Il curriculum a scuola... Perché?
Una proposta che consente di prendere consapevolezza di se'
durante il percorso scolastico
Il termine “Curriculum” significa, dal latino, corso della vita. E’ un documento ufficiale che presenta in breve gli studi di una persona.
Il curricolo è solitamente formato da due pagine ed è chiaro e sintetico. Lo scopo è quello di permettere ai valutatori di capire le capacità di un candidato. I curricula non servono solo agli adulti, infatti nel passaggio da un ordine di scuola ad un altro potrebbe essere utile fare una presentazione di se stessi per favorire la conoscenza da parte dei futuri docenti. Se si parlasse di bambini dell’ultimo anno d'asilo si potrebbe usare una piattaforma gratuita; se si sceglie Canva, basterà scrivere: “All about me” e appariranno moltissimi modelli da riempire con le proprie caratteristiche. Innanzitutto si deve scegliere una foto che rappresenti se stessi in un momento felice; poi si individuano le super-abilità dei bambini e si spiegano gli interessi e i momenti passati a scuola, infine si parla del futuro, usando la frase: "vorrei imparare a…”.
Il CV non sempre serve, soprattutto quando sei alla scuola materna, anche perché non è obbligatorio frequentare la scuola. Invece per i bambini delle elementari, che si preparano per andare alla scuola secondaria di I grado, questo strumento, oltre ad essere un documento per fare in modo che l’alunno si conosca meglio, spiega anche le sue competenze e le sue esperienze scolastiche. I ragazzi scriveranno a quali progetti scolastici hanno partecipato con costanza e passione. Racconteranno le loro abilità, come per esempio la partecipazione a eventi legati alla scuola, valorizzando la loro responsabilità. Il primo curriculum di bambini e preadolescenti potrebbe essere una bussola per il futuro: come se fosse un ponte tra le diverse scuole, che trasforma ogni alunno nel vero protagonista della sua storia.
Giulia Gurreri, 1ªC
Fare di una passione il proprio lavoro
Non bisogna mai arrendersi per arrivare al traguardo e credere sempre in noi stessi
Marco Picchiottino ha iniziato a lavorare come giardiniere diciotto anni fa e inoltre per diletto insegna canto.
Che lavoro fa? Faccio il giardiniere e la manutenzione del verde.
Che scuole ha frequentato per diventare giardiniere? Ho frequentato l'istituto di Agraria a Caluso e sono diplomato come agrotecnico.
Quando ha iniziato a fare questo lavoro? Ho iniziato nel 2008 quando ho aperto la partita iva.
E’ stato obbligato o le piaceva già da piccolo? No, svolgevo questa professione già da piccolo e anche un po’ a scuola.
Le è mai capitato di avere una richiesta difficile che non sapeva come affrontare e si è trovato in difficoltà? Sì, mi è già capitato, soprattutto all’inizio quando non sapevo ancora bene come gestirmi.
Come si svolge il suo lavoro in una giornata? Al mattino preparo il camion con gli attrezzi e i carburanti che mi servono e poi vado sul posto di lavoro.
È mai stato criticato per il suo lavoro? Non sono mai stato criticato ma bisogna saper fare il proprio lavoro e cercare di capire le esigenze dei clienti.
Ha mai detto di no a qualcuno perché non riusciva a svolgere il lavoro? Ho detto di no tante volte perché non sarei stato nei tempi.
Quanti lavori riesce a fare in una giornata? Dipende quanto è grande il posto, e da quanto lavoro c’è da fare.
Qual è stata la sua più grande soddisfazione? A volte i clienti dubitavano di me ma poi alla fine tornavano sempre. Bisogna non arrendersi mai per arrivare al traguardo e credere sempre in noi stessi.
Marta Chiapetto, 1ªC
La scelta di lavorare in un ristorante in Svizzera
Il cliente al centro, lui ha sempre ragione
Andrea Capriotti lavora in Svizzera e fa il ristoratore. Lo abbiamo intervistato perché ci raccontasse la sua esperienza di lavoratore all’estero.
In che cosa consiste il suo lavoro?
Mi occupo di ristorazione, dirigo un ristorante a Ginevra.
Che scuole ha frequentato?
Ho ottenuto un diploma tecnico turistico nell’ambito della ristorazione.
Da quanto tempo lavora in Svizzera? Perché ha scelto proprio quel Paese per lavorare?
Lavoro in svizzera da 12 anni e ho scelto la Svizzera per la mia carriera nel settore dell'hôtellerie e della ristorazione poiché in questo Paese il comparto è più rinomato e meglio remunerato. Inoltre, Ginevra dista solo 220 km da Ivrea: unbwa distanza che mi permette di tornare in Canavese in ogni occasione possibile.
