Proteggere la scuola pubblica dallo stato
Edu civitas: far sentire agli aduli che hanno un tesoro da trasmettere
Come impegnare il tempo liberato dei docenti.
Dal disagio vissuto a quello conosciuto: sapere per impegnarsi
Si può partire dal microcosmo della scuola, dalle relazioni che si vivono nella classe, nella strada, nel
quartiere: anche dal disagio, nelle diverse forme in cui si manifesta. C'è il disagio esistenziale dei giovani
ricchi, ci sono la miseria, l'ignoranza, l'indolenza, l'impossibilità di esercitare qualcuno dei diritti umani, e
c'è la mancanza di prospettive che consentano la realizzazione dei sogni dei ragazzi e dei giovani. Si può
analizzare insieme, a gruppi, con o senza la partecipazione dei docenti, il disagio, a cercarne le cause. Si
scoprirà che su qualcuna di queste si possiedono strumenti d'intervento, diretti e indiretti.
(...)
Lavorare su se stessi, in vista di una proposta di vita da elaborare con loro, implica lo sforzo di acquisire
competenze didattiche, con una precisa intenzione, che guida e anima in ogni momento la personalità del
docente, in funzione del suo lavoro. E questa intenzione si chiama spiritualità professionale.
Se si tratta di una fede che si limita ad un orizzonte storico, senza rinunciare all’amore per la verità,
dovunque la si trovi, e alla giustizia, dovunque questa sia offesa, si potrà apprezzare questa spiritualità
professionale più di quella di coloro che professano la fede in Dio e poi non la praticano.
(L. Corradini, 2004)
Educazione: emergenze e risposte, dei singoli, degli enti e del sistema educativo, Luciano Corradini
Gratuità e sistema educativo -
La civiltà non è nelle istituzioni, ma è dentro la cultura e lo spirito delle persone; non può sopravvivere se non è trasmessa dalla vita Se diventassimo incapaci di trasmettere la civiltà alle nuove generazioni, queste, pur trovandosi a vivere in mezzo ad istituzioni politiche ottime, a consuetudini morali buone, ai monumenti delle arti, delle lettere e della religione e ai ritrovati del progresso scientifico, non ne comprenderebbero più il valore (tratto liberamente da Gesualdo Nosengo)..
Da: La persona umana e l’educazione, G.Nosengo, a cura di L.Corradini, 4 ed., La Scuola, Brescia 2008, p.60
Nel 1958 Gesualdo Nosengo scrisse, con intuizione profetica, nel suo libro La persona umana e
l’educazione: “La civiltà, come l’amore, come l’arte, come il Regno di Dio sono interiori all’uomo. Se una
generazione scomparisse trascurando di suscitare questa ricchezza interiore nella generazione successiva,
questa, pur trovandosi a vivere in mezzo ad istituzioni politiche ottime, a consuetudini morali buone, ai
monumenti delle arti, delle lettere e della religione e ai ritrovati del progresso scientifico, non ne
comprenderebbe il valore, li trascurerebbe e magari li distruggerebbe e, in conseguenza di questo,
diventerebbe assai presto incivile e spiritualmente povera”.4
Non fare delle persone, ma chiamare le persone.
“Legittimamente si può pensare che il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza”. (lettera Gaudium et Spes 31).
I verbi, “trasmettere” e “suscitare” hanno a che fare con l’educazione.
Mentre il verbo trasmettere, parente di “insegnare” e di “istruire”, utilizza, per definire l’educazione, una metafora più nota e più fisicamente controllabile (si tratta di inviare o trasferire qualcosa da un emittente a un ricevente), il verbo suscitare evoca un processo più interiore e misterioso, che Mounier chiariva in questo modo: compito dell’educazione è “non fare, ma suscitare persone: per definizione una persona si suscita con un appello, e non si fabbrica con l’addestramento”.
(L. Corradini 2004)