La mattina del 2 Agosto 1980, alle 10:25, un ordigno esplosivo detonò nella stazione di Bologna.
La bomba, di fabbricazione militare e dotata di un timer, conteneva 23 Kg di esplosivo ed era stata piazzata in una valigia sotto un tavolino vicino a un muro portante nella sala d'attesa dell'ala ovest.
Il 2 Agosto era il primo sabato del mese, dunque la stazione era gremita di persone dirette in tutte le città di Italia per passare le vacanze estive, e la bomba passò inosservata tra le valigie dei viaggiatori e tra la folla.
Piazzata proprio sotto un muro portante della stazione e nella sala d'attesa principale, l'esplosione ebbe un effetto devastante: distrusse circa 30 metri di pensilina, scagliando macerie a ridosso di un treno in sosta dinanzi alla sala nel parcheggio dei taxi dall'altro lato della stazione e facendo collassare il piano superiore adibito a uffici.
L'esplosione fu udita a chilometri di distanza. Nelle prime ore successive alla strage si pensava essa fosse dovuta all'esplosione di una caldaia posizionata nel sotterraneo della stazione.
Di seguito un estratto girato dai Vigili del fuoco pochi minuti dopo l'esplosione della bomba.
Dopo che i cittadini presenti in stazione ebbero prestato la prima assistenza, i soccorsi arrivarono in modo celere. Non essendoci a disposizione abbastanza ambulanze, i feriti furono trasportati con taxi, auto private e autobus: proprio l'autobus della linea 37 diventò, insieme all'orologio danneggiato dall'esplosione e fermo alle 10:25 (tutt'ora conservato nella stazione), un simbolo della strage.
Anche i taxisti prestarono il loro aiuto, mettendo a disposizione i propri mezzi per accompagnare gratuitamente i familiari all'ospedale o alla camera mortuaria. Due furono le vittime tra i taxisti: Francesco Betti e Fausto Venturi.
Francesco Betti aveva 44 anni ed era un taxista originario di Marzabotto. Il 2 agosto 1980 era in servizio davanti alla stazione di Bologna e si trovava con il suo taxi a circa trenta metri dal luogo dove era posizionata la bomba. Un masso lo ha colpito alla nuca ed è morto immediatamente.
Come già si era verificato in seguito ad altre stragi, subito iniziarono le attività di depistaggio per cancellare le reali prove e quindi nascondere i veri mandanti del fatto.
Inizialmente si seguirono piste internazionali (come ad esempio quella libanese) e in seguito altre piste.
I magistrati furono indirizzati fuori dal confine italiano; più in particolare pare siano stati coinvolti terroristi stranieri e neofascisti italiani latitanti all'estero. A supporto di questa tesi fu trovata una valigia contente 8 lattine di esplosivo (lo stesso usato nella strage) sull'espresso Bologna-Taranto. Sebbene l'identità dei responsabili sia stata in parte chiarita, ad oggi, dopo oltre 40 anni, i processi non si sono ancora conclusi e il fatto desta tuttora dibattiti e controversie.
L'attentato fu perpetrato da un gruppo terroristico di estrema destra chiamato "Nuclei Armati Rivoluzionari" (NAR), in collaborazione con altri gruppi fascisti e neofascisti. L'obiettivo era destabilizzare il paese: in un momento di crisi politica e sociale, un attentato del genere avrebbe ridotto la fiducia dei cittadini nel governo, favorendo l'insurrezione di un movimento fascista che prometteva una "maggiore sicurezza" a discapito della libertà dei cittadini.
Gli organizzatori dell'attacco si rivelarono Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, appartenenti all’ambiente dell’eversione fascista. Quindi il movente sembrò essere analogo a quello che guidò la strage del treno Italicus e le tante altre stragi avvenute in quegli anni in Italia (per questo quel periodo fu definito "anni di piombo").
Erano comuni all'epoca attacchi terroristici neofascisti di questo tipo, i cui autori erano spesso ragazzi giovani per nulla ingenui che alle spalle avevano dirigenti che ricattavano in cambio di cospicue somme di denaro.
Un'altra prova a supporto dell'organizzazione di questi attentati risalenti agli anni 70 è il traffico di soldi in nero partito da Licio Gelli .
Esso sarebbe servito a finanziare omicidi, attentati e bombe dei terroristi nazifascisti: questo è quanto sappiamo da un documento ritrovatogli addosso al momento dell'arresto a Ginevra.
Da alcune indagini più approfondite ad opera della Guardia di Finanza di Bologna si è poi arrivati a scoprire un giro di soldi ammontante a 15 milioni di dollari distribuiti in contanti proprio pochi giorni prima di quel 2 agosto 1980.
Il Resto del Carlino
L'Unità
La Repubblica
ore 11:55
2 agosto 1980