Presentazione nuovo assessorato
Sono Ionela Manole ed ho il desiderio di mettermi in gioco e offrire agli altri le mie idee per favorire il benessere di tutti.
Sono una studentessa di 2^B, mi piacciono le materie scientifiche e suono il flauto traverso.
Ho scelto di impegnarmi nel progetto CCG in seguito alle elezioni dei miei compagni di classe poiché io, in quel periodo, ero raffreddata. Sin da subito ho sentito la mia candidatura a sindaco come un impegno troppo gravoso poiché non ero molto pratica in questo campo. Volevo ritirarmi poi, però, una persona mi ha consigliato di aspettare e di non mollare subito. Ho accettato e sono andata avanti, non ho vinto le elezioni però sono stata scelta per un incarico che sento, forse, più adatto a me: quello di Assessore alle Politiche Sociali.
Ciò consiste nel promuovere le iniziative e le misure volte a risolvere o alleviare situazioni di bisogno o disagio a livello individuale e collettivo e a favorire il benessere dei gruppi più fragili della nostra comunità scolastica.
Mi sono presentata con alcuni progetti da realizzare, come la Giornata della Solidarietà e altri progetti che, con impegno e secondo le nostre possibilità, entreranno in pratica già dal prossimo anno scolastico 2023-2024, come il progetto di alleggerire lo zaino.
Sono a vostra disposizione: accolgo volentieri le vostre idee e le segnalazioni di eventuali necessità.
Ionela Manole
Intervista a Irma Faresin...
Durante le vacanze di Natale sono andato a intervistare la signora Irma Faresin, che ha compiuto 100 anni l’8 Gennaio. Mi ha accolto un’arzilla nonnina molto spigliata e molto vivace nonostante l’età. E’ una persona molto simpatica e disponibile, che ha molta passione per le cose e molto amore per la famiglia. Le ho subito spiegato il motivo della mia visita e lei ha accettato molto volentieri di rispondere a queste domande: sono state due ore molto ben spese, un confronto che per me è stato significativo e istruttivo.
Grazie di cuore a Irma per la pazienza e la voglia di raccontarsi e grazie ad Anna (la nipote) per la collaborazione.
La famiglia.
Da quanti membri era composta la sua famiglia?
“Era composta da 13 persone, poi uno alla volta hanno preso la propria strada.
Ero l’ultima di 11 figli, 7 femmine e 4 maschi. Alcuni purtroppo non li ho mai conosciuti, perché sono morti di malattia prima che io nascessi.
Già da giovani tutti iniziavano a lavorare in fabbrica.
Ricordo un episodio accaduto poco dopo che avevo compiuto gli 12 anni, quando frequentavo la 5° elementare: il 17 gennaio passarono davanti a casa mia alcune mie amiche. Chiesi a una: “Dove andate?” Mi ha risposto: “Andiamo in fabbrica perché oggi ci prendono al lavoro.” Volli assolutamente andare anche io perché prendevano molte persone al lavoro.
Accoglievano tutti quanti alla portineria della “Merasso” poi ci chiedevano che classe facevamo e decidevano se darci o no il posto. Quando fu il mio turno erano indecisi se darmi il posto o no, perché ero molto piccola e magra. Alla fine decisero di darmelo, perché il direttore, che mi conosceva, aveva detto che ero “di buona famiglia”. Iniziai così a lavorare alla Lanerossi. Facevo turni di 8 ore al giorno. Mi misero vicino a un’altra operaia a imparare come riparare le pezze.”
Di cosa e come vivevate?
“Vivevamo soprattutto lavorando e pregando.
Non c’era molta istruzione a quell’epoca. Nella mia famiglia solo tre o quattro volevano studiare, ma non c’erano i soldi per mandarli nelle scuole.
A mio parere bisogna mettere la testa sui libri da subito, quando ero giovane se vedevano che avevi una buona testa e voglia di studiare dicevano che potevi andare avanti, e che i soldi spesi per la retta sarebbero stati spesi bene. Se invece non avevi voglia di fare niente dicevano che dovevi andare a lavorare.
