Il cambiamento dalle medie alle superiori
Un'alunna interessata alle lingue, dopo gli studi vorrebbe viaggiare usando le sue conoscenze
L'opzione di Matilde per la Scuola superiore
Brava nelle lingue, per questo ha deciso di frequentare il linguistico al liceo Carlo Botta
Quest’intervista è nata per tranquillizzare tutti i ragazzi e le ragazze che devono fare il passaggio dalle scuole medie alle superiori, con le difficoltà che si possono incontrare. Alice Cavaletto, che ora frequenta la classe seconda al Liceo linguistico Carlo Botta, ci ha parlato della sua esperienza in merito.
Come hai scelto le superiori, hai ascoltato i consigli che ti hanno dato o hai fatto di testa tua? Ho ascoltato alcuni consigli, soprattutto quelli di mia madre, ma ho fatto sicuramente più di testa mia. Prima di arrivare alla scelta del liceo linguistico ho dovuto escludere il liceo artistico e il liceo classico.
La scuola che hai scelto è come te l'aspettavi due anni fa o è totalmente diversa? Me l'aspettavo molto più difficile invece non è poi così vero.
Qual è la cosa che ti preoccupava tantissimo in terza media e che oggi, dopo due anni, ti sembra una sciocchezza? L’esame di terza media e la scelta delle superiori.
Com’è cambiato il tuo metodo di studio? In realtà non è cambiato, è sempre uguale: leggere e ripetere. Mi aiuta tantissimo evidenziare con colori diversi.
È stato traumatico passare dal carico delle medie a quello delle superiori? No, il cambiamento per me non è stato esagerato come dicono.
Qual è la materia che alle medie odiavi e che ora invece ti piace, o viceversa? No, non ne ho nessuna.
Hai mai pensato di cambiare scuola, perché? Si, ero molto indecisa sul classico e ho pensato qualche volta di cambiare. Ma alla fine sono rimasta fedele alla mia scelta e ne sono molto contenta.
Qual è la cosa che non vedi l'ora di fare una volta finito questo percorso? Mi piacerebbe tantissimo viaggiare grazie alle lingue imparate. Dopo vorrei fare l’insegnante perché adoro i bambini.
Se potessi tornare indietro e parlare con te stessa in terza media, che consiglio ti daresti? Semplicemente più relax! Nicole Amione, 2ªC
Chi tra gli alunni di terza media del nostro istituto si sente più insicuro nella scelta della scuola superiore, potrà leggere i suggerimenti di Matilde Vaccani, futura studentessa del liceo linguistico Carlo Botta, di Ivrea.
Perché hai scelto questa scuola? Perché sin da piccola ero molto appassionata e molto brava nelle lingue, per questo come scuola superiore ho scelto il liceo linguistico.
Hai incontrato difficoltà nella scelta della scuola? Se sì, quali? Nonostante fossi sicura di voler fare il linguistico ero indecisa fra due indirizzi diversi: quello con lo spagnolo o quello con il russo.
Come ti senti a dover lasciare la tua scuola? Triste, principalmente perchè non potrò più rivedere alcuni professori e i miei amici, anche delle classi seconde.
Hai seguito i consigli di un orientatore o di un professore o hai fatto di testa tua? Ho tenuto in considerazione i consigli che mi hanno dato a scuola ma ho fatto principalmente di testa mia.
Che aspettative hai per le superiori? Mi aspetto professori molto più severi e una classe molto partecipativa alle varie lezioni.
Hai già pensato cosa fare nel caso non ti piaccia la scuola che hai scelto? Sinceramente no, ma comunque immagino che farò sempre il linguistico, magari in un altro indirizzo.
I tuoi parenti sono d’accordo con la tua scelta scolastica? Sì, sono tutti molto d’accordo con la mia scelta.
Che consiglio daresti a un alunno che non ha ancora scelto la sua scuola superiore? Il mio primo consiglio è quello di seguire le materie in cui si è più portati o comunque la scuola in cui ci si vede meglio e secondo quello di scegliere la scuola superiore in base alle proprie preferenze e non seguendo le amicizie.
