I rider tornano di attualità
Sottopagati e schiavi dell'app, obbligati a lavorare per Glovo e Deliveroo a soli 2,50 euro all'ora
Nelle ultime settimane si sta parlando tanto dei rider, che sono tra le categorie più sfruttate. Molti sono stranieri e vengono principalmente da Pakistan, Bangladesh e Nigeria. Il loro lavoro non ha un vero contratto e vengono pagati poco, circa 2,50 € a
consegna, nonostante debbano lavorare per dieci ore al giorno sotto eventi meteorologici di ogni tipo. Sono costantemente monitorati dalle app e non possono fare neanche una piccola pausa. La bici che usano è pagata da loro, quindi devono usare dei soldi anche per quella. Vengono penalizzati dall’algoritmo: se rifiutano una consegna, se non lavorano un giorno per qualsiasi tipo di motivo, se stanno a casa e se stanno male, perché in tal caso non sarebbero retribuiti. Vengono sfruttati, proprio per questo si stanno svolgendo indagini nei confronti di aziende popolari come McDonald’s e Esselunga. Just eat è l’azienda migliore, perché i rider vengono pagati di meno ma hanno dei veri contratti part-time. Dalle loro esperienze emerge che si sentono solo un
numero per l’app, non hanno nessuna scelta né con i clienti né con i ristoranti, tutto è scelto dall’app. Questo è l’unico lavoro che si possono permettere, molti stanno ancora aspettando il permesso di soggiorno e devono spendere anche soldi per il treno. Qualcuno afferma di aver provato a scioperare ma non è cambiato niente. Molti non hanno abbastanza soldi per mantenersi e questo è grave e peggiora la loro situazione, dato che i prezzi stanno aumentando e tenendo conto che la maggior parte di loro è venuta in Italia per problemi di soldi o di lavoro. Speriamo che in futuro la loro situazione possa migliorare, che possano finalmente avere il permesso di soggiorno e che vengano trattati meglio.
Enrico Bottino, 1ªA
Quando il lavoro non è equo
Lo sfruttamento si manifesta come caporalato e lavoro grigio. I lavoratori vengono truffati tramite contratti irregolari
Lo sfruttamento del lavoro è ancora molto diffuso in Italia, soprattutto nei settori dell’agricoltura e della logistica. Si stima che oltre il 20% dei lavoratori agricoli sia a rischio sfruttamento o irregolarità. Succede quando i lavoratori operano in condizioni difficili, con paghe basse, orari lunghi e pochi diritti: in alcuni casi i salari sono anche del 40-50% più bassi rispetto a quelli previsti dai contratti. Spesso queste persone non hanno un contratto regolare oppure lavorano più ore di quelle dichiarate: circa il 30% dei lavoratori agricoli si trova in questa situazione. Questo li rende più deboli e meno protetti. Uno dei sistemi principali è il caporalato, che coinvolge circa 400.000 lavoratori, molti dei quali immigrati o persone in difficoltà. I caporali reclutando manodopera per campi e magazzini, organizzano trasporto, orari e paga, trattenendo spesso fino al
10-20% del salario. Questo fenomeno è diffuso soprattutto durante i periodi di raccolta (pomodori, uva, kiwi), quando aumenta il bisogno di manodopera. Esiste anche il lavoro grigio, in cui solo una parte delle ore viene registrata: si stima che circa il 15% delle ore lavorate non sia dichiarato. In questo modo i lavoratori perdono diritti fondamentali come ferie, malattia e contributi pensionistici. Lo sfruttamento riguarda anche la logistica, dove i turni possono superare le 10-12 ore al giorno. Inoltre, molti lavoratori vivono in condizioni abitative precarie. Un caso emblematico è quello di Satnam Singh, abbandonato dal datore di lavoro dopo un grave incidente. Questo episodio dimostra quanto il problema sia serio e diffuso. Per questo sono necessari più controlli e maggiori tutele per proteggere i lavoratori.
