Impresa calcistica per l'isola d'Ischia: Real Forio in serie D
di Stefano Lupoli e Mario Bresca
Il Real Forio è una squadra di calcio che rappresenta l'omonimo comune isolano. È una realtà importante per la zona perché ha una lunga tradizione sportiva. Anche se non ha sempre giocato nelle categorie professionistiche, ha in ogni serie minore dimostrato grande attaccamento alla maglia e impegno.
Quindi la promozione in Serie D, ottenuta il 18.04.2026, è un risultato storico per il Forio. La squadra è riuscita a vincere il campionato di Eccellenza che sarebbe la categoria regionale più alta prima della Serie D. Con questa vittoria, il Forio ha ottenuto il pass per un campionato nazionale, che rappresenta una nuova sfida, ma anche una grande opportunità di crescita.
Non festeggia solo Forio, ma tutta l’isola d’Ischia. Complimenti al Presidente Luigi Amato e a tutta la squadra e la società.
Un'adolescenza senza mondiale
di Mario Bresca e Stefano Lupoli
C’è qualcosa di scandaloso nel calcio italiano di oggi. Non solo per la sconfitta — quella fa parte dello sport — ma l’abitudine a fallire. La nostra nazionale, che è una delle più titolate della storia, sta trasformando quella che era un’eccezione in una triste abitudine. È la prima volta nella storia del calcio che una nazionale con così tanti titoli mondiali ed europei non si qualifica ai mondiali per tre edizioni consecutive. Una generazione intera di ragazzi nati dal primo decennio degli anni duemila in poi che non sanno assolutamente nulla dell’Italia ai Mondiali. Per loro, gli Azzurri in questa competizione sono un ricordo nostalgico di genitori e nonni.
Mentre il resto del mondo si ferma per guardare il torneo più importante del calcio, in Italia si resta spettatori neutrali o, peggio, si tifa per altre squadre. Una scena che sarebbe sembrata irreale fino a pochi anni fa, oggi è ormai routine. La colpa non si può imputare a un singolo, ma a un’unione di figure e reparti carenti. Ovviamente dopo la seconda mancata qualificazione al mondiale è giusto che il presidente della FIGC si sia dimesso ( si pensa in maniera forzata), dato che era stato scelto per apportare delle modifiche dopo l’uscita ai gironi del 2014. Tra i problemi principali troviamo la gestione delle scuole calcio, piene di raccomandati e dove i veri talenti fanno fatica a sbocciare perché i mister di queste piccole squadre preferiscono vincere questi campionati futili piuttosto che puntare alla crescita dei propri ragazzi. Si spera che con le elezioni di questo giugno si arrivi a una svolta radicale, ma per davvero. Si rimugina sempre il dossier scritto dal Divin Codino di 900 pagine dove pensava una riforma a partire dalla crescita personale dei piccoli giocatori piuttosto che dalla crescita tecnica. Progetto che era stato preso in considerazione e fu approvato ma mai finanziato dalla federazione.
Anche noi speriamo di goderci la nazionale protagonista ai prossimi mondiali… O almeno partecipante.
Bam Adebayo sorpassa Kobe Bryant
di Claudia Gini e Matteo Rumore
CHI È ?
Bam Adebayo è uno dei cestisti più completi di ruolo centro e ala grande. Nato a Newark, New Jersey nel 1997, è diventato il volto della difesa dei Miami Heat, squadra storica del NBA con cui ha aggiunto ben 2 volte le Finals senza mai conquistare il titolo, confermandosi però come uno dei leader del team.
Nel corso della sua carriera si è distinto non solo per le doti difensive ma anche nella costruzione del gioco offensivo. Il suo stile riflette perfettamente l’evoluzione del basket moderno: dinamico e rapido.
IL RECORD ATTUALE
Il momento più recente e clamoroso nella carriera di Bam Adebayo è arrivato nel marzo 2026, quando ha realizzato una prestazione destinata a entrare nella storia della NBA. In una partita contro i Washington Wizards, ha messo a segno ben 83 punti, un risultato straordinario che lo colloca tra le più grandi prove individuali di sempre.
Questa impresa è ancora più sorprendente se si considera il tipo di giocatore che Adebayo è sempre stato: un difensore dominante, più noto per la sua capacità di fermare gli avversari che per segnare punti. Eppure, in quella serata, ha mostrato un lato completamente diverso del suo gioco, diventando praticamente inarrestabile in attacco.
Con questi 83 punti, Adebayo ha superato una leggenda come Kobe Bryant, autore di 81 punti nel 2006, piazzandosi subito dietro al record assoluto dei 100 punti di Wilt Chamberlain.
LE STATISTICHE DELLA PARTITA DA RECORD
Adebayo ha giocato quasi tutta la gara, restando in campo per circa 42 minuti, e ha costruito i suoi 83 punti con un volume altissimo di tiri: ha chiuso con 20 canestri su 43 tentativi dal campo.
Ancora più sorprendente è il dato da tre punti: 7 triple segnate su 22 tentate, un numero insolito per un centro.