Gabriele Cavaletto, 1ªA
Test d'ingresso all'Università, un rebus
Pro e contro del semestre filtro. Il vantaggio: aiuta a scegliere i più preparati. Lo svantaggio: non si ha molto tempo
Abbiamo voluto approfondire questo argomento perchè tutti gli anni in questo periodo i test per
l’ingresso alle facoltà universitarie cominciano. Il semestre filtro è un argomento molto discusso oggi; si tratta di un periodo iniziale di valutazione per capire se uno studente può continuare gli studi universitari. Molti pensano che sia utile per fare una selezione degli studenti, infatti, tra i suoi vantaggi c'è il fatto che aiuta a scegliere i più preparati. Inoltre, c'è l'eliminazione del quiz iniziale e la possibilità di acquisire CFU (tre esami a libretto), cioè esami obbligatori per proseguire l’anno. Può anche aiutare a capire subito se un percorso è quello giusto
per lo studente. Tuttavia ci sono anche diversi svantaggi. Prima di tutto, il semestre filtro crea molta ansia negli studenti, alcuni hanno bisogno di più tempo per migliorare; per questo, c'è il rischio di escludere ragazzi capaci solo perché partono più lentamente. Inoltre le università temono di non avere abbastanza aule e docenti per gestire un numero elevato di iscritti al primo semestre, portando al sovraffollamento. In conclusione il tema attuale non è più "come prepararsi al test a crocette", ma "come sopravvivere al semestre filtro".
Olivia Val, 3ªD
Il mondo del giornalismo: racconto di un professionista
Rispetto a trent'anni fa la tecnologia ha completamemente cambiato il modo di lavorare in un giornale
Prima di iniziare il nostro percorso come redazione, abbiamo chiesto aiuto a un giornalista ormai esperto, Mauro Giubellini de “La Sentinella del Canavese".
Durante l’incontro sono state fornite delle informazioni tecniche su come si scrive un giornale ma anche sull’essere un giornalista.
A chi si è ispirato per iniziare la sua carriera? Per iniziare la mia carriera mi sono ispirato a tre giornalisti: Gianni Mura, Massimo Gramellini e Giampiero Paviolo.
Ha mai subito influenze o è libero nello svolgimento del proprio lavoro? Positivamente sì, perché si è portati a imitare qualcuno quando si hanno colleghi molto bravi.
Quanti giornalisti lavorano nel suo giornale? I giornalisti sono sette: un capo settore, due capi servizio e gli altri sono redattori.
Che capacità sono necessarie per fare questo lavoro? C’è un percorso definito? La curiosità critica: quindi bisogna saper essere curiosi e soprattutto non credere mai a quello che viene detto perché potrebbero essere false notizie. Oltre alla curiosità critica serve anche un linguaggio giornalistico quindi
trovare parole adatte per affrontare l’argomento ma devono comunque essere semplici. Saper scrivere in un giornale non è essenziale ed esistono delle tecniche per farlo.
Che impatto ha avuto internet nel mondo del giornalismo? Lo ha completamente stravolto, perché se si usa bene si possono avere le notizie in tempo reale e quindi può avere anche aspetti positivi.
Secondo lei l'intelligenza artificiale potrebbe sostituire il suo lavoro? Se si come? L’intelligenza artificiale potrebbe tranquillamente sostituire il lavoro dei giornalisti nella scrittura degli articoli.
C’è qualche differenza nel lavoro di giornalista da quando ha iniziato a oggi? Sì, le differenze sono molte e le più note riguardano le tecnologie e gli strumenti diversi per costruire un giornale. Una volta c’erano i fax e le macchine da scrivere mentre oggi si scrive tutto tramite internet; inoltre un tempo c’era solo il cartaceo mentre oggi si utilizza principalmente l’online che è un file che viene stampato.
Adele Mazzei, 1ªC
Il sogno di una bambina: diventare avvocato
L'esperienza di un avvocato: nonostante le gioie che porta la giustizia, le donne subiscono ancora discriminazioni ma non bisogna arrendersi e smettere di credere in noi stessi
Abbiamo deciso di intervistare l'avvocato Veronica Sprovieri per approfondire vari aspetti della sua
professione.
Qual è stata la motivazione principale che l'ha spinta a diventare avvocato? Non c’è stata una vera motivazione, ma già da quando ero piccola volevo diventare avvocato.
Cosa la appassiona del suo lavoro? Quando vedo i padri riabbracciare i propri figli grazie alla giustizia.
Di quale settore si occupa? Lavoro come avvocato civilista.
Ci sono degli aspetti negativi nel suo lavoro che può condividere con noi? Gli aspetti negativi sono iniziati dopo il periodo del Covid, nel quale non c'erano più udienze dal vivo e ho dovuto scrivere di più, ma ho notato che i superiori, per questioni di tempo, leggevano sempre con poca attenzione.
Quali sono i valori fondamentali che guidano la sua attività di avvocato? L’onestà, soprattutto nei confronti dei clienti.
