OTTANT’ANNI DI REPUBBLICA: STORIA, SIMBOLI, E FUTURO DELL’ITALIA
a cura di Aurora, Marilena, Martina, Sharon (3B)
Alessandro, Marika, Morena, Lucia, Ginevra, Francesco, Fabiana, Erika (3F)
La Repubblica Italiana compie 80 anni, un traguardo molto importante che deve farci riflettere sul nostro passato, sul presente e soprattutto sul nostro futuro. Ricordare questa data ci fa capire quanto sia preziosa la democrazia che dobbiamo proteggere ogni giorno con le nostre scelte e il nostro comportamento. Oggi ci sembra scontato avere il diritto di andare a scuola o esprimere liberamente la nostra opinione, ma non è stato sempre così. In questi ottant’anni la Repubblica è cambiata, è cresciuta insieme ai suoi cittadini; tanti sono stati i progressi nel campo dei diritti, ma tanti sono stati anche i momenti difficili, come le crisi economiche, i problemi politici, il terrorismo rosso e nero. La Repubblica è viva grazie alla sua Costituzione come già affermava Calamandrei: è un organismo vivo che ha bisogno dell’impegno di ogni cittadino ogni giorno.
La nostra Repubblica, non dimentichiamolo, è stata fondata sulla libertà e la giustizia: “la libertà è come l’aria” e quest’aria ha iniziato a soffiare proprio ottanta anni fa, è un valore che bisogna difendere quotidianamente.
La storia della Repubblica Italiana
La Repubblica Italiana nasce il 2 giugno del 1946 in seguito al referendum tenuto dopo la fine della seconda guerra mondiale. Per la prima volta votarono anche le donne: 13 milioni di donne e 12 milioni di uomini complessivamente. I risultati uscirono il 10 giugno del 1946 e vinse la repubblica con il 54,27% dei voti. La notte tra il 12 e il 13 giugno, durante lo svolgimento della riunione del consiglio dei ministri, Alcide De Gaspari assunse il compito di capo provvisorio della nuova Repubblica.
La situazione in quei giorni era molto tesa: l’ultimo re d’Italia, Umberto II di Savoia, contestò i risultati del referendum dichiarando e parlando di presunti brogli elettorali. Ma, per evitare lo scoppio di una nuova guerra civile, poiché il paese era devastato dalla guerra mondiale, Umberto II di Savoia, chiamato poi “Re di Maggio” per il suo brevissimo regno, partì in esilio in Portogallo, a Cascais, il 13 giugno 1946 dove visse fino alla sua morte. Il 18 giugno i risultati vengono dichiarati ufficialmente:
Repubblica: 12.718.641 voti (54,3%)
Monarchia: 10.718.502 voti (45,7%).
L’Italia, quindi, diventa una Repubblica, sceglie di non essere più rappresentata da un re, ma di essere governata da persone elette dai cittadini. Gli italiani, dopo la dittatura fascista, cacciano il re e votano per una Repubblica democratica per essere cittadini informati e responsabili, partecipare alla vita politica e sociale anche nel proprio piccolo.
Il cuore pulsante della nascente Repubblica è la nostra Costituzione. I lavori della Costituente procedono spediti sotto la guida di Giuseppe Saragat e successivamente Umberto Terracini, culminando nella firma della Costituzione il 22 dicembre 1947 che entra in vigore il primo gennaio 1948 definendo l'Italia come una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La Costituzione italiana è un documento prezioso, si presenta come un elenco di sogni e promesse, scorrendo i suoi articoli emerge come l’Italia si fonda sui principi del lavoro, della libertà di espressione e sull’uguaglianza.
Le prime elezioni politiche del 18 aprile 1948 segnano una svolta decisiva con lo scontro tra la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi e il Partito Democratico Popolare di socialisti e comunisti, vedendo il trionfo della DC che inaugura la stagione del centrismo e l'adesione dell'Italia al Piano Marshall e alla NATO, mentre il Paese affronta la ricostruzione post-bellica e vive il miracolo economico degli anni Cinquanta e Sessanta.
Con la fine del centrismo si apre la fase del centro-sinistra guidata da Aldo Moro e Amintore Fanfani che introduce riforme come la nazionalizzazione dell'energia elettrica con la nascita dell'ENEL e la scuola media unica, ma il clima sociale inizia a surriscaldarsi verso la fine degli anni Sessanta con le proteste studentesche del 1968 e l'autunno caldo degli operai nel 1969, anno funestato dalla strage di Piazza Fontana a Milano che inaugura la drammatica stagione degli anni di piombo segnata dal terrorismo nero e rosso, dalle bombe nelle stazioni e sui treni e dai sequestri di persona.
Gli anni settanta vedono conquiste civili fondamentali come l'introduzione del divorzio e dell'aborto e la riforma del diritto di famiglia, ma sono dominati politicamente dal tentativo di compromesso storico tra la DC di Moro e il PCI di Enrico Berlinguer, progetto che subisce un colpo mortale il 16 marzo 1978 con il rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse e il suo successivo assassinio. Negli anni Ottanta la scena politica è dominata dal Pentapartito e dalla figura carismatica di Bettino Craxi, primo presidente del Consiglio socialista, mentre il Paese vive una fase di edonismo e crescita del debito pubblico, contrastata dalla ferocia della mafia che colpisce servitori dello Stato come il generale Carlo Alberto dalla Chiesa; il decennio si chiude con la caduta del muro di Berlino che obbliga i partiti italiani a una profonda riflessione identitaria, portando alla trasformazione del PCI in PDS.
