mondo perduto e lontano in cui l'unico sentimento possibile è la nostalgia. Anche in questo caso, determinante è la figura di un padre, deceduto in guerra, che viene sostituito da un proiezionista che alla fine perorerà la causa della fuga dalla Sicilia e di un non ritorno di fronte all'impossibilità del cambiamento (a tal proposito viene sottolineato il recupero della dimensione pirandelliana di irredimibilità dell'isola). Il film in cui domina questo esercizio dell'elemento nostalgico viene abbinato ad una recente produzione, La famosa invasione degli orsi in Sicilia, un cartone animato in cui domina un'attenzione particolare ai colori, alle grandi domande (come quella, antica, relativa al male che alberga sempre nel cuore negli uomini e la conseguente risposta degli orsi che, alla fine, decidono di ritornarsene nella natura per vivere con essa un rapporto più equilibrato). C'è anche qui la dimensione della ricerca di un figlio che è sparito, in una forte componente educativa che investe il rapporto padre-figlio. L'elemento stilistico di apertura al mistero è una novità nell'impianto di lettura della Sicilia, grazie al recupero di un autore, come Dino Buzzati, e di tutti quegli elementi del realismo magico che concorrono alla rappresentazione di una Sicilia fantastica, aperta al mistero, al simbolismo, ai grandi temi della vita, alla fantasia e all'immaginazione. Tutto un altro immaginario che, sebbene già svolto in letteratura da tanti scrittori, in maniera variegata, non era ancora tuttavia presente nelle produzioni cinematografiche che hanno avuto come oggetto la sicilianità.
Il tema dell'educazione sentimentale, del rapporto uomo donna e della dimensione del femminile è affidato a due produzioni tra loro molto diverse. Sedotta e abbandonata, straordinario film in bianco e nero di Pietro Germi, mette a fuoco l'isteria collettiva di tutta una serie di personaggi che circondano la protagonista, inseguendo l'onore di una borghesia che è stato violato, il matrimonio riparatore, tutti temi che vengono trattati con uno stile grottesco che, di per sé, costituisce una critica al luogo comune.
Dall'altra parte, con I baci mai dati, l'elemento grottesco cede il passo al mistero. Roberta Torre, regista che ha vissuto a lungo in Sicilia e già in Tano da morire smitizza il ruolo della donna trattata come oggetto nel mercato dell'onore, si sofferma con questa pellicola nella descrizione di una Catania contemporanea, ritratta in modo diverso attraverso il racconto dello sviluppo sentimentale di una ragazzina. Vi è in questo caso una trattazione molto più aderente alla realtà, sebbene il film si concluda con la sorpresa di un miracolo che avviene. Vi è la lucida descrizione del rapporto con la madre, molto più vicina a uno sviluppo di donna in un contesto moderno e in una dimensione reale in cui non trovano spazio le assurdità rimaste impresse in una pellicola monocromatica.
Elemento atavico di immagine della Sicilia attraverso il Cinema è stato quello della Sicilia fannullona, dei poltroni che evitano il lavoro, per via del caldo o semplicemente di quel "m'abbutta" palermitano che tanto efficacemente dipinge lo stereotipo di individuo che inventa mille fatiche pur di evitare il lavoro. Il film Nati stanchi è esempio di un tema tante volte affrontato ma che qui viene declinato secondo un registro comico. Dietro l'immagine di chi cerca in tutti i modi di appagare la propria voglia di non fare nulla c'è un retroterra di Sicilia rassegnata, irredimibile. Ma, nonostante l'immobilismo di un immaginario che affonda le proprie radici in tempi assai lontani c'è stato, c'è e continua a esserci una dimensione produttiva dell'isola, che si intravede all'orizzonte. In Salvatore - questa è la vita c'è un padre che cerca di far capire al figlio che la vita è lavoro e sacrificio e che deve lottare contro quella mentalità di appagamento nell'ozio. Salvatore si discosta da quell'idea che era diventata una zavorra molto pesante, restituendoci l'immagine di una terra che cerca di inseguire l'innovazione, la crescita aziendale onesta e sostenibile, di una Sicilia produttiva più difficile da scovare, ma sicuramente presente e reale.