È stato difficile lasciare la famiglia?
Per me è stato molto difficile lasciare la famiglia.
Come promuove i piatti del giorno?
Seguiamo i gusti dei clienti e promuoviamo i piatti anche con un sito internet e pubblicità.
Come si comporta in caso di problemi con la clientela?
La mia filosofia è che il cliente ha sempre ragione.
Qual è la sfida più grande da quando lavora in Svizzera?
Tante ma le più complicate sono state la lingua francese e il passare da un ristorante da venti persone ad uno da cinquanta.
Come vede il futuro della ristorazione?
Per quanto riguarda il futuro, prevedo che ci saranno delle evoluzioni nel nostro settore volte a migliorare l’organizzazione, i processi e le ricette; tuttavia, il contatto con il cliente resterà invariato.
Il nostro lavoro, basato sul servizio alla persona, non sarà infatti facilmente rimpiazzabile.
Virginia Garbasso, 1ªC
Emigrare dall'Italia: una prospettiva storica
Milioni di italiani partirono in cerca di condizioni di vita migliori e spesso ci riuscirono
L’emigrazione dei lavoratori italiani fu un fenomeno molto importante tra fine Ottocento e Novecento. Dopo l’Unità d’Italia, molte zone, soprattutto del Sud, erano segnate da povertà e disoccupazione. Milioni di italiani partirono in cerca di condizioni di vita migliori. Le principali mete furono Stati Uniti, Argentina, Brasile e paesi europei come Svizzera, Germania e Francia. Molti emigranti erano contadini o operai in cerca di lavoro. Il viaggio era spesso lungo e difficile, soprattutto verso le Americhe. All’arrivo essi affrontavano condizioni dure e talvolta discriminazioni. Nonostante ciò, riuscivano spesso a migliorare la propria situazione economica. Le rimesse aiutarono le famiglie rimaste in Italia. Nel dopoguerra l’emigrazione continuò, ma diminuì con lo sviluppo economico del paese; oggi riguarda spesso giovani qualificati.
Alessio Zago, 3ªB
Lavoratori italiani all'estero: l'attualità
Alcuni ragazzi vanno all'estero perché spesso si riesce a fare carriera,
altri lo fanno per cambiare vita o per acquisire più competenze
ll fenomeno degli italiani che lavorano all'estero è in costante crescita. Quasi 200.000 ragazzi hanno lasciato l’Italia negli ultimi cinque anni per cercare lavoro all’estero; di questi, circa la metà sono laureati. Questi ragazzi cercano lavoro all’estero per diversi motivi, primo tra i quali stipendi più alti e possibilità di progressione di carriera più rapide. Anche la meritocrazia è un motivo per cui tanti ragazzi vanno all’estero, perché spesso fuori Italia si riesce a fare più carriera. Altri invece fanno questa scelta per acquisire più competenze a livello internazionale o per cambiare vita. Le principali destinazioni scelte sono Germania, Spagna, Regno Unito, Svizzera e Francia. Diversi italiani lavorano all'estero nei settori ingegneristico, tecnico e dei servizi. Molti vedono l'esperienza come una crescita professionale temporanea, anche se una buona parte dei giovani non ha intenzione di rientrare. In sintesi, la decisione di lavorare all'estero è guidata principalmente da motivazioni economiche e di sviluppo professionale, con la ricerca di un ambiente lavorativo più soddisfacente rispetto a quello italiano.
Enrico Bottino, 1ªA
Il nostro sondaggio
su scuola e lavoro
Diversi ragazzi non vogliono continuare gli studi, ciò non consente di avere una specializzazione in qualche ambito
I ragazzi di Valperga hanno le idee chiare sul loro futuro?
molti ragazzi della scuola media di valperga hanno le idee chiare sulla scuola superiore che frequenteranno alla fine del ciclo scolastico attuale e per tanti di loro questa scelta ricade su un liceo. Per molti di loro non è influente il luogo in cui si trova l’ istituto perché il servizio di trasporto pubblico o privato per gli studenti permette di raggiungere facilmente tutti i principali istituti della zona. In merito al passaggio successivo le idee non sono tanto chiare e anche un po' contraddittorie. Circa metà degli studenti proseguiranno con gli studi universitari ma anche una quota altrettanto grande non lo sa ancora. Questa è la prima contraddizione perché la maggior parte vuole fare il liceo ma fermarsi dopo di esso cosa che non consente di avere una specializzazione in nessun campo e non rimane che proseguire con uno studio più approfondito e specialistico. La maggior parte degli studenti dice di sapere che lavoro vorrà esercitare da grande ma quando si va un po’ più nello specifico queste certezze non appaiono più tali perché quando si chiede se vogliono lavorare in ambito pubblico o privato la maggioranza dice pubblico ma subito dopo dice che vuole un suo negozio/fabbrica (quindi essere imprenditore). Sarà forse l’effetto dei social? Che fa credere ai ragazzi che il successo nel lavoro si ottenga facilmente e rapidamente?
