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Cinque colpi di pennello, ovvero, cinque storie gialle e noir, con soluzioni originali quanto imprevedibili, marcatamente caratterizzate dalla penna dello scrittore, quindi diverse, per stile e intenzione: parlano di demoni finti e di demoni veri, di ludopatia e tradimenti, di trucce e omicidi rivelati attraverso processi cognitivi ai limiti del possibile, di amori incoffessabili, di emigrazione e vendette.
Cinque storie chiamate a dipingere un paesaggio, anzi, un luogo, l'unico che poteva generarle. Vicende impossibili altrove.
Cinque autori, maestri del giallo locale, che dimostrano quanto l'Italia minore, la provincia, come si recita nei salotti, possa diventar teatro di storie e assurgere al ruolo di coprotagonista assieme a personalli talmente credibili, da sembrar veri.
GLI AUTORI
Dino FIUMALBI
Guido MARTINELLI
Giuseppe PASCIUTI
Marina SACCHELLI
Renzo ZUCCHINI
"La memoria di quello che ha rappresentato la Linea Gotica nel percorso doloroso della guerra di liberazione dal nazi-fascismo emerge, grazie a questa opera, in modo emblematico.
La lunghezza del tracciato con le sue eterogenee fortificazioni, la grandezza del paesaggio in luoghi così lontani dalle città, dai luoghi popolati; i tanti ruderi dei camminamenti e dei buncker, spesso nascosti dalla vegetazione ci portano in una dimensione quasi metafisica, anche grazie alla felice scelta del bianco e nero."
Paolo Bongini
Presidente della Liberation Route Italia
La prigionia di Aldo Luciani nel campo di concentramenti di Bor, una località situata nel sud est della Serbia, fu una autentica tortura; la vita era resa impossibile dalla fame, dalle malattie e dalla crudezza dei metodi di sorveglianza adottati dagli uomini delle SS.
Dopo un anno di internamento e di sofferenze nel lager serbo, finalmente l'esercito dell'Armata Rossa arrivò a cacciare i tedeschi e a liberare i prigionieri italiani, che non vennero però rimpatriati, ma dovettero sopportare un nuovo periodo di detenzione in un campo di lavoro situato alla periferia della città di Izmail, un grosso centro alle foci del Danubio, tra la Moldavia e la Romania.
Dopo numerose peripezie, dell'ottobre 1945 Aldo Luciani venne finalmente liberato e poté intraprendere il lungo viaggio che lo riportò in Italia.
Gli eventi che hanno visto protagonista questo giovane poco più che ventenne, durante due diversi periodi di internamento, permettono di fare un raffronto fra i metodi di privazione della libertà propri dei tedeschi e quelli dei russi, nonché fra le diverse psicologie dei carcerieri. Si potrà conoscere anche la terribile sofferenza del folto gruppo di prigionieri italiani per la mancanza di cibo. La parola fame ricorre infatti di frequente nel racconto di Aldo Luciani.
Scorrendo le pagine di questo diario potremo renderci conto infine dell'asprezza della guerra combattuta nei Balcani; una guerra iniziata nell'estate 1940 e terminata alla fine dell'anno 1945.
In una Toscana diventata un 'immensa rovina, una donna tormentata e percorsa da un dolore profondo, continua a lottare per la propria famiglia. Con il marito disperso in Russia dopo mesi di guerra in Grecia, con i cognati morti e mutilati, una famiglia stanca e vecchia, lei, Romana, combatte la sua solitaria Seconda guerra mondiale.
E lo fa senza mai vedere spegnere la fiammella del proprio amore.
E giorno dopo giorno scopre che alla fine anche di un abbraccio o di un bacio lontano, qualcosa rimane indelebile, forte, immenso ed eterno.
Con "L'ombra sulla gora" Roberto Andreuccetti ha scritto un romanzo corale, ambientato a Diecimo, nella valle del Serchio, negli anni della guerra.
E non mancano mai i sognatori, gli opportunisti, i folli, i cattivi, che contribuiscono a gettare ponti o seminare ostacoli, in questa lunga storia. Ma alla fine la vita trionfa come scopre Romana, che attraversa le lande più desolate del dolore, per poi ritrovare una luce nuova: quella dell'amore.
