Dobbiamo farci una domanda: Perchè a Costozza, un piccolo borgo, c'erano sette chiese?
Il numero sette fu sempre un numerro importante nella cristanità: sette sono i giorni della creazione, come i sacramenti, come le chiese dell'apocalissse e di Roma nei primi secoli e come nella Vicenza medievale, insomma il numero sette era importante. Può essere possibile che ogni chiesa rappresentasse una diversa sfaccettatura della religione cattolica o che rappresentasse un diverso ordine monastico (a San Antonio e a San Cristoforo c'era un monastero). In quegli anni nella repubblica di Venezia c'erano molte "eresie" diverse in tutto il territorio.
Oltre queste sette chiese del centro di Costozza c'erano i possedimenti foranei (extra urbani) del pagus di Costozza e l'oratorio privato titolato a Santa Maria del Rosario, vedi terzo paragrafo di San Mauro.
Fu ricostruita nel 1680-1719 e riconsacrata nel 1747.
Prima edificata dai Benedettini nel VII-VIII quando a “Custodia” c’era una Curtis del convento di Nonantola, dal 833 non si hanno altre notizie dei Benedettini ma si parla di un Arciprete di nome Widone. Già allora si considerava questa chiesa antichissima.
Nel medioevo il sistema episcopale era diviso in pievi, ogni pieve possedeva le cappelle dei territori del proprio pagus. Nei vari testi scritti di quegli anni c'è una carta ufficiale che dice: "Ecclesiam Sancti Mauri habes quatour cappellas in: Longare cum Sedula, Colzade (Colzè), Lumignanum et Castegneum"; questo ci fa capire la potenza di Costozza sul teritorio. Poi nel '700 queste cappelle si staccarono dalla chiesa arcipretale "madre" diventando vere parrochhie.
Nel ‘700 si rinfacciò la chiesa per uniformarsi alle facciate delle nuove ville Garzadori, Godi e Trento (cioè in stile neo classica). La chiesa è poi stata ristrutturata secondo il periodo neo barocco. Nella facciata ci sono i santi: Francesco, Giuseppe, Luca, Marco, Giovanni e Matteo con una scritta che riporta la data 1719. Dentro si trovavano tre altari: quello maggiore a San Mauro, quello della cappella a destra alla B.V. del rosario e quello a sinistra a San Carlo Borromeo; dal 1925 esiste solo quello maggiore perché quello della Madonna fu trasferito alla chiesa della Madonna della fontana a Milano e quello di San Carlo al Varesotto. Quello maggiore è monumentale e barocco con una pala del maganza del 1556-1630. Nel 2005 si ritrovò una lastra in rame con incisa la mappa della città di Bezanson con fortificazioni poste lungo il fiume -perché era lì?-. Dentro si trovano tre tabernacoli: due sulla parete della navata: uno dell’artista Nicolò Pizzolo, rinascimentale,reca lo scudo del donatore Pamphilus Moratus e a rilievo si trova Cristo Morto; l’altro mostra Dio che fa vedere il libro della legge e sotto si vede Cristo Morto tra la Madonna e san Giovanni, si attribuisce alla bottega di Angelo da Verona della seconda metà del Quattrocento; poi c’è quello maggiore situato dietro all’altare con oro e argento.
Fondata nella prima metà del ‘400 da il parroco Giuseppe e la fraglia della beata Vergine dei Battuti era situata in contrà Santa Croce. Accanto ci costruirono un ospedale perché era una via molto frequentata. L’ospedale offriva aiuti a viandanti e a indigenti. Nel 1538 il vescovo Michele Priuli ci fece visita e tralasciò che l’ospedale era gestito dalla confraternita della gloriosissima Vergine e i curati venivano tenuti per un giorno a San Cristoforo e poi venivano mandati all’ospedale di San Marcello a Vicenza. Il vescovo comandò di realizzare: un soffitto a cielo, di una croce, di candelieri, di un paliotto e di un pavimento regolare e che si imbiancano le pareti e che si mettano le inferriate alle finestre. Nel 1645 si viene a sapere che San Cristoforo è stata trovata con altare distrutto e con il bisogno di riparazioni è stata sospesa. Nel 1688 il Card. Giovan Battista Rubini scrive che la Chiesa di San Cristoforo è stata riparata da la Confraternita dei Battuti. Dal XVII secolo non viene più menzionata da nessun vescovo. Prima de suo abbattimento si viene a sapere che è stata adibita ad obitorio per morti tragiche.
