" E tu malade di vite
il butul di rose dai tiei ains
ma dentri une tazze
di aghe velenade"
Con questo "Frammento per Tea", Elsa Buiese chiudeva la raccolta di versi "Tasint peraulis smenteadis".
Colpisce il contrasto ossimoro Vita-malattia ( non casualmente malade fa rima con aghe velenade) nell'immagine del bocciolo di rosa immerso nell'acqua avvelenata. Il pronome personale TU rompe l'isolamento dell'IO e tende al colloquio, a stabilire un contatto.
Nel 1974 Elsa ha appena pubblicato "Incerte sono le parole" ed incontra la storia di Tea. Una giovane donna di una trentina d'anni, morta in un ospedale psichiatrico dopo tre giorni di febbre alta. Ha lasciato un "Quaderno" con appunti e ricordi, un'ansia ed un'inquietudine interiore, il suo bisogno di comunicare, chiedere aiuto, farsi ascoltare, sfuggendo alla solitudine e alla disperazione.
I "Quaderni di Tea" ( Casa Editrice Astrolabio, 1975) giungono fra le mani di Elsa Buiese come regalo natalizio e ciò si trasforma in un incontro straordinario in cui la poetessa di Ceresetto instaura un dialogo postumo ed impossibile con essi, registrando la propria angoscia e la propria solidarietà, chiedendo ascolto e dando voce a Tea. Nasce la possibilità di un tu con cui parlare come se fosse un io, dopo averlo riconosciuto come simile, con quella pietas, quella solidarietà di sorella e di madre. Tea offre ad Elsa il repertorio portato all'essenziale della sua esperienza angosciante: stanze di ospedale, finestre sbarrate, notti insonni, medicine. Sembra essere un luogo mentale che le accomuna.
Elsa intravvede nei Quaderni di Tea lo svolgersi cinematografico di una vita faticosa: " o viôt tun film che mi tormente la tô curte vite fadiade".
Si leggono spesso "Còntimi, dìsimi, scòltimi" che esprimono solidarietà e volontà di trovare e dare un senso nei "sfueis riâz di pinsîrs cjonzâz", nel desiderio di " cirint tal berdei des tôs peraulis il fîl che mi puarti a cognossiti, di savè il sium spaurît, che ti à siarade l'anime par simpri".
Tea diventa per Elsa la voce-simbolo dell'angoscia e dell'esclusione femminili. La simpatia e la consonanza che Elsa instaura con Tea diventano anche dolore di non sapere come aiutarla.
" o vorès puartâti tes mês mans
aghe ch'e sa di viarte e praz di sede
ma non sai dulà ch'e nâs un'aghe
par distudâ il mâl ch'al bruse lis tôs albis"
( Lapsus, 1983)
L'immagine dell'acqua è molto usata da Elsa Buiese ed è un simbolo femminile.
Frequente è anche la parola "sete": di vita, di pace e di libertà: " sêt mai distudade/ voe fonde di aghe di poz e di riùz".
Elsa e Tea sono unite anche dal dolore di non essere comprese ( "La Vita: il poterci esprimere ascoltati", scriveva Tea nei sui Quaderni; il titolo della raccolta "Lapsus" di Elsa Buiese evoca il dolore per la parola sbagliata o non compresa). Ancora una volta emerge il senso dell'incomunicabilità.
Oltre al contatto angoscioso ed inquietante con la "malattia" di Tea si può pensare anche ai meccanismi di esclusione sociale che comporta sottili processi di ibernazione affettiva: metafora dunque e emblema di una più diffusa e dolente condizione umana.
Fonti
prefazione di Rienzo Pellegrini a "Lapsus", 1983;
Parole incompiuti segni, Letture critiche e antologia di Elsa Buiese, a cura di DARS, 2001