Nel piccolo paese di Tempagnano, nel comune di Borgo a Mozzano, nel 1950 si consumava la vita, tra solitudine, emarginazione, frustrazione e povertà di una famiglia. Il padre "mularo" racchiude il male di vivere di chi a fine giornata cerca nel vino, alla bettola del paesello, una via di fuga dalla fatica e la disperazione.
Intorno a lui però le diversità si fanno spazio fino ad avvolgere ogni cosa e vincere ogni difficoltà.
Saranno le vipere, il fuoco, il peso della famiglia, la Fede, a curare il giovane Giacomo e permettergli di trovare la mulattiera giusta.
Un romanzo corale storico con una punta di giallo e noir con due storie che procedono parallele fino ad incontrarsi in un imprevedibile finale.
Castello, Valle del Serchio, 1908. In un mondo povero e faticoso, dove le stagioni dettano il ritmo della vita e ogni giorno è una conquista, Fulvia e Roberto si amano e costruiscono con semplicità il loro futuro.
La nascita del piccolo Lidamo, però, rende ancora più fragile il loro equilibrio. Ill lavoro non basta, il cibo scarseggia e la miseria sembra non lasciare spazio ai sogni. roberto sceglie allora di partire per l'America. Parte con una speranza precisa: trovare lavoro, guadagnare abbastanza e tornare dalla sua famiglia con la possibilità di offrirle una vita migliore. Ma l'America non è la terra promessa che aveva immaginato. E per Fulvia, rimasta sola con il figlio, comincia un'attesa lunga e dolorosa, fatta di lavoro, privazioni, fede e speranza.
Intorno alla loro storia vive un intero paese: i campi e i boschi, i mestieri antichi, le feste, i maggi, la musica, la religiosità popolare, i proverbi e quei saperi tramandati di generazione in generazione.
Castello 1908 è il racconto di chi parte e di chi resta, di un amoer messo alla prova dalla distanza e dalla vita, ma anche il ritratto autentico di una comunità contadina all'alba di un secolo destinato a cambiare tutto.
Una storia di ssacrificio e coraggio.
Una storia di emigrazione e di radici. Soprattutto, una storia di amore e di attesa.
Dopo «Castello 1908» e «Vittoria Amara», due racconti ambientati in un piccolo agglomerato di case abbarbicate sulla collina che guarda da nord il paese di Valdottavo e la valle del torrente Celetra, Roberto Andreuccetti completa la trilogia e parla di un altro periodo difficile per alcune famiglie di Castello: quello relativo agli anni che hanno fatto seguito al primo conflitto mondiale e che vanno dal 1919 al 1922.
Nasce così «L'uomo senza sorriso» e la storia drammatica di una famiglia presa di mira dagli uomini dei fasci di combattimento e coinvolta nel tragico clima di quei giorni e di quegli anni.
Nel romanzo si parla di avvenimenti realmente accaduti che suscitarono una vasta eco a Valdottavo e nei centri della media valle del Serchio.
L'autore, rimanendo fedele alle cronache dell'epoca e alle ricostruzioni degli storici, si è avvalso delle testimonianze di anziani del luogo fra i quali la nonna Fulvia.
«L'uomo senza sorriso» ricostruisce gli albori dell'era fascista tra paure, sofferenze, tragici fatti, pestaggi, intimidazioni raccontati senza omettere nulla, affinché servano da monito per le future generazioni.
"La Signora di Grenoble" è un affresco che illumina i vari aspetti della società nella quale affondano le radici dell'autore.
La vita di una piccola frazione della valle del Serchio è lo specchio nel quale si riflette gran parte dell'Italia del tempo.
La vicenza si consuma a cavallo fra il XIX ed il XX secolo, in breve periodo: pochi anni densi di avvenimenti che scuotono la vita di una piccola famiglia, alle prese, come tante altre, con problemi che vanno dall'economia alle più sottili complicazioni psicologiche dei personaggi.
Il vivere, o meglio, il sopravvivere nella quotidiana indigenza, spinge la protagonista a staccarsi da quell'ambiente ed asfidare un mondo sconosciuto ed incerto. Ma la donna è determinata; e mentre viviamo il suo desiderio di visitare nuovi orizzonti, che la portano lontano dal suo ambiente iniziale, intorno a noi si aprono finestre sulla vita della comunitò che le ha fatto da culla: i riti, la fede, la magia, la quotidiana maldicenza e l'aiuto reciproco; la forte identità che costringe quasi a non varcare precisi confini di comportamento, pena l'emarginazione dell'inosservante. E poi il sospetto per lo straniero, o per chi tale si rende.
