Aurora e Aida - 3 D
Pensa alla differenza tra il tuo smartphone e te stesso. Se lo smartphone si rompe o si scarica, puoi ripararlo o ricaricarlo. È un meccanismo. Tu, invece, sei un organismo: sei vivo, cresci e sai che, prima o poi, la tua vita avrà un termine. Questa consapevolezza ci spaventa.
Gli abitanti di Tecla usano il cantiere (le gru, le impalcature, il metallo) come uno scudo. Pensano: "Se la città è sempre in costruzione, allora non è mai finita. E se non è mai finita, non può morire".
Il concetto: Gli uomini si dedicano a progetti infiniti (il lavoro, la tecnologia, le grandi opere) per dimenticare che loro stessi sono fragili e temporanei. Finire la città significherebbe accettare che il tempo passa e che tutto ha una fine. Rimanere "in corso d'opera" li fa sentire immortali.
Hai presente quando passi ore a scorrere i social o a sistemare la scrivania per studiare, ma poi non studi mai? Ti sei concentrato sugli "strumenti" dimenticando l'obiettivo.
A Tecla succede la stessa cosa. Il visitatore chiede: "Ma qual è il progetto? Cosa state costruendo davvero?". E loro rispondono mostrandogli altre gru e altre impalcature.
Il concetto: Spesso nella vita ci facciamo prendere dall'ansia di "fare cose": avere l'ultimo modello di PC, imparare mille tecniche, correre da un impegno all'altro. Diventiamo bravissimi a usare i mezzi (le macchine, la tecnologia), ma ci dimentichiamo di chiederci il perché. Il lavoro incessante diventa un modo per non affrontare il vuoto: se smettessimo di muoverci, dovremmo chiederci se la nostra vita ha un senso, e questa domanda fa paura.
Alla fine del testo, quando cala la notte e il lavoro si ferma, gli abitanti indicano le stelle e dicono: "Quello è il nostro progetto".
C'è un contrasto fortissimo:
Da una parte ci sono le stelle: perfette, lontane, eterne, ordinate. Rappresentano i nostri ideali, i sogni di perfezione, il piano "giusto" che abbiamo in testa.
Dall'altra c'è il cantiere: sporco, faticoso, pieno di polvere e rumore. Rappresenta la nostra vita quotidiana, che è sempre un po' caotica e faticosa.
Il concetto: Gli abitanti di Tecla vivono in questa contraddizione. Guardano la perfezione del cielo per sopportare la fatica della terra. Usano un'idea bellissima (le stelle) per giustificare un presente disordinato e infinito. È il dramma dell'essere umano: avere la testa tra le stelle (i desideri infiniti) ma i piedi nel fango (la realtà che si consuma e che richiede fatica).
Tecla ci dice che l'essere umano è un animale che non sa stare fermo. Costruiamo continuamente case, carriere e tecnologie non solo perché ci servono, ma perché il "fare" ci tiene occupati e ci impedisce di pensare alla nostra fine. Siamo creature sospese tra un desiderio di perfezione eterna (le stelle) e una realtà materiale che continua a rompersi e che dobbiamo continuamente riparare (il cantiere).