Il fondatore secondo un mito è stata fondata da un tale Arthoo. Di questo personaggio però non si sà nulla.
Gli storici che hanno ipotizzato qursto mito si possono essere confusi con la parola latina "arctus" che veniva usata per definire anse fra le colline, infatti in testi latini c'è scritto che Costozza fu fondata in un "arctus" (ansa) ristretta fra le colline.
I fondatori potrebbero essere stati dei nobili romani dato che nel sito dei "ghiaroni" sono stati ritrovati resti romani.
Un mito popolare dice che Costozza aveva un castello nel centro del paese con mura merlettate e torri di proprietà del vescovo ma non si legge mai casrtum episcopi ma sempre domus episcopi. Di questo complesso non se ne vede l'ombra ne sulle mappe antiche ne sui resti che ci sono rimasti. Potrebbe essere stato uno sbaglio di traduzione che nei tesi medioevali non si parla mai di "turribus" o "castrum" ma solo di "castrum-cubalum".
Tuttavia la pieve incastellata di S. Mauro potrebbe essere stata una specie di "castello-chiesa" anche per la strana posizione del campanile :addossato sulle mura come una torre di combattimento; restiamo comunque nel campo delle ipotesi.
Esso è ritratto Nelle fiabe dove subisce un processo di umanizzazione: non è il principio del Male Assoluto, ma un personaggio beffardo, tonto, facilmente ingannabile Il conte e scrittore Giovanni da Schio mise su carta quella che era ciò che si crede una leggenda folclorisstica di un diavolaccio. Giovanni racconta che nel covolo di Costozza vivesse un diavolo che avrebbe trovato la propria strada per l'inferno. La parola ci dice subito l'origine fantastica della storia: pura-fiaba.
Si diceva che di notte dopo le undici di sera, girassero nella zona dei ghiaroni (zona di "confine" tra Lumignano e Costozza) delle strie (vedi il glossario alla fine del sito) che potevano diventare pericolose per i viandanti solitari che si avventuravano per i sentieri. Infatti c'era la credenza che con i balli rituali ci fosse la sabba, la riunione delle streghe alla presenza del diavolo. Infatti una volta si ballavano dei rituali quando c'era la nebbia, questo fece crescere la credenza che ci fossero delle creature fantastiche nei boschi.
Gli striossi sono la parte maschile delle strie (stregoni) ma spesso buoni. A differenza delle strie (generalmente malvagie, portatrici di malattie e carestie), lo striòsso agiva spesso come uno sciamano o guaritore popolare. Era l'unico in grado di riconoscere i malefici, preparare i filtri di protezione e curare gli animali "ammaliati".
Talvolta si dice che girassero le anguane (sono delle ninfe però spesso rappresentate come maligne e ingannevoli) per i fiumi e i torrenti. Esse sono creature mitologiche "famose" sopratuttto nel nord-est italia acquatiche e sotterranee con i piedi caprini o di anatra.
I salbanèi sono spesso rappresentati come folletti figli delle anguane, spesso dispettosi. Non sono maligni come le loro madri. Spesso son rappresentati sa menti e nasi appuntiti.
Cosa facevano:
L'inganno dei viandanti: si diceva che di notte le anguane si spostassero dai Covoli verso le strade e i sentieri di campagna, ballando e cantando con voci celestiali per ammaliare i viandanti solitari, per poi trascinarli nel loro regno sotterraneo se questi si mostravano irrispettosi.
I dispetti notturni agli animali: sopratutto i salbanèi, si dice che facessero dispetto ai cavalli. Si raccontava che entrassero di notte nelle proprietà per intrecciare i crini e le code dei cavalli più deboli. Trovare il cavallo al mattino con i "nodi delle streghe" era il segno inequivocabile che le creature avevano ballato e corso nei paraggi (talvolta nonche presagio di sfortuna).
Sono le figure folcloristiche femminili più dolci. Erano in tutto e per tutto donne d'aspetto ma potevano cambiare apparenza.
Si diceva che vivessero nei covoli non fortificati di Costozzare che regalassero alle neospose fiori e amuleti per loa buona sorte.
Si dice furono coloro che insegnarono alle donne a fare la lissia (pulire i panni con acqua bollente e carbone), a pulire perfettamente le pentole con la sabbia fine, a filare la lana e a cucire e a produrre il burro, il formaggio e la ricotta. Si dice che appendessero i panni per un filo argenteo tra una rupe e l'altra e sopra, in punta di piedi, ci ballassero.
Il rapporto con le donne era il contrario. Le donne erano invidiose della bellezza delle fade che "rubavano" gli uomini promessi sposi con loro perché rimanevano ammaliati dal fascino delle fade. Le fade si potevano trasformare (come già detto) e facevano alle donne molti dispetti: le tagliavano i capelli e gli abiti, sporcavano la loro biancheria, rubavano le stoviglie, annodavano le lenzuola, facevano fuggire gli animali e facevano parlare il bestiame per capire e sperperare i segreti che si parlavano in stalla che potevano "infangare" le donne.
Si dice che durante il Concilio di Trento il cardinale Carlo Borromeo lanciò un anatema (incanto) contro tutte queste figure relegandole ai covoli e costringendole a uscire solo nelle notti o solo nelle notti di luna piena.
La maledizione scagliata mutò l'atteggiamento delle fade verso gli umani che divennero esseri malvagi e vendicativi.
Così cominciarono a nutrirsi di carne umana, consumando i loro mostruosi pasti nella notte all'interno dei cimiteri e danzando sulle tombe; strangolavano le donne con degli scialli in seta e rapivano i bambini per divorarli o usarli come merce di baratto con le strìe in cambio di unguenti e incantesimi per schiavizzare gli uomini. Dopo il pasto appendevano una gamba nella porta dell'abitazione o della stalla della malcapitata vittima.
Sono delle figure magiche e misteriiose che venivano usati come minaccia per i bambini non buoni. Infatti si diceva che se si andava nei cimiteri a "disturbare" i morti, questi venivano a "rumare" (vedi glossario), di notte, i resti che riposavano nel cimitero.
Una leggenda narra che una notte una stria cercò di rubare il bestiame della contrada ma un Rumaosso, fingendosi più sciocco di quello che era, iniziò a tempestarla di domande talmente strambe e prive di senso logico da farle perdere tempo fino al sorgere del sole, salvando così il bestiame della contrada.
La marantega è una strega malvagia usata dai genitori come minaccia educativa. Si racconta della "Marantega del pozzo" (a volte delle fontane): si diceva ai bambini di non sporgersi dai pozzi o dalle fontane della contrada, perché altrimenti la maràntega, nascosta sul fondo, li avrebbe afferrati e trascinati giù con sé.
La smara è una stregha della notte e delle malattie. Infatti la Smara nelle leggende entra nelle camere da letto di notte, riuscendo a passare attraverso i buchi delle serrature o le fessure delle porte cambiando la propria forma. Una volta dentro, si siede sul petto o sul ventre di chi dorme provocando incubi e malattie. Più la vittima cerca di respirare o muoversi, più la Smara si allunga e diventa pesante, provocando senso di soffocamento e incapacità di gridare durante gli incubi.