Colonna di Traiano (alla cui base ci sono le spoglie dell'imperatore e della consorte) tra le due biblioteche ( la greca e la romana), nel foro di Traiano, comprendente la splendida Basilica Ulpia.
Vestigia del Vallum Adriani in Gran Bretagna
Statua marmorea di Antinoo
Delfi - Ritrovamento di una statua marmorea di Antinoo
Il secolo d'oro: Il secondo secolo d.C. Da Nerva a Marco Aurelio. Gli imperatori adottivi. Massima espansione. Neoplatonismo, trascendenza. Diffusione sempre più massiccia di culti orientali (culto di Iside, di Cibele, di Attis, Cristianesimo, Culto di Mitra, riti orfici). L'antichissima religione politeista pagana non risponde più alle esigenze spirituali del popolo. Si tratta di una società ben diversa da quella degli albori di Roma.
In questa età di concordia e di pace anche la letteratura vive un periodo di interessanti sviluppi. le Satire di Giovenale· mettono alla berlina i vizi e le contraddizioni dei ricchi e dei potenti; l'Epistolario di Plinio il Giovane ci mostra un quadro realistico e dettagliato della vita sociale e culturale contemporanea, un documento attendibile della sua epoca, anche se redatto con gli occhi del ricco aristocratico che si guarda intorno con fiduciosa serenità. Tacito, il più grande storico della Roma imperiale, indaga con lucido pessimismo sulle vicende oscure dei suoi protagonisti e compone un'opera di intensa tensione drammatica.
Publio Cornelio Tacito nacque nel 55 nella Gallia Narbonese, probabilmente da una famiglia equestre. Studiò a Roma e iniziò la carriera politica sotto Vespasiano. Fu questore (79), edile (80), pretore (86), quindecemviro (88), console supplente sotto Nerva (97) e proconsole d'Asia (112-113). Dal 93 al 96 si tenne in disparte e non venne coinvolto nella repressione dell'aristocrazia attuata da Domiziano. Morì probabilmente intorno al 117.
Nel Dialogo sull'oratoria, ispirato al De oratore di Cicerone, Tacito immagina di aver personalmente assistito da giovane (74-75) a una discussione tra Curiazio Materno, Marco Apicio e Giulio Secondo, avvocati famosi, e Vipstanio Messalla, uomo di profonda cultura e autore di memorie sulla guerra civile .
Gli argomenti trattati sono: la superiorità dell'oratoria o della poesia; il valore dell'eloquenza moderna, le ragioni della decadenza dell'oratoria. Tacito, dopo aver decretato la superiorità dell'eloquenza ciceroniana su quella attuale, ravvisa gli elementi di crisi di quest'ultima non nel declino della scuola e nell'incompetenza dei maestri, bensì nella cessazione della funzione primaria per cui l'eloquenza era nata, quella cioè di sostenere il dibattito delle idee e il libero confronto politico, venuto meno con-la fine dell'età repubblicana e l'avvento del principato. Eppure alla base di tutta l'opera di Tacito sta l' accettazione della indiscutibile necessità dell'Impero come unica forza in grado di salvare lo Stato dal caos delle guerre civili. Il principato restringe lo spazio per l'oratore e l'uomo politico, ma al principato non esistono alternative. Lo stile dell opera richiama la concinnitas ciceroniana, seppur filtrata dalla lezione di Quintiliano, cosa che ha suscitato dubbi sull'attribuzione tacitiana dell'opera.