La maggioranza poi non vuole seguire il lavoro dei suoi genitori molto probabilmente perché lo ritengono un lavoro non moderno, che permette di guadagnare troppo poco o che sia troppo sacrificante.
Questo genera un problema diffuso ed oggettivo: la mancanza di manodopera specializzata in lavori artigianali. Già oggi mancano calzolai, sarti, falegnami, elettricisti, idraulici… Tanti di questi lavori sono svolti da persone non italiane, mentre gli italiani vogliono andare a lavorare sempre di più all’estero.
Viola Moretto, 2ªC
In dialogo con un pensionato
Sarebbe bello dare più dignità a tutti i lavoratori, abbassando gli stipendi ad alcuni sportivi e alzandolo alle persone che svolgono professioni faticose ma utili
In questa intervista doppia, il confronto tra Lorenzo, alunno del nostro istituto, e il nonno pensionato, Giuseppe Perino, che esprimono le loro idee riguardanti il lavoro.
Secondo te perché è importante il lavoro? LORENZO: il lavoro è importante perché ci permette di guadagnare i soldi con cui compriamo l’essenziale per vivere e anche di più se possibile.
NONNO: lavorando ognuno di noi può fornire il suo contributo alla società in modo differente a seconda del compito che svolge, in cambio ottiene del denaro che gli permette di vivere, di soddisfare dei desideri e delle passioni e di essere gratificato, quando il lavoro che svolge gli piace.
Su che cosa ti sei basato per scegliere un lavoro?
L. Mi baserei su ciò che mi piace e in cui sono bravo.
N. Quando ero giovane non c’erano le possibilità attuali di spostarsi e quindi la scelta si basava sulle opportunità che ti offrivano i paesi attorno al luogo in cui abitavi. Il Canavese era una zona in cui l’industria legata alla meccanica dominava su tutto. Dopo un periodo da apprendista in un negozio artigiano, nonostante l’attività mi piacesse molto e mi abbia insegnato delle nozioni che ho utilizzato e utilizzo ancora nella vita di tutti i giorni, ho optato per un lavoro in fabbrica che mi garantiva una maggiore stabilità lavorativa e che, ricoprendo mansioni differenti, ho svolto fino alla pensione.
Secondo te il lavoro serve solo a guadagnare o anche ad essere felici? L. Secondo me il lavoro dovrebbe renderci felici perché così le persone quando vanno a lavorare sono sù di morale e non tristi.
N. Guadagnare è fondamentale per riuscire a vivere, ma anche per avere la disponibilità economica per fare le attività che ti piacciono e ti rendono felice. Quando ti piace svolgere il tuo lavoro anche lo spirito sta meglio perché sei gratificato, ti alzi volentieri la mattina e la sera torni a casa stanco ma carico di emozioni positive.
Se potessi cambiare qualcosa nel mondo del lavoro cosa cambiesti? L. Io cambierei gli stipendi di alcune professioni, ad esempio abbasserei quelli di alcuni sportivi, come i calciatori e alzerei quelli dei lavori più manuali come i contadini.
N. Avrei cercato di dare più dignità a tutti i lavori, perché ogni attività è fondamentale per la riuscita delle altre. In questo modo al giorno d’oggi non si sarebbe verificata la mancanza di giovani che svolgano attività manuali.
Come vedi il futuro del lavoro?
L. Io penso che alcuni lavori verranno sostituiti dall'intelligenza artificiale, che ormai è diventata uno strumento molto utilizzato da tutti nella vita di tutti i giorni. N. Io nella mia esperienza lavorativa ho visto i robot sostituire diverse attività ripetitive prima svolte dall’uomo, questo ha causato una riduzione dei posti di lavoro. Oggi si parla di intelligenza artificiale, che a differenza dei robot, sta iniziando a sostituire non soltanto i lavori manuali ma anche quelli intellettivi. Questo mi preoccupa molto. Una grande domanda, secondo me, è se l’IA riuscirà anche a gestire le emozioni. Il futuro è nelle vostre mani e sarete voi a scoprirlo…
Lorenzo Perino, 1^B