Alessio Zago, 3ªB
L'esperienza della direttrice di una fabbrica di cioccolato
Per una donna dirigere un'azienda è difficile, soprattutto quando si ha una famiglia con dei figli da gestire
Giuseppina Piccigallo è una donna lavoratrice che abbiamo deciso di intervistare per capire qual è il suo lavoro e quali competenze ci vogliono per svolgerlo.
Qual è il suo lavoro? Io sono la direttrice di una fabbrica di cioccolato.
Qual è stato il suo percorso di studi? Ho frequentato l’istituto tecnico della comunicazione e ho una laurea in ingegneria.
Che capacità ci vogliono per questo lavoro? Saper parlare con i fornitori, avere una solida preparazione economica e saper lavorare in un team sono i requisiti fondamentali per svolgere questo lavoro.
E’ stato difficile arrivare fino a questo punto? Molto, per via dei pregiudizi sulle donne.
Che lavori ha fatto per arrivare fino a questo punto? Ho iniziato con ingegneria di processo, in seguito con logistica degli alimenti.
Come gestisce famiglia e lavoro? Era molto difficile quando i figli erano più piccoli ma ora che sono grandi è più semplice. Per me è stato fondamentale l’aiuto di mio marito, con cui affrontavo le mie difficoltà come in una squadra.
Qual è stata la cosa più difficile nel suo lavoro? L’innalzamento dei costi nel mercato del cacao è stato uno dei problemi più complicati perché non era mai successo prima, ma diventa più semplice se si parla con altre aziende.Il suo lavoro è faticoso? Sì, ma affrontarlo con entusiasmo mi fa andare avanti.
Ha raggiunto tutti i suoi obiettivi? Il mio obiettivo non era arrivare fino a questo punto ma adesso che ci sono arrivata sono felice.
La sua più grande soddisfazione? Alzarmi la mattina ed essere felice di andare a lavorare.
Rocco Marando, 3ªA
A tu per tu con una sindacalista
La situazione dei diritti delle donne lavoratrici in Italia.
Non esiste un mondo maschile o femminile, l'obiettivo è mettere il divieto assoluto di discriminazione
Con oltre trent'anni di esperienza nell’insegnamento Maura Negro non è solo un’insegnante, ma si dedica
ai diritti, all’accoglienza, al supportorto nella scuola.
Se non fosse diventata sindacalista che lavoro avrebbe svolto? Non immagino altro lavoro perché è sempre stato questo ciò che volevo fare, perché aiuta a crescere e mi piace occuparmi del bene degli studenti.
Svantaggi e vantaggi del suo lavoro. C’è la possibilità di crescere ma è molto impegnativo.
Qual è la cosa più ingiusta che ha visto succedere ad una lavoratrice? Ho assistito ad aggressioni fisiche e verbali.Cosa ha proposto di fare per il guadagno delle donne nell’ambito lavorativo? Non esiste un mondo maschile e femminile, l'obiettivo è mettere il divieto assoluto di discriminazione.
Esistono delle leggi speciali che proteggono le donne, non solo in ambito lavorativo? Ce ne sono moltissime, un esempio può essere la legge sulla maternità, che tutela economicamente le donne in
gravidanza.
Secondo lei cosa si può migliorare riguardo ai diritti delle donne? In realtà ci sono già dei diritti in piena crescita come l’inclusione e la garanzia di un lavoro.
Visto che è una donna, questo la aiuta a capire meglio i problemi nell'ambito del lavoro femminile? Sicuramente, mi aiuta a capire meglio i problemi e le richieste delle altre donne.
Qual è il primo passo che una lavoratrice dovrebbe compiere rivolgendosi a voi se subisce comportamenti discriminatori? Le donne che subiscono discriminazioni dovrebbero rivolgersi a noi. Troveranno dei consulenti che si prenderanno cura di loro.
Come viene vista la donna nei lavori più importanti di un certo livello, in base alla sua esperienza? Viene vista come inferiore agli altri. Deve fare più test e soprattutto lavorare molto.