L'Agricola tramanda ai posteri la memoria del suocero di Tacito, Giulio Agricola, artefice della conquista della Britannia. Tacito realizza un'opera dal tono encomiastico che si richiama alle laudationes funebri. Dopo aver parlato della sua gioventù, Tacito descrive la carriera, la campagna militare in Britannia e il suo governatorato: le operazioni di guerra di Agricola offrono l'occasione per digressioni geografiche e etnografiche della regione, che si fondano su ricordi e appunti di Agricola stesso e sui Commentarii di Cesare. L'autore narra poi il ritorno del generale a Roma, il trionfo decretatogli dal Senato e la fredda accoglienza dell'imperatore, geloso della sua gloria, il ritiro a vita privata e la morte (nel 93) per cause non chiare, secondo alcuni per mano di Domiziano. La biografia dimostra come Agricola seppe assolvere fino in fondo al proprio compito, pur sotto la tirannide di Domiziano: il dovere verso Roma è più importante dei propri sentimenti di opposizione al principe. Agricola, quindi, diventa un esempio di come anche sotto la tirannide sia possibile percorrere una vita-retta e onesta.
La Germania (De origine et situ Germanorum) è un'opera che nasce da interessi geografico-etnografici. Nella prima parte si illustrano i confini della Germania, l'origine, i caratteri fisici e morali, le armi, il sistema politico e religioso, l'educazione dei giovani, i costumi, i mezzi di vita, le occupazioni quotidiane dei germani. La seconda parte passa in .rassegna tribù per tribù, con notizie particolari per ognuna. Tacito, mettendo in forte rilievo la forza ancora incorrotta delle popolazioni situate tra il Reno e il Danubio, in contrasto con la raffinatezza decadente della contemporanea società romana, ne sottolinea il pericolo per Roma.
La parte che ci è rimasta delle Historiae rievoca gli eventi degli anni 69-70, dal regno di Galba fino alla rivolta giudaica. L'opera doveva estendersi fino al 96, l'anno della morte di Domiziano. le Historiae affrontavano un periodo cupo, sconvolto da varie guerre civili, e concluso da una lunga tirannide. In particolare, il 69 aveva visto succedersi 4 imperatori (Galba, Otone, Vitellio, Vespasiano).
Per Tacito il passaggio dalla travagliata età repubblicana all'età imperiale era stata una necessità storica e politica per superare i drammatici conflitti determinatisi con le guerre civili, indispensabile al mantenimento della pace e utile per il benessere delle province. Bisogna soltanto sperare in un principe illuminato, nominato per adozione, come aveva fatto Nerva con Traiano.
Lo stile delle Historiae ha un ritmo vario e veloce Tacito· sa conferire alla propria narrazione efficacia drammatica suddividendo il racconto in singole scene ed è un maestro nella descrizione delle masse, spesso incalzanti e spaventose. La natura umana è dipinta in toni costantemente cupi attraverso una galleria di ritratti in cui Tacito si affida alla inconcinnitas (= asimmetria), alla sintassi disarticolata, alle strutture stilistiche slegate per incidere nel profondo dei personaggi. Tacito ama le ellissi di verbi e dicongiunzioni, ricorre a costrutti irregolari e a frequenti cambi di soggetto per conferire varietà e movimento alla narrazione. La sua prosa, concisa e allusiva, predilige le metafore violente e la varìetas con mutamenti inaspettati di struttura e nell'ordine delle parole. Il lessico alterna termini arcaici e solenni, poetici, di origine popolare e introduce nuove sfumature semantiche.
Posteriore è la composizione degli Annales che, partendo dal 14, anno della morte di Augusto, dovevano giungere alla morte di Nerone (68), ricongiungendosi dunque alla materia trattata nell'opera precedente.
Negli Annales, Tacito mantiene la tesi della necessità del principato, ma il suo pensiero diventa più critico: mentre ribadisce che Augusto ha garantito la pace dopo lunghi anni di guerre civili, lo storico riconosce che la storia del principato è anche la storia del tramonto della libertà politica dell'aristocrazia senatoria coinvolta in un processo di corruzione che la rende servile nei confronti del principe. La visione tacitiana diventa ancora più pessimistica e tragica e non risparmia. né i protagonisti né le masse, inconsapevoli, influenzabili, spesso inclini alla violenza, giudicate dall'alto di una concezione sprezzantemente aristocratica.