La ricreazione va bene, ma dev’essere misurata.
In quegli anni aprirono le medie a Marano, ma in poche persone mandavano i propri figli, preferivano mandarli a Thiene o a Schio, dove le scuole medie c’erano da più tempo ed erano più preparate.”
L’infanzia
Quali sono i suoi ricordi più belli di quando era bambina?
“La mia infanzia è stata molto bella, ero sempre contenta. Giocavo sempre con le mie vicine di casa e le mie amiche. Avevamo una pallina molto piccola e disegnavamo per terra molti cerchi. Vinceva chi arriva in un punto prestabilito saltando con una gamba sola e contemporaneamente spostando la pallina.
Un altro gioco che facevamo era “Il cerchio”. Disegnavamo per terra molti cerchi in cerchio e dovevamo saltare dall’uno all’altro con una gamba sola senza cadere e senza fermarsi.
I miei ricordi più belli dell’infanzia sono proprio questi momenti, che non erano molto frequenti, infatti dovevamo fare i compiti e non avevamo molto tempo per incontrarci.
Mangiavamo, giocavamo in giardino un’oretta e poi tutti dentro a fare la lezione. Quando finivamo la mamma ci controllava sempre tutto quanto, e ci tirava le orecchie quando c’era qualcosa che non andava. Lo faceva perché, a differenza di oggi, la maestra ogni mattina ci controllava tutti i quaderni e la lezione fatta per il giorno stesso.
Ogni giorno prima della lezione facevamo sempre la preghiera e poi iniziavamo.”
La scuola
Lei è andata a scuola negli anni dell’affermazione del Fascismo: com’era la scuola?
“Eravamo obbligati ad andarci, tutte vestite da “Piccole italiane”, con la camicetta bianca e la gonnellina nera. Io non andai mai vestita così, ma mia sorella si, perché era più grande. Le femmine erano dette “Piccole italiane”, mentre i maschi erano detti “Balilla”
Poi dovevamo seguire le regole del Duce, non sempre bene accette da tutti.
Io le ho sempre rispettate e, per questo e per il fatto che ero brava a scuola, alla fine della quinta, mi avevano chiamata per andare a scuola “al Castello” a Schio, per imparare a lavorare con il telegrafo. Avevo imparato molte lingue, greco, spagnolo, francese e l’alfabeto morse.
Un giorno il mio insegnante mi diede una lettera da consegnare a mia mamma. Arrivata a casa gliela diedi e lesse che ero una brava alunna e che dovevo andare a scuola a Vicenza, tutto pagato, per fare un corso di dattilografia.
Se mi fossi fatta promuovere mi avrebbero mandata all’aeroporto di Genova, o a quello di Napoli, dove c’erano i militari. Avrei dovuto trasmettere i loro messaggi da una sede all’altra. Mia mamma però non volle, voleva che andassi a lavorare in un ufficio. Andai quindi a lavorare alla Lanerossi.”
L’età adulta: il matrimonio
Come e dove ha conosciuto suo marito?
“Mio marito era il mio coscritto. Quando ha avuto l’età adatta è stato obbligato ad andare di leva. Andò quindi in guerra, anche se non era ben addestrato.
Quando passavano i pre-militari in marcia mi mettevo alla finestra per guardarli. Si radunavano alle vecchie scuole, davanti alla Casa del Giovane, e poi si spostavano in piazza. Lo vedevo spesso marciare insieme agli altri, anche se stava a Schio.
Mio marito era di stanza in una caserma a Grenoble, in Francia. La notte dell’8 settembre, quando gli italiani tradirono i tedeschi, alcuni soldati tedeschi armati fecero tutti prigionieri e lì portarono nel cortile, dove ne scelsero alcuni che poi mandarono a bruciare vivi dentro un forno.
Mio marito non era stato scelto tra queste persone ma venne comunque fatto prigioniero per 4 anni. Lo mandavano a 1000 metri di profondità ad estrarre il carbone. Per fortuna sopravvisse fino alla fine della guerra. Teneva sempre nascosto un crocifisso con cui pregava ogni giorno. Riuscì a scappare da questa caserma grazie alla distrazione di una guardia. Finita la guerra tornò a casa sua, ma nel frattempo sua madre era morta, e suo padre si era risposato. Quandò tornò dalla guerra decidemmo di sposarci, ma lui disse che non si sarebbe sposato se non avesse potuto avere anche una casa dove vivere.