Si ergeva sul monte Cavallon, proprio sul picco nella zona di quel del Quartiere S. Michele.
Fu demolita nel 1833/1836 dai nobili Sesso (eredi nobili Trento insieme ai Carli e dei Da Schio) perché fatiscente, per risarcire la comunità costruirono un altarino nella chiesa di S. Michele.
Oggi rimane la scalinata (foto accanto) che non portava direttamente alla chiesa perchè si proseguiva per una strada: la strada di S.Croce dove c'erano le case dei braccianti, la strada partiva dopo la chiesa di S.Michele. Oggi si può vedere la croce sul colle, l'unico "resto" della chiesa.
Ci sono oltre 30 sante dal nome Tecla ma quella di Costozza è una chiesa dedicata a santa Tecla di Iconio (Turchia), fu discepola di Paolo e morì di vecchiaia dopo essere sopravvissuta a ben 2 martiri).
Considerata la prima chiesa di Costozza è a 261 metri slm vicino alla rocca; la sua prima citazione risale al 1236 in un documento del vescovo Manfredi de Pii ma sappiamo che fu costruita secoli prima.
Divenne un eremo per monaci cenobiti e diede il nome alla località e alle terre circostanti.
Dopo un millennio di servizio nel 1700 fu sconsacrata e divenne un pollaio. Decadde.
La chiesa serviva il "vescheno" e il centro di Costozza ma poi divenne un'osteria quindi nemmeno l'esterno è quello originario. Non abbiamo tracce di affreschi nell'interno ma possiamo presumere che ci fossero (alt! è solo una ipotesi).
Appartiene alla parte più antica del borgo. Vicino si trovava la dimora estiva del vescovo di Vicenza detto il "Vescheno". La facciata presenta la statua con scritto: "S. Sofia vergine martire." prima presente nell'altare della chiesa. La piazza vicina aveva un tempo anche dei portici e due fontane, divise da della pietra,: una era per lavare, l'altra per bere.
Non si può datare la chiesa perché non ci sono rimaste fonti scritte e perché il periodo di adorazione di san Antonio è troppo ampio.
La chiesa è adiacente al monastero dello stesso santo che fungeva da riparo ai viandanti e Pellegrini. Essa è asimmetrica e gli interni sono mal conservati tuttavia si può vedere l’affresco nella lunetta del portale ritraente San Antonio.
San Michele era il protettore dei longobardi quindi si potrebbe dedurre che poteva esistere una prima chiesuola poi ricostruita (e insisto sulla parola ricostruita perché è la ricostruzione di un'altra chiesa) nella chiesa di oggi.
Nello statuto del 1292 si legge che il giorno di S. Michele era un giorno festivo obbligatorio per tutta la comunità. Ma solo una inscrizione ci dice che è dedicata a san Michele perchè all'interno c'è una pala d'altare raffigurante san Antonio da Padova con il Bambin Gesù.
E’ la chiesa che serve Villa Trento-Carli dopo che nel ‘400 i nobili Fioccardi vendettero villa e chiesa ai nobili Trento, i quali posero subito il loro simbolo araldico (il drago nascente). La chiesuola oggi è quasi completamente storpiata dopo i restauri del ‘800.
E’ l’oratorio privato fatto costruire dai Trento nel ‘700 e ora appartenente alla villa da Schio.
E’ un semplice oratorio con altare, pala e tabernacolo ma senza sacrestia.
Nelle carte dell'inventario del 1444 della Pieve di San Mauro si legge che si possedeva ai confini con Montegaldallela una cappella titolata a San Gaetano. Tuttavia nella chiesa non c'è iscrizione e quindi non sappiamo se c'erano altre chiese e questa è unìaltra chiesa.
