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Il pannello, dipinto dai bambini, è posizionato sulla facciata della nostra scuola, frutto di un lavoro sulle storie e leggende della Valle dei Mocheni.
LEGGIAMO INSIEME LA STORIA...
IL CROZ DEL CIUS
Era carnevale e un gruppo di maschere mòchene stava scendendo verso Pèrgine per recarsi a un veglione, quando in fondo al rio Carpineto ecco venire avanti una piccola processione. Era il curato di Viarago che, accompagnato da due chierichetti, stava andando a far visita a un ammalato grave per portargli l'estrema consolazione. Tutte le maschere si bloccarono e lasciarono perdere i frizzi e le canzonacce, levandosi il cappello in segno di devozione e di rispetto. Tutti, meno uno.
- Ehilà- berciò costui, saltellando come un invasato, - guarda che belle maschere! Eh! Eh! Eh! Un prete con la stola svolazzante e due chierichetti... Come sono ridicoli...
- Ma vuoi startene zitto!- lo implorò uno della compagnia.
- E perché, poi? E' vietato ridere e scherzare, a carnevale?
- Non lo vedi che è un prete?-
E' un burlone che fa finta d'esser prete...-
- Ma sta andando da un moribondo!-
-... E di che ti preoccupi? Anche all'inferno ci sono le maschere! Tutti vestiti da diavoli! Ah! Ah! Ah!
Quando il sacerdote e i chierichetti furono lontani, i mòcheni fecero per riprendere il viaggio interrotto, quando si accorsero che il loro amico miscredente non c'era più! Al suo posto, là, sul ciglio della stradicciola, si ergeva una rupe altissima, brulla e sinistra, che da quel giorno venne chiamata il Croz del Cius.
Per molti anni, i viandanti che di notte passavano di lì, oppure i contadini che si affrettavano a tornare a casa dopo un'intera giornata di lavoro nei campi, udivano strani lamenti, singhiozzi e preghiere sommesse. Qualcuno raccontò, anche, d'aver visto l'ombra di una maschera vestita da prete aggirarsi attorno alla rupe...Poi venne il Concilio di Trento e sparirono i lamenti e le visioni. Rimase solamente il Croz del Cius a segnare il confine tra il territorio di Pergine e la Val dei Mòcheni.