Andò quindi in Australia a lavorare per un paio di anni per ottenere i soldi per la casa.
Quandò tornò ci sposammo, il 14 Novembre, quando io avevo 28 anni circa.
Volevo avere famiglia, ma, quando andai a farmi visitare per vedere se ero incinta, il medico mi disse che non avrei mai avuto un bambino. Mi disse però che se volevo potevo tornare dopo 4 mesi per fare un intervento, che, per fortuna, andò bene. Rimasi allora incinta e, dopo circa 5 mesi da quando ne fui certa, nacque il mio primo figlio: Paolo.
Quando era all’asilo mio marito prese l’influenza asiatica, un virus che nacque intorno agli anni ‘60 e che fece circa 3 milioni di morti in tutto il mondo. Mi trovai quindi a dover crescere un bambino con il marito gravemente malato.”
Gli anni della Guerra
Cosa ricorda degli anni della Guerra?
“Ricordo che non si poteva uscire, la sera non si poteva uscire e c’era il coprifuoco alle 6.
Noi che abitavamo in centro vicino alla vecchia farmacia dovevamo avere i balconi sempre chiusi, anche di giorno e la porta grossa davanti sempre chiusa.
Nelle scuole nuove avevamo la caserma dei tedeschi, dove portavano i tedeschi. L’arciprete una mattina trovò dei cadaveri sulle scalinate della chiesa.”
Voi alunni sapevate che c’erano i tedeschi nelle scuole e che le usavano come prigioni?
“Si, durante il giorno lì vedevamo passeggiare lì intorno con i mitra, che andavano a spiare alcune persone.
Ricordo che i soldati tedeschi attraversavano spesso il cortile di casa mia per andare nella farmacia a controllare che non ci fossero persone nascoste.
Il farmacista però era più furbo: aveva sempre tenuto in casa sua, nascosto sotto il tetto, in uno spazio di pochi centimetri. Era un tedesco che si era ribellato al regime nazista che aveva a casa una moglie e 4 figli. I soldati tedeschi non riuscirono mai a trovarlo. Il farmacista era quasi un ricercato, perché sapevano che non era fascista, ma contro.
Una notte, mentre sua moglie era all’ospedale perché era stata male, il farmacista, venne a casa mia a dirmi che era stato informato che i tedeschi avrebbero fatto il giro delle persone contro il regime per trovarle. Venne quindi a chiedermi se, mentre lui sarebbe andato all’ospedale per assistere la moglie, potevo badare ai suoi figli insieme a sua sorella. La notte arrivarono i tedeschi per chiedere dov’era il farmacista. Le chiesero i documenti, ma rispose che non lì avevo, quindi fecero il giro di tutta la casa per trovarli, senza risultati.”
Oltre a suo marito aveva anche altri amici o parenti che erano andati a combattere sul fronte?
“Si, non parenti, ma principalmente amici, da Vicenza, da Schio e Thiene. Mio marito la malattia che l’ha portato alla morte l’ha contratta in guerra. Dopo la guerra andò a farsi visitare da un dottore, che gli disse che con il passare degli anni la malattia sarebbe peggiorata. Il dottore gli diede comunque delle medicine da prendere a intervalli regolari e delle iniezioni da fare. Purtroppo queste misure non bastarono a salvarlo."
La repubblica
Si ricorda del passaggio dalla monarchia alla repubblica?
“Si, anche se io non partecipai mai a niente, io ero solo cristiana.
Poco prima della fine della guerra i tedeschi facevano molte manifestazioni: mi ricordo di una in particolare, dove c’erano le forze tedesche che marciavano in giro per il paese al seguito di un maiale con un nastro al collo su cui era scritto “Sieg” ovvero vittoria, erano infatti sicuri di vincere la guerra, ma alla fine non hanno vinto loro, ma la democrazia cristiana.