Sara Amodio, 2ªC
Il lavoro al femminile in Italia
Le donne hanno meno diritti degli uomini, la maggior parte delle volte non vengono considerate le loro capacità
La condizione femminile in Italia si è evoluta a partire dalla caduta del regime fascista e dalla fine della seconda guerra mondiale. Le donne hanno ottenuto sempre più diritti fino ad allora riservati agli uomini. L’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana ha garantito e riconosciuto i diritti tra uomini e donne, tra questi si ricordano il diritto al lavoro, i diritti dei lavoratori, la tutela della salute. Inizialmente le donne avevano il solo compito di occuparsi della famiglia e della casa, inoltre venivano viste come serve e subivano delle violenze fisiche. Piano piano iniziarono a poter andare a scuola, laurearsi, a votare, e poterono anche lavorare.
C’è da dire che in ambito lavorativo vennero
viste in modo negativo: dovevano lavorare di più, avevano più richieste da gestire, dovevano essere sempre più disponibili e dimostrare di valere di più degli uomini e, nonostante ciò, venivano pagate molto meno. Oggi, la donna non ha ancora il completo controllo della propria vita, infatti le sue scelte vengono condizionate da pregiudizi sociali che le impediscono di esprimere tutto il suo potenziale. È vero che diverse ricoprono dei ruoli di rappresentanza o di dirigenza, ma molte non vengono ancora assunte se sono incinte o vengono licenziate, fanno fatica a costruire una famiglia perché sono costrette a decidere tra essa e il lavoro.
Oggi si parla di agency, ovvero la capacità di decidere per sé, di influenzare positivamente il proprio ambiente e di costruire liberamente il proprio futuro. Proprio per questo, secondo me bisogna impegnarsi per conquistare quei diritti che ancora mancano, come l’avere il controllo della propria vita senza essere condizionate dai pensieri degli altri e il non essere viste diverse rispetto agli uomini. Quindi si tratta di avere gli stessi carichi di lavoro, avere lo stesso stipendio, godere delle stesse tutele riguardanti la salute, non essere sempre messe alla prova o dover essere sempre disponibili, ma soprattutto l’essere scelte per le proprie capacità.
Giulia Benetti, 2ªA
Una lunga carriera nei motori fino in Ghana
Diventare imprenditori non è facile, ci vuole tempo e determinazione
Mirko Biamonte è un imprenditore che lavora a Berekum in Ghana; ecco il percorso che l'ha condotto lì.
Che lavoro fa? Attualmente ricopro il ruolo di Fleet Manager (Responsabile della sezione Trasporti).
Ha qualche caratteristica particolare questo lavoro? Grazie a una formazione come meccanico a 360 gradi e a una consolidata esperienza nei settori della meccanica leggera e pesante, gestisco l’intera sezione. Il mio compito principale è supervisionare le
riparazioni di tutti i mezzi (auto, camion, trattori e macchine operatrici Caterpillar), occupandomi inoltre della gestione dei ricambi e della contabilità tecnica.
Quanta responsabilità ha? In questo lavoro ho tante responsabilità, coordino i viaggi, gestisco il personaleviaggiante e supervisiono l’approvvigionamento di carburanti e lubrificanti, intervenendo personalmente nelle riparazioni più complesse.
Quanto tempo libero ha in una giornata? Poco tempo libero, il mio orario è dalle 7 del mattino fino alle 7 di sera. Qual è stato il suo percorso di formazione? Il mio percorso formativo è stato interamente pratico. Ho iniziato a lavorare come meccanico a 14 anni in un’officina polivalente (meccanica, carrozzeria, elettrauto e gommista), dove ho gettato le basi della mia professionalità. A 18 anni, durante il servizio militare, ho avuto l'importante opportunità di partecipare a una missione in Mozambico. In quel contesto, con grandi responsabilità nonostante la giovane età, ho gestito un’officina da campo, operando su mezzi militari. Quei quattro mesi sono stati fondamentali per la mia crescita lavorativa e umana. Al rientro, dopo altri due anni come dipendente, a 21 anni ho aperto la mia attività, evolvendomi dalla meccanica classica alla meccatronica (gestione di centraline e sistemi di sicurezza), percorso che mi ha portato, nel 2020,
alla mia attuale posizione qui in Ghana.
