I sonetti dell'amicizia della 2E
a cura di Anna Kalinova, 2E
"Ogni volta che una donna lotta per sé stessa, lotta per tutte le altre"
Arte, parole e azione per dire basta alla violenza di genere!
Oggi, nella Giornata Internazionale per l'eliminazione della Violenza contro le Donne, noi studenti e studentesse dell'I.C. Di Giacomo De Nicola di Agerola abbiamo partecipato a un potente flash mob che non solo ha denunciato la violenza di genere, ma ha anche alzato la voce contro gli stereotipi che limitano la libertà e l'autodeterminazione delle donne.
Attraverso sonetti, cartelloni e tessere di puzzle, abbiamo voluto trasmettere un messaggio forte: No alla violenza, no agli stereotipi!
In particolare, abbiamo voluto esprimere la nostra solidarietà alle studentesse iraniane, che sono quotidianamente private del diritto di espressione e libertà.
Ogni tassello del nostro puzzle rappresenta il nostro impegno per una società più giusta, dove ogni donna possa essere libera di esprimersi senza paura.
Il momento più emozionante per i nostri studenti è stato condiviso col sindaco Tommaso Naclerio e la nostra preside, entrambi presenti all'inaugurazione del
murale dedicato alla donna e ai tanti volti della violenza.
Questo murale, simbolo di forza, resilienza e bellezza, non è solo un'opera d'arte, ma un impegno tangibile della nostra comunità per un futuro senza violenza.
Ospiti del De Nicola anche i rappresentanti delle classi quinte della scuola primaria, che con entusiasmo e passione hanno portato il loro contributo a questa causa.
Un grazie particolare alla prof.ssa Carmen Langella e al prof. Alberto Durazzo per aver curato la parte artistica e musicale.
Grazie di cuore a tutti coloro che hanno collaborato e reso possibile questa giornata speciale, unendo arte, cultura e azione concreta per costruire un mondo migliore.
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IL NOSTRO NO ALLA VIOLENZA DI GENERE
a cura di Anna Acampora 3C
Nella mattinata del 25 novembre, noi classi terze abbiamo partecipato ad una piccola manifestazione per dire nuovamente basta alla violenza di genere.
Tutto è iniziato con un discorso molto toccante della nostra cara dirigente, che ci ha spiegato che bisogna dare un taglio a tutta questa violenza, perché l'amore non è questo, l’amore, quello vero, è l’esatto opposto.
Ovviamente non potevano mancare le parole del nostro sindaco: anche lui ci ha spiegato che questo tipo di amore, sempre più diffuso ai giorni nostri, non va assolutamente bene, perciò dobbiamo fare di tutto per poterlo cambiare.
Dopo i loro discorsi, sia la preside che il sindaco hanno inaugurato il murales che noi classi terze abbiamo realizzato insieme alla professoressa Langella per la giornata.
Ogni terza ha partecipato in modo differente.
La 3A, per esempio, ha declamato dei sonetti del Dolce Stilnovo dedicati alle donne gentili, contrapposti a ritagli di giornali di femminicidi. La 3B ha letto delle riflessioni dedicate a questa giornata.
La mia classe invece ha introdotto il suo flash-mob con una citazione dantesca: “Lasciate ogni speranza o voi che pregiudizi verso le donne avete“. Detto ciò, le ragazze hanno letto degli stereotipi sulle donne, per poi strappare i fogli su cui erano scritti.
Sul finale, due ragazzi hanno gridato a gran voce:“ Stereotipi e pregiudizi verso le donne?” e noi abbiamo risposto tutti insieme
“NO GRAZIE!”
La 3D invece ha creato un puzzle che rappresentava una ragazza iraniana e che voleva denunciare la privazione del diritto alla libertà di espressione.
Hanno partecipato anche dei bambini delle elementari con dei bellissimi cartelloni.
La mattinata si è conclusa con la canzone di Ermal Meta “ Vietato morire”, cantata in coro da tutti noi. La manifestazione si è conclusa così ed è stato un momento molto toccante e significativo.
LA STORIA DI GIULIA
A cura di Cuomo Annachiara, 1E
Giulia era una ragazza di 23 anni che sognava di diventare una fumettista, un sogno che è stato distrutto da Filippo Turetta, un ragazzo che aveva conosciuto all'università. I due erano stati una coppia e continuavano a vedersi anche dopo la fine della loro relazione. Ma lui aveva un atteggiamento sempre più possessivo, minacciando il suicidio se non si fossero laureati insieme. Il modo in cui è stata uccisa Giulia è crudele. E' morta per dissanguamento dopo 75 coltellate alla testa e al collo. Turetta aveva portato da casa il coltello (lungo 21 cm), ma anche i materiali per bloccare la ragazza a partire dallo scotch fino a dei sacchi neri per avvolgere il cadavere. Filippo Turetta è stato arrestato. In tribunale, c'erano circa 100 testimoni tra cui la famiglia, la polizia e le persone che chiamarono il 112 il giorno dell'omicidio, sentendo le urla di Giulia nel parcheggio affianco alla casa della famiglia.
20 NOVEMBRE
I DIRITTI DELL'INFANZIA
a cura della Scuola dell'infanzia di Bomerano
a cura di Giordano Salvatore, Vanacore Giuseppe 1E
Iqbal Masih è un bambino pakistano nato in una famiglia molto povera nel 1983 e morto nel 1995. E’ vissuto a Muridke e ha lottato contro criminali che sfruttavano i bambini, come lui, per produrre e vendere tappeti pregiati.
Quella mattina Iqbal non stava lavorando e il padrone gli aveva tolto la catena. Dietro di lui c'era il meraviglioso tappeto che aveva realizzato molto velocemente. Aveva il viso pallido, si fece coraggio, prese il coltello, guardò tutti, si girò e tagliò il tappeto dall’alto verso il basso. Quando Hissain Khan vide la scena impallidì e, urlando, incominciò a correre in laboratorio, per cercare di fermare Iqbal; ma ormai il tappeto era in mille pezzi. Hissain Khan era diventato rosso in viso e le vene del suo collo erano gonfie e sembravano sul punto di esplodere. Così afferrò Iqbal per le braccia e lo trascinò nella "tomba", un pozzo scuro, coperto da una grata e piena di animali. Dopo essere stato ucciso, è diventato un simbolo di questa lotta. Il suo dramma ha portato alla ribalta un dramma di cui si ignorava l’esistenza, come quello dei schiavi bambini, spesso sfruttati anche come i bambini-soldato, che vengono drogati per non avere paura. In questa tragica realtà viene calpestato il diritto alla libertà, alla vita e alla felicità di bambini e ragazzi.
a cura di Ilaria Moccia e Maria Somma, 1E
Malala era una giovane pachistana, le era stata vietata il diritto all’ istruzione.
Per questo lei lottò molto per l’ uguaglianza di genere...ma facciamo un passo indietro. Il 9 ottobre 2012 la sua vita cambiò. La madre di Malala era molto preoccupata per lei, temeva che i talebani potessero farle del male. Lei e Maniba, la sua amica del cuore, avevano molti interessi in comune. Maniba voleva diventare una stilista, mentre Malala voleva entrare in politica ma, nella loro società era difficile lavorare, soprattutto se si trattava di donne. Una mattina Malala si coprì il capo ed entrò nel pulmino diretto a scuola. Salì un talebano, le puntò la pistola al viso e fece esplodere 3 colpi. Malala riuscì a sopravvivere per miracolo. Fu premiata con il premio Nobel per la pace.
Il nostro albero dei diritti del fanciullo
CLASSE 1E
Il dramma delle spose bambine