Io non mi interessai mai alla votazione, era interessata solo al bene della famiglia e al lavoro.”
Si ricorda della prima volta che è andata a votare?
“Si, mi ricordo che mettevano tutti i segni, liberali, socialisti, comunisti… Ma non ha mai vinto nessuno, vince solo Gesù, la preghiera. Mai dire bugie, dire sempre la verità, pregando si troverà tanto amore nel cuore.”
Gli anni della maturità
Quali sono state le principali soddisfazioni che le hanno dato i figli?
“Le principali soddisfazioni che mi hanno dato i miei figli sono state tutte le volte che sono state promosse.
Un episodio in particolare riguarda mio figlio Paolo, quando andava alle elementari. Il maestro mi ricevette per un colloquio e mi disse che Paolo era bravo a scuola, ma che non sarebbe stato promosso perché aveva sempre il pallone tra i piedi. La notizia non mi fece né caldo né freddo, anzi, per me andava anche bene perché Paolo aveva un anno in meno di tutti gli altri e quindi se perdeva l’anno non importava.”
Lei ha potuto fare da nonna ai suoi nipoti?
“Sì, lì ho sempre aiutati nei momenti di bisogno, gli ho fatto tutti i vestiti di carnevale, e in altri modi. Lì aiutavo sempre perché mi piaceva lavorare. Se puoi aiutare delle persone aiutale sempre. Ho persone che ho aiutato che mi vogliono bene ancora oggi.”
Come mai è così bello essere nonna?
“E’ molto bello, se hai un cuore grande riesci a portare sempre i tuoi nipoti e i tuoi figli nel cuore.
La cosa che più mi piace dell’essere nonna è quando mi portavano i bambini per farli stare con me. Mi piacerebbe che i miei nipoti, quando mi vedono, mi dicano: “Ciao nonna”. Insomma, mi piacerebbe essere sempre ricordata con amore.”
Il bilancio di una lunga vita
Se potesse scegliere un solo aggettivo per definire la sua vita, quale sarebbe?
“Ha avuto alti e bassi, sono spesso stata malata, ma mio marito era un angelo, era molto buono, perché sapeva cosa voleva dire soffrire. Mi ha sempre lasciata libera di vivere la mia vita. Ho avuto un matrimonio molto felice.
Bisogna avere buona volontà a lavorare e non sperperare, perché non si sa quanto dura la vita.”
In cosa è cambiato il mondo d’oggi?
“Secondo me è cambiato in peggio. Nonostante abbia vissuto la guerra e tutte le condizioni che essa porta, penso che il mondo era meglio di oggi.
I miei genitori andavano a lavorare in un magazzino tutto il giorno, caricavano su un carro i sacchi provenienti dall’America di frumento e grano. Lì scaricavano a aprivano i sacchi e giravano tutto, per non farlo marcire.
Quindi, secondo me, era meglio una volta, come persone, valori e rapporti è sicuramente peggiorate, mentre, come possibilità per il futuro è sicuramente migliorato.”
Quali aspetti rimpiange del passato perché non lì trova più?
“Rimpiango un pò la povertà che c’era un tempo, anche se il fatto che sia un pò diminuita è una cosa positiva.
Ricordo che il giorno di Sant’Antonio Abate i poveri andavano a bussare alle porte e dicevano: “Sant’Antonio Abate sono venuto a parlarti”. Andavano con dei pentolini per farsi dare un pò di latte, il latte di Sant’Antonio.
Io non ho mai vissuto queste cose, perché non ho mai sofferto la fare, alcune volte mangiavano razionandomtutto, com in guerra. In guerra per avere lo zucchero dovevi andare con la tessera, e, in base al numero dei membri della tua famiglia ti davano una certa quantità.
In generale rimpiango il fatto che con poco eravamo felici.”
E’ cambiata la vita della donna da quando era giovane ad oggi?
“Molto, oggi le donne sono tutte libere, mentre una volta erano più riservate. Oggi le donne non si accontentano di una tazza di caffelatte, mentre una volta si mangiava il minestrone o la polenta con il formaggio anche a merenda.