Quanto ci si deve organizzare per non fare pasticci? C’è tanta organizzazione, il mio lavoro richiede molta attenzione anche alle piccole cose.
Quanta importanza ha per lei il suo lavoro? Il mio lavoro per me è molto importante, mi dà molte soddisfazioni e stimoli perché imparo ancora tutti i giorni cose nuove.
Qual è la maggior soddisfazione che ha avuto? Sicuramente la maggiore soddisfazione per me è stata riuscire ad arrivare a questo livello.
Consiglierebbe questo lavoro ad un giovane? Consiglio questo lavoro perché offre costanti opportunità di crescita e mantiene la mente sempre attiva. Risolvere ogni giorno problemi tecnici diversi richiede dinamismo e capacità di analisi. Inoltre, permette di sviluppare doti comunicative importanti: bisogna sapersi interfacciare con clienti di ogni tipo, spiegando con chiarezza la natura del problema e la soluzione necessaria. È una professione in continua evoluzione tecnologica che spinge all'aggiornamento costante e permette di migliorarsi quotidianamente, sia dal punto di vista tecnico che umano.
Secondo lei il suo lavoro verrà sostituito dall’intelligenza artificiale? Se no perché? Assolutamente no, il mio lavoro è basato sull'organizzazione e su qualità che l'intelligenza artificiale non può offrire.
Iris Biamonte, 1ªB
Il percorso di Ousmane, rifugiato dalla Costa d'Avorio
Il desiderio di lavorare e di rifarsi una vita in Italia e la fortuna di trovare colleghi gentili
Ousmane Coulibaly è un ragazzo ivoriano che è in Italia da quasi tre anni. Qui ci parla dell’esperienza difficile di un lavoratore immigrato.
Che lavoro fa? Lavoro in un ristorante a Rivarolo.
Ha imparato subito il suo mestiere? No, sto imparando pian piano.
Come si trova con i suoi colleghi, sono tutti italiani? Con i miei colleghi italiani mi trovo benissimo perché sono tutti meravigliosi.
Che orari fa? Io lavoro dalle 4 alle 10 ore, ma spesso dipende se il ristorante è più o meno affollato.
Perché ha deciso di trasferirsi in Italia? Per avere maggiori possibilità (una vita migliore, n.d.r.) e per aiutare mia mamma che è rimasta in Costa D’Avorio. Da poco ho ottenuto lo status di rifugiato.
Trova difficoltà nel suo lavoro? Capita qualche volta. Ci sono delle cose da tenere a mente, ad esempio
ricordare i nomi degli strumenti da cucina e io faccio un po’ fatica.
Il lavoro che svolge è quello dei suoi sogni o lo fa solo per guadagnare dei soldi? Se avesse possibilità quale lavoro vorrebbe fare? Questo è il lavoro dei miei sogni perché mi piace cucinare. Il mio piatto preferito è la pizza Margherita.
Faceva un lavoro quando abitava nel suo paese? Se sì, quale? In Costa d’ Avorio facevo il magazziniere.
E’ facile il suo lavoro? Secondo me non esistono lavori facili, perché bisogna imparare tanto e fare bene il proprio lavoro non è mai facile.
In conclusione… Cosa vorrebbe dire ai lettori?
Lasciare il proprio paese per andare in un altro in cui è tutto differente (cultura, lingua, abitudini) per iniziare una vita nuova e provare ad integrarsi, per me è stata un'esperienza di vita.
Camilla Gagliardi, 1ªD
Mi fa piacere aver scoperto una nuova cultura, anche se per me è stato difficile e lo è tuttora.
Camilla Gagliardi, 1ªD