Il dato più clamoroso riguarda però i tiri liberi, dove ha letteralmente riscritto i record NBA: 36 realizzati su 43 tentativi, mai nessuno aveva fatto meglio sia per tiri segnati che tentati in una singola partita.
Adebayo è partito fortissimo con 31 punti già nel primo quarto, è arrivato a 43 all’intervallo e a 62 alla fine del terzo periodo, per poi spingersi fino agli 83 finali senza rallentare.
In Curva Nessuno Escluso: Il Tifo Accessibile Che Cambia le Regole del Gioco
di Fabio Sangermano
Nel cuore pulsante dello stadio, tra cori, tamburi e bandiere che sventolano, si fa strada un messaggio chiaro tra i fumogeni e la passione ardente: il tifo è per tutti, senza eccezioni. Non stiamo parlando di uno slogan da campagna pubblicitaria, ma di una realtà concreta che si manifesta in curve sempre più inclusive, dove i tifosi con disabilità non sono solo spettatori, ma veri protagonisti. A lanciare questo messaggio forte e chiaro sono alcuni gruppi ultras che hanno deciso di abbattere ogni barriera, non solo quelle architettoniche, ma anche quelle culturali.
Prendiamo ad esempio gli "Ultrassèttat" di Napoli, un gruppo di tifosi con disabilità nato dall'iniziativa di alcuni supporter partenopei che credono fermamente che la passione per il calcio non debba avere limiti fisici. Il loro nome è un gioco di parole che unisce l’idea di essere "seduti" (spesso su una carrozzina) con l’essere "assetati" di tifo e di emozioni. Ogni partita diventa un atto di resistenza e appartenenza, con striscioni, cori personalizzati e una presenza in curva che rivendica il diritto a una partecipazione piena e attiva. Un’altra esperienza significativa arriva da Torino, dove i "Tori Seduti" hanno trovato un modo per unire l’ironia del loro nome – che richiama sia la condizione fisica sia lo spirito combattivo dei nativi americani – con un impegno concreto per l’inclusione. Fondato da tifosi granata con disabilità motoria, il gruppo ha trovato spazio nella Maratona, il cuore storico del tifo torinista, trasformando la tribuna in un laboratorio di solidarietà e rispetto reciproco. Non è raro vederli coordinare cori o partecipare attivamente alle trasferte, dimostrando che la passione per la squadra può superare qualsiasi ostacolo.
Questi gruppi non chiedono trattamenti speciali, ma pari dignità. Richiedono che lo stadio, tempio laico del calcio italiano, sia accessibile non solo fisicamente, ma anche emotivamente. È fondamentale che i settori siano non solo attrezzati, ma anche accoglienti. I cori dovrebbero essere inclusivi, non offensivi. E la presenza delle persone con disabilità deve essere vista come una parte naturale del panorama del tifo, non come un'eccezione. Le società sportive stanno iniziando a muoversi, anche se lentamente. Alcuni club offrono biglietti gratuiti o a prezzi ridotti, facilitano l'accesso e forniscono servizi di accompagnamento. Tuttavia, spesso queste iniziative sono limitate o gestite male. La vera rivoluzione, però, sta nascendo dal basso, dal calore delle curve, dove si sta affermando una nuova visione del tifo: una visione in cui nessuno è lasciato indietro, dove la diversità non crea divisioni, ma unisce. "In curva nessuno escluso" non è solo un titolo, ma una promessa, una sfida e un obiettivo da raggiungere. Finché ci saranno gruppi come gli Ultrassètat o i Tori Seduti a combattere per questa causa, possiamo sperare che il calcio, quello autentico, stia diventando un po’ più umano.
Il calcio: ancora uno strumento di propaganda per i regimi autoritari
di Fabio Sangermano
Il calcio rappresenta più di un sport: è frequentemente un importante mezzo di propaganda per i regimi autoritari. Dalla metà del XX secolo, capi e governi hanno utilizzato l'appeal del calcio per consolidare il consenso, deviare l'attenzione dalle difficoltà interne e creare un'immagine favorevole all'estero. Questo fenomeno, chiamato “purificazione del movimento”, è ancora presente e si manifesta in vari contesti.
Gli eventi sportivi globali vengono frequentemente impiegati per diffondere l’ideologia e convalidare il potere. La strategia è rimasta costante nel corso del tempo, dai Mondiali tenuti da regimi autoritari agli ingenti investimenti nel calcio.
Negli ultimi anni, nazioni come il Qatar e l’Arabia Saudita hanno organizzato eventi internazionali non solo per motivi sportivi, ma anche per elevare la loro immagine globale. Le contestazioni relative alle violazioni dei diritti umani, alle limitazioni delle libertà individuali e ad altre problematiche vengono frequentemente offuscate dall’entusiasmo suscitato da tali eventi.