Riguardo alle loro condizioni c’é sempre da migliorare. Secondo me dovrebbero essere inserite meglio nella comunità, con persone che lo apprezzano.”
Il presente
Come passa ora le sue giornate?
Le passo aspettando che il signore mi chiami. Mi piace molto leggere, infatti ho molti libri. Ogni tanto mi riposo, perché 100 anni si sentono. Durante la giornata vengono anche molte persone a farmi visita, per salutarmi e vedere come sto.
Al giorno d’oggi cos'è che la rende felice, cos’è che la preoccupa e cos'è che la fa arrabbiare?
Mi fa arrabbiare, per modo di dire, disturbare i miei figli per delle faccende personali. Più che farmi arrabbiare questa cosa mi provoca dispiacere. La cosa che mi rende felice è stare con la mia famiglia e con le persone che amo.
Quello che invece mi preoccupa è il mio giudizio davanti a Dio, perché sono una peccatrice e mi arrabbio per piccole cose.
C’è qualcosa che a causa dell’età non riesce più a fare e che rimpiange?
Purtroppo si, ora non vedo più molto bene, edo tutto un pò oscurato. Poi con l’età avanzano anche i dolori, io soffro soprattutto di mal di schiena. Poi ovviamente si perde anche un po ' di agilità, per questo molte cose che prima si facevano ora non si possono più fare.
Quali persone vorrebbe ringraziare in modo particolare?
Tutte le persone che conosco, in particolare la mia famiglia, i miei figli, i miei nipoti e i miei amici.
Voglio che siano tutti contenti felici, e che siano riconoscenti, che facciano del bene e non del male e che non dicano mai bugie, perché dire la verità è la cosa migliore.
Consigli ai giovani per il futuro
Quali sono i problemi più importanti che i giovani di oggi devono affrontare e risolvere?
Se sono onesti non hanno problemi, se sono giudiziosi e ascoltano i propri genitori, loro il proprio angelo custode lì guideranno sulla strada giusta.
E’ molto importante avere un maestro che sia giusto, onesto, credente, cristiano e che ami Gesù.
Quindi per me per i ragazzi è importante avere una guida che lì indirizzi sulla giusta strada. Ognuno nel suo piccolo deve fare del proprio meglio. Nel futuro è l’amore.
“La vita è breve,
la morte è certa,
di morire l’ora è incerta.
Un’anima sola si ha,
ma se si perde, che sarà?
Dio mi vede, Dio mi giudicherà:
o paradiso o inferno mi toccherà.
Perché la morte viene battuta,
se perdi il tempo che adesso hai
alla morte non avrai.
Finisce tutto, finisce presto,
ma l’eternità non finirà giammai.”
Emanuele Gasparini
...una bambina che deve ancora nascere
Cara bambina,
tu nascerai sul Pianeta Terra e, visto che ancora non lo conosci, vorrei parlartene un po'.
Ci sono moltissimi paesaggi mozzafiato; in questo mondo si possono fare esperienze che ti segneranno per la vita, visitare luoghi che sono stati abitati 3000 anni fa e conoscere persone che ti aiuteranno e ti vorranno bene per sempre.
Tu potresti nascere in un Paese ricco, dove starai bene, crescerai in salute, potrai avere una famiglia, degli amici, e soprattutto dei diritti. Se questo succederà, avrai inoltre la possibilità e il dovere, quando crescerai, di frequentare la scuola, dove imparerai la storia del mondo, i nomi di tutti gli Stati e di tutti i continenti, imparerai la matematica, l'arte e la musica, ma prima di tutto ad avere un tuo pensiero, a portare rispetto verso le persone, le cose e l'ambiente in cui vivrai.
Però c’è anche la possibilità che tu nasca in un Paese dove non si vive bene, dove i cittadini non possono esprimere la propria opinione, le persone rubano, c'è la guerra o la dittatura. In questo caso, ti auguro di essere capace di farti valere, di cercare sempre e comunque di andare a scuola, e, nonostante tutto, di non perdere mai la speranza, che un giorno tutto migliorerà.