La cappella tuttora esistente è in rovina e si trova in via San Gaetano appunto.
La prima, nelle zone di Secula, ha origini altomedievali e benedettine e sembra fosse intitolata a san Vito, Modesto e Crescenzia. Poi a Longare venne eretta una chiesa a Santa Maria Maddalena (perché ancora oggi è presente una pala d'altare del Maganza) e quella di oggi è la terza in ordine cronologico. La seconda è una cappella della villa Valmarana che nel 1600 era intitolata a sant'Odorico e nel 1720-1724 chiesero di ricostruirla e di intitolarla alla beata Vergine del Carmine e ai Santi Gaetano e Teresa d’Avila. Poi nel 1900 la villa Valmarana si incendiò ma la chiesetta rimase integra. Una sua caratteristica importante è che la facciata è concava ed è simile alla facciata di San Mauro.
Si erge dopo una prima struttura medievale ma poche sono le informazioni rimaste e sono anche molto scarse di dettagli. Il san Zenone è quello che fu ottavo vescovo a Verona, è detto anche il santo del sorriso perché la sua immagine nella basilica a lui intitolata è medievale ed è raffigurato con un sorriso, cosa molto strana per un'immagine sacra di quelle epoche dato che molte volte erano seri e inespressivi.
Oggi se ne vedono due: l'antica e la nuova parrochiale; però alcune fonti dicono che ci fosse una chiesa preesistente dedicata a santa Maria Assunta. Quesrta è la chiesa più povera che è quii riportata: nell'alto medioevo un visitatore diocesano venne a vedere le condizione della chiesa e trovò la chiesa indecente e la coppa del Santissimo Sacramento in legno, la chiesa venne chiusa; poi tornò nuovamente e trovò condizioni non tano migliori e la coppa invece che legno era di legno dipinto. Poi tornarono condizioni migliori tanto che si costruirono quella Vecchia e poiu quella nuova.
Sorge su di una struttura medievale per poi essere rivisitata molte volte nel 1400, 1600 e nel 1700. Il san Giorgio a cui ci si riferisce è san Giorgio martire, naque neklla seconda metà del 200 e divenne soldato nell'esercito di Diocleziano, quando egli emanò l'editto di persecuzione dei cristiani lascò tutto ai poveri e fa un'azione coraggiosa: strappa l'editto davanti a Diocleziano e oltretutto professa la fede in Cristo. Venne martirizzato.
La leggenda racconta che nel medioevo la Madonna apparì sui coli il 5 agosto e fece nevicare e cos costruirono il santuario ancora oggi esistente. Lostile della facciata è sobrio e impattante, come del resto le altre chiese della zona. Dentro c'è la statua della Madonna, da poco restaurata dagli esperti dei musei diocesani di Vicenza.
Una prima chiesa (nel 400 o 500) fu eretta e incastonata nel covolo e chiusa da muri e solo con gli scavi archeologici si rinvenì la pianta originale. Poi divenne una casa per eremiti, infatti talvolta viene chiamato eremo. La parte oggi visibile è successiva e non si può escludere che avesse funzione militare e difensiva: è posta in un punto da cui si vede gran parte della piuanura circostante, è ben difesa dato che è difficile arrivarci ed è incastonata sulla roccia. C'erano tredici tombe, un numero strano per l'epoca, ove le superstizioni erano molte, dato che il numero significa sfortuna e malanni.
In tradizione si dice che San Teobaldo passò per Lumignano perchè durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa, nella via di Venezia successe qualcosa a un suo compagno e anche lui fu colpito da una malattia e alla ssua morte si dice che tanta gente accorse per il santo non solo dalle città ma anche dalle ville e dai castelli. La prima chiesa venne demolita dopo la visita del vescovo vicentino che la ritenne indegna per una infiltrazione d'acqua che erose le mura, al suo posto venne eretta una colonna commemorativa, di cui oggi non abbiamo tracce. L'edificio odierno si costruì nel 1716 per ordine di un canonico padovano dimorante nella villa Dottori.
*?E' presente se il titolo delle chiese può non essere quello a cui erano intitolate nel medioevo.