Il Mondiale del 2022 in Qatar rappresenta un buon esempio, insieme all’interesse dell’Arabia Saudita per vari sport di alto livello. L'impatto del governo sul calcio va oltre i grandi eventi: gli investimenti rientrano in una strategia più ampia di soft power mirata a migliorare la reputazione globale e a distogliere l'attenzione da tematiche cruciali come la repressione politica e le limitazioni ai diritti civili. Il fondo sovrano dell'Arabia Saudita PIF (Public Investment Fund) ha comprato il Newcastle United della Premier League, mentre campioni come Cristiano Ronaldo e Neymar sono stati attratti dalla Saudi Professional League.
Anche a livello nazionale, alcuni capi hanno impiegato il calcio per consolidare il consenso. Oltre alle spese nei club e agli eventi di alto profilo, le nazioni del Medio Oriente stanno aumentando la loro influenza nel calcio globale attraverso posizioni strategiche nelle organizzazioni. La recente elezione di funzionari sauditi in ruoli chiave nella FIFA e nella Confederazione Asiatica di Calcio dimostra che questi paesi desiderano non solo ospitare eventi, ma anche avere un ruolo nelle decisioni globali del calcio. Con l'Arabia Saudita che si prepara ad accogliere la Coppa d'Asia 2027 e altri tornei internazionali, il Medio Oriente diventa un nuovo centro del calcio globale.
Grazie al recente afflusso di capitali da parte di regimi del Medio Oriente, il calcio si sta rivelando un mezzo sempre più incisivo per affermare e rafforzare il potere geopolitico.
Il calcio riuscirà a opporsi a queste dinamiche o verrà ancora sfruttato per scopi politici?
Alla scoperta degli sport più strani e meno conosciuti nel mondo
di Fabio Sangermano
Se pensi che il padel sia uno sport "alternativo", ti sbagli di grosso, e dopo aver letto questo articolo te ne renderai conto.
Nel vasto panorama sportivo globale, oltre ai più noti come calcio, basket e tennis, ci sono discipline affascinanti, eccentriche e talvolta decisamente curiose che pochi conoscono. Questi sport, pur essendo praticati da piccole comunità, hanno storie intriganti e regole peculiari, capaci di affascinare gli appassionati più avventurosi. Ecco un viaggio alla scoperta di alcune delle pratiche sportive più strane e meno conosciute nel mondo.
1. Sepak Takraw
Immaginate di giocare a calcio ma usando una palla di rattan e colpendola con piedi, testa, ginocchia e petto, simile al volley. Questo è il Sepak Takraw, uno sport tradizionale del Sud-Est Asiatico, originario di Thailandia, Malesia e Indonesia. È molto popolare nella regione, ma poco conosciuto altrove. La partita si gioca tra due squadre di tre giocatori, con l'obiettivo di inviare la palla nella metà avversaria, senza mai toccarla con le mani.
2.Gare di corsa coi cammelli
Le gare di corsa dei cammelli sono una tradizione popolare nel Medio Oriente, in Nord Africa e in Asia centrale. In paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, cammelli addestrati corrono su distanze di 5-10 chilometri, attirando molti spettatori. Oggi si usano robot come jockey invece di bambini per garantire sicurezza. Le corse includono scommesse e premi, diventando importanti per le economie locali. Nonostante alcune critiche sul trattamento degli animali, queste gare rappresentano una fusione di tradizione e innovazione, appassionando milioni di persone.
3.Cheese Rolling
L’Inghilterra ospita ogni anno il Cheese Rolling di Cooper’s Hill, vicino a Gloucester, dove migliaia di spettatori si riuniscono. In questa competizione, un formaggio di 9 kg viene lanciato giù da una collina ripida e i partecipanti devono correre dietro di esso. La corsa è veloce e rischiosa, e molti concorrenti non riescono a prenderlo, subendo spesso infortuni. Nonostante i pericoli, questa tradizione ha radici medievali.
4.Yukigassen
Chi ama i paesaggi innevati e la spensieratezza di una battaglia con le palle di neve non può perdersi lo Yukigassen, esattamente il sogno di ogni bambino. Questo sport consiste in vere e proprie battaglie a palle di neve, originario del Giappone e diffusosi poi in altre parti del mondo. Lo Yukigassen è uno sport di squadra e lo scopo del gioco è quello di colpire gli avversari con precisi colpi di neve, per eliminarli dal gioco. È preferibile indossare protezioni soprattutto per il viso, perché la neve può essere incredibilmente dura.
5.Kabaddi
Il Kabaddi è uno sport antico che nasce in India, portato anche alle Olimpiadi, anche se per una sola volta, ma ancora molto diffuso in regioni come l’India, l’Iran, il Pakistan e soprattutto il Bangladesh. Due squadre si affrontano in un'area divisa. Ogni squadra ha un "raider" che deve entrare nel campo avversario, toccare i giocatori nemici e tornare indietro senza essere catturato. Il raider deve urlare "Kabaddi, Kabaddi" mentre gioca, rendendo il gioco più interessante. È popolare in India e sta guadagnando attenzione internazionale grazie alla Pro Kabaddi League.
Tu quale altro sport strano conosci?!