Dovunque tu vivrai, però, dovrai sempre rispettare i diritti umani degli altri, e far rispettare i tuoi. I diritti umani sono delle libertà che tutti noi abbiamo e che ci sono garantiti solo perché siamo esseri umani. Secondo la Dichiarazione universale dei diritti umani dell’ONU essi sono trenta, tutti ugualmente importanti e solo se li si rispetta si può creare una società migliore. Quando imparerai che l'uomo, sia nell'antichità che nei tempi attuali, in ogni occasione e per svariati motivi, dichiarava guerra a qualcun altro, capirai che in questo mondo raggiungere la pace è un obiettivo importantissimo che tutti noi, nel nostro piccolo, dobbiamo impegnarci a realizzare. Il futuro del Pianeta è nelle nostre mani ora, e sia io che tu dobbiamo impegnarci a prendercene cura con responsabilità.
Oltre a tutto questo, devi sapere anche che, per noi esseri umani, la vita a volte può sembrare difficile. Di sicuro quando sarai più grande incontrerai ostacoli, sia piccoli che enormi; alcuni, anzi molti, sembreranno insuperabili, ma dalla mia esperienza potrei dirti, ogni volta che ti trovi in un momento di sconforto pensa che tu hai la forza per reagire sempre e comunque, quindi fallo e non mollare mai per niente e per nessuno. E ricordati che qualunque cosa succeda, avrai sempre una famiglia, degli amici pronti ad aiutarti e la speranza, che dopo la tempesta esca il sole, cioè che dopo tu riesca a vivere un momento felice.
Bene, ora che ti ho parlato della Terra e che ti ho detto alcuni dei valori fondamentali per viverci, come la pace, la speranza, il rispetto dei diritti umani, l'impegno e la responsabilità, credo proprio che tu possa nascere e quando crescerai, impegnati a diventare una cittadina che, nonostante tutte le difficoltà della vita, farà del suo meglio per aiutare il nostro pianeta.
Matilde Rizzato, alunna di 3^A
...un bambino che deve ancora nascere
Caro bambino,
né io né te ci conosciamo, ma ci sono alcune cose che posso dirti lo stesso e che anzi è importante che tu sappia.
Inizierei parlandoti del posto in cui nascerai ovvero la Terra. Questo mondo è stupendo, o per lo meno lo è dal mio punto di vista, ma essendo molto grande varia da zona a zona, perciò non posso garantirti che anche secondo te il mondo sarà così bello, perché ci sono Paesi, come quello in cui vivo io, che sono piacevoli da abitare e che ti fanno sentire fortunato, ma, purtroppo, esistono anche zone nelle quali non ti auguro di nascere, dove la vita non è facile, perché alcune scelte degli uomini hanno fatto sì che nel mondo ci siano posti molto ricchi e posti molto poveri, fino ad avere anche Paesi dove si muore di fame per la mancanza di cibo. Inoltre ti informo che ci sono dei problemi che in compenso accomunano tutto il mondo. Uno di questi, probabilmente il più grave, è quello che noi “già nati” chiamiamo cambiamento climatico, ovvero i problemi che l’inquinamento sta causando al nostro pianeta, come ad esempio l’aumento delle temperature, quindi lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello del mare, oppure l’aumento di raggi UV… Comunque tutti fenomeni che recano danni sempre più gravi al Pianeta. Per questo, quando nascerai, sentirai parlare spesso di emergenze ambientali, ma per i tuoi primi anni, probabilmente, non ti interesserà, ed è giusto così. Quando sarai in grado di capire il problema, però, ti consiglio di non sottovalutarlo mai, perché è quello che ha fatto la generazione prima della mia, e ora tocca alla mia e alla tua risolverlo, prima che sia troppo tardi.
Un altro problema di cui probabilmente sentirai molto parlare è la pandemia in corso in questo periodo. Si parla di pandemia quando un virus, nel nostro caso il Covid-19, si diffonde piuttosto velocemente in tutto il mondo e costringe a tutta una serie di restrizioni a causa delle quali le persone non possono fare determinate azioni abituali, perché rischiano di essere contagiate. Questo problema non lo noterai subito, perché ti sembrerà la normalità, ma ti auguro di scoprire il prima possibile la vita senza restrizioni, con tutto ciò che di meraviglioso ti offre e ti sembrerà molto più bella.