Estraneo diventa chi si allontana, ma altrettanto estraneo rischia di ritrovarsi chi ritorna; adattamento, disadattamento, problemi nel riadattamento, difficoltà di comprensione fra culture diverse.
E ancora, come nelle precedenti opere di Andreuccetti, anche qui aleggia il sovrano respiro della natura, presenza fonte di equilibrio e di amalgama alla inquietudini, ai tormenti ed alle gioie dei protagonisti.
...In quei giorni, violenti temporali accompagnati dal rombo potente dei tuoni e dalla luce abbagliante dei fulmini esplodevano nel cielo scuro come la pece, mentre nembi carichi di pioggia solcavano l'aria, ondeggiando tenebrosi come enormi fantasmi.
Lorenzo aveva l'animo triste.
Il ragazzo non poteva uscire di casa, se non per recarsi qualche minuto sotto il loggiato raggiunto dopo una veloce corsa, e rimanere da solo ad osservare la pioggia che cadeva con monotona insistenza.
Con gli occhi fissi nel vuoto, volgeva il pensiero ai giorni d'estate e l'immagine del nonno tornava improvvisa alla sua mente...
Erano le due di notte quando sulle colline del Chianti e sulla valle del Rio di Tortoreto si stava scatenando un temporale di enorme violenza. L'acqua aveva preso a scendere copiosa, sospinta da un vento impetuoso, che pareva voler strappare ad una ad una le ultime foglie rinsecchite dai rami degli alti pioppi. Il fragore dei tuoni era giunto improvviso arrivando a coprire i rumori forti delle macchine per mezzo delle quali si dava luogo alla spremitura delle olive. Armando, il titolare del frantoio volgeva gli occhi di continuo sull'unica finestra dell'ufficio per contemplare il niente facendo eccezione per le grandi gocce di pioggia che cadevano veloci lungo i vetri e che parevano lacrime versate dal cielo scuro. La strana sensazione di disagio che provava in quella notte si andava accentuando così come il forte temporale che aveva aggredito la valle. I suoi sguardi continui diretti verso la finestra erano il segno della paura di poter scorgere oltre il vetro un volto sconosciuto. Negli anni non erano avvenute rapine al frantoio, ma questo non escludeva la possibilità di poterla subire.
"Ma chi potrebbe venire con questo tempaccio?" - pensava Armando.
E scatterebbe subito l'allarme anche se l'ipotetico malintenzionato entrasse dalla porta principale. In ogni caso, tra un tuono e lo scrosciare forte nonostante le ovvie considerazioni, Armando continuava a guardare con insistenza fuori dalla finestra, il buio della notte.
LE CURATE DESCRIZIONI AMBIENTALI E L'ANALISI ANCHE PSICOLOGICA DEI PERSONAGGI IMMERGONO IL LETTORE NELLA MAGICA ATMOSFERA EPICA DI UN MONDO CHE NELLO STESSO TEMPO SI FAMILIARIZZA FINO AL APPARIRE REALE.
Elisa Guidotti
UN PO' COME IL CAPOLAVORO FANTASY DI TOLKIEN E CON UN PIZZICO DE "IL CODICE DA VINCI".
Stelvio Mestrovich
"...la magia della notte
sarà fresca rugiada
alle tue zolle
e dono all'iride
di armoniosi riflessi..."
UNA STRAORDINARIA RICOSTRUZIONE STORICA DELLA VIA MODENESE, STRADA DUCALE VOLUTA DA MARIA LUISA DI BORBONE CON ANEDDOTI, LEGGENDE E CURIOSITÀ LEGATE AL TERRITORIO E ARRICCHITA DA FOTO A COLORI.
Se vi state chiedendo come funzionano gli adolescenti, cosa pensano, provano e perché è così difficile comprenderli e dare spiegazioni ai loro comportamenti, il libro sicuramente vi aiuterà in questo arduo compito.
L'autrice, infatti, attraverso il genere del "Diario", annota vicende, emozioni, paure, ansie e sentimenti, permettendoci di entrare nel suo mondo più intimo. Il lettore si ritrova così ad "ascoltare" privatissime confidenze all'"amico del cuore" , trovandosi quasi un'imbarazzante posizione voyeuristica.
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