Opere: De vita lulii Agricolae; De origine et situ Germanorum (noto come Germania); Dialogus de oratoribus; Historiae, in 12 o 14 libri (di cui ci sono pervenuti solo i libri I-IV, parte del V e alcuni frammenti); Annales, in 16 o 18 libri (di cui abbiamo i libri I-IV, una esigua parte del V, il VI, parte del Xl, i libri Xli-XV e parte del XVI).
(stesse tematiche trattate da Persio, autore di 6 satire, vissuto durante il periodo neroniano)
Sulla vita di Decimo Giunio Giovenale abbiamo poche notizie che si ricavano per lo più da alcuni accenni autobiografici presenti nelle sue satire. Nato nel Lazio, ad Aquino, tra il 50 e il 60 da famiglia benestante, si dedicò alla poesia in età matura. Morì dopo il 127.
Gli argomenti delle sue Satire sono vari: la condanna dei vizi (gola, frode, omosessualità, vanità delle aspirazioni umane, fanatismo e superstizione), il rimpianto per l'abbandono delle antiche virtù, l'invettiva contro le nuove classi sociali, la diffusione dei costumi greci, la penosa condizione dei letterati. La sua poesia nasce da un senso di profonda indignazione di fronte alle prepotenze e alle dissolutezze di cui è ogni giorno testimone. Fatti e personaggi rispecchiano la realtà e la sua satira, oltre che genericamente umana, assume l'aspetto di un'invettiva contro le classi alte della capitale.
Allo sguardo di implacabile moralista di Giovenale, la società romana appare irrimediabilmente perversa. La sua furia aggressiva non risparmia nessuno, accanendosi soprattutto sulle figure più emblematiche della società e del costume della capitale. Bersaglio privilegiato sono le donne, emancipate e libere, che per il loro disinvolto muoversi nella vita sociale personificano agli occhi del poeta lo scempio stesso del pudore. Giovenale è lontanissimo dall'ironia sorridente e benevola di Orazio; la sua poesia riflette piuttosto una visione amara e sarcastica della vita.
Opere: 16 satire, in esametri suddivise in 5 libri forse dall'autore stesso.
Plinio il Giovane, il cui vero nome era Gaio Cecilio Secondo, nacque a Como nel 61; alla morte del padre venne adottato da Plinio, suo zio materno, di cui assunse il nome. A Roma studiò retorica con Quinitliano, si dedicò all'attività forense e seguì il cursus honorum; nel 100 fu nominato conusl suffectus (supllente). Traiano lo nominò legato in Bitinia. Mori probabilmente nel 113.
Nel Panegyricus Plinio esalta le virtù dell'optimus princeps Traiano, che ha reintrodotto la libertà di parola e di pensiero dopo la crudele tirannide di Domiziano, inaugurando un periodo di rinnovata collaborazione fra l'imperatore e il senato. Plinio intende tracciare in tal modo un modello di comportamento per i principi futuri fondato sulla concordia fra imperatore e ceto aristocratico.
L'Epistolario di Plinio il Giovane ci mostra un quadro realistico e dettagliato della vita sociale e culturale contemporanea, un documento attendibile della sua epoca, anche se redatto con gli occhi del ricco aristocratico che si guarda intorno con fiduciosa serenità.
Opere: Panegyricus, versione ampliata del discorso di ringraziamento tenuto in senato in occasione della nomina di console; Epistulae (10 libri), dalle quali ci proviene la maggior parte delle notizie biografiche.
Lucio di Patrasso romperà la magia che lo ha trasformato in asino e così tornerà alla sembianze umane mangiando dei petali di rosa.
Lucio Apuleio nacque in Africa, a Madaura verso il 125 e studiò a Cartagine e ad Atene. Nel 158 dovette sostenere un processo per magia intentatogli dai parenti della moglie. Le notizie su di lui si fermano al 170.
Oratore, filosofo, scienziato, conferenziere, il Madaurensis, Apuleio è autore dell'unico vero e proprio romanzo della letteratura latina che sia pervenuto integro.
Il protagonista delle Metamorfosi, il giovane Lucio, arriva in Tessaglia. Ospite di un ricco del posto e della sua sposa Panfila, una maga, riesce a conquistarsi i favori della servetta Fotide e la convince a farlo assistere di nascosto a una delle trasformazioni cui si sottopone la padrona.