Concludo dicendoti che, in ogni caso, anche se ci sono dei problemi, la vita non è da sprecare e nelle occasioni che avrai per migliorare la tua o quella di qualcun altro, fallo comunque e sempre, perché solo così, anche i bambini che nasceranno dopo di te, vivranno una vita bella come la mia e, speriamo, come la tua. Te lo auguro con tutto il cuore!
Francesco Novella, alunno di 3^A
Mafia e bullismo, due facce della stessa medaglia
"C'è una sottile logica che lega il pericoloso fenomeno del bullismo alle più grandi strategie di azione utilizzate dalla mafia. Deridere un proprio coetaneo, farlo sentire un diverso, isolandolo con piccoli o grandi ricatti psicologici e non solo, non è poi così distante dalle dinamiche dei gruppi criminali." (Christina Pacella, "Il sogno di Paolo")
Parto da qui, da questo libro che narra la nobile aspirazione che ha sostenuto Borsellino nella sua grande lotta contro la mafia, cui ha dedicato tutta la sua vita e la sua famiglia, proprio come Giovanni Falcone.
Ma che cos'è la mafia?
È un'associazione criminale nata nel XIX secolo in Sicilia. Oggi alimenta il suo impero economico con gioco d'azzardo, droga, prostituzione e commerci con l'estero, ma anche infiltrazioni in apparati pubblici o amministrativi, nei settori della società, dell'economia e della politica, e fonda la propria forza su un'organizzazione gerarchica all'interno della quale ogni membro è imparentato e legato da un rigido codice d'onore e omertà.
Inizialmente l'organizzazione mafiosa è stata sottovalutata, finché due magistrati palermitani conosciuti in tutto il mondo, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ne svelarono lo strapotere economico, politico e sociale e aiutarono le persone ad aprire gli occhi su questo mostro.
Ma la violenza, l'illegalità, l'abuso, la prevaricazione su cui si fonda il codice mafioso, purtroppo sono parte anche del nostro quotidiano, e non bisognerebbe mai tacerne neanche la più piccola espressione.
In classe abbiamo preso spunto da un brano del libro "Per questo mi chiamo Giovanni" di Luigi Garlando, dove il padre del protagonista, dopo un bagno in mare, paragona la mafia e il bullismo, prendendo come esempio la classe del figlio. C'è un bullo nella sua classe, ma se viene denunciato alle maestre viene punito e la legge del preside viene rispettata. E’ un dovere e un onore difendersi dalle ingiustizie senza paura. Ma se questo bullo fa paura ai ragazzi e non viene mai denunciato, cosa succede? Che quest'ingiustizia diventa normalità, e semmai qualcuno dovesse opporsi, verrebbe aggredito duramente dal bullo. La sua prepotenza è diventata un “sistema” cui tutti si sono sottomessi e cui tutti si adeguano, proprio come la mafia.
Ad aggravare il quadro è intervenuto il progresso della tecnologia: i rischi di internet sono sempre più elevati; è qui che nasce il cyberbullismo che, a mio parere, è ancora più grave del bullismo in sé. I protagonisti di azioni violente e persecutorie compiute sui social spesso sono anonimi, e anche chi è vittima nella realtà può diventare cyberbullo: il materiale può essere condiviso da tutti, persone di tutto il mondo possono essere coinvolte... Per di più tutto questo non succede solo in alcuni momenti della giornata, come per esempio a scuola, bensì ventiquattr'ore su ventiquattro.
Ogni giorno la cronaca riporta notizie allarmanti, talvolta tragiche. Ma se nessuno parla, come si può intervenire?
Tutto questo mi ha fatto riflettere parecchio e, curiosa come sono, ho passato molto tempo a documentarmi: i dati che ho trovato mi hanno letteralmente destabilizzata!.
Ricordo che mia nonna mi parlava spesso di bullismo nelle scuole e mi diceva di stare attenta, però ero piccola per capire. Solo ora mi rendo conto di quanto aveva ragione!
