PER SORELLA MORTE
OTTOCENTENARIO DELLA MORTE DI FRANCESCO D'ASSISI
Fin da quando inizia a riparare la chiesa di S. Damiano, Francesco d’Assisi vive in simbiosi con l’immagine del Crocifisso, identificando le proprie sofferenze fisiche con quelle inflitte a Cristo nella Passione. In questo processo di assimilazione il rapporto tra Sorella Morte, vista come componente del Creato, e Madonna Povertà, scelta come compagna di vita, viene mediato dalla Perfetta Letizia, ossia dalla gioia di vivere con fede, sopportazione, speranza. Pur perdendo la vista Francesco non si considera cieco; la luce interiore della Perfetta Letizia gli permette di vedere con stupore la stessa natura che non può più ammirare con gli occhi. In linea con Cristo considera ciechi tutti i “vedenti” che causano dolore e miseria, che giudicano secondo prospettive parziali ed egoistiche. Alla fine del suo percorso, fedele fino in fondo alla sua “scelta di povertà” ottiene il meritato premio di morire tra le braccia del suo modello di vita.
Nella rappresentazione della Passione 2026 le ultime ore di vita di Francesco e di Cristo scorrono in parallelo, tra i dubbi del Santo che vede allontanrsi l'ideale di totale povertà abbracciato quando aveva poco più di vent'anni e la fermezza di Gesù che ribadisce la propria vicinanza ai deboli dinanzi a coloro che lo condannano a morte. Sullo sfondo si muove il mondo dei prepotenti di ieri e di oggi, i mistificatori della verità che non hanno ideali oltre quello del proprio ego. Le speranze di Cristo e di Francesco si infrangono nel paradosso di un mondo che ha centuplicato le conoscenze ma non le utilizza per rendere migliori òe condizioni di vita; si amplificano anzi i divari e dalle torri dei governanti l'epidemia dell'egoismo si diffonde a tutti i livelli dell'uomanità. Cristo ucciso perché troppo vicino ai poveri e Francesco d'Assisi che distende la braccia sotto la sua croce non fotografano oggi una speranza ma rappresentano due retaggi di utopia.