Lucio vede Panfila tramutarsi in gufo e, preso dall'entusiasmo, prega Fotide che lo aiuti a sperimentare su di sé tale metamorfosi. La serva accetta ma sbaglia unguento e Lucio diventa un asino, pur mantenendo l'intelletto umano. I libri successivi, tranne l'ultimo, ripercorrono le tragicomiche peripezie dell'asino.
Lucio cade in mano ai predoni, aiuta una fanciulla da loro rapita, la bella Càrite, a liberarsi e a sposarsi, viene venduto più volte e passa al servizio di un mugnaio, di un ortolano, di un pasticcere e di un cuoco, si esibisce in pubblico, viene condotto al teatro di Corinto per accoppiarsi con una donna condannata per assassinio. Infine riesce a fuggire e giunge a Cencrea, nel golfo di Salonicco, dove, grazie a una preghiera alla dea Iside, Lucio riacquista il suo aspetto originario. Così, vittima della superstizione e della lussuria, attraverso infinite avventure, Lucio si è purificato, seguendo il volere della dea. Nella narrazione sono inserite numerose avventure con altri protagonisti e novelle, la più celebre delle quali è la favola di Amore e Psiche (vedi slide).
L'intera vicenda, pur sotto l'apparenza di voler offrire una lettura di semplice svago, intessuta di episodi lubrici e licenziosi, assume in realtà i caratteri del racconto esemplare. Prova della serietà moralistica dell'opera è la funzione di elemento strutturante svolto dalla curiositas di Lucio che, subito in primo piano dall'inizio, conduce il personaggio alla rovinosa trasformazione, dalla quale sarà liberato solo in seguito a una lunga espiazione.
Con i propri incantesimi il mago fa sì che qualunque cavaliere passi nei dintorni abbia l’impressione di vedere la cosa da lui più desiderata e di cui è alla ricerca sparire all’interno del palazzo (la propria donna, il proprio cavallo, le armi e così via). Si tratta di un labirinto, di una reggia fatata.
Lingua e stile delle Metamorfosi
La lingua di Apuleio, sul piano lessicale, si presenta ricca e composita, fondendo al suo interno arcaismi, neologismi, volgarismi e poetismi, lessico tecnico della scienza e dei misteri.
La frase è dominata da isocolie (segmenti di periodo di lunghezza e struttura equivalenti), assonanze, accumuli di sinonimi e figure di suono: espedienti tipici dell’asianesimo.
Numerose le reminiscenze letterarie, sfruttate anche a fini parodistici.
Le Metamorfosi rientrano a buon diritto nel genere del romanzo, ma al loro interno sono riconoscibili elementi di generi letterari diversi:
gli spunti erotici presenti nella narrazione sono un punto di contatto con la fabula Milesia, cui Apuleio stesso si richiama esplicitamente all’inizio del romanzo;
la discesa agli inferi evoca il VI libro dell’Eneide virgiliana, in cui il protagonista, scortato dalla Sibilla, visita il regno dei morti;
L'Apologia o De Magìa ha origine da un curioso evento biografico di Apuleio: il matrimonio con Pudentilla, ricchissima vedova madre dell'amico Ponziano, suo compagno di studi ad Atene. Tre anni dopo il matrimonio, però, i parenti della donna accusarono Apuleio di averla plagiata con filtri magici (mala medicamento) e dì aver ucciso Ponziano. Nel corso del processo per il reato di magia Apuleio si difese così bene da mettere in luce non solo la sua vasta e brillante cultura, ma anche la meschinità e l'ignoranza degli accusatori. Il testo della difesa ci è giunto nell'Apologia.
Per quanto riguarda le sue opere filosofiche, Apuleio non fu un vero e proprio filosofo ma un divulgatore di cultura, interessato soprattutto al platonismo e alle dottrine mistico-religiose provenienti dall'Oriente.
