Ipazia nacque ad Alessandria nel IV secolo , non si sa nulla della madre , inoltre il fatto che non venga mai citata nei saluti di Ipazia ad altri familiari fa intuire che ella fosse già morta agli inizi del V secolo; è invece più conosciuto il padre, Teone, geometra e filosofo d'Alessandria, studiava e insegnava ad Alessandria, dedicandosi in particolare alla matematica e all'astronomia.
Ipazia aveva tutti i titoli per succedere al padre nell'insegnamento di queste discipline nella comunità Alessandrina, nella tradizione del glorioso museo fondato quasi 700 anni prima da Tolomeo I. Nonostante il vecchio Museo non esistesse più da quando era andato distrutto, la tradizione dell'insegnamento delle scienze mediche e della matematica era però continuata ad Alessandria, mantenendo intatto l'antico prestigio.
Tuttavia la mancanza di ogni suo scritto rende problematico stabilire il contributo effettivo da lei prodotto al progresso del sapere matematico e astronomico della scuola di Alessandria.
Le stesse difficoltà si hanno con la ricostruzione del pensiero filosofico di Ipazia. Se poco si sa della vita di Ipazia, non mancano i dettagli circa la sua morte. La distruzione dei templi ellenici voluta dall’imperatore Teodosio I è messa in atto dal vescovo Teofilo. Questo attacco così altamente simbolico, è seguito da un breve periodo di tregua, che vede Ipazia ancora libera e influente. A Teofilo, succede il nipote Cirillo, assai più bellicoso, il quale si dota di una milizia privata e dopo uno scontro forse pretestuoso fra ebrei e cristiani, caccia gli ebrei dalla città. I pagani sanno che il loro turno sta per arrivare quando, il prefetto Oreste, estimatore di Ipazia e inviso al vescovo, viene aggredito da un gruppo di monaci e ferito. Il colpevole è condannato a morte, ma Cirillo gli organizza funerali in pompa magna e lo proclama martire.
In seguito, un gruppo di monaci si apposta vicino alla casa di Ipazia, in attesa del suo rientro. «Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci. Dopo che l’ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brani del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli».
(Wikipedia, L’enciclopedia delle donne)