Serena, Marina e Rossella 3 I
Immagina una città, Eusapia, dove gli abitanti hanno così tanta paura della morte che hanno deciso di "addolcirla". Come? Costruendo una copia esatta della loro città nel sottosuolo. Quando qualcuno muore, non viene semplicemente sepolto: viene seccato, vestito bene e messo in una posa allegra (mentre balla, suona o lavora) nella città di sotto.
Sembra un modo carino per ricordare chi non c'è più, vero? In realtà, Calvino ci dice che questo sistema nasconde tre trappole mentali pericolosissime:
1. Confondere un uomo con uno smartphone (Il "tasto reset" che non esiste)
Pensa alla differenza tra il tuo telefono e il tuo gatto (o te stesso).
Lo smartphone è una macchina: se si scarica, lo ricarichi. Se si rompe lo schermo, lo cambi. Può essere "acceso" e "spento" quante volte vuoi.
Un essere vivente è diverso: ha solo due stati: "acceso" (vivo) o "spento per sempre" (morto). Non c'è ricarica, non c'è tasto reset.
L'errore di Eusapia: Gli abitanti trattano i morti come se fossero dei manichini da riparare. Mettono i cadaveri in posa da festa sperando che, mantenendo la "forma" del corpo, la morte diventi meno vera. Ma un corpo in posa non è una persona: è solo un oggetto che imita la vita. Cercando di "riaccendere" i morti, finiscono per trattare la vita come se fosse un pezzo di plastica.
2. La "Scadenza" che dà valore a tutto (Perché morire serve a vivere)
Perché ti impegni a studiare per un esame o a goderti una vacanza? Perché sai che c'è una scadenza. Se la vacanza durasse per sempre, dopo un po' ti annoieresti a morte. La morte è come il fischio finale di una partita: è ciò che rende ogni azione importante e "unica".
A Eusapia: Hanno eliminato il fischio finale. Se dopo la morte continui a fare le stesse cose di prima (suonare, mangiare, lavorare) in una città sotterranea, allora la vita non è più un’avventura unica, ma diventa una ripetizione infinita e noiosa. Senza la "fine", la vita perde il suo sapore.
3. Quando i morti "comandano" i vivi (La copia che diventa l'originale)
Questa è la parte più incredibile del racconto. A un certo punto, i vivi iniziano a guardare la città dei morti e a dire: "Ehi, guarda che belle vesti hanno laggiù! Guarda che nuove abitudini hanno introdotto!". E iniziano a copiarli.
Il paradosso: Di solito sono i morti che lasciano un ricordo ai vivi. Qui succede il contrario: i vivi smettono di essere spontanei e originali per imitare la "perfezione immobile" dei morti.
Esempio moderno: È un po' come se tu smettessi di vivere la tua giornata per cercare di copiare perfettamente le foto di un profilo Instagram che è fermo da anni. Diventi una statua anche tu, prima ancora di morire.
4. Chi gestisce il gioco? (Il controllo della paura)
In tutto questo, c'è una "confraternita di incappucciati" che organizza i traslochi dei morti e decide come devono essere messi in posa.
Il punto è questo: C'è sempre qualcuno che guadagna potere gestendo la nostra paura della morte. Questi "registi" convincono i vivi che la morte è solo un trasloco, e così facendo controllano il modo in cui la gente vive, togliendo loro la libertà di accettare la realtà.
Eusapia è l'avvertimento contro chi cerca di "truccare" la realtà. Ci dice che:
La vita non è un meccanismo: non si può far finta che la morte non sia un distacco netto.
Accettare la fine è fondamentale: solo se accetti che il tempo finisce, puoi vivere davvero ogni momento con passione.
Vivi per te, non per un'immagine: se passi il tempo a costruire un "monumento" di te stesso (o a copiare modelli del passato), finisci per essere un manichino già da vivo.
La vera vita è quella che cambia, che invecchia e che finisce. Cercare di renderla immobile come una mummia non sconfigge la morte, ma uccide la vita.