Opere: Metamorphoseon Libri (o Asinus aureus) romanzo in 11 libri; l'Apologia (o De Magia); la Flòrida, raccolta di 23 brani oratori; i trattati filosofici De Platone et eius dogmate, De deo Socratis e De munda.
I "barbari" ovvero le popolazoni a Nord e a Est dei confini dell'Impero Romano per secoli avevano stretto accordi con Roma, in cambio di terre dove vivere, di manodopera, vengono assoldati come mercenari tra le fila dell'esercito di Roma e spesso si romanizzano.
Dal III secolo in poi la vastità dell'impero romano e la debolezza dell'esercito, costituito ormai più da barbari mercenari che da romani, non consente più un controllo capillare dei confini. L'apparato amministrativo è estremamente debole; i proconsoli tendono a costituire piccoli regni personali. Il potere centrale è polverizzato. Gli eserciti decidono le sorti dell'impero, eleggendo il proprio imperatore. E' un'epoca di profonda crisi economica. Il senso di precarietà si diffonde. In questo vuoto di valori tradizionali e di potere, la reliogione e la comunità cristiana si afferma sempre più costituendo talvolta l'unico punto di riferimento della vasta popolazione dell'impero.
Il III secolo sarà così segnato dall'Anarchia militare. Povertà, crisi economica, precarietà, riduzione degli scambi commerciali contraddistinguono il III Secolo d. C
Diocleziano per controllare l'impero dividerà l'impero in 4 parti (tetrarchia). Roma non sarà più capitale dell'Impero e i cittadini di Roma pagheranno le tasse come tutti gli altri sudditi, per la prima volta nella storia.
Nella prima metà del IV secolo, Costantino autorizza la libertà di culto per la religione cristiana, finiscono le persecuzioni (Editto di Milano 313); Fissa in Costantinopoli la Capitale dell'Impero.
Nel 395 d.C l'imperatore Teodosio divide definitivamente l'Impero Romano in due parti che lasciò ai suoi due figli: l'Impero d'Occidente, con capitale Milano, e l'Impero d'Oriente, con capitale Costantinopoli (la città greca di Bisanzio che Costantino aveva scelto come capitale).
Dopo il tentativo di unificazione dei due imperi compiuto da Giustiniano (vedi Paradiso di Dante canto VI), l'impero Romano d'Occidente finisce nel 476 d. C. quando il re degli Eruli, Odoacre, depone il piccolo Romolo Augusto e non verrà mai più eletto un nuovo imperatore. Roma ha già da molto tempo visto le invasioni dei barbari che man mano avevano sottratto territori. Roma non ha più la forza di opporsi alle invasioni e alle defezioni delle popolazioni che aveva sottomesso.
Le città si spopolano, Roma viene saccheggiata più volte. A questo punto la storia di Roma è la Storia della cattedra di Pietro, ovvero dei Papi, ovvero il vescovo di Roma. La religione cristiana ingloba l'eredità di Roma, filtrandola, adattandola, tramandandola. Il latino sarà la lingua ufficiale della Chiesa di Roma.
I più importanti autori sono cristiani e sono Tertulliano, Sant'Agostino, San Cipriano, che scrivono in latino.
Inizia il Medioevo, epoca in cui la lingua latina si sfalda e si evolve nelle varie parlate dl volgo da cui si formeranno il francesce, lo spagnolo, l'italiano.
Secondo una tradizione, 72 saggi tradussero l'Antico Testamento in lingua greca.
La Vulgata o Volgata, è una traduzione in latino della Bibbia dall'antica versione greca ed ebraica, realizzata alla fine del IV secolo da San Girolamo.
Il nome è dovuto alla dicitura latina vulgata editio, cioè "edizione per il popolo", che richiama sia l'ampia diffusione che ottenne (in precedenza con Vulgata si indicava la traduzione della versione dei Settanta, che ebbe anch'essa notevole diffusione), sia lo stile non eccessivamente raffinato e retorico, più alla portata del popolo (volgo).
San Girolamo traduce la Bibbia