Ogni atto di bullismo mette in azione tre tipi di persone: la vittima, il bullo e gli spettatori.
La vittima è una persona che viene percepita e identificata come un soggetto debole: sola, crede di essere priva amici e di vie di fuga, e ciò spesso la porta alla depressione, all’isolamento più totale o addirittura al suicidio.
Il bullo è solitamente un ragazzo o una ragazza che non riesce a stringere rapporti significativi e appaganti con i propri coetanei (come o forse ancor più della vittima, è una persona debole e sola) e perciò afferma la propria identità con atti di violenza, ricatti morali, scherzi umilianti e violenti.
Gli spettatori sono coloro che guardano, ma non prendono posizione, credendosi innocenti; senza saperlo, svolgono invece un ruolo fondamentale, quello di mantenere il “sistema” della prevaricazione, esattamente come gli omertosi verso la mafia: proprio tacendo e fingendo che non esista, la tengono viva e attiva.
Ma c'è una cosa che bulli e vittime hanno in comune: sono entrambi impauriti e potenzialmente soli.
Molte le storie vere in internet e, come ho detto, decisamente allarmanti.
Un esempio è la vicenda di Elena, che quando era in seconda media fu privata della sua identità in internet: una persona si spacciava per lei e insultava a suo nome gli altri ragazzi.
Oppure Marta, che durante le elementari veniva presa in giro così pesantemente per il suo peso, che all'età di dieci anni è finita in ospedale per anoressia, convinta che solo nella magrezza più estrema sarebbe piaciuta agli altri.
Ma la cattiveria può non avere limiti! Ho trovato un altro racconto su una ragazza e il suo incubo scolastico: in seconda media le piaceva un compagno che le chiese una sua foto nuda con la promessa che poi si sarebbero fidanzati. Logicamente lei non accettò. Per vendicarsi, lui spacciò per sua la foto di un’altra ragazza svestita. Da allora le prese in giro e le offese più pesanti aumentarono sempre di più. Ora lei ha finito le medie, ma ancora paga le conseguenze del proprio legittimo rifiuto.
Mi chiedo solo come certe persone possano pensare che queste siano semplici ragazzate, quando ragazzi e ragazze sono finiti all'ospedale o addirittura si sono suicidati a causa della vergogna per questi "scherzi innocui".
Ma ieri ho trovato la notizia della denuncia da parte dei compagni di una baby gang che minacciava i più piccoli con un coltellino, seminando il panico tra studenti e docenti.
Il coraggio dei compagni è stato premiato. Antonio Sangermano, il procuratore dei minori di Firenze, ha incontrato i ragazzi, organizzando una lezione sull'educazione civica: hanno parlato della legalità, della pedofilia, dell'antifascismo, della mafia. E ancora della Costituzione, dei social e come usarli, del consumo e spaccio di droga.
Molte sue frasi mi hanno colpita parecchio, in particolare la raccomandazione di non vergognarsi di piangere, di mostrare le nostre debolezze o di essere fragili, perché così possiamo vincere contro i bulli: loro per primi non si sentiranno più soli nel riconoscersi deboli e non avranno bisogno di farsi forti con la prepotenza. Bisogna vivere nella fraternità e nella legalità.
Il magistrato fiorentino ha citato anche Falcone e Borsellino, simboli dell'Italia che non si arrende. Lui pure è convinto che "anche il bullismo è mafia": "Abbiate il coraggio di parlare, perché chi denuncia è un leader, mentre gli omertosi sono mafiosi. (...) C'è sempre una via d'uscita dal male. Ma bisogna ammettere l'errore e pentirsi, altrimenti si va dritti al processo e alla condanna. (...) Legalità e amore. Ricordatelo sempre."
Concludo con queste bellissime frasi di Sangermano, nella speranza che, come hanno fatto riflettere me, facciano riflettere e pensare chi ancora non ha aperto gli occhi su questa grave piaga mondiale, chi ancora pensa di continuare a fare lo spettatore.
Elisa Gasparini, ex assessore al sociale