L'inizio degli anni Novanta è uno spartiacque brutale con l'inchiesta Mani Pulite che travolge la vecchia classe politica e le stragi di Capaci e Via D'Amelio dove perdono la vita i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, determinando il crollo della Prima Repubblica e l'ascesa nel 1994 di Silvio Berlusconi che vince le elezioni con il neonato partito Forza Italia inaugurando l'era del bipolarismo e dell'alternanza tra centro-destra e centro-sinistra guidato da figure come Romano Prodi, Massimo D'Alema e Giuliano Amato.
Il nuovo millennio si apre con l'ingresso dell'Italia nell'Euro e le tensioni del G8 di Genova, seguite da una lunga instabilità politica e dalla crisi economica del 2008 che porta nel 2011 alle dimissioni di Berlusconi e alla nascita del governo tecnico di Mario Monti per salvare il Paese dal default finanziario.
Gli anni successivi vedono l'ascesa del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che scardina il sistema bipolare, i governi di Letta, Renzi e Gentiloni e la successiva affermazione del populismo e del sovranismo con le elezioni del 2018 che portano al governo Conte , periodo segnato dalla pandemia di COVID-19 che impone restrizioni senza precedenti e una durissima prova per il sistema sanitario e l'economia nazionale.
Dopo la caduta del secondo governo Conte, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affida l'incarico a Mario Draghi per gestire i fondi del PNRR (Piano strategico dell’Italia per rilanciare l’economia) e l'emergenza energetica legata al conflitto in Ucraina, fino alle elezioni anticipate del settembre 2022 che vedono la vittoria netta di Fratelli d'Italia e la nomina di Giorgia Meloni come prima donna Presidente del Consiglio nella storia d'Italia, la quale si trova oggi a gestire le sfide della transizione ecologica, del calo demografico e di un contesto internazionale sempre più instabile e complesso.
I simboli della Repubblica Italiana
Uno dei principali simboli della Repubblica Italiana è la bandiera: il tricolore verde, bianco e rosso disposto in tre bande verticali di uguale dimensione, utilizzata dal 1946. La bandiera italiana, in realtà, nasce alla fine del Settecento, durante le campagne napoleoniche, quando appare per la prima volta nel 1797 come simbolo della Repubblica Cispadana, ispirandosi al modello della bandiera francese (tre colori), ma con colori diversi, per poi diventare simbolo del Risorgimento e dell’unità d’Italia. Diverse sono le interpretazioni dei tre colori della bandiera, ma quelli più diffusi sono: verde per le pianure e le colline d’Italia oppure la speranza; bianco per le Alpi innevate o per la fede, infine il rosso per il sangue versato per l'indipendenza o per la carità.
L'ESAME DI TERZA MEDIA, UN GRANDE PASSO E TANTE EMOZIONI
a cura di Aurora (3B)
Quest’anno i ragazzi nati tra il 2012 e il 2013 sosterranno gli esami di stato conclusivi del primo ciclo di istruzione.
Ciascuno di loro prova emozioni e sensazioni diverse, c’è chi ha ansia, chi si sente più sicuro, chi cerca di non pensarci e chi ci pensa costantemente. Molti studenti temono di non essere abbastanza preparati oppure di deludere insegnanti e genitori. Tuttavia, un po’ di ansia può essere utile, perché aiuta a mantenere la concentrazione e a dare il meglio di sé. L’importante è non lasciarsi bloccare dalla paura.
Generalmente temiamo tutti un po’ di più gli orali, abbiamo la paura di non saper parlare davanti ai professori o che, magari, ci chiedano proprio quell’argomento che c’è sfuggito.
Poi ci sono gli scritti: lingue, italiano e matematica, quest’ultima odiata da molti, poiché risulta più difficile da apprendere e per altri addirittura impossibile da capire! Non solo per gli esami conclusivi della terza media, ma anche per quelli di maturità, è ormai diventato famoso un verso citato nella canzone di Antonello Venditti “La notte prima degli esami” che dice: “Notte di lacrime e preghiere, la matematica non sarà mai il mio mestiere”, ciò non solo rispecchia il pensiero di molti, ma anche il loro rapporto con la matematica.
Cerchiamo di ascoltare i consigli, i racconti e le esperienze degli alunni che hanno superato gli esami e stanno già frequentando la scuola superiore; c’è chi dice che l’esame sia abbastanza facile e il tempo volerà e poi c’è chi dice che è stato una vera e propria tortura e che molti professori riempiono gli alunni di domande. Da ciò possiamo dedurre che l’esame è qualcosa di soggettivo, ognuno di noi lo affronterà in maniera diversa a seconda della propria personalità, ma comunque vada l’importante sarà dare il massimo di noi e imparare sempre dai nostri errori.