Il campo era gestito da un comando speciale delle SS, chiamato Sonderkommando Kulmhof, che eseguiva l'uccisione dei deportati con monossido di carbonio prodotto da autocarri appositamente trasformati.
I tedeschi abbandonarono il campo il 17 gennaio 1945 all'avvicinarsi delle truppe russe, avendo liquidato tutti i prigionieri rimasti e cancellate per quanto possibile tutte le tracce della presenza del campo.
Nel giugno 1945 fu istituita una prima commissione di indagine polacca che cominciò ad indagare su quello che era successo a Chełmno.
Il lavoro si presentava complesso: i nazisti in fuga avevano fatto sparire quasi completamente ogni traccia del campo.
La prima testimonianza sugli eccidi compiuti a Chelmno viene da Szlama Ber Winer il quale riuscì a fuggire dal campo nel febbraio 1942 e a far pervenire una denuncia (Rapporto Grojanowski) alla resistenza ebraica nel Ghetto di Varsavia.
Poco tempo dopo Ber Winer fu nuovamente arrestato e ucciso a Bełżec, ma attraverso la resistenza polacca la sua denuncia arriverà fino al New York Times.
Oggi la maggior parte dei monumenti si trova nell'area del "Waldlager" (il campo nella foresta) accanto alla strada che conduce a Koło, ovvero nel luogo di sepoltura e incenerimento delle vittime. Nel 1964, la Repubblica popolare di Polonia vi costruì un grandioso monumento.
Come nel caso di altri memoriali eretti a quel tempo in Polonia nei luoghi principali dell'Olocausto, anche qui non vi era alcun riferimento specifico al fatto che la stragrande maggioranza delle vittime fossero ebrei.