Qual è il consiglio più prezioso che ha ricevuto
all'inizio della sua carriera e che vorrebbe trasmettere a un giovane collega? Non arrendersi mai e credere in se stessi.
Può descrivere il suo percorso di formazione? Ho frequentato cinque anni di università (erano tre anni di scienze giuridiche e due anni di giurisprudenza ). Se si passa l'Esame di Stato si diventa avvocati altrimenti si rimane dottore in legge.
Quando ha iniziato a lavorare, ha mai subito discriminazioni di genere? Si, le subisco tutti i giorni. Anche se adesso la maggior parte degli avvocati sono donne, la minoranza di uomini è “maschilista”. A volte mi ritrovo a fare di più degli uomini per essere rispettata.
Come è riuscita a conciliare gli impegni lavorativi e quelli famigliari? Riesco a ritagliare tempo per la famiglia ma dipende dalle udienze. Sono molto grata ai miei genitori che mi hanno sempre sostenuta.
Olivia Val, 3ªD Gabriele Cavaletto, 1ªA
Più vicina a noi: punto di vista di una docente
L'esperienza completa di una docente. Gli errori sono l'occasione per affrontare le proprie difficoltà
Per quale motivo ha scelto questo lavoro? Mia mamma era un’insegnante e forse lo avevo già nel mio DNA di diventare una docente, anche se da grande diventarlo non era tra i miei piani.
Da bambina era questo il suo sogno nel cassetto? Da bambina, specialmente alla scuola materna, giocavo a fare la maestra con i miei amici, e il mio sogno nel cassetto era proprio diventare insegnante.
Da quanti anni lavora in questa scuola? All'inizio collaboravo con l’università. Poi al liceo "A. Moro" cercavano un professore che insegnasse e io, che non ero ancora diplomata, accettai l'offerta. Lavorai per due anni con i ragazzi di prima superiore e mi innamorai di questo lavoro, dal 2002 al 2003. Poi cominciai a lavorare alla scuola media di Valperga dal 2003 al 2004 e iniziai una collaborazione con i miei vecchi professori. Insegnai anche per breve tempo a Burolo e alla fine ritornai a Valpergasono più o meno più di vent’anni che insegno.
Quante ore al giorno lavora? Dipende dai giorni,
però è un lavoro faticoso e ci sono delle volte che ritorno a casa tardi.
Che materia insegna? C’è un motivo della scelta della materia? Insegno Italiano, storia e geografia, perché sono sempre stata più portata per le materie umanistiche; sapevo sempre le cose al meglio, perché avevo dei bravi insegnanti. Ho frequentato il liceo scientifico, ma mi piacevano di più le materie umanistiche. I miei genitori mi spingevano al giornalismo e frequentare la facoltà di “ Scienze della Comunicazione”.
Se non avesse scelto questa materia per insegnare ai giovani, che materia avrebbe scelto? Se non avessi scelto questa materia, non avrei scelto di continuare questo lavoro alle medie; se fossi rimasta alle superiori avrei scelto letteratura, storia e filosofia.
Il primo anno, insegnando a questi ragazzi, che cosa provava? Avevo paura di non essere all’altezza, ero emozionata e preoccupata ma ero anche inesperta e non sapevo cosa spiegare, perché alcuni argomenti li insegnano alla scuola per diventare insegnante ed io, essendo ancora all’università, ero inesperta. Il primo giorno di scuola è un momento nuovo perché si ripete ma con degli alunni diversi e questo vale anche per professori.
Qual è stato il momento più bello che ha vissuto a scuola? In realtà non ce n’è uno preciso, ma è composto da tanti piccoli momenti, esempio vedere un alunno che sgrana gli occhi capendo cosa non capiva, vedere i ragazzi fieri alla fine di un progetto andato a buon fine e coltivare amicizie importanti.
Come gestisce i conflitti? Quando ero giovane
collaboravo con il CIAC di Valperga, avevo imparato a gestire ma specialmente prevenire i conflitti. Gli alunni mi considerano severa, pretendo molto da loro ma cerco di agire con calma e con la ragione.
Quali sono, secondo lei, le cose più importanti da insegnare? Disciplina, metodo di studio, rispetto. Io dico sempre due frasi all’inizio della scuola, la prima frase è che siamo una squadra, dico questa frase per insegnare agli alunni che devono collaborare, per aiutarsi ed essere disponibili; la seconda frase è che non sempre l’errore è uno sbaglio, dagli errori si impara. I voti non sono la parte importante di una verifica ma gli errori, perché bisogna rialzarsi e affrontare le difficoltà.
Asia Varzino, 3ªA