Un problema che non è tale perlomeno non come raccontato dai Media.
Il problema è di chi parte e lascia il proprio paese,dell'emigrante e non dell'immigrato. La ricerca non della felicità ma della speranza di sopravvivere o di far sopravvivere mogli,figli e parenti rimasti a casa. Speranza di sopravvivere che il più delle volte non corrisponde a vivere.
Viaggi della speranza che diventano tragedia! Sopravvivere allo "scafista" non basta. Quando si arriva non si sa che succede. False speranze alimentate da squallidi individui. L'America o Lamerica (per dirla alla Amelio). Fa rabbia sentire i telegiornali sparlare di cronaca nera e sottolineare la nazionalità dei delinquenti.
I delinquenti non hanno nazionalità.
L'immigrato dovrebbe avere diritti e doveri alla faccia delle canaglie fasciste che dicono "No.Non ha gli stessi diritti!". Stesse opportunità.
Certo ,sapere che chi delinque è punito è un deterrente ed è tranquillizzante! Certo sapere che Tanzi o Geronzi sono in giro non fa arrabbiare nessuno.
Noi italiani fondamentalmente non siamo razzisti. Siamo solo provinciali e gretti. Pronti a borbottare ma non a combattere.Non ci va bene niente e ce la prendiamo con i più deboli. Ci preoccupiamo del ladruncolo ma conviviamo per i furti perpetrati da banche,assicurazioni e dallo Stato.
Eppure noi italiani siamo emigranti con la memoria corta.
Ricordo ancora un gioco di boxe del Commodore 64, in cui il pugile italiano si chiamava "Ravioli Mafiosi". Un documentario dell'Istituto Luce su Rai3 mostrava interviste ai lavoratori italiani in Germania negli anni 40-50...beh non erano trattati proprio bene!
In USA i processi a Cosa Nostra vedono come inquisiti tanta "brava gente" (Gotti, Gambino tanto per dirne un paio).
Luoghi comuni e corsi e ricorsi storici. Ma non abbiamo imparato niente. La speranza è l'ultima a morire e la ribalderia nostrana anche .
Ovviamente sto facendo di tutta l'erba un fascio!!
Punti di vista
1) Rula Jebreal
2) Valerio Evangelisti
L'identità dei rumeni è tale da rendere difficoltose le campagne d'odio razziste cui siamo ormai abituati. Sono di pelle bianca. Sono in maggioranza di fede cristiana (sia pure nelle variante greco-ortodossa). Parlano una lingua che discende in linea diretta dal latino. Fanno parte dell'Unione Europea.
Non si possono applicare loro, insomma, i consueti alibi che giustificano il razzismo dilagante in questa porcheria di paese: lo "scontro di civiltà", la "lotta al terrorismo", la differenza di culture, e via delirando. I rumeni si chiamano così proprio per l'impronta lasciata loro dall'annessione a Roma – ammesso che simili argomenti abbiano un senso. Anzi, quando l'impero romano era ormai scomparso, là se ne teneva vivo un brandello. Dico questo per prevenire le obiezioni delle canaglie fasciste, sempre pronte ad asservire la storia per giustificare i propri delitti. Non vi serve cercare Dna particolari. La Romania era ed è più latina di quanto non lo sia l'ipotetica "Padania". Se siete fascisti, siatelo fino in fondo. Se siete "padani", andate affanculo. Da bravi barbari, vi bevete l'acqua del dio fiume, con larve annesse. Prosit!
Veniamo al caso che invade le cronache. Un rumeno, per la precisione un Rom, violenta e uccide una povera donna. Dove abito io, l'ultima violenza carnale di una lunga serie è stata commessa, se ricordo bene, da un calabrese ubriaco. Non mi risulta che, per questo, la Regione Emilia-Romagna abbia rotto le relazioni con la Regione Calabria, né che si sia scatenata una caccia al calabrese.
Invece, se le cronache dicono il vero, il governo Prodi avrebbe richiamato l'ambasciatore in Romania. Non so se la notizia sia fondata, però ho visto Walter Veltroni, segretario del futuro Partito Democratico e sindaco di Roma, lamentare a Ballarò che i rumeni in Italia sono troppi (riecheggiando Beppe Grillo, altra brava persona), e rivendicare con orgoglio la distruzione delle loro baracche (dove siano finite le famiglie degli "sfollati" non si sa). Intanto, grazie anche alle indirette istigazioni dello stesso Veltroni, squadre di "giustizieri" sprangavano rumeni qualsiasi mentre, carichi di borse, uscivano da un supermercato, e distruggevano un negozio di "specialità dalla Romania". Il Giornale applaudiva questa reazione spontanea delle masse
A mia conoscenza, mai il governo degli Stati Uniti ha convocato diplomatici italiani per rinfacciare loro ciò che stavano facendo, in territorio americano, gli affiliati alla Mano Nera o a Cosa Nostra. Pescava i colpevoli, se ci riusciva, e li sbatteva in galera.
Solo da noi si fa ricadere un crimine su un popolo intero, e si prende a pretesto un delitto per criminalizzare una nazionalità nel suo complesso. Che i rumeni si consolino. Prima era già accaduto agli albanesi, ai nordafricani, ai polacchi, agli "slavi" in genere, ai meridionali. Nel Medioevo, i Veltroni di allora (o i Fini, o i Casini, o i Berlusconi, o i leghisti del tempo) imprecavano contro gli ebrei, che dissanguavano bambini cristiani. La - da me non tanto - compianta Oriana Fallaci inveiva contro i somali, rei di sporcare Firenze. Ogni epoca ha il suo stronzo, e la sua vittima.
Tornando ai rumeni, delinquenti per vocazione genetica, cos'abbiamo fatto noi a loro? Una qualche reciprocità esiste.
Era appena caduto il regime di Ceausescu e già migliaia di "imprenditori" italiani (chiamiamoli con il loro nome: "padroni" e "padroncini") si fiondavano in Romania, come in altri paesi dell'Est, alla ricerca di manodopera sottopagata. L'avvilente epopea di questi tristi avventurieri è appena stata narrata da Andrea Bajani in un bellissimo romanzo, altamente consigliabile: Se consideri le colpe, Einaudi, 2007. I "portatori di progresso" italiani si rendevano complici di un doppio crimine: togliere lavoro in Italia e instaurare lavoro schiavistico altrove. Intanto un paese, sottratto a una dittatura ma lasciato nelle braccia del neoliberismo più brutale, assisteva a un degrado progressivo, e diventava tra i massimi esportatori di delinquenti e, soprattutto, prostitute. Nessuno, come i clienti di queste ultime, apprezza i benefici del capitalismo. D'altronde la merce è varia: un volo aereo e c'è, alla periferia di Timisoara, un bordello in cui sono in vendita minorenni dei due sessi. I padroncini vi si affollano.
Fa comodo la miseria altrui, purché resti a casa propria. Se viene qua, si trasformerà in puro accidente o in scelta criminale. Che schifo! Che paese (o etnia, a questo punto?) di merda è diventato l'Italia!
3) Michele Serra
SATIRA PREVENTIVA Per una virile cultura della razza
Perché non rivalutare anche il razzismo? Ecco i primi rudimenti per fare piazza pulita del ciarpame politicamente corretto
Dopo avere rivalutato la Repubblica di Salò, il creazionismo e i mobili in formica, perché non rivalutare anche il razzismo? In collaborazione con 'Il Giornale' e 'Libero', diamo i primi rudimenti per una virile cultura neo-etnica, facendo piazza pulita del ciarpame politicamente corretto che rischia di trasformarci in un popolo di ricchioni.
da Terrelibere!